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Le pagelle di Celtic-Milan

Le pagelle di Celtic-Milan

Celtic – Milan – Ieri sera al Celtic Park di Glasgow il Milan di Stefano Pioli ha debuttato nel suo girone di Europa League contro il biancoverdi di Neil Lennon. Qui di seguito le pagelle dei rossoneri:

Donnarumma 6: Ma potrebbe tranquillamente essere “senza voto”, tenuto sull’attenti i primi 5 minuti, non ha poi nulla da fare fino al gol scozzese dove non può inventarsi miracoli. Dopo l’1-2 deve abbandonare la sua partita a solitario, ma i biancoverdi hanno seri problemi di mira.

Dalot 6.5: Buono l’esordio, si trova contro Laxalt, ex dal dente potenzialmente avvelenato, ma solo potenzialmente. Dimostra di avere buona tecnica e voglia di scendere sulla fascia oltre ad un ottimo destro. Era da parecchio che non faceva 90′ con la sua squadra di club, rientro più che positivo.
Kjaer 6.5: Nottata serena, senza Edouard l’attacco scozzese gli fa il solletico e non viene particolarmente impegnato. Mezzo punto in più perchè si prende i galloni da capitano quando c’è da svegliare la squadra che si sta abbassando troppo tirando urloni a tutti per non far spegnere la spina.
Romagnoli 6: Come Kjaer con la colpa di non alzare mai la voce nel momento di “difficoltà” dei suoi. E’ sempre stato un capitano silenzioso, negli stadi senza tifosi si sente ancora più chiaramente, dopo Lukaku domenica, contro il Celtic una passeggiata di salute per confermare la forma dopo il rientro.
Theo Hernandez 6: Da Hakimi a Frimpong è un notevole alleggerimento, non è ancora il Theo che abbiamo visto e ci siamo goduti la scorsa stagione, quello straripante fisicamente, se non a tratti, come quando va a prendere il passaggio lungo di Ibra e mette l’assist per lo 0-2 di Brahim. In crescita anche lui, fisica e di prestazioni.
Tonali 5.5 Partito male, i primi 10′ ha sbagliato quasi tutte le scelte, poi ha fatto un respirone ed è ripartito meglio. Dei tre centrocampisti centrali è quello più indietro, senza dubbio, per una questione di età e di abitudine ai compagni, ovviamente. Si perde totalmente Elyounoussi sul calcio d’angolo che riapre la partita. Anche questi sono normali step di crescita.
Kessiè 7: Dominatore. Il Presidente Frank domina la partita al suo ritmo, mettendoci gamba e fisico. Schermo perfetto davanti alla difesa, tanto che finchè c’è lui il Celtic non arriva mai a creare pericoli alla porta di Donnarumma. A questo ritmo potrebbe giocarle tutte senza problemi.
(Bennacer 6: Appena entra la squadra lo cerca in fase di possesso, tra lui e Tonali, ovviamente, è lui il punto di riferimento in possesso quando c’è da portare fuori il pallone dalle zone che scottano)
Castillejo 5.5: Parte forte, con voglia e la giusta cattiveria, conoscendo Laxalt e puntandolo spesso. Ma l’unico highlight che regala alla partita è l’assist, bellissimo, per il gol di Krunic poi lentamente scompare, finendo per passeggiare nel secondo tempo e perdere anche i contrasti fisici con l’ex compagno di squadra.
(Saelemaekers 6.5: Entra, ci mette gamba, voglia e l’assist della definitiva tranquillità. Grimaldello Alexis sta diventando sempre più importante anche dalla panchina)
Krunic 6.5: E’ stato la mossa a sorpresa di Pioli e ha pagato subito, inserimento e capocciata vincente per il primo gol in carriera in rossonero. Ricopre un ruolo, quello del trequarti incursore, che ricopre anche in Nazionale e si nota che è abbastanza a suo agio. Ci mette il suo, cioè corsa e quantità, chiaro che rispetto all’ultimo Calhanoglu è proprio un altro mondo, meno a colori.
Brahim 7: Se passi da Manchester City e Real Madrid, voluto da Guardiola e Zidane, le qualità non puoi che averle e la maglia non può pesarti più di tanto. E così è per Brahim che ormai è una certezza quando viene chiamato in causa. Dopo il gol a Crotone, segna anche oggi lo 0-2, anche se questa volta solo momentaneo. Mette in campo una partita di solidità e fantasia, svariando per il campo, alla ricerca del bello, oltre che dell’utile. Il suo gol, che inizia lui nella nostra trequarti è proprio l’emblema di questa ricerca.
(Hauge 7: Entra e fa in tempo a trovare il suo primo gol rossonero, nella stessa competizione in cui aveva trovato l’ultimo in giallonero. Ha una voglia di spaccare il mondo incredibile e una forza straordinaria nelle gambe. Arriverà anche il suo momento dall’inizio, è solo questione di saper pazientare)
Ibrahimovic 6: Il solito Ibra, il solito concentrato di personalità e classe che non appassisce mai. Va al suo ritmo, ovviamente, e gli altri si adeguano, ma quando decide di inventare, inventa. Dirige l’orchestra per un’oretta senza forzare troppo poi esce. Buona sgambata in vista di lunedì.
(Leao 5: Prestazione sinistramente simile a quella in terra portoghese. Non uno, ma dieci passi indietro rispetto al Derby e non solo per quanto incide in partita, ma per la voglia che non mostra. Sempre il solito discorso, quando entra dalla panchina sembra sempre stia facendo un favore ad allenatore e compagni)
Pioli 6.5: Sceglie Krunic a sorpresa tenendo fuori, in partenza, Leao e Hauge. Va con Ibra per un’oretta e non sbaglia quasi nulla. Sullo 0-2 si sente tranquillo nel far uscire i due giocatori più fisici e il Milan rischia qualcosa, ma alla fine gli ultimi due subentrati confezionano il gol che chiude i conti. 21 risultati utili di fila, 10 con almeno due gol segnati. Chapeau.
Matteo Vismara
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Milan: il focus sulle avversarie in Europa League

Milan: il focus sulle avversarie in Europa League

Milan – Il sorteggio di Nyon ha inserito i rossoneri nel gruppo H con Celtic, Sparta Praga e Lille: cerchiamo di comprendere i vantaggi e gli svantaggi dei singoli team che incontreranno la formazione di Pioli nei giovedì europei.

L’ultima immagine del Milan in Europa League riecheggia ancora nella testa dei tifosi. L’abbraccio di gruppo sotto la pioggia portoghese dopo la parata di capitan Gianluigi Donnarumma che pone fine ad una serata senza un senso logico, regalando alla compagine in maglia bianca l’accesso ai gironi.

Il Girone H ha avuto come prima pallina abbinata quella degli scozzesi del Celtic di Glasgow, squadra di prima fascia con una storia europea davvero importante, soprattutto se rapportata agli incontri coi rossoneri, che portano alla luce due ricordi chiave del passato recente: quello del 2007, dove gli ottavi di finale di quella Champions League trionfale furono decisi dalla storica cavalcata di Ricardo Kakà (sempre sia lodato) durante il primo tempo supplementare del match di San Siro, e quello del 2013, che si identifica con l’ultima vittoria dei rossoneri nella massima rassegna europea, firmata da Zapata (che già aveva deciso la gara di andata), Balotelli e, guarda un po’, ancora Ricardo Izecson Dos Santos Leite, capitano, al ritorno dalla deludente esperienza di Madrid ed in grado di aprire le marcature ed entrare in tutte le reti con una prestazione sontuosa.

Punti di forza

La mentalità è quella di una squadra campionessa nazionale in carica e che ha 109 titoli scozzesi tra campionato, coppa e supercoppa.

A queste si aggiunge la Coppa dei Campioni vinta nel 1967 contro l’Inter.

La cultura europea è intrinseca nel modo di essere dei biancoverdi, abituati a palcoscenici internazionali e che stanno affrontando un’evoluzione.

La mutazione tattica degli uomini di Neil Lennon ha permesso loro di attivare il passaggio dall’ormai consolidato schema “palla lunga e pedalare”, basato sulle seconde palle e la cattiveria agonistica, ad un calcio sempre più propositivo ed intelligente, attraverso un processo iniziato con Rodgers nel 2014/2015.

Ajer (guarda chi si rivede) è l’emblema di questo nuovo metodo, con una duttilità non indifferente che gli permette di giocare da centrale di difesa, da terzino ed all’occorrenza anche da centrocampista davanti alla difesa con buoni risultati, attirando l’attenzione di molti team come il Milan, appunto.

Edouard è la punta di diamante della squadra, con velocità e forza fisica come armi principali con cui poter colpire le difese avversarie.

Classe 1998, l’ex PSG è attualmente in isolamento perché positivo al COVID-19, come comunicato lo scorso 6 ottobre dalla squadra scozzese sulle proprie pagine social. È certa la sua assenza in vista del match di Celtic Park del 22 ottobre.

Debolezze

L’assenza di pubblico è senza dubbio uno dei fattori che permette, almeno in trasferta, di giocare senza la tipica bolgia biancoverde come contorno, a fungere da dodicesimo uomo a Glasgow: i magici tifosi, con la loro colonna sonora You’ll Never Walk Alone, non potranno incidere come accaduto in moltissime situazioni passate.

La fase difensiva è spesso deficitaria, soprattutto in ambito europeo: il solo Ajer, per quanto possa essere un giovane interessante, non basta a tenere in piedi il reparto arretrato , nonostante il passaggio al 3-5-2 di contiana memoria (Lennon ha dichiarato di ispirarsi proprio al tecnico nerazzurro quando ha cambiato il modulo lo scorso inverno) per alcune partite ed il mantenimento del classico 4-2-3-1 per altre.

Il camaleontismo in base all’avversario non aiuta il consolidamento di una certezza difensiva, o meglio lo permette all’interno del proprio territorio ma risente di un calcio veloce e con palla a terra, soprattutto a causa della struttura fisica dei calciatori a disposizione.

I calci piazzati sono un tallone d’Achille degli scozzesi, come si è visto nell’Old Firm contro i Rangers, dove sono state decisive le situazioni da palla ferma.

L’organico è interessante in alcuni elementi ma denota una carenza qualitativa per il panorama europeo in altri, con un tipo di caratteristiche che potrebbero favorire un gioco come quello degli uomini di Pioli: calciatori come Rebić, Diaz, Hauge,Leao e Saelemaekers possono essere in grado attraverso i propri strappi e la propria agilità di creare costanti situazioni di pericolo sia in caso di una difesa bassa che offre spazi fra le linee e dialoghi nello stretto, che in situazioni di transizione offensiva più libere, attraverso uno contro uno e triangolazioni costanti.

La seconda fascia ha inserito nel Girone H anche lo Sparta Praga.

Il club più abbordabile, almeno sulla carta, di quel novero di compagini.

Parliamo della squadra più titolata della Repubblica Ceca, che sta lottando per tornare ai fasti di un tempo, soprattutto in campo nazionale, un po’ come il Milan.

Punti di forza

Kozak, Krejci e Hložek: questi i tre nomi principali dei cechi.

I primi due sono vecchie conoscenze del calcio italiano: Libor un ex Lazio, ormai a fine carriera, che i tifosi rossoneri si ricorderanno soprattutto per quel Milan – Lazio 0 a 0 dell’anno dell’ultimo scudetto in cui infortunò con una gomitata Nicola Legrottaglie, mentre Ladislav Krejci è da poco passato da Bologna ai granata di Praga.

Hložek, invece, è un classe 2002 che sta emergendo in maniera imponente nel panorama calcistico europeo: nato come seconda punta, è in grado di giocare anche come ala e come attaccante centrale, come sta per altro facendo attualmente, evidenziando numeri notevoli, soprattutto nella stagione in corso, dove ha inciso nel circa 50% delle reti dello Sparta.

Il numero 20 ha soltanto 18 anni ma ha già disputato più di 70 partite in carriera ed ha già esordito nella nazionale maggiore del proprio paese, denotando un talento notevole ed una capacità di utilizzare fisico, piedi, con visione di gioco, una velocità incredibile nelle ripartenze e che è duttile, potendo lui performare ottimalmente in tutti i ruoli offensivi del 4-2-3-1 dello Sparta (a volte anche 3-5-2, dove gioca nel suo ruolo naturale di seconda punta): profilo perfetto per la filosofia di Elliott, che possa essere uno dei prossimi nomi del mercato rossonero?

Debolezze

La squadra di Kotal è una squadra che è tendenzialmente giovane (fatta eccezione per i due ex Serie A) e di qualità inferiore rispetto alla media del campionato nostrano. La solidità difensiva non sembra essere una delle caratteristiche trainanti di questo inizio di stagione, dove è stato subito in media un goal a partita e gli avversari sono arrivati al tiro con maggior frequenza di quanto una squadra di quella caratura nazionale dovrebbe essere avvezza a concedere.

La flessibilità tattica, che in alcuni casi viene indicata come un valore aggiunto, può talvolta togliere automatismi in fase di non possesso, creando delle difficoltà sia in marcatura che nella percezione dell’avversario tra le linee ed in inserimento dalle retrovie. Come nel caso del Celtic, la possibilità di avere giocatori nella rosa rossonera con caratteristiche differenti l’uno dell’altro ma con le qualità per far male alla formazione della Repubblica Ceca sia con 1 vs 1, che con il gioco fra le linee e gli aiuti in fase offensiva dal centrocampo, permette di avere una pluralità di armi per colpire i granata.

L’ultimo team sorteggiato è stato il Lille, che si lega anch’esso alla campagna europea del 2007, con il doppio confronto nei gironi che ha visto i rossoneri non uscirne però mai vincenti, prima con uno 0 a 0 a San Siro e poi con una sconfitta in Francia a passaggio del turno già avvenuto.

Attualmente al primo posto della Ligue 1, i francesi rappresentavano la mina vagante della quarta fascia nell’urna di Nyon.

Punti di forza

Soumarè, ancora tu? Ebbene sì, un altro degli obiettivi di calciomercato del Milan si ritrova contro il Diavolo. Giocatore di sostanza da cui è difficile passare, genererà un interessantissimo scontro in mezzo al campo coi centrocampisti di Stefano Pioli, da cui dipenderà l’esito del doppio confronto.

Ikonè e Bamba sono invece i due giocatori offensivi di riferimento dello scacchiere di Galtier, cultore del 4-2-3-1 anch’esso e che vede in questi due calciatori due risorse difficilmente sostituibili per poter far male agli avversari attraverso la loro velocità, fisicità e capacità di saltare l’uomo.

David, il grande acquisto estivo del Lille che arriva dal Gent,è un classe 2000 che promette un gran bene e che i francesi hanno deciso di depurare dal suo ruolo di trequartista a quello di punta, con un processo appena iniziato e che può fare con tranquillità grazie alla presenza di Burak Yilmaz, esperto attaccante turco che è una garanzia in ambito realizzativo, e di Timothy Weah, figlio del pallone d’oro che ha fatto la storia rossonera, in attesa dell’esplosione del dopo-Osimhen canadese.

La velocità ed il cambio di passo sono il fattore decisivo nella fase offensiva i questa squadra, la fisicità di Sanches e Soumarè sono invece supporti fondamentali dei 4 giocatori d’attacco.

Debolezze

Le cessioni di due calciatori come Gabriel (difensore trasferitosi all’Arsenal) ed Osimhen (al Napoli), sono state compensate dall’acquisto di due calciatori diversi e da adattare all’interno del sistema di gioco della formazione di Galtier.

L’ex rossonero Tiago Djalo ed il nuovo arrivato Botman sono profili giovanissimi che peccano di esperienza e che, nonostante l’aiuto del campione d’Europa Josè Fonte (attualmente indisponibile), possono spesso incappare in errori.

Per questo la fase difensiva è anche in questo caso uno dei punti principali su cui lavorare per mettere in difficoltà l’avversario, nonostante l’imbattibilità stagionale dei francesi ed i pochi goal subiti nel campionato di casa, con calciatori come l’ex Rafael Leao, Brahim e Zlatan Ibrahimovic che possono trovare terreno fertile per le proprie giocate decisive e Çalha che può essere incisivo più che mai in zona assist.

La prolificità del settore avanzato non è una delle caratteristiche principali del Lille, che nonostante le qualità dei propri attaccanti non trova nei loro piedi un numero consistente di reti, con una difficoltà realizzativa che rappresenta attualmente uno dei limiti al miglioramento ulteriore e definitivo del team.

L’età media, come per i centrali di difesa, è particolarmente bassa, con rendimenti di conseguenza che si rivelano altalenanti ma che sono calcolati in un contesto progettuale ben delineato come il loro.

Dopo il derby inizierà subito il cammino dell’AC Milan in Europa League, un percorso che non sarà affatto facile e che vedrà un contesto di forte equilibrio entro cui confrontarsi. Abbiamo visto come storia, moduli, progetti siano riusciti a creare una sorta di rete che equipara queste società per alcuni aspetti, ne intreccia le strade in più sensi e li rende lontanissimi per altri motivi.

Quattro squadre, due posti.

Riusciranno i rossoneri a qualificarsi?

Emanuele Frigerio

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A tu per tu, intervista esclusiva ad Alberto Zaccheroni

A tu per tu, intervista esclusiva ad Alberto Zaccheroni

Alberto Zaccheroni a Radio Rossonera – Siamo a Cesenatico, in un noto locale proprio sul porto canale, tarda mattinata e Alberto Zaccheroni ci accoglie con il classico calore che contraddistingue la Romagna.

Il mare è il classico mare calmo di fine settembre, quando ormai tutto quello che è estate sta lentamente svanendo. Una terrazza sulla spiaggia, caffè e brioche, proprio qui inizia quella che sarà una lunga, lunghissima chiacchierata con il Mister.

Quando Alberto Zaccheroni parla di Milan ha un luccichio speciale negli occhi, del resto ce lo ha confidato, allenare i rossoneri è stata l’esperienza che porta di più nel cuore: Milano, i suoi giocatori, la fiducia reciproca e tutto ciò che è stato il suo Milan.

Diversi gli aneddoti che ci ha raccontato con la brezza marina in sottofondo, aneddoti di quella magica annata dello scudetto rimasto nel cuore di tanti, che però lui non definisce così sorprendente, perchè “la squadra non era scarsa, aveva tanta qualità”.

Lo speciale rapporto con i senatori unito alla trasparenza del suo modo di lavorare, ma non solo, la spontaneità di Mister Zac la si può percepire sempre, così come il suo amore per il calcio, che si evince facilmente sentendolo chiacchierare liberamente dello sport che fa parte della sua vita da tanti, tantissimi anni.

L’immensa stima per Paolo Maldini, l’ammirazione per Zlatan Ibrahimovic e le speranze per il Milan del futuro, questo ma non solo nell’intervista che da oggi alle 14 potrete seguire sul canale Youtube di Radio Rossonera.

Proprio qui

https://www.youtube.com/channel/UCWm9FbkrzvFflRAvM16Ribg

Beatrice Sarti

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Pagelle Milan-Spezia 3-0: 3 Is The Magic Number. Theo e Leão decisivi.

Pagelle Milan-Spezia 3-0: 3 Is The Magic Number. Theo e Leão decisivi.

PAGELLE MILAN-SPEZIA 3-0 – Dopo la pazza notte in Portogallo, si torna subito a giocare a San Siro. La prima storica in campionato contro i Liguri, affrontanti qualche anno fa in Coppa Italia.Tra fatiche, acciacchi ed altre assenze Pioli decide di rivoluzionare la squadra e dare una chance a Tonali e Díaz dal primo minuto. Servono i soliti noti e Leão per sbloccare e vincere la partita però. Tre su tre e zero goal subiti. Primo scorcio di stagione praticamente perfetto, adesso il derby dopo la sosta.

PAGELLE

Donnarumma 6,5: Ancora trai pali dopo la serie infinita di rigori contro il Rio Ave. Deve compiere un miracolo sul retropassaggio di Calabaria. Si fa sentire con la difesa. #Speaker

Calabria 6,5: Con Dalot ufficiale da qualche ora e Conti ancora indisponibile, è lui il titolare a destra per il momento. Rischia un clamoroso autogoal in avvio di match. Per il resto, sempre attento e propositivo.  #calaBRIO

Kjær 7: Dopo i due rigori segnati giovedì sera, decide di riprovarci su punizione ma senza successo. Guida la difesa nonostante la stanchezza. Serve un’alternativa di valore per farlo respirare. #UltimoBaluardo

Gabbia 6: Fatica a contenere Galabinov fino a quando l’avversario deve abbandonare il cambio per infortunio. Meglio quando la partita si mette sui binari giusti. #OK

Theo Hernández 7: Ha la voglia e la forza di fare la vasca di un San Siro bagnato più volte. Trova il goal del raddoppio e il primo di questa stagione per lui. Chiamiamola azione alla Theo. #ChiSiRivede

Tonali 5: Seconda in campionato da titolare al centro del campo rossonero. Gioca poco in verticale e quando lo fa è impreciso. Lascia il posto a Bennacer. #WorkInProgress

Krunić 5: Con Bakayoko al Napoli, sarà lui il quarto centrocampista del Milan almeno fino a Gennaio. Fa il compitino ma non basta. Come Tonali, non sfrutta la chance di Pioli che lo cambia nella ripresa. #ChiL’haVisto

Saelemaekers 6: Dopo la rete nel playoff di Europa League, torna ad impegnarsi in alto a destra ma con poca qualità. Si mangia un goal fattibile nel primo tempo. Cresce nella ripresa. #Saele&Scende

Díaz 6,5: Si accende spesso e dai suoi piedi nasce sempre qualcosa di interessante. Aiuta anche in fase difensiva, devono usare le maniere forti per fermarlo. I suoi numeri e la sua personalità possono essere risorse preziose per Pioli. #Frizzantino

Rafael Leão 7: Si presenta in ciabatte come troppo spesso gli capita. Bravo ad allungare la gamba e trovare il goal che sblocca una partita non facile. C’è da chiudere facilmente la gara e lui lo fa. #SuolaBagnataSuolaFortunata

Colombo 5:  Esordio dal primo minuto in Serie A. Non si vede quasi mai. Ci si chiede se sia pronto per la categoria ma senza le assenze di Zlatan e Ante non vedrebbe ancora il campo. Lascia il campo nell’intervallo. #SeeYouLater

Çalhanoğlu 6,5: Entra dopo l’intervallo per cambiare la partita, si becca il giallo al primo contatto di gioco. Sua la punizione che causa il vantaggio rossonero. Non è un caso che la manovra rossonera migliori con il suo ingresso. #Faro

Kessiè 6: Ancora una volta chiamato agli straordinari quando c’è da cambiare la partita. Entra nell’azione che porta alla rete del 3-0. #AssistFranck

Bennacer SV: Prova a fare meglio di Tonali in fase di impostazione.

Hauge SV: Esordio rossonero per il Norvegese.

Maldini SV: Altri minuti nelle gambe per l’erede.

Pioli 6,5: Fa ampio turnover dopo le fatiche di questo inizio di stagione. I cambi non lo soddisfano e deve spremere le ultime energie dei titolari per vincere la partita. Zero goal subiti e tre vittorie su tre. I nove punti non bastano però, la vera prova del nove sarà alla ripresa nel derby. Magari con qualche rientro o aggiunta importante. #SpezialOne

Tommaso Dimiddio

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#MercoledìMeteora: Lucas Ocampos, l’oggetto misterioso che ci consegna 24 milioni

#MercoledìMeteora: Lucas Ocampos, l’oggetto misterioso che ci consegna 24 milioni

Acerbo. Nascosto. Impalpabile.

La storia d’amore tra Lucas Ocampos e il calcio nasce in Argentina, al River Plate. È la Francia però il paese che, fino a poco tempo fa, ha regalato più gioie a livello calcistico al talento argentino. Gioca tre stagioni al Monaco, mettendo in mostra ottime doti fisiche e tecniche, prima di passare al Marsiglia. La prima avventura in Costa Azzurra non gli porta troppo bene e, dopo un solo anno, finisce in prestito prima al Genoa e poi al Milan.

La parentesi rossonera di Ocampos è tutt’altro che felice. 12 presenze, 0 reti e più apparizioni in Piazza Duomo con la fidanzata che nell’area avversaria. Sembra che abbia vissuto una sorta di involuzione rispetto ai tempi del principato, e il passaggio da tre squadre diverse in poco più di un anno sicuramente non lo ha aiutato.

Nel 2017 torna come un figliol prodigo al Marsiglia, dove sembra ritrovarsi in termini di continuità e sostanza. Dopo due stagioni relativamente positive decide nuovamente di cambiare aria, optando per il Siviglia.

È forse qui che Ocampos regala la soddisfazione più grande a tanti tifosi rossoneri. Gioca una stagione da assoluto protagonista, segnando 14 gol in 31 presenze (stagione ancora in corso, n.d.r.) e trascinando il Siviglia alla qualificazione in Champions League, facendo scattare l’obbligo di riscatto per la cessione di Suso, per la cifra complessiva di 24 milioni di euro. Nella partita vinta per 1-0 contro l’Eibar si è perfino improvvisato portiere nei minuti finali, salvando il risultato (dopo aver segnato quando era ancora in campo) e regalando 3 punti pesantissimi alla sua squadra.

Si è trasformato, è cresciuto, migliorato. È un grande peccato che sia diventato un giocatore interessante solo lontano da San Siro. Nonostante ciò, è comunque riuscito a regalare una soddisfazione al Milan, o perlomeno alle sue casse.

Photo Credits: acmilan.com

Enrico Boiani

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#MercoledìMeteora: Andrea Bertolacci, 20 milioni di perchè

#MercoledìMeteora: Andrea Bertolacci, 20 milioni di perchè

Uno spreco di denaro. Uno spreco di energie.

Nel corso di tutti i capitoli di questa rubrica abbiamo parlato di tanti giocatori che hanno lasciato poche tracce nella storia del Milan o che, seppur abbiano fatto bene, hanno passato poco tempo con la casacca rossonera. Su alcuni di loro ci sono pareri discordanti: chi ricorda positivamente alcuni giocatori incostanti, chi invece vorrebbe dimenticare alcuni nomi non troppo negativi.

Credo che il protagonista di oggi metta d’accordo tutti i tifosi rossoneri. Andrea Bertolacci è di gran lunga uno degli acquisti più criticati degli ultimi anni. A influire così tanto negativamente sul sentimento comune che hanno tutti i milanisti su Bertolacci non sono tanto le prestazioni in sé, ma il prezzo pagato per acquisirle. 20 milioni di euro che hanno fruttato poco o nulla.

E pensare che negli anni precedenti al Milan Bertolacci non si era comportato affatto male. Era cresciuto nelle giovanili della Roma e aveva fatto le ossa al Lecce, disputando un paio di stagioni di tutto rispetto. Si conferma successivamente al Genoa, che decide dopo tre stagioni di riscattarlo per 8 milioni con l’intenzione di rivenderlo per fare plusvalenza. Così accade. Nel 2015 Andrea Bertolacci firma per il Milan, alla cifra di 20 milioni di euro.

Da qui in poi il centrocampista romano ha un crollo impressionante. Vive due annate a livello bassissimo. La squadra attorno a lui non è certo l’Arsenal degli invicibili ma le sue prestazioni sono scialbe, spesso fastidiose e irritanti agli occhi dei tifosi. Oltre a tutto ciò è attanagliato dagli infortuni, che compromettono in parte la sua condizione fisica. Dopo un anno di prestito a Genoa (senza brillare) torna al Milan, dove non disputa nemmeno una singola partita prima di andare in scadenza di contratto. Ora è “in forza” alla Sampdoria, anche qui con risultati piuttosto scarsi.

L’esborso economico, la scarsa condizione fisica, le prestazioni esasperanti per i tifosi. Un mix micidiale per rimanere nella memoria (negativa) della storia del Milan. L’ennesima meteora passata dalla Milano rossonera, una delle poche (forse) a mettere d’accordo l’opinione di tutti i tifosi.

Photo Credits: acmilan.com

Enrico Boiani

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#MercoledìMeteora: l’inizio della fine di Alessio Cerci

#MercoledìMeteora: l’inizio della fine di Alessio Cerci

Come un figliol prodigo di ritorno dal calcio che conta.

Succede spesso che alcuni giocatori siano baciati dalla fortuna, o dal talento, o da un mix di elementi e nel corso di una stagione sembrino tra i migliori al mondo. Chimica con l’allenatore, con i compagni, con la piazza e con sé stessi.

È successo in quel magico 2013-2014 per il Torino e in particolare per Alessio Cerci. Con Ciro Immobile ha formato la coppia gol più prolifica del Campionato, tanto da portare il Torino in Europa League. Succede anche, in queste occasioni, che i pezzi pregiati dei “one season club” vengono ceduti ai grandi club per fare cassa e ripartire, magari consolidando un po’ tutta la squadra.

Fino a qui sembra tutto normale e difatti dopo la grande stagione al Toro Alessio Cerci passa all’Atletico Madrid, nel “calcio che conta”. Peccato però che tra le file dei Colchoneros veda pochissimo il campo, e nell’auspicio di trovare più spazio decide, un anno dopo, di tornare in Italia, con la maglia del Milan.

La fine (calcistica, s’intende) di Alessio Cerci inizia proprio qui. Dopo il Torino e il seguente passaggio all’Atletico non ha più ritrovato il ritmo, i gol e le prestazioni passate. Nel Milan realizza tante presenze ma incide pochissimo, e negli anni successivi le cose di certo non migliorano. Approda al Genoa, al Verona e infine alla Salernitana, in Serie B.

Una salita veloce seguita da una discesa ancor più rapida. Purtroppo per tutti la parentesi rossonera di Alessio Cerci è avvenuta all’inizio di quella rocambolesca discesa. Forse ne è stata addirittura la causa, fatto sta che l’ala destra ex Torino entra di diritto nel catalogo delle tante meteore passate dal Milan.

Photo Credits: 90min.com

Enrico Boiani

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Dalla FIGC stop alla Serie A femminile. Vale chiamarlo “passo indietro”?

Dalla FIGC stop alla Serie A femminile. Vale chiamarlo “passo indietro”?

Nei giorni dell’anniversario del colpo di scena più sorprendente degli ultimi anni, ovvero la splendida impresa delle Azzurre nei Mondiali Femminili di Francia 2019, un altro tipo di rivelazione coinvolge il calcio italiano: la Serie A femminile non ripartirà.

A deciderlo il Consiglio Federale FIGC, chiamato a stabilire il da farsi all’interno di un contesto molto controverso per differenti volontà di squadre e giocatrici: «Squadre frammentate, calciatrici non hanno mostrato unione nel voler ricominciare» ha dichiarato Ludovica Mantovani, presidente della Divisione Calcio Femminile.
Il bilancio tra volontà di stop e ripartenza cadeva infatti nettamente a favore del primo, con una minoranza di sole 4 squadre desiderose di riprendere il campionato interrotto e disputare le poche partite rimaste da giocare. Nella stessa mattinata di lunedì 8 giugno tutte le giocatrici di Serie A avevano avuto modo di esprimersi attraverso una lettera in cui, a nome di tutte, venivano specificati tutti quei principi che facevano – e fanno tuttora – parte della base comune di accordo: no a playoff e playout («o scendiamo tutte in campo o non ci scende nessuna»), necessità di riforme al sistema, maggiori tutele per far fronte alle fragilità strutturali, avvicinamento al professionismo.

La decisione di non riprendere il campionato non è dunque imputabile ad una presa di posizione pro o contro atlete, pro o contro società, proprio per quanto espresso dalle calciatrici in chiusura della lettera: «Come sempre fatto, non ci esprimiamo in merito alla prosecuzione o meno di questa stagione. Siamo consapevoli che potrebbe essere per noi un’opportunità riprendere, ma crediamo anche che l’opportunità vera emersa in questi mesi, o forse una necessità non più procrastinabile, sia quella di spingere verso l’alto questo sistema, facendolo crescere e mettendo le giuste basi per elevarci come calciatrici, assieme ai nostri club e alla nostra federazione, per dare sostanza e risorse vere a questo pezzo di calcio che già a livello d’immagine è nel cuore di molti».

Ecco dunque l’epilogo della stagione 2019/2020, che ha lasciato di stucco alcuni club, tra cui proprio il Milan femminile: Juventus Women prima in classifica ma non vincitrice dello scudetto, titolo non assegnato, Fiorentina seconda in classifica davanti al Milan, e dunque in Champions League, grazie all’algoritmo. Orobica e Tavagnacco retrocesse, Napoli e San Marino promosse in Serie A.

Tanto si è letto e tanto si è detto su quale colossale passo indietro sia questa decisione per il calcio femminile italiano, sorte quasi ironica nell’anno che avrebbe dovuto invece sancire l’affermazione dell’intero movimento dopo il boom dei mondiali femminili di appunto un anno fa.
Certo, la decisione di chiudere le porte alla ripresa del campionato  – dopo la dichiarazione di un fondo a disposizione delle squadre per concludere le gare rimanenti – suona discordante rispetto all’impegno dedicato alla ripresa della Serie A maschile, pronta a ripartire a giorni, ma al netto della decisione presa dal Consiglio Federale FIGC è complesso dare un giudizio univoco sulla bontà o meno della scelta. Si può definire un “passo indietro per il calcio femminile” una scelta basata sulla fragilità di un sistema che sicuramente avrebbe trovato molte difficoltà se messo di fronte alla disposizione di riprendere allenamenti e campionato, con tutte le necessità della messa in sicurezza delle strutture? Anche la decisione opposta avrebbe suscitato sicuramente controversie, poiché sarebbe stata espressione della volontà di sole 4 squadre su 12, dunque una netta minoranza, senza contare gli stessi fronti interni delle giocatrici non pienamente convinte di avere sufficienti tutele per permettere di scendere in campo senza preoccupazioni.

Ora, al netto delle polemiche già sorte intorno alla scelta espressa dal Consiglio Federale, il da farsi si focalizza necessariamente in un’unica direzione: concentrarsi su ciò che sarà la Serie A femminile 2020/21, cercando di “spingere verso l’alto questo sistema“ quando ormai i tempi sembrano essere maturi.

 

Photo credits: acmilan.com

Lucia Pirola

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#MercoledìMeteora: il meravigliosamente incostante Adel Taarabt

#MercoledìMeteora: il meravigliosamente incostante Adel Taarabt

Quel gol all’esordio ce lo ricordiamo tutti.

La storia di Adel Taarabt con il Milan è piuttosto analoga a quella del protagonista della scorsa settimana, Alberto Paloschi. Un esordio magico e poche briciole nei mesi successivi. Il talento marocchino cresce sia personalmente che calcisticamente in Francia, partendo dal Lens.

I suoi veri successi però arrivano in Inghilterra. Dopo una parentesi molto breve al Tottenham vive 4 stagioni di buonissimo livello al QPR, iniziando ad essere corteggiato da tante big d’Europa. Il suo carattere non troppo facile e la sua “scarsa” dedizione purtroppo fanno si che nessuna squadra si interessi concretamente a lui. Nessuna tranne il Milan, che si aggiudica le sue prestazioni sportive nel Gennaio 2014 e prova a scommettere su di lui.

La prima partita di Taarabt ce la ricordiamo tutti. Segna al San Paolo contro il Napoli dopo 7 minuti, recuperando palla e partendo dalla sua metà campo, superando mezza squadra, andando a concludere con un colpo da biliardo a giro nell’angolino basso. Le qualità erano indubbie e a dirla tutta le ha dimostrate a lunghi tratti in quei sei mesi rossoneri. Il suo problema fu soltanto uno: l’incostanza. I lampi erano pochi rispetto alle prestazioni incolore, i gol (dopo quella magia) si contano sulle dita di una mano. Furono queste le motivazioni che spinsero il Milan a non riscattarlo (oltre ai vari cambi di panchina).

Dopo il Milan è passato di nuovo in Italia, qualche anno più avanti, al Genoa, facendo anche qui poco o nulla. Ora però sembra aver trovato la sua dimensione al Benfica, dove ha disputato un’ottima stagione (forse meno pressioni lo hanno aiutato).

Se Taarabt avesse disputato tutte le sue partite come quella contro il Napoli staremmo parlando di un fuoriclasse assoluto della storia del Milan. Purtroppo ci limitiamo a relegarlo a semplice meteora, una meteora meravigliosamente incostante.

Photo Credits: acmilan.com

Enrico Boiani

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Partnership, stadio, mercato: i piani del nuovo Milan

Partnership, stadio, mercato: i piani del nuovo Milan

In questo 2020 senza calcio da quasi tre mesi sono state tante le parole che hanno provato a colmare il vuoto lasciato dalla mancanza di gol e partite.

Abbiamo deciso quindi di fare un punto della situazione in casa Milan a 360°, lo stato dell’arte rossonero alla fine di maggio 2020 toccando tutti i temi possibili, dagli ultimi aggiornamenti sul nuovo S.Siro alle prossime partnership e sponsorship, dalla strategia di Elliott sul prossimo calciomercato al nuovo staff commerciale allestito dall’ad Ivan Gazidis, dalle voci di una possibile cessione, passando per monte e tetto ingaggi vper arrivare al cambio di rotta deciso dalla società sulle potenzialità del movimento calcio italiano.

Pronti?
Via!

NUOVO S.SIRO – Dopo il via libera dalla Sovraintendenza che non pone vincoli di tutela del patrimonio per l’abbattimento parziale di S. Siro c’è molto ottimismo in via Aldo Rossi. Il periodo più complesso lo si ritiene alle spalle, il dialogo col Comune prima più spigoloso ora è positivo e costruttivo e mancano soltanto gli ultimi passi per avere il via libero definitivo (a breve si aspetta in tal senso il giudizio del Consiglio Comunale). Una volta avuto l’ok finale un pool di architetti coadiuverà Milan (e Inter) nella scelta finale tra i due progetti rimasti in gara: La Cattedrale di Popolous e Gli Anelli di Milano di Manica/Sportium. Da quel momento se non dovessero esserci altri intoppi si dovrà aspettare tre anni per veder ultimata la nuova casa dei tifosi milanisti.
L’importanza del nuovo stadio è data anche dalle parole dell’ad di Skrill, nuovo partner del Milan, nell’intervista che ci ha concesso la scorsa settimana “tra quattro anni, alla fine dell’attuale contratto, io vorrei rinnovare la partnership anche in vista del fatto che ci sarà un nuovo stadio probabilmente e di conseguenza la visibilità che otterrò sarà maggiore”

PARTNER, SPONSOR E NUOVO STAFF COMMERCIALE – Da ormai poco più di un anno all’interno del Milan è nata una nuova squadra commerciale, voluta e creata dall’ad Ivan Gazidis, un team internazionale che ha lo scopo di cercare partner in tutto il mondo composto da professionisti che hanno già ricoperto tale ruolo al Manchester United e al Barcellona oppure che arrivano da mondi vicini a quello calcistico come quello del gaming e dell’entertainment. Questo gruppo poi si snoda in altre piccole realtà che hanno lo scopo di creare una solida relazione con un determinato sponsor poiché vi si dedicano in modo esclusivo.
Compito di tale team non sarà soltanto la ricerca di uno sponsor a sé stante ma si proverà ad aprire anche nuovi percorsi commerciali che portino introiti al Milan sullo stile del rapporto tra Jordan e PSG, coinvolgendo anche la città di Milano in qualità di capitale della moda, aspetto che a casa Milan pensano possa essere sfruttato a favore di nuovi canali.
Il marchio Milan ha certamente ancora il suo fascino ma questo come abbiamo capito ormai non basta più.
Il Milan arriva da molte stagioni deludenti abbinate a una crescita nulla per quanto riguarda il fatturato e quindi non sarà un cammino semplice e veloce, per ricercare e ottenere sponsor servono mesi e mesi di lavoro (con Skrill ad esempio i dialoghi sono iniziati intorno al Natale 2018).
I frutti di questo lungo lavoro però inizieranno a maturare a breve, anzi a brevissimo.
Settimana prossima il Milan rivelerà una nuova partnership (in un modo un po’ poco convenzionale) e nelle prossime settimane altri annunci seguiranno e contiamo di rivelarvi il tutto in anticipo come per il rinnovo con Emirates di cui abbiamo dato notizia nei primi giorni di gennaio. Un rinnovo a un cifra base più bassa ma con bonus non difficilmente raggiungibili.

LA STRATEGIA DI ELLIOTT PER IL PROSSIMO MERCATO –  Il prossimo mercato sarà molto particolare per date, concomitanza con le partite di campionato e con ogni probabilità prezzi (al ribasso). Il mondo del calcio vive e vivrà le ricadute economiche della pandemia da Covid19 e molte squadre si ritroveranno in difficoltà nei prossimi mesi. Il Milan ha sicuramente i suoi problemi ma ha la fortuna in questo caso di avere una proprietà solida finanziariamente come quella di Elliott. Da qui l’idea di abbandonare strategie attendiste e provare a sfruttare ciò che il mercato ti offrirà, anche in parte le debolezze di alcune società.
Si cercherà quindi di esser più aggressivi ma tenendo ben in testa alcuni punti fermi: si potrà investire più sul costo dei cartellini (per questioni di bilancio) che su quello degli ingaggi dove si continuerà ad abbassare il monte totale senza però imporre alcun tetto salariale. Per intenderci si potrà fare l’eccezione (o eccezioni) ma la media degli ingaggi dovrà ulteriormente ridursi.
Qui si possono collegare un paio di discorsi di mercato, dal rinnovo di Gigio Donnarumma per il quale c’è l’interesse comune di tutte e tre le parti per raggiungere l’intesa (Gigio stesso, Raiola e Milan) fino ad uno o più innesti di esperienza in squadra che non sono assolutamente vietati anche dopo l’esempio-Ibra di quanto questi profili facciano bene al gruppo in formazione.
Difficile, per non dire impossibile la coabitazione tra Ralf Rangnick e Paolo Maldini. Si è cercato di fare il tentativo di far conciliare le due posizioni offrendo anche ruoli diversi all’attuale DT per ora con scarsi risultati. Ciò che è più chiaro è che l’uomo al comando tecnico, tra panchina e dirigenza, sarà con ogni probabilità il tedesco Rangnick.

LE STRATEGIE FUTURE TRA VOCI DI CESSIONE E MOVIMENTO CALCIO ITALIANO – Dall’interno del Milan si continua a non dare peso alle voci che danno prossima una cessione della società. L’assioma che viene espresso è presto detto: fin quando Elliott non guadagnerà (o al massimo non perderà) dalla cessione del Milan la società rossonera continuerà ad essere del fondo americano. In soldoni, non è ancora il momento giusto per mettere il Milan in vendita. Arriverà quel momento quando tutta l’intera macchina sarà in moto e a regime, dal lato commerciale a quello stadio fino al lato sportivo con il ritorno stabile in Europa.
Progetti che si era inizialmente pensato di alimentare di pari passo ad un lavoro in cooperazione con il resto della SerieA per un innalzamento dell’intero movimento calcistico italiano come espresso in un paio di interviste dell’ad Gazidis. Far esplodere le potenzialità del nostro campionato per avvicinarlo a Premier e Liga avrebbe consentito alle singole squadre di usufruire di tali benefici, tirandosi la volata l’uno con l’altro.
Così non è e non sarà almeno per il momento, tanto che si è deciso di pensare più al bene del Milan e di provare a riportare la società tra i top europei senza passare ad ogni costo da una valorizzazione dell’intero movimento.

Pietro Balzano Prota e Simone Cristao

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