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Posted by Redazione Rossonera on

A. Pennestri (LTA Agency) su calcio femminile e mercato: “Molte calciatrici si muoveranno, ma non si potranno fare errori”

A. Pennestri (LTA Agency) su calcio femminile e mercato: “Molte calciatrici si muoveranno, ma non si potranno fare errori”

Il mondo del calcio femminile cambia in fretta, e anche lo status delle calciatrici, sebbene tuttora ancorato al dilettantismo, assume tratti sempre più professionistici.

Tra le agenzie di consulenza, è forte il marchio della LTA Agency, attiva da oltre 10 anni e attualmente rappresentante degli interessi di oltre 100 atleti provenienti da 35 nazioni diverse. Molte calciatrici attualmente richiedono la verifica documentale alla LTA Agency, e tra queste fanno capolino diverse rossonere, italiane e non.

Abbiamo intervistato Alessandro Pennestri, responsabile per l’Italia della LTA Agency, per discutere dello stato attuale del calcio femminile italiano ed europeo, con riferimenti specifici alla Serie A e al momento del Milan Femminile.

Prima di tutto, la Serie A femminile post coronavirus: quali cambiamenti ci possiamo aspettare realisticamente? Ci sono degli aspetti in cui pensi che il calcio femminile italiano uscirà diverso da com’era prima?

«È indubbio che questo evento epocale non potrà che rappresentare un momento importante sia per il mondo dello sport come per quello politico-economico. Io ritengo sempre che le sfide che la vita ci propone dovremmo cercare di sfruttarle come occasioni di riflessione e miglioramento. È chiaro che l’impatto economico sarà importante, ma si deve continuare nella strada che si stava solcando, non si può tornare indietro. Per l’Italia, io credo che si debba coinvolgere nella crescita e nello sviluppo di un nuovo progetto l’anima del movimento sportivo: le atlete, i club, i tecnici ed i dirigenti, chi materialmente ogni giorno lottano perché questo sport cresca. Solo dall’unione di ogni componente di questo sport, si può uscire migliori da questa pandemia».

La LTA agency opera in tutta Europa e conoscete le differenze tra i vari contesti: secondo te, considerando le diverse normative e i differenti status delle calciatrici, l’interruzione dei campionati e il lockdown incideranno allo stesso modo in Italia e negli altri campionati? 

«Ogni settimana noi ci confrontiamo in agenzia con i vari responsabili in Europa, ed un po’ tutti registriamo come il Covid stia incidendo sul tessuto sociale ed economico, in molti Paesi. In alcuni si è più avanti, i campionati ancora non erano iniziati, e la pandemia li ha presi nella fase preparatoria della stagione, altri invece come in Italia erano nel pieno della stagione sportiva. Per tutti c’è la voglia di riprendere a giocare. Considerando i tempi di un vaccino, l’unica cosa oggi da fare, se non si vuole fermare tutto, è quella di trovare soluzioni che riducano i rischi, e che al contempo garantiscano l’esercizio dello sport. In fondo aldilà della passione dei fan e tifosi, c’è un mondo economico dietro al calcio, e fermarlo a tempo indeterminato, avrebbe conseguenze catastrofiche, sulla vita di molti lavoratori e delle loro famiglie».

Tra le tante giocatrici che rappresentate, non solo italiane, chi ti è rimasta maggiormente impressa per crescita o carriera?

«Ho avuto l’onore in questi anni di conoscere personalmente tante calciatrici che hanno intrapreso una parte o tutta la loro carriera con noi al loro fianco (Seger, Vero Boquete, Lindhal, Sofie Pedersen o Linda Sembrant, come tutte le italiane e non). Sono stato fortunato in questo, e ti devo dire che da ognuna di loro ho imparato molto. Ho percepito la passione che muoveva i loro sacrifici, e la risolutezza con la quale affrontavano le difficoltà che una carriera da calciatrice le riservava. Io, alla fine, rimango un sognatore, e quindi per me vedere una giovane calciatrice che si avvicina in modo positivo a questo sport, è sempre fonte di ispirazione. Ho seguito agli inizi (non ho scoperto, perché “le calciatrici – come dice un mio caro amico – si scoprono da sole”), Manuela Giugliano. Ho fatto le nottate, come molti, per vederla al mondiale in Costa Rica, lei come le sue compagne, ed ho condiviso una parte di percorso con lei, sino all’Atletico di Madrid. Non recrimino nulla sulle scelte, e lei è diventata grande oggi, ma per me rimane sempre quella giovane con la quale ci si confrontava di scelte tecniche e personali anche a tarda sera o di ritorno da un match fuori casa. Ma come lei spero ne nasceranno altre, e come dico a tutte, ci si deve ricordare che si è sempre il “riferimento” per qualcun altro, e che quindi bisogna tenerlo a mente e comportarsi di conseguenza».

Un nome (tra i vostri della LTA o anche al di fuori) per il futuro del calcio femminile italiano? E uno extra italiano?

«Per non fare torti a nessuno, propongo una calciatrice LTA che non gioca ora in Italia, ma che a mio avviso farebbe molto bene, si chiama Ajara Nchout Njoya, attaccante del Camerun (all’ultimo mondiale ha segnato uno dei 3 goal candidati al premio Puskas), seconda al pallone d’oro d’Africa dietro solo a Oshoala del Barça. Lei, perché avendola conosciuta di persona, posso confermare quanto il mondo del calcio femminile sia diverso da quello maschile, queste “stelle” sempre molto professionali dentro come fuori dal campo, e poi una calciatrice davvero per palati fini. Spero un giorno di vederla in Italia. Nel mondo per me una top player, che sa gestirsi, che sa essere un personaggio mediatico senza eccessi nè necessità alcuna di apparire, e che come calciatrice è davvero un “crack”, non può che essere Vero Boquete, che ha vinto davvero di tutto nella sua carriera. Lei che si è costruita con tanti sacrifici negli anni, ma che è sempre disponibile e ha chiaro come sia un punto di riferimento per tante piccole calciatrici in Spagna come nel resto del mondo».

Parliamo di Milan femminile: come giudichi la squadra sotto la gestione di Ganz?

«Va riconosciuto al mister di essersi calato in modo perfetto nel ruolo di allenatore di un gruppo diverso da quello che aveva allenato sino a questa stagione, ma anche di un campionato che scopriva in corso di svolgimento. Una squadra senza “prime donne” ma con tutte protagoniste dei successi. Un gruppo. Questo per chi fa calcio femminile da anni, sa che è un’arma in più. Lui ci è riuscito: chapeau

Chi per te tra le giovani del Milan femminile ha le migliori o più interessanti prospettive di crescita?

«Ho avuto modo di apprezzare la crescita di Tamborini e Longo, ma anche di molte piccoline dell’U17. Per un club come il Milan, il futuro nei piedi di tante ragazze che crescono bene, in un settore giovanile sano, è una risorsa importante».

Il mese di maggio per i milanisti è costituito da un susseguirsi di ricordi di grandi nottate di Champions, e la società ha dato prova di credere molto nel futuro del femminile: cosa manca secondo te al Milan femminile per essere a tutti gli effetti una squadra da champions?

«Se si vedono i risultati e la classifica, il Milan è li, nella posizione giusta per potersi contendere il posto Champions, quindi chi ha lavorato, ha lavorato bene. Io sono compreso nei 60 milioni di italiani commissari tecnici, e sicuramente farei qualche innesto, ma alla fine io faccio un altro ruolo è quindi giusto che sia chi ha quella posizione ad avere il peso delle scelte. Credo dalla mia esperienza, nella forza delle idee. Avere un’idea di calcio femminile, chiara e ben definita in modalità e tempi, sia secondo me la miglior strategia vincente per un team. Ed ho la convinzione motivata, che sia ben chiara la strada da perseguire, a chi oggi gestisce l’aspetto tecnico».

La finestra di “calciomercato”, per chiamarlo con termini noti dal calcio maschile, è ormai alle porte: pensi sarà un’estate di colpi di scena sul mercato?

«Sai, nel calcio femminile non esiste un “calciomercato” vero e proprio. I club si muoveranno tutti, contattando le calciatrici che riterranno funzionali, qualche volta ci si riesce, qualche volta si vince una scommessa, altre no. Io sono certo che i club che più hanno dimostrato di credere al calcio femminile, abbiano già fatto i propri movimenti, anche in relazione alle giustificate ambizioni di vittoria. Appena sarà chiaro come finirà la stagione e come o quando si ripartirà, molti saranno i movimenti di calciatrici. Certo è che se prima si faceva qualche “scommessa” in più, nel futuro, si faranno scelte molto più ponderate, analizzando bene pro e contro, e valutando i costi. Non si potrà sbagliare, quindi, e chi avrà l’onere della scelta, avrà una bella responsabilità nei confronti di tifosi e società. L’importante è che il campionato italiano cresca ogni anno di più, e presto vedremo sempre più grandi calciatrici, calcare i campi italiani, ne sono convinto».

 

Grazie ad Alessandro Pennestri e ad LTA Agency per la disponibilità

Lucia Pirola

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