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Posted by Redazione Rossonera on

Calcio femminile e ripartenze: il caso Germania e Bayern Monaco

Calcio femminile e ripartenze: il caso Germania e Bayern Monaco

Si ricomincia? Non si ricomincia? Cosa ne sarà della Serie A femminile, delle partite ancora da disputare? Le calciatrici saranno in grado di riprendere gli allenamenti nelle prossime settimane?
Tutte domande lecite che rimbombano ormai da diverso tempo, senza ottenere risposte definitive. Nel frattempo le calciatrici continuano gli allenamenti da casa, collegate in diretta con i rispettivi allenatori e preparatori atletici, organizzando sedute ed esercizi sufficienti per mantenersi in attività.

Chi invece ha avuto l’opportunità di riprendere a calcare i campi da calcio sono le squadre della massima serie in Germania: la Frauen-Bundesliga ha ripreso ad allenarsi con la prospettiva di ricominciare anche la stagione calcistica da dove era stata sospesa.

Il Bayern Monaco ha riavviato gli allenamenti in gruppo circa tre settimane fa, dopo due mesi di isolamento, e proprio il modello proposto in quel contesto potrebbe in qualche modo disegnare una strada percorribile per quei club intenzionati a mettere calciatrici e calciatori in condizioni utili per allenarsi in gruppo e presso i centri sportivi.

Racconta Simone Boye, difensore ventottenne del Bayern Monaco femminile e della nazionale danese, in una intervista rilasciata al Telegraph: «Per ora ci stiamo allenando in piccoli gruppi, presso i centri sportivi. Non possiamo fare scivolate o avere contatti tra di noi, abbiamo fatto molto lavoro tecnico e corsa. All’inizio era tutto strano, ma facendo tecnica e passaggi non hai la sensazione di perdere parte dell’allenamento. La cosa più strana è non poter abbracciare le tue compagne, dopo che non ci siamo viste per più di un mese».

Gli allenamenti si possono svolgere senza mascherine, ma per cercare di garantire l’assenza di contatto tra le giocatrici è stato imposto di mangiare, cambiarsi e fare la doccia a casa invece che in spogliatoio.

«All’inizio stavamo in piccoli gruppi – prosegue -, con un allenatore ciascuno per allenarci. Ora lavoriamo più in stazioni. Ognuna di noi passa dalle stesse stazioni, ma non tutte insieme: dopo ogni gruppo gli strumenti vengono disinfettati, in questo modo ci è stato possibile utilizzare attrezzatura».

Anche il punto di vista psicologico non è da sottovalutare per le calciatrici, e a Simone Boye è stato offerto un supporto psicologico attraverso la federazione danese. Lei però non ha voluto usufruirne, ammettendo però la difficoltà della situazione: «Ne avrei avuto bisogno se fossi stata in un club che non poteva allenarsi, dove le cose sono più complicate di qui. È difficile, una cosa nuova, un mondo nuovo. Devi abituarti, perché in tanti paesi sembra che si dovrà fare a meno del calcio per un po’».

 

Fonte: Telegraph.com

Photo credits: FCB Bayern Frauen

 

Lucia Pirola

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