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Milan Femminile e calciomercato: perché può essere l’anno del salto

Milan Femminile e calciomercato: perché può essere l’anno del salto

La prossima stagione del Milan femminile potrebbe non essere come le due passate. La prossima stagione del Milan femminile può, vuole e deve avere tutte le carte in regola per affrontare il salto di qualità tanto atteso, lo step rimasto nel potenziale della squadra ma inespresso nelle due stagioni precedenti. E i motivi per cui il Milan femminile sembra alle porte di un’annata al galoppo si possono trovare proprio in queste due settimane di calciomercato.

Prima di tutto, le già a lungo discusse ingenti uscite, con un totale di dodici addii totali, di cui 10 già annunciati: Zigic, Hovland, Zanzi, Heroum, Manieri, Lady Andrade, Mendes, Carissimi, Thorvalsdottir e Begic hanno già espresso sui social i loro sentimenti e i ringraziamenti nel lasciare Milano, e le prossime indiziate sarebbero Bellucci e Capelli. Torna il discorso già affrontato: puntare in alto significa valutare la rosa a disposizione in ottica europea, e agire di conseguenza significa fare sì che il livello qualitativo di titolari e riserve sia il più omogeneo possibile e conforme all’idea di gioco già immaginata. Su questa base ci sarà poi lo step dello sguardo al futuro, già in qualche modo intrapreso grazie alla conferma delle giovani rossonere (Tamborini, Longo, Coda) da quest’anno fiancheggiate dalle due giocatrici promosse in prima squadra dall’Under 17: se è vero che le attuali e prossime generazioni di calciatrici, cresciute con metodi e strutture inimmaginabili per le compagne più grandi, dipingono un futuro felice per il calcio femminile italiano, sulle spalle di Maria Vittoria Nano e Carolina Morleo sono riposte fiducia ed aspettative per il Milan di domani.

Messi da parte gli addii, sulle giocatrici confermate si punta ora a creare una squadra di qualità in campo e di valore fuori dal terreno di gioco. Questi due giorni hanno infatti visto i social di AC Milan riempirsi di annunci di arrivi nella squadra femminile: Selena Babb, Caroline Rask, Christy Grimshaw, Giorgia Spinelli, Laura Agard e Natasha Dowie le giocatrici ufficialmente in maglia rossonera ed aggregate alla squadra già in fase di allenamento. La prossima indiziata di mercato è invece Julia Simic, classe ’89 di origina tedesca, centrocampista offensiva (#10) del West Ham e giocatrice dall’esperienza e dalle caratteristiche da top player nel campionato italiano.

Di queste giocatrici colpiscono le nazionalità, pressoché di tutta Europa, le squadre da cui provengono e i ruoli da loro occupati: su sei giocatrici annunciate ben tre hanno lasciato un team di cui erano capitani, aspetto eloquente sul fronte della personalità e della mentalità delle atlete portate in rossonero. Quando Natasha Dowie ha salutato il Melbourne Victory da capocannoniere, da capitano e da scarpa d’oro del campionato, la sua pagina Instagram si è riempita di fan carichi di belle parole e auguri di buona fortuna per il suo futuro – dettaglio che paradossalmente parla più del passato che del futuro; Caroline Rask ha salutato il suo Fortuna Hjorring da capitano, dopo aver assaporato il clima Champions League proprio con la squadra danese, qualificata ininterrottamente in UWCL dal 2009. Alla nostra connazionale Giorgia Spinelli è stata assegnata la fascia al braccio dopo pochissimo tempo dal suo arrivo allo Stade de Reims, in seconda divisione francese: è proprio sotto la sua guida che la squadra ha ottenuto la promozione in Division 1. Selena Babb, proveniente dallo Sporting Huelva, ha a sua volta nel suo curriculum l’esperienza europea (con l’Apollon ladies) nonostante abbia solo 24 anni, da unire ad una evidente mentalità da calciatrice professionista.

Nella situazione ibrida in cui vira attualmente il calcio femminile, tra un futuro di blasone e professionismo e i fantasmi di un recente passato poco brillante, un progetto efficace può realmente portare una squadra su palcoscenici importanti nel giro di breve tempo. Inoltre, un disegno lungimirante e soprattutto ambizioso è l’unico modo per non sparire dai radar quando sarà il momento del nostro campionato di fare lo step qualitativo che attualmente sogniamo. Con una squadra forte in campo e forte in spogliatoio, dove per “forza” si intende la professionalità delle atlete, la mentalità vincente e al contempo positiva, il Milan potrebbe davvero riuscire dunque a mettere in pratica lo scatto finale che i tifosi aspettano e che le giocatrici cercano fin dai primi giorni di allenamento. O fin da quando indossano per la prima volta la maglia rossonera.

 

Foto credits: ACMilan.com

Lucia Pirola

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Calciomercato Milan femminile: il recap dei profili in entrata

Calciomercato Milan femminile: il recap dei profili in entrata

È il 6 luglio, la stagione 2020/2021 è iniziata ufficialmente da appena sei giorni, così come il “calciomercato” femminile, che ha ufficialmente aperto i battenti. Tanti i movimenti di mercato profilati per il Milan femminile in questa sessione, con il chiaro obiettivo di migliorare la rosa alzando il livello qualitativo, sostituendo le diverse uscite con profili internazionali e di esperienza.

Di seguito il recap dei nomi più caldi in entrata per le rossonere, già prossime al raduno di inizio stagione, previsto per fine settimana.

Tra i portieri del Milan femminile abbiamo già assistito all’addio di Francesca Zanzi, che ha ricoperto il ruolo di terzo portiere in questi due anni. Prevista la permanenza di Korenciova, alla terza stagione in rossonero, e il rinnovo imminente di Piazza. Pronta a vestire la maglia rossonera sembra essere l’olandese Selena Babb: classe ’95, ex Apollon Ladies – con cui ha disputato anche la Champions – e svincolata dallo Sporting Huelva, che ha comunicato la separazione a fine stagione. Segni particolari: 1,75 di altezza ed una struttura fisica non trascurabile.

Nel reparto difensivo i nomi caldi sembrano essere quelli di Laura Agard e Giorgia Spinelli, che dovrebbero andare a rimpolpare la retroguardia del Milan Femminile insieme a Fusetti, Vitale, Tucceri e Rizza. Le due giocatrici sembrano legate da un filo che inizia in Francia e finisce in Italia: Agard è francese di origine, e in Francia ha disputato la gran parte della sua carriera prima dell’arrivo alla Fiorentina, mentre Spinelli, italiana e bergamasca, abbandona il suo Stade de Reims, in cui ha militato nelle ultime tre stagioni indossando la fascia di capitano fin dal primo anno. I due profili dunque, entrambi di difensore centrale, andrebbero a riempire degli slot lasciati vuoti dai vari addii di Manieri, Mendes e con buona probabilità anche di Hovland, portando in rossonero un buon bagaglio tecnico ma anche tanta esperienza europea.

Passando a centrocampo, alla permanenza di Kulis – contratto biennale – si dovrebbero aggiungere presto i rinnovi di Jane, Conc e Mauri, ma anche in questo caso ci sarà bisogno di diversi rinforzi per sopperire alle uscite di Heroum, Zigic, Capelli e Bellucci, per quanto solo la finlandese abbia ricoperto un ruolo da titolare in questi due anni.
Nel reparto centrale i profili sondati portano i nomi di Christy Grimshaw e Caroline Rask, giocatrici con caratteristiche differenti ma con una certa continuità con i nomi sopra citati in fatto di personalità ed esperienza di spessore. Caroline Rask, classe ’94, è una centrocampista di origine Danese che prima del suo già dichiarato addio ha vissuto ogni step della sua carriera negli ultimi dieci anni nel Fortuna Hjorring – squadra di prestigio in Danimarca e al contempo habitué della Champions League femminile – indossandone la fascia di capitano. La sua visione di gioco andrebbe ad aiutare i meccanismi di costruzione a centrocampo, unendo a questo un buon bagaglio tecnico individuale. Il profilo della ventiquattrenne scozzese Christy Grimshaw è invece quello di una centrocampista meno tecnica e più dinamica, più incline ad avventarsi negli spazi e dunque impiegabile più avanzata, aprendole anche la visuale della porta. Anche Grimshaw, come Rask, ha già messo fine alla sua esperienza con il Metz, dove ha militato dopo la lunga esperienza negli USA.

Infine, il reparto attaccanti sembra per ora il più intonso in fatto di uscite, con Lady Andrade per ora unico nome prossimo a lasciare Milano, dopo l’addio di Begic e la sfumata possibilità di riportare Thorvalsdottir in rossonero. La rosa del Milan Femminile già in questi anni ha dimostrato di saper unire giocatrici navigate a giovani emergenti, e tutt’ora sembrerebbero andare verso la permanenza sia Giacinti, Bergamaschi e Rinaldi sia Longo e Tamborini, mentre Coda ha già annunciato il suo addio a Napoli, ma probabilmente potrebbe affrontare un altro anno di prestito.
A questa situazione potrebbero aggiungersi due profili, la trentaduenne Natasha Dowie e la trentenne svedese Jenny Hjohlman: quest’ultima, già nota in Serie A femminile, ha già ufficialmente abbandonato l’Empoli, squadra dove ha militato nell’ultima stagione dopo l’esperienza al Florentia. Il profilo invece meno conosciuto è quello di Natasha Dowie: classe ’88, inglese di nascita, vero e proprio bomber della massima serie australiana, dove ha giocato con il Melbourne City ricoprendone il ruolo di #9, capocannoniere e capitano. Nella W-League ha segnato 34 gol in 57 partite, diventando ufficialmente la all time leading scorer della sua squadra e vincendo la scarpa d’oro del campionato, ma non è tutto: Dowie è anche in possesso della qualifica FA UEFA B in coaching football, che la rendono una giocatrice davvero totale sotto ogni punto di vista, non solo di campo.

È lecito prevedere che alcune giocatrici siano già prossime all’arrivo in Italia, dati i tempi di ripresa degli allenamenti e di preparazione alla nuova stagione, pronta a partire il 22 agosto.

Stay tuned.

 

Foto credits: acmilan.com

Lucia Pirola

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Milan femminile, riprendono gli allenamenti: sessioni a turno ed esercizi individuali

Milan femminile, riprendono gli allenamenti: sessioni a turno ed esercizi individuali

Riprendono gli allenamenti in campo. Suona come una solenne dichiarazione, una forte presa di responsabilità, una liberazione e al contempo una decisa affermazione di volontà, ed in fondo è tutto pienamente comprensibile.
Il tutto avviene poco per volta, in maniera graduale, individualmente e in totale sicurezza. Ma gli allenamenti in campo riprendono.

Oggi è stato il giorno del Milan Femminile: nel corso della mattinata di martedì 26 maggio le rossonere si sono ritrovate al Centro Sportivo Vismara, e divise in gruppi hanno avviato delle sessioni di allenamento perlomeno meritevoli di tale nome, dunque in campo e senza Zoom né videocamere o microfoni di mezzo.

La ripresa degli allenamenti si è svolta in totale sicurezza, come ha precisato il comunicato del club, diffuso il giorno prima sul sito acmilan.com: “Le ragazze, a partire da martedì mattina, si ritroveranno in maniera graduale nel corso della settimana al Centro Sportivo Vismara e saranno divise in due gruppi. In questa prima fase il programma prevede, nel rispetto di tutte le regole di sicurezza contro il Covid-19, sessioni di lavoro individuale con esercitazioni atletiche, corsa e forza”.

Le modalità di allenamento sono collocate all’interno di quella cornice ormai conosciuta e ampiamente sdoganata di misure di sicurezza: distanziamento, evitare assembramenti, fare esercitazioni che non prevedano contatto fisico. Anche il calcio femminile italiano arriva dunque a ricalcare l’inconsapevole esempio dettato dalla Germania ormai più di un mese fa: proprio in questo articolo del 5 maggio riportavamo le tecniche di allenamento del Bayern Monaco femminile, che già da metà aprile aveva ripreso ad allenarsi in piccoli gruppi, senza contatti e con tanto lavoro di corsa. Ma soprattutto, vietato l’utilizzo degli spogliatoi.

“Le ragazze si recheranno direttamente al campo in tenuta di allenamento senza, per il momento, utilizzare gli spogliatoi e le docce del Centro Sportivo, che in ogni caso è stato sottoposto a trattamento di sanificazione” recita infatti il comunicato di AC Milan, in piena armonia con quanto già visto sugli altri campi.

Gli allenamenti del Milan Femminile si svolgeranno fino a fine settimana su due turni alternati, entrambi al mattino, con esercitazioni rigorosamente individuali; in campo per il momento tutte le ragazze che hanno trascorso il lockdown in Italia, mentre le giocatrici straniere rientrate a Milano nel mese di maggio torneranno ad allenarsi solo al termine della quarantena obbligatoria.

La ripresa degli allenamenti sembra oggi un piccolo ma enorme passo verso una simil normalità, alla ricerca del migliore equilibrio possibile tra coraggio, necessario per andare avanti, e sicurezza, elemento fondamentale su cui basare ogni volontà. In attesa di una risposta sul futuro della Serie A e dell’intero calcio femminile italiano.

 

Foto credits: ACMilan.com

Lucia Pirola

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A. Pennestri (LTA Agency) su calcio femminile e mercato: “Molte calciatrici si muoveranno, ma non si potranno fare errori”

A. Pennestri (LTA Agency) su calcio femminile e mercato: “Molte calciatrici si muoveranno, ma non si potranno fare errori”

Il mondo del calcio femminile cambia in fretta, e anche lo status delle calciatrici, sebbene tuttora ancorato al dilettantismo, assume tratti sempre più professionistici.

Tra le agenzie di consulenza, è forte il marchio della LTA Agency, attiva da oltre 10 anni e attualmente rappresentante degli interessi di oltre 100 atleti provenienti da 35 nazioni diverse. Molte calciatrici attualmente richiedono la verifica documentale alla LTA Agency, e tra queste fanno capolino diverse rossonere, italiane e non.

Abbiamo intervistato Alessandro Pennestri, responsabile per l’Italia della LTA Agency, per discutere dello stato attuale del calcio femminile italiano ed europeo, con riferimenti specifici alla Serie A e al momento del Milan Femminile.

Prima di tutto, la Serie A femminile post coronavirus: quali cambiamenti ci possiamo aspettare realisticamente? Ci sono degli aspetti in cui pensi che il calcio femminile italiano uscirà diverso da com’era prima?

«È indubbio che questo evento epocale non potrà che rappresentare un momento importante sia per il mondo dello sport come per quello politico-economico. Io ritengo sempre che le sfide che la vita ci propone dovremmo cercare di sfruttarle come occasioni di riflessione e miglioramento. È chiaro che l’impatto economico sarà importante, ma si deve continuare nella strada che si stava solcando, non si può tornare indietro. Per l’Italia, io credo che si debba coinvolgere nella crescita e nello sviluppo di un nuovo progetto l’anima del movimento sportivo: le atlete, i club, i tecnici ed i dirigenti, chi materialmente ogni giorno lottano perché questo sport cresca. Solo dall’unione di ogni componente di questo sport, si può uscire migliori da questa pandemia».

La LTA agency opera in tutta Europa e conoscete le differenze tra i vari contesti: secondo te, considerando le diverse normative e i differenti status delle calciatrici, l’interruzione dei campionati e il lockdown incideranno allo stesso modo in Italia e negli altri campionati? 

«Ogni settimana noi ci confrontiamo in agenzia con i vari responsabili in Europa, ed un po’ tutti registriamo come il Covid stia incidendo sul tessuto sociale ed economico, in molti Paesi. In alcuni si è più avanti, i campionati ancora non erano iniziati, e la pandemia li ha presi nella fase preparatoria della stagione, altri invece come in Italia erano nel pieno della stagione sportiva. Per tutti c’è la voglia di riprendere a giocare. Considerando i tempi di un vaccino, l’unica cosa oggi da fare, se non si vuole fermare tutto, è quella di trovare soluzioni che riducano i rischi, e che al contempo garantiscano l’esercizio dello sport. In fondo aldilà della passione dei fan e tifosi, c’è un mondo economico dietro al calcio, e fermarlo a tempo indeterminato, avrebbe conseguenze catastrofiche, sulla vita di molti lavoratori e delle loro famiglie».

Tra le tante giocatrici che rappresentate, non solo italiane, chi ti è rimasta maggiormente impressa per crescita o carriera?

«Ho avuto l’onore in questi anni di conoscere personalmente tante calciatrici che hanno intrapreso una parte o tutta la loro carriera con noi al loro fianco (Seger, Vero Boquete, Lindhal, Sofie Pedersen o Linda Sembrant, come tutte le italiane e non). Sono stato fortunato in questo, e ti devo dire che da ognuna di loro ho imparato molto. Ho percepito la passione che muoveva i loro sacrifici, e la risolutezza con la quale affrontavano le difficoltà che una carriera da calciatrice le riservava. Io, alla fine, rimango un sognatore, e quindi per me vedere una giovane calciatrice che si avvicina in modo positivo a questo sport, è sempre fonte di ispirazione. Ho seguito agli inizi (non ho scoperto, perché “le calciatrici – come dice un mio caro amico – si scoprono da sole”), Manuela Giugliano. Ho fatto le nottate, come molti, per vederla al mondiale in Costa Rica, lei come le sue compagne, ed ho condiviso una parte di percorso con lei, sino all’Atletico di Madrid. Non recrimino nulla sulle scelte, e lei è diventata grande oggi, ma per me rimane sempre quella giovane con la quale ci si confrontava di scelte tecniche e personali anche a tarda sera o di ritorno da un match fuori casa. Ma come lei spero ne nasceranno altre, e come dico a tutte, ci si deve ricordare che si è sempre il “riferimento” per qualcun altro, e che quindi bisogna tenerlo a mente e comportarsi di conseguenza».

Un nome (tra i vostri della LTA o anche al di fuori) per il futuro del calcio femminile italiano? E uno extra italiano?

«Per non fare torti a nessuno, propongo una calciatrice LTA che non gioca ora in Italia, ma che a mio avviso farebbe molto bene, si chiama Ajara Nchout Njoya, attaccante del Camerun (all’ultimo mondiale ha segnato uno dei 3 goal candidati al premio Puskas), seconda al pallone d’oro d’Africa dietro solo a Oshoala del Barça. Lei, perché avendola conosciuta di persona, posso confermare quanto il mondo del calcio femminile sia diverso da quello maschile, queste “stelle” sempre molto professionali dentro come fuori dal campo, e poi una calciatrice davvero per palati fini. Spero un giorno di vederla in Italia. Nel mondo per me una top player, che sa gestirsi, che sa essere un personaggio mediatico senza eccessi nè necessità alcuna di apparire, e che come calciatrice è davvero un “crack”, non può che essere Vero Boquete, che ha vinto davvero di tutto nella sua carriera. Lei che si è costruita con tanti sacrifici negli anni, ma che è sempre disponibile e ha chiaro come sia un punto di riferimento per tante piccole calciatrici in Spagna come nel resto del mondo».

Parliamo di Milan femminile: come giudichi la squadra sotto la gestione di Ganz?

«Va riconosciuto al mister di essersi calato in modo perfetto nel ruolo di allenatore di un gruppo diverso da quello che aveva allenato sino a questa stagione, ma anche di un campionato che scopriva in corso di svolgimento. Una squadra senza “prime donne” ma con tutte protagoniste dei successi. Un gruppo. Questo per chi fa calcio femminile da anni, sa che è un’arma in più. Lui ci è riuscito: chapeau

Chi per te tra le giovani del Milan femminile ha le migliori o più interessanti prospettive di crescita?

«Ho avuto modo di apprezzare la crescita di Tamborini e Longo, ma anche di molte piccoline dell’U17. Per un club come il Milan, il futuro nei piedi di tante ragazze che crescono bene, in un settore giovanile sano, è una risorsa importante».

Il mese di maggio per i milanisti è costituito da un susseguirsi di ricordi di grandi nottate di Champions, e la società ha dato prova di credere molto nel futuro del femminile: cosa manca secondo te al Milan femminile per essere a tutti gli effetti una squadra da champions?

«Se si vedono i risultati e la classifica, il Milan è li, nella posizione giusta per potersi contendere il posto Champions, quindi chi ha lavorato, ha lavorato bene. Io sono compreso nei 60 milioni di italiani commissari tecnici, e sicuramente farei qualche innesto, ma alla fine io faccio un altro ruolo è quindi giusto che sia chi ha quella posizione ad avere il peso delle scelte. Credo dalla mia esperienza, nella forza delle idee. Avere un’idea di calcio femminile, chiara e ben definita in modalità e tempi, sia secondo me la miglior strategia vincente per un team. Ed ho la convinzione motivata, che sia ben chiara la strada da perseguire, a chi oggi gestisce l’aspetto tecnico».

La finestra di “calciomercato”, per chiamarlo con termini noti dal calcio maschile, è ormai alle porte: pensi sarà un’estate di colpi di scena sul mercato?

«Sai, nel calcio femminile non esiste un “calciomercato” vero e proprio. I club si muoveranno tutti, contattando le calciatrici che riterranno funzionali, qualche volta ci si riesce, qualche volta si vince una scommessa, altre no. Io sono certo che i club che più hanno dimostrato di credere al calcio femminile, abbiano già fatto i propri movimenti, anche in relazione alle giustificate ambizioni di vittoria. Appena sarà chiaro come finirà la stagione e come o quando si ripartirà, molti saranno i movimenti di calciatrici. Certo è che se prima si faceva qualche “scommessa” in più, nel futuro, si faranno scelte molto più ponderate, analizzando bene pro e contro, e valutando i costi. Non si potrà sbagliare, quindi, e chi avrà l’onere della scelta, avrà una bella responsabilità nei confronti di tifosi e società. L’importante è che il campionato italiano cresca ogni anno di più, e presto vedremo sempre più grandi calciatrici, calcare i campi italiani, ne sono convinto».

 

Grazie ad Alessandro Pennestri e ad LTA Agency per la disponibilità

Lucia Pirola

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Thorvalsdottir saluta il Milan femminile: un amore breve ma molto, molto intenso

Thorvalsdottir saluta il Milan femminile: un amore breve ma molto, molto intenso

Si è ufficialmente conclusa l’avventura di Berglind Bjorg Thorvalsdottir con la maglia del Milan femminile: sabato 10 maggio l’islandese ha fatto ritorno in patria, come da accordi stipulati al momento del suo approdo a Milano, appena 4 mesi fa.

Stando ai patti iniziali, la vicenda non ha riservato sorprese. L’accordo è sempre stato chiaro: Berglind avrebbe lasciato il Breiðablik – la sua squadra di club in Islanda – a gennaio per vestire i colori rossoneri fino al termine della Serie A femminile, previsto per metà maggio. Tutto secondo previsione insomma, tutto tranne la pandemia che si è abbattuta sulla popolazione mondiale, concentrandosi in particolar modo proprio sulla nostra regione, la Lombardia: e dunque ferma la Serie A femminile, stop agli allenamenti, blocco degli spostamenti, blocco dei voli e infine lockdown.

La ventottenne Thorvalsdottir è dunque ricaduta tra le giocatrici di fatto “bloccate” a Milano durante la quarantena, mettendo il punto su un inizio di girone di ritorno esplosivo, durante il quale si era resa protagonista assoluta con il gravoso numero 10 sulla schiena e con 5 gol – fondamentali – in 5 partite. Un malinconico dubbio che rimarrà per molto tempo nelle menti dei tifosi milanisti continuerà a far rimuginare sul possibile futuro dell’islandese nel corso del campionato: senza lockdown, stop delle attività e sospensione del campionato, sarebbe rimasto così alto il rendimento di Berglind? Sarebbe potuta rimanere oltre maggio in maglia rossonera, cambiando le carte in tavola?
La risposta più facilmente ipotizzabile riguarda la seconda incertezza: proprio perché fin dal principio l’accordo aveva previsto il ritorno in Islanda al termine del campionato italiano, e proprio perché si tratta di un’usanza ormai consolidata, difficilmente ci sarebbero state chances di trattenere Bjorg in Italia, in ogni caso, al netto di qualsiasi tentativo offerto dal Milan.

Ora, dopo aver lasciato Milano, Thorvalsdottir prenderà parte al campionato femminile in Islanda, con data di inizio prevista per il 12 giugno. Indissolubile rimarrà tuttavia il suo legame con Milano, dove ha passato l’intero lockdown – in compagnia della compagna norvegese Stine Hovland -, con il Milan, di cui ha fatto la fortuna per il breve periodo passato in campo, e con i tifosi rossoneri, che si sono lasciati trasportare dal suo entusiasmo e dai suoi gol, arrivando a imparare a leggere, e soprattutto a scrivere, il suo cognome per intero. E se non è amore questo…

 

Photo credits: ACMilan.com

Lucia Pirola

 

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Milan femminile: Lady Andrade e il bilancio dopo un anno di aspettative

Milan femminile: Lady Andrade e il bilancio dopo un anno di aspettative

Tra le giocatrici più attese nella Serie A femminile, il suo è sicuramente il nome più citato tra le possibili “promesse” una volta approdate in Italia: Lady Andrade è stata tutto ciò per diverso tempo, caricando di aspettative il suo futuro prima di impattare contro una realtà diversa da ciò che tanti si erano immaginati.

Il talento della ventottenne Lady Patricia Andrade Rodríguez è certamente genuino, e proprio per questo le aspettative sul suo arrivo sono sempre state molto alte: l’epopea della stagione passata, in cui all’annuncio della sua firma in rossonero era seguito un dietrofront per motivi burocratici, ha in questo caso contribuito ad aumentare quel senso di attesa per vedere nel nostro campionato la cosiddetta “nuova Ronaldinho”, di cui qualche ricordo dei mondiali del 2015 e qualche video su Youtube portavano testimonianza.

Il suo arrivo, nella sessione estiva del mercato di quest’anno, ha rassicurato e fatto gioire i tifosi, ma la sensazione di essere davanti ad un promesso fenomeno si è spenta un po’ troppo in fretta: il talento di Lady Andrade c’è, ma il suo matrimonio con la Serie A femminile non è mai stato troppo convincente, e prestazioni e minuti giocati parlano chiaro.

L’abilità principale di Lady Andrade riguarda sicuramente il rapporto che lei ha con il pallone: una relazione privilegiata, fatta di amore e cura, come si è potuto chiaramente vedere tutte le volte che le sfera le è stata recapitata sui piedi. Dribbling e tocchi di palla da far lustrare gli occhi, tuttavia, non sono bastati a far sì che la sua impronta fosse determinante nel campionato italiano, con un solo gol siglato nel derby di Coppa Italia. Lo stile di gioco improntato da mister Ganz inoltre non si sposa al meglio con le qualità della colombiana, che non sembra prediligere grandi galoppate come invece spesso richiede lo schema di gioco del milan femminile.

Il futuro di Lady Andrade potrebbe essere oggetto di discussione nei prossimi mesi, valutando anche l’importanza del ruolo da lei ricoperto dal punto di vista burocratico: solo due sono gli slot disponibili per ospitare giocatrici extra europee a disposizione di ogni squadra, e proprio per questa ragione sarà molto importante capire se e come la numero 16 potrà convivere meglio con il progetto previsto per le rossonere.

 

Photo credits: acmilan.com

 

Lucia Pirola

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#FaceToFace with Refiloe Jane: l’intervista a Radio Rossonera

#FaceToFace with Refiloe Jane: l’intervista a Radio Rossonera

Prima puntata del nuovo format di Radio Rossonera, un #FaceToFace ricco, molto interessante e stimolante. Il primo “face to face” vede protagonista Refiloe Jane, centrocampista e metronomo del Milan Femminile, ventisettenne di origine sudafricana da quest’anno arruolata tra le fila delle rossonere di mister Ganz.

Di seguito l’intervista integrale, a cura di Lucia Pirola:

Prima di tutto, dicci del tuo soprannome “Fifi”: da dove viene?
È il diminutivo del mio nome di battesimo: Refiloe, diventa Fifi. È sempre stato il mio soprannome fin da quando ero piccola. 

Ci puoi raccontare della tua famiglia? Dove sei cresciuta, se hai sorelle o fratelli…
Sono cresciuta a Kliptown, a Soweto, Johannesburg. In famiglia siamo in 6: i miei genitori, due fratelli ed una sorella. Crescendo mi sono avvicinata al calcio grazie ai miei fratelli: quando la mattina si alzavano per andare agli allenamenti io andavo con loro, perché ero curiosa di sapere cosa stessero facendo.  Così li seguivo, e quando la palla usciva dal campo la andavo a recuperare io e gliela ridavo calciandola, non tirandola con le mani. Alla fine mi sono innamorata anche io del calcio.

Quanto spesso senti o vedi la tua famiglia?
Ora, essendo in Italia, li vedo solo durante la pausa invernale a dicembre. Ma li sento spesso al telefono, facciamo spesso videochiamate.

Qual era il lavoro dei tuoi sogni, quando eri piccola?
Quando ero piccola volevo fare il medico. Oppure la fisioterapista, o la massaggiatrice, qualche professione che potesse aiutare le altre persone.

Mentre con il calcio, hai iniziato molto presto…
Si, ho iniziato quando avevo 5/6 anni circa, e da lì non ho mai smesso. Non ho mai avuto la tentazione di lasciare il calcio, ho sempre giocato.

È stato difficile per te poter giocare a calcio?
La mia famiglia mi è sempre stata vicino, quindi no, non è stato difficile giocare a calcio, nonostante fossi l’unica ragazza in famiglia a giocare. Le persone pensano che io fossi scoraggiata, o che non avessi alcun supporto nel giocare e seguire il calcio, ma la mia famiglia mi è sempre stata vicino e persino nella comunità in cui sono cresciuta giocavo con i ragazzi che mi hanno sempre supportato, e tutto questo ha reso molto facile per me continuare a giocare, perché mi sentivo accettata.

E a te piaceva giocare con i ragazzi? Ad oggi sono moltissime le ragazze che hanno iniziato a giocare con i maschi…
Si mi piaceva, era interessante giocare con loro, anche perché il calcio era solo per i ragazzi, e se una ragazza voleva giocare non era tanto facile: si cercava di metterla sotto pressione o di metterla da parte. Ma per me invece è stato sempre qualcosa a cui puntare, proprio per quello che la gente diceva, e dai ragazzi ricevevo il supporto di cui avevo bisogno.

Qual è la partita che non dimenticherai mai?
Ho un bel po’ di partite che non dimenticherò mai in tutta la mia vita. Prima di tutto, la mia prima presenza in nazionale con la prima squadra: eravamo a Cipro, ho giocato circa 10 minuti giusto per fare una presenza.
Poi, nel 2012, giocando contro la Nigeria con la nazionale nella Coppa d’Africa: le abbiamo battute in semifinale per la prima volta dopo tantissimo tempo, dato che erano molto forti, quindi arrivare in finale battendo loro è una cosa che non dimenticherò mai.
Aggiungo anche la doppietta che ho segnato nel 2018, nella finale di COSAFA Cup: quel weekend non lo dimenticherò facilmente perché stavo per partire per l’Australia, stavo per iniziare la mia carriera lontano dal Sudafrica, è stato una specie di saluto che non dimenticherò mai.
E poi giocare a Milano, i due derby! Sai come sono i derby, come entusiasmano la gente, e avere avuto l’opportunità di giocare i derby è sicuramente un punto forte della mia carriera.

Ti aspettavi così tanto entusiasmo, qui in Italia?
In verità no, non mi aspettavo così tanto entusiasmo in questo campionato, ma quando sono arrivata ho capito l’importanza di vincere, di avere una struttura solida dietro, e di giocare un bel calcio. La serie A non è professionistica, ma per come è gestita è come se lo fosse, e bisogna darne credito a chi la gestisce e ai grandi club come il Milan, per come tratta le giocatrici, in un contesto professionale. Sono molto felice di avere il supporto di tutta la squadra.

Hai un motto, o qualcosa che ti ripeti in situazioni difficili?
Sono una persona molto spirituale, quando sono in difficoltà mi ripeto sempre “Let go and let god”, lascia che sia e lascia che tutto sia nelle mani di Dio.

Quindi la parte religiosa di te ti aiuta molto nei momenti difficili?

Si, perché la religione per me è molto importante, sono cresciuta in una famiglia spirituale, per noi la preghiera è fondamentale. Anche prima delle partite, per me è importante rendere grazie.
Rendo grazie prima di mangiare, quando mi sveglio la mattina e vedo l’alba di un nuovo giorno, e quando vado a giocare lo faccio per la divinità perché mi ha donato il talento: quando questo accade hai la possibilità di “amministrarlo” agli altri, quindi quando vai e giochi lo fai anche per gli altri. Qualcuno ti guarderà e vorrà essere come te, altri ti guarderanno e diranno “Se Fifi è arrivata fino a questo punto allora posso farlo anche io”. Quindi non giochi mai solo per te stesso, ma per un grande pubblico.

Sai, quando sei venuta al Milan ho scritto alcuni tweet sul tuo arrivo e in qualche modo hanno aggiunto i tuoi fans in Sudafrica. Non mi sarei mai aspettata un tale entusiasmo, e ho visto quanto sei amata dal tuo paese, cosa molto bella che non vediamo spesso. Sei cosciente di questo sentimento?
Si, molto! Anche prima di giocare lontano dal Sudafrica, quando giocavo lì, sentivo tutto questo affetto e quanto la gente volesse che io giocassi in nazionale, perché credevano nel mio talento. Quello che hai scritto ha raggiunto tanta gente, ho sentito l’amore nei miei confronti ed era genuino, nessuno fingeva. Riesci a capire quando qualcuno è sincero dalla maniera in cui scrive, e tutti quei messaggi di buona fortuna erano sentiti, ed è stato emozionante per me sapere di essere seguita ovunque io vada. Quando il Milan posta qualche foto vogliono sempre sapere “dov’è Fifi?”, quindi capisci che mi seguono molto, è non è questione di svegliarsi un giorno e decidere chi supportare.

Quindi sapevi di questa cosa dei commenti…
(ride, ndr) Si è ciò che fanno anche con altri giocatori fuori dal Sudafrica! Alcuni giocatori sono andati lontano, e la squadra in cui sono andati d’improvviso è aumentata nei followers! Questo dimostra che abbiamo il supporto dei nostri concittadini ed è una cosa molto bella per i giocatori, sentire questa vicinanza. Quando giochiamo sappiamo che la gente ci guarda, anche se non siamo in televisione, ma in qualche modo arriveranno a loro le nostre storie.

E quando hai segnato il tuo primo gol, qualche settimana fa, sono impazziti!
Si, è stato un bel gol, non importa se fosse un cross o un tiro! Ma già solo che ci fossi anche io tra i marcatori ha creato tanto entusiasmo e mi ha fatto emozionare molto capire che la gente vuole il mio bene.

Recentemente hai anche avuto una bella esperienza in Sudafrica, con la tua fondazione, e anche Valentina Giacinti è venuta con te! Puoi raccontarci qualcosa di questa esperienza?

La fondazione vuole creare un ambiente positivo per i ragazzi in Sudafrica, condividiamo storie di come siamo cresciuti e come siamo arrivati dove siamo, le raccontiamo alle nuove generazioni che vogliono giocare a calcio o che voglio proseguire i loro studi nell’educazione e vogliono fare qualcosa per se stessi. Tanti bambini in Sudafrica crescono in ambienti poveri, dove spesso non hai da mangiare, non vanno a scuola, quindi creiamo un riparo sicuro per loro affinché quando vengono in fondazione possono sentire di valere qualcosa. Insegniamo loro cose utili, l’importanza della preghiera, perché alla fine tutto ciò che abbiamo è l’onnipotente che guarda verso di noi, e se crediamo che le cose andranno meglio lo faranno. Aver avuto Giacinti li con noi è stato di grande motivazione per i bambini, perché se qualcuno può venire da oltreoceano per palare a noi e mostrarci i propri talenti vuol dire che può succedere tutto, e se io voglio raggiungere un determinato step nella mia vita e ho il supporto che mi serve e “azzecco” i giusti canali allora può succedere. Aver avuto Valentina lì con noi è stato molto importante, ha speso del tempo durante la pausa invernale per parlare con noi e condividere le sue esperienze.

C’è stato tanto entusiasmo nel vedere te e Giacinti, il capitano del Milan…
Le persone erano entusiaste perché nessuno ha mai fatto una cosa simile per loro, nessuno ha mai portato una giocatrice della propria squadra, e dobbiamo dare merito a Valentina: è stato un atto di fede, non è mai stata in Sudafrica prima, e ha detto comunque che sarebbe venuta e avrebbe partecipato alla fondazione, è stato molto bello per tutti.

Un’ultima cosa su di te: è il momento della partita: hai una routine, o qualche abitudine?
La mia routine prima della partita dipende dal programma del giorno: se abbiamo il pranzo, oppure la colazione e poi il pranzo. Cerco sempre di mangiare più o meno lo stesso cibo prima di ogni partita, più che altro la pasta perché resta più a lungo nel sistema. Quando inizio il mio giorno lo faccio con una preghiera, durante la doccia ho sempre la musica gospel per entrare nel mood, e per ricordare che ho davanti una grande giornata, e che qualsiasi cosa succeda, se vinciamo o se perdiamo, l’obiettivo ultimo è di raggiungere il divino attraverso le mie azioni. Vado e gioco, lo faccio a cuor leggero pensando: farò ciò che posso, Dio farà il resto.

Quindi ti sei sentita tranquilla anche dopo la sconfitta contro la Fiorentina?
(ride, ndr) Si a nessuno piace perdere, fa parte della natura umana essere tristi quando si perde, ma alla fine guardi l’immagine più grande e dici: ho dato il mio meglio, se la dovessi  rigiocare lo farei dando di nuovo il mio 100%. Quindi vai e giochi sapendo che lascerai tutto in campo, non vai pensando “ho dato il mio 95%, la partita è finita e ho ancora un 5% con me, cosa me ne faccio?”. Quindi per quanto mi riguarda, io do tutto sul campo, e che vinciamo o perdiamo lo facciamo da squadra, ma alla fine sai che giochi per qualcosa di più grande. I risultati sono importanti, si, ma toccare lo spirito di tutto il tuo pubblico è ciò che importa veramente.

Leggi anche: il racconto della giornata con Refiloe Jane

Ascolta il podcast dell’intervista: è disponibile in italiano ed in lingua originale

Ascolta “Face to Face” su Spreaker.

Photo credits: acmilan.com

Lucia Pirola

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L’importanza di chiamarsi Refiloe Jane

L’importanza di chiamarsi Refiloe Jane

Un pomeriggio caldo e assolato di inizio febbraio, una di quelle giornate in cui “lascio la giacca in macchina, tanto non serve”: di sicuro è un buon inizio per qualsiasi piano. Se poi, avviandoti verso il luogo concordato, incontri Nelson Dida lungo il viale del Centro Sportivo Vismara, beh i presagi sono tutto fuorché di sciagura.

Un pomeriggio a disposizione per dipingere un quadro della centrocampista del Milan Femminile Refiloe Jane, top player silenziosa di una squadra che tra alti e bassi veleggia sul podio della classifica della Serie A femminile, con un cuore ed una determinazione senza eguali.

Refiloe Jane mette in campo la stessa personalità che incontriamo faccia a faccia: timida, silenziosa (“very quiet”, come si definisce lei stessa), ma estremamente intelligente. Indossa una felpa con il cappuccio nonostante le alte ed innaturali temperature, parla a voce bassa, ma di cose da dire ne ha in grande quantità, e nonostante la teorica barriera tra calciatrice e giornalisti l’intervista procede spedita e il microfono di Radio Rossonera registra tutto ciò che ci racconta di sé.

15 minuti di chiacchierata che aprono uno spiraglio di finestra su una ragazza sudafricana, classe ’92, che ha iniziato a giocare da piccola ispirata dai fratelli, che a loro volta giocavano a calcio: “è stato difficile giocare con i maschi”, le chiediamo, e la sua risposta non mostra alcuna incertezza, “no, e devo ringraziare i miei fratelli e la mia famiglia, che mi ha sempre supportato nel mio desiderio di giocare a calcio”.

Refiloe Jane è calma e misurata nel parlare proprio come lo è in campo, e nel raccontarci di sé e delle sue esperienze si lascia andare a qualche risata nel parlare dei suoi tifosi in Sudafrica: sa benissimo quanto è amata dai suoi conterranei, alla luce soprattutto di un affetto che supera le distanze grazie ad internet, e più che mai la fanno sentire al centro dell’attenzione grazie ai commenti che spesso compaiono sotto le foto delle ragazze del Milan Femminile, pubblicate dai canali ufficiali di AC Milan (“Hey Admin, where’s Fifi? You know she has to be in the pictures!”).

15 minuti che passano in fretta, e domanda dopo domanda il ritratto è sempre più completo e ricco di particolari: la sua spiritualità che la accompagna in tutte le fasi della giornata, la sua generosità verso gli altri, persino la gestione della sconfitta, per nulla scontata. Insomma, gli occhi grandi e scuri di Refiloe, o Fifi come viene chiamata da tutti, non possono mentire.

I presagi iniziali si sono effettivamente confermati: è stato un gran bell’incontro

Lucia Pirola

Guarda il 60 seconds with Refiloe Jane 👇

Venerdì l’intervista completa nel “face to face” in podcast su Radio Rossonera!

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Ívan Guðjón Baldursson: «Thorvalsdottir è una giocatrice completa, abituata a fare tanti gol»

Ívan Guðjón Baldursson: «Thorvalsdottir è una giocatrice completa, abituata a fare tanti gol»

Se c’è una giocatrice che ha stupito tutti dal suo arrivo al Milan è l’islandese Berglind Björg Thorsvaldottir. La nostra Lucia Pirola ne ha parlato con Ívan Guðjón Baldursson -redattore di www.fotbolti.net– all’interno della trasmissione Il Diavolo Veste Rosa.

Che tipo di giocatrice è Berglind e qual è la sua posizione preferita in campo?

«É una giocatrice completa, molto intelligente, in attacco può fare sia la prima che la seconda punta. Naturalmente preferisce fare la prima punta perché ha più possibilità di segnare»

Quali sono i suoi punti di forza e quali gli aspetti su cui deve migliorare?

«É molto diligente, brava a posizionarsi, fa movimenti astuti senza palla, sa prendere le corsie giuste in attacco e muoversi per liberare le compagne. Non credo ci siano aspetti in cui è un vero fenomeno, ma non c’è nessun lato del suo gioco che non sia buono»

Un aspetto interessante di Berglind è che lei è già stata in Italia, al Verona, ma non è stata un’esperienza molto positiva, e in Islanda la vicenda aveva avuto una eco abbastanza importante…

«Sì, due giocatrici della nazionale islandese erano andate al Verona, ma hanno trovato una situazione diversa da ciò che si aspettavano, anche perché all’epoca il calcio femminile era agli inizi. Ora il movimento femminile si è ingrandito e la realtà di Milano è molto diversa da quella di Verona, dove comunque alcuni gol li aveva segnati».

Berglind ha detto che la sua esperienza in Italia durerà fino a fine stagione, poi tornerà in Islanda per giocare lì il campionato, non è la prima volta che lo fa. È una cosa naturale?

«Direi di sì, anche perché non la sola a farlo. Qui la stagione calcistica comincia a maggio e finisce a ottobre, quindi dura molto meno. Perciò sono tanti gli sportivi che vanno all’estero per tenersi in forma e fare esperienza e poi ritornano.

Quindi c’è molto attaccamento alla terra d’origine?

«Sì, ma poi quelli che sfondano all’estero difficilmente tornano»

E questo potrebbe essere interessante, perchè fin dall’inizio i tifosi hanno chiesto se potrà rimanere più a lungo. Potrebbe essere una porta aperta a questa possibilità?

«Bella domanda, bisognerebbe chiedere a lei! Ma credo che la possibilità ci sia. Bisognerebbe convincerla, se ci saranno le condizioni favorevoli»

Il suo impatto sul campionato italiano e sul Milan femminile è stato incredibile, forse nessuno se lo aspettava così. Pensi sia questa è la vera Berglind?

«Lei ha sempre fatto tanti gol, tranne in nazionale dove gioca spesso fuori posizione perché ci sono altre ragazze che giocano nel suo ruolo. Ma comunque credo che quest’anno possa mantenere una buona media, anche perché nel calcio italiano si segna molto di più, qui in Islanda fa un gol a partita».

Ringraziamo Ívan Guðjón Baldursson di Fotbolti.net per la disponibilità.

Photo credits: Acmilan.com

Lucia Pirola

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Milan Femminile, davanti un mese di fuoco: determinazione e voglia di riscatto gli elementi chiave

Milan Femminile, davanti un mese di fuoco: determinazione e voglia di riscatto gli elementi chiave

MILAN FEMMINILE – Un inizio di anno solare non proprio convincente per il Milan Femminile, che dopo una prima parte di stagione scoppiettante ed un mercato invernale con ben due arrivi nel reparto offensivo non ha saputo convincere nonostante le vittorie conquistate.
Dopo la sconfitta in casa contro l’Empoli il Milan ha infatti inanellato due vittorie, contro Roma ed Orobica, ma non troppo rassicuranti per tempistiche e modalità.

Il match contro la Roma, non adatto ai deboli di cuore, ha dimostrato tutta la determinazione che risiede nel profondo delle rossonere e nella grinta dell’allenatore: sotto di due gol al 70’ sono riuscite a ribaltare la gara, stendendo le giallorosse con un roboante 3-2 finale, siglando il gol della vittoria allo scadere dei 90’.

La successiva partita, disputata sabato pomeriggio contro l’Orobica sul campo di Cologno al Serio, ha visto un altro successo del Milan femminile ma con tante, troppe difficoltà disposte ordinatamente in campo insieme alle giocatrici. La vittoria è arrivata, ma solo a due minuti dal fischio finale, grazie ad un rimpallo vinto e messo a segno dalla ormai solita Dominika Conc, miglior marcatrice del Milan femminile con 5 gol all’attivo.

Il mese di febbraio sarà certamente una prova importante per le rossonere, che apriranno una striscia di appuntamenti di fuoco: domani, 29 gennaio, il recupero di Milan-Bari per riassestare la classifica in parità con le concorrenti, successivamente il derby del 2 febbraio, l’andata di Coppa Italia contro la Fiorentina e la trasferta a Tavagnacco per la 4^ di campionato. Il tutto entro la metà del mese.

Serviranno determinazione e testa alta per riuscire a portare a casa le vittorie necessarie, importanti sia per la classifica della Serie A femminile sia per la scalata verso la semifinale di Coppa Italia, competizione nata senza dubbio in salita, ma non per questo impossibile. Anche la corsa al secondo posto, valevole per l’accesso in Champions League, richiederà impegno ed assoluta dedizione, non potendosi permettere altre sconfitte se non ben dosate negli scontri diretti. Sarà un mese difficile, un valido test per tastare la tempra di questa squadra. E si sa, quando il gioco si fa duro…

Foto Credits: AcMilan.com

Lucia Pirola

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