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Inter-Milan 1-2: Le Pagelle. Zlatan c’è, Zlatan esiste!

Inter-Milan 1-2: Le Pagelle. Zlatan c’è, Zlatan esiste!

Milano – Inter-Milan 1-2: Le Pagelle. Zlatan ricolora di rossonero il derby

Donnarumma 6.5: Aveva vinto solo un derby nei precedenti nove giocati, il primo della sua carriera. Il secondo successo arriva al derby numero 10. Impegnato poco, quando chiamato in causa risponde presente. Graziato dal var sull’uscita su Lukaku che Mariani aveva punito con il calcio di rigore. Sfortunato in occasione del gol nerazzurro dove tocca il pallone troppo poco e mette fuori tempo Theo.

Calabria 6.5: Gioca una buonissima partita, soffrendo meno del previsto e sicuramente meno di Theo dall’altra parte. Certo, Perisic è ben altro cliente e il gol arriva dalla sua parte, ma è preso in mezzo dai due giocatori interisti e paga l’unica scalata sbagliata di tutta la partita del duo di centrocampo. Per il resto, l’ennesima prestazione solida e sicura a cui ci ha abituato in campionato.

Romagnoli 6: Era alla prima stagionale e alla prima dopo quasi 90 giorni di stop e si vede. Becca uno degli attaccanti più difficili della Serie A per la fisicità che lo manda in crisi. Prova a rispondere colpo su colpo, ma è uno dei meno positivi della squadra.

Kjaer 7: Un muro. Vince il duello contro Lautaro Martinez e copre anche le falle di Romagnoli, guida la squadra con serenità e non disdegna anche la spazzata quando non si può andare di fioretto. Ormai una colonna portante del Milan di Pioli.

Theo 5.5: Soffre Hakimi e la sfida tra ex Real Madrid la perde lui. Fatica difensivamente e non è il solito motorino in fase offensiva. Una giornata storta capita a tutti, ma se vinci il Derby viene digerita sicuramente meglio.

Bennacer 6.5: Randello e squadretta. Recupera palloni e riorganizza il gioco. Non da nell’occhio, ma per il ruolo in cui gioca meno salti all’occhio meglio stai facendo il tuo lavoro. Con ordine e pulizia porta a termine il suo compito e riesce a non andare sotto contro Barella e Vidal.

Kessiè 7: La solita partita di battaglia, corsa e fisicità. Non molla su nessun pallone e non si toglie nemmeno quando deve andare a battagliare con Lukaku. I suoi muscoli non sono mai mancati, ma sta crescendo anche nelle letture tattiche in entrambe le fasi. Esce per una botta, ma conoscendolo non sarà nulla di che e sarà a disposizione per Glasgow.
(Tonali sv: giusto il tempo di assaggiare il sapore del Derby di Milano, godersene l’aria e partecipare al palleggio finale che porta al triplice fischio di Mariani)

Rafael Leao 7: Era chiamato a dare una risposta in quel ruolo da esterno dopo la partita in Portogallo e il poco convincente primo tempo contro lo Spezia. Risposta arrivata, alza la cornetta e recapita un pallone meraviglioso sul destro di Ibra che canta solo “Buttami dentro”. Zlatan fa 0-2 e mette giù la cornetta.
(Krunic 5.5: Sbaglia il gol del potenziale 1-3 che avrebbe mandato i titoli di coda sulla partita, si applica, ma l’esterno di sinistra non è il suo ruolo e si vede. E’ stato tenuto quest’estate perché può essere impiegato in più ruoli, oggi il test di alto livello da esterno di sinistra non lo ha passato.)

Calhanoglu 6,5: I suoi compagni lo cercano tanto, a volte fin troppo mettendolo anche in difficoltà. Si concede qualche finezza tecnica di livello altissimo e gioca un buonissimo primo tempo. Nel secondo finisce sempre più nell’ombra come tutta la fase offensiva del Milan che ad un certo punto guarda solo da una parte, quella del totem svedese.

Saelemaekers 6.5: Offensivamente non trascendentale, ma a livello di applicazione e aiuto difensivo ha pochi eguali. Corre e si sbatte finchè ne ha, poi Pioli sceglie di sostituirlo, ma l’ingresso Casti rende ancora più evidente la sua importanza.
(Castillejo 5: Gli si chiedeva mezz’ora di applicazione, copertura e di dribbling su Kolarov, non arriva nulla. Al Milan serve anche lui, dovrà essere bravo a ritrovarsi, con l’aiuto del Mister.)

Ibrahimovic 7.5: Era vecchio, secondo qualcuno. Il Covid lo avrebbe frenato, secondo qualcun altro. La risposta è di quelle decise: 10 anni dopo l’ultima volta (14 novembre 2010) trascina il Milan alla vittoria di un derby in trasferta e lo fa in modo similare, conquistandosi un rigore sotto la Nord. In questo caso poi raddoppia il conto e sferra un uno due devastante all’Inter.

Pioli 7: La studia bene e sorprende tutti con la mossa Rafael Leao. Mossa vincente nel primo tempo dove spariglia totalmente le carte nello scacchiere dell’Inter. Va in difficoltà nel secondo e forse opta per il cambio difensivo un po’ troppo presto nella partita spuntando la sua squadra. Ma riporta il Derby in rossonero dopo 4 anni di astinenza in campionato.
E tanto basta.

Matteo Vismara

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Pagelle Inter-Milan 4-2: Il Milan gioca, si spegne e l’Inter vince

Pagelle Inter-Milan 4-2: Il Milan gioca, si spegne e l’Inter vince

Pagelle Inter-Milan – Prima del derby, si sa, dormire è quasi impossibile. Ma, se in passato questo era dovuto ad adrenalina ed entusiasmo, quest’anno, per i tifosi rossoneri, è la paura a farla da padrone. La paura di assistere all’ennesima sconfitta degli ultimi anni, dovuta alla consapevolezza dell’inferiorità tecnica.

I dubbi della vigilia sono risolti con Handanovic in panchina ed Ibrahimovic titolare. Il Milan parte benissimo. L’Inter è messa alle corde fin dai primi secondi. Dopo poco arriva un palo di Calhanoglu, con il Milan che non smette di attaccare e rischia solo un inserimento di Vecino. Al 39′, la prima squadra di Milano capitalizza la buona prestazione passa con Rebic su assist di Ibra. 6 minuti, sarà lo stesso Ibrahimovic ad andare in gol e portare sullo 0-2 il risultato all’intervallo. Nel secondo tempo, il Milan si spegne. L’Inter trova il 2-2 tra il 49′ e il 52′ e poi passa con De Vrij al 66′, prima di chiuderla con Lukaku. L’Inter vince e non sa nemmeno come. Il Milan ha fatto quello che ha potuto, prima di crollare psicologicamente, a dimostrazione di essere una squadra incapace di soffrire

Pagelle

Donnarumma 6: Prende 4 tiri, tutti imparabili

Conti 6: La difesa balla, ma non per colpa sua, che fa una partita da compitino

Kjaer 5,5: Tiene per quello che può, ma deve concedere a Lukaku di fisico e velocità

Romagnoli 4,5: Dirige il reparto e il reparto sembra avere il rapporto di Bugo e Morgan. Dovrebbe essere anche il capitano, ma è il primo ad andare in difficoltà. I centrali dell’Inter murano ogni tiro, il Milan prende due gol da fuori in 3 minuti

Hernandez 6: Per una volta, un terzino normale.

Castillejo 6: Ottimo primo tempo, un fantasma nel secondo. Se gira la squadra, gira anche lui. Ma se c’è da reagire, è il primo a soccombere

Kessie 5: Solita quantità industriale di errori. Zero filtro a centrocampo e anche sui gol, dovrebbe essere lui a fare da specchio. Ma non c’è

Bennacer 5,5: A sprazzi. Tante ottime giocate, ma anche tanti errori. Manca in fase difensiva. E molto

Calhanoglu 6: Colpisce un palo al via. Primo tempo di livello altissimo, come tutta la squadra. Poi cala, ma è tra i meno peggio

Rebic 6,5: Primo tempo super. Giocate, gol, sponde. Poi, nel secondo tempo, affonda come tutto il Milan. Viaggia come Ibra, si spengono ed accendono assieme.

Ibrahimovic 7: Guida la squadra al vantaggio. Assist, gol, carica, viene pure a prendersi il pallone. Quando si spegne, si spegne tutta la squadra.

Paqeutà 4: Entra in campo con la voglia e la grinta di Bugo nella penultima sera del Festival. Allucinante. Per giocare così, si dedichi a fare il testimonial dello Xanax

Leao SV: Ci prova, ma anche a lui serve più concretezza

Bonaventutra SV: Gli vogliamo bene e non gli diamo voto. Ma se dovessimo, non sarebbe positivo. In senso di maggiore di zero

All.Pioli 6,5: La prepara benissimo. Nel primo tempo c’è una sola squadra in campo, quella sfavorita alla vigilia, ed è in grandissima parte merito suo. Il Milan pressa, gioca e segna. Più di così, praticamente impossibile. Poi inizia l’incubo. La squadra entra in campo malissimo e non reagisce nemmeno per un secondo

Federico Rosa

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Inter-Milan: ricordi, uomini derby e pronostici di giornalisti ed ex giocatori

Inter-Milan: ricordi, uomini derby e pronostici di giornalisti ed ex giocatori

INTER-MILAN – Il derby è una di quelle partite per cui i pronostici si sprecano. É una di quelle partite in cui non c’è una favorita. É una di quelle partite che spesso viene decisa dall’uomo che non ti aspetti. É una di quelle partite di cui tutti hanno un ricordo.

Da quelli un po’ meno felici, come quello di Stefano Eranio che ricorda un suo palo in una stracittadina poi persa “Eravamo 0 a 0 e noi avremmo potuto andare in vantaggio”, a quelli più felici, inevitabilmente legati ai derby più famosi. “Il 6 a 0 del 2001 ovviamente fu incredibile” ricorda Valerio Fiori “ma quelli di Champions del 2003 li battono tutti. In quello di ritorno io ero in panchina, in porta c’era Abbiati che fece un miracolo e salvò il risultato. Ricordo che festeggiammo sotto la curva, io saltai sulle spalle di Christian (Abbiati ndr) e cademmo rovinosamente a terra rischiando di romperci l’osso del collo”.

Così come cadde l’invincibile Milan di Arrigo Sacchi in  due stracittadine ricordate da Riccardo Ferri “Furono derby giocati alla pari contro una squadra, il Milan, che allora era quasi imbattibile. E riuscire a giocare alla pari contro una squadra del genere, come ambimmo fatto noi, era quasi impossibile”.

Poi c’è chi il derby lo ha vissuto non in campo ma molto vicino. “Ricordo il primo derby che vidi a San Siro, quando ero solo un ragazzino appena arrivato da Trieste. Ed era il derby del colpo di testa di Mark Hateley, ricordato recentemente dalla curva in una coreografia. Un gol di una bellezza incredibile” racconta il giornalista Paolo Condò.

Altrettanto bello fu il gol di Cosmin Contra, come ricorda Marco Nosotti che aggiunge “é stato uno dei pochi gol che il mio amico Altafini definì un golazo”. Nosotti che fu protagonista involontario anche del famoso 6 a 0. “Quel 6 a 0 per il Milan fece impazzire di gioia anche un uomo solitamente misurato com’era Cesare Maldini. Ricordo che dopo una delle reti, credo quella finale di Serginho, Maldini perse un po’ di compostezza ed esultò assestandomi una pacca sul sedere, siccome io ero più alto di lui e mi trovavo vicino alla sua panchina”.

E come non ricordare i derby decisi da chi ha indossato entrambe le maglie, come Baggio. “Ricordo un derby di Coppa Italia con un gol di Baggio segnato proprio sotto la Nord” racconta Fabrizio Biasin. Quel derby finì uno a uno consentendo all’Inter di passare in semifinale in virtù del 3 a 2 dell’andata.

E infine c’è chi di calcio è talmente patito da avere talmente tanti episodi in memoria da non saper scegliere “Siccome sono un malato di calcio ne ho visti troppi e ricordare un episodio particolare è difficile” spiega Enzo Bucchioni.

Così come è difficile tenere a memoria tutti gli uomini derby. Anche se quest’anno le quote sono decisamente in favore di Ibra e Lukaku.

“Se dovessi scegliere spererei Ibra, perché per l’Inter sarebbe un doppio colpo basso” dice Eranio. Sì perché lo svedese sa essere ancora decisivo “Ti permette di avere un alternativa, per come difende e crea spazio per i compagni. E Leao di questo potrebbe beneficiare” spiega Nosotti. “I rossoneri hanno sbagliato a on prenderlo lo scorso gennaio perché con lui sarebbero arrivati in Champions. Ora hanno capito qual è l’importanza di un giocatore del genere dentro e fuori dal campo” gli fa eco Bucchioni.

Poi ci sono gli outsider. Da Eriksen “perché così dimostrerebbe di essere ancora quel grande giocatore che abbiamo visto al Tottenham e che l’investimento che la società ha fatto su di lui è stato giusto” spiega Bucchioni, a Theo Hernandez e Bonaventura che, dice Ferri “è molto bravo ad inserirsi”, a Brozovic che, dice Biasin “in questo momento è il giocatore più importante della squadra di Conte”, per chiudere con Donnarumma, caldeggiato dal suo (ex) collega di ruolo Valerio Fiori.

Come detto i pronostici si sprecano.

Si va da quelli che “la speranza è l’ultima a morire” come Eranio che dice “Loro partono avvantaggiati, ma mi auguro 1 a 0 per il Milan”, passando per gli ottimisti ma non troppo come Fiori che pronostica un pareggio con gol, per arrivare ai realisti come Bucchioni “É banale dire l’Inter che però è favorita perché ha più qualità  e mentalmente è più avanti e lo si vede dalla posizione in classifica. Il Milan deve trovare una giornata di orgoglio, una di quelle che possono far svoltare un campionato”.

Poi c’è chi ammette di non azzeccarci mai, come Ferri “direi un pareggio. L’Inter sta lottando per e con il mercato di gennaio ha voluto dimostrare che proverà ad esserci fino alla fine e sicuramente proverà a vincerla di squadra. Il Milan sicuramente proverà a riscattarsi”, Nosotti “Dico un pareggio, un 2 a 2 mi piacerebbe, perché secondo me sono in grado di farlo. E anche da un pari il Milan comunque ci guadagnerebbe. E soprattutto voglio capire che cosa fa l’Inter nei secondi tempi, perché loro partono sempre a mille, segnano nella prima mezz’ora e poi sembra che non sappiano più gestire le idee” e Biasin che la prende con ironia “Li sbaglio sempre quindi dico 6 a 0 per il Milan”.

Per chiudere con chi dribbla la domanda con l’eleganza con cui Van Basten dribblava gli avversari… “Non do mai pronostici perché nella moderna comunicazione il pronostico viene spesso erroneamente equiparato al desiderio del giornalista, quindi se ti dico vince il Milan poi la gente dice “Ecco Condò tifa Milan, idem se ti dico vince l’Inter” spiega Paolo Condò.

Sperando che domenica i Diavoli saranno altrettanto bravi a dribblare i Biscioni.

Giulia Galliano Sacchetto

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Inter-Milan, il focus sui nostri avversari della prossima giornata

Inter-Milan, il focus sui nostri avversari della prossima giornata

INTER-MILAN – Dopo aver perso con il Verona un’ottima occasione per accorciare in classifica il Milan si appresta ad affrontare una partita diversa da tutte le altre. Andiamo a scoprire meglio il nostro prossimo avversario.

Ultimo precedente

L’ultimo precedente del Milan in casa dell’Inter risale al 21 ottobre 2018 e terminò 1 a 0 per i nerazzurri con gol al 92esimo di Mauro Icardi.

Precedenti famosi

Il precedente in casa dell’Inter forse più ricordato dai tifosi milanisti è quello dell’11 maggio 2001, quando il Milan vinse con un punteggio tennistico, schiacciando l’Inter 6 a 0, con le doppiette di Comandini e Shevchenko e i gol di Giunti e Serginho.

Ultime gare dell’Inter

L’Inter arriva al derby ancora seconda in classifica grazie al pareggio tra Lazio e Verona. La squadra di Conte è reduce dalla vittorie con Udinese e Fiorentina, quest’ultima in Coppa Italia, che hanno interrotto una striscia di tre pareggi consecutivi in campionato.

Ultime gare del Milan

Il Milan arriva al derby dopo l’occasione persa con il Verona e deve vincere per sperare ancor nell’europa.

Curiosità sugli avversari

Il Biscione, simbolo della squadra nerazzurra, fu scelto dai fondatori perché rappresentava la casata dei Visconti che governò Milano tra il 1277 e il 1447. Anche gli Sforza, che succedettero ai Visconti, decisero di mantenere il Biscione sullo scudo del ducato di Milano.

I padri fondatori dell’Inter scegliendo il Biscione come simbolo vollero dare importanza al carattere locale della formazione, contrapponendosi al Milan che era stato fondato da stranieri.

Allenatore avversario

Lo score di Antonio Conte con il Milan è decisamente positivo: 10 partite, 7 vittorie, tre pareggi e nessuna sconfitta. Altrettanto positivo è il bilancio degli incroci di Conte con Stefano Pioli: 7 in tutto con 4 vittorie, 3 pareggi e nessuna sconfitta per il tecnico pugliese.

Storico arbitro con le due squadre

Il derby sarà diretto da Fabio Maresca. Il fischietto di Napoli ha arbitrato 7 volte il Milan con i rossoneri che hanno ottenuto 3 vittorie, altrettanti pareggi e una sconfitta, il 10 novembre scorso, a Torino con la Juve. Anche il bilancio dell’Inter è tutto sommato positivo: 6 gare dirette da Maresca, 4 vittorie, 0 pareggi e due sconfitte.

A coadiuvare Maresca ci saranno gli assistenti Peretti e Paganessi, il quarto uomo La Penna, il Var Mazzoleni e l’assistente Var Schenone.

Ex e doppi ex

Indubbiamente l’ex più atteso sarà Zlatan Ibrahimovic, all’Inter dal 2006 al 2009 e al Milan già dal 2010 al 2012). Proprio all’Inter Ibra segnò i suoi ultimi gol della sua prima avventura con la maglia rossonera.

Anche sulla panchina rossonera ci sarà un ex, perché Stefano Pioli ha allenato l’Inter nella stagione 2016/2017. L’attuale tecnico rossonero è in buona compagnia: prima di lui hanno allenato entrambe le formazioni tra gli altri Zaccheroni, Trapattoni; Castagner e Radice.

Tra gli ex che domenica non ci saranno ricordiamo Seedorf, Pirlo, Ronaldo, Pazzini, Cassano, Serena, Baggio, Panucci, Collovati e colui che da il nome alo stadio delle due formazioni ovvero Giuseppe Meazza.

Giulia Galliano Sacchetto

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Milan-Inter 0-2: Lavagna Tattica. Game, set and match per Antonio Conte

Milan-Inter 0-2: Lavagna Tattica. Game, set and match per Antonio Conte

MILAN-INTER 0-2 Compito ingrato, ingrato compito. Rivedere il derby è stata una piccola grande impresa per chi come me abbina la passione al lavoro. Un bel respirone e via, proviamo ad analizzare tatticamente la sconfitta di sabato sera.

Nella Lavagna Tattica di venerdì (link) avevo auspicato un atteggiamento coraggioso, propositivo, con un occhio di riguardo a Brozovic e alle palle inattive specie per lo spazio incustodito al limite dell’area di rigore. Ahinoi questi non sono che stati alcuni dei problemi osservati sabato sera. I rossoneri hanno infatti palesato parecchi problemi sia in fase di costruzione che in quella di opposizione al possesso interista.
Partiamo con ordine elencando sistemi di gioco e titolari:
Il Milan si è schierato con Gigio e la classica difesa a quattro con Conti al posto dello squalificato Calabria, Kessiè, Biglia e Calhanoglu in mezzo, mentre in attacco Suso era a supporto della coppia Leao-Piatek. Ha risposto l’Inter con i tre titolari difensivi Godin-De Vrij-Skriniar, Brozovic davanti a loro spalleggiato da Barella a destra e Sensi a sinistra, D’Ambrosio e Asamoah quinti e Lukaku-Lautaro a popolare l’attacco.

E ora partiamo con i piani gara.

POSSESSO MILAN – PRESSIONE INTER
Antonio Conte decide per un pressing ultraoffesivo con queste coppie: Romagnoli-Lukaku, Musacchio-Lautaro, Calha-Barella, Biglia-Sensi, Kessiè-Brozovic. I quinti erano in posizione di attesa pronti a chiudere sui nostri terzini (come nello stamp a lato): se la palla era destinata a Rodriguez saliva D’Ambrosio e Asamoah rinculava lasciando la possibilità di aggredire centralmente anche il nostro trequarti. La nostra scarsa capacità ad uscire da questo impasse ci costerà ad esempio la pressione su Calha quasi vittoriosa di Barella, il retropassaggio corto di Rodriguez con conseguente rischioso rimpallo Gigio-Lautaro e in generale una mancata costruzione dal basso per i primi 19 minuti. Come si poteva ovviare al problema (e come in parte si è ovviato)? Abbassare Suso in quella terra di nessuno (il punto di domanda) poteva essere una ipotesi.

POSSESSO INTER – PRESSIONE MILAN 

Marco Giampaolo decide per una versione più soft di pressing offensivo, sia rispetto a Conte e sia rispetto al collega ceco dello Slavia Praga: mette Suso a schermo su Brozovic (quindi cercando di chiudere le linee di passaggio al croato), Piatek su Skriniar e Leao su Godin. Le posizioni di partenza delle due punte però sono strette in modo da tagliare il giropalla e invitare così i due terzi di difesa alla conduzione della palla.
Problemi:
1. Rodriguez e Conti non scalano in avanti sui loro quinti D’Ambrosio-Asamoah lasciando libera la giocata corta, preoccupati di non abbandonare in 2vs2 i centrali e di non prendere tagli alle spalle da Lautaro-Lukaku (questo però ci costerà i triangoli costruiti con Barella-Sensi che fanno fuori le nostre mezzali prese in mezzo a mò di torello)
2. Biglia in posizione neutra non ha la capacità atletica di scalare con continuità su Brozovic e non chiude la linea di passaggio sulle punte (Lucas sarà invisibile per i primi 20 minuti).
3. A destra la nostra scalata è ancor diversa: Kessiè prende il quinto Asamoah e Conti prende la mezzala Sensi (quando è alta abbastanza da consetirgli di non allontanarsi troppo dalla linea di difesa). Questa versione ci costerà la doppia occasione “piattone di Lautaro-palo di D’Ambrosio” poichè Sensi, bravo a galleggiare in posizione intermedia non verrà preso da Conti e avrà tempo per ricevere, puntare e scaricare sulla punta argentina.
4. Il problema più grande: lo schermo su Brozovic è stato fatto decentemente per i primi 10 minuti da Suso, male per i secondi 10 minuti dallo stesso Suso, malissimo per i restanti 70 da Piatek (ne parlerò poi). Lo spagnolo spesso viene attratto troppo presto dalla pressione su De Vrij (1) e all’Inter basta passare da una delle due mezzali anche con pressione alle spalle (2) per far ricevere Brozovic già girato fronte al campo (3). La pigrizia di Suso (e l’indolenza di Piatek poi) unita alla mancata scalata in avanti di Biglia (?) completano il quadro. Brozovic libero di ricevere può allargare palla ad uno dei quinti e tagliare fuori così ben 6 giocatori milanisti.

MILAN E INTER DOPO IL PASSAGGIO ALL’1-4-3-3 DEI ROSSONERI
Intorno al 20-25esimo minuto Giampaolo toglie il trequartista e schiera i nostri tre attaccanti in linea con Suso largo a destra, Leao a sinistra e Piatek centravanti. Vediamo le reazioni delle due squadre: Conte preoccupato di non lasciare in 3vs3 i suoi difensori, abbassa i quinti in posizione intermedia lasciando più libera la giocata su Rodriguez e Conti, favorita anche dalla salita di Biglia che tiene basso Brozovic (primo stamp). Proprio questa posizione poco chiara di D’Ambrosio e Asamoah consentirà i buoni 15 minuti finali di primo tempo con Leao e Suso liberi di abbassarsi e ricevere nei mezzi spazi, movimento che attira la pressione delle mezzali interiste e crea spazio anche alle nostre mezzali.
Il Milan per paradosso approfitterà poco di questo vantaggio tattico (un paio di volte si cercerà il rilancio lungo sulle punte) e durante l’intervallo Conte riorganizzerà i suoi, scommettendo sulla scarsa atleticità-resistenza-abilità in costruzione di Conti e Rodriguez: i nostri due terzini vengono battezzati, liberi di giocare con spazio, la difesa interista passa a cinque con i quinti che si abbassano, (Asamoah su Suso e D’Ambrosio su Leao) e le nostre mezzali non hanno più lo spazio del primo tempo prese stabilmente da Sensi e Barella non più sviati dai “problemi” Leao e Suso. Il nostro possesso diventa ben presto sterile e senza sbocchi. Giampaolo forse impiega troppo tempo per leggere questo vantaggio sugli esterni bassi, complice con ogni probabilità il dubbio sulla condizione fisica del già ammonito Conti. In 8 minuti il Mister prova a sfruttare lo spazio concesso inserendo prima Paquetà e poi Theo Hernandez, un terzino capace di prendersi il campo. Conte però ha già pronte le contromosse e in quattro minuti inserisce da quel lato Politano largo a destra per tenere basso il francese e Vecino per Paquetà (con spostamento di Barella a sinistra).
Nonostante queste mosse la bravura tecnica di Theo ci consentirà di avere finalmente un minimo di pericolosità. Grande problema del secondo tempo (ultimo stamp): Brozovic non ha più alcun tipo di pressione, nè da Biglia nè da Piatek. Libero di giocare il croato sarà il vero padrone della gara.

 

GOL PRESI 

Brozovic – Il castello difensivo a zona inizia a costarci troppo per come è utilizzato. Sulla punizione del gol interista, il castello perde un uomo per la barriera (Suso) che inoltre non viene affiancato da un secondo uomo che poteva staccarsi per affrontare Brozovic, lascia completamente libero un altro uomo al limite (Asamoah) e concede così un tiro semplice al centrocampista croato. Il gol ha anche un altro vizietto: Leao sulla conclusione di Brozovic si volta e si fa sbattere la palla sul piede (se fosse stato fronte alla palla non sarebbe accaduto), errore ingenuo ma che ci costa caro.

Lukaku – Il secondo gol è invece lo sfruttamento di un nostro antico problema (i mancati ritorni difensivi di Suso), di una confusione su chi, come e su di chi si vada in pressing e dell’ottima lettura tattica di Conte.

L’inter prova ad inizio azione a prenderci sul nostro lato destro ma la partenza troppo bassa dell’azione e la veloce scalata di Kessiè ci consentono di chiudere bene.

 

 

 

 

L’azione quindi si esaurisce e i nerazzurri ripartono da dietro con Skriniar e Brozovic (sempre troppo libero). Barella (l’uomo più vicino a Conte) fa per rientrare anch’esso in posizione di mezzala.

 

 

 

Antonio Conte indica a Barella di fermarsi e di rimanere largo, evitando il rientro in posizione stretta da mezzala. Il centrocampista italiano si ferma e inverte immediatamente la direzione di corsa. Nello stamp non si nota ma anche Asamoah viene lasciato largo ben oltre Conti.

 

 

La palla gira verso la destra interista e tutto il Milan scala pian piano verso quel lato. Così facendo si aprono le distanze tra Suso e Kessiè e tra Kessiè e Barella che poi ci saranno fatali. Leao, Paquetà e Piatek non portano un pressing di squadra ma pressioni isolate che vengono facilmente aggirate con conseguante palla scoperta nei piedi di Godin.

 

Il difensore uruguagio, libero di giocare, si accorge del tanto spazio a sinistra e l’Inter ritenta di prenderci su quel lato. Le posizioni già molto offensive di Barella e Asamoah e le distanze di Kessiè e Suso lasciano Conti in 1vs2 consentendo al terzino solo una difesa passiva in attesa del rientro del compagno.

 

 

Barella non aspetta il rientro di Kessiè, sfrutta la sovrapposizione di Asamoah che gli lascia spazio per un cross corto e trova facilmente Lukaku. Il belga parte in anticipo su Romagnoli e una volta che ha preso lo spazio è quasi impossibile da spostare: 0-2 Inter

 

 

 

Simone Cristao

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Milan-Inter 0-2, la parola ai protagonisti

Milan-Inter 0-2, la parola ai protagonisti

MILAN-INTER 0-2 – Marco Giampaolo individua nel maggior tasso di esperienza e “vissuto” dell’Inter il motivo principale della sconfitta nel derby.

“Abbiamo iniziato con qualche titubanza di troppo, poi ci siamo assestati – ha analizzato il tecnico abruzzese -. L’Inter ha qualcosa in più sul piano del vissuto e dell’esperienza dei propri giocatori rispetto ai nostri. Siamo anche riusciti a colmare quel gap per buona parte della gara, ma il gol sugli sviluppi di una punizione ha rotto l’equilibrio. Da quel momento in poi non mi è piaciuta la reazione, disorganizzata ed emotiva, ci siamo disuniti. Nel complesso, siamo stati sempre nella gara, ma esperienza e vissuto hanno fatto la differenza”. Sulle scelte di formazione Giampaolo spiega: “Giocando alti, si corrono rischi ma era una scelta che dovevo fare. Aspettare gli avversari sarebbe stato un inutile dispendio di energie per i nostri attaccanti. Ci siamo presi rischi, mi è piaciuto il coraggio di risalire e stare alti, tranne quando ci siamo disuniti. Leao mi è piaciuto, ha velocità nell’uno contro uno, buoni numeri, non è disciplinato in fase difensiva e deve imparare a saper stare meglio nella partita. Ha affrontato un giocatore di grande esperienza come Godin, non era facile. Ho scelto Biglia e non Bennacer perché immaginavo che oggi la difficoltà principale stesse proprio nell’esperienza. Biglia ha più maturità tattica e nei posizionamenti rispetto a Bennacer. Non è stato lucido in fase di possesso ma ha fatto molto bene in fase di non possesso e chiusura delle linee di passaggio”
Ed a chi gli chiede se questo Milan è da quarto posto, il mister risponde: “Non lo so dire. Siamo giovani, se dimostreremo ferocia ed ambizione, ci potremo riuscire, ma dobbiamo lavorare. Da dove si riparte? Allenandoci e lavorando già da domani mattina. La sconfitta è amara, ancor di più in un derby. Ci lecchiamo le ferite ma ripartiamo. Sono tanti i particolari da mettere a posto”.

CONTE

Non nasconde tutta la sua soddisfazione l’allenatore nerazzurro Antonio Conte.

“Il derby è sempre una partita speciale e mai facile da vincere – ha detto Conte a Dazn -. Siamo soddisfatti, i ragazzi hanno giocato una grande gara. Venivamo da una prestazione in Europa che ci ha lasciato l’amaro in bocca ma da quel passo falso abbiamo trovato la carica giusta per oggi. È una vittoria meritata, sono contento per i ragazzi e per i nostri tifosi”. Sull’episodio Lukaku-Brozovic, Conte spiega: “ad avercene di questi problemi, sono ragazzi eccezionali, come tutti. Mi arrabbio spesso con loro perché sono troppo bravi, in campo devono essere più smaliziati. È un gruppo sano, che ha piacere di stare insieme. Hanno sangue nelle vene e voglia di migliorare. Anche a me spesso è capitato di litigare con i compagni, ma la sera eravamo a cena insieme. Quanto è bello vedere i nostri tifosi gioire. Abbiamo lavorato tanto nei due mesi, abbiamo avuto difficoltà nel lavorare con giocatori che partivano e venivano. Ma abbiamo un’idea di calcio, oggi si è visto, abbiamo fatto un pressing da squadra. Si possono avere idee ma i comandanti hanno bisogno dei soldati che vanno in campo. Sono molto contento, era il mio primo derby e volevo fare bella figura”.

Photo Credits: AcMilan.com

Enrico Aiello

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Milan-Inter, Giampaolo: “Entusiasmo e consapevolezza. Gioca Conti”

Milan-Inter, Giampaolo: “Entusiasmo e consapevolezza. Gioca Conti”

MILAN INTER – Le parole di mister Marco Giampaolo in attesa della stracittadina di sabato sera.

MILAN-INTER, CONFERENZA GIAMPAOLO – Il Derby, il 171° in Serie A TIM e 224° totale, non è mai una partita come tutte le altre. Tra giocatori e tifosi, l’atmosfera è diversa perché, in fondo, ne va di almeno metà stagione. Tra sfottò a scuola o al lavoro. Tra la possibilità di vantarsi per “averlo vinto” e abbassare il capo in attesa del match di ritorno.

Mister Giampaolo lo sa – e chi se non lui che con la Sampdoria ha un bottino di 4 vittorie e 2 pareggi – e si è detto pronto ad affrontare un altro allenatore, Antonio Conte, che con le stracittadine ha un ottimo rapporto: sulla panchina della Juventus, il parziale è di 4 vittorie a zero. Ecco perché il tecnico rossonero, nella consueta conferenza stampa della vigilia, si è detto fiducioso nel voler regalare una gioia ai tifosi: “Non dobbiamo mai dimenticare che rappresentiamo milioni di tifosi, il vero patrimonio sono loro. So cosa significa vincere un derby anche se poi, per me, la gioia dura poco. Non riesco a godermi troppo le vittorie ma capisco l’importanza per i nostri tifosi”.

LA PARTITA

Mister Giampaolo, nel corso della conferenza stampa, ha analizzata a lungo quella che sarà la partita di domani: “Il derby fa storia a sé ed è una partita importante ma ambisco a farne tante altre. Ne ho vissuti diversi a Genova e so cosa significa per i tifosi. Nessun favorito o sfavorito, è una partita talmente particolare che sfugge da ogni tipo di pronostico. Confido nella capacità di saperla fare in un determinato modo; hanno tutti da perdere e tutti da vincere”.

L’INTER

Il tecnico rossonero si è poi soffermato sugli avversari: “Sono una squadra chiara e definita che fa le cose con ripetitività. Non ci sono singoli ma c’è il collettivo così come, da parte nostra, dobbiamo fare un grande lavoro di responsabilità e grande maturità tattica. I calciatori dovranno fare una prestazione di altissimo livello, sempre con il collettivo. Conte? Non ci siamo mai affrontati ma ha avuto un percorso importante e me lo ricordo già dagli inizi, avendolo seguito. Oggi all’Inter ripropone il calcio del ‘primo-Conte’. So da dove viene e conosco il suo tipo di calcio”.

QUELLO CHE SI ASPETTA

La nostra ambizione è quella di giocare bene e vincere. Cerco di trasmetterla alla squadra e per fare questo servono giocatori concentrati e vogliosi senza particolari nervosismi. In partite come queste, il livello si alza da solo; c’è già un alto dispendio psico-fisico. Per giocare bene, devi essere sereno e saperti divertire. Il nostro obiettivo è fare meglio dello Slavia Praga (sorride, ndr): molte volte si può difendere tenendo la palla, così come fanno le grandi squadre. Non per forza serve fare il fortino. Idealmente, a me non piace una squadra che difende basso, una squadra che gioca palla lunga o che non pressa alta per recuperare palla. Per fare tutto ciò, serve consapevolezza tattica, cura del dettaglio e tanto lavoro.

SUI SINGOLI

Per forza di cose, il dialogo con i presenti, si è spostamento sui giocatori ed in particolare su chi sostituirà Davide Calabria: “Gioca Conti! Il ragazzo si allena bene ed è sempre attento. In fase difensiva sapeva e sa che deve migliorare e più di qualche passo avanti l’ha fatto. Domani ha la possibilità di dimostrare come sta, nulla di più. Con Paquetá nessun confronto e nessun nervosismo. È stata una chiacchierata ma niente di clamoroso”. Il tecnico rossonero ha poi confermato quanto detto da Boban in settimana: “Ci sono tanti uomini spogliatoio, in particolare quelli che l’anno scorso erano già al Milan. Gigio è uno di questi, così come Alessio (Romagnoli, ndr)”. Infine, si è parlato del dualismo Biglia-Bennacer: “Lucas è un giocatore esperto che sa giocare, è uomo di grande esperienza. Domani, poi, giochiamo in 14”.

LA SCINTILLA

Infine, Mister Giampaolo ha parlato di quella scintilla necessaria per svoltare: “Ogni partita è buona: d’incanto riesci a giocare trovandoti nelle stesse situazioni provate in settimana ed acquisisci autostima. Nelle amichevoli di quest’estate ci siamo andati molto vicini, in campionato meno ma questo significa che ‘l’aria l’hanno annusata’. Da bambini ci divertivamo passandoci la palla, non correndo dietro agli altri. Lo spirito deve essere quello; ci sono e saranno difficoltà nel percorso ma il mantra è gioia, divertimento ed entusiasmo”.

Photo credits: acmilan.com 

Tomaso Palli

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Milan-Inter: Lavagna Tattica, il Pre. Coraggio, testa alta e giocare a calcio!

Milan-Inter: Lavagna Tattica, il Pre. Coraggio, testa alta e giocare a calcio!

MILAN-INTER – Mai come in questa vigilia è difficile intuire come Inter e soprattutto Milan affronteranno il derby sia come sistema di gioco, sia nei vari interpreti. Il derby è da sempre partita particolare, una partita che non va subita, specie se questa partita la si gioca contro una squadra di Conte che da sempre va in difficoltà se attaccata meno se si prova a giocare soltanto di rimessa.
Il derby bisogna guardarlo negli occhi, prenderlo per il bavero e strattonarlo per portarlò a sé. Senza paura.
Per questo motivo proveremo ad analizzare la gara dal punto di vista tattico cercando di dare una lettura coraggiosa alla gara del Milan e abbiamo preso come spunto la partita Inter-Slavia Praga di Champions League dove un avversario di buon livello ha affrontato l’Inter partendo da una difesa a quattro come la nostra.

Partiamo dalla fase di possesso dell’Inter: da rinvio dal fondo o con palla nelle mani di Handanovic, i nerazzurri venivano presi uomo vs uomo dalla squadra avversaria. Si lasciava una ricezione comoda al centrale della difesa a 3 (De Vrij – #5) chiudendo però tutte le possibili giocate corte con i due esterni alti sui terzi di difesa, schermando il mediano (Brozovic #4) con la prima punta e arretrando il trequartista (#10) su una mezzala (Gagliardini #6) – nel nostro caso se dovessimo giocare 1-4-3-3 sarebbe ancor più semplice fare mezzala su mezzala. Alzando poi coraggiosamente i terzini sui quinti di centrocampo lo Slavia chiudeva anche gli sbocchi laterali lasciando sì un rischioso “2vs2 difensori vs Lukaku-Lautaro” ma si premurava di piazzare uno dei due mediani (#8) a zona per chiudere le linee di passaggio per le due punte e per aiutare i due centrali in caso di palla alta e profonda.
Questa disposizione subiva poi un cambiamento (secondo schema di spalla) non appena il portatore di palla (sempre De Vrij) arrivava sulla trequarti campo. Con una rapida scalata in avanti che coinvolgeva tre giocatori (prima punta #9, trequartista #10 e mediano #8) i cechi forzavano la giocata al difensore olandese chiudendo le linee di passaggio e lasciando libera una palla profonda che l’Inter si poteva permettere per la presenza di un giocatore fisico come Lukaku. Coraggiosi certo, forse anche un po’ spregiudicati, ma infine ripagati da questo azzardo perchè le palle recuperate su errori in uscita dall’Inter sono state molte e una di queste (doppio errore di Skriniar nel frangente) ha portato al gol del vantaggio. Potrebbero essere un paio i “boomerang” di questo coraggio: la fisicità di Lukaku contro i nostri centrali (sia Romagnoli che Musacchio pagano dazio in questo) e occhio al recupero immediato dell’Inter perchè si rischia di non esser in posizione corretta e di lasciare scoperti i centrali, liberi di esser attaccati palla a terra e in campo aperto (da qui la miglior occasione della gara vs lo Slavia ovvero il diagonale di Lautaro). Ultimo accorgimento strettamente necessario: chiudere i rifornimenti a Brozovic. Che lo si voglia prendere alzando di molto il mediano (Bennacer alla Jorginho sarriano?) in un ipotetico 1-4-3-3 o schermandolo con la punta o il trequartista non bisogna in alcun modo lasciare libero il croato di ricevere e dialogare sul corto con i compagni. Questo manderebbe all’aria qualsiasi tentativo di pressing alto e lascerebbe alla “tipica” squadra di Conte una delle armi preferite ovvero potersi riversare e metter le tende nella metacampo altrui, asfissiando l’avversario con ritmo e intensità.

Ribaltiamo ora il lato e pensiamo alla nostra fase di costruzione. L’Inter si oppone al possesso avversario in due modi, uno più aggressivo e un altro più standard come riportato negli schemi di lato. Nel caso numero 1 c’è una pressing molto offensivo, uomo su uomo, Lukaku prende un centrale e la seconda punta (o uno dei due trequartisti nel 1-3-4-2-1) prende l’altro; il mediano (Brozovic) sale molto fino a prendere il mediano avversario e i quinti chiudono le uscite sui terzini. Punto debole? Lo spazio in trequarti rimane così sguarnito, dovessimo giocare 1-2 davanti sono sicuro che Conte non lascerebbe quella voragine e ci affronterebbe con la versione numero 2 più equilibrata, che lascia il possesso ai centrali e il solo Lukaku a tagliare la linea di passaggio tra i difensori spesso usata/abusata dai rossoneri. Dovessimo giocare a tre davanti perchè non provare a sfruttare l’eventuale spazio lasciato libero da Brozovic con il movimento ad accentrarsi nei mezzi spazi di Suso e Rebic?

Ultime tre annotazioni rapide:
– se recuperiamo velocamente la palla a metà dobbiamo esser bravi a ribaltare il lato e pizzicare la pigrizia dei quinti avversari in modo da lasciare in 1vs1 i terzi di difesa interisti, sfruttare gli inserimenti delle mezzali (che Kessiè e Calha/Paquertà ce la mandino buona…) e provare a muovere De Vrij facendolo uscire sui lati.
– prima dell’espulsione di De Paul, l’Udinese aveva ben affrontato l’Inter in un modo differente, ovvero infoltendo la zona centrale del campo con molti uomini, abbassando tutti i trequarti e facendo possesso nello spazio tra la linea dei mediani e quella delle mezzepunte interiste. Una volta affrontati e superati i centrocampisti nerazzurri grazie alla superiorità numerica, i friulani potevano sfidare con spazio la difesa avversaria grazie anche al movimento profondo ad allungare di Lasagna che Piatek saprebbe ben fare.
– Il Milan difende a zona sui calci piazzati (l’Inter a uomo) e i nerazzurri sono molto forti fisicamente. Occhi aperti quindi, pronti ad attaccare la palla appena parte dal calcio piazzato perchè il terzo tempo dei vari Godin, Skriniar, De Vrij, Lukaku potrebbe esser fatale e inoltre la zona appena fuori dal limite dell’area viene ancora lasciata sguarnita, preda dei tiratori avversari: da rivedere.

Simone Cristao

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