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Milan-Uefa: la memoria difensiva, la strategia e il bilancio a -65

Milan-Uefa: la memoria difensiva, la strategia e il bilancio a -65

MILAN-UEFA: BILANCIO A – 65 MILIONI E AFFAIRE “MILAN CHINA”

Come abbiamo anticipato ieri, trapelano altre interessanti novità sulla vicenda Milan/UEFA/Europa League. Innanzitutto, l’udienza avanti la “Camera Giudicante” è fissata per il 19 giugno, non più per il 7, e la sentenza dovrebbe quindi essere emessa qualche giorno dopo. Ciò per poter valutare al meglio sia la memoria difensiva presentata dalla società (e redatta dall’Avvocato Roberto Cappelli (GOP) e da uno dei padri del FFP, il professor Umberto Lago), sia quanto sarà spiegato in occasione dell’udienza del 19 ad eventuale integrazione di essa e in risposta alle eventuali richieste di chiarimento della Corte.

Parliamo di un fascicolo di circa una trentina di pagine, un dossier che la società ritiene “forte e completo. Anche i difensori si dicono fiduciosi, perché fondato sull’evidente miglioramento (non solo prospettico, ma già in parte verificatosi) dei conti del Milan, che prevede di chiudere il bilancio 2017/2018 con un passivo di 65 milioni di euro, e non a – 85 come era stato invece previsto dal budget illustrato dall’AD rossonero Marco Fassone sin dall’Assemblea del novembre 2017. Il dato appare particolarmente positivo anche in considerazione del fatto che tra i ricavi figura solo una piccola parte di quei 35 milioni di Euro che il Milan contava di realizzare in questo esercizio grazie all’attività di Milan China, ma la partenza dell’iniziativa – in grave ritardo per mal valutate difficoltà burocratiche – ha depresso oltre ogni misura questa fonte di fatturato. Un problema? Certamente. Ma anche la controprova che – come spiegano Cappelli e Lago nella loro memoria – l’apporto di Milan China non è al momento decisivo per il miglioramento dei conti rossoneri.

L’ UEFA aveva infatti negato il Settlement Agreement, sostenendo che la previsione per Milan China era eccessivamente ottimistica (quantomeno nei tempi di realizzazione dei benefici attesi). Ma il Milan aveva presentato sin da allora una c.d. “sensitivity analysis” (e cioè un’analisi di scenari comparati) che dimostrava come anche abbattendo del 75% i ricavi sperati, i conti sociali poteva registrare una evidente inversione di tendenza al c.d. “margine operativo lordo” (e cioè il risultato dovuto all’attività caratteristica di una società e non influenzato, ad esempio, dagli ammortamenti su un parco giocatori molto accresciuto, che appesantisce il deficit del Milan), annullando o riducendo significativamente l’apporto di nuova “cassa”. Ma l’UEFA aveva bellamente ignorato questo stress test, ora confermato anche da quanto effettivamente accaduto.

Lo stesso era accaduto quanto ai dubbi sulla continuità aziendale: il provvedimento di diniego del S.A. citava sì le osservazioni di sindaci e revisori, ma “censurava” inspiegabilmente le valutazioni finali degli organi di controllo che superavano ogni dubbio al riguardo, anche in considerazione delle dichiarazioni fatte in proposito da Elliot, principale creditore. Come già detto nel pezzo scritto su queste pagine (e su quelle di Tuttosport), queste sono solo alcune delle stranezze contenute nel famoso dispositivo consegnato dall’UEFA, tra cui ricordiamo il particolare suggerimento di escludere il Milan dall’Europa, dato dalla camera di investigazione a quella giudicante.

STABILITÀ DELL’ASSETTO PROPRIETARIO

Ovviamente nella memoria si è trattato anche il tema dell’assetto della proprietà, e della sua stabilità. Il Milan, a questo riguardo, ricorda come all’Inter sia stato correttamente concesso il Seattlement Agreement, senza richiedere alcuna garanzia al riguardo, tanto che dopo soli 6 mesi la società ha cambiato padrone, senza che ciò – giustamente – abbia causato alcuna rimostranza da parte dell’UEFA. Peraltro, come gli esperti di economia aziendale sanno, la stabilità di tale assetto non è affatto un valore assoluto (basti pensare ai vantaggi per gli azionisti della cosiddetta “contendibilità) e, in ogni caso, è ovvio che esso non dice un bel nulla sulla bontà dei conti di una società. E sono essi a dover contare nelle valutazioni dell’UEFA, non le caratteristiche “giuridico-antropologiche” della proprietà, ovvero la sua (più o meno dichiarata) intenzione di mantenere il controllo almeno per un lungo periodo di tempo. Insomma: il Milan ha lavorato con cura a questo ricorso, e i suoi difensori sono fiduciosi, se la decisione sarà presa conformemente alle regole.

Ma vi è anche qualche preoccupazione: si temono scelte “politiche” più che giuridico-economiche; si teme in particolare che il trattamento riservato alla società rossonera sia utilizzato come monito da indirizzare, ed esempio, al PSG, per dimostrare che la Federazione Europea non esita a punire pesantemente una società con un blasone importante come quello milanista. Inoltre, altra curiosità interessante, non tutti forse sanno che nella camera giudicante c’è un ex dirigente OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), organo da sempre in prima linea nella lotta contro i paradisi fiscali e fondi offshore. E potrebbe quindi esserci anche il tema di una professionale diffidenza verso una proprietà che ha fatto arrivare ingenti somme da Hong Kong e da giurisdizioni caraibiche in modo spesse poco trasparente (anche se ciò è pratica diffusissima nelle transazioni con società finanziarie e non solo dell’estremo oriente).

Per concludere: la memoria difensiva consegnata ha firme importanti e di peso (Cappelli-Lago).
La palla è ora nel campo dell’UEFA, della quale si teme il desiderio di prendere “provvedimenti esemplari”, anche se di taglio assai diverso da quello usato fin qui, in casi simili e talvolta anche meno virtuosi. Ovviamente, da qui a immaginare il Milan già nell’urna ne passa; diciamo che in casa Milan sono fiduciosi di avere fatto tutto il possibile ma in ogni caso “molto cauti”. Nel caso, comunque, sarà #RoadToLosanne.

NEWS PROPRIETARIE

Nel mentre, da una parte c’è il fondo Elliott che viene definito “caldo”, dall’altra c’è la parte cinese che dopo una missione in gran segreto in Italia (appuntamenti per Holding, Uefa e partners), sembra giocare una sorta di partita a scacchi con  Li Yonghong che fa di tutto per non mollare il colpo e restare in pista.

Resta viva l’idea di un socio di minoranza: si tratta di una possibilità concreta e sul tavolo di Li ci sono diverse opzioniIntanto i soldi dell’ ultima tranche del penultimo aumento di capitale, quella da 10 milioni di euro per capirci, sono arrivati lunedì (e disponibili da martedì, per ragioni collegate al sistema swift di trasferimento fondi tra banche non corrispondenti) e ora tocca attendere fine mese per gli altri 30 milioni dell’ ultimo aumento di capitale che è stato “tirato” qualche giorno faSe dovessero arrivare anche questi ultimi quattrini si tratterebbe di un importante prova di forza del presidente Lidiversamente il fondo americano sarebbe pronto ad entrare in gioco, come si paventa dall’inizio di questa storia infinita. MilanElliott?

PBP

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Milan, scontro FIFA-UEFA dietro il no sul FFP

Milan, scontro FIFA-UEFA dietro il no sul FFP

MILAN, SCONTRO FIFA-UEFA DIETRO IL NO SUL FFP
Dietro il possibile no alla partecipazione alla prossima Europa League ci sarebbe un grande gioco di potere. I rossoneri vittima predestinata?

Sono le 19 circa, sul display del mio telefonino compare il prefisso 041, è Svizzero, Zurigo: la telefonata che aspettavo.
La persona all’altro capo del telefono è un fiume in piena e io prendo diligentemente appunti: “E’ uno scontro FIFA-UEFA e il Milan è la vittima ideale per mandare un messaggio agli altri club che strizzano l’occhio alla FIFA..” e pensare che tutto era partito da un approfondimento sul nuovo mondiale per club ed invece siamo finiti a parlare di questa battaglia che sta coinvolgendo di riflesso anche il Milan e le sue grane di FFP ed europee.
Ecco, proprio quell’Europa che il club di Via Aldo Rossi rischia di vedere sfumare a metà giugno, ma cerchiamo di andare per step.

LA MEMORIA DIFENSIVA DEL MILAN e IL DISPOSITIVO UEFA
Al Milan – nonostante il poco tempo a disposizione, circa una decina di giorni – si lavora giorno e notte alla memoria difensiva da presentare all’Uefa entro il 31 con un team di esperti di FFP e professionisti stranieri di diritto sportivo coordinato dall’ Avv. Cappelli.
L’udienza sarà il 7 giugno e poi – probabilmente dopo qualche giorno – arriverà la decisione, ma quello che molti non sanno è che la richiesta (o il suggerimento..) fatta dalla camera di investigazione (quella che ha rinviato il Milan a giudizio, negando il settlement) a quella giudicante è ben precisa: escludere il Milan dall’Europa. Questa è una prima anomalia, essendoci già un regolamento sulle sanzioni, la camera investigativa non dovrebbe dare questo tipo di “suggerimenti”, ma tant’è.
Specifichiamo però che “storicamente”  la camera giudicante è organo che vanta una certa indipendenza, restio a farsi dettare la linea da tenere e quindi potrebbe tranquillamente rovesciare la raccomandazione della camera d’investigazione ammettendo i rossoneri in Europa.
Il Milan è pronto a giocarsi le sue carte, fiducioso di poter ottener quantomeno un ascolto imparziale e senza pregiudizi. (“A meno che Ceferin non abbia imposto il suo potere anche li..” aggiunge la mia fonte)
Dalla mia lunga telefonata emerge che il dispositivo Uefa (molto più approfondito ed esplicativo, rispetto allo scarno comunicato uscito sul sito) ricevuto dal Milan è un provvedimento scritto in modo assolutamente parziale, che rappresenta la situazione dei rossoneri in termini decisamente e oggettivamente travisati.

“Si coglie in maniera esplicita la volontà di andare oltre il FFP, di punire il Milan oltre misura, sarebbe stato giusto accordare il Settlement Agreement, una multa sarebbe stata comprensibile, al massimo una limitazione della rosa come all’Inter, l’esclusione dalle coppe è solo un provvedimento punitivo…”  mi confidano al telefono.

La seconda anomalia è che nel documento redatto dalla camera investigativa vengono riportarti solo stralci di relazioni di amministratori, sindaci, società di revisione che accennano al rischio del venire meno della (famosa) continuità aziendale, salvo poi omettere tutte le considerazioni che escludono questo tipo di rischio e le sensitivity che provano che il piano del club reggeva.
Il Milan quindi non si arrende, continua a lavorarci e in caso di eventuale decisione di esclusione dalle coppe è pronto ad impugnare il provvedimento al Tas a Losanna.

Quindi ancora con questa teoria che il Milan è vittima perché è brutto e cattivo?
No, innanzitutto Li Yonghong deve assolutamente decidere cosa fare da grande, se accelerare per il rifinanziamento (ed il management attuale sta facendo pressione sulla parte cinese) o valutare il passaggio di mano del club.
Il tempo però inizia a stringere, entro fine giugno potremmo avere un quadro più chiaro della situazione, visto che il presidente Li è chiamato a versare l’ultima parte di aumento di capitale (30 milioni) e nel caso venisse meno interverrebbe Elliott, causando l’ennesimo (e forse decisivo..) scossone.

UEFA VS FIFA  (Ceferin vs Infantino)
Qui la voce del mio interlocutore si fa leggermente “alterata”: “E’ una guerra tra due realtà, la UEFA vuole il controllo del calcio europeo e di tutte le competizioni…”
Non è facile, ma provo a spiegarvi nella maniera più chiara possibile.
Siamo davanti ad un vero e proprio conflitto che vede la FIFA promuovere il mondiale per club e l’UEFA prendere questa competizione come un’iniziativa volta a mettere in secondo piano le proprie.
Ceferin non è assolutamente entusiasta dell’attivismo della FIFA su questo fronte e con sponda del presidente dell’Eca e della Juventus Andrea Agnelli (le sue parole “Infantino dovrebbe chiedersi quale è il ruolo della Fifa” non sono un caso) sta spingendo “contro” il mondiale per club, cercando di imporre la propria giurisdizione sul calcio europeo senza tollerare alcuna invasione di campo altrui.
E quale miglior occasione per l’UEFA per mandare un messaggio ai grandi club che strizzano l’occhio alla FIFA , se non quella di sfruttare la debolezza politica del Milan, dimostrando di poterlo “tritare” nonostante nome e blasone? (proprio quel blasone che gli consente di entrare nel mondiale per club..).
Doppia funzionalità: capro espiatorio di un certo livello e messaggio intimidatorio ad altri club, qualcosa del tipo: “Fai i tornei con la FIFA? E io ti sanziono..”

IL FUTURO E UNO SGUARDO A STELLE E STRISCE
La lotta è politica, lo abbiamo capito, detto e ripetuto, ma ciò che preoccupa i supporter rossoneri è il futuro del club.
Come detto poco sopra, più il tempo passa e più il gong rischia di suonare per la proprietà cinese, con Elliott pronto a escutere il pegno e a prendere possesso del club.
Cosa farà poi il fondo di Paul Singer?
Negli ultimi giorni abbiamo letto di un potenziale interesse di Stephen Ross (amico tra l’altro di Sal Galatioto, le cui ultime mete sono state California, Irlanda e rientro a New York e non Italia come era trapelato), numero uno dei Miami Dolphin con un patrimonio di circa 7,6 miliardi di dollari, da nostre verifiche un’interesse c’è stato ma risale a qualche mese addietro, al momento gli imprenditori americani interessati (più di uno…) stanno alla finestra, monitorano la situazione e attendono l’evoluzione e l’eventuale passaggio a Elliott per poi palesarsi.

Are you ready?

PBP

 

 

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