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Partnership, stadio, mercato: i piani del nuovo Milan

Partnership, stadio, mercato: i piani del nuovo Milan

In questo 2020 senza calcio da quasi tre mesi sono state tante le parole che hanno provato a colmare il vuoto lasciato dalla mancanza di gol e partite.

Abbiamo deciso quindi di fare un punto della situazione in casa Milan a 360°, lo stato dell’arte rossonero alla fine di maggio 2020 toccando tutti i temi possibili, dagli ultimi aggiornamenti sul nuovo S.Siro alle prossime partnership e sponsorship, dalla strategia di Elliott sul prossimo calciomercato al nuovo staff commerciale allestito dall’ad Ivan Gazidis, dalle voci di una possibile cessione, passando per monte e tetto ingaggi vper arrivare al cambio di rotta deciso dalla società sulle potenzialità del movimento calcio italiano.

Pronti?
Via!

NUOVO S.SIRO – Dopo il via libera dalla Sovraintendenza che non pone vincoli di tutela del patrimonio per l’abbattimento parziale di S. Siro c’è molto ottimismo in via Aldo Rossi. Il periodo più complesso lo si ritiene alle spalle, il dialogo col Comune prima più spigoloso ora è positivo e costruttivo e mancano soltanto gli ultimi passi per avere il via libero definitivo (a breve si aspetta in tal senso il giudizio del Consiglio Comunale). Una volta avuto l’ok finale un pool di architetti coadiuverà Milan (e Inter) nella scelta finale tra i due progetti rimasti in gara: La Cattedrale di Popolous e Gli Anelli di Milano di Manica/Sportium. Da quel momento se non dovessero esserci altri intoppi si dovrà aspettare tre anni per veder ultimata la nuova casa dei tifosi milanisti.
L’importanza del nuovo stadio è data anche dalle parole dell’ad di Skrill, nuovo partner del Milan, nell’intervista che ci ha concesso la scorsa settimana “tra quattro anni, alla fine dell’attuale contratto, io vorrei rinnovare la partnership anche in vista del fatto che ci sarà un nuovo stadio probabilmente e di conseguenza la visibilità che otterrò sarà maggiore”

PARTNER, SPONSOR E NUOVO STAFF COMMERCIALE – Da ormai poco più di un anno all’interno del Milan è nata una nuova squadra commerciale, voluta e creata dall’ad Ivan Gazidis, un team internazionale che ha lo scopo di cercare partner in tutto il mondo composto da professionisti che hanno già ricoperto tale ruolo al Manchester United e al Barcellona oppure che arrivano da mondi vicini a quello calcistico come quello del gaming e dell’entertainment. Questo gruppo poi si snoda in altre piccole realtà che hanno lo scopo di creare una solida relazione con un determinato sponsor poiché vi si dedicano in modo esclusivo.
Compito di tale team non sarà soltanto la ricerca di uno sponsor a sé stante ma si proverà ad aprire anche nuovi percorsi commerciali che portino introiti al Milan sullo stile del rapporto tra Jordan e PSG, coinvolgendo anche la città di Milano in qualità di capitale della moda, aspetto che a casa Milan pensano possa essere sfruttato a favore di nuovi canali.
Il marchio Milan ha certamente ancora il suo fascino ma questo come abbiamo capito ormai non basta più.
Il Milan arriva da molte stagioni deludenti abbinate a una crescita nulla per quanto riguarda il fatturato e quindi non sarà un cammino semplice e veloce, per ricercare e ottenere sponsor servono mesi e mesi di lavoro (con Skrill ad esempio i dialoghi sono iniziati intorno al Natale 2018).
I frutti di questo lungo lavoro però inizieranno a maturare a breve, anzi a brevissimo.
Settimana prossima il Milan rivelerà una nuova partnership (in un modo un po’ poco convenzionale) e nelle prossime settimane altri annunci seguiranno e contiamo di rivelarvi il tutto in anticipo come per il rinnovo con Emirates di cui abbiamo dato notizia nei primi giorni di gennaio. Un rinnovo a un cifra base più bassa ma con bonus non difficilmente raggiungibili.

LA STRATEGIA DI ELLIOTT PER IL PROSSIMO MERCATO –  Il prossimo mercato sarà molto particolare per date, concomitanza con le partite di campionato e con ogni probabilità prezzi (al ribasso). Il mondo del calcio vive e vivrà le ricadute economiche della pandemia da Covid19 e molte squadre si ritroveranno in difficoltà nei prossimi mesi. Il Milan ha sicuramente i suoi problemi ma ha la fortuna in questo caso di avere una proprietà solida finanziariamente come quella di Elliott. Da qui l’idea di abbandonare strategie attendiste e provare a sfruttare ciò che il mercato ti offrirà, anche in parte le debolezze di alcune società.
Si cercherà quindi di esser più aggressivi ma tenendo ben in testa alcuni punti fermi: si potrà investire più sul costo dei cartellini (per questioni di bilancio) che su quello degli ingaggi dove si continuerà ad abbassare il monte totale senza però imporre alcun tetto salariale. Per intenderci si potrà fare l’eccezione (o eccezioni) ma la media degli ingaggi dovrà ulteriormente ridursi.
Qui si possono collegare un paio di discorsi di mercato, dal rinnovo di Gigio Donnarumma per il quale c’è l’interesse comune di tutte e tre le parti per raggiungere l’intesa (Gigio stesso, Raiola e Milan) fino ad uno o più innesti di esperienza in squadra che non sono assolutamente vietati anche dopo l’esempio-Ibra di quanto questi profili facciano bene al gruppo in formazione.
Difficile, per non dire impossibile la coabitazione tra Ralf Rangnick e Paolo Maldini. Si è cercato di fare il tentativo di far conciliare le due posizioni offrendo anche ruoli diversi all’attuale DT per ora con scarsi risultati. Ciò che è più chiaro è che l’uomo al comando tecnico, tra panchina e dirigenza, sarà con ogni probabilità il tedesco Rangnick.

LE STRATEGIE FUTURE TRA VOCI DI CESSIONE E MOVIMENTO CALCIO ITALIANO – Dall’interno del Milan si continua a non dare peso alle voci che danno prossima una cessione della società. L’assioma che viene espresso è presto detto: fin quando Elliott non guadagnerà (o al massimo non perderà) dalla cessione del Milan la società rossonera continuerà ad essere del fondo americano. In soldoni, non è ancora il momento giusto per mettere il Milan in vendita. Arriverà quel momento quando tutta l’intera macchina sarà in moto e a regime, dal lato commerciale a quello stadio fino al lato sportivo con il ritorno stabile in Europa.
Progetti che si era inizialmente pensato di alimentare di pari passo ad un lavoro in cooperazione con il resto della SerieA per un innalzamento dell’intero movimento calcistico italiano come espresso in un paio di interviste dell’ad Gazidis. Far esplodere le potenzialità del nostro campionato per avvicinarlo a Premier e Liga avrebbe consentito alle singole squadre di usufruire di tali benefici, tirandosi la volata l’uno con l’altro.
Così non è e non sarà almeno per il momento, tanto che si è deciso di pensare più al bene del Milan e di provare a riportare la società tra i top europei senza passare ad ogni costo da una valorizzazione dell’intero movimento.

Pietro Balzano Prota e Simone Cristao

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#MercoledìMeteora: Alberto Paloschi, 18 secondi dopo

#MercoledìMeteora: Alberto Paloschi, 18 secondi dopo

Esordio. 18 secondi. Goal a San Siro.

La storia recente di Alberto Paloschi la conosciamo tutti. Tralasciando la parentesi inglese di Swansea, ha giocato in molte squadre di Serie A. In alcune è rimasto tanto tempo, in altre meno. In alcune ha fatto bene, in altre no. Lo ricordiamo per i 5 anni al Chievo, dal 2011 al 2016. Lo ricordiamo anche alla Spal, in tempi più recenti.

Oltre a queste, ha militato nell’Atalanta, nel Parma, nel Genoa e di recente è passato in prestito al Cagliari. Insomma, un classico bomber nomade da media classifica che ha spesso portato gol pesanti alle proprie squadre. Forse però, non tutti sanno che per come era iniziata la storia di Paloschi con la Serie A ci si aspettava sicuramente qualcosa in più.

È il 10 Febbraio 2008. Il Milan sta pareggiando a San Siro una brutta partita contro il Siena. Il risultato non riesce a sbloccarsi e Carlo Ancelotti butta nella mischia questo ragazzino di diciotto anni, da poco aggregato alla prima squadra. La favola di Paloschi si realizza dopo solo 18 secondi, al primo pallone toccato, con un missile dal limite dell’area che viola la porta del Siena e regala i 3 punti ai rossoneri.

Una favola, appunto. I vari prestiti iniziali e la grande concorrenza in attacco nel Milan negli anni successivi portano il club di Via Turati (ai tempi, n.d.r.) a non credere in lui e a lasciarlo andare. Per come era iniziata ci si aspettava un cammino diverso al Milan, ma nonostante ciò Paloschi è comunque riuscito a costruirsi una carriera tra i vari club di Serie A.

Una storia d’amore da classico “colpo di fulmine”, svanito dopo pochissimo tempo. È anche per questo che ricordiamo Paloschi semplicemente come una delle tante meteore rossonere.

Photo Credits: magliarossonera.it

Enrico Boiani

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Milan femminile, riprendono gli allenamenti: sessioni a turno ed esercizi individuali

Milan femminile, riprendono gli allenamenti: sessioni a turno ed esercizi individuali

Riprendono gli allenamenti in campo. Suona come una solenne dichiarazione, una forte presa di responsabilità, una liberazione e al contempo una decisa affermazione di volontà, ed in fondo è tutto pienamente comprensibile.
Il tutto avviene poco per volta, in maniera graduale, individualmente e in totale sicurezza. Ma gli allenamenti in campo riprendono.

Oggi è stato il giorno del Milan Femminile: nel corso della mattinata di martedì 26 maggio le rossonere si sono ritrovate al Centro Sportivo Vismara, e divise in gruppi hanno avviato delle sessioni di allenamento perlomeno meritevoli di tale nome, dunque in campo e senza Zoom né videocamere o microfoni di mezzo.

La ripresa degli allenamenti si è svolta in totale sicurezza, come ha precisato il comunicato del club, diffuso il giorno prima sul sito acmilan.com: “Le ragazze, a partire da martedì mattina, si ritroveranno in maniera graduale nel corso della settimana al Centro Sportivo Vismara e saranno divise in due gruppi. In questa prima fase il programma prevede, nel rispetto di tutte le regole di sicurezza contro il Covid-19, sessioni di lavoro individuale con esercitazioni atletiche, corsa e forza”.

Le modalità di allenamento sono collocate all’interno di quella cornice ormai conosciuta e ampiamente sdoganata di misure di sicurezza: distanziamento, evitare assembramenti, fare esercitazioni che non prevedano contatto fisico. Anche il calcio femminile italiano arriva dunque a ricalcare l’inconsapevole esempio dettato dalla Germania ormai più di un mese fa: proprio in questo articolo del 5 maggio riportavamo le tecniche di allenamento del Bayern Monaco femminile, che già da metà aprile aveva ripreso ad allenarsi in piccoli gruppi, senza contatti e con tanto lavoro di corsa. Ma soprattutto, vietato l’utilizzo degli spogliatoi.

“Le ragazze si recheranno direttamente al campo in tenuta di allenamento senza, per il momento, utilizzare gli spogliatoi e le docce del Centro Sportivo, che in ogni caso è stato sottoposto a trattamento di sanificazione” recita infatti il comunicato di AC Milan, in piena armonia con quanto già visto sugli altri campi.

Gli allenamenti del Milan Femminile si svolgeranno fino a fine settimana su due turni alternati, entrambi al mattino, con esercitazioni rigorosamente individuali; in campo per il momento tutte le ragazze che hanno trascorso il lockdown in Italia, mentre le giocatrici straniere rientrate a Milano nel mese di maggio torneranno ad allenarsi solo al termine della quarantena obbligatoria.

La ripresa degli allenamenti sembra oggi un piccolo ma enorme passo verso una simil normalità, alla ricerca del migliore equilibrio possibile tra coraggio, necessario per andare avanti, e sicurezza, elemento fondamentale su cui basare ogni volontà. In attesa di una risposta sul futuro della Serie A e dell’intero calcio femminile italiano.

 

Foto credits: ACMilan.com

Lucia Pirola

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A. Pennestri (LTA Agency) su calcio femminile e mercato: “Molte calciatrici si muoveranno, ma non si potranno fare errori”

A. Pennestri (LTA Agency) su calcio femminile e mercato: “Molte calciatrici si muoveranno, ma non si potranno fare errori”

Il mondo del calcio femminile cambia in fretta, e anche lo status delle calciatrici, sebbene tuttora ancorato al dilettantismo, assume tratti sempre più professionistici.

Tra le agenzie di consulenza, è forte il marchio della LTA Agency, attiva da oltre 10 anni e attualmente rappresentante degli interessi di oltre 100 atleti provenienti da 35 nazioni diverse. Molte calciatrici attualmente richiedono la verifica documentale alla LTA Agency, e tra queste fanno capolino diverse rossonere, italiane e non.

Abbiamo intervistato Alessandro Pennestri, responsabile per l’Italia della LTA Agency, per discutere dello stato attuale del calcio femminile italiano ed europeo, con riferimenti specifici alla Serie A e al momento del Milan Femminile.

Prima di tutto, la Serie A femminile post coronavirus: quali cambiamenti ci possiamo aspettare realisticamente? Ci sono degli aspetti in cui pensi che il calcio femminile italiano uscirà diverso da com’era prima?

«È indubbio che questo evento epocale non potrà che rappresentare un momento importante sia per il mondo dello sport come per quello politico-economico. Io ritengo sempre che le sfide che la vita ci propone dovremmo cercare di sfruttarle come occasioni di riflessione e miglioramento. È chiaro che l’impatto economico sarà importante, ma si deve continuare nella strada che si stava solcando, non si può tornare indietro. Per l’Italia, io credo che si debba coinvolgere nella crescita e nello sviluppo di un nuovo progetto l’anima del movimento sportivo: le atlete, i club, i tecnici ed i dirigenti, chi materialmente ogni giorno lottano perché questo sport cresca. Solo dall’unione di ogni componente di questo sport, si può uscire migliori da questa pandemia».

La LTA agency opera in tutta Europa e conoscete le differenze tra i vari contesti: secondo te, considerando le diverse normative e i differenti status delle calciatrici, l’interruzione dei campionati e il lockdown incideranno allo stesso modo in Italia e negli altri campionati? 

«Ogni settimana noi ci confrontiamo in agenzia con i vari responsabili in Europa, ed un po’ tutti registriamo come il Covid stia incidendo sul tessuto sociale ed economico, in molti Paesi. In alcuni si è più avanti, i campionati ancora non erano iniziati, e la pandemia li ha presi nella fase preparatoria della stagione, altri invece come in Italia erano nel pieno della stagione sportiva. Per tutti c’è la voglia di riprendere a giocare. Considerando i tempi di un vaccino, l’unica cosa oggi da fare, se non si vuole fermare tutto, è quella di trovare soluzioni che riducano i rischi, e che al contempo garantiscano l’esercizio dello sport. In fondo aldilà della passione dei fan e tifosi, c’è un mondo economico dietro al calcio, e fermarlo a tempo indeterminato, avrebbe conseguenze catastrofiche, sulla vita di molti lavoratori e delle loro famiglie».

Tra le tante giocatrici che rappresentate, non solo italiane, chi ti è rimasta maggiormente impressa per crescita o carriera?

«Ho avuto l’onore in questi anni di conoscere personalmente tante calciatrici che hanno intrapreso una parte o tutta la loro carriera con noi al loro fianco (Seger, Vero Boquete, Lindhal, Sofie Pedersen o Linda Sembrant, come tutte le italiane e non). Sono stato fortunato in questo, e ti devo dire che da ognuna di loro ho imparato molto. Ho percepito la passione che muoveva i loro sacrifici, e la risolutezza con la quale affrontavano le difficoltà che una carriera da calciatrice le riservava. Io, alla fine, rimango un sognatore, e quindi per me vedere una giovane calciatrice che si avvicina in modo positivo a questo sport, è sempre fonte di ispirazione. Ho seguito agli inizi (non ho scoperto, perché “le calciatrici – come dice un mio caro amico – si scoprono da sole”), Manuela Giugliano. Ho fatto le nottate, come molti, per vederla al mondiale in Costa Rica, lei come le sue compagne, ed ho condiviso una parte di percorso con lei, sino all’Atletico di Madrid. Non recrimino nulla sulle scelte, e lei è diventata grande oggi, ma per me rimane sempre quella giovane con la quale ci si confrontava di scelte tecniche e personali anche a tarda sera o di ritorno da un match fuori casa. Ma come lei spero ne nasceranno altre, e come dico a tutte, ci si deve ricordare che si è sempre il “riferimento” per qualcun altro, e che quindi bisogna tenerlo a mente e comportarsi di conseguenza».

Un nome (tra i vostri della LTA o anche al di fuori) per il futuro del calcio femminile italiano? E uno extra italiano?

«Per non fare torti a nessuno, propongo una calciatrice LTA che non gioca ora in Italia, ma che a mio avviso farebbe molto bene, si chiama Ajara Nchout Njoya, attaccante del Camerun (all’ultimo mondiale ha segnato uno dei 3 goal candidati al premio Puskas), seconda al pallone d’oro d’Africa dietro solo a Oshoala del Barça. Lei, perché avendola conosciuta di persona, posso confermare quanto il mondo del calcio femminile sia diverso da quello maschile, queste “stelle” sempre molto professionali dentro come fuori dal campo, e poi una calciatrice davvero per palati fini. Spero un giorno di vederla in Italia. Nel mondo per me una top player, che sa gestirsi, che sa essere un personaggio mediatico senza eccessi nè necessità alcuna di apparire, e che come calciatrice è davvero un “crack”, non può che essere Vero Boquete, che ha vinto davvero di tutto nella sua carriera. Lei che si è costruita con tanti sacrifici negli anni, ma che è sempre disponibile e ha chiaro come sia un punto di riferimento per tante piccole calciatrici in Spagna come nel resto del mondo».

Parliamo di Milan femminile: come giudichi la squadra sotto la gestione di Ganz?

«Va riconosciuto al mister di essersi calato in modo perfetto nel ruolo di allenatore di un gruppo diverso da quello che aveva allenato sino a questa stagione, ma anche di un campionato che scopriva in corso di svolgimento. Una squadra senza “prime donne” ma con tutte protagoniste dei successi. Un gruppo. Questo per chi fa calcio femminile da anni, sa che è un’arma in più. Lui ci è riuscito: chapeau

Chi per te tra le giovani del Milan femminile ha le migliori o più interessanti prospettive di crescita?

«Ho avuto modo di apprezzare la crescita di Tamborini e Longo, ma anche di molte piccoline dell’U17. Per un club come il Milan, il futuro nei piedi di tante ragazze che crescono bene, in un settore giovanile sano, è una risorsa importante».

Il mese di maggio per i milanisti è costituito da un susseguirsi di ricordi di grandi nottate di Champions, e la società ha dato prova di credere molto nel futuro del femminile: cosa manca secondo te al Milan femminile per essere a tutti gli effetti una squadra da champions?

«Se si vedono i risultati e la classifica, il Milan è li, nella posizione giusta per potersi contendere il posto Champions, quindi chi ha lavorato, ha lavorato bene. Io sono compreso nei 60 milioni di italiani commissari tecnici, e sicuramente farei qualche innesto, ma alla fine io faccio un altro ruolo è quindi giusto che sia chi ha quella posizione ad avere il peso delle scelte. Credo dalla mia esperienza, nella forza delle idee. Avere un’idea di calcio femminile, chiara e ben definita in modalità e tempi, sia secondo me la miglior strategia vincente per un team. Ed ho la convinzione motivata, che sia ben chiara la strada da perseguire, a chi oggi gestisce l’aspetto tecnico».

La finestra di “calciomercato”, per chiamarlo con termini noti dal calcio maschile, è ormai alle porte: pensi sarà un’estate di colpi di scena sul mercato?

«Sai, nel calcio femminile non esiste un “calciomercato” vero e proprio. I club si muoveranno tutti, contattando le calciatrici che riterranno funzionali, qualche volta ci si riesce, qualche volta si vince una scommessa, altre no. Io sono certo che i club che più hanno dimostrato di credere al calcio femminile, abbiano già fatto i propri movimenti, anche in relazione alle giustificate ambizioni di vittoria. Appena sarà chiaro come finirà la stagione e come o quando si ripartirà, molti saranno i movimenti di calciatrici. Certo è che se prima si faceva qualche “scommessa” in più, nel futuro, si faranno scelte molto più ponderate, analizzando bene pro e contro, e valutando i costi. Non si potrà sbagliare, quindi, e chi avrà l’onere della scelta, avrà una bella responsabilità nei confronti di tifosi e società. L’importante è che il campionato italiano cresca ogni anno di più, e presto vedremo sempre più grandi calciatrici, calcare i campi italiani, ne sono convinto».

 

Grazie ad Alessandro Pennestri e ad LTA Agency per la disponibilità

Lucia Pirola

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#MercoledìMeteora: l’eterno ritorno di Gerard Deulofeu

#MercoledìMeteora: l’eterno ritorno di Gerard Deulofeu

Ma quando torna Deulofeu? Ma se ricomprassimo Deulofeu?

Nel corso di queste settimane in questa rubrica abbiamo parlato di meteore del Milan che hanno fatto discretamente male con la maglia rossonera. La meteora di oggi, invece, ha lasciato un bel ricordo nei tifosi milanisti, nonostante abbia calcato San Siro per soli 6 mesi.

Stiamo parlando di Gerard Deulofeu, esterno destro d’attacco spagnolo ora in forza al Watford. Deulofeu è cresciuto nella Cantera del Barcellona, promesso sposo della prima squadra e di un futuro da protagonista nella Liga. Purtroppo per lui, i paragoni con gli attaccanti di talento del club catalano si sono rivelati un’arma a doppio taglio in quanto, proprio per la perpetua titolarità dei vari Messi, David Villa, Suarez, Sanchez e Neymar non è mai riuscito a ritagliarsi un posto da titolare.

Eppure di occasioni in cui ha potuto dimostrare il suo valore ne ha avute e sovente anche sfruttate. Prima all’Everton e poi, dopo una breve parentesi a Siviglia, al Milan. Il talento spagnolo è un piccolo lampo di luce nel buio della stagione 2017. Arriva a Gennaio e gioca praticamente sempre nel girone di ritorno. Se dovessimo (come spesso abbiamo fatto) trovare una cartolina dei 6 mesi di Deulofeu al Milan avrebbe indubbiamente come soggetto la sua prestazione fuori casa contro il Bologna. Una discesa straripante, a tempo quasi scaduto, in 9 contro 11 e un assist al bacio per l’inserimento di Mario Pasalic.

Le qualità di Deulofeu sono evidenti, cristalline e vengono fuori tanto da convincere il Barcellona a farlo rientrare in casa madre a fine stagione, tramite recompra (dall’Everton). Purtroppo il ritorno in casa Barça si rivela ancora una volta la scelta errata per lui, costretto nuovamente (e forse definitivamente) a lasciare la catalogna, ancora una volta per l’Inghilterra. Ora sembra aver trovato la sua dimensione al Watford. In due stagioni ha disputato quasi 60 partite, condite da 15 reti e una tripletta.

A 26 anni, Gerard Deulofeu ha ancora tempo per fare altri step nella sua carriera. È davvero un peccato che abbia fatto un semplice “Erasmus” al Milan, considerato l’impatto avuto sulla squadra e nel campionato italiano.

Photo Credits: acmilan.com

Enrico Boiani

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José Mauri a Radio Rossonera: “Al Milan è mancata fiducia a lungo termine in giocatori, allenatori e dirigenti. Nessuno conosce il Milan come Paolo Maldini”

José Mauri a Radio Rossonera: “Al Milan è mancata fiducia a lungo termine in giocatori, allenatori e dirigenti. Nessuno conosce il Milan come Paolo Maldini”

JOSÈ MAURI A RADIO ROSSONERA – Nuovo appuntamento con i “Face To Face” di Radio Rossonera. Protagonista del giorno, l’ex centrocampista del Milan, José Mauri. Qui di seguito, un lungo estratto di una gradevolissima chiacchierata a tinte rossonere, e non solo…

Ciao José, innanzitutto come stai? Come sta andando la quarantena in Argentina?

Bene, non mi lamento. Sono a “La Pampa” e sto passando la mia quarantena in campagna”.

Dalla vita milanese a quella argentina dunque

Già, da una metropoli a un paesino di 8000 persone. C’è grande differenza ma per me non c’è alcun problema perché sono molto legato al mio paese e venivo spesso qui per le vacanze“.

Abbiamo visto dei tuoi video su Instagram in cui fai delle belle giocate

Sì, sono le classiche cose che fai quando non hai nulla da fare (sorride, ndr)“.

Com’è la situazione relativa al Coronavirus in Argentina?

Se non sbaglio ci sono stati 4/5 mila casi in tutta l’Argentina, pochi rispetti all’Italia. È circa 60 giorni che siamo chiusi in casa e qui se ti beccano in giro fuori orario passi una notte in galera“.

Sei riuscito a sentire qualche amico in italia?

Sì riesco. Ho anche un ristorante a Parma insieme ad un mio amico dove si mangia un po’ di tutto ma principalmente pizza, “Un posto al sole” si chiama“.

Come ti sei avvicinato al calcio da bambino?

In un paese in mezzo alla campagna o vai a cavallo o giochi a calcio. Ho un fratello più grande che gioca e io da piccolo volevo diventare come lui“.

Come sei arrivato nella tua prima squadra?

Io giocavo nel mio paese a 600 chilometri da Buenos Aires, i loro talent scout girano per l’Argentina e mi hanno visto giocare quando avevo 10/11 anni. Un paio di anni dopo uno di quelli dell’Argentinos Juniors mi ha parlato della possibilità di andare a giocare in Italia. Così, a marzo 2010 feci il provino per il Parma e nel successivo agosto, all’età di 14 anni, mi trasferì in Italia“.

Com’è stato passare dall’Argentina all’Italia a quel tempo?

Andare via di casa e farlo per andare dall’altra parte del mondo non è semplice, è stata dura“.

Hai sempre creduto nel tuo sogno da calciatore?

Diciamo che quando a 16 anni ho vinto il campionato italiano con gli allievi del Parma ho iniziato a credere di potercela fare davvero. Successivamente feci il ritiro con la prima squadra e ho pensato che impegnandomi con tutto me stesso ce l’avrei fatta. Ho avuto la fortuna di avere Donadoni come allenatori e molti grandi compagni di squadra che mi hanno sempre fatto sentire uno di loro”.

Che ricordi hai di mister Donadoni come persona?

Come persona vale 10. Non sono mai entrato nel suo ufficio e praticamente non ci ho mai parlato ma mi bastava guardarlo per capire se avevo fatto bene o male, un po’ come mio padre quando ero piccolo. Il mister mi ha sempre mostrato fiducia facendomi giocare. Il suo secondo all’epoca era Luca Gotti, un fenomeno, era lui che si avvicinava a me e mi spiegava cosa dovevo fare in campo“.

Ti piacerebbe ritornare in Italia?

Sì, ho vissuto lì 9 anni e ho fatto un po’ di fatica ad abituarmi nuovamente ai ritmi di vita qui in Argentina“.

Hai giocato con Cassano a Parma, che tipo era?

Tanta roba! Tecnicamente il più forte con cui io abbia mai giocato. Riusciva a farti dei passaggi impensabili tant’è che durante un allenamento lui mi richiamò col sorriso per dirmi di dargli la palla anche quando era marcato ed in effetti non la perdeva mai“.

Tra i tanti compagni avuti al Milan, puoi raccontarci un aneddoto su un singolo?

Dormivo nella stanza a fianco di Gigio Donnarumma ed era lui a svegliarmi al mattino perché spesso io facevo tardi la notte a guardare serie tv. Con lui ho sempre avuto un bellissimo rapporto che non è cambiato da quando arrivò al Milan a quando andai via io. Merita tutti i successi che ha“.

Che ricordi hai del tuo arrivo al Milan nel 2015? Come andò la trattativa?

Mi chiamò Galliani a casa dicendomi che avevano trovato un accordo col mio procuratore“.

Sei arrivato dopo che a Parma stavi facendo benissimo, poi al Milan cos’è successo? Perché ogni volta che hai giocato lo hai fatto bene

Non sono quel tipo di persona che cerca scuse o dà colpa ad altri. Arrivato al Milan ho trovato Mihajlovic che ha giustamente scelto su chi puntare e onestamente avrei fatto le sue stesse scelte. Chiaro però che era difficile fare una partita ogni 3 mesi dove magari sei portato a strafare“.

Mihajlovic, Montella, Gattuso… Puoi descriverci il tuo rapporto con loro?

Onestamente non ho mai creato rapporti particolari con i miei allenatori, non lo facevo neanche al tempo delle giovanili; ho sempre preferito mantenere rapporti di tipo professionale ma ovviamente se avevo qualcosa da dire la dicevo. Gattuso era un mister che si avvicinava sempre e ti parlava, Montella un po’ meno mentre Mihajlovic direi una via di mezzo tra i due. Gattuso era sia un compagno che un allenatore, tant’è che se facevamo un torello ti entrava come fosse un tuo compagno; potevi dargli tranquillamente del tu e con lui i giorni passavano piacevolmente. Peccato per com’è finita quella stagione, non siamo riusciti a fare quel salto in più nelle grandi partite“.

In quel gruppo chi sentivi più vicino a te?

Oltre a Gigio direi Romagnoli, Calhanoglu e Castillejo. Ad ogni modo non ho mai avuto problemi con nessuno. I più simpatici e casinisti? Kessié e Reina“.

Al Milan è arrivato Higuain, cos’è successo secondo te?

Siamo calciatori non macchine. Higuain per me è uno dei primi 5 attaccanti al mondo e forse il problema è che attorno a lui ed alla squadra c’erano aspettative troppo alte che crollavano ogni volta che pareggiavamo una partita“.

Che effetto ti faceva allenarti ed essere osservato da Paolo Maldini?

Devo essere sincero, mi vergognavo un po’: Maldini è stato uno dei difensori migliori della storia del calcio, essere visto da lui è come essere visto da Maradona. Anche essere visto da Leonardo mi faceva una certa impressione“.

Riesci ancora a seguire il Milan?

Sì ma più che seguire il Milan seguo gli amici che giocano nel Milan. Qui vedo poco calcio anche se mi informo vedendo notizie e classifiche“.

Cos’è che non sta funzionando al Milan per te?

Il Milan negli ultimi 5 anni ha investito su giocatori importanti ma non gli ha dato la giusta fiducia e continuità. O compri un campione da 100 milioni oppure un buon giocatore da 20 aspettando che diventi tale. La stessa cosa è accaduta con allenatori e dirigenti; è mancato un vero e proprio progetto a lungo termine. Con Galliani e Berlusconi si parlava di un Milan giovane ed italiano; con i cinesi sono stati comprati 15 nuovi giocatori e infine con l’avvento di Maldini e Leonardo è mancata la continuità e la fiducia nel loro progetto che era ancora diverso”.

Hai vissuto i 3 cambi di proprietà al Milan. Che differenza hai percepito tra le 3 gestioni?

I cinesi non li vedevamo nemmeno, parlavamo con Mirabelli e Fassone; personalmente non avvertivo una società forte come magari lo sono altre. Già con Elliott si percepiva un cambiamento anche grazie all’arrivo di Leonardo e Maldini. Se Maldini ti dice una cosa tu sai che ha ragione perché ha vissuto il Milan per 30 anni; nessuno conosce il Milan meglio di Paolo Maldini“.

Hai qualche rimpianto del periodo trascorso al Milan?

Sì è normale, avrei voluto giocare di più ma non mi sono mai lamentato ne l’ho avuta con qualcuno; ho ancora un grandissimo rapporto con tutto lo staff di Milanello. Io ho sempre dato il massimo, può essere semplicemente che non sono stato all’altezza ma posso sicuramente dire che al Milan si sta troppo bene“.

Ti sarebbe piaciuto giocare con Ibrahimovic?

Certo, Ibra è un fenomeno e porta nello spogliatoio la giusta mentalità; quella mentalità che Gattuso era riuscito a portare e trasmettere al gruppo“.

Come mai alla fine hai deciso di tornare in Argentina? Non c’era la possibilità di rimanere in Italia?

Sì c’era, ho avuto due proposte da due buoni club di Serie A ma ero arrivato a un punto in cui mi mancavano tanto gli affetti che avevo in Argentina. Adesso però ho ricaricato le pile e nel caso sarei pronto a tornare in Italia“.

In Italia si è parlato di Bustos in ottica Milan. Che giocatore è? Può essere pronto secondo te?

Di essere bravo è bravo ma torniamo al discorso che facevo prima: bisognerebbe dargli fiducia, sbagliato pensare che arrivi e faccia subito 30 goal“.

Chi è il tuo idolo di sempre nel calcio?

“Riquelme. Essendo tra l’altro da piccolo tifoso del Boca Juniors e un numero 10”.

Curiosità: a te non ti hanno mai dato un soprannome in Argentina?

Al mio paese no, il mio primo soprannome “Nano” me l’hanno dato al Milan“.

Quali sono i tuoi sogni per il futuro?

Il mio sogno calcistico è quello di poter continuare a giocare a calcio per altri 10 anni contro o per squadre importanti. Il mio sogno nella vita invece è quello di avere un paio di ettari di terra con mucche, cavalli e tanto verde“.

Photo Credits: AcMilan.com

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#MercoledìMeteora: Nikola Kalinic, l’alfiere di Montella

#MercoledìMeteora: Nikola Kalinic, l’alfiere di Montella

Kalinic, 4-0, è finita (male)

Nell’estate dell’arrivo di Fassone e Mirabelli le aspettative dei tifosi del Milan erano molto alte. Sono arrivati tanti acquisti che hanno dato nuova speranza a tutta la tifoseria rossonera: Bonucci, Rodriguez, Çalhanoglu. Mancava solamente la punta, il finalizzatore, il bomber di razza. Si parla tanto di Aubameyang, che probabilmente sarebbe anche il preferito dai tifosi. Alla fine però si fa una scelta diversa. Non una ma due punte, interscambiabili. Arrivano il portoghese Andrè Silva, giovane di talento e di prospettiva, e Nikola Kalinic.

Del primo, per ora, c’è poco da dire. Sul secondo invece possiamo approfondire un po’. Prima del Milan ha girato l’Europa passando, tra le altre, dal Blackburn Rovers e dal Dnipro. Il miglior ricordo che abbiamo di Kalinic però è indubbiamente il suo periodo nella Fiorentina. Alla viola e con Montella segna 27 gol in due stagioni, ed è forse proprio il passaggio dell’Aeroplanino in rossonero che spinge Kalinic al Milan. È perfetto per il gioco di Montella e soprattutto è (o almeno sarebbe dovuto essere) un usato sicuro per il Campionato, che ti garantisce 15-20 gol.

Purtroppo però, non ricordiamo Kalinic per 20 gol, per un posto Champions raggiunto, per una stagione esaltante. Anzi, a dirla tutta vorremmo proprio dimenticarlo. Una stagione terribile, la barca di Montella che affonda piano piano assieme all’attaccante croato. L’ultima partita contro il Torino è emblematica: 2 gol mangiati da Kalinic di estrema facilità (per uno del suo livello) e conseguente esonero dell’allenatore.

La stagione di Kalinic, se possibile, finisce anche peggio con l’autogol in finale di Coppa Italia contro la Juventus. Quella partita e quell’autogol sono la cartolina perfetta dell’esperienza di Kalinic al Milan. Passa in Spagna all‘Atletico Madrid e dopo un anno altrettanto “rivedibile” finisce alla Roma, anche qui con scarsi risultati.

La storia tra Kalinic e il Milan non era iniziata bene, non è proseguita bene e non è finita bene. Ci ricorderemo di lui solamente come una delle tante meteore passate dal Milan.

Photo Credits: ACMilan.com

Enrico Boiani

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Thorvalsdottir saluta il Milan femminile: un amore breve ma molto, molto intenso

Thorvalsdottir saluta il Milan femminile: un amore breve ma molto, molto intenso

Si è ufficialmente conclusa l’avventura di Berglind Bjorg Thorvalsdottir con la maglia del Milan femminile: sabato 10 maggio l’islandese ha fatto ritorno in patria, come da accordi stipulati al momento del suo approdo a Milano, appena 4 mesi fa.

Stando ai patti iniziali, la vicenda non ha riservato sorprese. L’accordo è sempre stato chiaro: Berglind avrebbe lasciato il Breiðablik – la sua squadra di club in Islanda – a gennaio per vestire i colori rossoneri fino al termine della Serie A femminile, previsto per metà maggio. Tutto secondo previsione insomma, tutto tranne la pandemia che si è abbattuta sulla popolazione mondiale, concentrandosi in particolar modo proprio sulla nostra regione, la Lombardia: e dunque ferma la Serie A femminile, stop agli allenamenti, blocco degli spostamenti, blocco dei voli e infine lockdown.

La ventottenne Thorvalsdottir è dunque ricaduta tra le giocatrici di fatto “bloccate” a Milano durante la quarantena, mettendo il punto su un inizio di girone di ritorno esplosivo, durante il quale si era resa protagonista assoluta con il gravoso numero 10 sulla schiena e con 5 gol – fondamentali – in 5 partite. Un malinconico dubbio che rimarrà per molto tempo nelle menti dei tifosi milanisti continuerà a far rimuginare sul possibile futuro dell’islandese nel corso del campionato: senza lockdown, stop delle attività e sospensione del campionato, sarebbe rimasto così alto il rendimento di Berglind? Sarebbe potuta rimanere oltre maggio in maglia rossonera, cambiando le carte in tavola?
La risposta più facilmente ipotizzabile riguarda la seconda incertezza: proprio perché fin dal principio l’accordo aveva previsto il ritorno in Islanda al termine del campionato italiano, e proprio perché si tratta di un’usanza ormai consolidata, difficilmente ci sarebbero state chances di trattenere Bjorg in Italia, in ogni caso, al netto di qualsiasi tentativo offerto dal Milan.

Ora, dopo aver lasciato Milano, Thorvalsdottir prenderà parte al campionato femminile in Islanda, con data di inizio prevista per il 12 giugno. Indissolubile rimarrà tuttavia il suo legame con Milano, dove ha passato l’intero lockdown – in compagnia della compagna norvegese Stine Hovland -, con il Milan, di cui ha fatto la fortuna per il breve periodo passato in campo, e con i tifosi rossoneri, che si sono lasciati trasportare dal suo entusiasmo e dai suoi gol, arrivando a imparare a leggere, e soprattutto a scrivere, il suo cognome per intero. E se non è amore questo…

 

Photo credits: ACMilan.com

Lucia Pirola

 

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Scacco Matto – Zona Liedholm: Baresi prima di Sacchi

Scacco Matto – Zona Liedholm: Baresi prima di Sacchi

Del Nils Liedholm allenatore del Milan 1978/79, vincitore dello scudetto della stella, si ricordano tutti. Di contro, forse non molti hanno memoria dello svedese in panchina nel triennio compreso fra il 1984 ed il 1987.

Era, quello, un Milan in difficoltà, alle prese con gli ultimi anni della gestione Farina e con il passaggio al nuovo proprietario Silvio Berlusconi, avvenuto il 20 febbraio 1986.

La squadra ereditata dalla gestione precedente (Castagner – Galbiati) era reduce da un deludente ottavo posto. Col ritorno in panchina di Liddas, la società rossonera procedette ad una vera e propria rivoluzione: nell’estate del 1984   arrivarono Terraneo, Di Bartolomei (fedelissimo del Barone fin dai tempi di Roma) e Virdis, insieme ai due inglesi Wilkins e Hateley. Proprio un gol storico di Attila Hateley consentì al Milan di vincere alla 7° giornata (dopo diverse stagioni) il derby contro i cugini nerazzurri. Il campionato va bene ed i rossoneri vengono condotti da Liedholm fino al 5° posto in classifica, che significa qualificazione alla Coppa UEFA.

Nonostante le casse societarie non siano floride, per il palcoscenico europeo la rosa della stagione successiva viene arricchita dall’acquisto di Paolo Rossi, eroe del Mondiale ’82 sul viale del tramonto. Purtroppo le attese della vigilia non vengono confermate dall’andamento della stagione: in campionato la squadra arriva 7° mentre in Uefa viene sorprendentemente eliminata dai belgi del Waregem dopo la sconfitta per 1-2 patita al ritorno a San Siro. Pablito Rossi chiude l’esperienza in rossonero con appena due reti realizzate, anche se sono quelle importanti che consentono al Milan di pareggiare il derby del 1° dicembre.

La stagione 1986/87 è la prima nella quale il mercato viene fatto da Berlusconi. Arrivano Giovanni Galli, Bonetti, Donadoni, Galderisi e Massaro. La squadra parte bene, Virdis segna a raffica ma, nella primavera 1987, si assiste ad un preoccupante calo. Così, dopo 26 giornate, Liedholm viene esonerato. Al suo posto arriva Fabio Capello, che riesce a conquistare una qualificazione Uefa dopo lo spareggio con la Sampdoria, risolto da Massaro nei tempi supplementari.

Nonostante questo secondo regno del barone non sia stato a livello del primo, non bisogna comunque dimenticare che fu in questo periodo che il Milan cominciò a gettare le basi per quel ‘gioco a zona’ che poi avrebbe implementato Arrigo Sacchi.

A scanso di equivoci, le due ‘zone’ erano diverse. In un capitolo del suo famoso libro La Piramide Rovesciata, il giornalista inglese Jonathan Wilson cita Sacchi affermare che la zona di Liedholm non fosse una ‹‹vera zona››. Il punto sarebbe relativo al fatto che, nella versione di Liedholm, la zona era più orientata all’uomo che allo spazio, come invece sarà con il tecnico di Fusignano.

In termini moderni potremmo definire la zona del Barone Liedholm come una zona orientata sull’uomo. Il solo fatto che la si possa appunto tradurre in linguaggio attuale ci fa capire la modernità di un approccio che, per i tempi, era fortemente innovativo.

L’allenatore svedese aveva già fatto parlare della zona durante il periodo romano a partire dal campionato 1979-80, quando venne sperimentato il cosiddetto ‘doppio libero’, cioè la coppia centrale costituita da Santarini e Turone. I fattori chiave per l’implementazione della zona nella Capitale furono però gli arrivi di Nela e, in particolare, la decisione di spostare Di Bartolomei nella posizione di centrale difensivo. In pratica, con DiBa in difesa e Falcao a centrocampo la Roma aveva a disposizione due registi in grado di cucire il gioco e tessere quella fitta rete di passaggi che caratterizzavano la fase offensiva della compagine di Liedholm.

Il gioco predicato dallo svedese prevedeva infatti una elaborata fase di possesso, alla quale faceva seguire improvvise accelerazioni in avanti.

Inoltre, sfruttando lo strapotere fisico di Vierchowod, Liedholm poteva permettersi di usare appunto Di Bartolomei da secondo centrale e, allo stesso tempo, di avere due terzini di spinta come Nela e Maldera.

Arrivato al Milan lo svedese cercò di replicare quell’impianto di gioco. In difesa c’era Baresi a fungere da registra arretrato, cosa che permise a Liedholm di riproporre di Bartolomei a centrocampo. A fianco di Baresi venne posizionato il giovane Filippo Galli con Paolo Maldini che esordì come esterno (destro) nel 1985/86, totalizzando subito 27 presenze.

A parte la fase offensiva, interessante di quella squadra fu l’applicazione della tattica del fuorigioco. In generale, alla linea arretrata veniva chiesto di alzarsi in occasione di scarichi all’indietro degli avversari, accompagnando la risalita del pallone.

Tuttavia, con gli avversari che attaccavano la profondità, la linea difensiva arretrava fino a fermarsi nel momento in cui gli attaccanti finivano in fuorigioco oltre i giocatori milanisti (all’epoca non esisteva la differenziazione fra attivo e passivo).

Questa applicazione non impediva la rottura della linea e, a volte, la conseguenza di ciò era una difficoltà ad assorbire inserimenti da dietro.

Rispetto a quello che sarà con Sacchi, la linea di Liedholm risulterà a volte piuttosto statica, con gli interpreti che non si muovevano all’unisono.

Detto questo, i primi rudimenti di zona sono arrivati a Milanello con Liddas, in un periodo come detto non facile a livello tecnico.

Michele Tossani

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Gianluca Lapadula a Radio Rossonera: “Milan emozione forte ed indescrivibile, la Supercoppa di Doha fu un orgoglio. Gigio un campione”

Gianluca Lapadula a Radio Rossonera: “Milan emozione forte ed indescrivibile, la Supercoppa di Doha fu un orgoglio. Gigio un campione”

GIANLUCA LAPADULA A RADIO ROSSONERA – Ennesimo appuntamento con i “Face to Face” di Radio Rossonera. Protagonista del giorno è l’ex attaccante del Milan, Gianluca Lapadula. Tanti i temi trattati nel corso dell’intervista che riportiamo nelle righe sottostanti:

Innanzitutto come stai? Come sta andando la quarantena?

Bene. Passo molto tempo in famiglia, la mattina dedico 2 ore agli allenamenti e mi sto scoprendo cuoco“.

Qual è il piatto che hai cucinato che ha riscosso più successo?

Sicuramente gli arrosticini. Ho preparato anche qualche milanese con patate e zucchine. Al momento questo è il mio livello (sorride ndr).

Come passi il tuo tempo libero? Film, serie tv?

In ritiro solitamente riuscivo a vedere 5/6 episodi di una serie ma a casa è un po’ più complicato perché ci sono le bambine. La mattina sono da solo e ho molto tempo che dedico però agli allenamenti“.

Serie tv preferita?

Consiglio Peaky Binders“.

Musica?

Passo un po’ di tempo suonando al pianoforte insieme alle mie bambine. L’amore per il pianoforte me l’ha trasmesso mio padre, lui ci sa fare, suona il sax e la chitarra e ha cantato al mio matrimonio”.

È difficile tenere alta la motivazione allenandoti da solo?

Sicuramente per uno sportivo che ha come obiettivo la partita del weekend non è semplice. Mi auguro che si possa capire a breve ciò che si farà“.

24 giugno 2016 data in cui firmi con il Milan. Come è successo?

A inizio mercato c’era stato un sondaggio del Milan che però non andò avanti. Poi, quando stavo per accordarmi con un’altra squadra, mi ha chiamato il Milan e nel giro di 24 ore chiudemmo il trasferimento. La chiamata del Milan è stata un’emozione forte ed indescrivibile“.

6 novembre 2016, il tuo primo goal in maglia rossonera contro il Palermo. Che ricordi hai?

In quella partita stavo finalmente bene dopo aver avuto qualche problema fisico. Ci tenevo proprio a giocar bene e credo che in quella esultanza sono riuscito a dimostrarlo“.

Com’era il tuo rapporto con mister Montella?

Il mister mi ha sempre dato grande fiducia, ha avuto la pazienza di aspettarmi e per quello lo ringrazierò sempre“.

Che ricordi hai di quella Supercoppa italiana vinta a Doha contro la Juventus?

A Doha fu un’emozione fortissima. Sbagliai il primo rigore ma alla fine fu bellissimo poter festeggiare un trofeo vinto la maglia del Milan. Fu un orgoglio per tutti i giocatori di quell’annata“.

Com’era quel gruppo?

Era un grandissimo gruppo. Avevo ottimi rapporti con tutti specie con Kucka, Antonelli, De Sciglio, Bacca e Romagnoli“.

Cosa mancava a quella squadra per essere grande?

Il Milan che c’è stato è molto difficile da ripetere. Quest’anno vedo una squadra con un’ottima rosa e buone potenzialità, mi auguro che il Milan possa tornare sui livelli che gli competono“.

Qual è il tuo rapporto coi Social?

In questo periodo li ho usati di più essendo sempre a casa anche per mostrare a chi mi segue come mi sto allenando“.

C’è un giocatore con cui hai giocato al Milan che hai sempre pensato fosse veramente forte?

Donnarumma: uno sportivo completo a 360 gradi. Gigio quell’anno fece benissimo e si sta confermando su altissimi livelli. Mi auguro possa diventare un campione“.

Un pensiero sul Milan di oggi

È una squadra che a me piace perché ha tante soluzioni. Spero possa raggiungere i propri obiettivi“.

Molti tifosi del Milan ti ricordano con grande affetto

Questa cosa mi rende davvero orgoglioso. In quella stagione giocai un minutaggio pari a 13 partite facendo 8 goal dando così il mio contributo e mettendo in campo il carattere che mi ha sempre accompagnato“.

Perché è finita con il Milan?

La verità è che avevo offerte da altre società e il Milan non fece nulla per bloccarle come se le appoggiasse. Questa cosa mi ha fatto riflettere ed è una scelta che onestamente rifarei. La cessione del club ha inciso molto e mi sono trovato a riflettere su quale fosse per me la scelta migliore. Io al Milan mi trovavo benissimo, come fosse la mia seconda casa; è stata una scelta ponderata ma difficile“.

Parliamo un po’ della tua carriera. Come sei finito in Slovenia?

Bella domanda! Ero a Parma dove però sono stato anche fuori rosa e quando mi fu proposto questo progetto non mi dispiacque l’idea. Tra l’altro fu una bella annata: feci 14 goal e vincemmo la coppa nazionale“.

Anche a Teramo hai lasciato il segno

Andar lì fu una mia scelta. Mi piacque subito il progetto così come la società. Da lì è iniziato il mio stupendo cammino in Abruzzo“.

C’è stato un momento della tua carriera in cui hai pensato di non riuscire a fare il grande salto?

Onestamente è una cosa a cui non ho mai pensato“.

Come ti trovi a Lecce?

Benissimo. Ho la fortuna di avere per me e la mia famiglia una villa con giardino così le bambine riescono a uscire. In stagione al momento ho fatto 7 goal in campionato e 2 in coppa ma se sarò soddisfatto di come è andata chiaramente potrò dirtelo solo tra qualche giorno nell’attesa di capire quando si potrà tornare a giocare“.

Come ti trovi con mister Liverani e la sua idea di calcio?

Il mister è molto preparato. All’inizio non è stato facile comprendere la sua idea di gioco ma col tempo ci siamo riusciti e ora esprimiamo sul campo quello che vuole“.

Che idea hai di Pippo Falco?

Con lui mi trovo benissimo, è un giocatore dalle grandi qualità così come Barak, Saponara e Mancosu. Abbiamo una bella squadra“.

Quali sono le tue aspettative?

Al momento è difficile rispondere. Mi auguro che si possa riprendere a giocare in sicurezza ma senza avere alcun tipo di privilegio e senza compromettere la prossima annata. Spero venga fatta una scelta nel più breve tempo possibile perché non è semplice non avere una data“.

Quando hai capito che saresti diventato un calciatore?

Non ci ho mai pensato ma da piccolo avevo un’energia e una voglia fuori dal comune. Sono sicuro che questo nella mia vita, oltre che nella mia carriera, ha fatto la differenza. Se vuoi raggiungere un obiettivo devi essere disposto a qualsiasi cosa”.

“La maledizione della 9 del Milan”… Adesso c’è Ibrahimovic a guidare l’attacco anche se con la maglia numero 21. Avresti voluto giocare insieme a lui? La “maledizione” esiste?

Zlatan è uno dei migliori attaccanti al mondo e giocare con lui sarebbe stato un piacere. Per come vivo io lo sport la scaramanzia non esiste“.

3 goal indimenticabili della tua vita da calciatore

Sicuramente il primo è quello fatto col Ravenna contro la Salernitana, il mio primo goal tra i professionisti. In questo momento sceglierne altri due sarebbe difficile, forse anche il primo che ho fatto in Serie A. In ogni caso i goal per un attaccante sono tutti importanti“.

Com’è il tuo rapporto con il Perù?

Ho tanti amici sudamericani e ogni tanto parlo peruviano con mia mamma. Non sono mai stato in Perù ma ci andrei volentieri per conoscere gli zii ed i cugini che ho da parte di mia madre“.

C’è una squadra che ti ha particolarmente colpito in Serie A in questa stagione?

Sì, direi il Sassuolo: grande qualità, idee di gioco e giocatori importanti“.

C’è un giovane calciatore che ti ha colpito quest’anno?

Mi sta piacendo molto Locatelli. Ogni tanto lo sento, avevo un bellissimo rapporto anche con lui“.

C’è un altro Lapadula?

Non saprei, difficile rispondere. Forse Cutrone“.

Infine, ad oggi puoi dire di aver realizzato i tuoi sogni?

Ne ho ancora tantissimi da realizzare ma qualche soddisfazione me la sono sicuramente tolta“.

Photo Credits: AcMilan.com

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