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Milan-Inter, Giampaolo: “Entusiasmo e consapevolezza. Gioca Conti”

Milan-Inter, Giampaolo: “Entusiasmo e consapevolezza. Gioca Conti”

MILAN INTER – Le parole di mister Marco Giampaolo in attesa della stracittadina di sabato sera.

MILAN-INTER, CONFERENZA GIAMPAOLO – Il Derby, il 171° in Serie A TIM e 224° totale, non è mai una partita come tutte le altre. Tra giocatori e tifosi, l’atmosfera è diversa perché, in fondo, ne va di almeno metà stagione. Tra sfottò a scuola o al lavoro. Tra la possibilità di vantarsi per “averlo vinto” e abbassare il capo in attesa del match di ritorno.

Mister Giampaolo lo sa – e chi se non lui che con la Sampdoria ha un bottino di 4 vittorie e 2 pareggi – e si è detto pronto ad affrontare un altro allenatore, Antonio Conte, che con le stracittadine ha un ottimo rapporto: sulla panchina della Juventus, il parziale è di 4 vittorie a zero. Ecco perché il tecnico rossonero, nella consueta conferenza stampa della vigilia, si è detto fiducioso nel voler regalare una gioia ai tifosi: “Non dobbiamo mai dimenticare che rappresentiamo milioni di tifosi, il vero patrimonio sono loro. So cosa significa vincere un derby anche se poi, per me, la gioia dura poco. Non riesco a godermi troppo le vittorie ma capisco l’importanza per i nostri tifosi”.

LA PARTITA

Mister Giampaolo, nel corso della conferenza stampa, ha analizzata a lungo quella che sarà la partita di domani: “Il derby fa storia a sé ed è una partita importante ma ambisco a farne tante altre. Ne ho vissuti diversi a Genova e so cosa significa per i tifosi. Nessun favorito o sfavorito, è una partita talmente particolare che sfugge da ogni tipo di pronostico. Confido nella capacità di saperla fare in un determinato modo; hanno tutti da perdere e tutti da vincere”.

L’INTER

Il tecnico rossonero si è poi soffermato sugli avversari: “Sono una squadra chiara e definita che fa le cose con ripetitività. Non ci sono singoli ma c’è il collettivo così come, da parte nostra, dobbiamo fare un grande lavoro di responsabilità e grande maturità tattica. I calciatori dovranno fare una prestazione di altissimo livello, sempre con il collettivo. Conte? Non ci siamo mai affrontati ma ha avuto un percorso importante e me lo ricordo già dagli inizi, avendolo seguito. Oggi all’Inter ripropone il calcio del ‘primo-Conte’. So da dove viene e conosco il suo tipo di calcio”.

QUELLO CHE SI ASPETTA

La nostra ambizione è quella di giocare bene e vincere. Cerco di trasmetterla alla squadra e per fare questo servono giocatori concentrati e vogliosi senza particolari nervosismi. In partite come queste, il livello si alza da solo; c’è già un alto dispendio psico-fisico. Per giocare bene, devi essere sereno e saperti divertire. Il nostro obiettivo è fare meglio dello Slavia Praga (sorride, ndr): molte volte si può difendere tenendo la palla, così come fanno le grandi squadre. Non per forza serve fare il fortino. Idealmente, a me non piace una squadra che difende basso, una squadra che gioca palla lunga o che non pressa alta per recuperare palla. Per fare tutto ciò, serve consapevolezza tattica, cura del dettaglio e tanto lavoro.

SUI SINGOLI

Per forza di cose, il dialogo con i presenti, si è spostamento sui giocatori ed in particolare su chi sostituirà Davide Calabria: “Gioca Conti! Il ragazzo si allena bene ed è sempre attento. In fase difensiva sapeva e sa che deve migliorare e più di qualche passo avanti l’ha fatto. Domani ha la possibilità di dimostrare come sta, nulla di più. Con Paquetá nessun confronto e nessun nervosismo. È stata una chiacchierata ma niente di clamoroso”. Il tecnico rossonero ha poi confermato quanto detto da Boban in settimana: “Ci sono tanti uomini spogliatoio, in particolare quelli che l’anno scorso erano già al Milan. Gigio è uno di questi, così come Alessio (Romagnoli, ndr)”. Infine, si è parlato del dualismo Biglia-Bennacer: “Lucas è un giocatore esperto che sa giocare, è uomo di grande esperienza. Domani, poi, giochiamo in 14”.

LA SCINTILLA

Infine, Mister Giampaolo ha parlato di quella scintilla necessaria per svoltare: “Ogni partita è buona: d’incanto riesci a giocare trovandoti nelle stesse situazioni provate in settimana ed acquisisci autostima. Nelle amichevoli di quest’estate ci siamo andati molto vicini, in campionato meno ma questo significa che ‘l’aria l’hanno annusata’. Da bambini ci divertivamo passandoci la palla, non correndo dietro agli altri. Lo spirito deve essere quello; ci sono e saranno difficoltà nel percorso ma il mantra è gioia, divertimento ed entusiasmo”.

Photo credits: acmilan.com 

Tomaso Palli

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Milan-Inter: Lavagna Tattica, il Pre. Coraggio, testa alta e giocare a calcio!

Milan-Inter: Lavagna Tattica, il Pre. Coraggio, testa alta e giocare a calcio!

MILAN-INTER – Mai come in questa vigilia è difficile intuire come Inter e soprattutto Milan affronteranno il derby sia come sistema di gioco, sia nei vari interpreti. Il derby è da sempre partita particolare, una partita che non va subita, specie se questa partita la si gioca contro una squadra di Conte che da sempre va in difficoltà se attaccata meno se si prova a giocare soltanto di rimessa.
Il derby bisogna guardarlo negli occhi, prenderlo per il bavero e strattonarlo per portarlò a sé. Senza paura.
Per questo motivo proveremo ad analizzare la gara dal punto di vista tattico cercando di dare una lettura coraggiosa alla gara del Milan e abbiamo preso come spunto la partita Inter-Slavia Praga di Champions League dove un avversario di buon livello ha affrontato l’Inter partendo da una difesa a quattro come la nostra.

Partiamo dalla fase di possesso dell’Inter: da rinvio dal fondo o con palla nelle mani di Handanovic, i nerazzurri venivano presi uomo vs uomo dalla squadra avversaria. Si lasciava una ricezione comoda al centrale della difesa a 3 (De Vrij – #5) chiudendo però tutte le possibili giocate corte con i due esterni alti sui terzi di difesa, schermando il mediano (Brozovic #4) con la prima punta e arretrando il trequartista (#10) su una mezzala (Gagliardini #6) – nel nostro caso se dovessimo giocare 1-4-3-3 sarebbe ancor più semplice fare mezzala su mezzala. Alzando poi coraggiosamente i terzini sui quinti di centrocampo lo Slavia chiudeva anche gli sbocchi laterali lasciando sì un rischioso “2vs2 difensori vs Lukaku-Lautaro” ma si premurava di piazzare uno dei due mediani (#8) a zona per chiudere le linee di passaggio per le due punte e per aiutare i due centrali in caso di palla alta e profonda.
Questa disposizione subiva poi un cambiamento (secondo schema di spalla) non appena il portatore di palla (sempre De Vrij) arrivava sulla trequarti campo. Con una rapida scalata in avanti che coinvolgeva tre giocatori (prima punta #9, trequartista #10 e mediano #8) i cechi forzavano la giocata al difensore olandese chiudendo le linee di passaggio e lasciando libera una palla profonda che l’Inter si poteva permettere per la presenza di un giocatore fisico come Lukaku. Coraggiosi certo, forse anche un po’ spregiudicati, ma infine ripagati da questo azzardo perchè le palle recuperate su errori in uscita dall’Inter sono state molte e una di queste (doppio errore di Skriniar nel frangente) ha portato al gol del vantaggio. Potrebbero essere un paio i “boomerang” di questo coraggio: la fisicità di Lukaku contro i nostri centrali (sia Romagnoli che Musacchio pagano dazio in questo) e occhio al recupero immediato dell’Inter perchè si rischia di non esser in posizione corretta e di lasciare scoperti i centrali, liberi di esser attaccati palla a terra e in campo aperto (da qui la miglior occasione della gara vs lo Slavia ovvero il diagonale di Lautaro). Ultimo accorgimento strettamente necessario: chiudere i rifornimenti a Brozovic. Che lo si voglia prendere alzando di molto il mediano (Bennacer alla Jorginho sarriano?) in un ipotetico 1-4-3-3 o schermandolo con la punta o il trequartista non bisogna in alcun modo lasciare libero il croato di ricevere e dialogare sul corto con i compagni. Questo manderebbe all’aria qualsiasi tentativo di pressing alto e lascerebbe alla “tipica” squadra di Conte una delle armi preferite ovvero potersi riversare e metter le tende nella metacampo altrui, asfissiando l’avversario con ritmo e intensità.

Ribaltiamo ora il lato e pensiamo alla nostra fase di costruzione. L’Inter si oppone al possesso avversario in due modi, uno più aggressivo e un altro più standard come riportato negli schemi di lato. Nel caso numero 1 c’è una pressing molto offensivo, uomo su uomo, Lukaku prende un centrale e la seconda punta (o uno dei due trequartisti nel 1-3-4-2-1) prende l’altro; il mediano (Brozovic) sale molto fino a prendere il mediano avversario e i quinti chiudono le uscite sui terzini. Punto debole? Lo spazio in trequarti rimane così sguarnito, dovessimo giocare 1-2 davanti sono sicuro che Conte non lascerebbe quella voragine e ci affronterebbe con la versione numero 2 più equilibrata, che lascia il possesso ai centrali e il solo Lukaku a tagliare la linea di passaggio tra i difensori spesso usata/abusata dai rossoneri. Dovessimo giocare a tre davanti perchè non provare a sfruttare l’eventuale spazio lasciato libero da Brozovic con il movimento ad accentrarsi nei mezzi spazi di Suso e Rebic?

Ultime tre annotazioni rapide:
– se recuperiamo velocamente la palla a metà dobbiamo esser bravi a ribaltare il lato e pizzicare la pigrizia dei quinti avversari in modo da lasciare in 1vs1 i terzi di difesa interisti, sfruttare gli inserimenti delle mezzali (che Kessiè e Calha/Paquertà ce la mandino buona…) e provare a muovere De Vrij facendolo uscire sui lati.
– prima dell’espulsione di De Paul, l’Udinese aveva ben affrontato l’Inter in un modo differente, ovvero infoltendo la zona centrale del campo con molti uomini, abbassando tutti i trequarti e facendo possesso nello spazio tra la linea dei mediani e quella delle mezzepunte interiste. Una volta affrontati e superati i centrocampisti nerazzurri grazie alla superiorità numerica, i friulani potevano sfidare con spazio la difesa avversaria grazie anche al movimento profondo ad allungare di Lasagna che Piatek saprebbe ben fare.
– Il Milan difende a zona sui calci piazzati (l’Inter a uomo) e i nerazzurri sono molto forti fisicamente. Occhi aperti quindi, pronti ad attaccare la palla appena parte dal calcio piazzato perchè il terzo tempo dei vari Godin, Skriniar, De Vrij, Lukaku potrebbe esser fatale e inoltre la zona appena fuori dal limite dell’area viene ancora lasciata sguarnita, preda dei tiratori avversari: da rivedere.

Simone Cristao

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Verona-Milan 0-1: Lavagna Tattica. Alla ricerca della (s)quadra perduta.

Verona-Milan 0-1: Lavagna Tattica. Alla ricerca della (s)quadra perduta.

VERONA-MILAN 0-1 – Questo primo appuntamento di Lavagna Tattica è sui generis perchè non è mai semplice analizzare una partita dal punto di vista tattico quando dopo 20 minuti una delle due squadre si ritrova in inferiorità numerica e per forza di cose cambia il proprio piano gara influenzando anche quello dell’avversario.
Proviamo ugualmente ad analizzare la sfida del Bentegodi vinta dal Milan per 1 a 0.
Il Verona padrone di casa affronta la gara con l’ormai consueta difesa a tre formata da Rrahmani-Kumbulla-Gunter, protetta sugli esterni dai quinti Faraoni e Lazovic e centralmente dal duo Amrabat-Veloso; l’unica punta Stepinski è invece supportata dalla coppia Verre-Zaccagni.
Il Milan risponde con la classica difesa a quattro Calabria-Musacchio-Romagnoli-Rodriguez, una linea mediana formata da Kessiè, Biglia e Calhanoglu e… e qui arriva il bello: per provare ad analizzare il tridente ci facciamo aiutare dalle posizioni medie del primo tempo.

Dallo schema qui a fianco balza subito all’occhio l’asimmetria del nostro terzetto d’attacco: Suso (8) è autoconfinato sulla destra, mentre Paquetà (39) e Piatek (9) spesso calpestano le medesime zolle di campo.
Da qui nascono parecchi problemi nello sviluppo dell’azione d’attacco. La poca profondità concessa dal Verona non è comunque sfruttata da alcun taglio dei nostri nè si cerca di allungare lo schieramento avversario per creare spazio in trequarti a Paquetà. Mancano i movimenti opposti tra punta e trequarti (che in verità si erano invece visti parzialmente con Castillejo): quando Piatek viene incontro al portatore di palla nessuno attacca lo spazio alle spalle del polacco, anzi spesso Paquetà compie il medesimo movimento con il risultato di ingolfare spazi e manovra. E se questo sbocco di gioco si inaridisce altrettanto accade per lo sviluppo sulla catena di destra. Suso rivece palla soltanto sui piedi, non viene aiutato dal movimento interno di Kessiè che va a schiacciarsi su Gunter nè dalla corsa di Calabria che raramente gli passa alle spalle per provare a metter in difficoltà Lazovic. Risultato: lo spagnolo si intestardisce in 1vs1 spesso fini a loro stessi, prova la conclusione dallo spigolo dell’area non trovando mai la pericolosità necessaria e ignora anche i pochi movimenti corretti dei compagni.

Il Milan del primo tempo è in pratica tutto qui come risulta anche dalle due tabelle: spazi ridotti in trequarti (Paquetà riceve pochi palloni, spesso spalle alla porta dove risulta ancora poco efficace ed è il peggiore dei nostri per palle perse -5-), movimenti offensivi mal fatti che non creano linee di passaggio verticali e obbligano ad uno sterile possesso per vie orizzontali tra i difensori con conseguante palla nei piedi a Suso quale unico sbocco offensivo (i cinque calciatori per palle giocate e passaggi riusciti sono proprio i quattro di difesa e lo spagnolo), infine un baricentro molto alto specie dopo l’espulsione di Stepinski che non ci aiuta nell’assediare pericolosamente l’area avversaria ma anzi ci espone ad una difficile copertura della nostra profondità che viene bucata ad esempio dall’inserimento tra i centrali di Verre abile nel controllo e per fortuna meno nella conclusione, l’unico neo nella buona partita del duo Musacchio-Romagnoli.

La ripresa si apre con una variazione tattica importante: fuori il trequartista (Paquetà) e dentro un esterno sinistro (Rebic). Giampaolo vira così verso un più riconoscibile 1-4-3-3 con l’idea di creare maggiori spazi e di ribilancare lo sviluppo del gioco sfruttando anche la parte sinistra del campo.

Nei secondi 45 minuti il Milan in effetti riequilibria la direzione dei propri attacchi come si nota dallo schema di lato, sfrutta anche la fascia sinistra del proprio schieramento pressochè inutilizzata nel primo tempo e chiede a Rebic di forzare l’1vs1 con il quinto avversario (il Verona rimasto in dieci si è schierato stabilmente a cinque in difesa). Ciò che però colpisce la nostra attenzione è la provenienza dei tiri

Dal lato sinistro i rossoneri non calciano pressochè mai nei 90 minuti (solo il 6% delle conclusioni) e altro spunto interessante l’unico che calcia da quel lato di campo è la nosta mezzala sinistra ovvero Hakan Calhanoglu.
Nello schema di spalla che riporta le conclusioni del Milan verso lo specchio della porta veronese tutti i tiri dalla parte sinistra del campo, quelli evidenziati in azzurro, sono presi da Calha; non ci sono infatti tiri presi da Piatek e Paquetà nel primo tempo nè da Rebic nel secondo (nota a margine si notano qui anche le moltissime conclusioni prese da Suso nel primo tempo poco fuori l’area di rigore sul centrodestra).
Non è un caso però che il turco sia il nostro arciere nel secondo tempo. L’ingresso di Rebic abbinato ad un Kessiè molto alto in possesso, più vicino a Piatek che a Biglia, ha permesso al Milan di schiacciare la linea difensiva avversaria sul limite dell’area di rigore. In questo modo si è creato un piccolo-grande cuscinetto di spazio tra la lunetta e la trequarti campo che proprio la nostra mezzala più qualitativa si è andato a prendere creando i presupposti per la vittoria della partita. Dall’uno-due chiesto e ottenuto a Piatek, Calha ha avuto la palla per calciare in porta da ottima posizione, conclusione ribattuta dal braccio di Gunter che ha portato al rigore da 3 punti. Buona quindi la lettura di Mister Giampaolo che ha giocato sul volontario baricentro ultrabasso del Verona forzandone gli aspetti negativi che questo comporta.

Dove invece il Mister ha peccato a nostro avviso? L’ampiezza è stata del tutto trascurata. Nel secondo tempo ci saremmo aspettati dai rossoneri una migliore copertura degli esterni, sfruttando il nuovo sistema di gioco che prevedeva un esterno alto anche a sinistra (Rebic) e un coinvolgimento maggiore dei due esterni bassi (Calabria e Rodriguez) che invece sono rimasti molto stretti, bassi e che quasi mai hanno cercato di prendere sull’esterno la difesa avversaria. Risultato sono le larghezze medie: per paradosso nel primo tempo i rossoneri hanno sfruttato maggiormente l’ampiezza (circa 32m) che nel secondo tempo (27.5m) imbottigliandosi ancora di più in una stretta fascia centrale.

Ancora una partita con luci ed ombre quindi quella di Verona dopo le prime due gare tutt’altro che esaltanti. C’è da sperare che i rossoneri trovino una quadra il più rapidamente possibile, abbandonando strani ibridi tattici che difficilmente possono esser digeriti da una squadra giovane, acerba e in piena fase di costruzione perchè all’orizzonte c’è una partita diversa da tutte le altre: il derby!

Simone Cristao

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Verona-Milan, conferenza Giampaolo: “Miglioreremo, la squadra mi dà questa fiducia. Nuovi e vecchi? C’è solo il Milan”

Verona-Milan, conferenza Giampaolo: “Miglioreremo, la squadra mi dà questa fiducia. Nuovi e vecchi? C’è solo il Milan”

VERONA-MILAN, CONFERENZA GIAMPAOLO – Alla vigilia della sfida di Verona contro l’Hellas, dopo la sosta con le nazionali che ha visto coinvolti molti elementi dello scacchiere rossonero, Giampaolo è tornato a parlare in conferenza stampa iniziando però dalle condoglianze a Marcos Cafù per la prematura scomparsa del figlio.

Oggi il mister ha ripetuto più volte di aver fiducia nei suoi giocatori e che i suoi punti fondamentali sono il lavoro e cura dei dettagli: “I dettagli fanno la differenza”.

ATMOSFERA

I giocatori che sono rimasti qui si sono allenati bene e con professionalità; chi è andato in nazionale ha messo minutaggio nelle gambe. La squadra lavora bene e con entusiasmo”, così ha esordito Giampaolo parlando dei suoi giocatori e del lavoro svolto a Milanello. “Col lavoro metteremo a posto tante cose. La squadra mi trasmette questa fiducia perché lavora bene. Il tempo metterà a posto le cose e la squadra migliorerà sempre.”Mi piacciono l’attaccamento e la dedizione dei giocatori; io devo renderli sempre più squadra forte nelle due fasi e trovare gli equilibri. Ci sono tanti dettagli da migliorare”. “Cerco di dare una mentalità alla squadra, non dobbiamo subire l’avversario ma avere il predominio del gioco”.

VERONA

Interrogato poi riguardo alla sfida di domani ha detto: Vincere è sempre importante, al di là del derby di settimana prossima. Mi interessa poco che Verona sia un campo storicamente particolare per il Milan. La squadra deve vincere sempre e comunque perché le vittorie ti danno consapevolezza e autostima”. Facendo poi un focus sugli avversari ha dichiarato: “Stimo molto Jurić, la sua squadra ha vinto meritatamente a Lecce. Noi dobbiamo stare attenti non dobbiamo sottovalutare nessuno. Mi aspetto una partita intensa

SINGOLI E FORMAZIONE

In seguito a Giampaolo sono state chieste diverse valutazioni sui singoli giocatori che compongono la rosa a sua disposizione e delucidazioni sul modulo e stile di gioco del Milan in questa stagione. “Testa alta e giocare a calcio: non è cambiato niente. Io devo dare una mentalità dove la squadra gioca a calcio e dove i giocatori fanno la differenza”.

Paquetá può fare sua la mezz’ala che il trequartista, dipende da cosa ho bisogno; ha caratteristiche da centrocampista, deve sapersi muovere in una posizione di finto attaccante

Piątek mi è piaciuto molto in questi giorni, non deve pensare solo ad attaccare gli ultimi venti metri perché al Milan non si può giocare sempre palla lunga. È un giocatore completo, non deve pensare al gol ma a giocare bene, il gol viene di conseguenza

So come giocare, l’unica cosa che ho fatto (tra la trasferta di Udine e la sfida col Brescia n.d.r.) è stata invertire Suso con Castillejo per portarlo verso la sua mattonella. Suso può comunque giocare da trequartista”

Castillejo è un ragazzo serio e un giocatore che mi piace”

 “Giocherà Biglia o Bennacer? Mi chiedete troppo; giocherà uno dei due”

Rebić in nazionale ha giocato anche punta o a destra. Sta bene sul piano fisico”

Hernandez mi piace, dal punto di vista medico è a posto, deve recuperare la condizione. Domani non giocherà. È un giocatore di spinta”

Duarte migliora. È intelligente e curioso, vuole sempre rivedere gli allenamenti per migliorare”

Rodriguez è un calciatore puntuale e ordinato”

Musacchio è un giocatore forte e ha un’ottima leadership”

Infine, dopo essergli stato chiesto il perché del suo scarso impiego dei nuovi acquisti ha risposto: “Ho allenato giocatori che all’inizio non hanno giocato e poi sono diventati inamovibili. Valuterò i giocatori di settimana in settimana: non ci sono titolari ma ventitré atleti di alto livello. Non esistono giocatori nuovi e vecchi, esiste solo il Milan”.

Photo Credits: AcMilan.Com

Marco De Cristofaro

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Milan, Rebić si presenta, personalità al servizio di Giampaolo: “È un sogno poter essere qui, sono pronto”

Milan, Rebić si presenta, personalità al servizio di Giampaolo: “È un sogno poter essere qui, sono pronto”

MILAN, REBIC – Sembra avere le idee chiare l’ultimo acquisto del Milan arrivato nel capoluogo milanese allo scadere della sessione estiva di calciomercato. Dopo le prime battute in italiano: “Voglio ringraziare tutti voi che siete qui, per me è un sogno poter essere in questo club, speriamo che sia una bella stagione”, l’ex Francoforte si presenta in croato con l’entusiasmo e la giusta sicurezza di chi è pronto per il definitivo salto di qualità in seguito ad una prima parte di carriera altalenante.

La prima volta in Italia non avevo ancora l’esperienza necessaria. Dopo il passaggio in Germania mi sento cresciuto calcisticamente e devo dimostrarlo al Milan. Sono più maturo rispetto a prima sia dal punto di vista calcistico che da quello umano, gli allenatori che ho avuto mi hanno aiutato molto”. Naturale il suo passaggio sul rapporto con Zvonimir Boban: “Con Boban abbiamo parlato di come debba giocare bene in questa stagione, conosco bene la storia di questo club perciò ci siamo concentrati sul futuro campionato. Mi ha dato qualche dritta quindi è stato molto importante”.

SULLE SUE CARATTERISTICHE  E SUL RUOLO

Sono sempre stato uno tosto (un osso) e soprattutto le stagioni con l’Eintracht mi hanno aiutato molto a migliorare. Ho giocato sempre nel 4-3-3, ma in Germania ho giocato anche da seconda punta. Sono un ragazzo combattivo, non ho paura della concorrenza e delle sfide, anzi, mi aiuteranno ad affinare le mie qualità: sono sicuro che tutti in attacco avremo l’opportunità di esprimerci al meglio e di interpretare il nostro ruolo”.

SU GIAMPAOLO E SULLA PROSSIMA SFIDA A VERONA

Non lo conoscevo, ma ho sentito molti pareri positivi su di lui, anche da parte di Boban. Questi primi allenamenti lo stanno sicuramente confermando. Io mi sento bene e, dopo aver giocato in Nazionale, sono pronto per scendere in campo: tutto dipenderà dalle decisioni del mister”.

SUL NUMERO DI MAGLIA

Il 4 era occupato (ride, ndr). Ho scelto il 18 perché è quello che indosso con la Croazia”.

SU UN POSSIBILE APPRODO ALL’INTER

Non ho mai parlato con l’Inter, può averlo fatto il mio agente, ma io non ne so nulla. Quando il Milan mi ha chiamato, non ho avuto nessun tentennamento e ho scelto di indossare questi colori”.

Equilibrio, dunque, per Rebic che il prossimo 21 settembre compirà 26 anni: “Sarà il giorno del Derby, spero che il Milan vinca”. Un ultima battuta sul suo primo gol in rossonero: “Sarà qualcosa di normalissimo, non sono il tipo che si esalta”.

Non ci resta che passare dalle parole ai fatti. Benvenuto Ante!

Photo Credits: AcMilan.Com

Federico Porta

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Milan e Nazionali, Milanello si svuota, Giampaolo rimasto con pochi giocatori, tra cui il rientrante Theo Hernandez. E Piatek spara dalla Polonia

Milan e Nazionali, Milanello si svuota, Giampaolo rimasto con pochi giocatori, tra cui il rientrante Theo Hernandez. E Piatek spara dalla Polonia

MILAN NAZIONALI – Se è vero che, come ha dichiarato recentemente Piatek, per adattarsi al gioco di Giampaolo ci vuole tempo, è altrettanto vero che molti giocatori del Milan non potranno sfruttare a pieno le due settimane di sosta della Serie A perché impegnati in giro per il mondo con le rispettive nazionali. Il mister rossonero si è così ritrovato con solo una manciata di giocatori a disposizione perché, tra chi è già sceso in campo e chi ancora no, sono ben 15 i rossoneri convocati dai rispettivi ct, considerando anche le nazionali under19 e under21.

Dagli italiani Donnarumma e Romagnoli, usciti vittoriosi contro l’Armenia e che l’8 settembre attendono la Finlandia, a Paquetá e Bennacer, che si trasferiranno in altri continenti per le amichevoli delle loro nazionali. Il Brasile affronterà la Colombia a Miami il 7 settembre e 4 giorni dopo a Los Angeles se la vedrà con il Perù, mentre l’Algeria sfiderà il Benin a Binda il 9 settembre.

Saranno amichevoli anche le partite dei giovani rossoneri Maldini, che con l’under19 sfiderà Olanda (il 6 settembre a Fiorenzuola D’Arda) e Svizzera (il 9 settembre a Colorno), e Mionic, soprannominato il “nuovo Boban”, reduce da uno 0 a 0 della sua Croazia under19 con la Russia e che si prepara ad incontrare Francia (il 7 settembre Ivanic-Grad) e Slovenia (il 9 settembre a Krapina). Qualificazioni per l’europeo di categoria, invece, per Gabbia, che con l’under21 affronterà, il 10 settembre a Castel di Sangro, il Lussemburgo , e Leao, reduce dal 4 a 0 del suo Portogallo under21 contro Gibilterra, che affronterà, a Minsk sempre il 10 settembre, la Bielorussia.

Per quanto riguarda le nazionali maggiori sono scesi in campo da titolari sia il bosniaco Krunic che ha spazzato via il Liechtenstein per 5 a 0 è che l’8 settembre a Erevan sfiderà l’Armenia, sia lo svizzero Riccardo Rodriguez, fermato sull’ 1 a 1 dalla Repubblica d’Irlanda e che si prepara a sfidare, sempre l’8 settembre, Gibilterra a Sion. È rimasto invece in panchina Suso, con la Spagna che l’ha comunque spuntata per 2 a 1 contro la Romania e che, sempre l’8 settembre, se la vedrà, a Gijón, con le non irresistibili Far Øer. Tra chi deve ancora scendere in campo ricordiamo Çalhanoglu, che il 7 settembre a Istanbul sfiderà Andorra e il 10 a Chisinau la Moldavia, e l’ultimo acquisto del mercato estivo Ante Rebić impegnato in due sfide non complicate con Slovacchia (il 6 settembre a Trnava) e Azerbaigian (il 9 settembre a Baku).

Ma forse il rossonero che più potrebbe trarre beneficio dalle uscite con la nazionali è il già citato Piatek, che giocherà il 6 settembre a Lubiana contro la Slovenia  e tre giorni dopo se la vedrà a Varsavia con l’Austria, apparso non in forma nelle prime partite con il Milan e apparentemente perseguitato dalla maledizione della maglia numero 9. E che con l’ultima intervista ha sparato un colpo destinato a fare molto rumore. La speranza è che possa spararne altri alla ripresa del campionato contro la bestia nera Hellas Verona. Partita in un cui forse potremmo rivedere, almeno in panchina Theo Hernandez, uno dei pochi giocatori rimasti a Milanello a lavorare sui dettami di Giampaolo.

Photo Credits: AcMilan.com

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Milan-Brescia, conferenza Giampaolo: “Ci vuole tempo ma non cambio la mia filosofia di gioco”

Milan-Brescia, conferenza Giampaolo: “Ci vuole tempo ma non cambio la mia filosofia di gioco”

MILAN-BRESCIA, CONFERENZA GIAMPAOLO – Tempo e pazienza. Sono le due parole che mister Giampaolo ripete come un mantra nella conferenza stampa della vigilia di Milan-Brescia. Tempo, quello di cui c’è bisogno per migliorare le “conoscenze collettive”, che Giampaolo predilige ad ogni tipo di modulo o individualità. E pazienza, quella che il tecnico abruzzese chiede ai tifosi prima di vedere il “suo” vero Milan.

Ad Udine mi aspettavo quel tipo di partita ed un’avversaria che giocasse in ripartenza. Ma noi non possiamo avere quel tipo di atteggiamento tattico, dobbiamo giocare nella metà campo avversaria e saper leggere meglio le situazioni. È questo che ci è mancato, non per mancanza di volontà dei ragazzi ma per mancanza di conoscenze”.  Conoscenze che possono essere acquisite solo col tempo.

Quando sono arrivato ho detto che c’è bisogno di tempo, il che significa lavorare per migliorare le conoscenze collettive. Questa squadra lavora bene e la sento fortemente fidelizzata, deve sistemare qualcosa nell’insieme delle conoscenze e per questo ci vuole tempo. Nei concetti non si cambia nulla, si va avanti col lavoro cominciato 50 giorni fa. Le mie parole post Udine non sono un segnale di debolezza, forse sono state strumentalizzate. Posso spostare un giocatore da una parte all’altra del campo ma i principi rimangono e rimane la mia filosofia. Contro le grandi in estate abbiamo fatto meglio perché c’era più contrapposizione aperta, mentre siamo andati in difficoltà quando le avversarie ci hanno aspettato. Non si arretra di un millimetro nel principio di gioco che voglio dare a questa squadra. Non dimentichiamo che sono partito in ritiro con otto primavera, magari loro si muovono meglio di altri perché hanno lavorato di più su quel tipo di idee. Se un calciatore arriva domani, non può giocare subito nel mio Milan. Deve mettersi in coda e capire tante cose. Io non penso alle individualità ma ad un collettivo”.

MERCATO

Inevitabile, dunque, la contrarietà alla chiusura del mercato a settembre. “Lo contesto proprio dal punto di vista tecnico. Pezzella ha giocato con l’Udinese contro di noi domenica scorsa e domenica prossima giocherà con la maglia del Parma contro l’Udinese”.  Ed a proposito di mercato, Giampaolo aggiunge: “I miei dirigenti sanno cosa fare e se c’è qualcosa da fare, vedono gli allenamenti e fanno le loro valutazioni. Io alleno e sono contento del lavoro dei ragazzi. Ci sono tante dinamiche di cui tener conto, non le conosco e non è mia competenza. Io devo solo pensare ad allenare, non posso pensare a trattative, procuratori, mogli o fidanzate. Se siamo completi in attacco? Gli attaccanti lavorano bene e sono bravi, io devo tirar fuori il massimo da quello che ho in rosa”.

IL BRESCIA
Brescia significa anche un passato non molto rimpianto per il tecnico rossonero, che spiega: “Sono passati sei anni, ricordo poco, non ho gran memoria. È una buona squadra, ci sono molte somiglianze con la mia Samp. Sanno annullare il gap di esperienza col lavoro collettivo, a Cagliari mi sono piaciuti molto. Tutte le partite sono dure, è positivo che ci saranno 60mila persone: chiedo umilmente alla tifoseria di avere la giusta pazienza. Il Milan deve avere come atteggiamento mentale quello di saper imporre il suo gioco”.

LA FORMAZIONE
A chi gli chiede di un possibile impiego di Bonaventura dal 1’ Giampaolo risponde categorico: “è indietro sul piano fisico, deve aver pazienza ed aspettare. Suso a destra o da trequartista? Vedremo domani”. E su Piatek, spiega: “se giochiamo nella metà campo avversaria c’è meno spazio e Piatek deve venire incontro. Se invece abbiamo più spazio, può andare in profondità. Non è questione di ruolo ma di conoscenze. Chala trequartista? Per me il trequartista è un attaccante con duttilità, spirito e sacrifico. Ma è prima di tutto un giocatore di qualità, ecco perché Suso può giocare li. Non penso ad un trequartista che sia centrocampista, salvo non serva più forza in alcune partite.  Se ci mancano centimetri? Il gol su corner è un errore di posizionamento, lo abbiamo rivisto. Non tutte le squadre hanno calciatori da 1,90 che a me, in ogni caso, piacciono meno; tendenzialmente, più sono alti e meno sanno giocare a pallone. I convocati di domani sono tutti disponibili per giocare, anche se c’è qualche spiffero di mercato. È un problema che non mi pongo e non si deve porre neanche il calciatore, ne va della sua professionalità”.

Photo Credits: AcMilan.com

Enrico Aiello

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Esclusiva Andrea Maldera: “Mykolenko giocatore interessante. Il Milan fa bene ad osservare Suprjaha. Giampaolo? Sono un suo estimatore”

Esclusiva Andrea Maldera: “Mykolenko giocatore interessante. Il Milan fa bene ad osservare Suprjaha. Giampaolo? Sono un suo estimatore”

ESCLUSIVA ANDREA MALDERA – Intervista esclusiva di Radio Rossonera ad Andrea Maldera, assistente tecnico della nazionale ucraina guidata da Andrij Shevchenko. Tra i temi della chiacchierata non mancano alcuni giudizi tecnico-tattici su alcuni talenti ucraini come Mykolenko e Suprjaha; oltre che un parere su Marco Giampaolo.

Vitalij Mykolenko, che tipologia di giocatore è? Può essere pronto per la Serie A?

È un ragazzo arrivato quest’anno in nazionale, l’avevamo seguito la scorsa stagione, e un po’ anche per necessità l’abbiamo inserito in anticipo. Ci ha sorpreso per la velocità con cui si è imposto e si è conquistato il posto in rosa, non è ancora un titolare fisso. È ancora giovane, un classe 2000 che grazie al campionato nazionale non di alto livello è riuscito a trovare spazio, ma forse non è ancora pronto per altri campionati, c’è una componente di rischio. Il ragazzo comunque a livello fisico e tecnico è interessante. Un mancino naturale, più bravo in fase di possesso, un giocatore di prospettiva. Mi sembra azzardato però possa essere il titolare del Milan che però può prenderlo come investimento per il futuro“.

Ci può raccontare qualcosa su Suprjaha (attaccante ucraina under 20)?

Nonostante il momento sociale del paese non sia facile e il campionato è dominato da Shakhtar e Dinamo Kiev, nell’ultimo periodo il calcio ucraino ha proposto molti talenti. Non è un caso che abbiamo vinto il Mondiale Under 20. Suprjaha ha bruciato le tappe, negli Europei Under 19 (l’Ucraina arrivò al 4°posto) fu straordinario. Quest’anno è stato buttato in prima squadra nella Dinamo Kiev, giocando anche il preliminare di Champions con l’Ajax. Ha fatto, come normale, un po’ di fatica. Sono ragazzi giovani, di grande potenzialità, a cui però va concesso un margine d’errore, che a volte la Serie A non ti concede. Sono tutti ragazzi di valore e in nazionale possiamo aspettarli. Al Milan invece è un po’ più difficile. Suprjaha, a differenza di Mykolenko, non è nella rosa della Nazionale maggiore. Mykolenko invece ha giocato titolare contro il Portogallo, dove non ha sfigurato. Le aspettative sono alte e importanti, ha un grande futuro e il Milan fa bene ad osservarlo“.

Ti incuriosisce Giampaolo al Milan?

Non vedo l’ora che accade, sono un estimatore del gioco di Giampaolo e di quello di Sarri che hanno principi simili e grandi idee di calcio. Quest’anno sono andato a Genova a trovarlo, il suo staff è molto preparato. È arrivato a questo punto dopo tanti anni di esperienza e gavetta. Per me è uno dei maestri di calcio più importanti in Italia, prima o poi doveva fare il salto di qualità. Una squadra come il Milan, oltre a vincere, deve dare una grande immagine in campo e tornare a fare le partite. il Napoli di Sarri non ha vinto lo scudetto, ma ci ha fatto emozionare. Faccio un grande in bocca al lupo a Giampaolo“.

Immagine articolo tratta da: trivenetogoal.it

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