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Derby di Milano. La sfida della fantasia

Derby di Milano. La sfida della fantasia

DERBY MILANO – In un periodo in cui, a causa dei recenti fatti di cronaca, si parla di curve solo in chiave negativa, arriva uno dei momenti dell’anno in cui la parte più calda del tifo meneghino riesce a dare il meglio di sé. Se, in genere, la settimana che porta al derby è un lungo percorso di avvicinamento fatto di interviste, approfondimenti e magari provocazioni e polemiche, il primo atto vero e proprio della sfida si gioca ormai sugli spalti, dove le coreografie sono diventate parte integrante della stracittadina milanese. Una sorta di rito pagano (nel rito) in cui le due tifoserie, attese da tutto il pubblico di San Siro e anche da quello a casa, che si siede davanti al televisore qualche minuto prima del solito, si confrontano dando libero sfogo a una fantasia fatta di simboli, icone e celebrazioni della storia del proprio club, senza dimenticare gli inevitabili sfottò.

I simboli – Sono naturalmente il diavolo rossonero e il biscione visconteo, riscoperti recentemente dalle due curve. Nella stagione passata i cugini nerazzurri hanno celebrato “il simbolo dei milanesi”, sovrastato da un’enorme croce di San Giorgio; una coreografia davvero imponente ed elaborata, difficile da superare in bellezza, ma che venne sconfitta dall’astuzia dei tifosi rossoneri e da qualche soffiata. La Sud, infatti, esibì, due enormi mani nell’atto di strappare il serpente; purtroppo in campo Icardi ebbe la meglio sul muro messo in piedi da Gattuso.

Stessa stagione, derby di ritorno: la curva rossonera rispolvera il vecchio diavolo e non è uno qualunque, ma il demone Hellboy, storico personaggio dei fumetti creato da Mike Mignola per la Dark Horse. Intorno all’immagine di Hellboy la scritta “Mandiamoli all’inferno” e uno sfondo ovviamente rossonero.

Le icone – Qui non può mancare uno dei grandi protagonisti del derby milanese, l’avvocato Peppino Prisco celebrato dalla Curva Nord il 23 novembre 2002, a un anno dalla scomparsa, con un’immagine del grande nemico che anche dall’aldilà saluta i cugini con il gesto delle corna. Sotto questo punto di vista il tifo milanista non può che rispondere con uno dei momenti cult della storia rossonera nel derby, la celebre incornata di Hateley su Collovati nel derby del 28 ottobre 1984, una dimostrazione di forza in cui tutta la famiglia rossonera ha spazzato via i fantasmi della doppia retrocessione e ha cominciato a guardare con ottimismo al futuro (e per i cugini un fosco presagio). La Sud ha celebrato questo momento con la bellissima coreografia del 31 gennaio 2016: sopra la storica incornata l’immancabile “Sovrastiamoli”. In effetti quel derby il Milan lo ha vinto 3-0 e il vantaggio è arrivato proprio con un’inzuccata di Alex…

Nel derby di andata della stagione successiva, invece, sarebbe arrivata la celebrazione di Silvio Berlusconi, presidente di tante vittorie alla sua ultima stracittadina.

La storia – Del Milan, del derby, della sfida infinita con i cugini ripercorsa con gli immancabili sfottò da innumerevoli striscioni e coreografie: da quella dantesca che ricorda come “Dal 1908… siete voi la vera Commedia”

A quel “Noi realizziamo i vostri sogni” sovrastato dalla Coppa dei Campioni appena conquistata eliminando l’Inter in una delle semifinali più tese della storia.

Seguito l’anno successivo dal meraviglioso Urlo di Munch e dallo striscione “Interista diventi pazzo”, verso di un celebre coro della Sud che in quell’inizio degli anni Duemila cantava una superiorità che i nerazzurri, nonostante gli investimenti faraonici, non riuscivano a scalfire.

C’è spazio ovviamente anche per le polemiche, come quelle in occasione del derby del 2 aprile 2011, quello dell’Ultima Cena e del “Giuda interista”.

Tutto questo è il derby della Madonnina, un pezzo di storia del calcio italiano e mondiale, ma anche di folklore e cultura popolare, un imperdibile appuntamento in cui le due anime di Milano si scontrano in uno spettacolo di colori che comincia sugli spalti e accoglie i giocatori che entrano in campo. Ricordatevi solamente di entrare a San Siro con un po’ di anticipo o di accendere la televisione qualche minuto prima del fischio di inizio and enjoy the show!

Joel Da Canal

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Massimo Ambrosini a Radio Rossonera: “Mi aspetto di più da Calhanoglu, Romagnoli crescita costante. Il mio goal al Psv? Ho pianto”

Massimo Ambrosini a Radio Rossonera: “Mi aspetto di più da Calhanoglu, Romagnoli crescita costante. Il mio goal al Psv? Ho pianto”

MASSIMO AMBROSINI – Alla vigilia del Derby della Madonnina, abbiamo intervistato l’ex centrocampista del Milan, Massimo Ambrosini. Tanti i temi trattati, non solo in ottica Milan-Inter. Qui di seguito, l’intervista completa.

Se ti dico Derby di Milano, qual è il primo ricordo, la prima immagine che ti viene in mente?

Mi viene in mente l’immagine di San Siro pieno quando giocai il mio primo derby da ragazzino. Purtroppo il Milan lo perse con un goal di Branca ma porto nel cuore colori ed emozioni meravigliose“.

Tu che hai indossato la fascia di capitano del Milan, cosa ti aspetti possa dare di più dentro e fuori dal campo, Alessio Romagnoli?

Ci sono diversi modi di interpretare il ruolo di capitano. Si può essere capitani anche solo con l’esempio, il lavoro e l’attaccamento alla maglia. I miei capitani sono stati Baresi e Maldini: due esempi di personalità e carisma accomunati dall’essere dei leader naturali. Alessio (Romagnoli, n.d.r.) Mi sembra un ragazzo consapevole della fortuna e della responsabilità di quella fascia che gli è stata consegnata. È un giocatore che sta avendo una crescita costante, le sue prestazioni sono sempre lineari in senso positivo e, partita dopo partita, sta imparando a gestire questo ruolo“.

Quanto Boban e Maldini possono rappresentare due figure fondamentali per i giocatori di questo Milan?

Difficile chiaramente che possano imparare qualcosa dal punto di vista tecnico ma sia Boban che Maldini rappresentano una garanzia in quanto conoscenza calcistica ai massimi livelli di tutte le dinamiche del calcio. Il Milan è una squadra che mi stuzzica perché è una squadra giovane con grandi margini di miglioramento“.

Trequartista e due punte oppure tridente d’attacco per questo Milan?

Giampaolo sta già facendo alcuni adattamenti. Credo che questa squadra sia costruita per giocare con il tridente e due attaccanti larghi. Inoltre, credo che Rebic possa far bene l’esterno“.

Cosa ti aspetti dal derby di domani e da chi ti aspetti qualcosa in più nel Milan?

Mi aspetto qualcosa in più da Calhanoglu: un giocatore dotato di qualità per far bene e sempre molto presente in campo. Non dimentichiamoci però che è il numero 10 del Milan e da lui è lecito aspettarsi più giocate di qualità“.

Siamo sulla strada giusta per tornare il Milan, quel Milan che hai vissuto tu?

“Tornare quel Milan lì sinceramente è complicato, non può essere preso in considerazione come termine di paragone. Bisogna però trovare le giuste soluzioni per fare sempre dei passi in avanti. L’ambizione di tornare ad essere quel Milan ci deve essere ma è molto complicato provare a fare dei paragoni”.

Massimo un tifoso sulla nostra chat scrive: “Grazie, dopo il tuo goal al Psv ho pianto”. La risposta di Ambrosini è stata: “Ho pianto anch’io”.

Photo Credits: AcMilan.com

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Milan-Inter, Giampaolo: “Entusiasmo e consapevolezza. Gioca Conti”

Milan-Inter, Giampaolo: “Entusiasmo e consapevolezza. Gioca Conti”

MILAN INTER – Le parole di mister Marco Giampaolo in attesa della stracittadina di sabato sera.

MILAN-INTER, CONFERENZA GIAMPAOLO – Il Derby, il 171° in Serie A TIM e 224° totale, non è mai una partita come tutte le altre. Tra giocatori e tifosi, l’atmosfera è diversa perché, in fondo, ne va di almeno metà stagione. Tra sfottò a scuola o al lavoro. Tra la possibilità di vantarsi per “averlo vinto” e abbassare il capo in attesa del match di ritorno.

Mister Giampaolo lo sa – e chi se non lui che con la Sampdoria ha un bottino di 4 vittorie e 2 pareggi – e si è detto pronto ad affrontare un altro allenatore, Antonio Conte, che con le stracittadine ha un ottimo rapporto: sulla panchina della Juventus, il parziale è di 4 vittorie a zero. Ecco perché il tecnico rossonero, nella consueta conferenza stampa della vigilia, si è detto fiducioso nel voler regalare una gioia ai tifosi: “Non dobbiamo mai dimenticare che rappresentiamo milioni di tifosi, il vero patrimonio sono loro. So cosa significa vincere un derby anche se poi, per me, la gioia dura poco. Non riesco a godermi troppo le vittorie ma capisco l’importanza per i nostri tifosi”.

LA PARTITA

Mister Giampaolo, nel corso della conferenza stampa, ha analizzata a lungo quella che sarà la partita di domani: “Il derby fa storia a sé ed è una partita importante ma ambisco a farne tante altre. Ne ho vissuti diversi a Genova e so cosa significa per i tifosi. Nessun favorito o sfavorito, è una partita talmente particolare che sfugge da ogni tipo di pronostico. Confido nella capacità di saperla fare in un determinato modo; hanno tutti da perdere e tutti da vincere”.

L’INTER

Il tecnico rossonero si è poi soffermato sugli avversari: “Sono una squadra chiara e definita che fa le cose con ripetitività. Non ci sono singoli ma c’è il collettivo così come, da parte nostra, dobbiamo fare un grande lavoro di responsabilità e grande maturità tattica. I calciatori dovranno fare una prestazione di altissimo livello, sempre con il collettivo. Conte? Non ci siamo mai affrontati ma ha avuto un percorso importante e me lo ricordo già dagli inizi, avendolo seguito. Oggi all’Inter ripropone il calcio del ‘primo-Conte’. So da dove viene e conosco il suo tipo di calcio”.

QUELLO CHE SI ASPETTA

La nostra ambizione è quella di giocare bene e vincere. Cerco di trasmetterla alla squadra e per fare questo servono giocatori concentrati e vogliosi senza particolari nervosismi. In partite come queste, il livello si alza da solo; c’è già un alto dispendio psico-fisico. Per giocare bene, devi essere sereno e saperti divertire. Il nostro obiettivo è fare meglio dello Slavia Praga (sorride, ndr): molte volte si può difendere tenendo la palla, così come fanno le grandi squadre. Non per forza serve fare il fortino. Idealmente, a me non piace una squadra che difende basso, una squadra che gioca palla lunga o che non pressa alta per recuperare palla. Per fare tutto ciò, serve consapevolezza tattica, cura del dettaglio e tanto lavoro.

SUI SINGOLI

Per forza di cose, il dialogo con i presenti, si è spostamento sui giocatori ed in particolare su chi sostituirà Davide Calabria: “Gioca Conti! Il ragazzo si allena bene ed è sempre attento. In fase difensiva sapeva e sa che deve migliorare e più di qualche passo avanti l’ha fatto. Domani ha la possibilità di dimostrare come sta, nulla di più. Con Paquetá nessun confronto e nessun nervosismo. È stata una chiacchierata ma niente di clamoroso”. Il tecnico rossonero ha poi confermato quanto detto da Boban in settimana: “Ci sono tanti uomini spogliatoio, in particolare quelli che l’anno scorso erano già al Milan. Gigio è uno di questi, così come Alessio (Romagnoli, ndr)”. Infine, si è parlato del dualismo Biglia-Bennacer: “Lucas è un giocatore esperto che sa giocare, è uomo di grande esperienza. Domani, poi, giochiamo in 14”.

LA SCINTILLA

Infine, Mister Giampaolo ha parlato di quella scintilla necessaria per svoltare: “Ogni partita è buona: d’incanto riesci a giocare trovandoti nelle stesse situazioni provate in settimana ed acquisisci autostima. Nelle amichevoli di quest’estate ci siamo andati molto vicini, in campionato meno ma questo significa che ‘l’aria l’hanno annusata’. Da bambini ci divertivamo passandoci la palla, non correndo dietro agli altri. Lo spirito deve essere quello; ci sono e saranno difficoltà nel percorso ma il mantra è gioia, divertimento ed entusiasmo”.

Photo credits: acmilan.com 

Tomaso Palli

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Milan-Inter: Lavagna Tattica, il Pre. Coraggio, testa alta e giocare a calcio!

Milan-Inter: Lavagna Tattica, il Pre. Coraggio, testa alta e giocare a calcio!

MILAN-INTER – Mai come in questa vigilia è difficile intuire come Inter e soprattutto Milan affronteranno il derby sia come sistema di gioco, sia nei vari interpreti. Il derby è da sempre partita particolare, una partita che non va subita, specie se questa partita la si gioca contro una squadra di Conte che da sempre va in difficoltà se attaccata meno se si prova a giocare soltanto di rimessa.
Il derby bisogna guardarlo negli occhi, prenderlo per il bavero e strattonarlo per portarlò a sé. Senza paura.
Per questo motivo proveremo ad analizzare la gara dal punto di vista tattico cercando di dare una lettura coraggiosa alla gara del Milan e abbiamo preso come spunto la partita Inter-Slavia Praga di Champions League dove un avversario di buon livello ha affrontato l’Inter partendo da una difesa a quattro come la nostra.

Partiamo dalla fase di possesso dell’Inter: da rinvio dal fondo o con palla nelle mani di Handanovic, i nerazzurri venivano presi uomo vs uomo dalla squadra avversaria. Si lasciava una ricezione comoda al centrale della difesa a 3 (De Vrij – #5) chiudendo però tutte le possibili giocate corte con i due esterni alti sui terzi di difesa, schermando il mediano (Brozovic #4) con la prima punta e arretrando il trequartista (#10) su una mezzala (Gagliardini #6) – nel nostro caso se dovessimo giocare 1-4-3-3 sarebbe ancor più semplice fare mezzala su mezzala. Alzando poi coraggiosamente i terzini sui quinti di centrocampo lo Slavia chiudeva anche gli sbocchi laterali lasciando sì un rischioso “2vs2 difensori vs Lukaku-Lautaro” ma si premurava di piazzare uno dei due mediani (#8) a zona per chiudere le linee di passaggio per le due punte e per aiutare i due centrali in caso di palla alta e profonda.
Questa disposizione subiva poi un cambiamento (secondo schema di spalla) non appena il portatore di palla (sempre De Vrij) arrivava sulla trequarti campo. Con una rapida scalata in avanti che coinvolgeva tre giocatori (prima punta #9, trequartista #10 e mediano #8) i cechi forzavano la giocata al difensore olandese chiudendo le linee di passaggio e lasciando libera una palla profonda che l’Inter si poteva permettere per la presenza di un giocatore fisico come Lukaku. Coraggiosi certo, forse anche un po’ spregiudicati, ma infine ripagati da questo azzardo perchè le palle recuperate su errori in uscita dall’Inter sono state molte e una di queste (doppio errore di Skriniar nel frangente) ha portato al gol del vantaggio. Potrebbero essere un paio i “boomerang” di questo coraggio: la fisicità di Lukaku contro i nostri centrali (sia Romagnoli che Musacchio pagano dazio in questo) e occhio al recupero immediato dell’Inter perchè si rischia di non esser in posizione corretta e di lasciare scoperti i centrali, liberi di esser attaccati palla a terra e in campo aperto (da qui la miglior occasione della gara vs lo Slavia ovvero il diagonale di Lautaro). Ultimo accorgimento strettamente necessario: chiudere i rifornimenti a Brozovic. Che lo si voglia prendere alzando di molto il mediano (Bennacer alla Jorginho sarriano?) in un ipotetico 1-4-3-3 o schermandolo con la punta o il trequartista non bisogna in alcun modo lasciare libero il croato di ricevere e dialogare sul corto con i compagni. Questo manderebbe all’aria qualsiasi tentativo di pressing alto e lascerebbe alla “tipica” squadra di Conte una delle armi preferite ovvero potersi riversare e metter le tende nella metacampo altrui, asfissiando l’avversario con ritmo e intensità.

Ribaltiamo ora il lato e pensiamo alla nostra fase di costruzione. L’Inter si oppone al possesso avversario in due modi, uno più aggressivo e un altro più standard come riportato negli schemi di lato. Nel caso numero 1 c’è una pressing molto offensivo, uomo su uomo, Lukaku prende un centrale e la seconda punta (o uno dei due trequartisti nel 1-3-4-2-1) prende l’altro; il mediano (Brozovic) sale molto fino a prendere il mediano avversario e i quinti chiudono le uscite sui terzini. Punto debole? Lo spazio in trequarti rimane così sguarnito, dovessimo giocare 1-2 davanti sono sicuro che Conte non lascerebbe quella voragine e ci affronterebbe con la versione numero 2 più equilibrata, che lascia il possesso ai centrali e il solo Lukaku a tagliare la linea di passaggio tra i difensori spesso usata/abusata dai rossoneri. Dovessimo giocare a tre davanti perchè non provare a sfruttare l’eventuale spazio lasciato libero da Brozovic con il movimento ad accentrarsi nei mezzi spazi di Suso e Rebic?

Ultime tre annotazioni rapide:
– se recuperiamo velocamente la palla a metà dobbiamo esser bravi a ribaltare il lato e pizzicare la pigrizia dei quinti avversari in modo da lasciare in 1vs1 i terzi di difesa interisti, sfruttare gli inserimenti delle mezzali (che Kessiè e Calha/Paquertà ce la mandino buona…) e provare a muovere De Vrij facendolo uscire sui lati.
– prima dell’espulsione di De Paul, l’Udinese aveva ben affrontato l’Inter in un modo differente, ovvero infoltendo la zona centrale del campo con molti uomini, abbassando tutti i trequarti e facendo possesso nello spazio tra la linea dei mediani e quella delle mezzepunte interiste. Una volta affrontati e superati i centrocampisti nerazzurri grazie alla superiorità numerica, i friulani potevano sfidare con spazio la difesa avversaria grazie anche al movimento profondo ad allungare di Lasagna che Piatek saprebbe ben fare.
– Il Milan difende a zona sui calci piazzati (l’Inter a uomo) e i nerazzurri sono molto forti fisicamente. Occhi aperti quindi, pronti ad attaccare la palla appena parte dal calcio piazzato perchè il terzo tempo dei vari Godin, Skriniar, De Vrij, Lukaku potrebbe esser fatale e inoltre la zona appena fuori dal limite dell’area viene ancora lasciata sguarnita, preda dei tiratori avversari: da rivedere.

Simone Cristao

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Milan-Inter, il focus sui nostri avversari della prossima giornata

Milan-Inter, il focus sui nostri avversari della prossima giornata

MILAN INTER – In attesa della stracittadina di sabato sera andiamo a scoprire meglio i nostri avversari.

Ultimo precedente

L’ultima gara tra Milan-Inter, giocata il 17 marzo 2019, è finita 2 a 3 per i nerazzurri, con il gol decisivo dal dischetto di Lautaro Martinez al 67esimo.

Precedenti famosi

Tra i precedenti famosi ricordiamo quello del 27 marzo 1960, terminato 5 a 3 per il Milan e che attualmente è il derby con il maggior numero di reti segnate.

E ancora quello del 29 agosto 2009 quando l’Inter di Mourinho travolse il Milan 4 a 0. Il Diavolo si rifarà il 2 aprile 2011 con un secco 3 a 0 sui nerazzurri allenati dall’ex Leonardo: quella vittoria, iniziata dopo soli 43’ secondi di gioco con la rete di Pato, sarà lo spartiacque della stagione consegnando di fatto lo scudetto ai rossoneri.

Ultime gare Inter

L’Inter arriva al derby decisamente più in forma del Milan. I nerazzurri sono reduci da 3 vittorie, le ultime due sofferte ma importanti, contro Lecce (4 a 0), Cagliari (2 a 1) e Udinese (1 a 0).

Ultime gare Milan

Il Milan arriva al derby rinfrancato dalla vittoria tiratissima sull’Hellas Verona e da quella altrettanto sudata con il Brescia seguita alla sconfitta con l’Udinese nella prima giornata.

Occhio a…

Stefano Sensi arriva al derby in gran spolvero dopo le prime giornate di campionato e dopo il gol vittoria con l’Udinese, che ha permesso all’Inter di scavalcare la Juve e ritrovarsi in testa da sola.

Curiosità sugli  avversari

L’Inter è nata grazie a 44 milanisti dissidenti con la linea della proprietà di non ingaggiare calciatori stranieri. Il primo presidente nerazzurro, Giovani Paramithiotti, aveva origini albanesi e proveniva da Venezia. Restò in carica un solo anno perché si diffuse su di lui la nomea di menagramo tanto che fu costretto a non assistere alle partite della sua squadra.

Durante il fascismo il nome della squadra (’Internazionale) era sgradito ai gerarchi che lo riteneva di ispirazione comunista e che costrinsero la società ad unirsi con un’altra squadra (l’Unione Sportiva Milanese) e a crearsi un nuovo nome: l’Ambrosiana. Nonostante ciò i tifosi continuavano a intonare il coro “Forza Inter!” durante le partite, fatto che portò la dirigenza a porre fine alla fusione con la Milanese e ribattezzare la squadra Ambrosiana-Inter. Nel 1945, dopo la definitiva caduta del fascismo, la squadra riprese il suo antico nome.

L’Inter è stata la prima squadra italiana ad introdurre, ad inizio anni ’60, gli abbonamenti allo stadio validi un’intera Stagione.

Allenatore avversario

Antonio Conte, che il Lecce acquisì dalla Juventina Lecce per otto palloni (tre dei quali sgonfi) e duecentomila lire, e che venne espulso all’esordio in Serie A, non ha mai perso contro il Milan vincendo 6 volte e pareggiando 3. Tra lui e il tecnico del Milan Marco Giampaolo non c’è nessun precedente.

Storico arbitro con le due squadre

Ad arbitrare il derby sarà Daniele Doveri, alla sua prima stracittadina milanese in campionato. Ha diretto il Milan 16 volte, l’ultima volta in un Milan Napoli terminato 0 a 0. Si direbbe porti bene ai rossoneri che con lui hanno vinto ben dodici volte, perdendo una sola volta sempre contro il Napoli.

Meno positivo invece il bilancio dell’Inter che nelle 15 gare dirette dal fischietto romano ha vinto soltanto quattro volte, uscendo sconfitta ben sei volte.

I guardalinee saranno Ranghetti e Lo Cicero, il quarto uomo Maresca mentre al Var ci saranno Irrati e Carbone.

Ex e doppi ex

Ex che saranno della partita:

Nessuno

Ex che non saranno della partita ma ancora in attività:

Balotelli: all’Inter dal 2006-2010 e al Milan nel 2013-2014 e 2015-2016 ora tesserato con il Brescia. Cresciuto nella Primavera nerazzurra si aggrega in prima squadra su ordine di Roberto Mancini. La crescita sul campo è importante ma l’atteggiamento non migliora. Con Mourinho vedrà poco il campo e nell’annata del Triplete nerazzurro, oltre che per gli importanti gol da subentrato, verrà ricordato per la maglia gettata a terra nel delicato incontro contro il Barcellona nella semifinale d’andata della Champions League: è la rottura definitiva. Passa al Milan due volte dopo le avventure poco fortunate in maglia Manchester City e Liverpool senza mai segnare nel derby della Madonnina.

Ex ritirati:

Collovati: al Milan nel 1976-1982 e all’Inter nel 1982-1986 ora impegnato in tv. Scoperto da Giovanni Trapattoni all’età di tredici anni sarà ricordato dai tifosi rossoneri come “ingrato transfuga” dopo essere passato sull’altra sponda del Naviglio da capitano del Milan. Dopo due retrocessioni passa all’Inter nell’estate ’82 da Campione del Mondo in maglia azzurra in cambio dei nerazzurri Canuti, Pasinato e Serena. Qui conquista la maglia da titolare raggiungendo con i nerazzurri due semifinali di Coppa Uefa consecutive, nel 1984/85 e nel 1985/86.

Coco: al Milan nel 1993-2002 e all’Inter nel 2002-2007 ora agenzia di comunicazione a Milano e scuola calcio a Napoli. Arriva in nerazzurro con una scambio alla pari che vedrà il centrocampista Clarence Seedorf in rossonero ed il terzino mancino alla corte dell’allora allenatore dell’Inter Hector Cuper, Coco non lascerà ricordi esaltanti in entrambe le esperienze. Il Milan lo lancia nel calcio che conta ma non ci crede fino in fondo, girandolo tre volte in prestito fino a quando Moratti non si lascia convincere. Tanti infortuni e ben poche presenze lo spingono a lasciar il calcio a soli trent’anni.

Panucci: al Milan nel 1993-1997 e all’Inter nel 1999-2001 ora dirigente sportivo. Primo calciatore italiano ad indossare la maglia del Real Madrid, passa all’Inter dopo aver scritto la storia con il Milan qualche anno prima. In nerazzurro non vincerà nulla e ci rimarrà soltanto un anno complice il rapporto non proprio idilliaco con Marcello Lippi.

Pirlo: all’Inter nel 1998-2001 e al Milan nel 2001-2011 ora imprenditore vinicolo). Approda in nerazzurro a soli 19 anni e l’Inter, per garantirgli un maggior minutaggio, lo gira in prestito tra Reggina e Brescia. In maglia biancazzurra l’allenatore Carlo Mazzone ne intuisce le doti arretrandolo regista. Torna all’Inter giusto il tempo per essere ceduto ai cugini rossoneri con cui vincerà 2 Champions League e altrettanti scudetti confermandosi uno dei migliori nel suo ruolo e uno dei maggior rimpianti nerazzurri di sempre.

Seedorf: all’Inter nel 2000-2002 Inter e al Milan nel 2002-2012 ora ct del Camerun). L’Inter lo cede al Milan nell’estate del 2002 dopo aver perso lo scudetto all’ultima giornata. In maglia nerazzurra poche luci, una celebre doppietta contro la Juventus e una posizione in campo a lui non congeniale. Al Milan invece dieci anni di vittorie in un centrocampo stellare insieme a Pirlo. Capitano e successivamente allenatore è attualmente commissario tecnico della nazionale camerunese.

Ronaldo: all’Inter nel 1997-2002 e al Milan nel 2007-2008, ora dirigente sportivo. Massimo Moratti si assicura il più grande talento prelevandolo dal Barcellona. In maglia nerazzurra, il Fenomeno, vinse la Coppa UEFA del ‘98 e prestazioni che faranno di lui uno dei calciatori più forti della storia. L’Inter è costretta a sopportare i costanti infortuni del brasiliano e le lacrime che lo porteranno, nell’estate del 2002, a lasciare Milano salvo poi tornarci sei anni e mezzo più tardi, sponda rossonera. Il “tradimento” ha apice nell’esultanza al gol durante il derby poi vinto dall’Inter nella stagione 2006/2007, fra i fischi assordanti del pubblico nerazzurro.

Vieri: all’Inter nel 1999-2005 e al Milan nel 2005-2006. Sei anni e più di cento gol con l’Inter, è entrato nella storia recente come uno dei più prolifici attaccanti nerazzurri di sempre. Prelevato dalla Lazio per una cifra monstre va in scadenza di contratto nell’estate 2005 per passare al Milan. Sei mesi deludenti, preludio della fine di una carriera vissuta a suon di gol.

Serena: all’Inter più volte nel 1978-1979 e 1981-1982 1983-1984 1987-1991, e al Milan due volte nel 982-1983 1991-1993, ora  commentatore sportivo). L’attaccante italiano fa la spola tra Inter e Milan durante tutta la sua carriera, senza considerare la sua parentesi biennale con la maglia della Juventus. L’Inter lo cede al Milan in serie B nel 1982-83 salvo poi ritornare alla base l’anno successivo. Torino e Juventus se lo aggiudicano per le stagioni successive per poi scrivere la storia in nerazzurro con Trapattoni nello scudetto dei record conquistando la classifica marcatori. Chiude la sua carriera tornando in rossonero e vincendo altri due scudetti.

Cassano: al Milan nel 2011-2012 e all’Inter nel 2012-2013 ora ospite fisso a Tiki Taka. Pazzini al Milan e Fantantonio all’Inter. Dopo un anno e mezzo e uno scudetto in maglia rossonera passa nella sua squadra del cuore per disputare una sola stagione sotto la guida del tecnico Andrea Stramaccioni. Luci e ombre e qualche screzio di troppo con il tecnico romano. Ancora oggi Cassano non ha mai nascosto di tifare per la Beneamata: resta uno di quei giocatori capaci di aver lasciato un buon ricordo da entrambe le sponde del Naviglio.

Leonardo: al Milan da giocatore nel 1997-2001 e 2001-2002 e nel 2009-2010 da allenatore, e all’Inter nel 2010-2011 da allenatore, ora dirigente sportivo al Paris Saint Germain. Una vita in rossonero “macchiata” da sei mesi da allenatore nerazzurro. Complice la grande stima che Moratti ha sempre nutrito per lui, subentrerà a Benitez l’anno successivo al Triplete portando in bacheca quello che è attualmente l’ultimo trofeo vinto dall’Inter, la Coppa Italia 2011, in un periodo in cui ha riportato entusiasmo ad una squadra che rischiava di perdersi. Con il Milan sarà calciatore, allenatore e dirigente.

Giulia Sacchetto Galliano

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Il derby di Milano, emozioni e aspettative per la gara più bella

Il derby di Milano, emozioni e aspettative per la gara più bella

DERBY MILANO – I due eserciti si fronteggiano compatti in attesa dello scontro finale. Dietro gli scudi si affilano le armi per stemperare la tensione che cresce. Qualche sporadico attacco viene lanciato per testare le condizioni dell’avversario ma tutti aspettano il segnale che farà scatenare l’inferno. I generali sbraitano ordini cercando di organizzare al meglio le truppe e farle muovere nella maniera più ordinata possibile per portarle alla vittoria ma i nervi si tendono e l’occhio va allo spazio tra i due schieramenti. Lì si farà la storia, quello sarà il luogo della gloria.

Seconda versione – Siccome siamo convintamente non violenti ed amanti dello sport e dei valori che ad esso dovrebbero sottendere lo riscrivo abbandonando i toni dell’epica.

Le due curve si fronteggiano compatte in attesa dell’inizio della partita. Dietro i fogli di plastica della coreografia si scalda la voce per stemperare la tensione che cresce. Qualche sporadico coro viene lanciato per vedere se la curva opposta è “calda” ma tutti aspettano l’annuncio delle formazioni quando lo stadio esploderà di colore e passione. I responsabili della curva cercano di organizzare al meglio i tifosi in modo che la coreografia inizi e si sviluppi nel modo migliore e sia più bella di quella di fronte ma i nervi si tendono e l’occhio corre al campo dove si giocherà la partita.

Benvenuti al Derby di Milano.

Felicità – Se torno con la mente a tutti i derby che ho vissuto allo stadio posso effettivamente isolare un momento in cui sono realmente felice. Parliamo sempre di sport, chiaro, ma dietro al mio bel pezzettino di “coreo” mentre urlo a squarciagola i canti della mia curva sono realmente felice. Il mio essere milanista si estrinseca a pieno in quei cento minuti in cui difendo la maglia insieme agli undici ragazzi in campo. Il derby è diverso, speciale. È identità, appartenenza e irrazionalità. In quel luogo, magico come solo San Siro sa essere, io sono milanista, lo sono insieme a tutto un popolo e posso impazzire di passione. “Luglio e agosto, interista, sogna sotto l’ombrellone, tricolore, coppe varie, che a settembre il campionato inizierà…”. Cosa c’è di più bello?

La verità, nient’altro che la verità – Se devo dirla fino tutta è l’intera settimana del derby che mi fa impazzire. Sempre col sorriso sulla bocca, si intende, ma a quelli là dico sempre che non parlo con loro, li provoco, li stuzzico. Preparo il terreno e poco mi interessa se saranno loro a vincere! Incasserò e tornerò a prepararmi per la prossima volta. Qui c’è in ballo il ruolo di padroni della città; e non conta nulla se sei di Milano, Cremona, Kuala Lumpur o Buenos Aires perché un serpentone da prendere in giro lo trovi ovunque. Il Derby è la mia partita, quella che sento di più. Mi sono trovato a pensare che, fosse per me, ne giocherei trentotto in una stagione perché voglio vincere due volte: una, come ogni maledetta domenica, per vedere vincere il mio Milan e l’altra per veder perdere loro. È la loro condizione naturale, perché levargliela?

La settimana precedente – In molti la chiamano (scherzosamente) la settimana dell’odio. Per me è la settimana della passione. Adesso si fa sul serio, le chiacchiere “stanno a zero”. Non ci sono Galliani e Berlusconi, Fassone e Mirabelli o Singer e Gazidis che tengano. Non c’è Gattuso o Giampaolo. Non c’è critica al mercato, ai mancati sponsor, al modulo o al giocatore che ti sta sulle scatole. C’è solo il Milan, c’è solo la maglia. È noi contro loro, buoni contro “piangina”, casciavìt contro bauscia. Nella settimana della passione non c’è tempo per i se e per i ma, c’è tempo solo per l’amore per il Milan. Dopo parliamo ma, fino al fischio finale, si va tutti nella stessa direzione e si canta tutti per amore del Milan. Perché ho sempre pensato che dietro quello scudo di plastica colorata io porto ai ragazzi in campo tutto l’amore dei milioni di persone che non possono essere allo stadio. Tutti quelli che ai quattro angoli del pianeta farebbero carte false per essere al posto mio e, magari, nella mattina indonesiana, a Malta o a Montreal si mettono a centinaia dietro ad uno striscione, accendono i fumogeni, cantano come pazzi anche se la voce non si sente attraverso lo schermo della televisione.

Io proverò ad essere la loro voce. 

Forza Milan

Photo Credits: AcMilan.com

Pierangelo Rigattieri

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Verona-Milan 0-1: Lavagna Tattica. Alla ricerca della (s)quadra perduta.

Verona-Milan 0-1: Lavagna Tattica. Alla ricerca della (s)quadra perduta.

VERONA-MILAN 0-1 – Questo primo appuntamento di Lavagna Tattica è sui generis perchè non è mai semplice analizzare una partita dal punto di vista tattico quando dopo 20 minuti una delle due squadre si ritrova in inferiorità numerica e per forza di cose cambia il proprio piano gara influenzando anche quello dell’avversario.
Proviamo ugualmente ad analizzare la sfida del Bentegodi vinta dal Milan per 1 a 0.
Il Verona padrone di casa affronta la gara con l’ormai consueta difesa a tre formata da Rrahmani-Kumbulla-Gunter, protetta sugli esterni dai quinti Faraoni e Lazovic e centralmente dal duo Amrabat-Veloso; l’unica punta Stepinski è invece supportata dalla coppia Verre-Zaccagni.
Il Milan risponde con la classica difesa a quattro Calabria-Musacchio-Romagnoli-Rodriguez, una linea mediana formata da Kessiè, Biglia e Calhanoglu e… e qui arriva il bello: per provare ad analizzare il tridente ci facciamo aiutare dalle posizioni medie del primo tempo.

Dallo schema qui a fianco balza subito all’occhio l’asimmetria del nostro terzetto d’attacco: Suso (8) è autoconfinato sulla destra, mentre Paquetà (39) e Piatek (9) spesso calpestano le medesime zolle di campo.
Da qui nascono parecchi problemi nello sviluppo dell’azione d’attacco. La poca profondità concessa dal Verona non è comunque sfruttata da alcun taglio dei nostri nè si cerca di allungare lo schieramento avversario per creare spazio in trequarti a Paquetà. Mancano i movimenti opposti tra punta e trequarti (che in verità si erano invece visti parzialmente con Castillejo): quando Piatek viene incontro al portatore di palla nessuno attacca lo spazio alle spalle del polacco, anzi spesso Paquetà compie il medesimo movimento con il risultato di ingolfare spazi e manovra. E se questo sbocco di gioco si inaridisce altrettanto accade per lo sviluppo sulla catena di destra. Suso rivece palla soltanto sui piedi, non viene aiutato dal movimento interno di Kessiè che va a schiacciarsi su Gunter nè dalla corsa di Calabria che raramente gli passa alle spalle per provare a metter in difficoltà Lazovic. Risultato: lo spagnolo si intestardisce in 1vs1 spesso fini a loro stessi, prova la conclusione dallo spigolo dell’area non trovando mai la pericolosità necessaria e ignora anche i pochi movimenti corretti dei compagni.

Il Milan del primo tempo è in pratica tutto qui come risulta anche dalle due tabelle: spazi ridotti in trequarti (Paquetà riceve pochi palloni, spesso spalle alla porta dove risulta ancora poco efficace ed è il peggiore dei nostri per palle perse -5-), movimenti offensivi mal fatti che non creano linee di passaggio verticali e obbligano ad uno sterile possesso per vie orizzontali tra i difensori con conseguante palla nei piedi a Suso quale unico sbocco offensivo (i cinque calciatori per palle giocate e passaggi riusciti sono proprio i quattro di difesa e lo spagnolo), infine un baricentro molto alto specie dopo l’espulsione di Stepinski che non ci aiuta nell’assediare pericolosamente l’area avversaria ma anzi ci espone ad una difficile copertura della nostra profondità che viene bucata ad esempio dall’inserimento tra i centrali di Verre abile nel controllo e per fortuna meno nella conclusione, l’unico neo nella buona partita del duo Musacchio-Romagnoli.

La ripresa si apre con una variazione tattica importante: fuori il trequartista (Paquetà) e dentro un esterno sinistro (Rebic). Giampaolo vira così verso un più riconoscibile 1-4-3-3 con l’idea di creare maggiori spazi e di ribilancare lo sviluppo del gioco sfruttando anche la parte sinistra del campo.

Nei secondi 45 minuti il Milan in effetti riequilibria la direzione dei propri attacchi come si nota dallo schema di lato, sfrutta anche la fascia sinistra del proprio schieramento pressochè inutilizzata nel primo tempo e chiede a Rebic di forzare l’1vs1 con il quinto avversario (il Verona rimasto in dieci si è schierato stabilmente a cinque in difesa). Ciò che però colpisce la nostra attenzione è la provenienza dei tiri

Dal lato sinistro i rossoneri non calciano pressochè mai nei 90 minuti (solo il 6% delle conclusioni) e altro spunto interessante l’unico che calcia da quel lato di campo è la nosta mezzala sinistra ovvero Hakan Calhanoglu.
Nello schema di spalla che riporta le conclusioni del Milan verso lo specchio della porta veronese tutti i tiri dalla parte sinistra del campo, quelli evidenziati in azzurro, sono presi da Calha; non ci sono infatti tiri presi da Piatek e Paquetà nel primo tempo nè da Rebic nel secondo (nota a margine si notano qui anche le moltissime conclusioni prese da Suso nel primo tempo poco fuori l’area di rigore sul centrodestra).
Non è un caso però che il turco sia il nostro arciere nel secondo tempo. L’ingresso di Rebic abbinato ad un Kessiè molto alto in possesso, più vicino a Piatek che a Biglia, ha permesso al Milan di schiacciare la linea difensiva avversaria sul limite dell’area di rigore. In questo modo si è creato un piccolo-grande cuscinetto di spazio tra la lunetta e la trequarti campo che proprio la nostra mezzala più qualitativa si è andato a prendere creando i presupposti per la vittoria della partita. Dall’uno-due chiesto e ottenuto a Piatek, Calha ha avuto la palla per calciare in porta da ottima posizione, conclusione ribattuta dal braccio di Gunter che ha portato al rigore da 3 punti. Buona quindi la lettura di Mister Giampaolo che ha giocato sul volontario baricentro ultrabasso del Verona forzandone gli aspetti negativi che questo comporta.

Dove invece il Mister ha peccato a nostro avviso? L’ampiezza è stata del tutto trascurata. Nel secondo tempo ci saremmo aspettati dai rossoneri una migliore copertura degli esterni, sfruttando il nuovo sistema di gioco che prevedeva un esterno alto anche a sinistra (Rebic) e un coinvolgimento maggiore dei due esterni bassi (Calabria e Rodriguez) che invece sono rimasti molto stretti, bassi e che quasi mai hanno cercato di prendere sull’esterno la difesa avversaria. Risultato sono le larghezze medie: per paradosso nel primo tempo i rossoneri hanno sfruttato maggiormente l’ampiezza (circa 32m) che nel secondo tempo (27.5m) imbottigliandosi ancora di più in una stretta fascia centrale.

Ancora una partita con luci ed ombre quindi quella di Verona dopo le prime due gare tutt’altro che esaltanti. C’è da sperare che i rossoneri trovino una quadra il più rapidamente possibile, abbandonando strani ibridi tattici che difficilmente possono esser digeriti da una squadra giovane, acerba e in piena fase di costruzione perchè all’orizzonte c’è una partita diversa da tutte le altre: il derby!

Simone Cristao

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Milan Femminile, Coca (agente): “Lady Andrade è pura magia, Conc ha intensità e sacrificio. Kulis sarà la sorpresa”

Milan Femminile, Coca (agente): “Lady Andrade è pura magia, Conc ha intensità e sacrificio. Kulis sarà la sorpresa”

MILAN FEMMINILE, COCA – Weekend di debutto per la Serie A Femminile e per il Milan femminile: le rossonere hanno avviato il campionato con una solenne vittoria contro la Roma. Il trionfo per 3-0 sulla squadra dell’ex Manuela Giugliano ha certamente scritto una importante pagina di storia per il club rossonero, giunto al secondo anno di vita.

La vittoria di Roma è maturata principalmente nel secondo tempo, con tre reti dal peso specifico di enorme valore: Nora Heroum ha aperto le marcature al minuto 69, poi il raddoppio di Dominika Conc all’83’ e infine il sigillo di capitan Giacinti, per archiviare la pratica all’88’. Proprio la slovena Conc ha ricoperto un ruolo fondamentale nella gara, siglando forse la rete più importante del match, quella che ha dato un giro di chiave al successo già ipotecato da Heroum e messo al sicuro da Giacinti.
La centrocampista rossonera figura tra i nuovi arrivi dell’estate bollente del Milan Femminile sul mercato: Conc è infatti tra le giocatrici più interessanti giunte alla corte di Ganz, grazie alle sue qualità di fisico e tecnica.

Per farci raccontare qualcosa in più sul calcio femminile, sul mercato del Milan Femminile e su tre nuove rossonere tra cui proprio Conc, abbiamo avuto il piacere di intervistare Arkaitz Coca, procuratore della IFootballPro e agente di Dominica Conc, Lady Andrade e Lidija Kulis.

Con l’agenzia IFootballPro hai portato al Milan tre giocatrici: Lady Andrade, Lidija Kulis e Dominika Conc. Come è nato il tuo rapporto con l’AC Milan?
«Quando abbiamo saputo che il Brescia aveva venduto il titolo sportivo al Milan abbiamo lavorato per sapere chi avrebbe gestito la sezione femminile del club. Quindi si è trattato di ricerche, chiamare le persone giuste e presentarci per sapere quali fossero i bisogni e come potessimo dare le giuste soluzioni. È così che abbiamo iniziato il nostro rapporto»

Quali sono, secondo te, le migliori caratteristiche delle tre giocatrici? Contando che Lidija per noi è ancora tutta da scoprire…
«Lady Andrade è pura magia, molto verticale, è facile da associare ad altre attaccanti. Soprattutto, un sacco di dribbling e gol. Per noi è la bomber del calcio femminile in Italia. Dominika Conc è una centrocampista che ha la capacità di distruggere e costruire, molta intensità e sacrificio. Noi commentiamo sempre, scherzando, che assomiglia a Gennaro Gattuso, così è perfetta per il Milan. Lidija Kulis è sicuramente la giocatrice meno conosciuta delle tre, ha capacità di creazione di gioco unendo la linea del centrocampo con gli attaccanti, penso possa essere una delle sorprese della competizione, anzi ne sono sicuro»

Dominika ha avuto un debutto meraviglioso domenica, contro la Roma: ti aspettavi sarebbe partita così forte?
«In verità sì! La mattina, presto, prima della partita, abbiamo parlato e commentato di essere calmi e tranquilli, di giocare il calcio che lei sa e soprattutto di fidarsi del lavoro fatto collettivamente. Le ho detto che avrebbe segnato un gol, e l’ho indovinato! Un debutto perfetto»

Quanto è importante secondo te l’esperienza internazionale delle ragazze?
«Si, ovviamente è importante. Giocare in altre nazioni è difficile, contro avversari e con sistemi di gioco diversi ti rendono una giocatrice più completa e che crea meccanismi molto evidenti, specie quando giochi in una lunga competizione come il campionato. L’esperienza internazionale è molto importante, anche per tutte le situazioni di cui necessita una giocatrice per crescere»

Come sta cambiando il ruolo dell’agente nel calcio femminile? Cosa ci puoi raccontare su questo mestiere?
«È un lavoro molto eccitante, soprattutto poterlo fare da vicino, aiutando le giocatrici. La verità è che il calcio femminile è cambiato molto da quando ho iniziato, ma siamo contenti che sempre più stia dando migliore visibilità e stia diventando più professionale. Questo ci richiede, come procuratori, di essere veri professionisti. La verità è che è un lavoro complesso, è molto gratificante aiutarle a realizzare i loro sogni. Ad esempio, non solo negoziamo contratti con il club, negoziamo anche contratti con brand di sponsorizzazione, pubblicità televisive, forniamo consulenza economica e legale, offriamo servizi di scouting, creiamo progetti per promuovere il calcio femminile. E la lista è ancora lunga, ma tutto sarebbe impossibile senza il nostro team di lavoro»

Quale futuro attende il calcio femminile italiano, secondo te?
«Penso che diventerà una delle migliori competizioni mondiali a livello di concorrenza nei prossimi anni, se le cose andranno bene. L’Italia ha grandi club che rendono molto attraente il fatto che molte giocatrici vogliano venire qui per giocare. Se a questo si aggiungono un buon clima, del cibo spettacolare e un bel paese, e aggiungiamo che la federazione e le leggi del Paese contribuiscano a promuovere il calcio femminile l’Italia avrà un campionato mondiale di primo livello, ne sono sicuro»

Ringraziamo Arkaitz Coca e la IFootballPro per la disponibilità.

Lucia Pirola

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Verona-Milan 0-1, the day after! Tra idee di gioco, fase difensiva e Derby

Verona-Milan 0-1, the day after! Tra idee di gioco, fase difensiva e Derby

VERONA-MILAN 0-1 – In casa del neopromosso Verona, il Milan porta a casa i primi tre punti in trasferta del campionato. Nonostante la superiorità numerica per oltre 70 minuti la squadra rossonera non riesce a creare occasioni nitide da goal e rischia, anche molto, su una bellissima conclusione di Verre che si spegne di poco a lato. È necessario un episodio per cambiare il corso della partita, un fallo netto di mani in area permette a Piatek di sbloccarsi su rigore e realizzare il goal che decide il match. La partita si conclude con un brivido finale per i tifosi rossoneri che al 93° si vedono fischiare una punizione al limite con annessa espulsione di Calabria; il tiro di Veloso si infrange contro la barriera e sulla ribattuta Lazovic sfiora il goal un attimo prima del fischio finale.

IDEA DI GIOCO – La vittoria sicuramente è l’unica nota positiva della serata; il gioco continua a essere poco fluido e lento, troppi passaggi in orizzontale, palla da destra a sinistra e viceversa senza cercare una verticalizzazione degna di nota. La squadra rossonera sembra pensare troppo alle indicazioni del mister, non avendo di conseguenza velocità di pensiero, risultando spesso lenta e impacciata. Non avendo grosse manovre offensive la squadra si rifugia spesso in Suso che cerca ripetutamente, ma senza grossa fortuna, la soluzione personale visto anche il poco movimento dei compagni e i pochi spazi che vengono creati dagli inserimenti dei centrocampisti.

Siamo ancora molto lontani dall’idea di gioco di Giampaolo, e anche lui ne è consapevole.

DIFESALa fase difensiva sembra essere il punto da cui ripartire. La squadra rossonera ha concesso solo un goal su palla inattiva nei primi tre incontri di campionato. Nonostante qualche sbavatura la linea difensiva sembra solida e lo dimostra il fatto che dall’inizio del 2019 è la meno battuta di tutto il campionato. Romagnoli e Donnaurumma sono una sicurezza e Musacchio si sta dimostrando un perno importante per questa squadra. Le note negative rimangono i terzini che, nonostante la superiorità numerica, rimangono spesso bloccati e non cercano mai il fondo.

Ci sarà da lavorare tanto su questo aspetto nelle prossime partite per garantire una soluzione in più nella fase offensiva, fase che per ora è sicuramente la più preoccupante.

CONTI PER IL DERBY – Ora testa al derby, servirà una partita perfetta per riuscire a tenere testa all’Inter e riuscire a portare a casa punti importantissimi per il proseguo del campionato. Vista l’espulsione di Calabria, Mister Giampaolo sarà costretto a schierare Conti dal primo minuto nella partita di sabato sera. Molti tifosi sicuramente non vedono l’ora di rivedere Conti in campo, soprattutto il vero Conti, ma l’ultima partita ufficiale del terzino risale a Spal-Milan dello scorso 26 Maggio. In questi 4 mesi per lui solo qualche apparizione nelle amichevoli estive, sembrando anche molto indietro di condizione.

Un grosso punto interrogativo in vista del derby… Giampaolo cercherà altre strade o darà fiducia ad Andrea?

Photo Credits: AcMilan.com

Cristian Claretti

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Verona-Milan: ululati contro Kessiè e Donnarumma. Gli scaligeri minimizzano: “erano fischi per l’arbitraggio”

Verona-Milan: ululati contro Kessiè e Donnarumma. Gli scaligeri minimizzano: “erano fischi per l’arbitraggio”

VERONA – MILAN – Nessuna intenzione di fare dietrologia o banale moralismo. Ma nel 2019 dover trascorrere l’ennesimo lunedì a parlare, piuttosto che di calcio giocato, di ululati razzisti e cori spiacevoli come quelli che ieri sera una parte (e sottolineiamo una parte) del Bentegodi di Verona ha riservato a Frank Kessiè e Gigio Donnarumma, è veramente molto triste.

Siamo già al secondo episodio in appena tre giornate di campionato, dopo quanto accaduto due settimane fa a Cagliari, quando una parte della tifoseria sarda prese di mira il centravanti dell’Inter Lukaku. Ancor più grave, se si pensa al clamore suscitato da quanto accaduto lo scorso anno a San Siro, durante Inter-Napoli, nei confronti del centrale difensivo partenopeo Kalidou Koulibaly.

Comune denominatore di questi episodi è stata, subito dopo i fattacci, la consueta levata di scudi dei rappresentanti delle istituzioni calcistiche, seguita dalle solite promesse, poi rimaste sempre tali, di interrompere il gioco al ripetersi del prossimo stupido ululato. Di provvedimenti seri ed efficaci, però, neanche l’ombra. Durante il match di ieri sera, all’ennesimo “BU” diretto al centrocampista ivoriano o coro di discriminazione territoriale nei confronti del portiere milanista nativo di Castellamare di Stabia, capitan Romagnoli ha chiesto spiegazioni al direttore di gara Manganiello e dagli altoparlanti è partito il messaggio che intimava di smettere. Ma proprio quando sembrava che la situazione si fosse calmata, nel finale di gara la stupidità di qualcuno è tornata a prendere il sopravvento.

Sia chiaro, nessun intenzione, da parte nostra, di fare di tutt’erba un fascio: la stragrande maggioranza della tifoseria veronese ha dimostrato, anche ieri, correttezza ed attaccamento ai colori, ma gli imbecilli, e quelli ci sono dappertutto (a Verona come a Napoli o Milano), vanno puniti! Ma se Mister Giampaolo, in conferenza stampa a fine gara, ha dichiarato: “non sono io a dover educare la gente inqualificabile”, dal Verona nessun commento fino a questa mattina, quando il club scaligero, dal proprio profilo twitter, ha dichiarato: “Forse qualcuno è rimasto frastornato dai decibel del tifo gialloblù. Noi abbiamo sentito fischi inevitabili per decisioni arbitrali che lasciano ancora oggi molto perplessi. Non scadiamo in luoghi comuni ed etichette ormai scucite. Rispetto per Verona e Veronesi”.

Evidentemente, ci permettiamo di dire con altrettanta ironia che l’altoparlante del Bentegodi aveva chiesto ai suoi tifosi di smetterla di fischiare contro gli arbitri. O forse, più semplicemente, siamo ancora lontani dalla soluzione del problema. Lontani anni luce.

Photo credits: AcMilan.com 

Enrico Aiello 

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