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Una nuova pagina per il calcio femminile: tutte le decisioni da FIGC ai Mondiali 2023

Una nuova pagina per il calcio femminile: tutte le decisioni da FIGC ai Mondiali 2023

Le giornate che danno l’impressione di cambiare tutto, o almeno di mettere un punto fermo nella storia del calcio femminile non sono di certo molte. Oggi però, giovedì 25 giugno 2020, è senza dubbio una di quelle giornate.

Il Consiglio Federale FIGC ha messo un punto sulla stagione appena conclusa in Itala, fornendo finalmente una risposta univoca alle tante domande ancora aperte tra titoli da assegnare, promozioni, retrocessioni e, rullo di tamburi, professionismo.

Al tempo stesso anche il calcio femminile worldwide ha scritto una pagina di storia indelebile, o per meglio dire ha iniziato ad apparecchiare tutto per un nuovo capitolo: la FIFA ha assegnato i prossimi mondiali femminili del 2023.

Procediamo con ordine, a partire dal contesto italiano.

  • Lo scudetto della stagione 2019/2020 è stato ufficialmente assegnato all Juventus Women: le bianconere sono campionesse d’Italia per il terzo anno consecutivo
  • Rimane intatta la decisione di assegnare il secondo posto per la UEFA Women’s Champions League alla Fiorentina Women’s, che accederà alle competizioni internazionali insieme alla Juventus Women.
  • Retrocesse dalla Serie A alla Serie B Tavagnacco ed Orobica, promosse Napoli e San Marino.
  • La prossima stagione di Serie A inizierà il 22 agosto, la Serie B il 13 settembre.
  • La Coppa Italia si allarga a 26 partecipanti
  • La Supercoppa si giocherà tra 4 squadre, le prime classificate del 2019/20: Juventus, Fiorentina, Milan e Roma.
  • Infine, il professionismo sembra più vicino: sarà avviato un progetto graduale con obiettivo professionismo a partire dalla stagione 2022/2023!

Questo sarà dunque il volto della prossima stagione calcistica: inizio anticipato rispetto alle stagioni precedenti, per permettere lo svolgimento delle rimanenti partite di qualificazione agli Europei Femminili; la Serie A resta a 12 squadre, accantonando l’ipotesi di aumentare a 14; Supercoppa con formula a 4 anche per sopperire alla mancata chiusura della Coppa Italia 2019/20, con una prossima edizione allargata. E poi il professionismo.

Già il professionismo, quel processo – o punto di arrivo – che dovrebbe colmare il gap che ancora a quanto sembra svilisce le Azzurre e il calcio italiano agli occhi di un mondo che corre ad un’altra velocità. Prevedere il professionismo a partire dal 2022/2023 vuol dire attendere ancora oltre un anno, ma vuol dire anche avere a disposizione il tempo necessario per non farsi trovare impreparati davanti ad un passo fondamentale, evitando così che uno dei disegni più lungimiranti possa trasformarsi in un passo a ritroso.

Punto, a capo. Pagina nuova. Il percorso oggi iniziato dalla Serie A femminile sembra collegato alle sorti del calcio femminile mondiale, che proprio in questa giornata ha aperto un nuovo capitolo della sua storia grazie all’assegnazione dei prossimi mondiali femminili del 2023.

Saranno Australia e Nuova Zelanda ad ospitare la Womens World Cup tra tre anni: con una maggioranza di 22 voti contro i 13 a favore della Colombia, le Matildas potranno assistere ad una nuova consacrazione del loro calcio, aprendo insieme ai neighbors della Nuova Zelanda le porte di casa alle nazionali di tutto il mondo.

Il commento a quest’ultima notizia sta tutto nell’immagine postata da Ali Raily, capitana della nazionale Neozelandese, che sui suoi social ha postato questa foto. E sul fatto che “non dimenticherò mai questo momento” non abbiamo alcun dubbio.

 

 

 

Foto credits: https://www.fifa.com/womensworldcup

Lucia Pirola

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Dalla FIGC stop alla Serie A femminile. Vale chiamarlo “passo indietro”?

Dalla FIGC stop alla Serie A femminile. Vale chiamarlo “passo indietro”?

Nei giorni dell’anniversario del colpo di scena più sorprendente degli ultimi anni, ovvero la splendida impresa delle Azzurre nei Mondiali Femminili di Francia 2019, un altro tipo di rivelazione coinvolge il calcio italiano: la Serie A femminile non ripartirà.

A deciderlo il Consiglio Federale FIGC, chiamato a stabilire il da farsi all’interno di un contesto molto controverso per differenti volontà di squadre e giocatrici: «Squadre frammentate, calciatrici non hanno mostrato unione nel voler ricominciare» ha dichiarato Ludovica Mantovani, presidente della Divisione Calcio Femminile.
Il bilancio tra volontà di stop e ripartenza cadeva infatti nettamente a favore del primo, con una minoranza di sole 4 squadre desiderose di riprendere il campionato interrotto e disputare le poche partite rimaste da giocare. Nella stessa mattinata di lunedì 8 giugno tutte le giocatrici di Serie A avevano avuto modo di esprimersi attraverso una lettera in cui, a nome di tutte, venivano specificati tutti quei principi che facevano – e fanno tuttora – parte della base comune di accordo: no a playoff e playout («o scendiamo tutte in campo o non ci scende nessuna»), necessità di riforme al sistema, maggiori tutele per far fronte alle fragilità strutturali, avvicinamento al professionismo.

La decisione di non riprendere il campionato non è dunque imputabile ad una presa di posizione pro o contro atlete, pro o contro società, proprio per quanto espresso dalle calciatrici in chiusura della lettera: «Come sempre fatto, non ci esprimiamo in merito alla prosecuzione o meno di questa stagione. Siamo consapevoli che potrebbe essere per noi un’opportunità riprendere, ma crediamo anche che l’opportunità vera emersa in questi mesi, o forse una necessità non più procrastinabile, sia quella di spingere verso l’alto questo sistema, facendolo crescere e mettendo le giuste basi per elevarci come calciatrici, assieme ai nostri club e alla nostra federazione, per dare sostanza e risorse vere a questo pezzo di calcio che già a livello d’immagine è nel cuore di molti».

Ecco dunque l’epilogo della stagione 2019/2020, che ha lasciato di stucco alcuni club, tra cui proprio il Milan femminile: Juventus Women prima in classifica ma non vincitrice dello scudetto, titolo non assegnato, Fiorentina seconda in classifica davanti al Milan, e dunque in Champions League, grazie all’algoritmo. Orobica e Tavagnacco retrocesse, Napoli e San Marino promosse in Serie A.

Tanto si è letto e tanto si è detto su quale colossale passo indietro sia questa decisione per il calcio femminile italiano, sorte quasi ironica nell’anno che avrebbe dovuto invece sancire l’affermazione dell’intero movimento dopo il boom dei mondiali femminili di appunto un anno fa.
Certo, la decisione di chiudere le porte alla ripresa del campionato  – dopo la dichiarazione di un fondo a disposizione delle squadre per concludere le gare rimanenti – suona discordante rispetto all’impegno dedicato alla ripresa della Serie A maschile, pronta a ripartire a giorni, ma al netto della decisione presa dal Consiglio Federale FIGC è complesso dare un giudizio univoco sulla bontà o meno della scelta. Si può definire un “passo indietro per il calcio femminile” una scelta basata sulla fragilità di un sistema che sicuramente avrebbe trovato molte difficoltà se messo di fronte alla disposizione di riprendere allenamenti e campionato, con tutte le necessità della messa in sicurezza delle strutture? Anche la decisione opposta avrebbe suscitato sicuramente controversie, poiché sarebbe stata espressione della volontà di sole 4 squadre su 12, dunque una netta minoranza, senza contare gli stessi fronti interni delle giocatrici non pienamente convinte di avere sufficienti tutele per permettere di scendere in campo senza preoccupazioni.

Ora, al netto delle polemiche già sorte intorno alla scelta espressa dal Consiglio Federale, il da farsi si focalizza necessariamente in un’unica direzione: concentrarsi su ciò che sarà la Serie A femminile 2020/21, cercando di “spingere verso l’alto questo sistema“ quando ormai i tempi sembrano essere maturi.

 

Photo credits: acmilan.com

Lucia Pirola

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A. Pennestri (LTA Agency) su calcio femminile e mercato: “Molte calciatrici si muoveranno, ma non si potranno fare errori”

A. Pennestri (LTA Agency) su calcio femminile e mercato: “Molte calciatrici si muoveranno, ma non si potranno fare errori”

Il mondo del calcio femminile cambia in fretta, e anche lo status delle calciatrici, sebbene tuttora ancorato al dilettantismo, assume tratti sempre più professionistici.

Tra le agenzie di consulenza, è forte il marchio della LTA Agency, attiva da oltre 10 anni e attualmente rappresentante degli interessi di oltre 100 atleti provenienti da 35 nazioni diverse. Molte calciatrici attualmente richiedono la verifica documentale alla LTA Agency, e tra queste fanno capolino diverse rossonere, italiane e non.

Abbiamo intervistato Alessandro Pennestri, responsabile per l’Italia della LTA Agency, per discutere dello stato attuale del calcio femminile italiano ed europeo, con riferimenti specifici alla Serie A e al momento del Milan Femminile.

Prima di tutto, la Serie A femminile post coronavirus: quali cambiamenti ci possiamo aspettare realisticamente? Ci sono degli aspetti in cui pensi che il calcio femminile italiano uscirà diverso da com’era prima?

«È indubbio che questo evento epocale non potrà che rappresentare un momento importante sia per il mondo dello sport come per quello politico-economico. Io ritengo sempre che le sfide che la vita ci propone dovremmo cercare di sfruttarle come occasioni di riflessione e miglioramento. È chiaro che l’impatto economico sarà importante, ma si deve continuare nella strada che si stava solcando, non si può tornare indietro. Per l’Italia, io credo che si debba coinvolgere nella crescita e nello sviluppo di un nuovo progetto l’anima del movimento sportivo: le atlete, i club, i tecnici ed i dirigenti, chi materialmente ogni giorno lottano perché questo sport cresca. Solo dall’unione di ogni componente di questo sport, si può uscire migliori da questa pandemia».

La LTA agency opera in tutta Europa e conoscete le differenze tra i vari contesti: secondo te, considerando le diverse normative e i differenti status delle calciatrici, l’interruzione dei campionati e il lockdown incideranno allo stesso modo in Italia e negli altri campionati? 

«Ogni settimana noi ci confrontiamo in agenzia con i vari responsabili in Europa, ed un po’ tutti registriamo come il Covid stia incidendo sul tessuto sociale ed economico, in molti Paesi. In alcuni si è più avanti, i campionati ancora non erano iniziati, e la pandemia li ha presi nella fase preparatoria della stagione, altri invece come in Italia erano nel pieno della stagione sportiva. Per tutti c’è la voglia di riprendere a giocare. Considerando i tempi di un vaccino, l’unica cosa oggi da fare, se non si vuole fermare tutto, è quella di trovare soluzioni che riducano i rischi, e che al contempo garantiscano l’esercizio dello sport. In fondo aldilà della passione dei fan e tifosi, c’è un mondo economico dietro al calcio, e fermarlo a tempo indeterminato, avrebbe conseguenze catastrofiche, sulla vita di molti lavoratori e delle loro famiglie».

Tra le tante giocatrici che rappresentate, non solo italiane, chi ti è rimasta maggiormente impressa per crescita o carriera?

«Ho avuto l’onore in questi anni di conoscere personalmente tante calciatrici che hanno intrapreso una parte o tutta la loro carriera con noi al loro fianco (Seger, Vero Boquete, Lindhal, Sofie Pedersen o Linda Sembrant, come tutte le italiane e non). Sono stato fortunato in questo, e ti devo dire che da ognuna di loro ho imparato molto. Ho percepito la passione che muoveva i loro sacrifici, e la risolutezza con la quale affrontavano le difficoltà che una carriera da calciatrice le riservava. Io, alla fine, rimango un sognatore, e quindi per me vedere una giovane calciatrice che si avvicina in modo positivo a questo sport, è sempre fonte di ispirazione. Ho seguito agli inizi (non ho scoperto, perché “le calciatrici – come dice un mio caro amico – si scoprono da sole”), Manuela Giugliano. Ho fatto le nottate, come molti, per vederla al mondiale in Costa Rica, lei come le sue compagne, ed ho condiviso una parte di percorso con lei, sino all’Atletico di Madrid. Non recrimino nulla sulle scelte, e lei è diventata grande oggi, ma per me rimane sempre quella giovane con la quale ci si confrontava di scelte tecniche e personali anche a tarda sera o di ritorno da un match fuori casa. Ma come lei spero ne nasceranno altre, e come dico a tutte, ci si deve ricordare che si è sempre il “riferimento” per qualcun altro, e che quindi bisogna tenerlo a mente e comportarsi di conseguenza».

Un nome (tra i vostri della LTA o anche al di fuori) per il futuro del calcio femminile italiano? E uno extra italiano?

«Per non fare torti a nessuno, propongo una calciatrice LTA che non gioca ora in Italia, ma che a mio avviso farebbe molto bene, si chiama Ajara Nchout Njoya, attaccante del Camerun (all’ultimo mondiale ha segnato uno dei 3 goal candidati al premio Puskas), seconda al pallone d’oro d’Africa dietro solo a Oshoala del Barça. Lei, perché avendola conosciuta di persona, posso confermare quanto il mondo del calcio femminile sia diverso da quello maschile, queste “stelle” sempre molto professionali dentro come fuori dal campo, e poi una calciatrice davvero per palati fini. Spero un giorno di vederla in Italia. Nel mondo per me una top player, che sa gestirsi, che sa essere un personaggio mediatico senza eccessi nè necessità alcuna di apparire, e che come calciatrice è davvero un “crack”, non può che essere Vero Boquete, che ha vinto davvero di tutto nella sua carriera. Lei che si è costruita con tanti sacrifici negli anni, ma che è sempre disponibile e ha chiaro come sia un punto di riferimento per tante piccole calciatrici in Spagna come nel resto del mondo».

Parliamo di Milan femminile: come giudichi la squadra sotto la gestione di Ganz?

«Va riconosciuto al mister di essersi calato in modo perfetto nel ruolo di allenatore di un gruppo diverso da quello che aveva allenato sino a questa stagione, ma anche di un campionato che scopriva in corso di svolgimento. Una squadra senza “prime donne” ma con tutte protagoniste dei successi. Un gruppo. Questo per chi fa calcio femminile da anni, sa che è un’arma in più. Lui ci è riuscito: chapeau

Chi per te tra le giovani del Milan femminile ha le migliori o più interessanti prospettive di crescita?

«Ho avuto modo di apprezzare la crescita di Tamborini e Longo, ma anche di molte piccoline dell’U17. Per un club come il Milan, il futuro nei piedi di tante ragazze che crescono bene, in un settore giovanile sano, è una risorsa importante».

Il mese di maggio per i milanisti è costituito da un susseguirsi di ricordi di grandi nottate di Champions, e la società ha dato prova di credere molto nel futuro del femminile: cosa manca secondo te al Milan femminile per essere a tutti gli effetti una squadra da champions?

«Se si vedono i risultati e la classifica, il Milan è li, nella posizione giusta per potersi contendere il posto Champions, quindi chi ha lavorato, ha lavorato bene. Io sono compreso nei 60 milioni di italiani commissari tecnici, e sicuramente farei qualche innesto, ma alla fine io faccio un altro ruolo è quindi giusto che sia chi ha quella posizione ad avere il peso delle scelte. Credo dalla mia esperienza, nella forza delle idee. Avere un’idea di calcio femminile, chiara e ben definita in modalità e tempi, sia secondo me la miglior strategia vincente per un team. Ed ho la convinzione motivata, che sia ben chiara la strada da perseguire, a chi oggi gestisce l’aspetto tecnico».

La finestra di “calciomercato”, per chiamarlo con termini noti dal calcio maschile, è ormai alle porte: pensi sarà un’estate di colpi di scena sul mercato?

«Sai, nel calcio femminile non esiste un “calciomercato” vero e proprio. I club si muoveranno tutti, contattando le calciatrici che riterranno funzionali, qualche volta ci si riesce, qualche volta si vince una scommessa, altre no. Io sono certo che i club che più hanno dimostrato di credere al calcio femminile, abbiano già fatto i propri movimenti, anche in relazione alle giustificate ambizioni di vittoria. Appena sarà chiaro come finirà la stagione e come o quando si ripartirà, molti saranno i movimenti di calciatrici. Certo è che se prima si faceva qualche “scommessa” in più, nel futuro, si faranno scelte molto più ponderate, analizzando bene pro e contro, e valutando i costi. Non si potrà sbagliare, quindi, e chi avrà l’onere della scelta, avrà una bella responsabilità nei confronti di tifosi e società. L’importante è che il campionato italiano cresca ogni anno di più, e presto vedremo sempre più grandi calciatrici, calcare i campi italiani, ne sono convinto».

 

Grazie ad Alessandro Pennestri e ad LTA Agency per la disponibilità

Lucia Pirola

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Thorvalsdottir saluta il Milan femminile: un amore breve ma molto, molto intenso

Thorvalsdottir saluta il Milan femminile: un amore breve ma molto, molto intenso

Si è ufficialmente conclusa l’avventura di Berglind Bjorg Thorvalsdottir con la maglia del Milan femminile: sabato 10 maggio l’islandese ha fatto ritorno in patria, come da accordi stipulati al momento del suo approdo a Milano, appena 4 mesi fa.

Stando ai patti iniziali, la vicenda non ha riservato sorprese. L’accordo è sempre stato chiaro: Berglind avrebbe lasciato il Breiðablik – la sua squadra di club in Islanda – a gennaio per vestire i colori rossoneri fino al termine della Serie A femminile, previsto per metà maggio. Tutto secondo previsione insomma, tutto tranne la pandemia che si è abbattuta sulla popolazione mondiale, concentrandosi in particolar modo proprio sulla nostra regione, la Lombardia: e dunque ferma la Serie A femminile, stop agli allenamenti, blocco degli spostamenti, blocco dei voli e infine lockdown.

La ventottenne Thorvalsdottir è dunque ricaduta tra le giocatrici di fatto “bloccate” a Milano durante la quarantena, mettendo il punto su un inizio di girone di ritorno esplosivo, durante il quale si era resa protagonista assoluta con il gravoso numero 10 sulla schiena e con 5 gol – fondamentali – in 5 partite. Un malinconico dubbio che rimarrà per molto tempo nelle menti dei tifosi milanisti continuerà a far rimuginare sul possibile futuro dell’islandese nel corso del campionato: senza lockdown, stop delle attività e sospensione del campionato, sarebbe rimasto così alto il rendimento di Berglind? Sarebbe potuta rimanere oltre maggio in maglia rossonera, cambiando le carte in tavola?
La risposta più facilmente ipotizzabile riguarda la seconda incertezza: proprio perché fin dal principio l’accordo aveva previsto il ritorno in Islanda al termine del campionato italiano, e proprio perché si tratta di un’usanza ormai consolidata, difficilmente ci sarebbero state chances di trattenere Bjorg in Italia, in ogni caso, al netto di qualsiasi tentativo offerto dal Milan.

Ora, dopo aver lasciato Milano, Thorvalsdottir prenderà parte al campionato femminile in Islanda, con data di inizio prevista per il 12 giugno. Indissolubile rimarrà tuttavia il suo legame con Milano, dove ha passato l’intero lockdown – in compagnia della compagna norvegese Stine Hovland -, con il Milan, di cui ha fatto la fortuna per il breve periodo passato in campo, e con i tifosi rossoneri, che si sono lasciati trasportare dal suo entusiasmo e dai suoi gol, arrivando a imparare a leggere, e soprattutto a scrivere, il suo cognome per intero. E se non è amore questo…

 

Photo credits: ACMilan.com

Lucia Pirola

 

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Calcio femminile e ripartenze: il caso Germania e Bayern Monaco

Calcio femminile e ripartenze: il caso Germania e Bayern Monaco

Si ricomincia? Non si ricomincia? Cosa ne sarà della Serie A femminile, delle partite ancora da disputare? Le calciatrici saranno in grado di riprendere gli allenamenti nelle prossime settimane?
Tutte domande lecite che rimbombano ormai da diverso tempo, senza ottenere risposte definitive. Nel frattempo le calciatrici continuano gli allenamenti da casa, collegate in diretta con i rispettivi allenatori e preparatori atletici, organizzando sedute ed esercizi sufficienti per mantenersi in attività.

Chi invece ha avuto l’opportunità di riprendere a calcare i campi da calcio sono le squadre della massima serie in Germania: la Frauen-Bundesliga ha ripreso ad allenarsi con la prospettiva di ricominciare anche la stagione calcistica da dove era stata sospesa.

Il Bayern Monaco ha riavviato gli allenamenti in gruppo circa tre settimane fa, dopo due mesi di isolamento, e proprio il modello proposto in quel contesto potrebbe in qualche modo disegnare una strada percorribile per quei club intenzionati a mettere calciatrici e calciatori in condizioni utili per allenarsi in gruppo e presso i centri sportivi.

Racconta Simone Boye, difensore ventottenne del Bayern Monaco femminile e della nazionale danese, in una intervista rilasciata al Telegraph: «Per ora ci stiamo allenando in piccoli gruppi, presso i centri sportivi. Non possiamo fare scivolate o avere contatti tra di noi, abbiamo fatto molto lavoro tecnico e corsa. All’inizio era tutto strano, ma facendo tecnica e passaggi non hai la sensazione di perdere parte dell’allenamento. La cosa più strana è non poter abbracciare le tue compagne, dopo che non ci siamo viste per più di un mese».

Gli allenamenti si possono svolgere senza mascherine, ma per cercare di garantire l’assenza di contatto tra le giocatrici è stato imposto di mangiare, cambiarsi e fare la doccia a casa invece che in spogliatoio.

«All’inizio stavamo in piccoli gruppi – prosegue -, con un allenatore ciascuno per allenarci. Ora lavoriamo più in stazioni. Ognuna di noi passa dalle stesse stazioni, ma non tutte insieme: dopo ogni gruppo gli strumenti vengono disinfettati, in questo modo ci è stato possibile utilizzare attrezzatura».

Anche il punto di vista psicologico non è da sottovalutare per le calciatrici, e a Simone Boye è stato offerto un supporto psicologico attraverso la federazione danese. Lei però non ha voluto usufruirne, ammettendo però la difficoltà della situazione: «Ne avrei avuto bisogno se fossi stata in un club che non poteva allenarsi, dove le cose sono più complicate di qui. È difficile, una cosa nuova, un mondo nuovo. Devi abituarti, perché in tanti paesi sembra che si dovrà fare a meno del calcio per un po’».

 

Fonte: Telegraph.com

Photo credits: FCB Bayern Frauen

 

Lucia Pirola

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Ufficiale slittamento degli Europei femminili. E il ricambio generazionale?

Ufficiale slittamento degli Europei femminili. E il ricambio generazionale?

È ufficiale lo slittamento di un anno degli Europei femminili: a darne notizia è il Comitato Esecutivo UEFA, che conferma i rumor circolati nelle ultime settimane. Dopo il rinvio di tutte le più importanti manifestazioni sportive previste per quest’anno, compresi gli Europei di calcio maschili, è ufficiale che la stessa sorte riguarderà anche UEFA Women’s EURO. Tempi e luoghi degli Europei femminili rimarranno intatti: si terranno infatti in Inghilterra dal 6 al 31 luglio 2022, e sia città ospitanti sia stadi rimarranno gli stessi già annunciati.

La motivazione di tale slittamento è proprio dovuta ai precedenti rinvii già annunciati: per garantire la massima visibilità degli Europei femminili è stato infatti scelto di evitare di disputarli nella stessa estate degli europei maschili, preferendo separare nettamente le cadenze dei due tornei.
«Quando abbiamo dovuto prendere una decisione urgente sul rinvio di UEFA EURO 2020, abbiamo sempre avuto in mente l’impatto su UEFA Women’s EURO 2021 – ha spiegato il presidente UEFA Aleksander Ceferin – ed abbiamo valutato attentamente tutte le opzioni, con l’impegno per la crescita del calcio femminile come primo punto del nostro agire. Spostando gli Europei di un anno, ci assicuriamo che il torneo di punta del calcio femminile sarà l’unico grande evento calcistico dell’estate, fornendogli così l’attenzione che merita».

Al netto della scelta e delle motivazioni ampiamente condivisibili, gli scenari che si aprono ora sul fronte del calcio femminile italiano, e non solo, prevedono le implicazioni tecniche e sportive di tale slittamento: la nazionale femminile italiana si troverà presto in una situazione delicata per quanto riguarda il possibile e prevedibile ricambio generazionale che investirà presto la rosa, per lasciare spazio alle nuove leve. Se gli Europei femminili della prossima estate potevano infatti essere la degna chiusura di un ciclo definibile come “rampa di lancio” del calcio femminile italiano, lo slittamento ora ufficiale potrebbe realmente porsi in mezzo, rischiando di incidere sui primi timidi accenni già avvenuti.

Si tratterà dunque di una scelta importante e certamente determinante per chi siederà sulla panchina della nazionale femminile al momento di tirare le somme e decidere il bene delle Azzurre. Milena Bertolini, CT della nazionale e probabile condottiera anche della prossima fase, per il momento si è detta felice della scelta fatta in merito agli Europei femminili: «È stata la scelta migliore, ha vinto il buon senso – ha dichiarato. Una decisione presa per il bene del calcio femminile e per favorirne la crescita, garantendo all’evento la migliore visibilità».

 

Photo credits: FIGC.it

Lucia Pirola

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La FIFA rassicura il calcio femminile: gli investimenti promessi saranno mantenuti

La FIFA rassicura il calcio femminile: gli investimenti promessi saranno mantenuti

Uno squarcio di luce sul futuro del calcio femminile si apre finalmente in questi giorni, dopo la rivelazione riportata da The Guardian proprio ieri.

A quanto riportato dal quotidiano inglese infatti, la FIFA ha confermato che l’investimento promesso al calcio femminile sarà mantenuto: si tratta di 800 milioni promessi al settore femminile tra il 2019 e il 2022, e il rischio paventato in questi giorni di lockdown e difficoltà economiche aveva fatto prevedere una marcia indietro sull’appoggio economico predisposto.

Il calcio femminile si trova e si troverà nel breve futuro in una situazione molto critica dal punto di vista di sopravvivenza e sostenibilità, essendo ancora fortemente legato agli aiuti economici provenienti principalmente dalle società professionistiche. Un investimento di tale entità da parte della FIFA potrebbe dunque fare davvero la differenza, e la stessa organizzazione sta esplorando le possibilità in merito a come impiegare tale somma.

«Possiamo confermare che tale fondo è già stato impegnato dalla FIFA, e non ci saranno modifiche dovute alla momentanea crisi dovuta al Covid-19» ha dichiarato al Guardian il portavoce della FIFA.
«Tale fondo sarà investito in una serie di aree per il calcio femminile, tra cui le competizioni, la capienza delle strutture, i programmi di sviluppo, governance e leadership, il percorso verso il professionismo e i programmi tecnici».

«La FIFA sta lavorando per fornire assistenza alle comunità calcistiche di tutto il mondo, compreso il calcio femminile. Le modalità e i dettagli di tale sostegno sono ancora oggetto di discussione nelle consultazioni con le associazioni membri della FIFA, le confederazioni e le parti interessate».

Le preoccupazioni in merito al futuro del calcio femminile non sono certo scacciate, ma con queste dichiarazioni sembrerebbe assicurato il sostegno necessario a tutto il movimento, che da questi aiuti potrebbe trarre non solo supporto ma soprattutto una base vitale grazie alla quale sopravvivere alla crisi.

 

Foto credits: acmilan.com

Lucia Pirola

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I messaggi di sostegno al calcio femminile: da Gazidis a Commisso

I messaggi di sostegno al calcio femminile: da Gazidis a Commisso

Il lockdown dovuto all’emergenza Coronavirus sta mettendo in grossa difficoltà attività ed interi settori produttivi, ed in questo scenario il calcio non è certo esente da fragilità. Ancora più esposto sarebbe il caso del calcio femminile, divisione già abitualmente vulnerabile e non esente da debolezze strutturali.

Proprio per questo motivo fa ancora più eco il messaggio che Ivan Gazidis ha voluto diffondere a calciatrici e staff rossonero, rassicurando in merito alle sorti della squadra femminile, nonostante la crisi e i conseguenti comprensibili dubbi e preoccupazioni.

Questo il messaggio dell’AD di AC Milan (fonte: ANSA)

“L’industria del calcio è stata colpita duramente e cambierà molto nei prossimi mesi. Sento interrogativi sul futuro del calcio femminile ma il nostro assetto societario è solido, determinato e appassionato. Abbiamo progetti e ambizioni a lungo termine sulla squadra. Voglio che tutte voi vi concentriate sulle vostre famiglie e sulla vostra salute senza lo stress di immaginare che il futuro del Milan femminile possa essere condizionato da questa emergenza”.

Una vicenda molto simile è accaduta appena una decina di giorni fa in casa Viola: Rocco Commisso ha assicurato che la Fiorentina Women’s sarà tutelata al massimo delle proprie possibilità. Questo messaggio è stato affidato al tecnico delle Viola Antonio Cincotta, a cui Rocco Commisso ha telefonato due volte per garantire il sostegno alle ragazze con una promessa: “a nessuno e nessuna verrà fatto mancare niente”.

È possibile che sarà proprio questa la linea di demarcazione che separerà chi uscirà dignitosamente dalla crisi da chi corre il rischio di non rialzare la testa: avere le spalle coperte da una opulenta e solida società che si preoccupa di assicurare il proprio sostegno ai suoi dipendenti anche nel mezzo della tempesta forse non assicura un futuro florido e brillante a tutti i costi, ma di certo aiuta a tirare un lungo e profondo sospiro di sollievo.

 

Foto credits: Acmilan.com

Lucia Pirola

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Europei femminili: gli scenari del possibile slittamento al 2022

Europei femminili: gli scenari del possibile slittamento al 2022

Lo stop forzato di tutte le attività non necessarie sovrasta ormai da più di un mese il nostro presente: ciò significa anche niente attività sportive, niente partite, niente campionati, niente tornei. Niente di niente.
Questa situazione però influisce sempre più anche sugli scenari del futuro prossimo, nel quale non c’è posto allo stesso tempo per un garantito stato di salute di massa e i grandi eventi previsti già da diversi anni: e dunque rimandati gli Europei 2020, posticipate le Olimpiadi di quest’estate.

Il rinvio di questi colossali eventi si ripercuoterà inevitabilmente su ciò che avrebbe dovuto riempire anche il prossimo anno: il riferimento è in questo caso agli europei femminili, previsti per luglio 2021.

“Gli europei femminili del 2021 saranno quasi sicuramente spostati al 2022, invece di farli scontrare con il rinvio degli europei maschili” scrive The Telegraph in un articolo del 23 marzo. La decisione sembra ormai orientata verso questo destino, profilando forse la migliore soluzione possibile per la competizione femminile di punta della UEFA.

L’ipotesi di lasciare intatta la data di inizio degli europei femminili andrebbe infatti a ledere gli stessi interessi del torneo: l’organizzazione UEFA occupata con gli europei maschili non potrebbe infatti destinare la necessaria attenzione anche agli WEuro (Women’s Euro) in parte anche contemporanei, vedendo oltretutto lo staff già fisicamente impegnato con la competizione itinerante, mentre gli europei femminili si terranno unicamente in Inghilterra.
L’aspetto logistico investirebbe anche il rischio di sovrapporre gli impegni dei diversi team della stessa nazione tra europei ed Olimpiadi, inducendo ad una scelta che finirebbe inevitabilmente con il condannare o l’una o l’altra squadra.

Un ulteriore fattore da chiamare in causa è la potenziale difficoltà nel promuovere con la necessaria accuratezza un evento ancora complessivamente fragile come quello degli europei femminili: supportare la causa del torneo femminile durante lo svolgimento della fase maschile potrebbe infatti mettere in competizione partners, sponsor e attori che potrebbero risentire in maniera decisiva di una tale situazione concorrenziale.

La migliore ipotesi per tutte le competizioni sembra dunque prevedere il rinvio degli europei femminili al 2022: in tale caso si profilerebbe solo la competizione con i Commonwealth Games, previsti per lo stesso anno.
Il tanto atteso feedback della UEFA terrà certamente cont di tutti i possibili incastri degli eventi sportivi, realizzando così il puzzle più rispettoso per tutti i partecipanti.

 

Foto credits: FIGC.it – Gettyimages

Lucia Pirola
Da The Telegraph

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Coronavirus: recuperi e priorità. Cosa ne sarà della Serie A femminile?

Coronavirus: recuperi e priorità. Cosa ne sarà della Serie A femminile?

Oggi, 24 marzo 2020, è trascorso un mese dall’ultima partita di serie A femminile. In quel weekend, quello del 22/23 febbraio, le gare furono disputate senza troppe remore fino al sabato, giorno in cui tutto cambiò.

Milan-Fiorentina di quella giornata fu sospesa, nonostante le viola avessero già raggiunto Milano, ma la gravità della situazione e i nuvoloni di pericolo che si addensavano su tutta la Lombardia resero quasi inevitabile la decisione. Da quel momento in poi il calcio femminile italiano si è spostato temporaneamente in Portogallo con le Azzurre, impegnate nella Algarve Cup: l’esito ha purtroppo dato ragione ai suddetti nuvoloni neri, e quindi niente finale Italia-Germania, Azzurre faticosamente di ritorno in patria.

Con un balzo temporale arriviamo ad oggi: europei maschili rimandati, Olimpiadi rimandate, tutti i grandi eventi previsti per i mesi prima di settembre rischeduled a data da destinarsi.
Un grande interrogativo affolla i pensieri di dirigenti, sportivi e tifosi allo stesso modo: che ne sarà di questa stagione, interrotta senza preavviso? Come si può rimediare senza distorcere troppo i presupposti? Come concludere dignitosamente campionati e coppe?

Tale ragionamento è chiaramente valido per tutti i campionati di tutti gli sport, interrotti progressivamente nel corso dell’ultimo mese, ma il centro delle discussioni pubbliche e probabilmente dell’agenda setting delle autorità è e sarà intuibilmente la sorte della Serie A maschile, motore trainante non solo dal punto di vista economico ma anche sociale, e non solo.

Il peso specifico del destino di alcune categorie, giustamente più rilevanti per il grande pubblico, contrasta con le reali necessità di tutti quei soggetti che godono di minori attenzioni. E il calcio femminile è uno di questi.

Le necessità “di dare un senso” del calcio femminile sono ben assimilabili a quelle del calcio maschile: concludere il campionato, decretare chi vince, chi retrocede e chi va in Europa. Bonus: portare a termine le qualificazioni per gli europei femminili previsti per il 2021, ma anche in questo caso, ufficializzato il rinvio degli europei maschili 2020, si ricade nella nube del “e poi che ne sarà di quelli successivi?”.

Il calcio femminile richiede e merita uno sguardo particolare, dal momento che si ha a che fare con un ecosistema ancora giovane e fragile, in fase di sviluppo ma non ancora autonomo, oltre che mosso e sostenuto da una quantità infinitamente inferiore di risorse rispetto ad una Serie A maschile.

Bene dunque l’ipotesi di portare a termine i campionati in estate, contando che questo comporterebbe il prolungamento dei contratti in scadenza a giugno: ma questa soluzione può essere effettivamente attuabile con gli accordi economici in vigore in Serie A femminile? E se sì, tutte le squadre sarebbero in grado di sostenere imprevisti simili?
Se infatti sembra difficile pensare ad una via indolore per modificare gli accordi economici – che, ricordiamo, sarebbe errato chiamare contratti -, questo risulta ancora più complicato se pensiamo ai permessi di soggiorno per le giocatrici extracomunitarie. O alle più diverse situazioni legate alle giocatrici straniere e comunitarie, vincolate in qualche modo al ritorno in patria.

La confusione per il momento è di sicuro molta, e può anche essere sensato pensando alle reali priorità del nostro paese in questo momento, ben lontane dalle sorti dello sport e del calcio. Ma confidiamo, a torto o a ragione, che ad ogni circostanza sarà destinata la giusta attenzione.

Foto credits: acmilan.com

Lucia Pirola

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