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#MercoledìMeteora: Pablo Armero, la speranza della fascia sinistra

#MercoledìMeteora: Pablo Armero, la speranza della fascia sinistra

Sembrava quello giusto, sembrava la svolta sulla sinistra.

Dopo alcuni episodi in cui ci siamo focalizzati sul reparto offensivo della storia del Milan, torniamo a parlare di una delle tante note dolenti della rosa rossonera: il ruolo del terzino sinistro. Abbiamo parlato di Mesbah. Abbiamo parlato di Emanuelson. Potremmo parlare di Taiwo.

Dopo tutti questi tentativi (falliti) per la fascia sinistra, arriva un giocatore che avrebbe dovuto risollevare le sorti di quel ruolo. Stiamo parlando di Pablo Armero, arrivato al Milan nella stagione 2014-2015.

Armero aveva già giocato in Serie A. È esploso a Udine, in 3 stagioni ricche di prestazioni positive, assist, qualche gol e tanta corsa. Passa al Napoli ma non convince, e l’incostanza del colombiano spinge la società partenopea a girarlo in prestito prima al West Ham e poi al Milan.

Nonostante il periodo di calo, arriva a Milanello per rilanciarsi e per rilanciare la fascia sinistra del Milan. Sembra una liaison perfetta e proprio per questo le aspettative sono piuttosto alte. Peccato però che si rivelerà essere l’ennesimo buco nell’acqua nel ruolo di terzino sinistro, uno dei numerosi fallimenti fino all’arrivo di Theo Hernandez.

Armero gioca poco, pochissimo. Sole 8 presenze e una chimica mai nata con la maglia rossonera. A suo discapito bisogna considerare che tutta la squadra, in quel periodo storico, ha vissuto momenti nefasti. Se ne andrà a fine prestito e dopo il Milan la sua carriera inizierà a calare a picco, terminando in Sudamerica, passando tra vari club brasiliani e non.

Poteva essere la svolta. È stato l’ennesimo tentativo fallito. Un anno di prestito. Un anno da pura, semplice ed eclissata meteora.

Photo Credits: acmilan.com

Enrico Boiani

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#MercoledìMeteora: Mario Pasalic, l’eroe di Doha

#MercoledìMeteora: Mario Pasalic, l’eroe di Doha

Eroe per una notte dell’ultima coppa alzata dal Milan.

Spesso parliamo di meteore che non hanno lasciato alcun segno nella storia del Milan. Giocatori spariti, rinati in altre squadre, giocatori che hanno giocato poco e che non hanno lasciato un buon ricordo nella mente dei tifosi rossoneri.

Il caso di Mario Pasalic è alquanto singolare. Approda al Milan tra lo scetticismo generale, in un periodo in cui il mercato era dettato da operazioni di prestito o di parametro zero. Pasalic veniva dal Chelsea, o meglio era di proprietà del Chelsea. Dopo un paio di prestiti all’ Elche e al Monaco Pasalic giunge a Milano sponda rossonera nella stagione 2016-2017. Sono forse le poche aspettative su di lui a farlo giocare libero e privo di pressioni.

Il centrocampista croato col passare del tempo acquisisce sempre più sicurezza, diventando uno dei perni fondamentali del Milan di Montella. Ha corsa, inserimento, e fisico. Tecnicamente ha tanto da migliorare, ma riesce a ritagliarsi uno spazio importante. Regala 3 punti pesantissimi a Bologna, in 9 contro 11, dopo la magica azione di Gerard Deulofeu, insaccando alle spalle del portiere rossoblù.

Il motivo per cui ricordiamo di più Mario Pasalic è indubbiamente la finale di Supercoppa italiana a Doha contro la Juventus. Dopo una partita estenuante riesce a rimanere lucido e a realizzare il rigore decisivo nella lotteria finale, con una botta di potenza sotto la traversa. Spensierato, deciso, libero. Esattamente come quando era arrivato.

Purtroppo le innumerevoli vicende attorno al contesto Milan di quel periodo (e le richieste non comode del Chelsea) porteranno alla separazione (con la fine del prestito) al termine della stagione. Ora Pasalic è uno dei punti di forza dell’Atalanta di Gasperini e tanti milanisti rimpiangono il mancato riscatto del talento croato, che rimarrà semplicemente una delle tante meteore del Milan.

Photo Credits: acmilan.com

Enrico Boiani

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