Monthly Archives

28 Articles

Posted by Redazione Rossonera on

Milan-Genoa, il focus sui nostri avversari della prossima giornata

Milan-Genoa, il focus sui nostri avversari della prossima giornata

MILAN-GENOA – Dopo il pareggio di Firenze, il Milan si appresta ad affrontare un avversario che all’andata costò la panchina a Giampaolo, nonostante la vittoria del Diavolo. Andiamo a scoprirlo meglio.

Ultimo precedente

L’ultimo precedente a San Siro tra Milan e Genoa risale al 31 ottobre 2018 e terminò 2 a 1 per i rossoneri con reti di Suso e Romagnoli, che con autogol propiziò il momentaneo pareggio del Grifone.

Precedenti famosi

Uno dei precedenti più ricordati è quello della stagione 2009/2010, che registrò il maggior numero di gol negli incroci tra le due squadre. Terminò infatti 5 a 2 per il Milan. I rossoneri andarono sotto con il gol di Sculli ma si ripresero con la doppietta di Borriello e le reti di Ronaldinho, Thiago Silva e Huntelaar su rigore, prima del secondo gol del Genoa firmato Suazo.

Ultime gare del Genoa

Il Genoa arriva allo scontro da terzultima in classifica reduce dalla sconfitta con la Lazio, che ha seguito le vittorie con Bologna e Cagliari e i pareggi con Atalanta e Fiorentina.

Ultime gare del Milan

Il Milan arriva allo scontro reduce dal pareggio con la Fiorentina e dalla vittoria di misura con il Torino, con il bisogno di allungare questa striscia positiva.

Occhio a…

Goran Pandev, che partirà probabilmente dalla panchina ma che nei 14 incroci con il Milan ha segnato tre reti e fornito altrettanti assist.

Curiosità sugli avversari

Lo stadio del Genoa, noto anche come stadio Marassi, è intitolato a Luigi Ferraris, centrocampista della formazione ligure che partì volontario durante la Grande Guerra e venne ucciso da un proiettile sul Monte Maggio il 23 agosto del 1915.

Allenatore avversario

Il bilancio di Davide Nicola contro il Milan non è incoraggiante: 4 incroci, nessuna vittoria, due pareggi e altrettante sconfitte per l’attuale tecnico rossoblù.

Sono cinque invece gli scontri tra Nicola e Stefano Pioli con due vittorie a testa e un pareggio.

Storico arbitrio con le due squadre

A dirigere la sfida sarà Daniele Doveri. Il fischietto della sezione di Roma ha diretto il Milan 17 volte, con i rossoneri che hanno ottenuto 12 vittorie, 3 pareggi e due sconfitte di cui l’ultima nel derby di andata di questa stagione.

19 sono invece gli incroci tra Doveri e il Genoa, con i liguri che hanno ottenuto 8 vittorie, 3 pareggi e 8 sconfitte.

A coadiuvare Doveri ci saranno gli assistenti Lo Cicero e Galetto, il quarto uomo Pasqua, il Var Irrati e l’assistente Var Cecconi.

Ex e doppi ex

In panchina con i rossoneri ci sarà Diego Laxalt, richiamato dal prestito al Torino dopo la partenza di Rodriguez, che ha giocato nel Genoa dal gennaio 2015 all’agosto 2018 quando il Milan lo acquista per poi prestarlo l’anno dopo al Torino.

Nell’altra panchina si accomoderanno invece Cristian Zapata, al Milan dall’agosto 2012 al luglio 2019 quando si trasferisce a Genova, e Mattia Destro, al Milan dal gennaio al giugno 2015, e nelle fila del Grifone dal gennaio scorso.

Tra chi invece non ci sarà ricordiamo Suso, al Siviglia dallo scorso gennaio che ha militato nel Milan dal gennaio 2015 al gennaio 2016 quando viene prestato al Genoa dove rimane fino a giungo 2016 quando rientra a Milanello, Luca Antonelli, ora giocatore dell’Empoli ma cresciuto nelle giovanili del Milan e tesserato con la prima squadra rossonera nel 2007-2008 e dal 2015 al 2018 e con il Genoa dal 2011 al 2015, Juraj Kucka, ora tesserato con il Parma e giocatore del Genoa dal 2011 al 2015 anno in cui viene prelevato dal Milan dove rimane fino al 2017 e Andrea Bertolacci, attuale tesserato con la Sampdoria, al Genoa dal 2012 al 2015 e dal 2017 al 2018 e al Milan dal 2015 al 2017 e dal 2018 al 2019.

Giulia Galliano Sacchetto

Posted by Redazione Rossonera on

Giorgio Perinetti a Radio Rossonera: “Ibrahimovic mossa giusta, Rebic è cresciuto molto. Mi piacerebbe continuare a lavorare nel calcio”

Giorgio Perinetti a Radio Rossonera: “Ibrahimovic mossa giusta, Rebic è cresciuto molto. Mi piacerebbe continuare a lavorare nel calcio”

GIORGIO PERINETTI A RADIO ROSSONERA (ESCLUSIVA) – In vista del prossimo match di campionato tra Milan e Genoa, Radio Rossonera ha contattato l’ex Direttore Sportivo del grifone, Giorgio Perinetti. Qui di seguito, l’intervista completa:

In vista del prossimo match di campionato tra Milan e Genoa, Radio Rossonera ha contattato l’ex Direttore Sportivo del grifone, Giorgio Perinetti. Qui di seguito, l’intervista completa:

Partiamo dal Milan e partiamo da un giocatore che lei ben conosce: Piatek. Al Genoa, voi lo avete scovato, è esploso, l’avete venduto e dopo un periodo buono è crollato. Qual è secondo lei il vero valore calcistico di Piatek e cosa può essergli successo?

Ho sempre parlato di Piatek come di un giocatore dalle qualità importanti, qualità che il Genoa ha valorizzato. Appena arrivato al Milan ha avuto un buonissimo impatto ma alla lunga è un giocatore che fa fatica quando gli allenatori gli chiedono di fare cose diverse in campo. Ad esempio, quando il Genoa è passato da Ballardini a Juric riuscì a segnare solo 1 goal su rigore in 8 partite. Piatek è un terminale offensivo con buona coordinazione e ottime capacità realizzative ma si spende poco per la squadra e non si sa muovere benissimo all’interno di un collettivo che prova a sviluppare gioco

Come si scova un “Piatek”?

Tutte le società hanno una rete di scouting alla quale prestano molta attenzione. Nel caso specifico di Piatek è stata un’intuizione del presidente Preziosi, lui spesso ama fare questo tipo di colpi di mercato”.

Il Milan ha venduto Piatek e ha ingaggiato Ibrahimovic. Mossa giusta per provare a dare una scossa?

Sì! Ibrahimovic è un giocatore straordinario, di spessore e grande personalità. Il Milan aveva bisogno esattamente di questo tipo di giocatore. Lo svedese ha la capacità di centuplicare le forze dei compagni che gli stanno intorno. Complimenti davvero a Boban, Maldini e Massara che lo hanno riportato in rossonero”.

Le sta piacendo il Milan che Boban, Maldini e Massara stanno costruendo?

Sì, ma tutte le cose buone nascono gradualmente. Pensiamo alla Lazio: squadra che ora lotta per lo Scudetto ma che è stata costruita negli anni. Nel Milan degli ultimi anni si sono avvicendate tante persone e certamente la poca continuità non aiuta. Spero che Boban, Maldini e Massara abbiano tempo per lavorare ancora”.

In una sua intervista lei ha augurato a Braida di poter ritornare al Milan

Braida è un amico, ci conosciamo da tantissimi anni ed è una persona che ha dato un contributo enorme nel Milan di Berlusconi. So quanto è legato al Milan e quanto ama il Milan ma il mio era un semplice augurio di natura affettiva”.

Si sarebbe aspettato l’esplosione di Ante Rebic in questa seconda parte di stagione?

All’epoca delle sue prime esperienze in Italia era un giocatore un po’ anarchico e discontinuo, adesso invece l’ho trovato cresciuto sia come calciatore sia come persona. Ha colpi importanti e li sta facendo vedere”.

Cos’è successo secondo lei al Genoa in questa stagione? Col mercato estivo forse era lecito attendersi di più

Il Genoa è una società che non dà molta continuità anche se ovviamente cambia per provare a migliorarsi. Forse nell’ansia di non ripetere la scorsa stagione qualcosa non è andata nel verso giusto. Adesso per con Nicola sembra che la squadra abbia trovato un certo equilibrio. L’euforia di inizio campionato non ha sicuramente portato benefici”.

C’è un giocatore per il quale farebbe follie sul mercato?

Esistono tanti giocatori bravi. L’anno scorso però parlai con Juric di un giocatore che militava in Serie B e che mi sarebbe piaciuto avere: Castrovilli. Centrocampista completo e futuro del nostro calcio”.

Infine, quale sarà il futuro di Giorgio Perinetti?

Mi ritengo un dirigente maturo ma con idee giovani. Mi piacerebbe lavorare ancora nel calcio italiano e poter dare il mio contributo”.

Posted by redazionevirtuale on

Fiorentina-Milan 1-1, the day after! Rebic, Bennacer e il calo del secondo tempo…

Fiorentina-Milan 1-1, the day after! Rebic, Bennacer e il calo del secondo tempo…

FIORENTINA-MILAN – Una doverosa premessa, in questo articolo non scriverò degli errori arbitrali che hanno inciso sul risultato, ma solamente della prestazione dei singoli e della squadra rossonera. Il Milan scende in campo con la squadra che ha dato più garanzie in questo inizio 2020 con l’unica eccezione di Gabbia al posto dell’infortunato Kjaer. Il copione della partita è semplice, Milan con possesso palla e alla ricerca della verticalizzazione giusta per cercare di creare azioni pericolose e Fiorentina anche fin troppo remissiva che tenta di impensierire in contropiede, riuscendoci tuttavia poco almeno fino ai minuti finali. Rebic porta meritatamente in vantaggio la squadra rossonera sfruttando un errore di Caceres. L’espulsione di Dalbert al 62′ sembra poter mettere la parola fine alla partita per quanto visto fin a quel momento, ma non è stato così. Nel momento in cui il Milan doveva pensare solo a non rischiare troppo, tenendo palla e cercando di chiudere la partita, lascia incredibilmente spazio ai contropiedi della squadra viola. Proprio da uno di questi contropiedi nasce la rete del pareggio. Cutrone cade in area dopo un contrasto dubbio con Romagnoli, Calvarese fischia il calcio di rigore e Pulgar trasforma dal dischetto riportando il match in parità.

Per l’ennesima volta la squadra rossonera non riesce a chiudere il match quando dovrebbe. Un problema che ha caratterizzato molte partite di questo campionato.

REBIC– Siamo a 7 reti dall’inizio del 2020. Giocatore troppo importante per questo Milan. Riesce a trovare sempre la giocata migliore per la squadra. Tenta spesso il dribbling, forse anche un po’ troppo, ma con le sue giocate riesce a creare superiorità numerica e dai suoi piedi nascono spesso le azioni più pericolose.

La dirigenza deve essere abile a risolvere subito il problema del suo riscatto, Rebic è legato al Milan da un prestito biennale e la cifra del riscatto non è ancora stata fissata. Questione complicata anche perchè il 50% della cifra finirà proprio nelle casse della Fiorentina.

BENNACER– Una partita impressionante del ragazzo algerino. Qualità unita a quantità fanno di lui il miglior centrocampista in rosa e anche uno dei migliori della serie A (Bennacer risulta essere terzo tra i giocatori di serie A per dribbling riusciti alle spalle di Boga e Castrovilli). La sua rapidità di pensiero e la ricerca di verticalizzazioni rendono Bennacer il fulcro del gioco rossonero. Con il 4-2-3-1 e una maggior libertà di movimento le sue prestazioni sono cresciute confermandosi un giocatore chiave per questa squadra.

La sua aggressività lo porta spesso a commettere falli talvolta rischiosi e che portano a cartellini gialli. In questa stagione ha già raggiunto quota 12 ammonizioni, tante.. troppe.. deve cercare di migliorare sotto questo punto di vista. La sua ammonizione contro la Fiorentina al 12′ del primo tempo lo ha costretto a non rischiare per tutto il resto della partita, mentre sul finale della partita la sua grinta e intensità sarebbero state utili per cercare di contrastare alcune azioni pericolose.

IL CALO FISICO– Non possiamo negarlo, la squadra rossonera nei minuti finali delle ultime partite sta avendo problemi di condizione. Dover giocare praticamente con lo stesso undici da inizio 2020 sta avendo delle conseguenze. Il Milan riesce a mantenere alto il ritmo per i primi 60 minuti, dopo i quali tende ad abbassarsi e a lasciare spazio alle squadre avversarie che diventano pericolose.

La rosa dopo il mercato invernale si è accorciata e in queste partite ce ne stiamo accorgendo.

Cristian Claretti

Photo Credits: AcMilan.com

 

Posted by Redazione Rossonera on

Fiorentina-Milan, la parola ai protagonisti

Fiorentina-Milan, la parola ai protagonisti

FIORENTINA-MILAN, 1-1: PIOLI: “CI SONO NOSTRE COLPE, MA IL RIGORE NON C’ERA”. MALDINI: “INFASTIDITO PER LA DECISIONE DELL’ARBITRO”

Ammette le responsabilità della squadra ma si mostra parecchio deluso dall’arbitraggio, a fine gara, Stefano Pioli.  “Abbiamo dominato la partita per 70 minuti ma non abbiamo vinto: c’è grande rammarico e ci sono nostre responsabilità perché dovevamo chiudere la partita, ma devo anche dire che sul rigore non ci sono dubbi: non c’era e non capisco come si possa non utilizzare la tecnologia – ha subito dichiarato il tecnico rossonero -. Dalla panchina si è visto chiaramente che Romagnoli ha toccato palla, davo per scontato che l’arbitro andasse a riguardarlo ma da qualche partita ci succedono cose strane. Certo, ci sono anche delle nostre responsabilità, siamo stati superficiali nella gestione, avremmo dovuto far girare meglio il pallone e non perdere le posizioni. Non è possibile subire cinque ripartenze in superiorità numerica, bisognava rispettare gli equilibri e non perdere palle banali. Eravamo troppo sicuri di noi ed abbiamo commesso degli errori“. 

Sul suo ritorno a Firenze, invece, Pioli non può che spendere parole dolci. “Firenze mi ha sempre regalato grandissime emozioni, sia nel mio trascorso da calciatore che da allenatore. Quando torno qui sono preparato a vivere queste sensazioni, abbiamo passato una situazione particolare (la scomparsa di Davide Astori, ndr), sono molto legato a questo ambiente. Mi ha fatto molto piacere ricevere questa accoglienza”.

Quanto alle parole di Gazidis, che potrebbero suonare come riconferma per la prossima stagione, il tecnico rossonero non vuol fare voli pindarici. “Cerco sempre di restare sereno, ci metto passione e serietà nel lavoro che faccio ogni giorno, non penso al futuro e neanche i ragazzi devono farlo. Non deve essere questa la nostra priorità perchè c’è ancora tanto da fare in questo campionato. Oggi purtroppo non abbiamo vinto e dobbiamo subito pensare a rifarci”. 

Si affida al suo proverbiale stile ma si dice “confuso e infastidito”, invece, il Direttore dell’Area Tecnica Paolo Maldini. “Le regole ci sono e non possono essere interpretabili – ha dichiarato Maldini -. L’addetto al Var ha detto che perché un rigore ci sia, deve esserci un fallo intenso ma questi sono campi che non conosco. Ho meno certezze di due anni fa sull’uso del Var. La tecnologia ha risolto un sacco di problemi, come per i fuorigioco o i falli di mano. Ma sul rigore il buonsenso avrebbe dovuto imporre di chiamare l’arbitro al Var per valutare. Sono confuso“. 

Sulle responsabilità dei suoi, invece, il Dirigente rossonero ammette: “Siamo una squadra giovane, che negli ultimi due anni non ha mai vinto con le prime 4 in classifica. Siamo giovani ed abbiamo difetti, ma la base che stiamo creando nell’ultimo mese e mezzo è importante e coraggiosa. Siamo contentissimi, sappiamo di dover pagare qualcosa perchè non siamo ancora pronti per competere con le squadre migliori“.

Maldini chiarisce poi il futuro di due giocatori chiave di questi mesi, Rebic ed Ibrahimovic “Rebic è qui in  prestito biennale, il prossimo anno sarà con noi, poi vedremo. Il suo acquisto è separato da quello di Andrè Silva. Per Ibra c’è una clausola di rinnovo automatico in caso di Champions, diversamente ci sederemo al tavolo e valuteremo. Con lui c’è da sempre un dialogo particolare, sempre aperto, diversamente non sarebbe arrivato. Se si fa un discorso daccapo a fine stagione, si butta via ciò che abbiamo fatto finora e vale anche per Ibra: non credo che ci siano in giro molti attaccanti più forti di lui così come non abbiamo la disponibilità economica del Psg per prendere calciatori più giovani e costosissimi. Siamo una squadra in costruzione, lo scorso anno abbiamo fatto il miglior risultato degli ultimi sei anni, quest’anno proveremo a migliorarci anche se abbiamo cominciato molto male”.

Inevitabile chiosa finale sulle parole di Gazidis ed una presunta rottura in società. “Per noi esiste un solo Milan. I problemi ci possono anche essere ma si deve guardare avanti con un solo interesse che è quello di riportare il Milan a certi livelli; certe cose possono accadere in una grande società ed in una grande famiglia. Divergenze sul futuro allenatore? Non ho mai contattato Rangnick, che secondo me non è un profilo adatto per la nostra squadra. Rispondo per quello che so e per quello che faccio, cioè il Direttore Tecnico del Milan“.

Enrico Aiello

Photo Credits: AcMilan.com

Posted by redazionevirtuale on

Pagelle Fiorentina-Milan 1-1: sempre Rebić, pari tra le polemiche

Pagelle Fiorentina-Milan 1-1: sempre Rebić, pari tra le polemiche

PAGELLE FIORENTINA-MILANPer continuare la striscia positiva dopo la vittoria sul Torino, il Milan ha bisogno di altri punti contro un’avversaria temibile e in un buon momento come la Fiorentina, reduce da un 5-1 in casa della Sampdoria. Al termine di una settimana travagliata dal punto di vista delle indiscrezioni dirigenziali, Stefano Pioli ha il compito di compattare la squadra e ottenere bottino pieno in un campo ostico come il Franchi. Formazione confermata con il ritorno di Çalhanoglu sulla trequarti e di Conti sull’esterno; il giovane Gabbia sostituisce l’infortunato Kjær.

Primo tempo intenso e propositivo da parte dei rossoneri, in cui viene annullato un gol magistrale a Zlatan Ibrahimović per presunto tocco di mano; Fiorentina che si fa vedere su diversi calci di punizione pericolosi. Secondo tempo che ricomincia ancora meglio per il Milan con il gol di Rebić e l’espulsione di Dalbert; Diavolo che, sul finire della partita, si affievolisce e subisce il pareggio da Pulgar su rigore molto dubbio. Rabbia e rimpianti nel finale.

Pagelle:

Donnarumma 6: subisce un fallo da Chiesa all’inizio del primo tempo, che lo costringe all’uscita nel secondo. Sempre sicuro su due colpi di testa viola.#Sfortunato

Conti 5: malino nel primo tempo, saltato più volte sulla sua fascia dagli sprint viola. Secondo tempo in cui non migliora e si spegne con tutta la squadra. #Assente

Gabbia 6,5 : positiva anche la seconda prova dopo l’esordio contro il Torino. Sempre attento e applaudito dai tifosi. Esce prima del pareggio gigliato, chissà che non sia un caso. #BuonaLaSeconda

Romagnoli 6: il fallo da rigore commesso sull’ex Cutrone è troppo dubbio da poter essere considerato un errore del difensore di Anzio. Fin quando lavora con Gabbia regge e imposta bene, dopo l’entrata di Musacchio soffre. #Penalizzato

Hernández 6,5: sempre il primo sugli sprint tutto campo, cambi gioco e cross da applausi. Manca ancora qualcosa in fase difensiva. #SoliTheo

Castillejo 6+: si nota per i molti cross dalla destra alla Suso, ma lui lavora molto anche in fase difensiva. Giocatore ritrovato con la gestione Pioli, esce per un affaticamento al flessore. #Redivivo

Kessié 6,5: altra grande partita di Franck, che recupera a palloni e rifinisce anche discretamente, come ha chiesto Pioli in conferenza. #PassiInAvanti

Bennacer 7: grande personalità che, a volte, si tramuta in troppa irruenza. Per il resto prestazione eccellente. #Metronomo

Rebić 7: segna sempre lui, anche se oggi poteva, addirittura, raddoppiare. Con Ibrahimović al suo fianco è tutto un altro giocatore. #ElSegnaSemperLu

Çalhanoglu 6,5: ganglo vitale nella trequarti rossonera. Altra prestazione convincente, in cui manca sempre qualcosa nello step finale. #ForzaÇalha

Ibrahimović 6,5: il suo gol nel primo tempo illumina il Franchi e si procura una punizione con rosso a Dalbert, a dimostrazione che, anche a 38 anni, si può cambiare una squadra. #IronMan

Begovic 5,5: sul rigore poteva fare molto di più, non molto sicuro anche sul colpo di testa di Chiesa. #DaMigliorare

Musacchio 5: entra e il Milan crolla definitivamente. #Male

Saelemaekers SV: gioca gli ultimi scampoli di partita.

Pioli 6,5: Bello il suo ritorno a Firenze dopo la tragedia Astori. Bello l’applauso dei tifosi viola e bello, a tratti, anche il suo Milan. #PerDavide

Posted by Redazione Rossonera on

Introverso, testardo e con Zlatan come idolo: ecco Ante Rebic

Introverso, testardo e con Zlatan come idolo: ecco Ante Rebic

È il 21 settembre del 1993, nell’ospedale di Spalato nasce il piccolo Ante Rebic, figlio di Bosko.
In realtà ad essere pignoli la famiglia Rebic è originaria di Imotski, una piccola città della Croazia di circa 10mila abitanti, con il lago Creno (Rosso) e il lago Modro (Azzurro) a fare da cornice e lo Stadion con vista lago.

Vista dall’alto dello Stadion di Imotski

Gli anni ’90 da quelle parti non erano semplici per via di questioni geo-politiche, ma il “piccolo” Ante già da bimbo aveva in testa solamente una cosa: il pallone. Non amava la scuola, sapeva che sarebbe diventato un calciatore.
A 9 anni entra nella squadra del paese limitrofo, Vinjani e ci resta per 6 anni dimostrando da subito di essere il più forte per poi passare alla squadra della sua città: l’Imotski.
Proprio qui arriva la svolta.


SLIDING DOORS

Gli occhi degli osservatori croati arrivano facilmente sul giovane Ante, l’Haiduk di Spalato lo prende in prova e lo porta nel 2010 in un torneo in Italia e qui arriva la prima Sliding Door della sua carriera: all’ Haiduk non vedono in lui del potenziale. Gioca col numero 10, a centrocampo (il suo ruolo da ragazzino) ma non convince, al suo ritorno a casa è arrabbiatissimo e si sfoga con papà Bosko: “Non gioco più”. Era deluso Ante ma sapeva quanto non fosse vera quella frase. Questo piccolo intoppo è forse stato il momento fortunato per lui, viene segnalato al presidente della seconda squadra di Spalato, l’RNK.
Maglia rossa, squadra vista come quella del “popolo”, una squadra “casciavit” per dirla in termini a noi cari. Il presidente Slaven Zuzul (una delle persone fondamentali nella carriera di Rebic) accetta di prendere questo ragazzino di Imotski in prova, bastano pochi allenamenti, l’allora allenatore Ivan Matic lo vede come offensivo e non centrocampista e in una telefonata al pres gli dice: “Prendiamolo! Questo ragazzo è un miracolo per la Croazia…”.
Zuzul non perde un secondo e da il via alla vera vita calcistica di Ante Rebic.

Il secondo momento chiave nella sua carriera lo vive in Germania, a Francoforte. Voluto fortemente dal suo connazionale Niko Kovac (che lo aveva conosciuto quando giocava nella nazionale croata under), la sua vita tedesca inizia maluccio con tanta discontinuità e una battaglia contro la mononucleosi. La svolta arriva con il secondo prestito ai tedeschi e con quel 19 maggio 2017 , quando Ante Rebic diventa letteralmente l’idolo dei tifoso dell’ Eintracht. Due gol in finale di  DFB POKAL all’Olympiastadion che rovinano l’ultima di Heynckes con il Bayern, niente doblete per i bavaresi, volano in alto le aquile nel cielo di Berlino e con loro il giovane Rebic da Imotski.
La terza sliding door è sotto gli occhi di tutti: arriva a Milano nell’ultimo giorno di mercato in una trattativa lampo che porta Andre Silva in Germania e Ante in rossonero.
Per 3 mesi con Giampaolo e con Pioli è un oggetto misterioso, gioca pochissimo e quando lo fa (infortunato) risulta spaesato. A fine dicembre si parla già di sicuro ritorno in Germania e poi, come ogni volta, arriva la porta girevole. San Siro, l’Udinese, il primo gol e quello pesAnte come un macigno al 93esimo che regala la vittoria al Milan. Lo stadio è in visibilio, Rebic esulta, si porta le mani alle orecchie. Si gode l’esultanza dei suoi tifosi. Si gode l’ennesima rivalsa.

TIMIDEZZA, MENTALITÀ, CARATTERE E CUORE.
Dalla Croazia ci descrivono Ante  come un “ragazzo timido,  a volte sembra quasi introverso” e ci raccontano del fatto che non ama parlare quando non conosce bene la lingua. Anche in Germania, quando avrebbe potuto farsi tradurre tutto da Jovic…preferiva pubblicamente non parlare troppo.
“Ante ha i suoi amici, ama stare con loro, ama la sua terra, la Croazia… e uno dei momenti più belli della sua vita è stata la festa a Spalato con 100mila persone al ritorno dai mondiali con la Nazionale…” ci racconta Zdravko Reic, giornalista croato.
Chi lo conosce ci dice che Ante ha “un carattere speciale, è un ragazzo di cuore. Se sente la fiducia attorno a lui e se qualcuno riesce a entrare nel suo cuore, darà il massimo per lui. Se crea feeling con l’ambiente, non lo deluderà facilmente. È molto testardo ma ha un grande pregio, sa ascoltare i consigli e non vuol deludere le persone che credono in lui…” e ci aggiungono “non lo ha voluto fare nemmeno con Boban…”.
Proprio lui, Zvone Boban, idolo della Croazia, anche lui della stessa città natale, Imotski. Quel paese dove Ante è un vero e proprio idolo. Donne innamorate follemente di lui, poster dimensione gigante e cartelloni appesi per strada, ma soprattutto quei gesti fatti da Rebic che difficilmente si dimenticano. Il legame con la sua terra è fortissimo, i suoi genitori e le sue sorelle vivono ancora là, nonostante Rebic appena possibile gli abbia regalato due splendidi appartamenti a Spalato. Mai stato un tipo egoista, anzi forse non tutti sanno che un giorno Ante decise di andare in Banca e rimborsare i prestiti di 500 suoi concittadini di Imotski, lo racconta Lovro Shidink, suo amico già dai tempi di Lipsia

.

ANTE AI TEMPI DI SPALATO
Per farci raccontare com’era il calciatore Rebic ai tempi dell’ RNK Spalato, siamo andati a intervistare Zoran Vulic, l’allenatore con cui ha reso meglio, 1410 minuti giocati, 18 presenze, 8 reti e e 4 assist.

Zoran, si capiva già che aveva qualcosa più degli altri come calciatore?
Sì, da subito. Era qualitativamente superiore ai suoi compagni, ma soprattutto era un ragazzo che se gli davi fiducia te la ripagava in pieno, mettendoci l’anima. Ha bisogno di sentire la fiducia del suo allenatore, dell’ambiente, dei compagni, della società per rendere al meglio.
Con te giocava come esterno nel tridente se non sbaglio, qual è la sua posizione migliore?
Sì, con me giocava nella fascia sinistra nel tridente, a volte anche come punta.
Mi ricordo contro la Dinamo Zagabria quando da punta ha segnato il gol decisivo. È un giocatore dalla grande forza fisica unita ad un’ottima tecnica di base. Per me comunque la sua posizione è sulla fascia sinistra e poi gli va data libertà, non ingabbiarlo con troppi ordini.
Lui ha avuto un periodo difficile nel Milan, poi nel 2020 è sembrato di vedere un giocatore completamente nuovo. È stato qualcosa a livello di testa? Mentalmente?
Probabilmente sì. Lui mentalmente è un ragazzo molto timido e calmo, ma caparbio. Quando è arrivato alla Fiorentina, ad esempio, era decisamente troppo giovane e acerbo e in Italia è difficile imporsi per un giovane straniero, soprattutto se sei un attaccante e dipendi dai gol.
Quando lo allenavi, ti aspettavi arrivasse in un club come il Milan?
Ne ero sicuro! Già da giovane si vedeva che era di un altro livello e che era un giocatore fuori dagli schemi. E poi se gli conquisti il cuore…da tutto per il club. Ora penso non voglia deludere Zvonimir Boban, vuole dimostrare che è stata una scelta giusta!
Qual è il punto di forza e il difetto di Ante Rebic?
I suoi punti di forza sono il dribbling in velocità, meraviglioso e poi la sua capacità di calciare in ugual maniera col destro e col sinistro. Difetto? fa ancora fatica quando si tratta di difendere. In questo deve migliorare.
Secondo te quanto può ancora crescere e dove può arrivare?
Può crescere tanto, tantissimo, con Ibra poi…
se lui si sente bene e si trova bene crescerà moltissimo! Vi dirò di più, per me Ibra e Rebic non hanno niente da invidiare a Lukaku e Lautaro…
Fuori dal campo che persona è?
È un ragazzo molto timido, ma che si allena sempre molto seriamente. È molto maturato e cresciuto, da ragazzo ascoltava molto meno, ora ha capito l’importanza dei consigli.
È un professionista serio e vero ed è una persona di cuore e meravigliosa. Come tutti in campo ha e avrà degli alti e bassi e momenti in cui non segnerà e bisognerà avere pazienza, ne varrà la pena. Farà benissimo, vedrete.

LE PERSONE IMPORTANTI NELLA CARRIERA DI ANTE
Zuzul, Kovac, Boban, Milutinovic: sono queste 3 le persone fondamentali dall’inizio ad oggi nella carriera di Rebic.

Il primo è Slaven Zuzul, presidente dell’ NRK Spalato, tra i primi ad aver creduto in lui, una sorta di padre putativo calcistico, ha sempre trattato Ante come un figlioccio. Quando iniziò ad esplodere gli promise che in caso di offerta da altri club Europei lo avrebbe lasciato andare e la mantenne: Rebic andò alla Fiorentina per 4,5 milioni di euro, per la gioia delle casse del club croato.
L’uomo fondamentale della vita calcistica di Rebic è Niko Kovac che lo ha allenato sia con la Croazia che all’Eintracht: “Kovac è stata la persona più importante della mia carriera” ha dichiarato Ante al sito della bundesliga in una vecchia intervista, “Mi ha spinto in un momento in cui le cose non andava bene, mi ha sostenuto, abbiamo parlato tantissimo, mi ha aiutato enormemente.” Un rapporto che li ha legati dentro e fuori dal campo, probabilmente l’allenatore che ha conquistato la testa e il cuore di Ante e che lo ha compreso di più, Rebic lo ha ripagato con grandi prestazioni. “È come un padre per me”.
Poi c’è colui che lo ha fortemente voluto al Milan, che nell’ultima giornata di mercato è riuscito a portarlo in rossonero: Zvonimir Boban.
Connazionali, concittadini, entrambi di Imotski e fidatevi, chiunque nascesse li, sognava di poter fare la carriera di Zvone. Tra l’altro ci raccontano di un Ante che già da ragazzino era una sorta di “agente di se stesso”, aveva già deciso che da grande avrebbe fatto il calciatore e così è stato. Quando Boban ha alzato il telefono per offrirgli la maglia del Milan, Ante non ha esitato. Zvone Boban, l’idolo di Imotski, la bandiera della Croazia, lui che proprio Rebic citò sul suo instagram trascrivendo una poesia scritta tempo fa proprio da Zorro Boban. Piccolo dettaglio: se Ante non è tornato in germania, quando sembrava un flop, è stato proprio dopo una chiacchierata con Boban. Non poteva deluderlo, non lui.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Ante Rebić (@anterebic) in data:


Manca l’ultimo, Andreja Milutinovic. L’uomo che “comanda” in background Ante Rebic, come un con un Joystick. Scherzi a parte, in pochi sanno che Milutinovic è il suo personal trainer e che controlla tramite chiamate costanti e whatsapp tutto ciò che Ante mangia, quando e quanto dorme, quanto e come si allena e via dicendo. Un vero e proprio uomo ombra, che da Belgrado monitora la vita di Rebic (come anche con quella di Modric…) che si è affidato totalmente  a lui per rendere le sue prestazioni sempre migliori.

ANTE A FIRENZE E VERONA
Troppo giovane, troppo. Sono state due esperienze sicuramente formative, ma che non hanno lasciato il segno, anzi. A Firenze Rebic era ancora un “ragazzino”, non conosceva la lingua e faceva fatica ad integrarsi, spesso i genitori lo raggiungevano per cercare di stargli vicino. Poi a Verona, dove ha trovato Luca Toni e abbiamo parlato di Ante proprio con lui.
Tu che sei stato il suo capitano a Verona che ricordi hai di lui?
Già a quei tempi era chiaro e si capiva che fosse un giocatore dalle grandi qualità. A Verona non è stato particolarmente fortunato, era giovane. Ricordo però che lavora sodo e si applicava sempre tantissimo durante gli allenamenti..”
Luca, ora gioca nel Milan e lo fa da esterno…è quella la sua posizione ideale secondo te?
Sì, è assolutamente il ruolo giusto per lui e gli sta permettendo di diventare sempre più decisivo, inoltre lasciato libero può colpire anche sotto porta e sta dimostrando tutte le sue capacità”

In tanti hanno cercato di paragonarlo ad altri giocatori, in Croazia si è sempre parlato di lui come il “nuovo Boksic” ma uno degli idoli di Ante Rebic è – rullo di tamburi – Zlatan Ibrahimovic, proprio lui.
Oggi Rebic proprio con il suo “idolo” sostiene l’attacco del Milan, già 6 le reti nel 2020, come Immobile e Cristiano Ronaldo ma con i rigori.
Lui, Ante Rebic, al fianco di Zlatan per conquistare Milano, perchè del resto come dichiarò ad una rivista croata anni e anni fa: “Non mi vedo in Boksic, molto meglio Ibrahimovic..” e quando giochi con il tuo idolo non puoi fallire.
Io ho avuto la fortuna di intercettarlo per primo al suo arrivo a Milano, un mio Ante, Are You happy?” in inglese e un “Sì, sono molto contento di essere qui” in italiano e poi un Forza Milan.
Il primo della sua storia milanista. Era destino.

 

 

Grazie a Donato Boccadifuoco, Yannick Huber, Simone Cristao, Zdravko Reic per la collaborazione e a Luca Toni e Zoran Vulic per la disponibilità

PBP

Photo Credits: acmilan.com

Posted by Redazione Rossonera on

Fiorentina-Milan, il focus sui nostri avversari della prossima giornata

Fiorentina-Milan, il focus sui nostri avversari della prossima giornata

FIORENTINA-MILAN – Dopo la vittoria con il Toro il Milan si appresta ad affrontare un avversario che all’andata umiliò i rossoneri. Andiamo a scoprirlo meglio.

Ultimo precedente

L’ultimo precedente del Milan a Firenze risale  all’11 maggio scorso e terminò 1 a 0 per i rossoneri con rete di Calhanoglu.

Precedenti famosi

Uno dei precedenti da ricordare è sicuramente quello dell’aprile 2013, terminato 2 a 2, con il Milan che concesse due rigori nel giro di sette minuti permettendo ai viola di agguantare il pareggio.

Ultime gare delle Fiorentina

La Fiorentina arriva allo scontro reduce dallo scoppiettante 5 a 1 rifilato alla Samp che ha seguito le sconfitte con Atalanta e Juve.

Ultime gare del Milan

Il Milan arriva allo scontro reduce dalla vittoria con il Toro, che ha seguito il pari beffa con la Juve in Coppa Italia.

Occhio a…

Federico Chiesa, che in cinque incroci con i rossoneri ha fornito quattro assist e segnato un gol, che è valso alla Fiorentina la vittoria a San Siro lo scorso anno.

Curiosità sugli avversari

L’attuale logo della Fiorentina fu commissionato dalla famiglia Della Valle che per realizzarlo spese ben 2 milioni e mezzo di euro, facendolo diventare il marchio più costoso di tutto il calcio italiano.

Allenatore avversario

Il bilancio di Beppe Iachini contro il Milan non è incoraggiante. Nei dieci incroci con i rossoneri l’attuale tecnico viola è uscito vincitore solo due volte, con un pareggio e ben sette sconfitte. Sono 16 invece gli incroci tra Iachini e Pioli con 6 vittorie a testa e quattro pareggi.

Storico arbitro con le due squadre

A dirigere la sfida sarà Gianpaolo Calvarese. Il fischietto di Teramo ha diretto il Milan 14 volte, tra campionato e coppa italia, con i rossoneri che hanno ottenuto nove vittorie, due pareggi e tre sconfitte, l’ultima a San Siro con la Lazio lo scorso novembre.

14 sono anche gli incroci di Calvarese con la Fiorentina. Ma i viola hanno vinto soltanto cinque volte, con cinque pareggi e quattro sconfitte.

A coadiuvare Calvarese ci saranno gli assistenti Vivenzi e Del Giovane, il quarto uomo Giua, il Var Nasca e l’assistente Var Carbone.

Ex e doppi ex

Sicuramente l’ex più atteso sarà Patrick Cutrone, cresciuto nelle giovanili del Milan e protagonista con la prima squadra dal 2017 al 2019 quando viene ceduto al Wolwerhampton da dove la Viola lo ha rilevato in prestito nell’ultima sessione di calciomercato invernale.

Dall’altra parte è attesissimo Ante Rebic, che ha giocato con i toscani nel 2013/2014 e nel 2015/2016 con in mezzo vari prestiti.

Parlando di panchine, oltre a Stefano Pioli, che ha allenato la viola dal 2017 al 2019 un altro ex è Vincenzo Montella che ha guidato i toscani dal 2012 al 2015 e dall’aprile al dicembre 2019.

Giulia Galliano Sacchetto

Posted by Redazione Rossonera on

Christian Falk (Bild) a Radio Rossonera: “Rangnick e il Milan hanno un accordo di base ma non è stato firmato alcun contratto”

Christian Falk (Bild) a Radio Rossonera: “Rangnick e il Milan hanno un accordo di base ma non è stato firmato alcun contratto”

CHRISTIAN FALK A RADIO ROSSONERA – Negli ultimi giorni stanno esponenzialmente aumentando le indiscrezioni che indicano in Ralf Rangnick il nuovo allenatore/manager del Milan per la prossima stagione. Nel tentativo di fare chiarezza, la nostra redazione ha raggiunto Christian Falk: giornalista della Bild, testata che già da diverse settimane sostiene l’esistenza di tale possibilità. Qui di seguito, l’intervista completa:

Sia la Bild che l’Equipe hanno lanciato la notizia secondo la quale Ralf Rangnick sarà il prossimo allenatore del Milan. Che novità hai a tal proposito? Pensi davvero che Rangnick possa diventare il nuovo allenatore del Milan? Inoltre, qualcuno ha detto che ha già firmato un contratto che prevede alcune penali…

Secondo le notizie in mio possesso, Ralf Rangnick e il Milan hanno un accordo di base ma non hanno ancora firmato un contratto. Devono decidere nelle prossime 3-4 settimane e penso che dipenda dalla decisione del Milan perché Ralf Rangnick è molto interessato”.

Pensi che Rangnick possa essere non solo un allenatore ma anche una sorta di manager e che eventualmente tale ruolo possa andare in conflitto con quello che attualmente hanno al Milan Maldini e Boban?

Se Rangnick deciderà di legarsi al Milan lui vorrà avere entrambi i ruoli di direttore sportivo e allenatore, quindi sicuramente potrebbero esserci problemi con gli altri manager del Club ma in passato ha sempre avuto successo quando ha fatto entrambi i ruoli. Allo Schalke Rangnick ha fatto solo l’allenatore e non è andata bene come a Lipsia. All’Hoffenheim era allenatore ma con una grande influenza sulle scelte della dirigenza e lì ha avuto molto successo

Pensi che il “modello Lipsia” possa essere replicabile in un club come il Milan?

Non sono sicuro che il “modello Lipsia” possa funzionare al Milan perché i rossoneri sono un Club con grande tradizione come il Bayern Monaco. Anche i bavaresi in passato hanno pensato a Rangnick ma alla fine non decisero di ingaggiarlo. È una situazione nuova per il Milan, se vorranno ingaggiarlo devono essere sicuri di seguire la sue idee”.

Puoi descriverci brevemente le qualità di Rangnick?

In Germania Ralf Rangnick è chiamato il Professore o il Cervello. Le persone devono seguirlo completamente perché se non lo fanno possono esserci problemi. Quindi in pratica devono decidere se gli piace lo stile di Rangnick oppure no”.

Simone Cristao

Posted by redazionevirtuale on

Milan-Torino 1-0, the day after! Le prestazioni di Paquetà, Romagnoli e l’esordio di Gabbia…

Milan-Torino 1-0, the day after! Le prestazioni di Paquetà, Romagnoli e l’esordio di Gabbia…

MILAN-TORINO – La squadra rossonera entra in campo con la stessa formazione della semifinale di coppa con l’unica eccezione di Paquetà al posto dell’infortunato Calhanoglu. La prestazione della squadra però non cambia, entra in campo con la stessa intensità delle ultime partite e riesce a dare continuità alle ultime prestazione. Baricentro della squadra alto, aggressività, recupero palla nella metà campo offensiva, buone trame di gioco… possiamo dire che finalmente il Milan è una squadra e ha un gioco ben definito. Mister Pioli è stato bravo in queste settimane a dare la possibilità ai giocatori di rendere al meglio cercando di trovare loro la collocazione tattica giusta. Il passaggio al 4-2-3-1 ha sicuramente giovato a tutta la squadra ed in particolar modo a Rebic, Calhanoglu e Castillejo che riescono ad interpretare questo modulo nel migliore dei modi. La partita di ieri è stata la conferma di quanto di buono visto nelle ultime settimane e finalmente oltre alla buona prestazione sono arrivati anche i tre punti. La squadra rossonera trova la rete che decide il match andando a recuperare palla alta con il pressing di Paquetà e Castillejo, quest’ultimo poi è abile a fornire l’assist per il solito Rebic che insacca alle spalle di Sirigu.

La prestazione della squadra è stata buona, ma partite come queste devono essere chiuse prima, Sono state sprecate molte occasioni per il raddoppio e la scarsa finalizzazione finora vista in questo campionato continua ad essere un problema per la squadra rossonera. Il Milan nonostante il sesto posto in campionato risulta essere ancora il quarto peggior attacco del campionato, peggio solo Spal, Brescia e Udinese.

PAQUETA’- Pioli lo manda in campo al posto dell’indisponibile Calhanoglu e lui sembra un po’ spaesato. Abbastanza bene la sua fase difensiva, mentre in fase offensiva, anche se partecipa all’azione del goal, non rende quanto dovrebbe. Troppo spesso prende la decisione sbagliata in azioni potenzialmente pericolose e Ibra giustamente in alcune circostanze si arrabbia con lui. Il brasiliano sembra aver perso quello smalto che ha contraddistinto parte delle sue prestazioni lo scorso campionato.

Da un giocatore come lui ci si aspetta molto di più, vedremo se nelle prossime partite riuscirà a far ricredere i molti tifosi ormai scettici sul giocatore brasiliano.

ROMAGNOLI– Dopo un inizio di campionato non proprio ad alto livello le sue prestazioni stanno crescendo partita dopo partita come tutta la squadra. La fase offensiva del Torino non è stata certo delle migliori ma Romagnoli è stato comunque abile a farsi notare per un paio di ottimi recuperi e a tenere in guardia tutta la difesa per tutta la partita.

Finora non è ancora riuscito a fare quel salto di qualità che tutti ci aspettavamo da lui, le qualità ce le ha, è ora di dimostrare quanto vale.

GABBIA- Chiamato di corsa in campo al posto dell’infortunato Kjaer ha ben figurato al suo esordio in serie A. Il discorso fatto per Romagnoli vale anche per lui, l’attacco sterile del Torino ha permesso al ragazzo di avere un esordio tutto sommato tranquillo. Si è fatto notare per una paio di buone uscite palla al piede e in fase d’impostazione. Il ragazzo nelle giovanili ha ricoperto più ruoli facendo spesso anche il centrocampista centrale. Per quello visto nelle poche apparizioni stagionali ( oltre all’esordio di ieri, 3 presenze nell’ICC Cup, 1 presenza in coppa italia) il ragazzo è ben strutturato e dotato di buone doti tecniche. Un giovane che può giocarsi le sue carte per rimanere in rosa nella prossima stagione.

Visto il problema al polpaccio che tormenta Musacchio e l’infortunio di Kjaer toccherà ancora a lui contro la Fiorentina?

Cristian Claretti

Photo Credits: AcMilan.com

Posted by Redazione Rossonera on

Milan-Torino, la parola ai protagonisti

Milan-Torino, la parola ai protagonisti

MILAN-TORINO 1-0, PIOLI: “BENE I TRE PUNTI, FINALMENTE RISCHIAMO POCO”. LA GIOIA DI GABBIA: “IL CORONAMENTO DI UN SOGNO”

Sorride e non solo per il successo ritrovato, a fine gara, Stefano Pioli. Il tecnico rossonero si gode una squadra che, finalmente, sa creare tanto e rischiare poco. “Sono felice per i tre punti ma anche per la prestazione, abbiamo finalmente trovato una nostra identità che ci permette di essere pericolosi ed al contempo rischiare poco – ha spiegato il mister -. Questa sera abbiamo sofferto ma solo per colpa nostra, non siamo riusciti a chiudere prima la partita. Era la terza partita in 8 giorni, poteva starci un calo fisico e psicologico, ma ho scelto volutamente di far giocare sempre gli stessi. A tratti ci manca ancora lucidità, portiamo troppo il pallone e siamo leziosi”.

Dopo averla appesa per settimane in spogliatoio, questa volta Pioli preferisce non guardare la classifica. “14 partite ancora da giocare sono tantissime. Il mio unico pensiero è la Fiorentina, una trasferta durissima contro un avversario in forma; dobbiamo pensare a vincere più partite possibili, poi tireremo le somme. Le parole della società? Noi allenatori siamo sempre sotto esame, dobbiamo meritarci la fiducia ogni domenica. E’ inutile pensare oggi al futuro, dobbiamo ancora fare tanto. Aspettiamo la fine del campionato“.

Pioli spegne invece sul nascere il caso Musacchio. “Non si è rifiutato di entrare, quando l’ho chiamato mi ha detto di aver avuto un problema muscolare al polpaccio durante il riscaldamento. Per questo è rimasto nello spogliatoio anche nella ripresa. Ibra, invece, è uscito dal campo arrabbiato per non aver chiuso prima la partita. Ha ragione, dobbiamo essere ambiziosi e puntare a migliorarci. Sono contento per Gabbia, ha sempre lavorato con affidabilità ed attenzione, anche se non giocava. E’ entrato con la giusta convinzione e coraggio”.

Chiosa finale sull’assenza di Chalanoglu e sulla prestazione del suo sostituto, Paquetà. “Quello di vertice alto di centrocampo è un ruolo complicato, chi gioca lì deve adattarsi ai movimenti di Ibra – ha spiegato Pioli -. Vogliamo sempre due giocatori vicini che lavorino alternativamente. Secondo me quello è il ruolo in cui Chala si esprime al meglio, perché riesce a lavorare in fase di non possesso ma anche ad andare al tiro e lavorare in profondità. In quel ruolo possono giocare anche Bonaventura e Paquetà, che a mio avviso può diventare un grande giocatore. Gli manca ancora un po’ di maturità, ma non dimentichiamo che è un calciatore della nazionale brasiliana”.

ROMAGNOLI

Tra i migliori in campo, questa sera, il capitano Alessio Romangoli. “E’ stata una vittoria preziosa, dopo una grandissima partita – ha commentato a fine gara il numero 13 rossonero -. Nel secondo tempo siamo certamente calati, ma abbiamo mantenuto solidità e compattezza. Dobbiamo continuare su questa strada, il campionato è ancora lungo e ci sono ancora molte squadre da battere. Dobbiamo affrontare una partita dopo l’altra, mettendocela tutta per arrivare fino in fondo. La mia miglior gara della stagione? Ne ho fatte di migliori, ma quando si vince i giudizi migliorano inevitabilmente. Faccio i complimenti a Gabbia, un ragazzo che ci mette tanto impegno in settimana e si merita questa soddisfazione”. 

GABBIA

L’esordio in serie A con la squadra del cuore: un’emozione indimenticabile per Matteo Gabbia, che a fine gara ha ricevuto i complimenti di due bandiere rossonere, Paolo Maldini e Zvonimir Boban. “E’ il coronamento di un sogno dopo tanto lavoro – ha dichiarato a fine gara il giovane difensore rossonero -. Ringrazio staff e compagni, voglio dedicare questa serata ai miei nonni che hanno l’abbonamento a San Siro e mi portavano qui da quando avevo 6 anni. I consigli dei miei compagni di reparto Romagnoli, Kjaer e Musacchio sono fondamentali; ho cercato di rubare tanto, in questi anni, a campioni come Maldini, Nesta o Thiago Silva. Quando sono entrato in campo ero tranquillo perché consapevole del tanto lavoro fatto in questi mesi. Anche Ibra mi ha fatto i complimenti. Titolare a Firenze? Vedremo, farò di tutto per convincere il mister”.

Enrico Aiello

Photo Credits: AcMilan.com

it_ITItalian
en_USEnglish it_ITItalian