Introverso, testardo e con Zlatan come idolo: ecco Ante Rebic

Introverso, testardo e con Zlatan come idolo: ecco Ante Rebic

È il 21 settembre del 1993, nell’ospedale di Spalato nasce il piccolo Ante Rebic, figlio di Bosko.
In realtà ad essere pignoli la famiglia Rebic è originaria di Imotski, una piccola città della Croazia di circa 10mila abitanti, con il lago Creno (Rosso) e il lago Modro (Azzurro) a fare da cornice e lo Stadion con vista lago.

Vista dall’alto dello Stadion di Imotski

Gli anni ’90 da quelle parti non erano semplici per via di questioni geo-politiche, ma il “piccolo” Ante già da bimbo aveva in testa solamente una cosa: il pallone. Non amava la scuola, sapeva che sarebbe diventato un calciatore.
A 9 anni entra nella squadra del paese limitrofo, Vinjani e ci resta per 6 anni dimostrando da subito di essere il più forte per poi passare alla squadra della sua città: l’Imotski.
Proprio qui arriva la svolta.


SLIDING DOORS

Gli occhi degli osservatori croati arrivano facilmente sul giovane Ante, l’Haiduk di Spalato lo prende in prova e lo porta nel 2010 in un torneo in Italia e qui arriva la prima Sliding Door della sua carriera: all’ Haiduk non vedono in lui del potenziale. Gioca col numero 10, a centrocampo (il suo ruolo da ragazzino) ma non convince, al suo ritorno a casa è arrabbiatissimo e si sfoga con papà Bosko: “Non gioco più”. Era deluso Ante ma sapeva quanto non fosse vera quella frase. Questo piccolo intoppo è forse stato il momento fortunato per lui, viene segnalato al presidente della seconda squadra di Spalato, l’RNK.
Maglia rossa, squadra vista come quella del “popolo”, una squadra “casciavit” per dirla in termini a noi cari. Il presidente Slaven Zuzul (una delle persone fondamentali nella carriera di Rebic) accetta di prendere questo ragazzino di Imotski in prova, bastano pochi allenamenti, l’allora allenatore Ivan Matic lo vede come offensivo e non centrocampista e in una telefonata al pres gli dice: “Prendiamolo! Questo ragazzo è un miracolo per la Croazia…”.
Zuzul non perde un secondo e da il via alla vera vita calcistica di Ante Rebic.

Il secondo momento chiave nella sua carriera lo vive in Germania, a Francoforte. Voluto fortemente dal suo connazionale Niko Kovac (che lo aveva conosciuto quando giocava nella nazionale croata under), la sua vita tedesca inizia maluccio con tanta discontinuità e una battaglia contro la mononucleosi. La svolta arriva con il secondo prestito ai tedeschi e con quel 19 maggio 2017 , quando Ante Rebic diventa letteralmente l’idolo dei tifoso dell’ Eintracht. Due gol in finale di  DFB POKAL all’Olympiastadion che rovinano l’ultima di Heynckes con il Bayern, niente doblete per i bavaresi, volano in alto le aquile nel cielo di Berlino e con loro il giovane Rebic da Imotski.
La terza sliding door è sotto gli occhi di tutti: arriva a Milano nell’ultimo giorno di mercato in una trattativa lampo che porta Andre Silva in Germania e Ante in rossonero.
Per 3 mesi con Giampaolo e con Pioli è un oggetto misterioso, gioca pochissimo e quando lo fa (infortunato) risulta spaesato. A fine dicembre si parla già di sicuro ritorno in Germania e poi, come ogni volta, arriva la porta girevole. San Siro, l’Udinese, il primo gol e quello pesAnte come un macigno al 93esimo che regala la vittoria al Milan. Lo stadio è in visibilio, Rebic esulta, si porta le mani alle orecchie. Si gode l’esultanza dei suoi tifosi. Si gode l’ennesima rivalsa.

TIMIDEZZA, MENTALITÀ, CARATTERE E CUORE.
Dalla Croazia ci descrivono Ante  come un “ragazzo timido,  a volte sembra quasi introverso” e ci raccontano del fatto che non ama parlare quando non conosce bene la lingua. Anche in Germania, quando avrebbe potuto farsi tradurre tutto da Jovic…preferiva pubblicamente non parlare troppo.
“Ante ha i suoi amici, ama stare con loro, ama la sua terra, la Croazia… e uno dei momenti più belli della sua vita è stata la festa a Spalato con 100mila persone al ritorno dai mondiali con la Nazionale…” ci racconta Zdravko Reic, giornalista croato.
Chi lo conosce ci dice che Ante ha “un carattere speciale, è un ragazzo di cuore. Se sente la fiducia attorno a lui e se qualcuno riesce a entrare nel suo cuore, darà il massimo per lui. Se crea feeling con l’ambiente, non lo deluderà facilmente. È molto testardo ma ha un grande pregio, sa ascoltare i consigli e non vuol deludere le persone che credono in lui…” e ci aggiungono “non lo ha voluto fare nemmeno con Boban…”.
Proprio lui, Zvone Boban, idolo della Croazia, anche lui della stessa città natale, Imotski. Quel paese dove Ante è un vero e proprio idolo. Donne innamorate follemente di lui, poster dimensione gigante e cartelloni appesi per strada, ma soprattutto quei gesti fatti da Rebic che difficilmente si dimenticano. Il legame con la sua terra è fortissimo, i suoi genitori e le sue sorelle vivono ancora là, nonostante Rebic appena possibile gli abbia regalato due splendidi appartamenti a Spalato. Mai stato un tipo egoista, anzi forse non tutti sanno che un giorno Ante decise di andare in Banca e rimborsare i prestiti di 500 suoi concittadini di Imotski, lo racconta Lovro Shidink, suo amico già dai tempi di Lipsia

.

ANTE AI TEMPI DI SPALATO
Per farci raccontare com’era il calciatore Rebic ai tempi dell’ RNK Spalato, siamo andati a intervistare Zoran Vulic, l’allenatore con cui ha reso meglio, 1410 minuti giocati, 18 presenze, 8 reti e e 4 assist.

Zoran, si capiva già che aveva qualcosa più degli altri come calciatore?
Sì, da subito. Era qualitativamente superiore ai suoi compagni, ma soprattutto era un ragazzo che se gli davi fiducia te la ripagava in pieno, mettendoci l’anima. Ha bisogno di sentire la fiducia del suo allenatore, dell’ambiente, dei compagni, della società per rendere al meglio.
Con te giocava come esterno nel tridente se non sbaglio, qual è la sua posizione migliore?
Sì, con me giocava nella fascia sinistra nel tridente, a volte anche come punta.
Mi ricordo contro la Dinamo Zagabria quando da punta ha segnato il gol decisivo. È un giocatore dalla grande forza fisica unita ad un’ottima tecnica di base. Per me comunque la sua posizione è sulla fascia sinistra e poi gli va data libertà, non ingabbiarlo con troppi ordini.
Lui ha avuto un periodo difficile nel Milan, poi nel 2020 è sembrato di vedere un giocatore completamente nuovo. È stato qualcosa a livello di testa? Mentalmente?
Probabilmente sì. Lui mentalmente è un ragazzo molto timido e calmo, ma caparbio. Quando è arrivato alla Fiorentina, ad esempio, era decisamente troppo giovane e acerbo e in Italia è difficile imporsi per un giovane straniero, soprattutto se sei un attaccante e dipendi dai gol.
Quando lo allenavi, ti aspettavi arrivasse in un club come il Milan?
Ne ero sicuro! Già da giovane si vedeva che era di un altro livello e che era un giocatore fuori dagli schemi. E poi se gli conquisti il cuore…da tutto per il club. Ora penso non voglia deludere Zvonimir Boban, vuole dimostrare che è stata una scelta giusta!
Qual è il punto di forza e il difetto di Ante Rebic?
I suoi punti di forza sono il dribbling in velocità, meraviglioso e poi la sua capacità di calciare in ugual maniera col destro e col sinistro. Difetto? fa ancora fatica quando si tratta di difendere. In questo deve migliorare.
Secondo te quanto può ancora crescere e dove può arrivare?
Può crescere tanto, tantissimo, con Ibra poi…
se lui si sente bene e si trova bene crescerà moltissimo! Vi dirò di più, per me Ibra e Rebic non hanno niente da invidiare a Lukaku e Lautaro…
Fuori dal campo che persona è?
È un ragazzo molto timido, ma che si allena sempre molto seriamente. È molto maturato e cresciuto, da ragazzo ascoltava molto meno, ora ha capito l’importanza dei consigli.
È un professionista serio e vero ed è una persona di cuore e meravigliosa. Come tutti in campo ha e avrà degli alti e bassi e momenti in cui non segnerà e bisognerà avere pazienza, ne varrà la pena. Farà benissimo, vedrete.

LE PERSONE IMPORTANTI NELLA CARRIERA DI ANTE
Zuzul, Kovac, Boban, Milutinovic: sono queste 3 le persone fondamentali dall’inizio ad oggi nella carriera di Rebic.

Il primo è Slaven Zuzul, presidente dell’ NRK Spalato, tra i primi ad aver creduto in lui, una sorta di padre putativo calcistico, ha sempre trattato Ante come un figlioccio. Quando iniziò ad esplodere gli promise che in caso di offerta da altri club Europei lo avrebbe lasciato andare e la mantenne: Rebic andò alla Fiorentina per 4,5 milioni di euro, per la gioia delle casse del club croato.
L’uomo fondamentale della vita calcistica di Rebic è Niko Kovac che lo ha allenato sia con la Croazia che all’Eintracht: “Kovac è stata la persona più importante della mia carriera” ha dichiarato Ante al sito della bundesliga in una vecchia intervista, “Mi ha spinto in un momento in cui le cose non andava bene, mi ha sostenuto, abbiamo parlato tantissimo, mi ha aiutato enormemente.” Un rapporto che li ha legati dentro e fuori dal campo, probabilmente l’allenatore che ha conquistato la testa e il cuore di Ante e che lo ha compreso di più, Rebic lo ha ripagato con grandi prestazioni. “È come un padre per me”.
Poi c’è colui che lo ha fortemente voluto al Milan, che nell’ultima giornata di mercato è riuscito a portarlo in rossonero: Zvonimir Boban.
Connazionali, concittadini, entrambi di Imotski e fidatevi, chiunque nascesse li, sognava di poter fare la carriera di Zvone. Tra l’altro ci raccontano di un Ante che già da ragazzino era una sorta di “agente di se stesso”, aveva già deciso che da grande avrebbe fatto il calciatore e così è stato. Quando Boban ha alzato il telefono per offrirgli la maglia del Milan, Ante non ha esitato. Zvone Boban, l’idolo di Imotski, la bandiera della Croazia, lui che proprio Rebic citò sul suo instagram trascrivendo una poesia scritta tempo fa proprio da Zorro Boban. Piccolo dettaglio: se Ante non è tornato in germania, quando sembrava un flop, è stato proprio dopo una chiacchierata con Boban. Non poteva deluderlo, non lui.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Ante Rebić (@anterebic) in data:


Manca l’ultimo, Andreja Milutinovic. L’uomo che “comanda” in background Ante Rebic, come un con un Joystick. Scherzi a parte, in pochi sanno che Milutinovic è il suo personal trainer e che controlla tramite chiamate costanti e whatsapp tutto ciò che Ante mangia, quando e quanto dorme, quanto e come si allena e via dicendo. Un vero e proprio uomo ombra, che da Belgrado monitora la vita di Rebic (come anche con quella di Modric…) che si è affidato totalmente  a lui per rendere le sue prestazioni sempre migliori.

ANTE A FIRENZE E VERONA
Troppo giovane, troppo. Sono state due esperienze sicuramente formative, ma che non hanno lasciato il segno, anzi. A Firenze Rebic era ancora un “ragazzino”, non conosceva la lingua e faceva fatica ad integrarsi, spesso i genitori lo raggiungevano per cercare di stargli vicino. Poi a Verona, dove ha trovato Luca Toni e abbiamo parlato di Ante proprio con lui.
Tu che sei stato il suo capitano a Verona che ricordi hai di lui?
Già a quei tempi era chiaro e si capiva che fosse un giocatore dalle grandi qualità. A Verona non è stato particolarmente fortunato, era giovane. Ricordo però che lavora sodo e si applicava sempre tantissimo durante gli allenamenti..”
Luca, ora gioca nel Milan e lo fa da esterno…è quella la sua posizione ideale secondo te?
Sì, è assolutamente il ruolo giusto per lui e gli sta permettendo di diventare sempre più decisivo, inoltre lasciato libero può colpire anche sotto porta e sta dimostrando tutte le sue capacità”

In tanti hanno cercato di paragonarlo ad altri giocatori, in Croazia si è sempre parlato di lui come il “nuovo Boksic” ma uno degli idoli di Ante Rebic è – rullo di tamburi – Zlatan Ibrahimovic, proprio lui.
Oggi Rebic proprio con il suo “idolo” sostiene l’attacco del Milan, già 6 le reti nel 2020, come Immobile e Cristiano Ronaldo ma con i rigori.
Lui, Ante Rebic, al fianco di Zlatan per conquistare Milano, perchè del resto come dichiarò ad una rivista croata anni e anni fa: “Non mi vedo in Boksic, molto meglio Ibrahimovic..” e quando giochi con il tuo idolo non puoi fallire.
Io ho avuto la fortuna di intercettarlo per primo al suo arrivo a Milano, un mio Ante, Are You happy?” in inglese e un “Sì, sono molto contento di essere qui” in italiano e poi un Forza Milan.
Il primo della sua storia milanista. Era destino.

 

 

Grazie a Donato Boccadifuoco, Yannick Huber, Simone Cristao, Zdravko Reic per la collaborazione e a Luca Toni e Zoran Vulic per la disponibilità

PBP

Photo Credits: acmilan.com


it_ITItalian
en_USEnglish it_ITItalian