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Milan femminile: una sconfitta che brucia e un passato che sorride

Milan femminile: una sconfitta che brucia e un passato che sorride

Manca appena un minuto alla fine di una partita tosta e impenetrabile, questo Florentia-Milan proprio non s’ha da fare per il Milan femminile: un 1-1 che sta stretto per le tante occasioni sprecate, per le difficoltà che hanno iniziato a venire a galla in questi 90 minuti. Quando ecco che prende vita il contropiede del Florentia, il Milan è scoperto, e neanche il tempo di sussurrare “no dai…” che Kelly perfeziona e infiocchetta l’ultima azione della partita trafiggendo Korenciova, e siglando il 2-1 definitivo che affossa le rossonere. Cala il sipario sullo stadio Santa Lucia di San Gimignano, il Florentia festeggia meritatamente i 3 punti conquistati.

Una partita difficile per il Milan femminile, gestita non nel migliore dei modi, con troppe occasioni da gol che ancora giacciono tristemente sul fondo -o sulla traversa-. Una di quelle partite in cui l’evidente impasse a pochi minuti dalla fine può essere risolta solo da un colpo di genio a cui niente e nessuno può mettersi di traverso.
Ci sarebbe voluto, insomma, un gol come quello di Thaisa Moreno, siglato contro la Juventus poco più di un anno fa. Sì, proprio quel gol che ieri, in occasione del Gran Gala del Calcio AIC, ha vinto il premio come Goal dell’anno 2018/2019, superando in fatto di voti la concorrenza delle prodezze di Girelli, Cernoia, Mauro, Giacinti e tante altre. La serata è stata certamente dolce per le ragazze del Milan femminile, tra passato e presente: nella top 11 di giocatrici premiate figurano infatti due rossonere, l’attuale capitano Valentina Giacinti -tra i migliori attaccanti insieme ad Ilaria Mauro e Barbara Bonansea- e l’ex Manuela Giugliano -premiata come migliore centrocampista insieme ad Aurora Galli e Valentina Cernoia-.

Alla ex numero 10 del Milan, oggi centrocampista della Roma, è stato anche riconosciuto il premio più ambito della serata, ovvero quello di miglior giocatrice AIC della stagione 2018/2019. Manuela Giugliano ha accolto il premio con grande emozione ma con ancora più grande merito, contando i tanti tifosi che ha fatto innamorare nella scorsa stagione, quelli che farà avvicinare al calcio femminile finché avrà età ed energia per calcare i campi, e tutti gli spettatori al di fuori dell’Italia che ha lasciato semplicemente incantati ai Mondiali femminili di Francia nell’estate appena passata.

Insomma, il Milan femminile oggi si cura le ferite della prima sconfitta stagionale, ma non manca la consapevolezza delle proprie capacità, sia nei singoli -nonostante la miglior giocatrice della scorsa stagione non vesta più la maglia rossonera- sia nella squadra, che ancora è ben lontana dal darsi per vinta. Gli obiettivi stagionali sono ancora perfettamente alla portata, e se la vittoria del campionato può sembrare più lontana di quanto non lo fosse prima dello scontro con il Florentia vorrà dire che servirà ancora più voglia, energia e sana ambizione per affrontare i futuri impegni che si profilano nelle prossime settimane. Sempre a testa alta.

Lucia Pirola

Photo credits: acmillan.com

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Milan Primavera, Tonin: un alpino a Milano

Milan Primavera, Tonin: un alpino a Milano

Riccardo si è perso, si è perso e non riesce a tornare. Riccardo segnava, segnava tantissime reti” e direi che mi fermo qui con la semicitazione di De Andrè, per rispetto del grandissimo Faber e di chi leggendo le prime parole ha avuto la pelle d’oca per come ho maltrattato una poesia, ancor prima che canzone.

Ma con quelle poche parole racchiudo il primo anno di primavera di “Tonio”, o “Toni” come lo chiama Giunti, perché non voglio considerare l’anno di Gattuso come un vero anno di primavera. Partito in ritiro con la squadra, 45′ in un derby terrificante alla seconda di campionato e due panchine consecutive con Bologna e Napoli, poi il ritorno in U17, con i compagni con cui aveva appena vinto il campionato U16, e di nuovo quel feeling con il gol che lo ha accompagnato lungo tutta la sua avventura con le giovanili rossonere. Perché Riccardo è grosso, sportivamente cattivo, non molla mai su ogni pallone, sempre pronto a prenderle e darle senza farsi nessun tipo di problema, davanti è l’uomo che serve sempre. Prima punta, da solo o in coppia, lui c’è.Tonin e il gol, un rapporto forte, costante, continuo in rossonero, fino alla stagione 2018/2019.


E’ il momento del salto vero, Gattuso non c’è più sulla panchina giovanile, c’è Lupi, l’allenatore con cui ha vinto il campionato U16, ci sono i suoi compagni di squadra di sempre, la rosa è giovanissima, forse troppo per la categoria e si inceppa subito. Si affaccia al mondo primavera e quella che sembrava una prima punta fisicamente possente all’improvviso lo sembra un po’ meno, l’incontro con difensori più esperti è complicato, la sua stagione, come quella del Milan è molto negativa, segna solo un gol, a Palermo, in un momento in cui i rossoneri sembrano riuscire a riprendere in mano il loro destino.


Ma è solo un lampo nel buio, per la primavera e per Riccardo. Ma ci sono quelle annate in cui va tutto male, in cui anche i gol più semplici sembrano impossibili, l’ha vissuta Dzeko qualche anno fa, figurarsi se non può viverla un ragazzo di 18 anni. La sensazione, però, è che Tonio viva sull’orlo dell’emotività, delle prime due giocate, se riescono sfodera una grande prestazione, se non riescono, e succede spesso ad inizio stagione, poi via via si spegne e scompare.

Ho vivida nella mente ancora la seconda giornata dello scorso campionato, stadio Ossola di Varese, arriva la Roma, la scalata è ovviamente impervia, ma Tonio parte benissimo, due ottime giocate sembra la giornata buona poi uno slalom in area concluso con un errore davanti alla porta. Sono passati 10 minuti scarsi, ne mancherebbero 80 per rifarsi, ma lentamente si spegne e si fa travolgere insieme a tutta la squadra in quella che sarà la prima delle sonore ripassate che si prenderà la primavera in quella stagione. A volte invece, come a Palermo, entra cattivo, con gli occhi della tigre che lo contraddistinguono, gli riescono le prime giocate e riesce a spaccare la partita. Sono queste partite, al fianco di Frank Tsadjout che iniziano a far intravedere come Riccardo sia molto più incisivo se può agire con un’altra punta che faccia il lavoro sporco con lui che può far esplodere la potenza delle sue gambe in velocità.

Nel mentre la stagione rossonera sta andando allo sfascio, salta Lupi e arriva Giunti, i due si annusano per un po’, Giunti inizia a studiare il ruolo giusto per il suo attaccante, ma complice l’infortunio di Tsadjout non riuscirà a mettere in campo la coppia e a fine stagione arriva la retrocessione. Sportivamente un disastro, ma non così negativo per tanti ragazzi che puntano alla maturità e uno di questi è proprio Tonio.
Con l’arrivo di Pecorino e Luan Capanni in molti, me compreso, pensavano che ad accomodarsi in panchina sarebbe stato proprio Tonin e invece fin dalle prime uscite il campo dice altro: davanti si gira, ci si alterna, ma Tonin non si tocca, non più da prima punta però, un ibrido tra seconda punta ed esterno di sinistra dove può far valere la sua forza fisica, la sua corsa inesauribile, la potenza dei suoi cavalli e il suo feeling con il gol, che sta tornando.


Non siamo più ai numeri, importantissimi di qualche anno fa, ma in 9 partite di campionato sono arrivati 2 gol, tante occasioni create, tanti tiri tentati e non andati a segno, ma sempre pericolosi. Tonio non è una Ferrari, non ti lascia lì nei primi 5 metri, ma è una Jeep, un 4×4 che ti trascina anche se ti attacchi alla sua maglia. E finalmente ha ritrovato fiducia nei suoi mezzi e nelle sue capacità, anche se la palla si rifiuta di entrare. Il super gol contro il Venezia è stata una liberazione, festeggiata con un gesto, la mano portata alla fronte, che in questa situazione sociopolitica europea (questione Turchia) avrebbe potuto creare qualche polemica, ma giusto che non sia successo.


Quella mano portata alla testa come saluto alpino non so da dove arrivi, non so in onore di chi sia, prima o poi glielo chiederò. Intanto guardo sul suo Instagram e scopro che è nato ad Brogliano, in Veneto come lascia intuire il suo cognome, una cittadina in mezzo alle colline e alle montagne, probabile che sia un richiamo alla sua terra e alle sue origini.
Riccardo Tonin, un alpino a Milano, che, da quel titolo di migliore in campo che mi sono permesso di dargli contro il Venezia, ha ripreso la sua corsa, il suo percorso di crescita, mangiandosi i sentieri e le salite senza arretrare di un centimetro come un vero alpino
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Photo credits: acmilan.com

Matteo Vismara

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