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#MercoledìMeteora: il meravigliosamente incostante Adel Taarabt

#MercoledìMeteora: il meravigliosamente incostante Adel Taarabt

Quel gol all’esordio ce lo ricordiamo tutti.

La storia di Adel Taarabt con il Milan è piuttosto analoga a quella del protagonista della scorsa settimana, Alberto Paloschi. Un esordio magico e poche briciole nei mesi successivi. Il talento marocchino cresce sia personalmente che calcisticamente in Francia, partendo dal Lens.

I suoi veri successi però arrivano in Inghilterra. Dopo una parentesi molto breve al Tottenham vive 4 stagioni di buonissimo livello al QPR, iniziando ad essere corteggiato da tante big d’Europa. Il suo carattere non troppo facile e la sua “scarsa” dedizione purtroppo fanno si che nessuna squadra si interessi concretamente a lui. Nessuna tranne il Milan, che si aggiudica le sue prestazioni sportive nel Gennaio 2014 e prova a scommettere su di lui.

La prima partita di Taarabt ce la ricordiamo tutti. Segna al San Paolo contro il Napoli dopo 7 minuti, recuperando palla e partendo dalla sua metà campo, superando mezza squadra, andando a concludere con un colpo da biliardo a giro nell’angolino basso. Le qualità erano indubbie e a dirla tutta le ha dimostrate a lunghi tratti in quei sei mesi rossoneri. Il suo problema fu soltanto uno: l’incostanza. I lampi erano pochi rispetto alle prestazioni incolore, i gol (dopo quella magia) si contano sulle dita di una mano. Furono queste le motivazioni che spinsero il Milan a non riscattarlo (oltre ai vari cambi di panchina).

Dopo il Milan è passato di nuovo in Italia, qualche anno più avanti, al Genoa, facendo anche qui poco o nulla. Ora però sembra aver trovato la sua dimensione al Benfica, dove ha disputato un’ottima stagione (forse meno pressioni lo hanno aiutato).

Se Taarabt avesse disputato tutte le sue partite come quella contro il Napoli staremmo parlando di un fuoriclasse assoluto della storia del Milan. Purtroppo ci limitiamo a relegarlo a semplice meteora, una meteora meravigliosamente incostante.

Photo Credits: acmilan.com

Enrico Boiani

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Partnership, stadio, mercato: i piani del nuovo Milan

Partnership, stadio, mercato: i piani del nuovo Milan

In questo 2020 senza calcio da quasi tre mesi sono state tante le parole che hanno provato a colmare il vuoto lasciato dalla mancanza di gol e partite.

Abbiamo deciso quindi di fare un punto della situazione in casa Milan a 360°, lo stato dell’arte rossonero alla fine di maggio 2020 toccando tutti i temi possibili, dagli ultimi aggiornamenti sul nuovo S.Siro alle prossime partnership e sponsorship, dalla strategia di Elliott sul prossimo calciomercato al nuovo staff commerciale allestito dall’ad Ivan Gazidis, dalle voci di una possibile cessione, passando per monte e tetto ingaggi vper arrivare al cambio di rotta deciso dalla società sulle potenzialità del movimento calcio italiano.

Pronti?
Via!

NUOVO S.SIRO – Dopo il via libera dalla Sovraintendenza che non pone vincoli di tutela del patrimonio per l’abbattimento parziale di S. Siro c’è molto ottimismo in via Aldo Rossi. Il periodo più complesso lo si ritiene alle spalle, il dialogo col Comune prima più spigoloso ora è positivo e costruttivo e mancano soltanto gli ultimi passi per avere il via libero definitivo (a breve si aspetta in tal senso il giudizio del Consiglio Comunale). Una volta avuto l’ok finale un pool di architetti coadiuverà Milan (e Inter) nella scelta finale tra i due progetti rimasti in gara: La Cattedrale di Popolous e Gli Anelli di Milano di Manica/Sportium. Da quel momento se non dovessero esserci altri intoppi si dovrà aspettare tre anni per veder ultimata la nuova casa dei tifosi milanisti.
L’importanza del nuovo stadio è data anche dalle parole dell’ad di Skrill, nuovo partner del Milan, nell’intervista che ci ha concesso la scorsa settimana “tra quattro anni, alla fine dell’attuale contratto, io vorrei rinnovare la partnership anche in vista del fatto che ci sarà un nuovo stadio probabilmente e di conseguenza la visibilità che otterrò sarà maggiore”

PARTNER, SPONSOR E NUOVO STAFF COMMERCIALE – Da ormai poco più di un anno all’interno del Milan è nata una nuova squadra commerciale, voluta e creata dall’ad Ivan Gazidis, un team internazionale che ha lo scopo di cercare partner in tutto il mondo composto da professionisti che hanno già ricoperto tale ruolo al Manchester United e al Barcellona oppure che arrivano da mondi vicini a quello calcistico come quello del gaming e dell’entertainment. Questo gruppo poi si snoda in altre piccole realtà che hanno lo scopo di creare una solida relazione con un determinato sponsor poiché vi si dedicano in modo esclusivo.
Compito di tale team non sarà soltanto la ricerca di uno sponsor a sé stante ma si proverà ad aprire anche nuovi percorsi commerciali che portino introiti al Milan sullo stile del rapporto tra Jordan e PSG, coinvolgendo anche la città di Milano in qualità di capitale della moda, aspetto che a casa Milan pensano possa essere sfruttato a favore di nuovi canali.
Il marchio Milan ha certamente ancora il suo fascino ma questo come abbiamo capito ormai non basta più.
Il Milan arriva da molte stagioni deludenti abbinate a una crescita nulla per quanto riguarda il fatturato e quindi non sarà un cammino semplice e veloce, per ricercare e ottenere sponsor servono mesi e mesi di lavoro (con Skrill ad esempio i dialoghi sono iniziati intorno al Natale 2018).
I frutti di questo lungo lavoro però inizieranno a maturare a breve, anzi a brevissimo.
Settimana prossima il Milan rivelerà una nuova partnership (in un modo un po’ poco convenzionale) e nelle prossime settimane altri annunci seguiranno e contiamo di rivelarvi il tutto in anticipo come per il rinnovo con Emirates di cui abbiamo dato notizia nei primi giorni di gennaio. Un rinnovo a un cifra base più bassa ma con bonus non difficilmente raggiungibili.

LA STRATEGIA DI ELLIOTT PER IL PROSSIMO MERCATO –  Il prossimo mercato sarà molto particolare per date, concomitanza con le partite di campionato e con ogni probabilità prezzi (al ribasso). Il mondo del calcio vive e vivrà le ricadute economiche della pandemia da Covid19 e molte squadre si ritroveranno in difficoltà nei prossimi mesi. Il Milan ha sicuramente i suoi problemi ma ha la fortuna in questo caso di avere una proprietà solida finanziariamente come quella di Elliott. Da qui l’idea di abbandonare strategie attendiste e provare a sfruttare ciò che il mercato ti offrirà, anche in parte le debolezze di alcune società.
Si cercherà quindi di esser più aggressivi ma tenendo ben in testa alcuni punti fermi: si potrà investire più sul costo dei cartellini (per questioni di bilancio) che su quello degli ingaggi dove si continuerà ad abbassare il monte totale senza però imporre alcun tetto salariale. Per intenderci si potrà fare l’eccezione (o eccezioni) ma la media degli ingaggi dovrà ulteriormente ridursi.
Qui si possono collegare un paio di discorsi di mercato, dal rinnovo di Gigio Donnarumma per il quale c’è l’interesse comune di tutte e tre le parti per raggiungere l’intesa (Gigio stesso, Raiola e Milan) fino ad uno o più innesti di esperienza in squadra che non sono assolutamente vietati anche dopo l’esempio-Ibra di quanto questi profili facciano bene al gruppo in formazione.
Difficile, per non dire impossibile la coabitazione tra Ralf Rangnick e Paolo Maldini. Si è cercato di fare il tentativo di far conciliare le due posizioni offrendo anche ruoli diversi all’attuale DT per ora con scarsi risultati. Ciò che è più chiaro è che l’uomo al comando tecnico, tra panchina e dirigenza, sarà con ogni probabilità il tedesco Rangnick.

LE STRATEGIE FUTURE TRA VOCI DI CESSIONE E MOVIMENTO CALCIO ITALIANO – Dall’interno del Milan si continua a non dare peso alle voci che danno prossima una cessione della società. L’assioma che viene espresso è presto detto: fin quando Elliott non guadagnerà (o al massimo non perderà) dalla cessione del Milan la società rossonera continuerà ad essere del fondo americano. In soldoni, non è ancora il momento giusto per mettere il Milan in vendita. Arriverà quel momento quando tutta l’intera macchina sarà in moto e a regime, dal lato commerciale a quello stadio fino al lato sportivo con il ritorno stabile in Europa.
Progetti che si era inizialmente pensato di alimentare di pari passo ad un lavoro in cooperazione con il resto della SerieA per un innalzamento dell’intero movimento calcistico italiano come espresso in un paio di interviste dell’ad Gazidis. Far esplodere le potenzialità del nostro campionato per avvicinarlo a Premier e Liga avrebbe consentito alle singole squadre di usufruire di tali benefici, tirandosi la volata l’uno con l’altro.
Così non è e non sarà almeno per il momento, tanto che si è deciso di pensare più al bene del Milan e di provare a riportare la società tra i top europei senza passare ad ogni costo da una valorizzazione dell’intero movimento.

Pietro Balzano Prota e Simone Cristao

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#MercoledìMeteora: Alberto Paloschi, 18 secondi dopo

#MercoledìMeteora: Alberto Paloschi, 18 secondi dopo

Esordio. 18 secondi. Goal a San Siro.

La storia recente di Alberto Paloschi la conosciamo tutti. Tralasciando la parentesi inglese di Swansea, ha giocato in molte squadre di Serie A. In alcune è rimasto tanto tempo, in altre meno. In alcune ha fatto bene, in altre no. Lo ricordiamo per i 5 anni al Chievo, dal 2011 al 2016. Lo ricordiamo anche alla Spal, in tempi più recenti.

Oltre a queste, ha militato nell’Atalanta, nel Parma, nel Genoa e di recente è passato in prestito al Cagliari. Insomma, un classico bomber nomade da media classifica che ha spesso portato gol pesanti alle proprie squadre. Forse però, non tutti sanno che per come era iniziata la storia di Paloschi con la Serie A ci si aspettava sicuramente qualcosa in più.

È il 10 Febbraio 2008. Il Milan sta pareggiando a San Siro una brutta partita contro il Siena. Il risultato non riesce a sbloccarsi e Carlo Ancelotti butta nella mischia questo ragazzino di diciotto anni, da poco aggregato alla prima squadra. La favola di Paloschi si realizza dopo solo 18 secondi, al primo pallone toccato, con un missile dal limite dell’area che viola la porta del Siena e regala i 3 punti ai rossoneri.

Una favola, appunto. I vari prestiti iniziali e la grande concorrenza in attacco nel Milan negli anni successivi portano il club di Via Turati (ai tempi, n.d.r.) a non credere in lui e a lasciarlo andare. Per come era iniziata ci si aspettava un cammino diverso al Milan, ma nonostante ciò Paloschi è comunque riuscito a costruirsi una carriera tra i vari club di Serie A.

Una storia d’amore da classico “colpo di fulmine”, svanito dopo pochissimo tempo. È anche per questo che ricordiamo Paloschi semplicemente come una delle tante meteore rossonere.

Photo Credits: magliarossonera.it

Enrico Boiani

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#MercoledìMeteora: l’eterno ritorno di Gerard Deulofeu

#MercoledìMeteora: l’eterno ritorno di Gerard Deulofeu

Ma quando torna Deulofeu? Ma se ricomprassimo Deulofeu?

Nel corso di queste settimane in questa rubrica abbiamo parlato di meteore del Milan che hanno fatto discretamente male con la maglia rossonera. La meteora di oggi, invece, ha lasciato un bel ricordo nei tifosi milanisti, nonostante abbia calcato San Siro per soli 6 mesi.

Stiamo parlando di Gerard Deulofeu, esterno destro d’attacco spagnolo ora in forza al Watford. Deulofeu è cresciuto nella Cantera del Barcellona, promesso sposo della prima squadra e di un futuro da protagonista nella Liga. Purtroppo per lui, i paragoni con gli attaccanti di talento del club catalano si sono rivelati un’arma a doppio taglio in quanto, proprio per la perpetua titolarità dei vari Messi, David Villa, Suarez, Sanchez e Neymar non è mai riuscito a ritagliarsi un posto da titolare.

Eppure di occasioni in cui ha potuto dimostrare il suo valore ne ha avute e sovente anche sfruttate. Prima all’Everton e poi, dopo una breve parentesi a Siviglia, al Milan. Il talento spagnolo è un piccolo lampo di luce nel buio della stagione 2017. Arriva a Gennaio e gioca praticamente sempre nel girone di ritorno. Se dovessimo (come spesso abbiamo fatto) trovare una cartolina dei 6 mesi di Deulofeu al Milan avrebbe indubbiamente come soggetto la sua prestazione fuori casa contro il Bologna. Una discesa straripante, a tempo quasi scaduto, in 9 contro 11 e un assist al bacio per l’inserimento di Mario Pasalic.

Le qualità di Deulofeu sono evidenti, cristalline e vengono fuori tanto da convincere il Barcellona a farlo rientrare in casa madre a fine stagione, tramite recompra (dall’Everton). Purtroppo il ritorno in casa Barça si rivela ancora una volta la scelta errata per lui, costretto nuovamente (e forse definitivamente) a lasciare la catalogna, ancora una volta per l’Inghilterra. Ora sembra aver trovato la sua dimensione al Watford. In due stagioni ha disputato quasi 60 partite, condite da 15 reti e una tripletta.

A 26 anni, Gerard Deulofeu ha ancora tempo per fare altri step nella sua carriera. È davvero un peccato che abbia fatto un semplice “Erasmus” al Milan, considerato l’impatto avuto sulla squadra e nel campionato italiano.

Photo Credits: acmilan.com

Enrico Boiani

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#MercoledìMeteora: Urby Emanuelson, il “nullacampista”

#MercoledìMeteora: Urby Emanuelson, il “nullacampista”

Terzino? Ni. Trequartista? Boh. Mezzala? Forse.

Gullit, Rijkaard, Van Basten, Seedorf, Stam, Van Bommel, De Jong. Poi lui, Urby Emanuelson. Peccato che questi giocatori abbiano in comune tra loro solamente il paese d’origine (ovviamente l’Olanda) e non la resa di prestazione. O meglio, se ci fermiamo ai primi sette potremmo essere tutti d’accordo sul fatto che siano calciatori ad aver lasciato un segno nella storia del Milan: chi indelebile, chi fortemente marcato, chi leggero, chi un po’ sbiadito. L’ottavo invece, tale Urby Emanuelson, di segni non ne ha proprio lasciati. E pensare che è passato da San Siro due volte.

Emanuelson passa quasi un lustro e mezzo tra le fila dell’Ajax. Nasce come terzino sinistro e ci rimane fino al 2008, quando viene spostato ala da Marco Van Basten, allenatore a quei tempi. Questo cambio di ruolo è dovuto a svariate lacune difensive del ragazzo, ma anche e soprattutto dalle qualità offensive piuttosto importanti.

Arriva al Milan nel 2011, sotto la guida di Massimiliano Allegri. Poco campo nell’anno dello scudetto 2010-2011, qualche sprazzo e fiammata nella stagione successiva, ma nulla di più. Il vero problema dell’esperienza rossonera di Emanuelson è proprio la difficoltà della sua collocazione tattica. Era arrivato come “nuova linfa” per la fascia sinistra difensiva, ma fin da subito si capì che forse il Cigno di Utrecht ci aveva visto giusto e che era meglio spostarlo più avanti. Allegri nel 2012 lo schiera spesso trequartista, provando a sfruttare la sua velocità, ma anche questo è un ruolo che non gli si cucì bene addosso, forse per mancanza di visione di gioco e fisicità. In poche parole, un potenziale tuttocampista trasformato in nullacampista, un ibrido senza capo ne coda.

Dopo un anno di prestito al Fulham c’è il ritorno al Milan. Anche qui poche chance, poca roba. Vaga in Serie A nelle stagioni successive, tra Roma, Atalanta e Hellas Verona, per poi finire allo Sheffield Wednesday. Meno di 25 presenze in 3 anni, 2 gol e l’impressione di essere di fronte ad un giocatore incompiuto, una sorta di enigma per allenatori e tifosi.

Ora milita nell’Utrecht, per cui ha firmato nel 2017. Gioca con relativa continuità e sembra aver trovato la sua dimensione. Non è protagonista, non è decisivo, ma sembra aver ritrovato serenità, quella che al Milan non aveva quando era una semplice meteora.

Photo Credits: acmilan.com

Enrico Boiani

Posted by Redazione Rossonera on

#MercoledìMeteora: Patrick Vieira, dal rossonero al rossonero

#MercoledìMeteora: Patrick Vieira, dal rossonero al rossonero

Uno dei Gunners, uno degli invincibili.

Ce lo ricordiamo tutti. Le maniche bianche, il petto rosso, la maglietta sudata. La decade di Patrick Vieira tra le fila dell’Arsenal è qualcosa di indimenticabile. Protagonista assoluto degli invincibili. Metronomo di centrocampo. Fisico, roccioso, perno di un centrocampo di altissimo livello, in una squadra che rimarrà per sempre nella storia del calcio. Henry, Pires, Bergkamp, Campbell e tanti altri, tra cui, appunto, Patrick Vieira.

Dopo l’Arsenal la Juve, dopo la Juve l’Inter. Anche nel campionato italiano sapeva il fatto suo. Certo, più lento, più macchinoso, meno lucido. I segni del tempo sul volto e sulle gambe. Terminerà la carriera al Manchester City, ed è proprio dal Manchester City che rinasce come allenatore, prima delle giovanili e poi del New York City (società affiliata, n.d.r.).

Attualmente è l’allenatore del Nizza, squadra che milita in Ligue 1. I colori sociali della squadra sono il rosso e il nero e non tutti sanno che non è la prima volta che l’ex centrocampista francese ha a che fare con questi due elementi della tavolozza.

Prima di giungere a Londra, Vieira ha infatti trascorso una brevissima parentesi nella compagine rossonera d’Italia, il Milan. Un solo campionato, anno 1995-96, due presenze e una vita in panchina. Considerato acerbo, non pronto, troppo giovane per un Milan pieno di campioni. Nonostante la breve durata e le poche apparizioni, Vieira ricorda sempre con grande riconoscenza quel periodo. Ha vissuto in uno spogliatoio di persone che gli hanno fatto capire come comportarsi dentro e fuori dal campo, che gli hanno insegnato l’etica del gioco e del lavoro.

Dal rossonero al rossonero quindi, dal Milan al Nizza. Da calciatore a allenatore. In mezzo una carriera di assoluto livello. Peccato sia stata solamente una “toccata e fuga”, un classico passaggio da vera e propria meteora.

Immagine tratta da: magliarossonera.it

Enrico Boiani

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Pagelle Milan Genoa 1-2: Porte chiuse, stagione anche? Ibra non basta.

Pagelle Milan Genoa 1-2: Porte chiuse, stagione anche? Ibra non basta.

PAGELLE MILAN-GENOA 1-2 – Nell’incertezza generale a causa del coronavirus, il Milan torna in campo dopo 14 giorni contro il Genoa. Porte chiuse quindi a San Siro, si gioca in un clima surreale. Altra partita molle dei rossoneri che pagano l’assenza del fattore campo e la crisi societaria di questi giorni. Giocatori assenti, facce perse e poca voglia di incidere. Squadra aggrappata esclusivamente alle giocate di Ibra che manda un altro messaggio a Gazidis, solo in tribuna. Tra l’emergenza sanitaria e quella societaria, la stagione si può anche concludere oggi.

PAGELLE

Begović 5: Esordio dal primo minuto con la maglia rossonera dopo l’ingresso positivo di Firenze. Non può niente sulle due reti avversarie. Non viene impegnato in altre occasioni. #SenzaColpe

Conti 4,5: Partecipa al pasticcio difensivo arrivando in ritardo su Pandev nell’area piccola. La sua è la fascia dove si soffre di più, e non è la prima volta che accade. Poca intraprendenza quando c’è da attaccare. #CONTIgoNO

Gabbia 6: Preferito a Musacchio per sostituire Kjær. Terza presenza consecutiva per lui fresco di rinnovo fino al 2024. Non fa tanti calcoli e premia spesso la concretezza. Prestazione macchiata dai suoi compagni di reparto. #OK

Romagnoli 5: Si perde Pandev che insacca a porta vuota. Neanche lui, che ha saputo fronteggiare avversari ben più rinomati, riesce a contenere Sanabria. In una situazione del genere, la voce del capitano si deve sentire. #romagNOli

Theo Hernández 4,5: Dorme su Sanabria nell’azione che porta al vantaggio avversario. Non lo contrasta, non lo rincorre. Egoista e poco lucido in attacco. Benzina finita? #disorienTHEO

Çalhanoğlu 5,5: Molto ispirato e al centro delle azioni offensive, manda Ibra in porta senza successo nel primo tempo. Poco dopo si fa bloccare anche lui da Perin da ottima posizione. Sostituito a inizio ripresa, forse uno dei pochi che avrebbe potuto ancora cambiare la partita. #Sfortunato

Kessié 5: In avvio di gara si fa vedere in fase di impostazione, scambiandosi spesso i compiti con Bennacer. Non segue Cassata che firma il raddoppio ancora a porta vuota. Fischi virtuali per lui. #PiccoloTrotto

Bennacer 5,5: Si becca un rimprovero da Ibra in avvio, avrebbe forse preferito l’ennesimo cartellino giallo. Tante conclusioni, non trova mai la porta. Cresce nel finale, ma non trova la giocata vincente. #Impreciso

Castillejo 5,5: Spesso costretto a tappare i buchi dei suoi compagni. Criscito gli prende bene le misure e infatti mancano e tanto le sue giocate offensive. Quando decide di spostarsi verso il centro, si procura e batte il calcio d’angolo che permette ad Ibra di riaprire la partita. #Ingabbiato

Ibrahimović 6: Si divora il pareggio di testa nel primo tempo, uno come lui poteva e doveva fare molto meglio. Restituisce il favore a Çalhanoğlu, stesso esito però. Vince tutti i duelli aerei e trova il goal che riapre la partita. Grazie Boban. #Pensieroso

Rebić 4,5: Giocate forzate e poco sensate. La pausa ha interrotto il suo momento positivo e quello del Milan. #PiediPerTerra

Bonaventura 6: Entra con voglia ed idee.

Rafael Leão SV

Calabria SV

Pioli 5: Non deve essere stato facile preparare questa partita. Situazione surreale e rivoluzione societaria in corso. Ancora una volta però la sua squadra viene messa sotto da un avversario che sta lottando per non retrocedere. Affidarsi sempre ad Ibra nel 2020 non può essere il copione tattico di una squadra che punta all’Europa. Nonostante le tante parole, il suo destino sembra già segnato. #Countdown

Tommaso Dimiddio

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Introverso, testardo e con Zlatan come idolo: ecco Ante Rebic

Introverso, testardo e con Zlatan come idolo: ecco Ante Rebic

È il 21 settembre del 1993, nell’ospedale di Spalato nasce il piccolo Ante Rebic, figlio di Bosko.
In realtà ad essere pignoli la famiglia Rebic è originaria di Imotski, una piccola città della Croazia di circa 10mila abitanti, con il lago Creno (Rosso) e il lago Modro (Azzurro) a fare da cornice e lo Stadion con vista lago.

Vista dall’alto dello Stadion di Imotski

Gli anni ’90 da quelle parti non erano semplici per via di questioni geo-politiche, ma il “piccolo” Ante già da bimbo aveva in testa solamente una cosa: il pallone. Non amava la scuola, sapeva che sarebbe diventato un calciatore.
A 9 anni entra nella squadra del paese limitrofo, Vinjani e ci resta per 6 anni dimostrando da subito di essere il più forte per poi passare alla squadra della sua città: l’Imotski.
Proprio qui arriva la svolta.


SLIDING DOORS

Gli occhi degli osservatori croati arrivano facilmente sul giovane Ante, l’Haiduk di Spalato lo prende in prova e lo porta nel 2010 in un torneo in Italia e qui arriva la prima Sliding Door della sua carriera: all’ Haiduk non vedono in lui del potenziale. Gioca col numero 10, a centrocampo (il suo ruolo da ragazzino) ma non convince, al suo ritorno a casa è arrabbiatissimo e si sfoga con papà Bosko: “Non gioco più”. Era deluso Ante ma sapeva quanto non fosse vera quella frase. Questo piccolo intoppo è forse stato il momento fortunato per lui, viene segnalato al presidente della seconda squadra di Spalato, l’RNK.
Maglia rossa, squadra vista come quella del “popolo”, una squadra “casciavit” per dirla in termini a noi cari. Il presidente Slaven Zuzul (una delle persone fondamentali nella carriera di Rebic) accetta di prendere questo ragazzino di Imotski in prova, bastano pochi allenamenti, l’allora allenatore Ivan Matic lo vede come offensivo e non centrocampista e in una telefonata al pres gli dice: “Prendiamolo! Questo ragazzo è un miracolo per la Croazia…”.
Zuzul non perde un secondo e da il via alla vera vita calcistica di Ante Rebic.

Il secondo momento chiave nella sua carriera lo vive in Germania, a Francoforte. Voluto fortemente dal suo connazionale Niko Kovac (che lo aveva conosciuto quando giocava nella nazionale croata under), la sua vita tedesca inizia maluccio con tanta discontinuità e una battaglia contro la mononucleosi. La svolta arriva con il secondo prestito ai tedeschi e con quel 19 maggio 2017 , quando Ante Rebic diventa letteralmente l’idolo dei tifoso dell’ Eintracht. Due gol in finale di  DFB POKAL all’Olympiastadion che rovinano l’ultima di Heynckes con il Bayern, niente doblete per i bavaresi, volano in alto le aquile nel cielo di Berlino e con loro il giovane Rebic da Imotski.
La terza sliding door è sotto gli occhi di tutti: arriva a Milano nell’ultimo giorno di mercato in una trattativa lampo che porta Andre Silva in Germania e Ante in rossonero.
Per 3 mesi con Giampaolo e con Pioli è un oggetto misterioso, gioca pochissimo e quando lo fa (infortunato) risulta spaesato. A fine dicembre si parla già di sicuro ritorno in Germania e poi, come ogni volta, arriva la porta girevole. San Siro, l’Udinese, il primo gol e quello pesAnte come un macigno al 93esimo che regala la vittoria al Milan. Lo stadio è in visibilio, Rebic esulta, si porta le mani alle orecchie. Si gode l’esultanza dei suoi tifosi. Si gode l’ennesima rivalsa.

TIMIDEZZA, MENTALITÀ, CARATTERE E CUORE.
Dalla Croazia ci descrivono Ante  come un “ragazzo timido,  a volte sembra quasi introverso” e ci raccontano del fatto che non ama parlare quando non conosce bene la lingua. Anche in Germania, quando avrebbe potuto farsi tradurre tutto da Jovic…preferiva pubblicamente non parlare troppo.
“Ante ha i suoi amici, ama stare con loro, ama la sua terra, la Croazia… e uno dei momenti più belli della sua vita è stata la festa a Spalato con 100mila persone al ritorno dai mondiali con la Nazionale…” ci racconta Zdravko Reic, giornalista croato.
Chi lo conosce ci dice che Ante ha “un carattere speciale, è un ragazzo di cuore. Se sente la fiducia attorno a lui e se qualcuno riesce a entrare nel suo cuore, darà il massimo per lui. Se crea feeling con l’ambiente, non lo deluderà facilmente. È molto testardo ma ha un grande pregio, sa ascoltare i consigli e non vuol deludere le persone che credono in lui…” e ci aggiungono “non lo ha voluto fare nemmeno con Boban…”.
Proprio lui, Zvone Boban, idolo della Croazia, anche lui della stessa città natale, Imotski. Quel paese dove Ante è un vero e proprio idolo. Donne innamorate follemente di lui, poster dimensione gigante e cartelloni appesi per strada, ma soprattutto quei gesti fatti da Rebic che difficilmente si dimenticano. Il legame con la sua terra è fortissimo, i suoi genitori e le sue sorelle vivono ancora là, nonostante Rebic appena possibile gli abbia regalato due splendidi appartamenti a Spalato. Mai stato un tipo egoista, anzi forse non tutti sanno che un giorno Ante decise di andare in Banca e rimborsare i prestiti di 500 suoi concittadini di Imotski, lo racconta Lovro Shidink, suo amico già dai tempi di Lipsia

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ANTE AI TEMPI DI SPALATO
Per farci raccontare com’era il calciatore Rebic ai tempi dell’ RNK Spalato, siamo andati a intervistare Zoran Vulic, l’allenatore con cui ha reso meglio, 1410 minuti giocati, 18 presenze, 8 reti e e 4 assist.

Zoran, si capiva già che aveva qualcosa più degli altri come calciatore?
Sì, da subito. Era qualitativamente superiore ai suoi compagni, ma soprattutto era un ragazzo che se gli davi fiducia te la ripagava in pieno, mettendoci l’anima. Ha bisogno di sentire la fiducia del suo allenatore, dell’ambiente, dei compagni, della società per rendere al meglio.
Con te giocava come esterno nel tridente se non sbaglio, qual è la sua posizione migliore?
Sì, con me giocava nella fascia sinistra nel tridente, a volte anche come punta.
Mi ricordo contro la Dinamo Zagabria quando da punta ha segnato il gol decisivo. È un giocatore dalla grande forza fisica unita ad un’ottima tecnica di base. Per me comunque la sua posizione è sulla fascia sinistra e poi gli va data libertà, non ingabbiarlo con troppi ordini.
Lui ha avuto un periodo difficile nel Milan, poi nel 2020 è sembrato di vedere un giocatore completamente nuovo. È stato qualcosa a livello di testa? Mentalmente?
Probabilmente sì. Lui mentalmente è un ragazzo molto timido e calmo, ma caparbio. Quando è arrivato alla Fiorentina, ad esempio, era decisamente troppo giovane e acerbo e in Italia è difficile imporsi per un giovane straniero, soprattutto se sei un attaccante e dipendi dai gol.
Quando lo allenavi, ti aspettavi arrivasse in un club come il Milan?
Ne ero sicuro! Già da giovane si vedeva che era di un altro livello e che era un giocatore fuori dagli schemi. E poi se gli conquisti il cuore…da tutto per il club. Ora penso non voglia deludere Zvonimir Boban, vuole dimostrare che è stata una scelta giusta!
Qual è il punto di forza e il difetto di Ante Rebic?
I suoi punti di forza sono il dribbling in velocità, meraviglioso e poi la sua capacità di calciare in ugual maniera col destro e col sinistro. Difetto? fa ancora fatica quando si tratta di difendere. In questo deve migliorare.
Secondo te quanto può ancora crescere e dove può arrivare?
Può crescere tanto, tantissimo, con Ibra poi…
se lui si sente bene e si trova bene crescerà moltissimo! Vi dirò di più, per me Ibra e Rebic non hanno niente da invidiare a Lukaku e Lautaro…
Fuori dal campo che persona è?
È un ragazzo molto timido, ma che si allena sempre molto seriamente. È molto maturato e cresciuto, da ragazzo ascoltava molto meno, ora ha capito l’importanza dei consigli.
È un professionista serio e vero ed è una persona di cuore e meravigliosa. Come tutti in campo ha e avrà degli alti e bassi e momenti in cui non segnerà e bisognerà avere pazienza, ne varrà la pena. Farà benissimo, vedrete.

LE PERSONE IMPORTANTI NELLA CARRIERA DI ANTE
Zuzul, Kovac, Boban, Milutinovic: sono queste 3 le persone fondamentali dall’inizio ad oggi nella carriera di Rebic.

Il primo è Slaven Zuzul, presidente dell’ NRK Spalato, tra i primi ad aver creduto in lui, una sorta di padre putativo calcistico, ha sempre trattato Ante come un figlioccio. Quando iniziò ad esplodere gli promise che in caso di offerta da altri club Europei lo avrebbe lasciato andare e la mantenne: Rebic andò alla Fiorentina per 4,5 milioni di euro, per la gioia delle casse del club croato.
L’uomo fondamentale della vita calcistica di Rebic è Niko Kovac che lo ha allenato sia con la Croazia che all’Eintracht: “Kovac è stata la persona più importante della mia carriera” ha dichiarato Ante al sito della bundesliga in una vecchia intervista, “Mi ha spinto in un momento in cui le cose non andava bene, mi ha sostenuto, abbiamo parlato tantissimo, mi ha aiutato enormemente.” Un rapporto che li ha legati dentro e fuori dal campo, probabilmente l’allenatore che ha conquistato la testa e il cuore di Ante e che lo ha compreso di più, Rebic lo ha ripagato con grandi prestazioni. “È come un padre per me”.
Poi c’è colui che lo ha fortemente voluto al Milan, che nell’ultima giornata di mercato è riuscito a portarlo in rossonero: Zvonimir Boban.
Connazionali, concittadini, entrambi di Imotski e fidatevi, chiunque nascesse li, sognava di poter fare la carriera di Zvone. Tra l’altro ci raccontano di un Ante che già da ragazzino era una sorta di “agente di se stesso”, aveva già deciso che da grande avrebbe fatto il calciatore e così è stato. Quando Boban ha alzato il telefono per offrirgli la maglia del Milan, Ante non ha esitato. Zvone Boban, l’idolo di Imotski, la bandiera della Croazia, lui che proprio Rebic citò sul suo instagram trascrivendo una poesia scritta tempo fa proprio da Zorro Boban. Piccolo dettaglio: se Ante non è tornato in germania, quando sembrava un flop, è stato proprio dopo una chiacchierata con Boban. Non poteva deluderlo, non lui.

 

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Manca l’ultimo, Andreja Milutinovic. L’uomo che “comanda” in background Ante Rebic, come un con un Joystick. Scherzi a parte, in pochi sanno che Milutinovic è il suo personal trainer e che controlla tramite chiamate costanti e whatsapp tutto ciò che Ante mangia, quando e quanto dorme, quanto e come si allena e via dicendo. Un vero e proprio uomo ombra, che da Belgrado monitora la vita di Rebic (come anche con quella di Modric…) che si è affidato totalmente  a lui per rendere le sue prestazioni sempre migliori.

ANTE A FIRENZE E VERONA
Troppo giovane, troppo. Sono state due esperienze sicuramente formative, ma che non hanno lasciato il segno, anzi. A Firenze Rebic era ancora un “ragazzino”, non conosceva la lingua e faceva fatica ad integrarsi, spesso i genitori lo raggiungevano per cercare di stargli vicino. Poi a Verona, dove ha trovato Luca Toni e abbiamo parlato di Ante proprio con lui.
Tu che sei stato il suo capitano a Verona che ricordi hai di lui?
Già a quei tempi era chiaro e si capiva che fosse un giocatore dalle grandi qualità. A Verona non è stato particolarmente fortunato, era giovane. Ricordo però che lavora sodo e si applicava sempre tantissimo durante gli allenamenti..”
Luca, ora gioca nel Milan e lo fa da esterno…è quella la sua posizione ideale secondo te?
Sì, è assolutamente il ruolo giusto per lui e gli sta permettendo di diventare sempre più decisivo, inoltre lasciato libero può colpire anche sotto porta e sta dimostrando tutte le sue capacità”

In tanti hanno cercato di paragonarlo ad altri giocatori, in Croazia si è sempre parlato di lui come il “nuovo Boksic” ma uno degli idoli di Ante Rebic è – rullo di tamburi – Zlatan Ibrahimovic, proprio lui.
Oggi Rebic proprio con il suo “idolo” sostiene l’attacco del Milan, già 6 le reti nel 2020, come Immobile e Cristiano Ronaldo ma con i rigori.
Lui, Ante Rebic, al fianco di Zlatan per conquistare Milano, perchè del resto come dichiarò ad una rivista croata anni e anni fa: “Non mi vedo in Boksic, molto meglio Ibrahimovic..” e quando giochi con il tuo idolo non puoi fallire.
Io ho avuto la fortuna di intercettarlo per primo al suo arrivo a Milano, un mio Ante, Are You happy?” in inglese e un “Sì, sono molto contento di essere qui” in italiano e poi un Forza Milan.
Il primo della sua storia milanista. Era destino.

 

 

Grazie a Donato Boccadifuoco, Yannick Huber, Simone Cristao, Zdravko Reic per la collaborazione e a Luca Toni e Zoran Vulic per la disponibilità

PBP

Photo Credits: acmilan.com

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