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Milan-Juventus 4-2, the day after! Una grande rimonta… e prestazione..

Milan-Juventus 4-2, the day after! Una grande rimonta… e prestazione..

MILAN-JUVENTUS – Nell’aria si sentiva… si sentiva che il Milan potesse riuscire a dare fastidio a questa Juventus, ma mai avremmo immaginato una partita così perfetta.

Nel primo tempo la squadra rossonera parte bene, riesce a tenere bene il campo, un ottimo possesso palla e gioca senza paura. Spesso i giocatori rossoneri cercano e trovano il passaggio in verticale e riescono a creare superiorità numerica. La Juventus sembra essere vulnerabile e il Milan riesce ad essere pericoloso in un paio di occasioni con Ibrahimovic. La Juventus dal canto suo riesce ad impensierire il Milan soprattutto sui calci piazzati e la partita tutto sommato nel primo tempo risulta equilibrata.

Nel secondo tempo succede di tutto. La Juventus parte forte e nel giro di otto minuti si porta sul 2-0. Rabiot realizza la rete dell’1-0 dopo una discesa palla al piede e mettendo la palla all’incrocio, un goal bellissimo, ma la difesa rossonera doveva intervenire prima per fermare la discesa del talento francese. Subito dopo una disattenzione della coppia Kjaer-Romagnoli spalanca le porte a Ronaldo per il raddoppio.

Con il Milan sotto 2-0 e con la Juventus in pieno controllo in molti eravamo sicuri di assistere all’ennesima disfatta… ma un episodio a nostro favore, finalmente, cambia la partita. Minuto sessanta, mani in area di Bonucci, visto dal Var, e Ibrahimovic dal dischetto non perdona 1-2 e la fiamma rossonera si riaccende. La Juventus sembra alle corde e il Milan sfodera un’uno-due che mette al tappeto la Signora. Ibrahimovic apparecchia per Kessie, che si inserisce in area e scaraventa in rete il goal del pareggio. Neanche il tempo di mettere la palla al centro che Leao scatta in profondità e realizza il 3-2. Siamo al 67’ e il Milan ha ribaltato la partita.

La Juventus cerca di rientrare nel match, ma la squadra rossonera, al contrario di altre partite, non si lascia intimorire, anzi continua a giocare il suo calcio e all’80’ chiude la partita con l’ennesimo goal stagionale di Rebic.

La partita finisce e i tifosi rossoneri sono in estasi.

Partita dopo partita la squadra sembra aver ritrovato quella sicurezza e tranquillità nelle giocate che per per tanto tempo gli era mancata e i risultati si vedono. Avanti così, ora ci attende il Napoli e serve un’altra impresa.

LEAO – Il ragazzo sta crecendo e anche bene. Dalla ripresa del campionato 3 goal da subentrato in 4 spezzoni di gara. A differenza della prima parte di stagione ora sta fruttando le sue chances nel migliore dei modi dimostrando il suo valore. Il goal di ieri sera è la cigliegina sulla torta, sicuramente il goal più importante nella sua prima stagione rossonera. Salgono a 5 le sue reti stagionali.

La sue prestazioni stanno crescendo insieme alle prestazioni di tutta la squadra. La presenza di Ibrahimovic in rosa lo ha aiutato a maturare calcisticamente e imparare molto in questi mesi. Deve essere abile a continuare su questa strada ed apprendere il più possibile dal fuoriclasse svedese per crescere ulteriormente e diventare un giocatore importante e su cui puntare per il futuro

PIOLI – In questo momento, senza certezze sul futuro, si sta dimostrando sempre di più un allenatore preparato sia tatticamente che caratterialmente. Non risente delle pressioni esterne e riesce a trasmettere serenità e tranquillità alla squadra nonostante im momento così delicato. Ha preso la squadra in uno dei momenti peggiori nella storia rossonera e piano piano è riuscito a trasmettere alla squadra le sue idee di gioco. Finalmente il Milan è tornato ad essere una squadra e le ultime partite lo hanno dimostrato.

Va dato merito a Pioli della crescita esponenziale di alcuni giocatori, Kessie e Calhanoglu fra tutti. Fino al suo arrivo le prestazioni dei due giocatori erano molto altalenanti. Il mister è riuscito a trovare la collocazione tecnico-tattica che meglio si addice a loro ed entrambe sono stati bravi a raccogliere le indicazioni del tecnico e a trarne giovamento.

La questione della sua riconferma sarà un tema caldo per tutto il resto della stagione, nel frattempo lui si sta dimostrando sempre più una grande persona dedicandosi completamente al Milan nonostante l’incertezza del suo futuro.

REBIC- Undicesimo centro stagionale per lui, tutte le reti realizzate nella seconda parte della stagione. Giocatore determinate per questo Milan. La sua crescita coincide con la crescita dell’intera squadra, corre e lotta su tutti i palloni e quando gli capita l’occasione non la sbaglia. Ogni tanto perde qualche pallone rischiando qualche giocata di troppo, se riuscisse ad essere più incisivo anche in queste circostanze farebbe un ulteriore salto di qualità.

Altro problema per la dirigenza sarà trattare il suo riscatto. La prossima sessione di mercato sarà incandescente per il Milan, oltre al suo riscatto la società dovrà riuscire a trovare 4-5 innesti per far fare un ulteriore salto di qualità alla rosa e permettere al Milan di lottare per posti più prestigiosi nella prossima stagione. Quest’anno l’obbiettivo rimane l’Europa League e la vittoria di ieri sera è un tassello fondamentale per la ricorsa al 5° posto.

Cristian Claretti

Photo Credits: AcMilan.com

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Milan-Roma 2-0, the day after! Le prestazioni di Kjaer, T. Hernandez e Rebic

Milan-Roma 2-0, the day after! Le prestazioni di Kjaer, T. Hernandez e Rebic

MILAN-ROMA – Pioli torna in campo con gli stessi undici di Lecce, recuperando all’ultimo secondo Kjaer. Nel primo tempo poche le azioni degne di nota, l’orario del match ed il caldo hanno sicuramente inciso sull’inizio sottotono della partita. Sembra avere poche idee la squadra rossonera nel primo tempo, cerca molto il lancio lungo che, in assenza di un attaccante di peso come Ibrahimovic, finisce spesso in mano alla difesa della Roma con Smalling e Mancini sempre attenti. Per il Milan solo una bella azione che porta al tiro Bonaventura e un’occasione per Calhanoglu che di testa, non il suo forte, spreca un ottimo assist di Theo Hernandez. Anche la Roma dal canto suo ha l’occasione per sbloccare il match con Dzeko che spreca malamente un’ottima occasione di testa da distanza ravvicinata.

Nel secondo tempo il Milan sembra riuscire a prendere minuto dopo minuto le redini del gioco e sfiora due volte il vantaggio. Prima Calhanoglu, ben servito da un ottimo Saelemaeker, si fa ipnotizzare da Mirante. Poi Paquetà impensierisce ancora il portiere della Roma dopo una bella percussione tra la difesa giallorossa.

La Roma sembra in difficoltà e il Milan cerca di alzare il ritmo. Al 76’ la squadra rossonera passa meritatamente in vantaggio. Mirante respinge per due volte, prima su Kessie e poi su Rebic con l’aiuto del palo, ma la palla torna al bomber croato che scaraventa la palla in rete.

Fonseca prova ad inserire forze fresche con Diawara e Pastore, ma la Roma non riesce ad essere pericolosa merito anche dell’ottima fase difensiva della squadra rossonera. All’88’ Theo Hernandez ha ancora la forza di spingere e si procura il rigore, trasformato da Calhanoglu, che chiude il match.

La squadra di Pioli riesce finalmente a vincere una partita contro una grande della serie A e porta a casa tre punti fondamentali per la rincorsa all’Europa League.

KJAER– Una menzione speciale oggi va al giocatore danese. Scende il campo stringendo i denti dopo l’infortunio di Lecce e disputa una grande partita. Neanche una sbavatura, riesce a reggere bene Dzeko quando l’attaccante si trova dalle sua parte e anche in fase di impostazione si fa notare per un paio di aperture preziose. Qualche lancio di troppo nel primo tempo, dovuti forse ad indicazioni ben precise di mister Pioli.

Il suo recupero è stato fondamentale per la partita di ieri. Visto le defezioni di Musacchio, stagione finita, e di Duarte, ennesimo infortunio, Kjaer rimane l’unico centrale affidabile al fianco di Romagnoli. Mancano ancora molte partite fino al termine della stagione e la sua integrità fisica sarà essenziale per le sorti rossonere.

T. HERNANDEZ– Siamo ancora lontani dalle prestazioni alle quali siamo abituati, ma la sua presenza in campo si fa sentire e anche tanto. Nel primo tempo sforna un grande assist per la testa di Calhanoglu che spreca malamente. Nella ripresa, complice anche il calo fisico della Roma, riesce a crescere e impensierire la difesa giallorossa. Si conquista il rigore che chiude il match con uno dei suoi inserimenti.

La sua condizione fisica non è ottimale e si vede. Nelle prossime partite deve cercare di ritrovare la sua miglior condizione per dare al Milan la spinta che serve per rimanere in scia alla Roma e tentare il sorpasso evitando così i preliminari di Europa League.

REBIC – Ancora lui. Ben 8 goal nelle ultime 9 partite di campionato. Dopo un girone di andata con molte ombre, un girone di ritorno da protagonista assoluto. Dopo l’infortunio di Ibrahimovic, che lo ha costretto a saltare le prime partite dopo la ripresa, in molti si sono chiesti se l’attaccante croato fosse in grado di reggere l’intero peso dell’attacco rossonero. La risposta Rebic l’ha data sul campo, subito due goal in due partite e 6 punti preziosi per la squadra rossonera.

Con il rientro di Zlatan, Ante potrebbe aumentare ancora di più la sua pericolosità in zona goal agendo alle spalle dello svedese. Tutti si augurano che il suo momento magico possa continuare a lungo. La dirigenza deve riuscire a riscattare Rebic il prima possibile dopo le ottime prestazioni che lo hanno reso una pedina fondamentale nello scacchiere rossonero.

Cristian Claretti

Photo Credits: AcMilan.com

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Lecce-Milan 1-4, The day after! Un focus sulle prestazioni di Castillejo e Calhanoglu… e della squadra!

Lecce-Milan 1-4, The day after! Un focus sulle prestazioni di Castillejo e Calhanoglu… e della squadra!

LECCE-MILAN – Mister Pioli ritrova gli squalificati T. Hernandez e Castillejo che prendono il posto di Calabria e Paquetà. Con loro in campo si nota fin dai primi minuti uno spirito diverso della squadra rispetto alla semifinale contro la Juventus. Due tasselli fondamentali che permettono al Milan di essere più propositivo e aggressivo, puntando spesso al recupero palla in fase avanzata, e che garantiscono spesso superiorità numerica saltando l’uomo in velocità o con un dribbling. La partita di ieri sera non deve però illudere, malgrado sia stato un buon Milan, dobbiamo anche ammettere che l’avversario non è stato dei più ostici, riuscendo a creare occasioni pericolose solo grazie ad errori difensivi o d’impostazione della squadra rossonera.

Dopo aver trovato il vantaggio con Castillejo che sfrutta un grande assist del redivivo Calhanoglu, il Milan non riesce a chiudere la partita malgrado le numerose palle goal e nel secondo tempo il Lecce, grazie ad un dubbio rigore, torna in partita con la rete di Mancosu. Non passano neanche sessanta secondi che la squadra di Pioli torna in vantaggio con Bonaventura, che si fa trovare pronto e al posto giusto e ribatte in rete dopo una respinta di Gabriel su tiro di Calhanoglu. Lo stesso Calhanoglu due minuti dopo la rete del vantaggio rossonero lancia Rebic solo davanti al portiere e l’attaccante croato non perdona. Il Lecce non rientra più in partita e il Milan gestisce il possesso palla senza grosse preoccupazioni riuscendo anche a trovare la rete del 4-1 con Leao che di testa insacca su assist di Conti.

Buona prova della squadra rossonera che trova subito i 3 punti alla ripresa di questo mini girone di ritorno. Il calendario ora vedrà il Milan affrontare in serie: Roma, Spal, Lazio, Juventus e Napoli. Sarà un bel banco di prova per la squadra di Pioli e solo dopo la partita contro il Napoli potremo capire se il Milan potrà essere ancora in corsa per un posto in Europa League.

CASTILLEJO – La sua assenza contro la Juventus si è fatta sentire e anche molto. La sua tenacia e determinazione, unita alla sua aggressività e voglia di dimostrare che può essere un giocatore da Milan stanno facendo la differenza nelle ultime partite di campionato. Risulta uno dei pochi in rosa in grado di creare superiorità numerica e riuscire a dare imprevidibilità alle azioni offensive rossonere. Realizza la rete dell’1-0 da attaccante puro, sfruttando un assist perfetto di Calhanoglu. Fino a che il fiato regge si trova sempre nel vivo dell’azione e cerca sempre la palla nei piedi, effettuando anche spesso buoni ripiegamenti difensivi.

Questo ragazzo, partita dopo partita, è uno dei pochi giocatori in rosa che sta dimostrando attaccamento alla maglia… e di giocatori così il Milan ne ha assolutamente bisogno.

CALHANOGLU – Il migliore in campo nella partita di ieri sera. Mette il piede in tutti e 4 i goal rossoneri. Fornisce l’assist per Castillejo e Rebic per il primo e terzo goal, impensierisce con un tiro da fuori area Gabriel sul terzo goal, e libera Conti con un perfetto lancio per il cross che porta al quarto goal di Leao. Oltre a queste giocate risulta sempre nel vivo del gioco, cercando sempre di farsi trovare tra le linee e dando sempre una possibilità di passaggio ai compagni. Quando la squadra si dispone con un 4-2-3-1 e lui alza il suo raggio d’azione di dieci metri riesce spesso ad essere determinate nelle trame di gioco offensive rossonere.

Alla terza stagione con la squadra rossonera non è ancora riuscito ad esprimere tutte le sue potenzialità con continuità. Spesso ci siamo trovati, anche in questa rubrica, a chiederci chi sia davvero Calhanoglu. Il giocatore che ieri sera ha letteralmente preso per le mani il Milan e ha dato saggio della sua tecnica o il giocatore che spesso sparisce dalla partita e non riesce a prendersi delle responsabilità?

LA SQUADRA – Risulta difficile giudicare una partita come quella di ieri sera. Il Lecce non è stato l’avversario che tutti attendavamo. La squadra di Liverani ha giocato sotto ritmo tutta la partita, permettendo alla squadra rossonera di gestire il match a suo piacimento. Nonostante questo la squadra di Pioli è riuscita comunque a commettere alcuni errori che in un contesto diverso, contro avversari di altra caratura, avrebbero portato a subire goal o quantomeno azioni pericolose. Tanti piccoli errori  di concentrazione difensiva, e d’impostazione a centrocampo, che non dovrebbero far dormire sonni tranquilli a mister Pioli.

Come spesso è capitato in questa stagione, e nonostante i quattro goal segnati, il Milan si perde quando arriva a ridosso dell’area avversaria. Manca sempre l’ultimo passaggio, la giocata che taglia la difesa avversaria. Vedremo se nelle prossime partite qualcosa cambierà o dovremo attendere, come ormai facciamo da parecchi anni, la prossima stagione!

 

Cristian Claretti

Photo Credits: AcMilan.com

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Juventus-Milan 0-0, the day after! Si ritorna in campo… o quasi!

Juventus-Milan 0-0, the day after! Si ritorna in campo… o quasi!

JUVENTUS-MILAN – Dopo 96 giorni si torna in campo… ma il Milan aspetta il secondo tempo per farlo. La squadra rossonera sembra spaesata e la Juventus ne approfitta imponendo il proprio gioco fin dai primi minuti. Douglas Costa sfiora subito il goal e dopo pochi minuti ecco il primo episodio chiave della partita.. un’ingenuità di Conti provoca il calcio il rigore, Ronaldo va alla battuta e Donnarumma con una leggera ma decisiva deviazione spedisce il pallone sul palo e nega la gioia al calciatore portoghese tenendo il Milan a galla. Sullo sviluppo dell’azione però, vuoi per la carica agonistica del rigore sbagliato dagli avversari, o per la rabbia dell’ennesimo rigore assegnato contro, Rebic si avventa su un pallone in modo irruento e scomposto e si prende il cartellino rosso. Il Milan già in difficoltà fin a quel momento, sparisce del tutto fino al secondo tempo e lascia il pallino del gioco in mano alla squadra bianconera, che più volte va vicino alla rete del vantaggio.

Nel secondo tempo, complice un inevitabile calo fisico di entrambe le squadre, i rossoneri sembrano riuscire a tenere leggermente meglio il campo. Pioli ci prova mettendo in campo Leao al posto di Bonaventura, ma la storia della partita non cambia. Il Milan non riesce ad impensierire la difesa bianconera e stenta a creare azioni pericolose. La partita svolge inevitabilmente al termine senza grosse emozioni e la Juventus va in finale… con due pareggi tra andata e ritorno.

Le assenze di T. Hernandez, Ibrahimovic e Castillejo hanno sicuramente pesato non permettendo alla squadra rossonera di aver a disposizione gli unici giocatori che avrebbero potuto sbloccare la partita.

DONNARUMMA – La presenza del ragazzo di Castellammare di Stabia tra i pali è una sicurezza per tutta la difesa e per la squadra. Riesce a neutralizzare il rigore di Cristiano Ronaldo tenendo il Milan in partita fino alla fine. Per lui quello dell’altra sera è il nono rigore parato in partite ufficiali, in Coppa Italia oltre al rigore parato a Ronaldo, spiccano i rigori parati contro la Lazio a Milinkovic Savic e Lucas Leiva che hanno permesso al Milan di andare in finale nella stagione 2017-2018 e 5 rigori in campionato (Belotti, Ljalic, Ciano, Chiesa, Babacar). Per ultimo il rigore più importante, quello parato a Dybala che ha permesso al Milan di alzare la Supercoppa Italiana (2016).

Sarà una lunga estate di calcio, con un occhio al mercato, e il rinnovo di Donnarumma sarà un tassello fondamentale per il futuro del Milan.

LA FASE DIFENSIVA – Buona la prova difensiva della squadra. Romagnoli e Kjaer hanno disputato una buona partita non commettendo particolari errori e dando sicurezza alla squadra. E’ la coppia centrale che offre più garanzie a Pioli e alla quale si affiderà da qui al termine della stagione. Calabria, già in difficoltà nelle ultime uscite a destra, è stato proposto a sinistra con pessimi risultati. Soprattutto nel primo tempo un’infinità di palloni persi non hanno mai permesso al Milan di riuscire a rifiatare gestendo il possesso palla. Nel giudizio di Conti pesa sicuramente l’ingenuità che ha portato al calcio di rigore. Per lui qualche bel recupero in fase difensiva e praticamente nullo in fase offensiva.

La mancanza di T. Hernandez si è fatta sentire, e anche molto, ma dalla prossima partita di campionato sarà lui il titolare fisso. Dall’altro lato fino al termine del campionato Conti e Calabria si giocheranno la loro riconferma per la prossima stagione. I dirigenti del Milan dovranno sicuramente intervenire sul mercato per portare in rossonero un terzino destro che finalmente non faccia rimpiangere i giocatori del passato.

LA FASE OFFENSIVA – C’è poco da dire… praticamente nulla. La squadra di Pioli dopo il lungo stop forzato è scesa in campo con tanta confusione in testa, probabilmente sopraffatta anche dall’aggressività iniziale della Juventus che fin da subito ha tenuto alto il ritmo del pressing e del gioco, lasciando al Milan poco tempo per pensare. Avendo poco tempo per ragionare, e soprattutto non avendo un’idea chiara di gioco in testa, la squadra rossonera ha praticamente lasciato per tutto il primo tempo la palla in mano alla squadra di Torino. L’espulsione di Rebic ha condizionato la prestazione offensiva, ma fino ad un certo punto. Anche nei primi minuti, con le squadre in parità numerica, era chiaro che in fase offensiva il Milan sarebbe stato poco pericoloso.

La sterilità in zona offensiva è purtroppo il problema che ha contraddistinto tutta questa stagione. Con soli 28 goal segnati in campionato il Milan è il 4° peggior attacco del campionato dopo Spal, Brescia e Udinese. Serve un cambio di rotta al più presto per cercare di centrare l’ultimo obbiettivo stagionale che rimane, l’Europa League.

 

Cristian Claretti

Photo Credits: AcMilan.com

 

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Fiorentina-Milan 1-1, the day after! Rebic, Bennacer e il calo del secondo tempo…

Fiorentina-Milan 1-1, the day after! Rebic, Bennacer e il calo del secondo tempo…

FIORENTINA-MILAN – Una doverosa premessa, in questo articolo non scriverò degli errori arbitrali che hanno inciso sul risultato, ma solamente della prestazione dei singoli e della squadra rossonera. Il Milan scende in campo con la squadra che ha dato più garanzie in questo inizio 2020 con l’unica eccezione di Gabbia al posto dell’infortunato Kjaer. Il copione della partita è semplice, Milan con possesso palla e alla ricerca della verticalizzazione giusta per cercare di creare azioni pericolose e Fiorentina anche fin troppo remissiva che tenta di impensierire in contropiede, riuscendoci tuttavia poco almeno fino ai minuti finali. Rebic porta meritatamente in vantaggio la squadra rossonera sfruttando un errore di Caceres. L’espulsione di Dalbert al 62′ sembra poter mettere la parola fine alla partita per quanto visto fin a quel momento, ma non è stato così. Nel momento in cui il Milan doveva pensare solo a non rischiare troppo, tenendo palla e cercando di chiudere la partita, lascia incredibilmente spazio ai contropiedi della squadra viola. Proprio da uno di questi contropiedi nasce la rete del pareggio. Cutrone cade in area dopo un contrasto dubbio con Romagnoli, Calvarese fischia il calcio di rigore e Pulgar trasforma dal dischetto riportando il match in parità.

Per l’ennesima volta la squadra rossonera non riesce a chiudere il match quando dovrebbe. Un problema che ha caratterizzato molte partite di questo campionato.

REBIC– Siamo a 7 reti dall’inizio del 2020. Giocatore troppo importante per questo Milan. Riesce a trovare sempre la giocata migliore per la squadra. Tenta spesso il dribbling, forse anche un po’ troppo, ma con le sue giocate riesce a creare superiorità numerica e dai suoi piedi nascono spesso le azioni più pericolose.

La dirigenza deve essere abile a risolvere subito il problema del suo riscatto, Rebic è legato al Milan da un prestito biennale e la cifra del riscatto non è ancora stata fissata. Questione complicata anche perchè il 50% della cifra finirà proprio nelle casse della Fiorentina.

BENNACER– Una partita impressionante del ragazzo algerino. Qualità unita a quantità fanno di lui il miglior centrocampista in rosa e anche uno dei migliori della serie A (Bennacer risulta essere terzo tra i giocatori di serie A per dribbling riusciti alle spalle di Boga e Castrovilli). La sua rapidità di pensiero e la ricerca di verticalizzazioni rendono Bennacer il fulcro del gioco rossonero. Con il 4-2-3-1 e una maggior libertà di movimento le sue prestazioni sono cresciute confermandosi un giocatore chiave per questa squadra.

La sua aggressività lo porta spesso a commettere falli talvolta rischiosi e che portano a cartellini gialli. In questa stagione ha già raggiunto quota 12 ammonizioni, tante.. troppe.. deve cercare di migliorare sotto questo punto di vista. La sua ammonizione contro la Fiorentina al 12′ del primo tempo lo ha costretto a non rischiare per tutto il resto della partita, mentre sul finale della partita la sua grinta e intensità sarebbero state utili per cercare di contrastare alcune azioni pericolose.

IL CALO FISICO– Non possiamo negarlo, la squadra rossonera nei minuti finali delle ultime partite sta avendo problemi di condizione. Dover giocare praticamente con lo stesso undici da inizio 2020 sta avendo delle conseguenze. Il Milan riesce a mantenere alto il ritmo per i primi 60 minuti, dopo i quali tende ad abbassarsi e a lasciare spazio alle squadre avversarie che diventano pericolose.

La rosa dopo il mercato invernale si è accorciata e in queste partite ce ne stiamo accorgendo.

Cristian Claretti

Photo Credits: AcMilan.com

 

Posted by Redazione Rossonera on

Introverso, testardo e con Zlatan come idolo: ecco Ante Rebic

Introverso, testardo e con Zlatan come idolo: ecco Ante Rebic

È il 21 settembre del 1993, nell’ospedale di Spalato nasce il piccolo Ante Rebic, figlio di Bosko.
In realtà ad essere pignoli la famiglia Rebic è originaria di Imotski, una piccola città della Croazia di circa 10mila abitanti, con il lago Creno (Rosso) e il lago Modro (Azzurro) a fare da cornice e lo Stadion con vista lago.

Vista dall’alto dello Stadion di Imotski

Gli anni ’90 da quelle parti non erano semplici per via di questioni geo-politiche, ma il “piccolo” Ante già da bimbo aveva in testa solamente una cosa: il pallone. Non amava la scuola, sapeva che sarebbe diventato un calciatore.
A 9 anni entra nella squadra del paese limitrofo, Vinjani e ci resta per 6 anni dimostrando da subito di essere il più forte per poi passare alla squadra della sua città: l’Imotski.
Proprio qui arriva la svolta.


SLIDING DOORS

Gli occhi degli osservatori croati arrivano facilmente sul giovane Ante, l’Haiduk di Spalato lo prende in prova e lo porta nel 2010 in un torneo in Italia e qui arriva la prima Sliding Door della sua carriera: all’ Haiduk non vedono in lui del potenziale. Gioca col numero 10, a centrocampo (il suo ruolo da ragazzino) ma non convince, al suo ritorno a casa è arrabbiatissimo e si sfoga con papà Bosko: “Non gioco più”. Era deluso Ante ma sapeva quanto non fosse vera quella frase. Questo piccolo intoppo è forse stato il momento fortunato per lui, viene segnalato al presidente della seconda squadra di Spalato, l’RNK.
Maglia rossa, squadra vista come quella del “popolo”, una squadra “casciavit” per dirla in termini a noi cari. Il presidente Slaven Zuzul (una delle persone fondamentali nella carriera di Rebic) accetta di prendere questo ragazzino di Imotski in prova, bastano pochi allenamenti, l’allora allenatore Ivan Matic lo vede come offensivo e non centrocampista e in una telefonata al pres gli dice: “Prendiamolo! Questo ragazzo è un miracolo per la Croazia…”.
Zuzul non perde un secondo e da il via alla vera vita calcistica di Ante Rebic.

Il secondo momento chiave nella sua carriera lo vive in Germania, a Francoforte. Voluto fortemente dal suo connazionale Niko Kovac (che lo aveva conosciuto quando giocava nella nazionale croata under), la sua vita tedesca inizia maluccio con tanta discontinuità e una battaglia contro la mononucleosi. La svolta arriva con il secondo prestito ai tedeschi e con quel 19 maggio 2017 , quando Ante Rebic diventa letteralmente l’idolo dei tifoso dell’ Eintracht. Due gol in finale di  DFB POKAL all’Olympiastadion che rovinano l’ultima di Heynckes con il Bayern, niente doblete per i bavaresi, volano in alto le aquile nel cielo di Berlino e con loro il giovane Rebic da Imotski.
La terza sliding door è sotto gli occhi di tutti: arriva a Milano nell’ultimo giorno di mercato in una trattativa lampo che porta Andre Silva in Germania e Ante in rossonero.
Per 3 mesi con Giampaolo e con Pioli è un oggetto misterioso, gioca pochissimo e quando lo fa (infortunato) risulta spaesato. A fine dicembre si parla già di sicuro ritorno in Germania e poi, come ogni volta, arriva la porta girevole. San Siro, l’Udinese, il primo gol e quello pesAnte come un macigno al 93esimo che regala la vittoria al Milan. Lo stadio è in visibilio, Rebic esulta, si porta le mani alle orecchie. Si gode l’esultanza dei suoi tifosi. Si gode l’ennesima rivalsa.

TIMIDEZZA, MENTALITÀ, CARATTERE E CUORE.
Dalla Croazia ci descrivono Ante  come un “ragazzo timido,  a volte sembra quasi introverso” e ci raccontano del fatto che non ama parlare quando non conosce bene la lingua. Anche in Germania, quando avrebbe potuto farsi tradurre tutto da Jovic…preferiva pubblicamente non parlare troppo.
“Ante ha i suoi amici, ama stare con loro, ama la sua terra, la Croazia… e uno dei momenti più belli della sua vita è stata la festa a Spalato con 100mila persone al ritorno dai mondiali con la Nazionale…” ci racconta Zdravko Reic, giornalista croato.
Chi lo conosce ci dice che Ante ha “un carattere speciale, è un ragazzo di cuore. Se sente la fiducia attorno a lui e se qualcuno riesce a entrare nel suo cuore, darà il massimo per lui. Se crea feeling con l’ambiente, non lo deluderà facilmente. È molto testardo ma ha un grande pregio, sa ascoltare i consigli e non vuol deludere le persone che credono in lui…” e ci aggiungono “non lo ha voluto fare nemmeno con Boban…”.
Proprio lui, Zvone Boban, idolo della Croazia, anche lui della stessa città natale, Imotski. Quel paese dove Ante è un vero e proprio idolo. Donne innamorate follemente di lui, poster dimensione gigante e cartelloni appesi per strada, ma soprattutto quei gesti fatti da Rebic che difficilmente si dimenticano. Il legame con la sua terra è fortissimo, i suoi genitori e le sue sorelle vivono ancora là, nonostante Rebic appena possibile gli abbia regalato due splendidi appartamenti a Spalato. Mai stato un tipo egoista, anzi forse non tutti sanno che un giorno Ante decise di andare in Banca e rimborsare i prestiti di 500 suoi concittadini di Imotski, lo racconta Lovro Shidink, suo amico già dai tempi di Lipsia

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ANTE AI TEMPI DI SPALATO
Per farci raccontare com’era il calciatore Rebic ai tempi dell’ RNK Spalato, siamo andati a intervistare Zoran Vulic, l’allenatore con cui ha reso meglio, 1410 minuti giocati, 18 presenze, 8 reti e e 4 assist.

Zoran, si capiva già che aveva qualcosa più degli altri come calciatore?
Sì, da subito. Era qualitativamente superiore ai suoi compagni, ma soprattutto era un ragazzo che se gli davi fiducia te la ripagava in pieno, mettendoci l’anima. Ha bisogno di sentire la fiducia del suo allenatore, dell’ambiente, dei compagni, della società per rendere al meglio.
Con te giocava come esterno nel tridente se non sbaglio, qual è la sua posizione migliore?
Sì, con me giocava nella fascia sinistra nel tridente, a volte anche come punta.
Mi ricordo contro la Dinamo Zagabria quando da punta ha segnato il gol decisivo. È un giocatore dalla grande forza fisica unita ad un’ottima tecnica di base. Per me comunque la sua posizione è sulla fascia sinistra e poi gli va data libertà, non ingabbiarlo con troppi ordini.
Lui ha avuto un periodo difficile nel Milan, poi nel 2020 è sembrato di vedere un giocatore completamente nuovo. È stato qualcosa a livello di testa? Mentalmente?
Probabilmente sì. Lui mentalmente è un ragazzo molto timido e calmo, ma caparbio. Quando è arrivato alla Fiorentina, ad esempio, era decisamente troppo giovane e acerbo e in Italia è difficile imporsi per un giovane straniero, soprattutto se sei un attaccante e dipendi dai gol.
Quando lo allenavi, ti aspettavi arrivasse in un club come il Milan?
Ne ero sicuro! Già da giovane si vedeva che era di un altro livello e che era un giocatore fuori dagli schemi. E poi se gli conquisti il cuore…da tutto per il club. Ora penso non voglia deludere Zvonimir Boban, vuole dimostrare che è stata una scelta giusta!
Qual è il punto di forza e il difetto di Ante Rebic?
I suoi punti di forza sono il dribbling in velocità, meraviglioso e poi la sua capacità di calciare in ugual maniera col destro e col sinistro. Difetto? fa ancora fatica quando si tratta di difendere. In questo deve migliorare.
Secondo te quanto può ancora crescere e dove può arrivare?
Può crescere tanto, tantissimo, con Ibra poi…
se lui si sente bene e si trova bene crescerà moltissimo! Vi dirò di più, per me Ibra e Rebic non hanno niente da invidiare a Lukaku e Lautaro…
Fuori dal campo che persona è?
È un ragazzo molto timido, ma che si allena sempre molto seriamente. È molto maturato e cresciuto, da ragazzo ascoltava molto meno, ora ha capito l’importanza dei consigli.
È un professionista serio e vero ed è una persona di cuore e meravigliosa. Come tutti in campo ha e avrà degli alti e bassi e momenti in cui non segnerà e bisognerà avere pazienza, ne varrà la pena. Farà benissimo, vedrete.

LE PERSONE IMPORTANTI NELLA CARRIERA DI ANTE
Zuzul, Kovac, Boban, Milutinovic: sono queste 3 le persone fondamentali dall’inizio ad oggi nella carriera di Rebic.

Il primo è Slaven Zuzul, presidente dell’ NRK Spalato, tra i primi ad aver creduto in lui, una sorta di padre putativo calcistico, ha sempre trattato Ante come un figlioccio. Quando iniziò ad esplodere gli promise che in caso di offerta da altri club Europei lo avrebbe lasciato andare e la mantenne: Rebic andò alla Fiorentina per 4,5 milioni di euro, per la gioia delle casse del club croato.
L’uomo fondamentale della vita calcistica di Rebic è Niko Kovac che lo ha allenato sia con la Croazia che all’Eintracht: “Kovac è stata la persona più importante della mia carriera” ha dichiarato Ante al sito della bundesliga in una vecchia intervista, “Mi ha spinto in un momento in cui le cose non andava bene, mi ha sostenuto, abbiamo parlato tantissimo, mi ha aiutato enormemente.” Un rapporto che li ha legati dentro e fuori dal campo, probabilmente l’allenatore che ha conquistato la testa e il cuore di Ante e che lo ha compreso di più, Rebic lo ha ripagato con grandi prestazioni. “È come un padre per me”.
Poi c’è colui che lo ha fortemente voluto al Milan, che nell’ultima giornata di mercato è riuscito a portarlo in rossonero: Zvonimir Boban.
Connazionali, concittadini, entrambi di Imotski e fidatevi, chiunque nascesse li, sognava di poter fare la carriera di Zvone. Tra l’altro ci raccontano di un Ante che già da ragazzino era una sorta di “agente di se stesso”, aveva già deciso che da grande avrebbe fatto il calciatore e così è stato. Quando Boban ha alzato il telefono per offrirgli la maglia del Milan, Ante non ha esitato. Zvone Boban, l’idolo di Imotski, la bandiera della Croazia, lui che proprio Rebic citò sul suo instagram trascrivendo una poesia scritta tempo fa proprio da Zorro Boban. Piccolo dettaglio: se Ante non è tornato in germania, quando sembrava un flop, è stato proprio dopo una chiacchierata con Boban. Non poteva deluderlo, non lui.

 

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Manca l’ultimo, Andreja Milutinovic. L’uomo che “comanda” in background Ante Rebic, come un con un Joystick. Scherzi a parte, in pochi sanno che Milutinovic è il suo personal trainer e che controlla tramite chiamate costanti e whatsapp tutto ciò che Ante mangia, quando e quanto dorme, quanto e come si allena e via dicendo. Un vero e proprio uomo ombra, che da Belgrado monitora la vita di Rebic (come anche con quella di Modric…) che si è affidato totalmente  a lui per rendere le sue prestazioni sempre migliori.

ANTE A FIRENZE E VERONA
Troppo giovane, troppo. Sono state due esperienze sicuramente formative, ma che non hanno lasciato il segno, anzi. A Firenze Rebic era ancora un “ragazzino”, non conosceva la lingua e faceva fatica ad integrarsi, spesso i genitori lo raggiungevano per cercare di stargli vicino. Poi a Verona, dove ha trovato Luca Toni e abbiamo parlato di Ante proprio con lui.
Tu che sei stato il suo capitano a Verona che ricordi hai di lui?
Già a quei tempi era chiaro e si capiva che fosse un giocatore dalle grandi qualità. A Verona non è stato particolarmente fortunato, era giovane. Ricordo però che lavora sodo e si applicava sempre tantissimo durante gli allenamenti..”
Luca, ora gioca nel Milan e lo fa da esterno…è quella la sua posizione ideale secondo te?
Sì, è assolutamente il ruolo giusto per lui e gli sta permettendo di diventare sempre più decisivo, inoltre lasciato libero può colpire anche sotto porta e sta dimostrando tutte le sue capacità”

In tanti hanno cercato di paragonarlo ad altri giocatori, in Croazia si è sempre parlato di lui come il “nuovo Boksic” ma uno degli idoli di Ante Rebic è – rullo di tamburi – Zlatan Ibrahimovic, proprio lui.
Oggi Rebic proprio con il suo “idolo” sostiene l’attacco del Milan, già 6 le reti nel 2020, come Immobile e Cristiano Ronaldo ma con i rigori.
Lui, Ante Rebic, al fianco di Zlatan per conquistare Milano, perchè del resto come dichiarò ad una rivista croata anni e anni fa: “Non mi vedo in Boksic, molto meglio Ibrahimovic..” e quando giochi con il tuo idolo non puoi fallire.
Io ho avuto la fortuna di intercettarlo per primo al suo arrivo a Milano, un mio Ante, Are You happy?” in inglese e un “Sì, sono molto contento di essere qui” in italiano e poi un Forza Milan.
Il primo della sua storia milanista. Era destino.

 

 

Grazie a Donato Boccadifuoco, Yannick Huber, Simone Cristao, Zdravko Reic per la collaborazione e a Luca Toni e Zoran Vulic per la disponibilità

PBP

Photo Credits: acmilan.com

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