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Ismael Bennacer, the story so far: il talento algerino alla conquista del Milan (Parte 2)

Ismael Bennacer, the story so far: il talento algerino alla conquista del Milan (Parte 2)

Dove eravamo rimasti lunedì scorso? Ah si, Ismael fa il suo esordio con la prima squadra dell’Arsenal in Coppa di Lega inglese, la partita va malissimo, i Gunners sono eliminati e lui torna nella “sua” squadra U21.

(leggi la prima parte del focus dedicato a Bennacer cliccano qui)

Ecco di certo non un buon inizio tra i grandi della Premier ma soltanto 7 giorni dopo quella debacle Bennacer è il titolare dei giovani inglesi contro i pari età del Bayern Monaco in Youth League. E fa anche gol! Recupera palla ai 25 metri, si libera del giocatore a cui ha appena scippato la sfera e scaglia un sinistro potente sotto l’incrocio appena fuori dall’area di rigore

Lo stiamo conoscendo Ismael, quello che non lo abbatte lo fortifica, sembra sempre ricavare energie ed insegnamenti dalle cadute personali e di squadra. Tanto che dopo un settembre-ottobre da comprimario si prende la scena della squadra Under21 e ne diventa titolare inamovibile. Chiuderà l’anno senza altre apparizioni tra i grandi ma con la fascia da capitano della squadra Under23, che dalla stagione successiva, la 2016/17, sarà stabilmente sul suo braccio sinistro.

Proprio questa doveva essere la stagione del lancio definitivo tra i grandi e invece… Ismael parte forte, è il capitano della Under23 che gioca in Premier League 2, il campionato delle squadre riserve/giovanili dei Club di Premier. È sempre nei titolari, alternandosi tra la trequarti e il centrocampo dove sempre più spesso viene arretrato rispetto al passato, ma non ha una singola occasione per mettersi in mostra con la Prima Squadra e sente che la sua crescita è in parte strozzata da quella situazione, tanto che nel gennaio 2017 valuta l’idea di andare a giocare in prestito.

Ha molte offerte da club di Ligue2, a lui non dispiacerebbe tornare nel proprio Paese e così firma per 6 mesi con il ToursFC, in quel momento ultimo in classifica e dato per quasi retrocesso. Una scelta all’apparenza inspiegabile che lo stesso Bennacer motiverà così alla fine del prestito: “Sapevo che sarebbe stato difficile, ma sapevo dove stavo andando quando ho firmato per il Tours. Ho osservato la squadra, analizzato lo stile di gioco, valutato i pro e i contro e ho accettato la sfida dopo un colloquio con allenatore e direttore sportivo. Dal momento in cui tutti mi volevano non c’era motivo di avere paura. Andando all’Arsenal ho avuto diritto ad un vero allenamento. Ho fatto progressi a tutti i livelli: tecnico, tattico, fisico e caratteriale. Sono diventato più “duro”. Non mi pento della mia scelta. Ma dopo 6 mesi nella squadra riserve avevo perso un po’ di fiducia in me stesso, sentivo il bisogno di misurarmi con un calcio diverso”.

I sei mesi al ToursFC vanno bene, molto bene. Diventa titolare dopo sole due gare e non lascia più il campo contribuendo in maniera decisiva alla insperata salvezza della squadra impreziosendo il tutto con un bellissimo gol su punizione contro il Sochaux.

Sono sei mesi importantissimi nella carriera di Ismael, costantemente sotto le luci dei riflettori e sui taccuini degli osservatori, tanto che alla fine del prestito non torna subito a Londra ma a tre giorni dall’inizio della competizione, da diciannovenne, viene convocato a sorpresa dalla Nazionale algerina per la Coppa d’Africa 2017 al posto dell’infortunato Taider. A sorpresa Bennacer si trova catapultato in Gabon, Paese ospitante delle gare: non giocherà nemmeno un minuto nella coppa ma avrà la possibilità di allenarsi con giocatori del calibro di Riyad Mahrez e Yacine Brahimi e di partecipare al suo primo torneo internazionale: “È stato fantastico anche se non ho giocato, ho acquisito esperienza allenandomi e guardando i miei compagni di squadra giocare. Nella prossima Coppa d’Africa sarò pronto”. E due anni dopo lo sarà davvero…

A fine torneo torna a Londra con in programma un colloquio con Arsene Wenger per programmare il proprio futuro. Ha soltanto un anno di contratto e gli occhi di molti addetti ai lavori addosso. Tra chi ha osservato da vicino questi ultimi mesi di Ismael ci sono Andrea Buti e Pietro Accardi, direttore generale e direttore sportivo dell’Empoli che devono sostituire i partenti Dioussè ed El Kaddouri. Per molte settimane la società toscana, forte della posizione contrattuale di Bennacer e della volontà stessa dell’algerino di giocare il più possibile, prova a strappare il ragazzo ai Gunners fino a quando a metà agosto finalmente la spunta. Ismael si trasferisce all’Empoli per 1 milione di euro ma l’Arsenal cerca comunque di non perdere qualsiasi tipo di controllo sul cartellino del giocatore riservandosi la possibilità di riprendersi il ragazzo pareggiando una futura offerta all’Empoli e ottenendo anche il 30% sulla prossima rivendita.

In Toscana saranno due anni semplicemente perfetti per Ismael: la prima stagione vince il campionato di SerieB, titolare sia con Vivarini che con Andreazzoli, è talmente fondamentale che da dicembre salta soltanto circa 180 minuti e gioca ormai stabilmente sulla linea di meta campo e non più in trequarti. Nel gennaio 2018 viene eletto anche Rivelazione dell’anno durante la premiazione del Pallone d’Oro algerino (che aveva come premiatore un certo Paolo Maldini…).
A raccontarci i suoi primi mesi toscani ci pensa il suo capitano d’allora, Manuel Pasqual: “Isma è un ragazzo molto timido, tutto campo e casa (e quando è a casa passa molto tempo alla Playstation con gli amici). Quando è arrivato ho visto subito che era molto promettente, con grandi qualità calcistiche. Ha trovato in me un compagno con cui parlare in inglese perché all’inizio ha fatto fatica con l’italiano. Anche avere un paio di compagni francofoni lo ha aiutato. Ben presto si è integrato e abbiamo iniziato a scherzare con lui sul suo abbigliamento stravagante”.
Nella stagione successiva fa il suo esordio in SerieA: l’annata per l’Empoli è altalenante, Ismael è titolare sia con Andreazzoli che con Iachini, risultando tra i migliori del suo ruolo nell’intero torneo. È ancora Pasqual a raccontarci pregi e difetti in campo di Bennacer: “Appena è arrivato andava a pressare ovunque, quasi senza ragionare, spesso si faceva portare fuori posizione. Il recupero palla è una delle sue qualità migliori, anche se piccolo e leggero è una molla, non si ferma mai, viene dal calcio inglese e si vede. Ha buone qualità nel far girare la palla anche se ha grandi margini di miglioramento nell’infilare la palla tra le linee o nel trovare i compagni in profondità”

Le statistiche finali della sua prima stagione in A sembrano confermare in pieno le parole dell’ex capitano dell’Empoli:
Alta percentuale di passaggi riusciti sopra i 10 metri (86%), ottima anche quella di passaggi riusciti sulla trequarti avversaria (75%), 5 assist-gol, 1 passaggio-chiave ogni 10. Ottima la media di palloni recuperati (11 ogni 90 minuti, nella top five del torneo) e la percentuale di dribbling riusciti (80,5%).
I margini di miglioramento di cui parla Pasqual si vedono tutti nel rapporto filtranti/passaggi semplici (1 ogni 10) e nella percentuale migliorabile di precisione dei passaggi/lanci oltre i 25-30 metri (62,3%).

La stagione per l’Empoli si chiude nel peggiore dei modi, retrocessione nella seria cadetta all’ultima giornata a causa della sfortunata sconfitta a S.Siro contro l’Inter. Allo stesso Bennacer viene imputata parte della colpa per il secondo gol dell’Inter, quello di Nainggolan. Ma la primavera del 2019 non sarà soltanto piena di amarezze. Anzi. Da qualche tempo Isma è finito sotto gli occhi di Maldini, da meno di un anno dirigente del Milan. Lo osserva, lo studia e lo promuove ancor prima dell’exploit finale di Bennacer: la Coppa d’Africa 2019.
Ismael è il titolare del centrocampo dei Fennecs (le Volpi del deserto, soprannome dei giocatori della Nazionale algerina) e a fine torneo porta a casa la coppa (con 3 assist a referto) e il premio come miglior giocatore del torneo. Durante quelle settimane in molti bussano alla porta dell’Empoli: Napoli, Lione e Milan su tutti. Ismael non vuole distrazioni in quel momento, lascia che ad occuparsi di tutto sia il suo procuratore poi al momento della decisione finale accetta l’offerta dei rossoneri, i più decisi nel volerlo portare in squadra. L’Arsenal fa sapere di non voler pareggiare l’offerta di 16 milioni di euro (più 1 di bonus) e quindi eccolo il nuovo regista del Milan, contratto di 5 anni e arrivato con un look quantomeno rivedibile (lo stesso Bennacer ha confessato che il suo procuratore dopo aver visto le foto del completo indossato alle visite mediche gli disse con un sorriso che era contento che il contratto era già stato firmato…).

Per descriverlo prendiamo ancora in prestito le parole di Gilles Grimandi, il suo scopritore da ragazzo: “ha una tecnica di base di altissimo livello, un piede sinistro eccezionale mentre il destro va ancora migliorato e molto, a volte il non usare il piede debole gli fa perdere un tempo di gioco. Ha sempre avuto il sogno di fare il calciatore di alto livello, è determinato, specie nel recupero della palla anche se deve iniziare a pensare di più in campo per poter correre meno ed esser più lucido sia in fase propositiva che in quella realizzata e soprattutto per limitare il numero di falli e ammonizioni. Sul breve ha un ottimo spunto fisico, anche se piccolo non perde i contrasti di forza per via del suo baricentro: spalle e fianchi sono molto robusti. Sul lungo invece tende a perdere il confronto, la sua accelerazione “nervosa” viene battuta spesso dalle ampie falcate, per questo deve anche ragionare di più per non farsi portare fuori posizione ed esser costretto a lunghe rincorse”.

L’inizio con la maglia del Milan non è proprio felicissimo, spesso non è tra i titolari di Giampaolo e questo primo periodo culmina con la partita interna contro la Fiorentina: causa ingenuamente due rigori e salta le due gare successive per scelta tecnica. Con l’arrivo in panchina di Stefano Pioli la stagione di Ismael ingrana definitivamente. È sempre schierato titolare, sia come vertice basso davanti alla difesa, sia in coppia con Kessiè nella seconda parte di campionato dove innalza ancor di più il livello della sue prestazioni. È grazie a Bennacer che il Milan spesso riesce a rimanere più corto, sono le sue corse lunghe a legare i reparti e a dare più equilibrio, corse che spesso però gli costano qualche cartellino giallo di troppo al netto dell’eccessiva fiscalità arbitrale nei suoi confronti. Nelle ultime 10 gare trova anche maggior confidenza con il possesso palla, è più presente nella manovra, i compagni lo cercano anche in situazioni scomode spalle al campo e lui azzarda uscite palla al piede in dribbling sotto pressione. Insomma la crescita è costante e nonostante i suoi soli 22 anni non teme il peso di S.Siro che invece ha schiacciato e schiaccia molti suoi coetanei.

Come per l’anno precedente le statistiche di questi 2/3 di stagione in maglia Milan confermano pregi e difetti di Ismael: il numero dei filtranti così come quello dei passaggi chiave sono scesi sotto l’1 ogni 10 passaggi (ricordate le parole di Pasqual di poche righe prima?), si è mantenuta alta la percentuale dei passaggi riusciti sopra i 10 metri (86%), si è innalzato il numero di dribbling riusciti a gara (terzo in classifica generale dietro Boga e Castrovilli) ed è sempre tra i migliori del campionato per km percorsi in sprint ad alta intensità. Ottimo recuperatore di palloni, è stata privilegiata questa sua caratteristica a discapito della fase offensiva dove è ancora fermo a 0 per assist e gol: se gli verrà tolta qualche incombenza difensiva e atletica di troppo possiamo esser sicuri che tornerà a sfornare assist per i compagni, a timbrare il cartellino dei marcatori e a correre meno e meglio riducendo il numero di gialli.

Con ogni probabilità il Milan ha trovato finalmente almeno uno dei due centrocampisti di livello necessari per costruire una squadra molto competitiva. Ismael lo abbiamo conosciuto: cade, si rialza e non si ferma mai. Se al suo fianco avrà l’aiuto di un altro centrocampista di pari livello anche il Milan somiglierà in tutto e per tutto al suo regista algerino: è caduto, si è rialzato e non si fermerà più.

Simone Cristao

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Ismael Bennacer, the story so far: il talento algerino alla conquista del Milan

Ismael Bennacer, the story so far: il talento algerino alla conquista del Milan

Arles è una tranquilla cittadina del sud della Francia. Di origini antichissime, fondata nel VI secolo a.C. da coloni greci della vicina Marsiglia e fiorita durante l’Impero romano che le ha lasciato in dote il suo simbolo principale – l’anfiteatro ora usato per la Course camarguaise versione incruenta della corrida – nei primi mesi estivi è attorniata dagli infiniti campi di lavanda della Provenza che ne colorano le colline dell’entroterra e riempiono i balconi delle vecchie case in pietra del centro.

È qui che il primo giorno di dicembre del 1997 nasceva Ismael Bennacer: padre marocchino, madre algerina, i genitori di Ismael faticano ad inserirsi appieno nel tessuto sociale e sigillano ancor di più il proprio nucleo familiare. Il piccolo Bennacer è un bimbo timido, riservato, con una grande passione per quella sfera che rotola: gioca a calcio nel cortile della scuola, al parco sotto casa, per le stradine di Arles che non sono poi così tanto cambiate da come le aveva dipinte Van Gogh poco più di un secolo prima.

Inizia anche a giocare per la squadra della città, i gialloblu dell’Arles-Avignon. Dai 10 ai 12 anni il suo allenatore è Max Vanel, storico dirigente della società che ricorda come “Ismael fosse un bambino chiuso capace però di trasformarsi sul campo. Lì spariva tutto e la sua vera personalità si sprigionava, smaliziato, intelligente tatticamente e con una qualità palla al piede fuori dal comune. Al primo torneo su campo ridotto stupì tutti, il talento puro era evidente a chiunque e presto società importanti come il Montpellier vennero a chiederci il cartellino di Ismael. A quel punto la decisione spettava alla famiglia ma il padre di Bennacer rifiutò sempre il trasferimento, voleva che il figlio crescesse in maniera tranquilla, vicino casa. Il padre di Ismael non si è mai perso una partita del figlio, è stato forse il primo ad accorgersi del suo potenziale e gli è sempre stato accanto, guidandolo, dando la giusta disciplina e i consigli fondamentali per provare a fare della propria passione una vera professione. Ne ho visti parecchi di bambini come Bennacer ma pochissimi hanno fatto il grande salto, la differenza spesso la fa proprio la famiglia”.

Aveva un handicap il giovane Bennacer, uno svantaggio fisico che però la qualità dei suoi piedi faceva sparire. Ismael è sempre stato sotto la media per altezza e costituzione, difetti che diventavano trascurabili quando la palla danzava tra il suo piede destro e soprattutto il suo sinistro. Talmente trascurabili che l’ultimo martedì di dicembre del 2014, ad un mese dal suo 17° compleanno, riceve la telefonata del vice allenatore della prima squadra dell’Arles-Avignon. La rosa ha molti infortuni, alle porte c’è il doppio impegno di Coupe de France e Ligue1 e l’allenatore vuole vedere alcuni giovani.

Deve esser andato molto bene Ismael in quegli allenamenti perché sabato 3 gennaio, sul sintetico di Saint-Ouen periferia occidentale di Parigi è il trequartista titolare dell’Arles-Avignon nel 32esimo di finale contro il Red Stars FC, terza serie del campionato francese. Maglia a strisce azzurre e blu, numero 6 sulle spalle, a Ismael servono soltanto 27 minuti per il suo primo gol da professionista, un bel tocco in mezzo alle gambe del portiere in uscita.
Ovviamente di sinistro.

Gioca 88 minuti al suo esordio tra i grandi ma la partita va male, perde 2-1 e l’Arles-Avignon è eliminato al primo turno. Lui però ha fatto un’ottima impressione tanto che venerdì 9 gennaio è di nuovo titolare dietro le due punte sul campo dell’Orleans per il suo esordio in Ligue2, la Serie B francese. Questa volta per Ismael non è una grande gara, all’intervallo viene sostituito e nell’intera seconda parte di stagione giocherà soltanto 290 minuti in prima squadra restando spesso in Under19.

Possono una manciata di gare con le selezioni giovanili francesi e 400 minuti da professionista in sei mesi fare da trampolino ad un giovane? La risposta è sì se prendiamo l’esempio di Bennacer. Nella primavera di quel magico 2015 sono molte le squadre che sondano il terreno con l’Arles-Avignon, nel frattempo giunto sull’orlo della bancarotta: Monaco, Lione, Marsiglia, Roma e Lazio offrono un provino a quel piccolo diciassettenne che sul campo non si ferma proprio mai. Non sono però le uniche che hanno chiesto informazioni su Ismael; da qualche settimana Gilles Grimandi, capo scout di Wenger per la Francia, visiona decine di video del ragazzo, telefona a allenatore e giocatori senior dell’Arles-Avignon per chiedere pareri e giudizi ed infine alza la cornetta per chiamare Ismael: “verresti a fare un provino per l’Arsenal?”

Il giovane algerino prende tempo, vuole parlarne in famiglia e non vorrebbe lasciare la Francia ma l’offerta è di quelle irrinunciabili come dirà in futuro lo stesso Bennacer. Dopo qualche giorno Grimandi si fa di nuovo sentire, ha fretta, anche il Manchester City si è inserito nella corsa per il ragazzo: “allora hai fatto i biglietti per Londra?”, chiede con tono scherzoso. “Sono già sul tavolo della cucina” è la risposta seria di Bennacer.

E così si parte per Londra, con tante paure legate alla nuova città, alla lontananza dalla famiglia e al Ramadan in pieno corso che gli impone il digiuno durante le ore di luce. Al suo fianco ha però già colei che diventerà sua moglie, Chaines e nella mente la convinzione che quella è l’occasione giusta, lui che fin da bambino sognava di fare il calciatore.

Si allena per una settimana con i Gunners sui campi di Shenley sotto lo sguardo dello stesso Gilles Grimandi: “si è aggregato alle squadre under17 e under19, allenandosi tutte le mattine nonostante il Ramadan e finiva ogni seduta distrutto perché oltretutto non era abituato a certi ritmi in allenamento. Eppure chiedeva di poter fare doppia seduta anche al pomeriggio, era determinato come pochi, anzi come nessuno, ho visto centinaia di provini ma mai ho visto la tenacia di Ismael”.

La settimana di prova vola via veloce, c’è da decidere il futuro di Bennacer e nel caso bisogna parlare con l’ArlesAvignon che nel frattempo è pressoché fallita.
“Cosa facciamo del ragazzo in prova?”, chiede Gilles ad Arsene Wenger che ha assistito a parecchi allenamenti di Ismael. La risposta dell’allenatore francese è breve e concisa. “Sistemate tutto con la sua società e fate firmare un contratto di tre anni al ragazzo”.

Eccolo qui quindi il nuovo talento dei Gunners, Ismael Bennacer da Arles, nato in Francia da padre marocchino e madre algerina. Tre nazionalità, un solo sogno da inseguire.

Nella stagione 2015-2016 è aggregato alla squadra Under23 dell’Arsenal che partecipa alla Youth League oltre che al campionato. L’inizio per Ismael non è semplice, Londra è ben diversa dalla piccola Arles e affiorano i primi ripensamenti ma i tanti francofoni della squadra lo aiutano, così come la sua Chaines a casa e sul taccuino del vecchio Arsene Wenger ci finisce presto, prestissimo.
È il 27 ottobre e si gioca l’ottavo di finale di Coppa di Lega inglese. Ismael è stato convocato il giorno prima complice qualche assenza di troppo tra i centrocampisti della prima squadra e siede sulla panchina ospiti dell’Hillsborough Stadium, la casa dello Sheffield Wednesday.

Dopo soli 8 minuti Oxlade-Chamberlain non  riesce a convivere con l’infiammazione al tendine del ginocchio e deve alzare bandiera bianca. Wenger guarda verso la sua panchina, osserva il piccolo algerino ma poi fa entrare il più esperto Theo Walcott. Esordio alla prima convocazione sfumato e fine della fiaba? Certo che no! Dopo altri 10 minuti Walcott ha un risentimento al polpaccio ed arriva così il momento di Bennacer.
Maglia blu e pantaloncini azzurri non dissimili da quelli dell’esordio in Coppa di Francia, numero 36 sulla spalle e scarpini arancioni ai piedi, nel 4-2-3-1 Wenger lo piazza sulla trequarti dietro l’unica punta Giroud, ai lati ha Iwobi e Joel Campbell e alle sue spalle ci sono Kamara e la nostra vecchia conoscenza Mathieu Flamini.

L’emozione è tanta, la partita invece un mezzo disastro. Lo Sheffield, squadra di Championship, travolge l’Arsenal 3-0 eliminandolo dalla Coppa e uno dei capi di accusa a Wenger è proprio l’eccessivo numero di giovani schierati in campo tanto che lo stesso Arsene nel dopo gara ammetterà che per questi ragazzi il livello era troppo alto.

È una bella “botta” per il morale di Ismael che tocca pochi palloni e torna in Under23 (non giocherà più un minuto con la maglia della prima squadra) con il morale sotto i tacchetti.
Ma ormai l’abbiamo imparato a conoscere, la dote migliore di Bennacer è la determinazione e così quella fredda serata di ottobre nel South Yorkshire invece di essere la fine del sogno diventerà l’ennesimo trampolino…

Nel prossimo e ultimo episodio la Youth League con l’Arsenal con la restante parte dell’intervista a Gilles Grimandi, il salutare prestito al Tours e lo sbarco in Italia con le dichiarazioni del suo capitano dell’epoca all’Empoli Manuel Pasqual fino alle recenti statistiche e analisi tattiche del suo primo anno di Milan

Appuntamento a venerdì 3 aprile con la seconda parte!

Simone Cristao

Photo Credits: AcMilan.com

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Samu Castillejo, il cuore dietro l’apparenza: dalla Rosaleda sulla pelle alla grinta mai persa

Samu Castillejo, il cuore dietro l’apparenza: dalla Rosaleda sulla pelle alla grinta mai persa

La storia di Samu Castillejo è una storia semplice, genuina, senza colpi di testa o troppe follie adolescenziali. Dietro al suo appariscente biondo platino e il suo abbigliamento tutto fuorché sobrio, si nasconde un ragazzo stranamente “normale”, si perché al giorno d’oggi è più strano essere normali che viceversa.

Ma torniamo alle origini …

Samuel Castillejo Azuaga nasce a Málaga, in Andalusia, il 18 gennaio 1995. Ha solo 9 anni quando muove i suoi primi passi nel mondo del calcio, l’Explanada FS infatti è la prima squadra in cui Samu inizia a capire cosa sia lo sport che caratterizzerà la sua vita.

Dopo 2 anni, nel 2006 arriva il suo primo trasferimento e continua la sua avventura nell’UD Mortadelo, club che gli permetterà di fare il suo primo vero salto. È qui infatti che verrà notato dagli osservatori del Málaga, soprannominati i “Boquerones” (le acciughe), che non persero tempo e già nel 2007 fecero vestire a un Castillejo di soli 12 anni la maglia biancazzurra. Dopo aver mostrato le sue qualità nel vivaio della società andalusa per ben 3 campionati, a soli 16 anni debutta nell’Atlético Malagueño, la seconda squadra del Málaga che gioca in Serie C.

Nella stagione 2013/14, gioca insieme a Cristian Tissone, ex centrocampista argentino dell’Atalanta, che ci ha raccontato qualche aneddoto sull’attaccante spagnolo:

“Sono stato subito sorpreso dalla sua qualità perché era uno dei più giovani di quella squadra pur avendo già un anno di esperienza in quella categoria. Parlando con i miei compagni dell’epoca mi dissero che lui qualche anno prima era già stato convocato dalla Nazionale spagnola Under 15 ed eravamo certi che in poco tempo sarebbe arrivato in prima squadra. Così è stato, l’inizio e il finale di stagione furono impressionanti, tanti gol e assist, fu decisivo per noi tanto che poi fece il ritiro precampionato con la prima squadra restandoci già nella stagione successiva”.

Proprio in quel ritiro, insieme a Samu, c’è anche Fernando Tissone, ex centrocampista di Udinese, Atalanta e Sampdoria e fratello di Cristian.

In quel periodo, quando disputammo la tournée in Australia si erano aggregati 8/9 giocatori delle giovanili e uno di loro era proprio Samu, fece molto bene e vinse il premio come miglior giocatore in uno dei tornei che disputammo. Da quel momento diventò un giocatore davvero importante per il Málaga, riuscì a prendersi il suo spazio all’interno della squadra fino a diventarne un titolare fisso”.

Ma dietro al salto di un giocatore in ascesa c’è sempre un allenatore che riveste un ruolo decisivo, e in questa storia, possiamo attribuirlo a Javi Gracia.

L’allenatore che ha saputo capire meglio Samu è stato Javi Gracia – ha rivelato ai nostri microfoni Dani Marín, giornalista spagnolo che l’ha seguito al Málaga e al Villarreal – innanzitutto perché è stato lui a dargli la possibilità di mostrarsi e da lì a un anno grazie a questa chance è esploso. Ha iniziato a pensare più velocemente ed è anche migliorato molto tatticamente, adattandosi molto bene alle richieste, soprattutto all’equilibrio che sempre chiedeva Gracia”.

Samu Castillejo fa il suo debutto in Liga, proprio grazie all’allenatore spagnolo, il 29 agosto 2014, subentrando al posto di Juanmi nel match perso 3-0 contro il Valencia. Da lì colleziona 14 presenze e 8 risultati utili consecutivi.

Ma in quale ruolo giocava lo spagnolo all’inizio della sua carriera? Successivamente è cambiato qualcosa?

All’Atlético Malagueño giocavamo con il 4-2-3-1 o con il 4-4-2 e lui faceva l’esterno offensivo sia a destra che a sinistra – precisa Cristian Tissonementre al Málaga giocava più spesso sulla fascia sinistra rispetto alla destra perché il loro modo di giocare prediligeva più il piede naturale che quello invertito”.

Al Villarreal giocava sia nel 4-4-2 che nel 4-2-3-1 – ci spiega invece Dani Marínin quest’ultima posizione non doveva scendere troppo a difendere e aveva più libertà anche perché il suo punto forte è l’uno contro uno che lo porta poi al tiro. Al Málaga giocava nel 4-4-2 ma penso che il migliore rendimento di Samu l’abbiamo visto durante il suo ultimo anno al Villarreal, stagione che gli ha permesso di essere poi notato dal Milan”.

Nel racconto di questa storia non eravamo ancora arrivati a parlare del Villarreal, squadra e società che ha contribuito a lanciare ancora di più Castillejo nel calcio europeo.

Lo spagnolo approda al cosiddetto sottomarino giallo (Submarino Amarillo) nell’estate del 2015 per 8 milioni di euro, controvoglia sì, infatti Málaga gli è sempre rimasta nel cuore – ci precisa sempre Marín – tanto da tatuarsi La Rosaleda (lo stadio dei biancazzurri) sulla pelle.

Nonostante ciò Samu non si perde d’animo e nella sua prima stagione tra Liga, Europa League e Coppa di Spagna gioca 45 partite, realizzando 2 gol. Durante il suo secondo anno cresce ulteriormente, 44 gare e 3 reti, per poi terminare la sua ultima temporada, come la chiamano in Spagna, con 6 realizzazioni (suo record personale).

Altro trasferimento e questa volta anche altro paese, Castillejo infatti cambia persino campionato, è il Milan a cercarlo e la Serie A ad attenderlo. Diventa rossonero il 17 agosto 2018, il club di via Aldo Rossi lo acquista a titolo definitivo per 25 milioni di euro e la maglia sarà la numero 7, un numero pesante su dei colori altrettanto impegnativi.

Colori che lo spagnolo conosceva già e anche bene “Conservo ancora oggi una foto di quando avevo 12 anni, ero andato a visitare lo spogliatoio del Milan prima di una partita per poi andare in Duomo con la bandiera rossonera” sottolinea in un’intervista a DAZN”.

I giornali italiani lo accolgono chiamandolo Mister Dribbling e Paolo Maldini spende parole importanti per lui: “Castillejo, per la sua personalità, il suo tipo di gioco e le sue caratteristiche potrà essere una gran sorpresa”. Circa due settimane dopo debutta nel campionato italiano, il 31 agosto, festeggiando con un’importante vittoria dei rossoneri contro la Roma.

Ma la titolarità che si era conquistato in Liga a Milano lascia un po’ a desiderare, nella sua prima stagione infatti gioca 40 gare considerando tutte le competizioni, regalando 4 gol e 4 assist, ma sono ben 24 le volte in cui il numero 7 parte dalla panchina.

Questo però non ha mai spaventato Samu: “Quando è arrivato al Milan ci siamo sentiti e lui si è un po’ confidato su questo tema – racconta Tissone io gli ho semplicemente consigliato di continuare a lavorare come ha sempre fatto anche se non era facile perché arrivava dalle stagione con il Málaga e il Villarreal in cui giocava quasi sempre, ma lui ha lavorato più di prima e in tutte le partite in cui è subentrato, anche solo per pochi minuti, ha dato il massimo. Questa è una caratteristica che gli riconoscono tutti i tifosi milanisti e ora sta raccogliendo meritatamente i frutti del suo lavoro. Anche le critiche sul suo fisico, non le comprendo, per me non è affatto un problema anzi, spesso si fa l’errore di voler irrobustire un giocatore che di per sé è magro e può mantenere una certa freschezza. La cosa importante è saper reggere i 90 minuti ad un certo livello per tante partite consecutive”.

I frutti a cui si riferiscono i Tissone, arrivano proprio nella stagione 2019/20, anche se non inizia nel migliore dei modi, sia per Casti, tra incomprensioni tattiche e infortuni, sia per la squadra, che non riesce a trovare la quadra con Marco Giampaolo, arrivato dopo l’addio di Gennaro Gattuso.

La svolta per il numero 7 è tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, complice l’arrivo di Stefano Pioli e l’addio di Jesus Suso. Il 4-4-2 dell’allenatore emiliano vede Castillejo sul versante destro, dove oltre a dare il suo contributo al reparto offensivo, corre, rincorre e cerca sempre di rendersi utile anche a quello difensivo.

Di questo se ne accorge ben presto anche il suo allenatore, che in panchina non lo vuole proprio più vedere e dopo la vittoria di Cagliari non dimentica di riservargli parole importanti: “Castillejo è un giocatore che ha messo in campo le sue caratteristiche e questo è quello che devono fare i giocatori del Milan, ha grande dinamismo, profondità e ha fatto una partita adatta alle sue caratteristiche, quello di cui avevamo bisogno oggi”.

Nel calcio come nella vita ognuno ha le proprie esigenze, e se il Milan, come sottolinea spesso Pioli, necessita di giocatori che mettano in campo le proprie caratteristiche, il numero 7 aveva bisogno di un leader, carismatico e tecnico. Chi se non Zlatan Ibrahimovic? A guardarli sono gli opposti, tecnicamente, fisicamente, forse anche caratterialmente ma l’impatto che ha avuto lo svedese sullo spagnolo è stato decisivo in questa crescita: “Ha 38 anni e ieri quando abbiamo fatto il lavoro di recupero è arrivato per primo a Milanello – racconta Samu ai microfoni di Sky – Se uno come Ibra che ha vinto tutto fa queste cose, tu che ti chiami Castillejo non lo fai? Per forza. È un giocatore molto esigente in campo, se sbagli un passaggio te lo dice, ti fa tirare fuori tutto quello che hai, stiamo giocando con un campione, un leader, che non cerca solo di fare gol ma anche di far vincere la squadra”.

Insomma una conquista dopo l’altra, senza arrendersi, senza mollare e soprattutto senza mai dimenticare da dove è iniziato tutto, a Malaga infatti insieme al fratello ha fondato la Samu Castillejo Academy, per i giovani calciatori della sua città natale, dove torna appena gli impegni glielo concedono ma anche perchè in fondo è sempre bello tornare dove iniziano i sogni, soprattutto per un ragazzo semplice e umile, come vi avevamo annunciato all’inizio di questa storia.

Beatrice Sarti

Photo Credits: AcMilan.com

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Milan-Genoa, il focus sui nostri avversari della prossima giornata

Milan-Genoa, il focus sui nostri avversari della prossima giornata

MILAN-GENOA – Dopo il pareggio di Firenze, il Milan si appresta ad affrontare un avversario che all’andata costò la panchina a Giampaolo, nonostante la vittoria del Diavolo. Andiamo a scoprirlo meglio.

Ultimo precedente

L’ultimo precedente a San Siro tra Milan e Genoa risale al 31 ottobre 2018 e terminò 2 a 1 per i rossoneri con reti di Suso e Romagnoli, che con autogol propiziò il momentaneo pareggio del Grifone.

Precedenti famosi

Uno dei precedenti più ricordati è quello della stagione 2009/2010, che registrò il maggior numero di gol negli incroci tra le due squadre. Terminò infatti 5 a 2 per il Milan. I rossoneri andarono sotto con il gol di Sculli ma si ripresero con la doppietta di Borriello e le reti di Ronaldinho, Thiago Silva e Huntelaar su rigore, prima del secondo gol del Genoa firmato Suazo.

Ultime gare del Genoa

Il Genoa arriva allo scontro da terzultima in classifica reduce dalla sconfitta con la Lazio, che ha seguito le vittorie con Bologna e Cagliari e i pareggi con Atalanta e Fiorentina.

Ultime gare del Milan

Il Milan arriva allo scontro reduce dal pareggio con la Fiorentina e dalla vittoria di misura con il Torino, con il bisogno di allungare questa striscia positiva.

Occhio a…

Goran Pandev, che partirà probabilmente dalla panchina ma che nei 14 incroci con il Milan ha segnato tre reti e fornito altrettanti assist.

Curiosità sugli avversari

Lo stadio del Genoa, noto anche come stadio Marassi, è intitolato a Luigi Ferraris, centrocampista della formazione ligure che partì volontario durante la Grande Guerra e venne ucciso da un proiettile sul Monte Maggio il 23 agosto del 1915.

Allenatore avversario

Il bilancio di Davide Nicola contro il Milan non è incoraggiante: 4 incroci, nessuna vittoria, due pareggi e altrettante sconfitte per l’attuale tecnico rossoblù.

Sono cinque invece gli scontri tra Nicola e Stefano Pioli con due vittorie a testa e un pareggio.

Storico arbitrio con le due squadre

A dirigere la sfida sarà Daniele Doveri. Il fischietto della sezione di Roma ha diretto il Milan 17 volte, con i rossoneri che hanno ottenuto 12 vittorie, 3 pareggi e due sconfitte di cui l’ultima nel derby di andata di questa stagione.

19 sono invece gli incroci tra Doveri e il Genoa, con i liguri che hanno ottenuto 8 vittorie, 3 pareggi e 8 sconfitte.

A coadiuvare Doveri ci saranno gli assistenti Lo Cicero e Galetto, il quarto uomo Pasqua, il Var Irrati e l’assistente Var Cecconi.

Ex e doppi ex

In panchina con i rossoneri ci sarà Diego Laxalt, richiamato dal prestito al Torino dopo la partenza di Rodriguez, che ha giocato nel Genoa dal gennaio 2015 all’agosto 2018 quando il Milan lo acquista per poi prestarlo l’anno dopo al Torino.

Nell’altra panchina si accomoderanno invece Cristian Zapata, al Milan dall’agosto 2012 al luglio 2019 quando si trasferisce a Genova, e Mattia Destro, al Milan dal gennaio al giugno 2015, e nelle fila del Grifone dal gennaio scorso.

Tra chi invece non ci sarà ricordiamo Suso, al Siviglia dallo scorso gennaio che ha militato nel Milan dal gennaio 2015 al gennaio 2016 quando viene prestato al Genoa dove rimane fino a giungo 2016 quando rientra a Milanello, Luca Antonelli, ora giocatore dell’Empoli ma cresciuto nelle giovanili del Milan e tesserato con la prima squadra rossonera nel 2007-2008 e dal 2015 al 2018 e con il Genoa dal 2011 al 2015, Juraj Kucka, ora tesserato con il Parma e giocatore del Genoa dal 2011 al 2015 anno in cui viene prelevato dal Milan dove rimane fino al 2017 e Andrea Bertolacci, attuale tesserato con la Sampdoria, al Genoa dal 2012 al 2015 e dal 2017 al 2018 e al Milan dal 2015 al 2017 e dal 2018 al 2019.

Giulia Galliano Sacchetto

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Fiorentina-Milan, il focus sui nostri avversari della prossima giornata

Fiorentina-Milan, il focus sui nostri avversari della prossima giornata

FIORENTINA-MILAN – Dopo la vittoria con il Toro il Milan si appresta ad affrontare un avversario che all’andata umiliò i rossoneri. Andiamo a scoprirlo meglio.

Ultimo precedente

L’ultimo precedente del Milan a Firenze risale  all’11 maggio scorso e terminò 1 a 0 per i rossoneri con rete di Calhanoglu.

Precedenti famosi

Uno dei precedenti da ricordare è sicuramente quello dell’aprile 2013, terminato 2 a 2, con il Milan che concesse due rigori nel giro di sette minuti permettendo ai viola di agguantare il pareggio.

Ultime gare delle Fiorentina

La Fiorentina arriva allo scontro reduce dallo scoppiettante 5 a 1 rifilato alla Samp che ha seguito le sconfitte con Atalanta e Juve.

Ultime gare del Milan

Il Milan arriva allo scontro reduce dalla vittoria con il Toro, che ha seguito il pari beffa con la Juve in Coppa Italia.

Occhio a…

Federico Chiesa, che in cinque incroci con i rossoneri ha fornito quattro assist e segnato un gol, che è valso alla Fiorentina la vittoria a San Siro lo scorso anno.

Curiosità sugli avversari

L’attuale logo della Fiorentina fu commissionato dalla famiglia Della Valle che per realizzarlo spese ben 2 milioni e mezzo di euro, facendolo diventare il marchio più costoso di tutto il calcio italiano.

Allenatore avversario

Il bilancio di Beppe Iachini contro il Milan non è incoraggiante. Nei dieci incroci con i rossoneri l’attuale tecnico viola è uscito vincitore solo due volte, con un pareggio e ben sette sconfitte. Sono 16 invece gli incroci tra Iachini e Pioli con 6 vittorie a testa e quattro pareggi.

Storico arbitro con le due squadre

A dirigere la sfida sarà Gianpaolo Calvarese. Il fischietto di Teramo ha diretto il Milan 14 volte, tra campionato e coppa italia, con i rossoneri che hanno ottenuto nove vittorie, due pareggi e tre sconfitte, l’ultima a San Siro con la Lazio lo scorso novembre.

14 sono anche gli incroci di Calvarese con la Fiorentina. Ma i viola hanno vinto soltanto cinque volte, con cinque pareggi e quattro sconfitte.

A coadiuvare Calvarese ci saranno gli assistenti Vivenzi e Del Giovane, il quarto uomo Giua, il Var Nasca e l’assistente Var Carbone.

Ex e doppi ex

Sicuramente l’ex più atteso sarà Patrick Cutrone, cresciuto nelle giovanili del Milan e protagonista con la prima squadra dal 2017 al 2019 quando viene ceduto al Wolwerhampton da dove la Viola lo ha rilevato in prestito nell’ultima sessione di calciomercato invernale.

Dall’altra parte è attesissimo Ante Rebic, che ha giocato con i toscani nel 2013/2014 e nel 2015/2016 con in mezzo vari prestiti.

Parlando di panchine, oltre a Stefano Pioli, che ha allenato la viola dal 2017 al 2019 un altro ex è Vincenzo Montella che ha guidato i toscani dal 2012 al 2015 e dall’aprile al dicembre 2019.

Giulia Galliano Sacchetto

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Milan-Torino, il focus sui nostri avversari della prossima giornata

Milan-Torino, il focus sui nostri avversari della prossima giornata

MILAN-TORINO – Dopo l’incredibile rimonta beffa nel derby e il pareggio con la Juve in Coppa Italia, il Milan si appresta ad affrontare una formazione in difficoltà, ma che all’andata rimontò e vinse contro i rossoneri. Andiamo a scoprirla meglio.

Ultimo precedente

L’ultimo precedente tra Milan e Torino risale al 9 dicembre 2018 e terminò a reti inviolate.

Precedenti famosi

Uno dei precedenti più ricordati negli ultimi anni è quello del 21 agosto 2016, che termine 3 a 2 per il Milan con tripletta di Carlos Bacca.

Ultime gare del Torino

L’arrivo di Longo non ha dato la scossa al Torino che non vince dal 12 gennaio ed è reduce da cinque sconfitte di fila, tra cui quella con il Milan in Coppa Italia.

Ultime gare del Milan

Il Milan arriva allo scontro reduce dal ko nel derby, che ha interrotto una striscia di sette partite senza sconfitte, e dal pari con la Juve in Coppa.

Occhio a…

Andrea Belotti, che ha segnato sei reti contro il Milan. Le ultime due sono valse la vittoria al Toro contro i rossoneri nell’ultimo girone di andata.

Curiosità sugli avversari

Nella stagione 2017/2018 Tomas Rincon, tesserato del Toro, è stato il calciatore che ha commesso più falli in assoluto: 80 in tutto, saltando però solo due partite per squalifica.

Allenatore avversario

Moreno Longo non ha mai affrontato la prima squadra del Milan. Con i primavera rossoneri ha un precedente, conclusosi con una vittoria. Nessun precedente invece con l’attuale tecnico rossonero Pioli.

Storico arbitro con le due squadre

A dirigere la sfida sarà Michael Fabbri. Il fischietto di Ravenna ha diretto il Milan una volta in coppa italia e cinque volte in Serie A, con i rossoneri che hanno ottenuto tre vittorie, un pareggio e due sconfitte, l’ultima a Torino con la Juve lo scorso anno. Nove sono invece gli incroci tra Fabbri e il Torino, con i granata che hanno ottenuto tre vittorie, quattro pareggi e due sconfitte.

A coadiuvare Fabbri ci saranno gli assistenti Schenone e vaccini, il quarto uomo Sacchi, il Var La Penna e l’assistente Var Peretti.

Ex e doppi ex

Un doppio ex che sarà in panchina è sicuramente Diego Laxalt, al Milan già dall’estate all’estate 2019, quando Vine girato in prestito al Toro per poi essere richiamo alla base un paio di mesi dopo.

Un altro ex che sarà in campo è Simone Verdi, nelle giovanili Milan dal 2003 al 2011 e al Torino dal  settembre 2019.

Tra gli ex che invece non saranno della partita ricordiamo Giovanni Galli, Gianluigi Lentini, Aldo Serena, Matteo Darmian e Alessio Cerci.

Giulia Galliano Sacchetto

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Inter-Milan, il focus sui nostri avversari della prossima giornata

Inter-Milan, il focus sui nostri avversari della prossima giornata

INTER-MILAN – Dopo aver perso con il Verona un’ottima occasione per accorciare in classifica il Milan si appresta ad affrontare una partita diversa da tutte le altre. Andiamo a scoprire meglio il nostro prossimo avversario.

Ultimo precedente

L’ultimo precedente del Milan in casa dell’Inter risale al 21 ottobre 2018 e terminò 1 a 0 per i nerazzurri con gol al 92esimo di Mauro Icardi.

Precedenti famosi

Il precedente in casa dell’Inter forse più ricordato dai tifosi milanisti è quello dell’11 maggio 2001, quando il Milan vinse con un punteggio tennistico, schiacciando l’Inter 6 a 0, con le doppiette di Comandini e Shevchenko e i gol di Giunti e Serginho.

Ultime gare dell’Inter

L’Inter arriva al derby ancora seconda in classifica grazie al pareggio tra Lazio e Verona. La squadra di Conte è reduce dalla vittorie con Udinese e Fiorentina, quest’ultima in Coppa Italia, che hanno interrotto una striscia di tre pareggi consecutivi in campionato.

Ultime gare del Milan

Il Milan arriva al derby dopo l’occasione persa con il Verona e deve vincere per sperare ancor nell’europa.

Curiosità sugli avversari

Il Biscione, simbolo della squadra nerazzurra, fu scelto dai fondatori perché rappresentava la casata dei Visconti che governò Milano tra il 1277 e il 1447. Anche gli Sforza, che succedettero ai Visconti, decisero di mantenere il Biscione sullo scudo del ducato di Milano.

I padri fondatori dell’Inter scegliendo il Biscione come simbolo vollero dare importanza al carattere locale della formazione, contrapponendosi al Milan che era stato fondato da stranieri.

Allenatore avversario

Lo score di Antonio Conte con il Milan è decisamente positivo: 10 partite, 7 vittorie, tre pareggi e nessuna sconfitta. Altrettanto positivo è il bilancio degli incroci di Conte con Stefano Pioli: 7 in tutto con 4 vittorie, 3 pareggi e nessuna sconfitta per il tecnico pugliese.

Storico arbitro con le due squadre

Il derby sarà diretto da Fabio Maresca. Il fischietto di Napoli ha arbitrato 7 volte il Milan con i rossoneri che hanno ottenuto 3 vittorie, altrettanti pareggi e una sconfitta, il 10 novembre scorso, a Torino con la Juve. Anche il bilancio dell’Inter è tutto sommato positivo: 6 gare dirette da Maresca, 4 vittorie, 0 pareggi e due sconfitte.

A coadiuvare Maresca ci saranno gli assistenti Peretti e Paganessi, il quarto uomo La Penna, il Var Mazzoleni e l’assistente Var Schenone.

Ex e doppi ex

Indubbiamente l’ex più atteso sarà Zlatan Ibrahimovic, all’Inter dal 2006 al 2009 e al Milan già dal 2010 al 2012). Proprio all’Inter Ibra segnò i suoi ultimi gol della sua prima avventura con la maglia rossonera.

Anche sulla panchina rossonera ci sarà un ex, perché Stefano Pioli ha allenato l’Inter nella stagione 2016/2017. L’attuale tecnico rossonero è in buona compagnia: prima di lui hanno allenato entrambe le formazioni tra gli altri Zaccheroni, Trapattoni; Castagner e Radice.

Tra gli ex che domenica non ci saranno ricordiamo Seedorf, Pirlo, Ronaldo, Pazzini, Cassano, Serena, Baggio, Panucci, Collovati e colui che da il nome alo stadio delle due formazioni ovvero Giuseppe Meazza.

Giulia Galliano Sacchetto

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Milan-Hellas Verona: il focus sui nostri avversari della prossima giornata

Milan-Hellas Verona: il focus sui nostri avversari della prossima giornata

MILAN-HELLAS VERONA – Un Milan lanciato dalla rimonta in Coppa Italia si appresta ad affrontare un avversario che sta attraversando un ottimo momento di forma, ha appena due punti in meno dei rossoneri, ma che a San Siro non ha mai vinto. Andiamo a scoprilo meglio.

Ultimo precedente

L’ultima volta del Verona a San Siro con il Milan finì 4 a 1 per il Diavolo con i gol di Calhanoglu, Cutrone, Ababte e Borini e il gol della bandiera per i gialloblu siglato da Lee.

Precedenti famosi

Il pareggio tra Milan e Hellas Verona del marzo 2015 è sicuramente ricordato dai tifosi rossoneri. La sbloccò Toni su rigore con il diavolo che agguantò il pari con un altro penalty, calciato da Menez, e passò in vantaggio con l’autogol di Tachsidis. Al 95esimo arrivò però il pareggio beffa di Nico Lopez.

Ultime gare del Verona

Il Verona arriva allo scontro reduce da tre vittorie e due pareggi. Non perde dal sette dicembre.

Ultime gare del Milan

Il Milan arriva allo scontro reduce dalla rimonta in Coppa Italia e da quattro vittorie di fila in campionato.

Occhio a…

Giampaolo Pazzini, ex dal dente avvelenato in gol su rigore nell’ultima partita dei gialloblù.

Curiosità sugli avversari

Nel 1975 l’Hellas Verona è stata insignita della Stella d’Oro al merito sportivo, onorificenza conferita a chi ha dato lustro allo sport italiano.

Allenatore avversario

Il bilancio di Ivan Juric contro il Milan non è incoraggiante visto che l’attuale tecnico gialloblù ha incontrato 5 volte i rossoneri, ottenendo una vittoria, un pareggio e tre sconfitte. Non va meglio contro l’attuale tecnico rossonero Pioli. Nell’unicio precedente tra i due, risalente al dicembre 2016, l’Inter di Pioli vinse 2 a 0 contro il Genoa di Juric.

Storico arbitro con le due squadre

Ad arbitrare la sfida sarà Daniele Chiffi. Il fischietto padovano ha un solo precedente con il Milan,  risalente a poco più di un mese fa. Bologna Milan, dell’otto dicembre 2019, partita che i rossoneri vinsero per 3 a 2. Quattro sono invece i precedenti di Chiffi con il Verona, tra serie A e serie B. I gialloblù hanno ottenuto due vittorie, un pareggio e una sconfitta.

A coadiuvare Chiffi ci saranno gli assistenti Liberti e Imperiale, il quarto uomo Ghersini, il Var Valeri e l’assistente Var Bindoni.

Ex e doppi ex

Tra gli ex più attesi c’è senza dubbio Ante Rebic, in stato di grazia da un paio di partite, che nel Verona ha giocato all’Hellas dal gennaio al giugno 2016.

Dall’altra parte si attende Giampaolo Pazzini, al Milan dall’agosto 2012 al 2015 passato al Verona nel 2015, e reduce dalla rete contro il Lecce.

Tra chi invece non ci sarà ricordiamo Urby Emanuelson (al Milan dal gennaio 2011 al 2013/2014 e al Verona dal gennaio al giugno 2016, in questo momento all’FC Utrecht), Massimo Oddo (al Verona dal 2000 al 2002 e poi al Milan dal gennaio 2007 al 2009 e dal Milan dal 2009 al 2011) e Alberto Gilardino (al Verona nel 2000/2001 e poi al Milan dal 2004 al 2008).

Giulia Galliano Sacchetto 

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Brescia-Milan, il focus sui nostri avversari della prossima giornata

Brescia-Milan, il focus sui nostri avversari della prossima giornata

BRESCIA-MILAN – Dopo la la spettacolare rimonta con l’Udinese il Milan si prepara ad incontrare una squadra che si trova in fondo alla classifica, ma non per questo meno temibile. Andiamo a scoprirla meglio.

Ultimo precedente

L’ultimo precedente del Milan in casa del Brescia risale al al 23 aprile 2011 e terminò 1 a 0 con gol di Robinho.

Precedenti famosi

Tra i precedenti più ricordati dai milanisti c’è senza dubbio l’ultimo, risalente al 2011. Con i tre punti conquistati al Rigamonti grazie alla rete di Robinho il Milan si avvicinò ulteriormente allo scudetto, conquistato poi a Roma due settimane più tardi.

Ultime gare del Brescia

Il Brescia è attualmente penultimo in serie A ma è reduce da un buon pareggio contro il Cagliari.

Ultime gare del Milan

Il Milan arriva allo scontro lanciato dopo la vittoria all’ultimo con l’Udinese ma ancora in cerca di conferme.

Curiosità sugli avversari

Il Brescia, la cui tifoseria è gemellata da 20 anni con quella del Milan, è stata una delle prime squadre italiane ad organizzare una tournée oltreoceano. Era il 1928 e la squadra lombarda volò in America dove giocò 10 partite ottenendo sei vittorie e quattro sconfitte. Per fare questo chiese in prestito luci giocatori ad altre squadre italiane. L’esperienza si rivelò azzeccata economicamente visto che portò nelle casse bresciane 30000 dollari, all’epoca una cifra molto importante.

Allenatore avversario

Eugenio Corini, tornato alla guida delle Rondinelle dopo la parentesi Grosso, ha un bilancio decisamente negativo contro il Milan: 5 incroci, 5 sconfitte. Non va meglio contro Stefano Pioli. Nell’unica partita che ha visto i due tecnici contro l’ha spuntata Pioli. Era il gennaio del 2017 e l’Inter di Pioli vinse 1 a 0 in casa del Palermo allenato da Corini.

Storico arbitro con le due squadre

A dirigere la sfida sarà Paolo Valeri. Il fischietto Roma ha diretto 27 volte il Milan, con i rossoneri che hanno vinto 16 volte, pareggiato quattro volte e perso sette volte. Sono sei invece i precedenti del Brescia con Valeri, tra Serie A, Serie B e Coppa Italia. Le Rondinelle che hanno vinto tre volte, pareggiato una volta e perso due volte.

A fianco dell’arbitro romano ci saranno gli assistenti Bindoni e Prenna, il quarto uomo Giua, il Var Di Bello e l’assistente Var Longo.

Ex e doppi ex

L’ex più atteso, ovvero Mario Balotelli, non ci sarà dopo l’espulsione nell’ultima partita contro il Cagliari. Supermario, cresciuto a Brescia, ha giocato nel Milan dal gennaio 2013 all’agosto 2014 e poi ha vestito nuovamente rossonero dall’agosto 2015 al giugno 2016. Gioco con il Brescia dallo scorso agosto.

Un ex che tutti ricordano con grande affetto è senza dubbio Roberto Baggio, al Milan dal 1995 al 1997 e al Brescia dal 2000 al 2004.

Giulia Galliano Sacchetto

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Milan-Udinese, il focus sui nostri avversari della prossima giornata

Milan-Udinese, il focus sui nostri avversari della prossima giornata

MILAN-UDINESE – Dopo i tre punti e la buona prestazione di Cagliari il Milan si prepara alla prima gara del girone di ritorno, contro un avversario che all’andata aveva vinto 1 a 0. Andiamo a scoprirlo meglio.

Ultimo precedente

L’ultimo precedente del Milan in casa con l’Udinese risale al 2 aprile scorso e terminò 1 a 1 con i gol di Piatek e Lasagna.

Precedenti famosi

Uno dei precedenti più dolci per i tifosi rossoneri è sicuramente quello del 21 dicembre 2008, terminato 5 a 1 per il Diavolo, con doppiette di Pato e Kakà e gol di Seedorf. Il tutto in meno di un’ora di gioco.

Ultime gare dell’Udinese

L’Udinese arriva allo scontro dopo il quattro a zero in Coppa Italia con la Juventus, ma forte di tre vittorie consecutive in campionato, con sei gol segnati e uno solo subito.

Ultime gare del Milan

Il Milan arriva allo scontro dopo la confortante vittoria di Cagliari e la buona priva in Coppa Italia con la Spal.

Curiosità sull’avversario

Nel 2008 i tifosi friulani contestarono ferocemente la scelta della società di far apparire sulle maglie lo stemma del Friuli Venezia Giulia, percepito come emblema della storica rivale Trieste. Battaglia poi vinta.

Allenatore avversario

Luca Gotti non ha mai affrontato il Milan mentre con Stefano Pioli si è incrociato due volte, ottenendo una vittoria e una sconfitta.

Storico arbitro con le due squadre

A dirigere la sfida sarà Luca Pairetto. Il fischietto di Nichelino ha diretto tre volte il Milan con i rossoneri che hanno ottenuto 2 vittorie e un pareggio. Bilancio decisamente più negativo quello dell’Udinese che nelle nove gare dirette da Pairetto ha ottenuto tre vittorie, un pareggio e cinque sconfitte. A coadiuvare Pairetto ci saranno gli assistenti De Meo e Santoro, il quarto uomo Prontera, il Var Calvarese e l’assistente Var Di Iorio.

Ex e doppi ex

Oltre al già citato Luca Gotti, che nel dal 1998 al 1999 allenò i giovanissimi del Milan, anche Alberto Zaccheroni guidò entrambe le squadre, l’Udinese dal 1995 al 1998 e il Milan dal 1998 al 2001).

Domenica in campo non ci saranno ex, ma sono tanti i giocatori che nel corso degli anni si sono mossi tra Milano e Udine.

Partiamo dai più recenti come Zapata, all’Udinese dal 2005 al 2011 e al Milan dal 2012 al 2019 e ora in forza al Genoa, e Armero, all’Udinese dal 2010 al 2013 e al Milan dal 2014 al 2015 ora gioca in Brasile.

Andando indietro negli anni troviamo Oliver Bierhoff (all’Udinese dal 1995 e il 1998 e poi al Milan dal 1998 al 2001), Marek Jankulovski (all’Udinese dal 2002 e il 2005 e al Milan dal 2005 e il 2011), Thomas Helveg (all’Udinese dal 1995 al 1998 e poi al Milan dal 1998 al 2003), Giovanni Stroppa (al Milan più volte dal 1986/1987, poi dal 1989 al 1991 e infine nel 1994/95. All’Udinese dal 1995 al 1997) e Stefano Borgonovo (al Milan nella stagione 1989/90 e all’Udinese nelle stagioni 1993/94 e 1995/1996).

Giulia Galliano Sacchetto 

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