Tag Archives

4 Articles

Posted by Redazione Rossonera on

Milan-Inter 0-2: Lavagna Tattica. Game, set and match per Antonio Conte

Milan-Inter 0-2: Lavagna Tattica. Game, set and match per Antonio Conte

MILAN-INTER 0-2 Compito ingrato, ingrato compito. Rivedere il derby è stata una piccola grande impresa per chi come me abbina la passione al lavoro. Un bel respirone e via, proviamo ad analizzare tatticamente la sconfitta di sabato sera.

Nella Lavagna Tattica di venerdì (link) avevo auspicato un atteggiamento coraggioso, propositivo, con un occhio di riguardo a Brozovic e alle palle inattive specie per lo spazio incustodito al limite dell’area di rigore. Ahinoi questi non sono che stati alcuni dei problemi osservati sabato sera. I rossoneri hanno infatti palesato parecchi problemi sia in fase di costruzione che in quella di opposizione al possesso interista.
Partiamo con ordine elencando sistemi di gioco e titolari:
Il Milan si è schierato con Gigio e la classica difesa a quattro con Conti al posto dello squalificato Calabria, Kessiè, Biglia e Calhanoglu in mezzo, mentre in attacco Suso era a supporto della coppia Leao-Piatek. Ha risposto l’Inter con i tre titolari difensivi Godin-De Vrij-Skriniar, Brozovic davanti a loro spalleggiato da Barella a destra e Sensi a sinistra, D’Ambrosio e Asamoah quinti e Lukaku-Lautaro a popolare l’attacco.

E ora partiamo con i piani gara.

POSSESSO MILAN – PRESSIONE INTER
Antonio Conte decide per un pressing ultraoffesivo con queste coppie: Romagnoli-Lukaku, Musacchio-Lautaro, Calha-Barella, Biglia-Sensi, Kessiè-Brozovic. I quinti erano in posizione di attesa pronti a chiudere sui nostri terzini (come nello stamp a lato): se la palla era destinata a Rodriguez saliva D’Ambrosio e Asamoah rinculava lasciando la possibilità di aggredire centralmente anche il nostro trequarti. La nostra scarsa capacità ad uscire da questo impasse ci costerà ad esempio la pressione su Calha quasi vittoriosa di Barella, il retropassaggio corto di Rodriguez con conseguente rischioso rimpallo Gigio-Lautaro e in generale una mancata costruzione dal basso per i primi 19 minuti. Come si poteva ovviare al problema (e come in parte si è ovviato)? Abbassare Suso in quella terra di nessuno (il punto di domanda) poteva essere una ipotesi.

POSSESSO INTER – PRESSIONE MILAN 

Marco Giampaolo decide per una versione più soft di pressing offensivo, sia rispetto a Conte e sia rispetto al collega ceco dello Slavia Praga: mette Suso a schermo su Brozovic (quindi cercando di chiudere le linee di passaggio al croato), Piatek su Skriniar e Leao su Godin. Le posizioni di partenza delle due punte però sono strette in modo da tagliare il giropalla e invitare così i due terzi di difesa alla conduzione della palla.
Problemi:
1. Rodriguez e Conti non scalano in avanti sui loro quinti D’Ambrosio-Asamoah lasciando libera la giocata corta, preoccupati di non abbandonare in 2vs2 i centrali e di non prendere tagli alle spalle da Lautaro-Lukaku (questo però ci costerà i triangoli costruiti con Barella-Sensi che fanno fuori le nostre mezzali prese in mezzo a mò di torello)
2. Biglia in posizione neutra non ha la capacità atletica di scalare con continuità su Brozovic e non chiude la linea di passaggio sulle punte (Lucas sarà invisibile per i primi 20 minuti).
3. A destra la nostra scalata è ancor diversa: Kessiè prende il quinto Asamoah e Conti prende la mezzala Sensi (quando è alta abbastanza da consetirgli di non allontanarsi troppo dalla linea di difesa). Questa versione ci costerà la doppia occasione “piattone di Lautaro-palo di D’Ambrosio” poichè Sensi, bravo a galleggiare in posizione intermedia non verrà preso da Conti e avrà tempo per ricevere, puntare e scaricare sulla punta argentina.
4. Il problema più grande: lo schermo su Brozovic è stato fatto decentemente per i primi 10 minuti da Suso, male per i secondi 10 minuti dallo stesso Suso, malissimo per i restanti 70 da Piatek (ne parlerò poi). Lo spagnolo spesso viene attratto troppo presto dalla pressione su De Vrij (1) e all’Inter basta passare da una delle due mezzali anche con pressione alle spalle (2) per far ricevere Brozovic già girato fronte al campo (3). La pigrizia di Suso (e l’indolenza di Piatek poi) unita alla mancata scalata in avanti di Biglia (?) completano il quadro. Brozovic libero di ricevere può allargare palla ad uno dei quinti e tagliare fuori così ben 6 giocatori milanisti.

MILAN E INTER DOPO IL PASSAGGIO ALL’1-4-3-3 DEI ROSSONERI
Intorno al 20-25esimo minuto Giampaolo toglie il trequartista e schiera i nostri tre attaccanti in linea con Suso largo a destra, Leao a sinistra e Piatek centravanti. Vediamo le reazioni delle due squadre: Conte preoccupato di non lasciare in 3vs3 i suoi difensori, abbassa i quinti in posizione intermedia lasciando più libera la giocata su Rodriguez e Conti, favorita anche dalla salita di Biglia che tiene basso Brozovic (primo stamp). Proprio questa posizione poco chiara di D’Ambrosio e Asamoah consentirà i buoni 15 minuti finali di primo tempo con Leao e Suso liberi di abbassarsi e ricevere nei mezzi spazi, movimento che attira la pressione delle mezzali interiste e crea spazio anche alle nostre mezzali.
Il Milan per paradosso approfitterà poco di questo vantaggio tattico (un paio di volte si cercerà il rilancio lungo sulle punte) e durante l’intervallo Conte riorganizzerà i suoi, scommettendo sulla scarsa atleticità-resistenza-abilità in costruzione di Conti e Rodriguez: i nostri due terzini vengono battezzati, liberi di giocare con spazio, la difesa interista passa a cinque con i quinti che si abbassano, (Asamoah su Suso e D’Ambrosio su Leao) e le nostre mezzali non hanno più lo spazio del primo tempo prese stabilmente da Sensi e Barella non più sviati dai “problemi” Leao e Suso. Il nostro possesso diventa ben presto sterile e senza sbocchi. Giampaolo forse impiega troppo tempo per leggere questo vantaggio sugli esterni bassi, complice con ogni probabilità il dubbio sulla condizione fisica del già ammonito Conti. In 8 minuti il Mister prova a sfruttare lo spazio concesso inserendo prima Paquetà e poi Theo Hernandez, un terzino capace di prendersi il campo. Conte però ha già pronte le contromosse e in quattro minuti inserisce da quel lato Politano largo a destra per tenere basso il francese e Vecino per Paquetà (con spostamento di Barella a sinistra).
Nonostante queste mosse la bravura tecnica di Theo ci consentirà di avere finalmente un minimo di pericolosità. Grande problema del secondo tempo (ultimo stamp): Brozovic non ha più alcun tipo di pressione, nè da Biglia nè da Piatek. Libero di giocare il croato sarà il vero padrone della gara.

 

GOL PRESI 

Brozovic – Il castello difensivo a zona inizia a costarci troppo per come è utilizzato. Sulla punizione del gol interista, il castello perde un uomo per la barriera (Suso) che inoltre non viene affiancato da un secondo uomo che poteva staccarsi per affrontare Brozovic, lascia completamente libero un altro uomo al limite (Asamoah) e concede così un tiro semplice al centrocampista croato. Il gol ha anche un altro vizietto: Leao sulla conclusione di Brozovic si volta e si fa sbattere la palla sul piede (se fosse stato fronte alla palla non sarebbe accaduto), errore ingenuo ma che ci costa caro.

Lukaku – Il secondo gol è invece lo sfruttamento di un nostro antico problema (i mancati ritorni difensivi di Suso), di una confusione su chi, come e su di chi si vada in pressing e dell’ottima lettura tattica di Conte.

L’inter prova ad inizio azione a prenderci sul nostro lato destro ma la partenza troppo bassa dell’azione e la veloce scalata di Kessiè ci consentono di chiudere bene.

 

 

 

 

L’azione quindi si esaurisce e i nerazzurri ripartono da dietro con Skriniar e Brozovic (sempre troppo libero). Barella (l’uomo più vicino a Conte) fa per rientrare anch’esso in posizione di mezzala.

 

 

 

Antonio Conte indica a Barella di fermarsi e di rimanere largo, evitando il rientro in posizione stretta da mezzala. Il centrocampista italiano si ferma e inverte immediatamente la direzione di corsa. Nello stamp non si nota ma anche Asamoah viene lasciato largo ben oltre Conti.

 

 

La palla gira verso la destra interista e tutto il Milan scala pian piano verso quel lato. Così facendo si aprono le distanze tra Suso e Kessiè e tra Kessiè e Barella che poi ci saranno fatali. Leao, Paquetà e Piatek non portano un pressing di squadra ma pressioni isolate che vengono facilmente aggirate con conseguante palla scoperta nei piedi di Godin.

 

Il difensore uruguagio, libero di giocare, si accorge del tanto spazio a sinistra e l’Inter ritenta di prenderci su quel lato. Le posizioni già molto offensive di Barella e Asamoah e le distanze di Kessiè e Suso lasciano Conti in 1vs2 consentendo al terzino solo una difesa passiva in attesa del rientro del compagno.

 

 

Barella non aspetta il rientro di Kessiè, sfrutta la sovrapposizione di Asamoah che gli lascia spazio per un cross corto e trova facilmente Lukaku. Il belga parte in anticipo su Romagnoli e una volta che ha preso lo spazio è quasi impossibile da spostare: 0-2 Inter

 

 

 

Simone Cristao

Posted by Redazione Rossonera on

Milan-Inter 0-2, la parola ai protagonisti

Milan-Inter 0-2, la parola ai protagonisti

MILAN-INTER 0-2 – Marco Giampaolo individua nel maggior tasso di esperienza e “vissuto” dell’Inter il motivo principale della sconfitta nel derby.

“Abbiamo iniziato con qualche titubanza di troppo, poi ci siamo assestati – ha analizzato il tecnico abruzzese -. L’Inter ha qualcosa in più sul piano del vissuto e dell’esperienza dei propri giocatori rispetto ai nostri. Siamo anche riusciti a colmare quel gap per buona parte della gara, ma il gol sugli sviluppi di una punizione ha rotto l’equilibrio. Da quel momento in poi non mi è piaciuta la reazione, disorganizzata ed emotiva, ci siamo disuniti. Nel complesso, siamo stati sempre nella gara, ma esperienza e vissuto hanno fatto la differenza”. Sulle scelte di formazione Giampaolo spiega: “Giocando alti, si corrono rischi ma era una scelta che dovevo fare. Aspettare gli avversari sarebbe stato un inutile dispendio di energie per i nostri attaccanti. Ci siamo presi rischi, mi è piaciuto il coraggio di risalire e stare alti, tranne quando ci siamo disuniti. Leao mi è piaciuto, ha velocità nell’uno contro uno, buoni numeri, non è disciplinato in fase difensiva e deve imparare a saper stare meglio nella partita. Ha affrontato un giocatore di grande esperienza come Godin, non era facile. Ho scelto Biglia e non Bennacer perché immaginavo che oggi la difficoltà principale stesse proprio nell’esperienza. Biglia ha più maturità tattica e nei posizionamenti rispetto a Bennacer. Non è stato lucido in fase di possesso ma ha fatto molto bene in fase di non possesso e chiusura delle linee di passaggio”
Ed a chi gli chiede se questo Milan è da quarto posto, il mister risponde: “Non lo so dire. Siamo giovani, se dimostreremo ferocia ed ambizione, ci potremo riuscire, ma dobbiamo lavorare. Da dove si riparte? Allenandoci e lavorando già da domani mattina. La sconfitta è amara, ancor di più in un derby. Ci lecchiamo le ferite ma ripartiamo. Sono tanti i particolari da mettere a posto”.

CONTE

Non nasconde tutta la sua soddisfazione l’allenatore nerazzurro Antonio Conte.

“Il derby è sempre una partita speciale e mai facile da vincere – ha detto Conte a Dazn -. Siamo soddisfatti, i ragazzi hanno giocato una grande gara. Venivamo da una prestazione in Europa che ci ha lasciato l’amaro in bocca ma da quel passo falso abbiamo trovato la carica giusta per oggi. È una vittoria meritata, sono contento per i ragazzi e per i nostri tifosi”. Sull’episodio Lukaku-Brozovic, Conte spiega: “ad avercene di questi problemi, sono ragazzi eccezionali, come tutti. Mi arrabbio spesso con loro perché sono troppo bravi, in campo devono essere più smaliziati. È un gruppo sano, che ha piacere di stare insieme. Hanno sangue nelle vene e voglia di migliorare. Anche a me spesso è capitato di litigare con i compagni, ma la sera eravamo a cena insieme. Quanto è bello vedere i nostri tifosi gioire. Abbiamo lavorato tanto nei due mesi, abbiamo avuto difficoltà nel lavorare con giocatori che partivano e venivano. Ma abbiamo un’idea di calcio, oggi si è visto, abbiamo fatto un pressing da squadra. Si possono avere idee ma i comandanti hanno bisogno dei soldati che vanno in campo. Sono molto contento, era il mio primo derby e volevo fare bella figura”.

Photo Credits: AcMilan.com

Enrico Aiello

Posted by Redazione Rossonera on

Milan-Inter, Giampaolo: “Entusiasmo e consapevolezza. Gioca Conti”

Milan-Inter, Giampaolo: “Entusiasmo e consapevolezza. Gioca Conti”

MILAN INTER – Le parole di mister Marco Giampaolo in attesa della stracittadina di sabato sera.

MILAN-INTER, CONFERENZA GIAMPAOLO – Il Derby, il 171° in Serie A TIM e 224° totale, non è mai una partita come tutte le altre. Tra giocatori e tifosi, l’atmosfera è diversa perché, in fondo, ne va di almeno metà stagione. Tra sfottò a scuola o al lavoro. Tra la possibilità di vantarsi per “averlo vinto” e abbassare il capo in attesa del match di ritorno.

Mister Giampaolo lo sa – e chi se non lui che con la Sampdoria ha un bottino di 4 vittorie e 2 pareggi – e si è detto pronto ad affrontare un altro allenatore, Antonio Conte, che con le stracittadine ha un ottimo rapporto: sulla panchina della Juventus, il parziale è di 4 vittorie a zero. Ecco perché il tecnico rossonero, nella consueta conferenza stampa della vigilia, si è detto fiducioso nel voler regalare una gioia ai tifosi: “Non dobbiamo mai dimenticare che rappresentiamo milioni di tifosi, il vero patrimonio sono loro. So cosa significa vincere un derby anche se poi, per me, la gioia dura poco. Non riesco a godermi troppo le vittorie ma capisco l’importanza per i nostri tifosi”.

LA PARTITA

Mister Giampaolo, nel corso della conferenza stampa, ha analizzata a lungo quella che sarà la partita di domani: “Il derby fa storia a sé ed è una partita importante ma ambisco a farne tante altre. Ne ho vissuti diversi a Genova e so cosa significa per i tifosi. Nessun favorito o sfavorito, è una partita talmente particolare che sfugge da ogni tipo di pronostico. Confido nella capacità di saperla fare in un determinato modo; hanno tutti da perdere e tutti da vincere”.

L’INTER

Il tecnico rossonero si è poi soffermato sugli avversari: “Sono una squadra chiara e definita che fa le cose con ripetitività. Non ci sono singoli ma c’è il collettivo così come, da parte nostra, dobbiamo fare un grande lavoro di responsabilità e grande maturità tattica. I calciatori dovranno fare una prestazione di altissimo livello, sempre con il collettivo. Conte? Non ci siamo mai affrontati ma ha avuto un percorso importante e me lo ricordo già dagli inizi, avendolo seguito. Oggi all’Inter ripropone il calcio del ‘primo-Conte’. So da dove viene e conosco il suo tipo di calcio”.

QUELLO CHE SI ASPETTA

La nostra ambizione è quella di giocare bene e vincere. Cerco di trasmetterla alla squadra e per fare questo servono giocatori concentrati e vogliosi senza particolari nervosismi. In partite come queste, il livello si alza da solo; c’è già un alto dispendio psico-fisico. Per giocare bene, devi essere sereno e saperti divertire. Il nostro obiettivo è fare meglio dello Slavia Praga (sorride, ndr): molte volte si può difendere tenendo la palla, così come fanno le grandi squadre. Non per forza serve fare il fortino. Idealmente, a me non piace una squadra che difende basso, una squadra che gioca palla lunga o che non pressa alta per recuperare palla. Per fare tutto ciò, serve consapevolezza tattica, cura del dettaglio e tanto lavoro.

SUI SINGOLI

Per forza di cose, il dialogo con i presenti, si è spostamento sui giocatori ed in particolare su chi sostituirà Davide Calabria: “Gioca Conti! Il ragazzo si allena bene ed è sempre attento. In fase difensiva sapeva e sa che deve migliorare e più di qualche passo avanti l’ha fatto. Domani ha la possibilità di dimostrare come sta, nulla di più. Con Paquetá nessun confronto e nessun nervosismo. È stata una chiacchierata ma niente di clamoroso”. Il tecnico rossonero ha poi confermato quanto detto da Boban in settimana: “Ci sono tanti uomini spogliatoio, in particolare quelli che l’anno scorso erano già al Milan. Gigio è uno di questi, così come Alessio (Romagnoli, ndr)”. Infine, si è parlato del dualismo Biglia-Bennacer: “Lucas è un giocatore esperto che sa giocare, è uomo di grande esperienza. Domani, poi, giochiamo in 14”.

LA SCINTILLA

Infine, Mister Giampaolo ha parlato di quella scintilla necessaria per svoltare: “Ogni partita è buona: d’incanto riesci a giocare trovandoti nelle stesse situazioni provate in settimana ed acquisisci autostima. Nelle amichevoli di quest’estate ci siamo andati molto vicini, in campionato meno ma questo significa che ‘l’aria l’hanno annusata’. Da bambini ci divertivamo passandoci la palla, non correndo dietro agli altri. Lo spirito deve essere quello; ci sono e saranno difficoltà nel percorso ma il mantra è gioia, divertimento ed entusiasmo”.

Photo credits: acmilan.com 

Tomaso Palli

Posted by Redazione Rossonera on

Milan-Inter: Lavagna Tattica, il Pre. Coraggio, testa alta e giocare a calcio!

Milan-Inter: Lavagna Tattica, il Pre. Coraggio, testa alta e giocare a calcio!

MILAN-INTER – Mai come in questa vigilia è difficile intuire come Inter e soprattutto Milan affronteranno il derby sia come sistema di gioco, sia nei vari interpreti. Il derby è da sempre partita particolare, una partita che non va subita, specie se questa partita la si gioca contro una squadra di Conte che da sempre va in difficoltà se attaccata meno se si prova a giocare soltanto di rimessa.
Il derby bisogna guardarlo negli occhi, prenderlo per il bavero e strattonarlo per portarlò a sé. Senza paura.
Per questo motivo proveremo ad analizzare la gara dal punto di vista tattico cercando di dare una lettura coraggiosa alla gara del Milan e abbiamo preso come spunto la partita Inter-Slavia Praga di Champions League dove un avversario di buon livello ha affrontato l’Inter partendo da una difesa a quattro come la nostra.

Partiamo dalla fase di possesso dell’Inter: da rinvio dal fondo o con palla nelle mani di Handanovic, i nerazzurri venivano presi uomo vs uomo dalla squadra avversaria. Si lasciava una ricezione comoda al centrale della difesa a 3 (De Vrij – #5) chiudendo però tutte le possibili giocate corte con i due esterni alti sui terzi di difesa, schermando il mediano (Brozovic #4) con la prima punta e arretrando il trequartista (#10) su una mezzala (Gagliardini #6) – nel nostro caso se dovessimo giocare 1-4-3-3 sarebbe ancor più semplice fare mezzala su mezzala. Alzando poi coraggiosamente i terzini sui quinti di centrocampo lo Slavia chiudeva anche gli sbocchi laterali lasciando sì un rischioso “2vs2 difensori vs Lukaku-Lautaro” ma si premurava di piazzare uno dei due mediani (#8) a zona per chiudere le linee di passaggio per le due punte e per aiutare i due centrali in caso di palla alta e profonda.
Questa disposizione subiva poi un cambiamento (secondo schema di spalla) non appena il portatore di palla (sempre De Vrij) arrivava sulla trequarti campo. Con una rapida scalata in avanti che coinvolgeva tre giocatori (prima punta #9, trequartista #10 e mediano #8) i cechi forzavano la giocata al difensore olandese chiudendo le linee di passaggio e lasciando libera una palla profonda che l’Inter si poteva permettere per la presenza di un giocatore fisico come Lukaku. Coraggiosi certo, forse anche un po’ spregiudicati, ma infine ripagati da questo azzardo perchè le palle recuperate su errori in uscita dall’Inter sono state molte e una di queste (doppio errore di Skriniar nel frangente) ha portato al gol del vantaggio. Potrebbero essere un paio i “boomerang” di questo coraggio: la fisicità di Lukaku contro i nostri centrali (sia Romagnoli che Musacchio pagano dazio in questo) e occhio al recupero immediato dell’Inter perchè si rischia di non esser in posizione corretta e di lasciare scoperti i centrali, liberi di esser attaccati palla a terra e in campo aperto (da qui la miglior occasione della gara vs lo Slavia ovvero il diagonale di Lautaro). Ultimo accorgimento strettamente necessario: chiudere i rifornimenti a Brozovic. Che lo si voglia prendere alzando di molto il mediano (Bennacer alla Jorginho sarriano?) in un ipotetico 1-4-3-3 o schermandolo con la punta o il trequartista non bisogna in alcun modo lasciare libero il croato di ricevere e dialogare sul corto con i compagni. Questo manderebbe all’aria qualsiasi tentativo di pressing alto e lascerebbe alla “tipica” squadra di Conte una delle armi preferite ovvero potersi riversare e metter le tende nella metacampo altrui, asfissiando l’avversario con ritmo e intensità.

Ribaltiamo ora il lato e pensiamo alla nostra fase di costruzione. L’Inter si oppone al possesso avversario in due modi, uno più aggressivo e un altro più standard come riportato negli schemi di lato. Nel caso numero 1 c’è una pressing molto offensivo, uomo su uomo, Lukaku prende un centrale e la seconda punta (o uno dei due trequartisti nel 1-3-4-2-1) prende l’altro; il mediano (Brozovic) sale molto fino a prendere il mediano avversario e i quinti chiudono le uscite sui terzini. Punto debole? Lo spazio in trequarti rimane così sguarnito, dovessimo giocare 1-2 davanti sono sicuro che Conte non lascerebbe quella voragine e ci affronterebbe con la versione numero 2 più equilibrata, che lascia il possesso ai centrali e il solo Lukaku a tagliare la linea di passaggio tra i difensori spesso usata/abusata dai rossoneri. Dovessimo giocare a tre davanti perchè non provare a sfruttare l’eventuale spazio lasciato libero da Brozovic con il movimento ad accentrarsi nei mezzi spazi di Suso e Rebic?

Ultime tre annotazioni rapide:
– se recuperiamo velocamente la palla a metà dobbiamo esser bravi a ribaltare il lato e pizzicare la pigrizia dei quinti avversari in modo da lasciare in 1vs1 i terzi di difesa interisti, sfruttare gli inserimenti delle mezzali (che Kessiè e Calha/Paquertà ce la mandino buona…) e provare a muovere De Vrij facendolo uscire sui lati.
– prima dell’espulsione di De Paul, l’Udinese aveva ben affrontato l’Inter in un modo differente, ovvero infoltendo la zona centrale del campo con molti uomini, abbassando tutti i trequarti e facendo possesso nello spazio tra la linea dei mediani e quella delle mezzepunte interiste. Una volta affrontati e superati i centrocampisti nerazzurri grazie alla superiorità numerica, i friulani potevano sfidare con spazio la difesa avversaria grazie anche al movimento profondo ad allungare di Lasagna che Piatek saprebbe ben fare.
– Il Milan difende a zona sui calci piazzati (l’Inter a uomo) e i nerazzurri sono molto forti fisicamente. Occhi aperti quindi, pronti ad attaccare la palla appena parte dal calcio piazzato perchè il terzo tempo dei vari Godin, Skriniar, De Vrij, Lukaku potrebbe esser fatale e inoltre la zona appena fuori dal limite dell’area viene ancora lasciata sguarnita, preda dei tiratori avversari: da rivedere.

Simone Cristao

it_ITItalian
en_USEnglish it_ITItalian