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Inter-Milan 1-2, the day after! Analisi tattica, dichiarazioni, curiosità e la giocata del match

Inter-Milan 1-2, the day after! Analisi tattica, dichiarazioni, curiosità e la giocata del match

LA PARTITA

La squadra rossonera ritrova Romagnoli al centro della difesa e schiera il miglior undici possibile ad eccezione di Ante Rebic. Mister Pioli preferisce Leao a Diaz per sostituire il croato.

Il Milan parte bene e riesce a sbloccare il derby al 13′. Ibrahimovic lanciato da Calhanoglu entra in area e viene affondato da Kolarov.  Calcio di rigore che a molti tifosi ha ricordato quello di 10 anni fa di Materazzi proprio su Ibrahimovic. Handanovic para ma Zlatan è abile a ribadire in rete. Tre minuti più tardi il Milan raddoppia. Saelemaekers si libera con una splendida finta di Brozovic e da il via al contropiede, palla a Calhanoglu che di prima lancia Leao in fascia, il portoghese salta D’Ambrosio e serve una preziosa palla a Ibrahimovic che non sbaglia e corona una grande azione.

Il Milan sembra tenere bene il campo e soffrire poco, ma al 29′ l’Inter accorcia le distanze con Lukaku che sfrutta un’invenzione di Perisic dalla destra.

L’ incubo della rimonta dello scorso anno appare nella testa dei tifosi e anche in qualche giocatore. Il Milan torna ad essere timoroso e l’Inter prende coraggio.

All’intervallo la squadra rossonera riordina le idee e torna in campo con la testa giusta per portare a casa la partita.

Nel secondo tempo, l’Inter cerca in tutti i modi di trovare la rete del pareggio ma il Milan lascia pochi spazi riuscendo a reggere bene le avanzate di Lukaku e compagni. Sfiora il 3-1 con Krunic e poi soffre nel finale. Il risultato non cambia e il Milan torna a vincere un derby dopo 4 anni.

Il Milan dimostra ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, di essere squadra.

Salgono a 20 le partite senza sconfitta e il Milan si ritrova solo in testa alla classifica.

ANALISI TATTICA

Mister Pioli schiera Leao e non Diaz e probabilmente è lì che vince la partita. Il portoghese ha un altro passo rispetto a D’Ambrosio e risulta essere una spina nel fianco per l’Inter fino a quando le energie hanno retto. La squadra di Pioli è riuscita tutto sommato a insabbiare Lukaku e L. Martinez sfruttando i rientri ed i raddoppi di un monumentale Kessie (che rischia anche il rosso). La prestazione di Franck è stata la chiave della partita, sempre in aiuto con il suo fisico sia a Romagnoli che a Kjaer nel momento del bisogno. L’Inter viste le defezioni si è presentata in campo con due terzini come centrali di difesa e la differenza di passo con gli attaccanti rossoneri si è vista.

LA GIOCATA

L’azione del 2-0 al 15′ minuto è da incorniciare. Le giocate di Saelemaekers, che con una finta di corpo si libera Brozovic e parte in contropiede, e Leao, che sguscia via in fascia a D’Ambrosio, risultano essere fondamentali per la rete del 2-0 e per la vittoria della squadra rossonera.

CURIOSITÀ

Zlatan Ibrahimovic con la doppietta di sabato sera raggiunge quota 8 goal nei derby di Milano (sei con il Milan e due con l’Inter), solo tre giocatori hanno fatto meglio (Meazza 12, Nordahl e Nyers 11). Lo svedese alla quarta doppietta dopo i 38 anni eguaglia il record di  Silvio Piola in serie A.

Era dal 1973 che il Milan non andava a segno per 24 gare di Serie A consecutive.

DICHIARAZIONI

Pioli:” Il risultato di oggi non cambiava niente, non era determinante in nessun senso. Abbiamo battuto una grande squadra, siamo stati bravi a soffrire, è una bella vittoria e importante per i nostri tifosi che oggi ci hanno scortato fino allo stadio. Il nostro cammino è ancora lungo e possiamo migliorare“.

Il cammino è ancora lungo ma le basi per una grande stagione ci sono tutte. Arriveranno i momenti difficili e sarà in quei momenti che capiremo a che punto è questo Milan.

Conte:” Giocando con due ali, Ivan e Hakimi, dobbiamo avere gli equilibri giusti, ma stiamo parlando di due gol evitabilissimi. Kolarov? E’ quello il ruolo migliore per lui, lo ha fatto alla Roma e in Nazionale, anche per momento di carriera. C’è da lavorare, ma questo con tutti”

Le dichiarazioni di Conte sono in controtendenza rispetto al pensiero della quasi totalità dei tifosi interisti. Il ruolo di Kolarov sarà oggetto di molte discussioni nei prossimi giorni in casa nerazzurra.

Ibrahimovic:” La squadra sta crescendo tanto, stiamo crescendo, i giovani si prendono più responsabilità e si allenano molto bene. Sento tanto la responsabilità, perché mi sento leader e sono il più vecchio. Però tutti hanno fame e hanno voglia di vincere.”

Le parole di Zlatan certificano ancora una volta quanto sia importante la sua presenza in questo gruppo. La sua voglia di vincere e di lottare è un esempio per tutta la squadra e i giovani stanno imparando da lui.

TOP & FLOP

Prestazione monumentale di Ibrahimovic e Kessie. Il primo ha fatto reparto da solo e ha sovrastato fisicamente e tecnicamente De Vrij per tutta la partita. Il secondo è riuscito a recuperare un’infinità di palloni. Andando sempre in raddoppio su Lukaku e Lautaro Martinez ha dato molta più solidità alla difesa rossonera e ha permesso al Milan di non soffrire più di tanto la fisicità dei due attaccanti nerazzurri.

Ancora una volta da dimenticare la prestazione di Castillejo. Entrato al 15′ del secondo tempo è parso ancora lontano dalla sua forma migliore.

Cristian Claretti

Photo Credits: AcMilan.com

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Inter-Milan 1-2: Le Pagelle. Zlatan c’è, Zlatan esiste!

Inter-Milan 1-2: Le Pagelle. Zlatan c’è, Zlatan esiste!

Milano – Inter-Milan 1-2: Le Pagelle. Zlatan ricolora di rossonero il derby

Donnarumma 6.5: Aveva vinto solo un derby nei precedenti nove giocati, il primo della sua carriera. Il secondo successo arriva al derby numero 10. Impegnato poco, quando chiamato in causa risponde presente. Graziato dal var sull’uscita su Lukaku che Mariani aveva punito con il calcio di rigore. Sfortunato in occasione del gol nerazzurro dove tocca il pallone troppo poco e mette fuori tempo Theo.

Calabria 6.5: Gioca una buonissima partita, soffrendo meno del previsto e sicuramente meno di Theo dall’altra parte. Certo, Perisic è ben altro cliente e il gol arriva dalla sua parte, ma è preso in mezzo dai due giocatori interisti e paga l’unica scalata sbagliata di tutta la partita del duo di centrocampo. Per il resto, l’ennesima prestazione solida e sicura a cui ci ha abituato in campionato.

Romagnoli 6: Era alla prima stagionale e alla prima dopo quasi 90 giorni di stop e si vede. Becca uno degli attaccanti più difficili della Serie A per la fisicità che lo manda in crisi. Prova a rispondere colpo su colpo, ma è uno dei meno positivi della squadra.

Kjaer 7: Un muro. Vince il duello contro Lautaro Martinez e copre anche le falle di Romagnoli, guida la squadra con serenità e non disdegna anche la spazzata quando non si può andare di fioretto. Ormai una colonna portante del Milan di Pioli.

Theo 5.5: Soffre Hakimi e la sfida tra ex Real Madrid la perde lui. Fatica difensivamente e non è il solito motorino in fase offensiva. Una giornata storta capita a tutti, ma se vinci il Derby viene digerita sicuramente meglio.

Bennacer 6.5: Randello e squadretta. Recupera palloni e riorganizza il gioco. Non da nell’occhio, ma per il ruolo in cui gioca meno salti all’occhio meglio stai facendo il tuo lavoro. Con ordine e pulizia porta a termine il suo compito e riesce a non andare sotto contro Barella e Vidal.

Kessiè 7: La solita partita di battaglia, corsa e fisicità. Non molla su nessun pallone e non si toglie nemmeno quando deve andare a battagliare con Lukaku. I suoi muscoli non sono mai mancati, ma sta crescendo anche nelle letture tattiche in entrambe le fasi. Esce per una botta, ma conoscendolo non sarà nulla di che e sarà a disposizione per Glasgow.
(Tonali sv: giusto il tempo di assaggiare il sapore del Derby di Milano, godersene l’aria e partecipare al palleggio finale che porta al triplice fischio di Mariani)

Rafael Leao 7: Era chiamato a dare una risposta in quel ruolo da esterno dopo la partita in Portogallo e il poco convincente primo tempo contro lo Spezia. Risposta arrivata, alza la cornetta e recapita un pallone meraviglioso sul destro di Ibra che canta solo “Buttami dentro”. Zlatan fa 0-2 e mette giù la cornetta.
(Krunic 5.5: Sbaglia il gol del potenziale 1-3 che avrebbe mandato i titoli di coda sulla partita, si applica, ma l’esterno di sinistra non è il suo ruolo e si vede. E’ stato tenuto quest’estate perché può essere impiegato in più ruoli, oggi il test di alto livello da esterno di sinistra non lo ha passato.)

Calhanoglu 6,5: I suoi compagni lo cercano tanto, a volte fin troppo mettendolo anche in difficoltà. Si concede qualche finezza tecnica di livello altissimo e gioca un buonissimo primo tempo. Nel secondo finisce sempre più nell’ombra come tutta la fase offensiva del Milan che ad un certo punto guarda solo da una parte, quella del totem svedese.

Saelemaekers 6.5: Offensivamente non trascendentale, ma a livello di applicazione e aiuto difensivo ha pochi eguali. Corre e si sbatte finchè ne ha, poi Pioli sceglie di sostituirlo, ma l’ingresso Casti rende ancora più evidente la sua importanza.
(Castillejo 5: Gli si chiedeva mezz’ora di applicazione, copertura e di dribbling su Kolarov, non arriva nulla. Al Milan serve anche lui, dovrà essere bravo a ritrovarsi, con l’aiuto del Mister.)

Ibrahimovic 7.5: Era vecchio, secondo qualcuno. Il Covid lo avrebbe frenato, secondo qualcun altro. La risposta è di quelle decise: 10 anni dopo l’ultima volta (14 novembre 2010) trascina il Milan alla vittoria di un derby in trasferta e lo fa in modo similare, conquistandosi un rigore sotto la Nord. In questo caso poi raddoppia il conto e sferra un uno due devastante all’Inter.

Pioli 7: La studia bene e sorprende tutti con la mossa Rafael Leao. Mossa vincente nel primo tempo dove spariglia totalmente le carte nello scacchiere dell’Inter. Va in difficoltà nel secondo e forse opta per il cambio difensivo un po’ troppo presto nella partita spuntando la sua squadra. Ma riporta il Derby in rossonero dopo 4 anni di astinenza in campionato.
E tanto basta.

Matteo Vismara

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Simon e Alessio: due capitani per abbattere un tabù

Simon e Alessio: due capitani per abbattere un tabù

Milan – Il ritorno in gruppo del capitano e la positività di Matteo Gabbia lasciano presumere che, con ogni probabilità, il 17 ottobre si riformerà la coppia di centrali che tanto bene ha fatto dall’arrivo del danese.

Il 13 indossa la fascia del diavolo, il 24 quella della propria nazionale.

Riusciranno a guidare il Milan alla vittoria del derby di campionato?

31 gennaio 2016.

Alex, Bacca, Niang. Miha esulta e batte il “maestro” Mancini.

Tripudio rossonero, sembra il preludio al ritorno in Europa, la finale di Coppa Italia è inoltre a portata di mano.

Poi il cataclisma: l’esonero insensato del tecnico serbo, il crollo con Brocchi, il sesto posto in fumo ed una finale del trofeo nazionale che vede il Milan sconfitto da una rete di Alvaro Morata nei supplementari.

Da quel momento, in Serie A, la stracittadina non ha più visto i Casciavìt uscire vincitori dal match più atteso dai tifosi meneghini.

Quasi cinque anni dopo, San Siro aspetta ancora di essere nuovamente posseduto dal Diavolo: errori difensivi, occasioni sprecate sotto porta ed episodi discussi hanno sempre portato al medesimo esito: l’Inter imbattuta da quell’inverno.

L’ultima volta, a febbraio, il colore rossonero sembrava poter realmente riconquistare Milano: ma il secondo tempo nerazzurro ha riportato violentemente Zlatan e compagni alla dura realtà, una realtà ormai consuetudinaria.

Simon Kjaer fu protagonista negativo dell’iconica rete del 4 a 2 di Romelu Lukaku, che lo sovrastò nei minuti finali, sigillando la rimonta degli uomini di Conte.

Da quel momento, qualcosa è scattato definitivamente nella mente dell’ex Atalanta, facendo crescere di livello le prestazioni proprie e dei compagni di squadra di reparto. Da quel momento, con il danese in campo, la squadra di Pioli ha ottenuto un numero di sconfitte pari a 0: 20 partite, di cui 15 vittorie e 5 pareggi.

15 reti subite, 8 senza Alessio Romagnoli.

Proprio il numero 13 non forma la coppia difensiva titolare con il capitano della nazionale con capitale Copenaghen dal primo tempo del match contro il Sassuolo, ricordato per la doppietta di Zlatan Ibrahimovic e l’annuncio della permanenza del mister emiliano sulla panchina rossonera.

Senza di lui 9 partite, di cui 8 vittorie ed un pareggio.

Numeri che sembrerebbero confortanti, dati che sembrerebbero far pensare al fatto che senza il numero 13, tutto sommato, sia possibile stare.

Il campo da gioco invece dice altro: dice cioè che Matteo Gabbia è in crescita, certamente, ma che non è ancora pronto per fare il difensore centrale a tempo pieno dell’AC Milan. Bravo ad impostare, incerto negli uno contro uno e nel posizionamento verso avversario e palla in alcune situazioni d’area, il nazionale under21 ha mostrato di poter essere utilizzato contro squadre di medio livello, ma non senza qualche titubanza fortunatamente non punita dai risultati.

Romagnoli ha mostrato di saper indossare la fascia rossonera ma di non essere ancora un completo leader difensivo, accrescendo notevolmente il livello delle proprie prestazioni dall’arrivo del numero 24.

La positività al COVID-19 di Matteo e l’assenza di alternative rendono certa la riproposizione del nazionale italiano nel centro-sinistra dello scacchiere difensivo milanista in vista del derby.

Destro e mancino.

Comandante e capitano.

Condottieri all’unisono alla ricerca della V.

V per vittoria, in nome di un trionfo che manca da troppo tempo nella sfida per la supremazia cittadina.

V for Vendetta, come nell’omonimo film.

Eh sì, perché non solo Kjaer non ha brillato in Inter-Milan, ma anche Alessio si è reso protagonista di episodi sfortunati negli ultimi anni di stracittadina, soprattutto contro un avversario ostico come Mauro Icardi, ma anche all’andata dello scorso anno in occasione del secondo goal.

E così, come fatto dal misterioso V durante la gloriosa pellicola cinematografica, anche loro hanno iniziato a costruire pezzo dopo pezzo il proprio miglioramento, la propria certezza, la propria rivincita: Alessio, come il protagonista dell’opera di McTeigue, sa come un derby possa proiettarti nella storia sia come eroe che come sconfitto.

Un filo sottile, quasi impercettibile, a tratti beffardo. Un difensore che entra nella leggenda facendo l’attaccante.

Quasi una moda nelle partite fra rossoneri e nerazzurri.

V come Vidal, ossia uno dei pericoli principali per la difesa del Milan.

Guerriero di una dittatura ormai consolidata da più di un lustro.

Inserimenti diversi, soluzioni da fuori area, una marcatura diversa e più imprevedibile rispetto a quella degli attaccanti: Vecino (guarda te la coincidenza) ha spaccato due degli ultimi tre derby proprio così, agendo da incursore, da infiltrato negli schemi strategici di mire di riconquista mal calibrate.

Consci di tutto ciò, il duo dei capitani tenterà di guidare, insieme a Ibrahimović e co, la squadra alla conquista di San Siro.

E chissà che questa volta, per chiudere un cerchio aperto da Alex quel 31 gennaio 2016, non ci pensi proprio colui che deve costruire il piano dalle basi, Simon Kjaer, a far saltare il Parlamento nerazzurro.

Emanuele Frigerio

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Pagelle Inter-Milan 4-2: Il Milan gioca, si spegne e l’Inter vince

Pagelle Inter-Milan 4-2: Il Milan gioca, si spegne e l’Inter vince

Pagelle Inter-Milan – Prima del derby, si sa, dormire è quasi impossibile. Ma, se in passato questo era dovuto ad adrenalina ed entusiasmo, quest’anno, per i tifosi rossoneri, è la paura a farla da padrone. La paura di assistere all’ennesima sconfitta degli ultimi anni, dovuta alla consapevolezza dell’inferiorità tecnica.

I dubbi della vigilia sono risolti con Handanovic in panchina ed Ibrahimovic titolare. Il Milan parte benissimo. L’Inter è messa alle corde fin dai primi secondi. Dopo poco arriva un palo di Calhanoglu, con il Milan che non smette di attaccare e rischia solo un inserimento di Vecino. Al 39′, la prima squadra di Milano capitalizza la buona prestazione passa con Rebic su assist di Ibra. 6 minuti, sarà lo stesso Ibrahimovic ad andare in gol e portare sullo 0-2 il risultato all’intervallo. Nel secondo tempo, il Milan si spegne. L’Inter trova il 2-2 tra il 49′ e il 52′ e poi passa con De Vrij al 66′, prima di chiuderla con Lukaku. L’Inter vince e non sa nemmeno come. Il Milan ha fatto quello che ha potuto, prima di crollare psicologicamente, a dimostrazione di essere una squadra incapace di soffrire

Pagelle

Donnarumma 6: Prende 4 tiri, tutti imparabili

Conti 6: La difesa balla, ma non per colpa sua, che fa una partita da compitino

Kjaer 5,5: Tiene per quello che può, ma deve concedere a Lukaku di fisico e velocità

Romagnoli 4,5: Dirige il reparto e il reparto sembra avere il rapporto di Bugo e Morgan. Dovrebbe essere anche il capitano, ma è il primo ad andare in difficoltà. I centrali dell’Inter murano ogni tiro, il Milan prende due gol da fuori in 3 minuti

Hernandez 6: Per una volta, un terzino normale.

Castillejo 6: Ottimo primo tempo, un fantasma nel secondo. Se gira la squadra, gira anche lui. Ma se c’è da reagire, è il primo a soccombere

Kessie 5: Solita quantità industriale di errori. Zero filtro a centrocampo e anche sui gol, dovrebbe essere lui a fare da specchio. Ma non c’è

Bennacer 5,5: A sprazzi. Tante ottime giocate, ma anche tanti errori. Manca in fase difensiva. E molto

Calhanoglu 6: Colpisce un palo al via. Primo tempo di livello altissimo, come tutta la squadra. Poi cala, ma è tra i meno peggio

Rebic 6,5: Primo tempo super. Giocate, gol, sponde. Poi, nel secondo tempo, affonda come tutto il Milan. Viaggia come Ibra, si spengono ed accendono assieme.

Ibrahimovic 7: Guida la squadra al vantaggio. Assist, gol, carica, viene pure a prendersi il pallone. Quando si spegne, si spegne tutta la squadra.

Paqeutà 4: Entra in campo con la voglia e la grinta di Bugo nella penultima sera del Festival. Allucinante. Per giocare così, si dedichi a fare il testimonial dello Xanax

Leao SV: Ci prova, ma anche a lui serve più concretezza

Bonaventutra SV: Gli vogliamo bene e non gli diamo voto. Ma se dovessimo, non sarebbe positivo. In senso di maggiore di zero

All.Pioli 6,5: La prepara benissimo. Nel primo tempo c’è una sola squadra in campo, quella sfavorita alla vigilia, ed è in grandissima parte merito suo. Il Milan pressa, gioca e segna. Più di così, praticamente impossibile. Poi inizia l’incubo. La squadra entra in campo malissimo e non reagisce nemmeno per un secondo

Federico Rosa

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Inter-Milan: ricordi, uomini derby e pronostici di giornalisti ed ex giocatori

Inter-Milan: ricordi, uomini derby e pronostici di giornalisti ed ex giocatori

INTER-MILAN – Il derby è una di quelle partite per cui i pronostici si sprecano. É una di quelle partite in cui non c’è una favorita. É una di quelle partite che spesso viene decisa dall’uomo che non ti aspetti. É una di quelle partite di cui tutti hanno un ricordo.

Da quelli un po’ meno felici, come quello di Stefano Eranio che ricorda un suo palo in una stracittadina poi persa “Eravamo 0 a 0 e noi avremmo potuto andare in vantaggio”, a quelli più felici, inevitabilmente legati ai derby più famosi. “Il 6 a 0 del 2001 ovviamente fu incredibile” ricorda Valerio Fiori “ma quelli di Champions del 2003 li battono tutti. In quello di ritorno io ero in panchina, in porta c’era Abbiati che fece un miracolo e salvò il risultato. Ricordo che festeggiammo sotto la curva, io saltai sulle spalle di Christian (Abbiati ndr) e cademmo rovinosamente a terra rischiando di romperci l’osso del collo”.

Così come cadde l’invincibile Milan di Arrigo Sacchi in  due stracittadine ricordate da Riccardo Ferri “Furono derby giocati alla pari contro una squadra, il Milan, che allora era quasi imbattibile. E riuscire a giocare alla pari contro una squadra del genere, come ambimmo fatto noi, era quasi impossibile”.

Poi c’è chi il derby lo ha vissuto non in campo ma molto vicino. “Ricordo il primo derby che vidi a San Siro, quando ero solo un ragazzino appena arrivato da Trieste. Ed era il derby del colpo di testa di Mark Hateley, ricordato recentemente dalla curva in una coreografia. Un gol di una bellezza incredibile” racconta il giornalista Paolo Condò.

Altrettanto bello fu il gol di Cosmin Contra, come ricorda Marco Nosotti che aggiunge “é stato uno dei pochi gol che il mio amico Altafini definì un golazo”. Nosotti che fu protagonista involontario anche del famoso 6 a 0. “Quel 6 a 0 per il Milan fece impazzire di gioia anche un uomo solitamente misurato com’era Cesare Maldini. Ricordo che dopo una delle reti, credo quella finale di Serginho, Maldini perse un po’ di compostezza ed esultò assestandomi una pacca sul sedere, siccome io ero più alto di lui e mi trovavo vicino alla sua panchina”.

E come non ricordare i derby decisi da chi ha indossato entrambe le maglie, come Baggio. “Ricordo un derby di Coppa Italia con un gol di Baggio segnato proprio sotto la Nord” racconta Fabrizio Biasin. Quel derby finì uno a uno consentendo all’Inter di passare in semifinale in virtù del 3 a 2 dell’andata.

E infine c’è chi di calcio è talmente patito da avere talmente tanti episodi in memoria da non saper scegliere “Siccome sono un malato di calcio ne ho visti troppi e ricordare un episodio particolare è difficile” spiega Enzo Bucchioni.

Così come è difficile tenere a memoria tutti gli uomini derby. Anche se quest’anno le quote sono decisamente in favore di Ibra e Lukaku.

“Se dovessi scegliere spererei Ibra, perché per l’Inter sarebbe un doppio colpo basso” dice Eranio. Sì perché lo svedese sa essere ancora decisivo “Ti permette di avere un alternativa, per come difende e crea spazio per i compagni. E Leao di questo potrebbe beneficiare” spiega Nosotti. “I rossoneri hanno sbagliato a on prenderlo lo scorso gennaio perché con lui sarebbero arrivati in Champions. Ora hanno capito qual è l’importanza di un giocatore del genere dentro e fuori dal campo” gli fa eco Bucchioni.

Poi ci sono gli outsider. Da Eriksen “perché così dimostrerebbe di essere ancora quel grande giocatore che abbiamo visto al Tottenham e che l’investimento che la società ha fatto su di lui è stato giusto” spiega Bucchioni, a Theo Hernandez e Bonaventura che, dice Ferri “è molto bravo ad inserirsi”, a Brozovic che, dice Biasin “in questo momento è il giocatore più importante della squadra di Conte”, per chiudere con Donnarumma, caldeggiato dal suo (ex) collega di ruolo Valerio Fiori.

Come detto i pronostici si sprecano.

Si va da quelli che “la speranza è l’ultima a morire” come Eranio che dice “Loro partono avvantaggiati, ma mi auguro 1 a 0 per il Milan”, passando per gli ottimisti ma non troppo come Fiori che pronostica un pareggio con gol, per arrivare ai realisti come Bucchioni “É banale dire l’Inter che però è favorita perché ha più qualità  e mentalmente è più avanti e lo si vede dalla posizione in classifica. Il Milan deve trovare una giornata di orgoglio, una di quelle che possono far svoltare un campionato”.

Poi c’è chi ammette di non azzeccarci mai, come Ferri “direi un pareggio. L’Inter sta lottando per e con il mercato di gennaio ha voluto dimostrare che proverà ad esserci fino alla fine e sicuramente proverà a vincerla di squadra. Il Milan sicuramente proverà a riscattarsi”, Nosotti “Dico un pareggio, un 2 a 2 mi piacerebbe, perché secondo me sono in grado di farlo. E anche da un pari il Milan comunque ci guadagnerebbe. E soprattutto voglio capire che cosa fa l’Inter nei secondi tempi, perché loro partono sempre a mille, segnano nella prima mezz’ora e poi sembra che non sappiano più gestire le idee” e Biasin che la prende con ironia “Li sbaglio sempre quindi dico 6 a 0 per il Milan”.

Per chiudere con chi dribbla la domanda con l’eleganza con cui Van Basten dribblava gli avversari… “Non do mai pronostici perché nella moderna comunicazione il pronostico viene spesso erroneamente equiparato al desiderio del giornalista, quindi se ti dico vince il Milan poi la gente dice “Ecco Condò tifa Milan, idem se ti dico vince l’Inter” spiega Paolo Condò.

Sperando che domenica i Diavoli saranno altrettanto bravi a dribblare i Biscioni.

Giulia Galliano Sacchetto

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Milan Femminile, Ganz “Vittoria emozionante, ma dobbiamo migliorare. Auguro a Pioli tutto il bene del mondo”

Milan Femminile, Ganz “Vittoria emozionante, ma dobbiamo migliorare. Auguro a Pioli tutto il bene del mondo”

MILAN FEMMINILE – Se il Milan maschile per ora non brilla ci pensa quello femminile a far tornare il sorriso ai tifosi rossoneri. Domenica, allo stadio Breda di Sesto San Giovanni, nel primo, storico, derby milanese al femminile il Milan ha trionfato sull’Inter per 3 a 1 (doppietta di Conc e e rete di Rinaldi a rimontare il momentaneo 1 a 1 nerazzurro di Marinelli). Abbiamo avuto il piacere di intervistare in esclusiva a Radio Rossonera, all’interno della trasmissione Il Diavolo Veste Rosa condotta da Lucia Pirola, il mister rossonero Maurizio Ganz

Che cosa le è piaciuto del derby?

La preparazione che è stata molto buona. Sapevamo di incontrare una squadra tosta che arriva dalla serie B e quindi ha le motivazioni a mille. Ma noi sapevamo cosa potevamo dare, mi sono piaciute la voglia e la determinazione che le ragazze ci hanno messo e il vedere il gruppo sempre unito, anche quando l’Inter ha pareggiato.

Come avete preparato la partita? Cosa ha visto eseguito bene e cosa no?

Entrambe le squadre sono entrate in campo molto tese e noi non abbiamo giocato benissimo. O perlomeno non bene come abbiamo fatto a Roma o, per larghi tratti, contro l’Orobica. Però siamo entrate in campo con la voglia di vincere, la stessa che dobbiamo avere sempre. Poi chiaro bisogna ancora migliorare nella gestione della palla e nel tenere sempre l’intensità alta durante tutti i novanta minuti.

Il fattore Rinaldi dalla panchina sembra funzionare alla grande…

Ci sta facendo fare il salto di qualità, ha molta voglia e cattiveria. Credo che la vedremo presto in campo dal primo minuto.

Che cosa ha detto alla squadra nell’intervallo (con il risultato 1 a 0 per il Milan)?

Sono entrato negli spogliatoi arrabbiato perché non stavamo giocando bene. Avevamo troppa fretta e troppa tensione… continuavamo a fare lanci lunghi che erano una facile preda per le avversarie. Ho chiesto di giocare di più palla a terra e le ragazze mi hanno seguito alla perfezione.

Si sarebbe aspettato un compleanno così?

Vivere un derby da allenatore è quasi più emozionante che viverlo da giocatore. Ringrazierò tutta la vita queste ragazze per le emozioni che mi hanno regalato.

Fa un in bocca al lupo al suo collega Stefano Pioli che sta muovendo i primi passi sulla panchina del Milan maschile?

Stefano è stato mio allenatore a Modena nel 2005/2006, gli faccio un grande in bocca al lupo ma sono sicuro che farà bene, è molto preparato e pignolo. Gli auguro tutto il bene del mondo.

Photo Credits: AcMilan.com 

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Inter-Milan femminile: le cinque cose da sapere per questo Derby

Inter-Milan femminile: le cinque cose da sapere per questo Derby

INTER-MILAN FEMMINILE – Mancano ormai meno di due giorni al derby femminile di Milano: domenica pomeriggio, alle ore 15, Inter Women e Milan Femminile si sfideranno per la terza giornata di campionato. Di ritorno dalla sosta nazionali ritorna in scena la Serie A femminile con il big match di settimana riservato proprio al derby di Milano. Tanti gli aspetti interessanti legati al match, alcuni di questi imprescindibili per comprendere appieno l’importanza di questa partita: ecco 5 aspetti da conoscere sul derby femminile:

Il primo bis:
Stiamo per assistere al primo derby femminile di Serie A, il primo incontro ufficiale di campionato tra le squadre femminili di Milan e Inter, la stracittadina per eccellenza. Una prima volta importante, che si contende la dicitura di “primo derby femminile” con il debutto del Milan Femminile in coppa Italia dello scorso anno, quando per gli ottavi di finale incontrò proprio l’Inter femminile, ancora in serie B. La partita dello scorso 9 dicembre terminò 5-3 per il Milan Femminile, con una gara rocambolesca ma conclusasi con il sorriso, e il passaggio del turno ad eliminazione diretta, per le rossonere.

Derby vagabondo:
L’incidenza non casuale del big match di Serie A femminile con la pausa nazionale del campionato maschile regala una ghiotta occasione per portare un grande pubblico allo stadio, e proprio per questo era stata avanzata la possibilità di disputare il derby femminile a San Siro. L’occasione non si è tuttavia concretizzata, per questioni legate al mantenimento e rifinitura del manto erboso: le due squadre si affronteranno dunque dall’altro capo di Milano, a Sesto San Giovanni, nello stadio Ernesto Breda. Un po’ di delusione senza dubbio avrà preso piede negli spogliatoi di Inter e Milan femminile, dopo una sorta di rotta illusione durata poco più di un mese, ma non è tutto perso: ci saranno certamente altre occasioni di aprire San Siro al calcio femminile, presto o tardi. Sperando che, un giorno, il derby femminile non sia più vagabondo.

L’incontro con l’ex:

Il Milan femminile ha appena un anno di vita e anche la storia dell’Inter Women, nella sua parte strettamente legata ad FC Internazionale, non può vantare più di un anno di vita, ma il primo (bis) derby femminile vedrà già il fatidico incontro con una ex. Si tratta di Lisa Alborghetti, centrocampista arruolata in rossonero lo scorso anno, titolare inamovibile nel Milan di Carolina Morace e protagonista in più di una occasione nel corso della stagione -ah, quel gol contro il Sassuolo! Alborghetti ha sposato quest’anno il progetto Inter Women, oltrepassando il confine del naviglio, approdando alla corte delle nerazzurre di Attilio Sorbi. Fisicità e buona tecnica sono le corde migliori della ex rossonera, e la sua personalità a centrocampo è certamente un aspetto non secondario. Ma le sue ex compagne conoscono bene Lisa Alborghetti, nei suoi punti forti e nei suoi punti deboli: sapranno contenere i primi e sfruttare i secondi?

Fattore Rinaldi:
Tra i tanti pensieri che affollano la mente di Maurizio Ganz ci sarà certamente il modo in cui far fronte all’infortunio di Federica Rizza, terzino destro di fiducia in queste due partite per la retroguardia del Milan Femminile. Diverse le opportunità per ridisegnare la squadra, sostituendo la giocatrice con più possibili pedine, da Vitale a Mendes o Bergamaschi. Ma il fattore Rinaldi è in agguato: la numero 22 rossonera è stata la principale mossa vincente nelle scorse partite, inserita nel corso del secondo tempo e dilagante con la sua velocità e imprevedibilità, perfetta per cambiare le sorti della partita e voltarla, finora, a vantaggio delle rossonere. Sarà questa l’occasione per Deborah Salvatori Rinaldi di partire titolare, all’interno di un Milan Femminile ridisegnato in assenza di Rizza? O il suo valore come cambio a partita in corso è troppo grande per essere sacrificato proprio nel derby? Nelle mani di Ganz sta la risposta, ancora per poco meno di due giorni.

Il “mondo dei grandi”:
Il derby è una di quelle partite che non necessita di tante presentazioni: citare la stracittadina milanese implica evocare significati ormai assodati nel senso comune, che rimandano alle grande giornate di calcio famose in tutto il mondo. Il derby femminile si trova così ad un varco importantissimo, il primo di tanti, che proietta il calcio femminile Italiano in uno scenario molto più grande alla dimensione a cui siamo abituati. La qualità di questa partita sarà eloquente in fatto di sviluppo: ci affacciamo al “mondo dei grandi”, quello dei derby che muovono una città intera, quello de “Il Derby di Milano” con migliaia di persone allo stadio, quello delle coreografie pre partita e dei risultati che svoltano una stagione intera. Il cammino per arrivarci è ancora molto lungo, ma bisogna essere preparati perché il domani non ci colga di sorpresa.

Photo Credits: AcMilan.com

Lucia Pirola

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Milan-Inter 0-2: Lavagna Tattica. Game, set and match per Antonio Conte

Milan-Inter 0-2: Lavagna Tattica. Game, set and match per Antonio Conte

MILAN-INTER 0-2 Compito ingrato, ingrato compito. Rivedere il derby è stata una piccola grande impresa per chi come me abbina la passione al lavoro. Un bel respirone e via, proviamo ad analizzare tatticamente la sconfitta di sabato sera.

Nella Lavagna Tattica di venerdì (link) avevo auspicato un atteggiamento coraggioso, propositivo, con un occhio di riguardo a Brozovic e alle palle inattive specie per lo spazio incustodito al limite dell’area di rigore. Ahinoi questi non sono che stati alcuni dei problemi osservati sabato sera. I rossoneri hanno infatti palesato parecchi problemi sia in fase di costruzione che in quella di opposizione al possesso interista.
Partiamo con ordine elencando sistemi di gioco e titolari:
Il Milan si è schierato con Gigio e la classica difesa a quattro con Conti al posto dello squalificato Calabria, Kessiè, Biglia e Calhanoglu in mezzo, mentre in attacco Suso era a supporto della coppia Leao-Piatek. Ha risposto l’Inter con i tre titolari difensivi Godin-De Vrij-Skriniar, Brozovic davanti a loro spalleggiato da Barella a destra e Sensi a sinistra, D’Ambrosio e Asamoah quinti e Lukaku-Lautaro a popolare l’attacco.

E ora partiamo con i piani gara.

POSSESSO MILAN – PRESSIONE INTER
Antonio Conte decide per un pressing ultraoffesivo con queste coppie: Romagnoli-Lukaku, Musacchio-Lautaro, Calha-Barella, Biglia-Sensi, Kessiè-Brozovic. I quinti erano in posizione di attesa pronti a chiudere sui nostri terzini (come nello stamp a lato): se la palla era destinata a Rodriguez saliva D’Ambrosio e Asamoah rinculava lasciando la possibilità di aggredire centralmente anche il nostro trequarti. La nostra scarsa capacità ad uscire da questo impasse ci costerà ad esempio la pressione su Calha quasi vittoriosa di Barella, il retropassaggio corto di Rodriguez con conseguente rischioso rimpallo Gigio-Lautaro e in generale una mancata costruzione dal basso per i primi 19 minuti. Come si poteva ovviare al problema (e come in parte si è ovviato)? Abbassare Suso in quella terra di nessuno (il punto di domanda) poteva essere una ipotesi.

POSSESSO INTER – PRESSIONE MILAN 

Marco Giampaolo decide per una versione più soft di pressing offensivo, sia rispetto a Conte e sia rispetto al collega ceco dello Slavia Praga: mette Suso a schermo su Brozovic (quindi cercando di chiudere le linee di passaggio al croato), Piatek su Skriniar e Leao su Godin. Le posizioni di partenza delle due punte però sono strette in modo da tagliare il giropalla e invitare così i due terzi di difesa alla conduzione della palla.
Problemi:
1. Rodriguez e Conti non scalano in avanti sui loro quinti D’Ambrosio-Asamoah lasciando libera la giocata corta, preoccupati di non abbandonare in 2vs2 i centrali e di non prendere tagli alle spalle da Lautaro-Lukaku (questo però ci costerà i triangoli costruiti con Barella-Sensi che fanno fuori le nostre mezzali prese in mezzo a mò di torello)
2. Biglia in posizione neutra non ha la capacità atletica di scalare con continuità su Brozovic e non chiude la linea di passaggio sulle punte (Lucas sarà invisibile per i primi 20 minuti).
3. A destra la nostra scalata è ancor diversa: Kessiè prende il quinto Asamoah e Conti prende la mezzala Sensi (quando è alta abbastanza da consetirgli di non allontanarsi troppo dalla linea di difesa). Questa versione ci costerà la doppia occasione “piattone di Lautaro-palo di D’Ambrosio” poichè Sensi, bravo a galleggiare in posizione intermedia non verrà preso da Conti e avrà tempo per ricevere, puntare e scaricare sulla punta argentina.
4. Il problema più grande: lo schermo su Brozovic è stato fatto decentemente per i primi 10 minuti da Suso, male per i secondi 10 minuti dallo stesso Suso, malissimo per i restanti 70 da Piatek (ne parlerò poi). Lo spagnolo spesso viene attratto troppo presto dalla pressione su De Vrij (1) e all’Inter basta passare da una delle due mezzali anche con pressione alle spalle (2) per far ricevere Brozovic già girato fronte al campo (3). La pigrizia di Suso (e l’indolenza di Piatek poi) unita alla mancata scalata in avanti di Biglia (?) completano il quadro. Brozovic libero di ricevere può allargare palla ad uno dei quinti e tagliare fuori così ben 6 giocatori milanisti.

MILAN E INTER DOPO IL PASSAGGIO ALL’1-4-3-3 DEI ROSSONERI
Intorno al 20-25esimo minuto Giampaolo toglie il trequartista e schiera i nostri tre attaccanti in linea con Suso largo a destra, Leao a sinistra e Piatek centravanti. Vediamo le reazioni delle due squadre: Conte preoccupato di non lasciare in 3vs3 i suoi difensori, abbassa i quinti in posizione intermedia lasciando più libera la giocata su Rodriguez e Conti, favorita anche dalla salita di Biglia che tiene basso Brozovic (primo stamp). Proprio questa posizione poco chiara di D’Ambrosio e Asamoah consentirà i buoni 15 minuti finali di primo tempo con Leao e Suso liberi di abbassarsi e ricevere nei mezzi spazi, movimento che attira la pressione delle mezzali interiste e crea spazio anche alle nostre mezzali.
Il Milan per paradosso approfitterà poco di questo vantaggio tattico (un paio di volte si cercerà il rilancio lungo sulle punte) e durante l’intervallo Conte riorganizzerà i suoi, scommettendo sulla scarsa atleticità-resistenza-abilità in costruzione di Conti e Rodriguez: i nostri due terzini vengono battezzati, liberi di giocare con spazio, la difesa interista passa a cinque con i quinti che si abbassano, (Asamoah su Suso e D’Ambrosio su Leao) e le nostre mezzali non hanno più lo spazio del primo tempo prese stabilmente da Sensi e Barella non più sviati dai “problemi” Leao e Suso. Il nostro possesso diventa ben presto sterile e senza sbocchi. Giampaolo forse impiega troppo tempo per leggere questo vantaggio sugli esterni bassi, complice con ogni probabilità il dubbio sulla condizione fisica del già ammonito Conti. In 8 minuti il Mister prova a sfruttare lo spazio concesso inserendo prima Paquetà e poi Theo Hernandez, un terzino capace di prendersi il campo. Conte però ha già pronte le contromosse e in quattro minuti inserisce da quel lato Politano largo a destra per tenere basso il francese e Vecino per Paquetà (con spostamento di Barella a sinistra).
Nonostante queste mosse la bravura tecnica di Theo ci consentirà di avere finalmente un minimo di pericolosità. Grande problema del secondo tempo (ultimo stamp): Brozovic non ha più alcun tipo di pressione, nè da Biglia nè da Piatek. Libero di giocare il croato sarà il vero padrone della gara.

 

GOL PRESI 

Brozovic – Il castello difensivo a zona inizia a costarci troppo per come è utilizzato. Sulla punizione del gol interista, il castello perde un uomo per la barriera (Suso) che inoltre non viene affiancato da un secondo uomo che poteva staccarsi per affrontare Brozovic, lascia completamente libero un altro uomo al limite (Asamoah) e concede così un tiro semplice al centrocampista croato. Il gol ha anche un altro vizietto: Leao sulla conclusione di Brozovic si volta e si fa sbattere la palla sul piede (se fosse stato fronte alla palla non sarebbe accaduto), errore ingenuo ma che ci costa caro.

Lukaku – Il secondo gol è invece lo sfruttamento di un nostro antico problema (i mancati ritorni difensivi di Suso), di una confusione su chi, come e su di chi si vada in pressing e dell’ottima lettura tattica di Conte.

L’inter prova ad inizio azione a prenderci sul nostro lato destro ma la partenza troppo bassa dell’azione e la veloce scalata di Kessiè ci consentono di chiudere bene.

 

 

 

 

L’azione quindi si esaurisce e i nerazzurri ripartono da dietro con Skriniar e Brozovic (sempre troppo libero). Barella (l’uomo più vicino a Conte) fa per rientrare anch’esso in posizione di mezzala.

 

 

 

Antonio Conte indica a Barella di fermarsi e di rimanere largo, evitando il rientro in posizione stretta da mezzala. Il centrocampista italiano si ferma e inverte immediatamente la direzione di corsa. Nello stamp non si nota ma anche Asamoah viene lasciato largo ben oltre Conti.

 

 

La palla gira verso la destra interista e tutto il Milan scala pian piano verso quel lato. Così facendo si aprono le distanze tra Suso e Kessiè e tra Kessiè e Barella che poi ci saranno fatali. Leao, Paquetà e Piatek non portano un pressing di squadra ma pressioni isolate che vengono facilmente aggirate con conseguante palla scoperta nei piedi di Godin.

 

Il difensore uruguagio, libero di giocare, si accorge del tanto spazio a sinistra e l’Inter ritenta di prenderci su quel lato. Le posizioni già molto offensive di Barella e Asamoah e le distanze di Kessiè e Suso lasciano Conti in 1vs2 consentendo al terzino solo una difesa passiva in attesa del rientro del compagno.

 

 

Barella non aspetta il rientro di Kessiè, sfrutta la sovrapposizione di Asamoah che gli lascia spazio per un cross corto e trova facilmente Lukaku. Il belga parte in anticipo su Romagnoli e una volta che ha preso lo spazio è quasi impossibile da spostare: 0-2 Inter

 

 

 

Simone Cristao

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Milan-Inter, Giampaolo: “Entusiasmo e consapevolezza. Gioca Conti”

Milan-Inter, Giampaolo: “Entusiasmo e consapevolezza. Gioca Conti”

MILAN INTER – Le parole di mister Marco Giampaolo in attesa della stracittadina di sabato sera.

MILAN-INTER, CONFERENZA GIAMPAOLO – Il Derby, il 171° in Serie A TIM e 224° totale, non è mai una partita come tutte le altre. Tra giocatori e tifosi, l’atmosfera è diversa perché, in fondo, ne va di almeno metà stagione. Tra sfottò a scuola o al lavoro. Tra la possibilità di vantarsi per “averlo vinto” e abbassare il capo in attesa del match di ritorno.

Mister Giampaolo lo sa – e chi se non lui che con la Sampdoria ha un bottino di 4 vittorie e 2 pareggi – e si è detto pronto ad affrontare un altro allenatore, Antonio Conte, che con le stracittadine ha un ottimo rapporto: sulla panchina della Juventus, il parziale è di 4 vittorie a zero. Ecco perché il tecnico rossonero, nella consueta conferenza stampa della vigilia, si è detto fiducioso nel voler regalare una gioia ai tifosi: “Non dobbiamo mai dimenticare che rappresentiamo milioni di tifosi, il vero patrimonio sono loro. So cosa significa vincere un derby anche se poi, per me, la gioia dura poco. Non riesco a godermi troppo le vittorie ma capisco l’importanza per i nostri tifosi”.

LA PARTITA

Mister Giampaolo, nel corso della conferenza stampa, ha analizzata a lungo quella che sarà la partita di domani: “Il derby fa storia a sé ed è una partita importante ma ambisco a farne tante altre. Ne ho vissuti diversi a Genova e so cosa significa per i tifosi. Nessun favorito o sfavorito, è una partita talmente particolare che sfugge da ogni tipo di pronostico. Confido nella capacità di saperla fare in un determinato modo; hanno tutti da perdere e tutti da vincere”.

L’INTER

Il tecnico rossonero si è poi soffermato sugli avversari: “Sono una squadra chiara e definita che fa le cose con ripetitività. Non ci sono singoli ma c’è il collettivo così come, da parte nostra, dobbiamo fare un grande lavoro di responsabilità e grande maturità tattica. I calciatori dovranno fare una prestazione di altissimo livello, sempre con il collettivo. Conte? Non ci siamo mai affrontati ma ha avuto un percorso importante e me lo ricordo già dagli inizi, avendolo seguito. Oggi all’Inter ripropone il calcio del ‘primo-Conte’. So da dove viene e conosco il suo tipo di calcio”.

QUELLO CHE SI ASPETTA

La nostra ambizione è quella di giocare bene e vincere. Cerco di trasmetterla alla squadra e per fare questo servono giocatori concentrati e vogliosi senza particolari nervosismi. In partite come queste, il livello si alza da solo; c’è già un alto dispendio psico-fisico. Per giocare bene, devi essere sereno e saperti divertire. Il nostro obiettivo è fare meglio dello Slavia Praga (sorride, ndr): molte volte si può difendere tenendo la palla, così come fanno le grandi squadre. Non per forza serve fare il fortino. Idealmente, a me non piace una squadra che difende basso, una squadra che gioca palla lunga o che non pressa alta per recuperare palla. Per fare tutto ciò, serve consapevolezza tattica, cura del dettaglio e tanto lavoro.

SUI SINGOLI

Per forza di cose, il dialogo con i presenti, si è spostamento sui giocatori ed in particolare su chi sostituirà Davide Calabria: “Gioca Conti! Il ragazzo si allena bene ed è sempre attento. In fase difensiva sapeva e sa che deve migliorare e più di qualche passo avanti l’ha fatto. Domani ha la possibilità di dimostrare come sta, nulla di più. Con Paquetá nessun confronto e nessun nervosismo. È stata una chiacchierata ma niente di clamoroso”. Il tecnico rossonero ha poi confermato quanto detto da Boban in settimana: “Ci sono tanti uomini spogliatoio, in particolare quelli che l’anno scorso erano già al Milan. Gigio è uno di questi, così come Alessio (Romagnoli, ndr)”. Infine, si è parlato del dualismo Biglia-Bennacer: “Lucas è un giocatore esperto che sa giocare, è uomo di grande esperienza. Domani, poi, giochiamo in 14”.

LA SCINTILLA

Infine, Mister Giampaolo ha parlato di quella scintilla necessaria per svoltare: “Ogni partita è buona: d’incanto riesci a giocare trovandoti nelle stesse situazioni provate in settimana ed acquisisci autostima. Nelle amichevoli di quest’estate ci siamo andati molto vicini, in campionato meno ma questo significa che ‘l’aria l’hanno annusata’. Da bambini ci divertivamo passandoci la palla, non correndo dietro agli altri. Lo spirito deve essere quello; ci sono e saranno difficoltà nel percorso ma il mantra è gioia, divertimento ed entusiasmo”.

Photo credits: acmilan.com 

Tomaso Palli

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Milan-Inter, il focus sui nostri avversari della prossima giornata

Milan-Inter, il focus sui nostri avversari della prossima giornata

MILAN INTER – In attesa della stracittadina di sabato sera andiamo a scoprire meglio i nostri avversari.

Ultimo precedente

L’ultima gara tra Milan-Inter, giocata il 17 marzo 2019, è finita 2 a 3 per i nerazzurri, con il gol decisivo dal dischetto di Lautaro Martinez al 67esimo.

Precedenti famosi

Tra i precedenti famosi ricordiamo quello del 27 marzo 1960, terminato 5 a 3 per il Milan e che attualmente è il derby con il maggior numero di reti segnate.

E ancora quello del 29 agosto 2009 quando l’Inter di Mourinho travolse il Milan 4 a 0. Il Diavolo si rifarà il 2 aprile 2011 con un secco 3 a 0 sui nerazzurri allenati dall’ex Leonardo: quella vittoria, iniziata dopo soli 43’ secondi di gioco con la rete di Pato, sarà lo spartiacque della stagione consegnando di fatto lo scudetto ai rossoneri.

Ultime gare Inter

L’Inter arriva al derby decisamente più in forma del Milan. I nerazzurri sono reduci da 3 vittorie, le ultime due sofferte ma importanti, contro Lecce (4 a 0), Cagliari (2 a 1) e Udinese (1 a 0).

Ultime gare Milan

Il Milan arriva al derby rinfrancato dalla vittoria tiratissima sull’Hellas Verona e da quella altrettanto sudata con il Brescia seguita alla sconfitta con l’Udinese nella prima giornata.

Occhio a…

Stefano Sensi arriva al derby in gran spolvero dopo le prime giornate di campionato e dopo il gol vittoria con l’Udinese, che ha permesso all’Inter di scavalcare la Juve e ritrovarsi in testa da sola.

Curiosità sugli  avversari

L’Inter è nata grazie a 44 milanisti dissidenti con la linea della proprietà di non ingaggiare calciatori stranieri. Il primo presidente nerazzurro, Giovani Paramithiotti, aveva origini albanesi e proveniva da Venezia. Restò in carica un solo anno perché si diffuse su di lui la nomea di menagramo tanto che fu costretto a non assistere alle partite della sua squadra.

Durante il fascismo il nome della squadra (’Internazionale) era sgradito ai gerarchi che lo riteneva di ispirazione comunista e che costrinsero la società ad unirsi con un’altra squadra (l’Unione Sportiva Milanese) e a crearsi un nuovo nome: l’Ambrosiana. Nonostante ciò i tifosi continuavano a intonare il coro “Forza Inter!” durante le partite, fatto che portò la dirigenza a porre fine alla fusione con la Milanese e ribattezzare la squadra Ambrosiana-Inter. Nel 1945, dopo la definitiva caduta del fascismo, la squadra riprese il suo antico nome.

L’Inter è stata la prima squadra italiana ad introdurre, ad inizio anni ’60, gli abbonamenti allo stadio validi un’intera Stagione.

Allenatore avversario

Antonio Conte, che il Lecce acquisì dalla Juventina Lecce per otto palloni (tre dei quali sgonfi) e duecentomila lire, e che venne espulso all’esordio in Serie A, non ha mai perso contro il Milan vincendo 6 volte e pareggiando 3. Tra lui e il tecnico del Milan Marco Giampaolo non c’è nessun precedente.

Storico arbitro con le due squadre

Ad arbitrare il derby sarà Daniele Doveri, alla sua prima stracittadina milanese in campionato. Ha diretto il Milan 16 volte, l’ultima volta in un Milan Napoli terminato 0 a 0. Si direbbe porti bene ai rossoneri che con lui hanno vinto ben dodici volte, perdendo una sola volta sempre contro il Napoli.

Meno positivo invece il bilancio dell’Inter che nelle 15 gare dirette dal fischietto romano ha vinto soltanto quattro volte, uscendo sconfitta ben sei volte.

I guardalinee saranno Ranghetti e Lo Cicero, il quarto uomo Maresca mentre al Var ci saranno Irrati e Carbone.

Ex e doppi ex

Ex che saranno della partita:

Nessuno

Ex che non saranno della partita ma ancora in attività:

Balotelli: all’Inter dal 2006-2010 e al Milan nel 2013-2014 e 2015-2016 ora tesserato con il Brescia. Cresciuto nella Primavera nerazzurra si aggrega in prima squadra su ordine di Roberto Mancini. La crescita sul campo è importante ma l’atteggiamento non migliora. Con Mourinho vedrà poco il campo e nell’annata del Triplete nerazzurro, oltre che per gli importanti gol da subentrato, verrà ricordato per la maglia gettata a terra nel delicato incontro contro il Barcellona nella semifinale d’andata della Champions League: è la rottura definitiva. Passa al Milan due volte dopo le avventure poco fortunate in maglia Manchester City e Liverpool senza mai segnare nel derby della Madonnina.

Ex ritirati:

Collovati: al Milan nel 1976-1982 e all’Inter nel 1982-1986 ora impegnato in tv. Scoperto da Giovanni Trapattoni all’età di tredici anni sarà ricordato dai tifosi rossoneri come “ingrato transfuga” dopo essere passato sull’altra sponda del Naviglio da capitano del Milan. Dopo due retrocessioni passa all’Inter nell’estate ’82 da Campione del Mondo in maglia azzurra in cambio dei nerazzurri Canuti, Pasinato e Serena. Qui conquista la maglia da titolare raggiungendo con i nerazzurri due semifinali di Coppa Uefa consecutive, nel 1984/85 e nel 1985/86.

Coco: al Milan nel 1993-2002 e all’Inter nel 2002-2007 ora agenzia di comunicazione a Milano e scuola calcio a Napoli. Arriva in nerazzurro con una scambio alla pari che vedrà il centrocampista Clarence Seedorf in rossonero ed il terzino mancino alla corte dell’allora allenatore dell’Inter Hector Cuper, Coco non lascerà ricordi esaltanti in entrambe le esperienze. Il Milan lo lancia nel calcio che conta ma non ci crede fino in fondo, girandolo tre volte in prestito fino a quando Moratti non si lascia convincere. Tanti infortuni e ben poche presenze lo spingono a lasciar il calcio a soli trent’anni.

Panucci: al Milan nel 1993-1997 e all’Inter nel 1999-2001 ora dirigente sportivo. Primo calciatore italiano ad indossare la maglia del Real Madrid, passa all’Inter dopo aver scritto la storia con il Milan qualche anno prima. In nerazzurro non vincerà nulla e ci rimarrà soltanto un anno complice il rapporto non proprio idilliaco con Marcello Lippi.

Pirlo: all’Inter nel 1998-2001 e al Milan nel 2001-2011 ora imprenditore vinicolo). Approda in nerazzurro a soli 19 anni e l’Inter, per garantirgli un maggior minutaggio, lo gira in prestito tra Reggina e Brescia. In maglia biancazzurra l’allenatore Carlo Mazzone ne intuisce le doti arretrandolo regista. Torna all’Inter giusto il tempo per essere ceduto ai cugini rossoneri con cui vincerà 2 Champions League e altrettanti scudetti confermandosi uno dei migliori nel suo ruolo e uno dei maggior rimpianti nerazzurri di sempre.

Seedorf: all’Inter nel 2000-2002 Inter e al Milan nel 2002-2012 ora ct del Camerun). L’Inter lo cede al Milan nell’estate del 2002 dopo aver perso lo scudetto all’ultima giornata. In maglia nerazzurra poche luci, una celebre doppietta contro la Juventus e una posizione in campo a lui non congeniale. Al Milan invece dieci anni di vittorie in un centrocampo stellare insieme a Pirlo. Capitano e successivamente allenatore è attualmente commissario tecnico della nazionale camerunese.

Ronaldo: all’Inter nel 1997-2002 e al Milan nel 2007-2008, ora dirigente sportivo. Massimo Moratti si assicura il più grande talento prelevandolo dal Barcellona. In maglia nerazzurra, il Fenomeno, vinse la Coppa UEFA del ‘98 e prestazioni che faranno di lui uno dei calciatori più forti della storia. L’Inter è costretta a sopportare i costanti infortuni del brasiliano e le lacrime che lo porteranno, nell’estate del 2002, a lasciare Milano salvo poi tornarci sei anni e mezzo più tardi, sponda rossonera. Il “tradimento” ha apice nell’esultanza al gol durante il derby poi vinto dall’Inter nella stagione 2006/2007, fra i fischi assordanti del pubblico nerazzurro.

Vieri: all’Inter nel 1999-2005 e al Milan nel 2005-2006. Sei anni e più di cento gol con l’Inter, è entrato nella storia recente come uno dei più prolifici attaccanti nerazzurri di sempre. Prelevato dalla Lazio per una cifra monstre va in scadenza di contratto nell’estate 2005 per passare al Milan. Sei mesi deludenti, preludio della fine di una carriera vissuta a suon di gol.

Serena: all’Inter più volte nel 1978-1979 e 1981-1982 1983-1984 1987-1991, e al Milan due volte nel 982-1983 1991-1993, ora  commentatore sportivo). L’attaccante italiano fa la spola tra Inter e Milan durante tutta la sua carriera, senza considerare la sua parentesi biennale con la maglia della Juventus. L’Inter lo cede al Milan in serie B nel 1982-83 salvo poi ritornare alla base l’anno successivo. Torino e Juventus se lo aggiudicano per le stagioni successive per poi scrivere la storia in nerazzurro con Trapattoni nello scudetto dei record conquistando la classifica marcatori. Chiude la sua carriera tornando in rossonero e vincendo altri due scudetti.

Cassano: al Milan nel 2011-2012 e all’Inter nel 2012-2013 ora ospite fisso a Tiki Taka. Pazzini al Milan e Fantantonio all’Inter. Dopo un anno e mezzo e uno scudetto in maglia rossonera passa nella sua squadra del cuore per disputare una sola stagione sotto la guida del tecnico Andrea Stramaccioni. Luci e ombre e qualche screzio di troppo con il tecnico romano. Ancora oggi Cassano non ha mai nascosto di tifare per la Beneamata: resta uno di quei giocatori capaci di aver lasciato un buon ricordo da entrambe le sponde del Naviglio.

Leonardo: al Milan da giocatore nel 1997-2001 e 2001-2002 e nel 2009-2010 da allenatore, e all’Inter nel 2010-2011 da allenatore, ora dirigente sportivo al Paris Saint Germain. Una vita in rossonero “macchiata” da sei mesi da allenatore nerazzurro. Complice la grande stima che Moratti ha sempre nutrito per lui, subentrerà a Benitez l’anno successivo al Triplete portando in bacheca quello che è attualmente l’ultimo trofeo vinto dall’Inter, la Coppa Italia 2011, in un periodo in cui ha riportato entusiasmo ad una squadra che rischiava di perdersi. Con il Milan sarà calciatore, allenatore e dirigente.

Giulia Sacchetto Galliano

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