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GENOA-MILAN, Giampaolo in conferenza:”Risultato è svolta, Piatek serve”

GENOA-MILAN, Giampaolo in conferenza:”Risultato è svolta, Piatek serve”

GENOA-MILAN – È stata una settimana complicata, in casa Milan, e Marco Giampaolo non lo nasconde nella conferenza stampa di oggi a Milanello prima della trasferta di Marassi.

“Le sconfitte intaccano il morale dei calciatori. Chi pensa che se ne fregano si sbaglia di grosso. Abbiamo analizzato i nostri errori, ci siamo confrontati e messo in atto tutte le strategie per superare il momento difficile. Ma quello che ci siamo detti resta tra noi – ha detto il tecnico rossonero -. I ragazzi devono dare la vita per loro stessi e per la maglia, non per me. Ho riscontrato entusiasmo sui metodi di lavoro che abbiamo intrapreso a luglio e mi è stato confermato anche in privato. Vuol dire che la squadra crede in quello che facciamo. Le sconfitte rischiano di minare il percorso, bisogna essere bravi a tirar su le maniche e fare attenzione ai particolari, ai dettagli”.

Una settimana nella quale sono arrivate le dure parole di Galeone, secondo cui il Milan non sarebbe neanche da settimo posto, ma anche quelle di fiducia di Reina e Romagnoli.

“Dopo sei punti in sei partite è chiaro sia tutto nero ed i giudizi siano pessimistici. Bisogna avere equilibrio, sono molto prudente nell’esprimere giudizi definitivi. Molti lo fanno e sentenziano, chi è abituato a vivere il mondo del calcio, sa che è tutto diverso. Reina ha esperienza internazionale, sa cosa dire e veicolare i messaggi. E’ un leader dello spogliatoio, è un calciatore ascoltato dai compagni. Ha chiamato a raccolta tutta la squadra nel dire che in questo momento c’è bisogno di certi requisiti. Lui sa che nelle difficoltà bisogna alzare il livello di attenzione e lottare su ogni pallone come se fosse l’ultimo. E questo fa la differenza”.

Come si esce allora da questa situazione? Giampaolo sembra avere le idee chiare: “Non necessariamente con il ritiro, su cui sono abbastanza contrario. Sicuramente con il lavoro, con l’affiliazione di squadra. Le palate di materia organica che mi avete buttato addosso sono tante (ride, ndr) ma io sono abituato a soffrire calcisticamente parlando. Non è importante rispondere platealmente alle accuse, bisogna solo lavorare e smentire col lavoro chi oggi dubita e si incazza ferocemente”. Ed il mister rivendica anche alcuni aspetti positivi: “Siamo secondi di pochissimo al Napoli per possesso palla effettuati e  primi in serie A per supremazia territoriale. Ci mancano gli ultimi 20 metri – ha ripetuto più volte il mister – in cui non riusciamo a concretizzare la mole di lavoro fatta; bisogna migliorare nell’attacco alla porte e nel trovare soluzioni offensive diverse; su questo stiamo lavorando ogni giorno e continueremo a farlo. I numeri per fare il tipo di calcio di cui abbiamo parlato ad inizio estate ci sono tutti. Ma sono fiducioso perché ritengo la squadra abbia dei valori; un risultato può farci svoltare, l’aspetto psicologico è determinante più di quello fisico nel calciatore”.

Parole dolci, invece, per Piatek e di fatto una secca smentita su una probabile panchina per il polacco: “Il Milan non può rinunciare al suo attaccante più prolifico solo perché sta vivendo un momento di difficoltà. Se non fa gol lui chi li fa?! Deve star li, soffrire, darci dentro, prendersi le sue responsabilità; può star fuori qualche volta come successo con il Brescia, ma non si può pensare di rinunciare al proprio cannoniere, non posso far fuori calciatori così importanti. Se Biglia può tornare utile domani? Potrebbe…”.

Quanto ai tifosi, Giampaolo conclude: “Non discuto la contestazione, è giusto quello che hanno fatto. La squadra non sta facendo quello dovrebbe. Sento la responsabilità di dover far bene ma non per me stesso: per il Milan, per la squadra, i calciatori, il club ed i tifosi. Gli interessi individuali non contano nulla rispetto al Milan”.

Enrico Aiello

Photo credits: AcMilan.com

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Genoa-Milan, il focus sui nostri avversari della prossima giornata

Genoa-Milan, il focus sui nostri avversari della prossima giornata

GENOA-MILAN – Con l’avvicinarsi della prossima, decisiva, sfida di campionato andiamo a scoprire meglio i nostri avversari.

Ultimo precedente

L’ultimo incontro tra le due squadre risale al 21 gennaio scorso e terminò 2 a 0 per il Milan con reti di Borini e Suso.

Precedenti famosi

Tra i precedenti storici ricordiamo Genoa Milan del 5 maggio 1901, finita 3 a 0 per i rossoneri che si aggiudicarono così il primo scudetto della loro storia.

Ultime gare Genoa

Il Genoa arriva alla sfida con un punto in meno del Milan e reduce dal 4 a 0 contro la Lazio e dallo 0 a 0 interno con il Bologna.

Ultime gare Milan

Il Milan arriva alla sfida dopo il disastroso 3 a 1 interno contro la Fiorentina e la sconfitta 2 a 1 a Torino.

Occhio a…

Cristian Zapata, ex non rimpianto dai milanisti, ma che farà di tutto per rovinare la serata al diavolo.

Curiosità sugli avversari

Nato nel 1893, il Genoa è il più antico club ancora in attività. Non a caso fa parte del Club of Pioneers, un’associazione che raggruppa i club più antichi del mondo.

Intorno alla società del grifone c’è una leggenda che racconta di una maledizione lanciata, agli inizi del ‘900, da una contadina che si era vista espropriare del suo terreno per la costruzione dello stadio Ferraris. Secondo il racconto la donna maledì il club affermando che non avrebbe vinto nulla per i successivi cent’anni. Profezia che, fortunatamente per il Genoa, non si avverò.

Nel 2011 il Genoa è stato inserito nell'”International Bureau of Cultural Capitals” (una sorta di patrimonio sportivo storico dell’umanità, in linea con quello dell’Unesco).

Allenatore avversario

Aurelio Andreazzoli ha incontrato due volte il Milan, ottenendo due pareggi, mentre contro Giampaolo vanta un solo precedente, conclusosi con una vittoria.

Il tecnico si è diplomato a Coverciano nel 1998 con una tesi sulla difesa a zona.

Storico arbitro con le due squadre

L’arbitro della sfida sarà Maurizio Mariani. Il fischietto di Aprilia ha diretto sia il diavolo che il Grifone 7 volte: per i rossoneri bilancio tutto sommato buono con tre vittorie, due sconfitte e il clamoroso pareggio per 2 a 2 del 2017 con il Benevento. Meno fortunati i rossoblù che con Mariani contano una sola vittoria, due pareggi e ben quattro sconfitte.

A coadiuvare Mariani ci saranno gli assistenti Paganessi e Cecconi, il quarto uomo la Penna , il var Mazzoleni e l’assistente var Preti.

Ex e doppi ex

Sono circa un trentina i giocatori che si sono mossi sull’asse Milano Genova. Tra questi ricordiamo: Alberto Paloschi (al Milan dal 2002 al 2008 e al Genoa dal Gennaio al Giugno 2011), Alexander Merkel (al Milan dal 2008 al 2010 e poi al Genoa dal 2010 al gennaio 2013), Christian Panucci (al Genoa dal 1991 al 1993 e poi al Milan dal 1993 al 1996), Kakhaber Kaladze (al Milan dal 2000 al 2010 e poi al Genoa dal 2010 al 2012) , passando dai più recenti Niang (al Milan dal 2012 al 2018 con in mezzo vari prestiti tra cui uno al Genoa nel 2015 e attualmente tesserato con il Rennes) e Bertolacci (rientrato quest0estate dal prestito ai rossoblù e ora svincolato), fino ad arrivare ad un ex che con molte probabilità sarà della partita ovvero Suso, che ha trascorso sei mesi a Genova nel 2016 prima di rientrare alla base.

Giulia Galliano Sacchetto

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Crisi Milan, in questi giorni tristi, i ricordi e le speranze di un innamorato

Crisi Milan, in questi giorni tristi, i ricordi e le speranze di un innamorato

CRISI MILAN – In questi giorni tristi – Nei giorni scorsi in molti, compreso il sottoscritto, hanno scritto, twittato o citato questa frase: “Tifosi rossoneri, tifosi milanisti, teniamoci per mano in questi giorni tristi”. È l’inizio dell’inno delle BRIGATE ROSSONERE che in molti della mia generazione hanno cantato centinaia di volte allo stadio. Eravamo ragazzi e quella “marcetta” segnava l’inizio delle ostilità nei confronti della curva avversaria. Da lì in avanti pochi scherzi, si doveva cantare e battere le mani più forte di quelli di fronte. Ed io, piccolo milite del tifo rossonero, urlavo come un pazzo. Poi partiva “Leoni armati stiam marciando” e…

Vabbè, altri tempi.

Ero molto più giovane e poco mi interessava di cosa cantavo. Mi bastava farlo insieme ai miei fratelli.

In molti di quelli che hanno scritto “teniamoci per mano in questi giorni tristi” non sanno, o fanno finta di non sapere che quel coro continua in maniera molto ultras snodandosi tra morti e feriti fatti a Marassi o al Comunale. Roba che se la fischietti oggi in metropolitana ti danno il daspo. Ma ero giovane e mi interessava poco se non l’aveva scritta il Mahatma per la marcia del sale o gli stessi autori di Symbolum 77. Era la mia marcetta ed ero molto più interessato al significante piuttosto che al significato. Per me, per noi, era un richiamo alla nostra passione, il modo per caricarci prima della sfida.

Eravamo più giovani.

Come ero più giovane, molto più giovane, quel pomeriggio del 1982. Un ragazzino che frigge seduto al ristorante dove si festeggia la cresima della sorella e pensa al suo Milan che gioca a Cesena e si gioca la salvezza. Mamma, impietosita, mi dà il permesso e vado con Germano alla sua Giulia amaranto. Accendiamo l’autoradio e ascoltiamo “tutto il calcio minuto per minuto” che snocciola cambi di risultato. Poi Castellini regala la palla e la salvezza al Genoa ed il mio Milan torna in serie B mentre io piango e Germano mi spiega che torneremo.

Ero giovane e innamorato.

Oggi, a distanza di tanti anni, resto un innamorato. Ma, forse a causa del mio lavoro, non sono più innamorato solo del Milan. Amo i suoi tifosi che da due anni mi insegnano ogni giorno cosa significa essere rossoneri. Amo i miei amici dei club lontani da Milano che vengono a vedere anche il derby femminile perché il Milan è tutto quello che riempie quella casacca a strisce rossonere; amo i miei amici di magliarossonera.it che tengono un sito meraviglioso che contiene tutte le risposte a qualsiasi domanda sul Milan; amo i miei amici di Milannight e sui social che frustano società allenatore e giocatori (a proposito, mamma mia che post Axel!!!!) perché soffrono per la loro squadra.

Li abbraccerei tutti quanti e direi loro che tutto andrà bene. Ma non posso, non conosco il futuro. Posso solo dire loro che abbraccio quel ragazzino che piange accanto alla Giulia amaranto e gli racconto di una furia mora con le treccine che riceve un passaggio di Evani in piena area di rigore e abbatte il portiere dell’Inter; gli racconto di un ragazzo biondo venuto dal freddo che guarda l’arbitro impaziente di tirare il rigore più dolce; gli racconto di Paolo, di Gianni e del Franz il piccolo grande uomo che ha portato quel pezzo di stoffa bianca sul braccio destro in serie B ed in finale di Coppa Intercontinentale.

Gli racconto del Milan e di noi suoi tifosi che “le abbiam prese ma non siamo vinti”.

In fin dei conti basta solo tenersi per mano in questi giorni tristi.

Pierangelo Rigattieri

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Daniel Maldini, Focus on: la pesante eredità di un talento che potrà diventare grande

Daniel Maldini, Focus on: la pesante eredità di un talento che potrà diventare grande

DANIEL MALDINI – Non semplice parlare di Daniel Maldini, assolutamente non semplice. Anzi, sarebbe anche meglio evitare. Perché una buona fetta di tifosi appena legge o sente il nome Maldini si mette a guscio e perde ogni tipo di obiettività, difesa oltranzista, straordinaria e inattaccabile, come era Paolo in campo.

E così è anche per Daniel, che non è solo Daniel, ma è Daniel Maldini, figlio di Paolo Cesare, nipote di Cesare, capitani del Milan e alzatori di Champions League. E se vogliamo continuare, semicitando Games Of Thrones, primo nel suo nome, secondo nella discendenza di Paolo, primo della dinastia ad attaccare la porta e non a difenderla, primo castiga portieri su calcio di punizione. Potrei andare avanti così, ma ve lo evito. Spero che abbiate saltato questo piccolo, ma tutt’altro che utile, incipit.

L’inizio di semicultura televisiva serviva solo per far capire come sarebbe molto più semplice tessere unicamente le lodi di un ragazzo di 18 anni con QUELLA famiglia alle spalle. Mi è capitato più di una volta durante la scorsa stagione di pensare e dire “Il ragazzo è forte e potrà sbancare, ma si chiama Maldini. E oggi il nome, forse, lo aiuta ad avere visibilità, domani potrebbe schiacciarlo.” Non è forte perché si chiama Maldini, se no il calcio italiano avrebbe da almeno 4/5 anni un terzino sinistro fatto e finito, Daniel è forte perché lo è davvero. E lo aiuta il fatto di giocare in zone di campo in cui il nonno e il papà si presentavano poco: la trequarti e l’attacco.

Tecnica, una buona capacità di inserimento e finalizzazione e la tipica sfacciataggine di chi si sente forte e ha il coraggio di provare la giocata. La personalità senza dubbio non gli manca. La scorsa stagione si è preso il ruolo di tiratore dei calci piazzati a discapito di Gabriele Capanni, che ha continuato a tirare solo i calci di rigore, a suon di punizioni pericolose e gol. 8 gol in campionato, 2 al Viareggio e la sensazione che decidesse di farli sempre quando contava di più. A cavallo tra dicembre e gennaio con 4 reti in fila ha provato a rianimare l’ultimo Milan di Lupi, quando a Empoli nessuno ci credeva più è arrivata la sua zampata nel finale per pareggiare la partita, cercando di portarsi dietro tutti i compagni alla ricerca del gol vittoria, che non è arrivato. È stato lui a segnare l’ultimo gol del Milan di Lupi, ad aprire le danze nella sconfitta con l’Udinese, e a segnare il primo del Milan di Federico Giunti, a Genova contro la Sampdoria. Da quando Giunti siede sulla panchina rossonera, se Daniel segna, il Milan fa punti: 4 vittorie e un pareggio, quello sciagurato di Verona (3-3 contro il Chievo, avanti 0-3).

Ma, perché c’è un grosso “ma”, non è pronto al grande salto. Oltre ad una questione fisica, che è, ovviamente, legata anche a modalità di allenamento differenti tra calcio giovanile e calcio professionistico, c’è una parte legata alla mentalità. La partita di Verona è un po’ la cartina di tornasole del Maldini attuale, stratosferico e incontenibile quando ha voglia di giocare, quando gli riescono le giocate, quando si fida dei compagni e gioca con loro (primo tempo). Testardo, solista e con quella voglia di spaccare il mondo ed essere il salvatore della patria, quando le cose iniziano a girare male e sarebbe necessario semplificare il proprio gioco, piuttosto che continuare a cercare solo la giocata difficile (secondo tempo).

L’inizio di stagione, dopo la tournée con i grandi, al netto di un fastidio fisico, è durato poco meno di un tempo. 40’ giocati tanto con il pallone e poco con i compagni, come spesso gli accade quando non è in giornata. È ancora troppo discontinuo ma è fondamentale per questa squadra primavera. Deve entrare in campo con la voglia che lo ha contraddistinto nei momenti positivi della scorsa stagione perché è il perno offensivo del calcio di Giunti, è il giocatore con più fantasia. A lui toccherà inventare per sé e per gli attaccanti (Tonin, Capanni o Pecorino poco cambierà).

Seguendo meno il flusso emotivo e cercando sempre di rimanere umile e con i piedi per terra. Nonostante si chiami Maldini, nonostante sia il più dotato tecnicamente della squadra, nonostante il precampionato con i grandi. Perché è solo rinforzando la parte mentale che potrà fare il salto vero e definitivo. Probabilmente non sarà mai grande come Paolo, ma nessuno glielo chiede. Per primo lui deve scegliere di essere solo Daniel, poi il resto verrà da sé.

Photo Credits: AcMilan.com

Matteo Vismara

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