#MercoledìMeteora: Edgar Davids, la “mela marcia”

#MercoledìMeteora: Edgar Davids, la “mela marcia”

Un mastino, anche nell’atteggiamento, forse troppo.

Olandese, nato in Suriname, che ha vestito anche la maglia dell’Inter. No, non stiamo parlando di Clarence Seedorf, bensì di un altro olandese che in pochi sanno aver vestito la maglia del Milan. Il soggetto in questione è Edgar Davids, che tanti ricorderanno tra le file della Juventus.

Centrocampista durissimo, dotato di grande fisicità, buona corsa, una cattiveria smisurata e dei piedi, per usare un eufemismo, non proprio da étoile. Inizia la sua carriera all’Ajax, dove vive 5 anni di pura magia.

Come tante altre meteore di cui abbiamo già disquisito anche Davids arrivò al Milan nel momento sbagliato. Uno spogliatoio fatto di campioni e un brutto infortunio alla tibia hanno compromesso il suo cammino in rossonero, durato praticamente una sola stagione. Alcuni suoi compagni del tempo però, hanno spesso criticato l’olandese anche pubblicamente per i suoi comportamenti nel gruppo. Costacurta lo definì “una mela marcia”, probabilmente sintomo del fatto che a Davids non andasse proprio a genio il contesto in cui si trovava.

Proprio per questo motivo, sia per il suo bene che per quello del Milan, nel 1997 si trasferì alla Juventus. Rimase in bianconero per sette anni, fino al 2004. Chissà cosa avrà pensato nel maggio 2003, dopo quel rigore di Shevchenko, in quel di Manchester. Dopo i primi anni di alto livello alla Juve, quando il rapporto con Lippi inizia a scricchiolare finisce prima al Barcellona, poi all’Inter e infine al Tottenham, senza convincere troppo.

Dopo queste avventure brevi e poco intense Davids torna a casa, all’Ajax, dove aveva iniziato e dove era esploso, per chiudere la carriera. O meglio, così si pensava. Infatti, dopo due anni di inattività, nel 2010, firma per il Crystal Palace, salvo poi rescindere il contratto e terminare (definitivamente questa volta) la carriera al Barnet, squadra di quinta divisione inglese.

Un mastino, un “cane rognoso” (non a caso Pitbull era il suo soprannome) che non risparmiava nessuno in campo e fuori. In alcuni contesti a suo agio, in altri, come quello del Milan, molto meno.

Enrico Boiani

it_ITItalian
en_USEnglish it_ITItalian