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Verona-Milan: il focus sui nostri avversari della prossima giornata

Verona-Milan: il focus sui nostri avversari della prossima giornata

VERONA-MILAN, FOCUS – Dopo la pausa nazionali riprende la Serie A e per il Milan si prospetta una trasferta sempre insidiosa, a Verona contro l’Hellas. Una sfida che i rossoneri hanno vinto solo due volte negli ultimi 20 anni.

Ultimo precedente

Hellas Verona – Milan 3 a 0 (17 dicembre 2017)

Precedenti famosi

22 aprile 1990 Verona-Milan 2-1 con il gol decisivo di Pellegrini all’89’ e 20 maggio 1973 Verona-Milan 5-3. In entrambi i casi il Milan perse lo scudetto creando attorno all’Hellas il famoso epiteto di Fatal Verona.

Ultime gare Verona

 Verona – Cremonese 1 a 2 (Coppa Italia Terzo Turno 18/08/2019)

Verona – Bologna 1 a 1 (Serie A 25/08/2019)

Lecce – Verona 0 a 1 (Serie A 1/09/2019)

Ultime gare Milan

 Udinese – Milan 1 a 0 (Serie A 25/08/2019)

Milan Brescia 1 a 0 (Serie A 31/08/2019)

Occhio a…

Stepinski, ultimo acquisto dell’Hellas, in gol nell’amichevole disputata in settimana (e persa 2 a 1) contro l’Olimpija Ljubljiana.

Pazzini, ex con il dente avvelenato, ma che probabilmente partirà dalla panchina.

Curiosità su avversari

 Il Verona è nato nell’ottobre del 1903 per volontà di un gruppo di studenti del liceo classico Scipione Maffei che scelsero il nome Associazione Calcio Hellas per ricordare l’antica Ellade, ovvero l’odierna Grecia. L’idea venne al professor Decio Corubolo, per l’appunto insegnante di greco.

Allenatore avversario

 Ivan Juric:  1) Genoa Milan 3 a 0 (25/10/2016)

2) Milan Genoa 0 a 0 (22/10/2017)

3) Milan Genoa 2 a 1 (31/10/2018)

É un fan sfegatato del genere musicale death metal.

Storico arbitro con le due squadre

Gianluca Manganiello

Precedenti con il Milan: Milan – Frosinone 2 a 0 (19/05/2019 Serie A), rigore concesso al Frosinone. Udinese – Milan 1 a 1 (04/02/2018 Seria A), espulsione per doppia ammonizione nel Milan

Precedenti con l’Hellas Verona: Verona – Cremonese 1 a 2 d.t.s. (18/08/2019, terzo turno Coppa Italia), un ammonito nel Verona. Verona – Sampdoria 0 a 0 (20/09/2017 Serie A), 3 ammoniti nel Verona. Bari – Verona 0 a 2 (22/04/2017 Serie B), 2 espulsi, uno per parte. Verona – Perugia 2 a 2 (04/12/2016 Serie B), 2 ammoniti nel Verona. Pisa – Verona 0 a 0 (25/10/2016 Serie B), 3 ammoniti per il Verona.

Guardalinee: De Meo – Valeriani

IV: Di Martino

VAR: Orsato

AVAR: Mondin

Ex e doppi ex

Ex che saranno della partita:

Rebic, ex del Verona (dove ha giocato dal gennaio al giugno 2016), Pazzini (al Milan dall’agosto 2012 al 2015 passato al Verona nel 2015)

Ex che non saranno della partita ma ancora in attività:

Michelangelo Albertazzi (prestito dal Milan al Verona dal 2012 al 2014, poi al Milan nel 2014/2015, e nuovamente al Verona, ceduto a titolo definitivo dal 2015 al 2018, in questo momento svincolato), Urby Emanuelson (al Milan dal gennaio 2011 al 2013/2014 e al Verona dal gennaio al giugno 2016, in questo momento all’FC Utrecht), Massimo Donati (al Milan nel 2001/2002 e poi all’Hellas nel 2013/2014, in questo momento assistente tecnico di Angelo Alessio al Kilmarnock Football Club).

Ex ritirati:

Ferdinando Coppola (nei primi mesi della stagione 2006/2007 e poi da agosto 2012 a gennaio 2013, dal 2015 al 2018 al Verona), Massimo Oddo (al Verona dal 2000 al 2002 e poi al Milan dal gennaio 2007 al 2009 e dal Milan dal 2009 al 2011), Alberto Gilardino (al Verona nel 2000/2001 e poi al Milan dal 2004 al 2008), Martin Laursen (a Verona dal 1999 al 2001 e poi al Milan dal 2001 al 2004).

Giulia Galliano Sacchetto

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Milan Primavera, Brescianini (Focus On): colui che gioca sempre e in ogni ruolo

Milan Primavera, Brescianini (Focus On): colui che gioca sempre e in ogni ruolo

MILAN PRIMAVERA, BRESCIANINI –  C’è un filo rosso(nero) che collega Gennaro Gattuso, Alessandro Lupi e Federico Giunti. E non è unicamente quello dell’essersi seduti tutti sulla panchina del Milan Primavera nel corso dell’ultima stagione.

Oltre alla panchina c’è di più ed è la scelta degli uomini, di uno in particolare, che ha giocato sempre ed in ogni ruolo, risultando sempre tra i migliori per applicazione e risultato sul campo: Marco Brescianini.

Per raccontare Brescianini, “Brescio” per tutti, sarebbe semplice e banale raccontare che viene da un paesino della bergamasca, Calcinate, che è nel Milan praticamente da una vita, che fa la mezz’ala, che è mancino e che negli anni ha aumentato il suo legame con il gol. Ma per tutto questo basta andare su Google o qualche sito di statistiche.

Voglio provare a raccontare il “mio” Marco Brescianini, quello che ho imparato a conoscere sui campi di Solbiate, di Varese e del Vismara negli ultimi due anni, quel ragazzo che ha iniziato la sua prima avventura in primavera tra i più piccoli del gruppo, ma prendendosi da subito un ruolo di primo piano.

Complice l’infortunio di Torrasi nel precampionato, Gattuso lo butta subito nella mischia in mezzo al campo a fare da scorta a capitan El Hilali, insieme a Tommaso Pobega (oggi a Pordenone), da mezz’ala sinistra, quello che teoricamente sarebbe il suo ruolo naturale.

Da lì, nell’arco di due stagioni, è passato a fare l’esterno d’attacco, l’interno di un centrocampo a due, il play basso in un centrocampo a tre, fino al difensore centrale nei sei disastrosi mesi di gestione Lupi della scorsa stagione. E in ogni occasione si è distinto, ha sempre risposto presente, ha sempre messo il bene della squadra davanti alla sua comfort zone.

Quando lo vedi in campo lo riconosci, dinoccolato, biondissimo e bianco quasi cadaverico, non particolarmente alto, ma così magro che vengono i dubbi sul suo poter stare in campo. Poi a fine partita ti rendi conto che è tra quelli che ha corso di più, è stato l’ultimo a mollare e spesso si è portato sulle spalle la squadra nei momenti più difficili. Capitano per la prima volta lo scorso anno nel derby, ha ripreso la fascia quando Torrasi è tornato sotto i ferri per le ultime dello scorso campionato.

Sarà il capitano di quella che al Milan voglio sia la stagione dell’immediata promozione e del ritorno ai livelli che competono al settore giovanile rossonero.

Polivalenza, corsa, spirito di sacrificio e personalità. Tanta personalità. E quella capacità di essere decisivo quando serve, quel feeling con la “sindrome del supereroe”, non nel senso negativo del termine, perché Marco non forza mai, in due anni non l’ho mai visto strafare. È un supereroe buono, nel momento del bisogno lui c’è. Cinematograficamente sceglie sempre il momento perfetto, come ha fatto per il suo primo gol in primavera: in uno scontro diretto, contro il Napoli, al 93′, con un mancino da fuori a fil di palo. E si è ripetuto con il Genoa, sempre al Vismara, per dare carica, contro un’altra avversaria diretta, per provare una difficilissima rincorsa alla salvezza.

Ha chiuso segnando nel derby, ovviamente con un tiro da fuori, su punizione, suonando la carica e svegliando i compagni dal torpore, non è bastato per vincere. Non sono bastati i suoi 3 gol per la salvezza rossonera e non basterà solo un grande Brescianini per risalire in Primavera 1, ma sarà lui a dare l’esempio e indicare la via, soprattutto nelle difficoltà.

Anche facendo una delle cose che gli viene meglio: armare il suo sinistro e colpire verso la porta avversaria.

Photo Credits: AcMilan.com

Matteo Vismara

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Milan, Refiloe Jane è la nuova numero 15 rossonera. Conosciamola meglio dentro e fuori dal campo

Milan, Refiloe Jane è la nuova numero 15 rossonera. Conosciamola meglio dentro e fuori dal campo

MILAN, REFILOE JANE – Nel corso di quest’estate abbiamo rincorso, seguito e anticipato le voci che portavano Refiloe Jane, ventisettenne centrocampista sudafricana, dritta dritta fino a Milano, per vestire la maglia rossonera per la stagione 2019/2020. Pochi giorni fa queste voci sono diventate una granitica certezza, e la rosa del Milan Femminile ha accolto per la prima volta una giocatrice sudafricana nella propria famiglia.

Refiloe Jane, detta “Fifinho”, classe ’92, ha recentemente compiuto 27 anni (il 4 agosto); non può vantare un fisico statuario grazie al suo 1.60 m di altezza, ma ciò non le impedisce di essere una vera e propria pedina inamovibile nel centrocampo di qualsiasi formazione competitiva. La sua esperienza la proietta inoltre molto in alto nelle gerarchie del calcio internazionale, grazie alla sua militanza pluriennale nella nazionale del Sudafrica, con la quale ha registrato lo scorso febbraio la sua centesima presenza. Refiloe è inoltre vicecapitano della sua nazionale, e in diverse occasioni, in assenza di Janine Van Wyk -titolare della fascia-, ha indossato con orgoglio la fascia di capitano.

Il ruolo di Refiloe Jane in campo è principalmente quello di interna di centrocampo in una formazione a 4, o di vertice basso davanti alla difesa in un modulo come il 4-1-4-1 di Maurizio Ganz con il Milan Femminile. È stato proprio quello infatti il ruolo che ha ricoperto -egregiamente- sabato 7 settembre, debuttando con la nuova maglia sul campo di Sedriano, contro il Napoli, per l’ultima amichevole pre campionato delle rossonere.
Il ruolo di ago della bilancia e barriera davanti alla difesa sembra perfettamente cucito sulle sue caratteristiche: visione in fase di impostazione, gestione del pallone con velocità e intelligenza, recupero palla e riequilibrio in fase di transizione. I 45’ disputati sabato sono stati senza dubbio rivelatori di quanto sia importante una giocatrice del suo calibro in un ruolo delicato come quello del mediano basso, apportando sicurezza nel reparto grazie alle giocate semplici ma efficaci.

La grandezza di Refiloe Jane ha però anche un’altra unità di misura: l’amore incondizionato, il supporto e l’orgoglio palesati in occasione dell’ufficialità dell’arrivo al Milan sono evidenti segnali di quanto il talento di Jane sia riconosciuto e la sua stima sia profondamente radicata nei suoi fan. Dal Sudafrica si leva un coro che recita “Shine, girl!”, ovvero “brilla, stella!”, spesso reiterato nei commenti estasiati sui social. Fifinho è pronta a portare alta la bandiera del Sudafrica e, chissà, magari anche quella del Milan.

Photo Credits: AcMilan.Com

Lucia Pirola

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Milan, Hakan Çalhanoğlu: la “colpa” del n°10. Focus atletico

Milan, Hakan Çalhanoğlu: la “colpa” del n°10. Focus atletico

Milan, Hakan Çalhanoğlu– Durante l’estate del 2017, negli occhi dei tifosi rossoneri, c’erano le punizioni calciate dal destro fatato di un calciatore dal cognome difficile da pronunciare, ma che, nei mesi successivi, avrebbero iniziato a vedere sulla schiena del numero 10 del Milan. Gullit, Donadoni, Baggio, Savicevic, Boban, Rui Costa, Seedorf: sono solo alcuni dei nomi che, prima di Hakan Çalhanoğlu, hanno riempito gli occhi dei tifosi rossoneri con il 10 sulle spalle. Si sa, nel calcio, è un numero che fa storia a sé. Quando si pensa al 10, si materializza il trequartista talentuoso che risolve le partite, tirando fuori il coniglio dal cilindro.

In realtà, nel corso di queste due stagioni in rossonero, Hakan ha giocato raramente a supporto degli attaccanti. Il ruolo che ha ricoperto più spesso, quest’anno, è stato quello di esterno sinistro d’attacco e, soprattutto nei momenti in cui mancavano Bonaventura prima e Paquetà poi, è stato schierato mezz’ala sinistra.

La stagione di Çalhanoğlu, vede come spartiacque il Derby di andata: era il 21 ottobre e al 74’ Hakan è costretto ad uscire dal campo a causa di un “pestone” alla caviglia, infortunio che lo costringerà a saltare la sfida casalinga contro la Sampdoria e la trasferta di Udine, rispettivamente decima ed undicesima giornata del campionato. Fino a quel momento, la sua stagione era stata tutt’altro che entusiasmante: schierato sempre come esterno d’attacco, aveva deluso le aspettative sia da un punto di vista tattico, che in quanto a prestazioni atletiche.

Dalla dodicesima giornata in poi, la musica cambia: nelle restanti 27 partite, Çalhanoğlu è per ben venti volte nella top 3 rossonera come chilometri percorsi ad alta intensità nei 90 minuti. È un dato incontrovertibile: Hakan ha portato tanta “legna” a casa quest’anno, prestazioni che, al di là di considerazioni personali, hanno dato spessore e quantità al centrocampo del Milan.

Possiamo dire, senza il rischio di essere smentiti, che sono anche questi dati ad aver portato mister Gattuso a schierare titolare il suo numero 10 per ben 26 partite delle ultime 27 del campionato. E le aspettative non sono state deluse: nella metà di queste partite, Çalhanoğlu ha corso più di 1 km ad alta intensità, un dato significativo, senz’altro da inquadrare all’interno del match, ma certamente indicativo di un’ottima forma fisica e di una buona prestazione globale.

Fa ancor più riflettere il fatto che, quando è stato schierato mezz’ala sinistra, Hakan ha sempre fornito prestazioni maiuscole da un punto di vista atletico. Dunque, sorge spontanea una domanda: siamo sicuri che il numero 10 sia il numero adatto ad Hakan Çalhanoğlu?

È chiaramente una provocazione, parliamo di un calciatore dalla tecnica sopraffina, capace di far stare per diversi secondi i 70mila di San Siro con il naso all’insù, quando disegna geometrie perfette, facendo recapitare il pallone ad un Suso distante quasi 50 metri. Però attenzione a considerare Hakan necessariamente un trequartista: i dati ci descrivono un calciatore con un “motore” decisamente superiore alla media, uno che, quando la condizione fisica glielo permette, corre per 90 minuti e lo fa alla grande.

Un centrocampista “moderno”, con una tecnica pregiata, ma con tanti chilometri nelle gambe: un perfetto numero 8 dei nostri tempi.

È chiaro che i numeri sulle spalle dei calciatori, soprattutto nel calcio moderno, lasciano il tempo che trovano. Ma non lasciamoci ingannare: il futuro del nostro numero 10 potrebbe essere proprio sulla linea dei centrocampisti, e chissà che questa non possa essere la vera svolta del futuro centrocampo del Milan. I numeri dicono di sì.

Alessandro Molinaro

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