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Torino-Milan 2-1, la parola ai protagonisti

Torino-Milan 2-1, la parola ai protagonisti

TORINO-MILAN 2-1 – GIAMPAOLO: “DOVEVAMO CHIUDERLA PRIMA”. MAZZARRI: “CHE REAZIONE QUESTO TORO”.

È un Marco Giampaolo parecchio deluso quello che si presenta ai microfoni a fine partita. Non tanto per la prestazione dei suoi, che anzi è piaciuta al tecnico rossonero, quanto per la mancanza di cinismo e la scarsa capacità di controllo del risultato.

“È stata una partita in controllo ma non abbiamo avuto il cinismo per chiuderla – ha detto Giampaolo -. Non avevamo rischiato nulla fino al gol del pari, poi in 4 minuti è cambiato tutto. Dovevamo chiuderla e vincerla. È stata la nostra miglior partita finora, con qualche errore, ma a larghi tratti la squadra mi è piaciuta; la sconfitta non va bene e non ci sta”.

Sui problemi del Milan il mister chiarisce: “Mi spiace per i ragazzi e per i tifosi soprattutto perché la squadra lavora bene, mi segue e fa le cose per bene. Non è una squadra che recita uno spartito individuale, dovremmo avere il conforto del risultato per continuare a predicare il nostro verbo. Con questa sconfitta abbiamo rallentato crescita ed. autostima”.

Quanto si cambi, Giampaolo spiega: “Ho inserito Jack per Leao perché volevo tener viva la squadra davanti e non abbassarla. Volevo qualità con Bonaventura, che infatti ha messo una gran palla per Kessie alla fine. Leao è uno scattista, non ha resistenza nel lungo e non ha nelle corde un lavoro di contrapposizione. L’ho visto stanco, Jack mi garantiva qualità. Bennacer invece era ammonito, volevo un attaccante in più. Avevo chiesto alla squadra di controllare la partita e non sporcarla mai, perché il Toro ha gran fisicità. La chiave della partita era giocare a calcio con qualità. Dobbiamo migliorare nella precisione dei passaggi, spesso forziamo ma abbiamo qualità. Suso? Stasera mi è piaciuto, ha lavorato tanto, è stato collaborativo”.

E sul presunto fallo su Chalanoglu in occasione del pari del Toro, il tecnico abruzzese conclude: “Si poteva fischiare, ma sono episodi. È il controllo della partita che fa la differenza. Stasera abbiamo avuto buoni numeri a differenza delle altre volte ma ci é mancata la stoccata finale”.

MAZZARRI

Umore opposto in casa granata, dove festeggia Walter Mazzarri.
“Nel primo tempo siamo stati annichiliti, ci capita spesso in casa per via delle tante aspettative. Eravamo lenti e macchinosi come con il Lecce. Abbiamo saputo soffrire e non prendere il secondo gol. Ho dovuto cambiare modulo, abbiamo aggredito il Milan ed è stata la scelta giusta. Nella ripresa i ragazzi sono entrati in campo con un altro atteggiamento, eravamo un’altra squadra ed abbiamo meritato la vittoria. Alla fine eravamo distrutti, dovevamo chiuderla e stavamo per buttar via due punti incredibilmente. La classifica? Non si guarda mai – ha concluso Mazzarri – Il campionato è come il Giro d’Italia, un percorso a tappe. Alla fine si tireranno le somme”.

BELOTTI

Al settimo cielo il man oggi the match di giornata, Andrea Belotti.

“Non siamo partiti bene, gli abbiamo lasciato il pallino del gioco – ha detto il Gallo -. Nello spogliatoio ci siamo guardati in faccia e ci siamo sfogati. Rodeva il culo perdere, non volevamo farlo per la terza volta di fila ed in casa. Grazie ai tifosi per il sostegno, l’abbiamo ribaltata tutto insieme anche col loro aiuto.
Il primo gol è stata un’iniziativa personale su gran lancio di Rincon. Quella è stata la scossa.
La rovesciata è stato invece un gesto istintivo”.

Photo Credits: AcMilan.com

Enrico Aiello

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Torino-Milan: il focus sui nostri avversari della prossima giornata

Torino-Milan: il focus sui nostri avversari della prossima giornata

TORINO-MILAN – In attesa della partita andiamo a scoprire meglio gli avversari del Milan nel turno infrasettimanale.

Ultimo precedente

L’ultimo scontro tra Milan e Torino risale al 28 aprile 2019 e ha visto i granata trionfare per 2 a 0 con gol di Belotti su rigore e Berenguer.

Precedenti famosi

Tra i precedenti rimasti nella memoria ricordiamo quello del 4 novembre 2001, con il Torino che si impose 1 a 0 grazie al gol di Cristiano Lucarelli e soprattutto all’errore dal dischetto di Pippo Inzaghi. Errore che condannò il tecnico rossonero Fatih Terim all’esonero. Al suo posto arriverà Carlo Ancelotti.

Ultime gare Torino

Il Torino arriva allo scontro reduce da due ko di fila: contro la Sampdoria per 1 a 0 e in casa contro il Lecce per 2 a 1. Non dimentichiamo però la vittoria per 3 a 2 sul campo dell’Atalanta e il 2 a 1 interno sul Sassuolo al debutto.

Ultime gare Milan

Il Milan arriva allo scontro reduce dal ko interno per 2 a 0 nel derby con l’Inter e dalla soffertissime vittorie contro Hellas Verona e Brescia, seguite al ko nella prima giornata con l’Udinese.

Occhio a…

Andrea Belotti, a lungo desiderio di mercato dei rossoneri a cui ha già segnato tre volte.

Curiosità sugli avversari

In origine il Torino non giocava in maglia granata ma con una divisa a righe verticali nere e giallo oro, la stessa del “vecchio” Football Club Torinese, con cui, poco prima, un gruppo di dissidenti juventini capeggiati da Alfredo Dick si era accordato per dar vita alla nuova realtà sportiva della città della Mole.

Sul cambio di divisa circolano tante teorie, una delle più accreditate è quella che attribuisce tale decisione ad un dirigente del Torino di origine svizzera, che avrebbe optato per la medesima tinta che caratterizzava la divisa del Servette, una squadra del suo Paese.

Ma c’è anche chi sostiene che la decisione fu politica: il nero ed il giallo oro avrebbero infastidito più di qualcuno, poiché evocatori della dinastia degli Asburgo, nemica di quella Saubada, e quindi si decise di sostituirli con il colore della cravatta indossata dai soldati della Brigata Savoia, che 200 anni prima circa, aveva partecipato, contribuendo enormemente alla causa, alla battaglia per la liberazione di Torino dall’assedio franco-spagnolo. Cravatta che era, appunto rosso granata.

Allenatore avversario

Walter Mazzarri, famoso per le scuse strampalate inventate per giustificare le sconfitte, dal compleanno di Cavani alla pioggia, ha perso 10 delle 23 sfide giocate in serie A contro il Milan, ma solo una nelle ultime  otto. Contro Giampaolo Mazzarri vanta un palmares molto positivo, con 6 vittorie, 5 pareggi e nessuna sconfitta.

Storico arbitro con le due squadre

Ad arbitrare la sfida sarà il campano Marco Guida. Il fischietto di Torre Annunziata ha diretto il Milan 25 volte, con i rossoneri che hanno vinto 10 volte, pareggiato 8 volte e perso 7 volte. 17 sono invece gli incroci tra Guida e il Torino con i granata che hanno ottenuto 7 vittorie, 4 pareggi e 6 sconfitte. Curiosamente l’ultimo precedente di Guida con le due squadre risale a Torino Milan dello scorso 29 aprile, vinta 2 a 0 dai granata. Gara in cui Guida non concesse un rigore al Toro per un intervento su Belotti e soprattutto non espulse il già ammonito Suso dopo un fallo tattico. Episodio che mandò su tutte le furie Mazzarri che, poco dopo, venne allontanato dal campo.

A coadiuvare Guida saranno gli assistenti Carbone e Peretti , il quarto uomo Valeri, il Var Orsato e l’assistente Var Del Giovane.

Ex e doppi ex

Facendo una panoramica degli ex protagonisti di questa sfida ne viene fuori quasi una squadra assemblata in un 4 2 4 di venturiana memoria.

In porta senza dubbio Christian Abbiati, al Milan dal 1998 al 2005 e dal 2008 al 2016 e al Torino nel 2006-2007 è ora dirigente sportivo.

Sulla linea difensiva troviamo poi come terzino destra Matteo Darmian, cresciuto nelle giovanili del Milan e aggregato in prima squadra dal 2006 al 2009 per poi passare al Torino nel 2011. Attualmente è tesserato con il Parma.

La coppia centrale è formata da Giuseppe Pancaro, al Toro dal 1989 al 1991 e dal 2006 al 2007 e al Milan dal 2003 al 2005 e ora tecnico della Pistoiese, e Roberto Rosato, cresciuto nelle giovanili del Toro e aggregato alla prima squadra dal 1960 al 1966 anno in cui passò al Milan dove rimase fino al 1973, è scomparso nel 2010.

Chiude la linea a 4 il compianto Cesare Maldini, al Milan dal 1954 al 1966,a non in cui si trasferì al Toro dove un anno dopo concluse la carriera da calciatore.

Ad occupare le due posizioni di centrocampo sono invece: Diego Fuser, al Toro dal 1986 al 1989, ano in cui passò al Milan dove però rimase una sola stagione, e Antonio Nocerino, al Milan dal 2011 al 2014 e al Torino dal 2014 al 2015, oggi svincolato.

Infine, i quattro in attacco: Simone Verdi, cresciuto nelle giovanili del Milan, esordì in serie A nel 2011 quando era in comproprietà con il Toro, dove milita attualmente in prestito dal Napoli.

Poi Aldo Serena, al Toro dal 1984 al 1985 e al Milan più volte dal 1982 al 1983 e dal 1991 al 1993, ora commentatore sportivo.

E ancora Gianluigi Lentini al Toro dal 1979 al 1987, passò, tra le proteste dei tifosi granata, al Milan nel 1992 e vi rimase per quattro anni, oggi si dedica all’apicoltura.

Chiude la formazione Alessio Cerci, al Toro dal 2012 al 2014 e al Milan dal 2015 al 2016, oggi attaccante della Salernitana.

Giulia Galliano Sacchetto

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Gianluca Sartori (Dir. Toronews.net) a Radio Rossonera: “Del Milan temo la voglia di riscatto. La squadra di Giampaolo dovrebbe prestare attenzione a Verdi”

Gianluca Sartori (Dir. Toronews.net) a Radio Rossonera: “Del Milan temo la voglia di riscatto. La squadra di Giampaolo dovrebbe prestare attenzione a Verdi”

GIANLUCA SARTORI A RADIO ROSSONERA – A un giorno dalla gara tra Torino-Milan, sfida valevole per la quinta giornata di serie A, la redazione di Radio Rossonera ha contattato il direttore di Toronews.net, Gianluca Sartori, per affrontare alcuni temi relativi al match che si giocherà domani sera alle 21. Qui di seguito, l’intervista completa.

Un buon inizio di campionato, in seguito una piccola crisi con due sconfitte. Come giudichi l’inizio di stagione del Torino e quali pensi siano gli obiettivi stagionali?

“Considerando il calendario, il Torino avrebbe dovuto avere qualche punto in più perché tutto sembrava andare bene, dopo la vittoria in casa dell’Atalanta a Parma si era generato grande entusiasmo nell’ambiente, invece poi sono arrivati questi due passi falsi inaspettati nell’arco di una settimana contro Lecce e Sampdoria. Poi si sa, gli ambienti calcistici sono volubili per definizione, quelli del Torino forse in particolare, si passa dalle stelle alle stalle nell’arco di poco. Adesso c’è un po’ di scoramento, ma la squadra ha tutte le capacità per riprendersi e ci sono tutti i presupposti per farlo. Sicuramente Mazzarri deve trovare le contromosse giuste per dare uno scossone e raddrizzare un po’ la barca”.

Come giudichi la rosa a disposizione di Mazzarri? Si poteva far di più sul mercato? Quali i punti di forza e di debolezza?

La rosa a disposizione la giudico bene, a mio parere è una rosa completa, forse ci poteva stare un’alternativa in più a centrocampo, ma comunque Berenguer e Ansaldi si possono adattare; credo che la rosa sia completa e dia tutte le garanzie del caso considerando anche Nkoulou pienamente arruolato come mi aspetto torni ad essere entro breve tempo. Sul mercato forse si poteva agire prima, credo che sarebbe stato meglio per tutti, Laxalt e Verdi sono arrivati nell’ultima settimana di mercato, Verdi addirittura all’ultimo secondo; evidentemente le condizioni del mercato erano quelle lì, ma sicuramente sulle tempistiche qualcosa da migliorare ci poteva essere, anche perché hai affrontato il play-off col Wolverhampton senza acquisti e questo un po’ ha attirato delle critiche. Il mercato comunque non è mai facile da leggere, io credo che comunque i rinforzi siano arrivati ed è meglio averli tardi che mai. Tra i punti di forza, fino a due settimane fa, c’era la difesa, adesso non lo è più, è chiaro che le cose sono cambiate rispetto al panorama che c’era ad inizio settembre. Credo comunque che la rosa sia completa da tutti i punti di vista, ci sono alternative da tutte le parti, credo che per la dimensione del Torino vere debolezze non ce ne sono. Semmai a centrocampo si è dato fiducia a chi c’era già in rosa e magari un’alternativa in più ci poteva stare”.

Domani Torino-Milan: chi temi di più della squadra rossonera e a chi dovrebbe prestare maggiore attenzione la squadra di Giampaolo?

Del Milan temo in generale la voglia di riscatto, il Milan non può permettersi la mediocrità, mi aspetto una squadra che scenda in campo per vincere, non c’è tanto un giocatore da temere per il Torino, quanto piuttosto la voglia di reazione che il Milan deve avere dopo la sconfitta netta nel derby. La squadra di Giampaolo dovrebbe prestare maggiore attenzione a Simone Verdi, perché il Torino punterà tanto su di lui per oliare quel raccordo tra centrocampo e attacco che è stato fin qui un po’ il punto critico della gestione Mazzarri, cioè la poca qualità negli ultimi trenta metri. Verdi è stato preso per sopperire a questa lacuna e credo giocherà titolare per la prima volta; credo sia il giocatore da tenere d’occhio con più attenzione, oltre ovviamente a Belotti che, tolta la partita con la Sampdoria in cui ha deluso anche lui, ha avuto un ottimo rendimento nella fine dell’estate, ha fatto nove gol tra Torino e nazionale”.

Andrea Propato

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Torino-Milan, conferenza Giampaolo: “Avversario scorbutico, ma noi dobbiamo fare la nostra partita”

Torino-Milan, conferenza Giampaolo: “Avversario scorbutico, ma noi dobbiamo fare la nostra partita”

TORINO-MILAN, CONFERENZA GIAMPAOLO – Non è un partita da dentro o fuori questo primo turno infrasettimanale della stagione, ma qualcosa di simile per Mister Giampaolo, chiamato da dirigenza e tifosi a dare finalmente un’identità di gioco al suo Milan e a riscattare un derby deludente sotto ogni punto di vista; tutto questo sullo scomodo terreno di gioco di un Torino anch’esso in difficoltà.

Poca voglia di scherzare e nessuna domanda sui ciclisti che bazzicano Milanello nella conferenza di presentazione del match di Torino. Dalle parole di Marco Giampaolo traspare soprattutto la volontà di reagire, la fiducia nel lavoro fatto sul campo di allenamento e la convinzione di avere “una squadra sempre più fidelizzata, che lavora bene”.

Il derby alle spalle

Giampaolo è consapevole della delusione di tutto l’ambiente rossonero: “posso immaginare la percezione dei tifosi, la delusione dopo il derby, ma la squadra ha messo da parte questa delusione. Non bisogna lasciarsi sconfiggere dalle delusioni e ripartire e non deve essere una cosa forzata, ma sentita. Del derby salvo tante piccole cose, invisibili anche per voi, ci siamo persi dei dettagli e quelli dobbiamo migliorare, ma non è tutto da buttare”. Alla classica domanda sull’obiettivo quarto posto, che dopo la prestazione di sabato viene messo già in discussione l’allenatore risponde: “Domanda che significa poco per me. Devi lavorare per fare meglio, non fissare un obiettivo, devi lavorare per essere forte. Dove arriveremo dipenderà da cosa riusciremo a fare. Ho fiducia nella squadra e nel suo miglioramento. La domanda corretta è: cosa fai per raggiungere quel tipo di obiettivo?

Dirigenza e prospettive future

L’avvio incerto pone già interrogativi sulla permanenza del tecnico abruzzese e sul rapporto con la dirigenza: “I dirigenti sono presenti quotidianamente e ci scambiamo pareri, ma niente di particolare. Se mi sento a rischio? Non penso mai a queste cose, non mi interessa. Penso solo a fare bene il mio lavoro”. In questo caso Giampaolo chiama in causa un alleato di eccezione: “Una delle prime cose che ho detto è che il tempo sarà mio alleato e nemico. Lavoro per prendermi quel tempo e so che con il tempo migliorerò; naturalmente devo essere supportato dai risultati, perché il Milan è un club con un grande blasone e milioni di tifosi. Devo lavorare per avere tempo, non per saltare step. Vado avanti coerentemente il mio modo di essere”.

L’avversario

Sulla squadra di Mazzarri: “Il Torino è una squadra ostica, forte fisicamente, con buone individualità. Partita scorbutica, ma noi dobbiamo fare la nostra partita”.

Il problema del goal

L’attacco sembra essere uno dei problemi di queste prime giornate: “La mia ambizione è giocare nella metà campo avversaria con tanti giocatori, tirare in porta è la conseguenza”. Giampaolo è consapevole che sono molte le cose da migliorare: “Dobbiamo migliorare il palleggio, abbassare la percentuale di errore nei passaggi, legare il gioco, essere vicino alla palla. Dobbiamo fare tante cose meglio. Le caratteristiche dei giocatori possono determinare il tipo di calcio. Bisogna lavorare per fare rendere i giocatori al meglio. Devo avere la capacità di mettere insieme le caratteristiche di tutti i giocatori che compongono il reparto offensivo”. A questo proposito il tecnico si focalizza su alcuni singoli. Piątek: “Non è un caso, dobbiamo lavorareper metterlo in condizione”. Suso: “Dopo quindici minuti nel derby è tornato a sinistra, sulla sua mattonella. Abbiamo giocato con tre attaccanti puri. A me non dispiace Suso trequartista, ma dobbiamo mettere tutti nelle condizioni per fare bene. La sintesi tra le caratteristiche di tutti gli attaccanti farà la differenza”. Bonaventura: “Sta molto meglio cresce giorno e per giorno e domani potrebbe ritagliarsi uno spazio. Lui può giocare dappertutto, ma deve essere lucido nello stretto”.

La rosa e il turnover

Parlando dei possibili cambi aggiunge: “Faccio scelte in funzione della partita e non del turnover”, e sul possibile impiego di Hernandez e Bennacer non si sbottona. Alla domanda sul mercato e sulla rosa in generale, infine, risponde: “Il mercato è chiuso, non si ragiona con il senno di poi. Non ci sono giocatori targati Giampaolo, Maldini o Boban, sono tutti giocatori del Milan. Queste differenziazioni aprono solo il varco a insinuazioni. Io li giudico in campo e a  oggi sono tutti allineati, fanno le cose per bene, non ho nulla da rimprovere. Le responsabilità sono mie”.

Photo Credits: AcMilan.com

Joel Da Canal

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Verso Torino-Milan: focus atletico sulle prime quattro giornate di campionato

Verso Torino-Milan: focus atletico sulle prime quattro giornate di campionato

TORINO-MILAN, FOCUS ATLETICO – Sono 360 i minuti già trascorsi in questo campionato. Per alcuni è già tempo di bilanci definitivi e scelte drastiche; a mio parere, invece, la vigilia della quinta giornata di Serie A è un giusto momento per prendersi qualche minuto ed analizzare quello che è accaduto nel corso di questo primo mese di campionato. Nulla di definitivo: proviamo invece a sviscerare ed approfondire i dati atletici delle prestazioni del primo Milan di mister Giampaolo.

Nel mese di luglio sono state spese tante parole per analizzare i principi e le metodiche utilizzate a Milanello dal nuovo staff atletico. In particolare vorrei soffermarmi sulle parole di Stefano Rapetti, capo dei preparatori atletici: “Nelle prime giornate di campionato, la condizione è imperfetta per quasi tutte le squadre. Secondo la nostra esperienza per ottimizzare tutti i metabolismi e meccanismi, che lavorano sempre all’unisono, bisogna aspettare circa 5-6 giornate di campionato”. È chiaro che si tratta di un principio applicabile anche alle altre 19 squadre di Serie A, tuttavia carichi di lavoro differenti nel corso della preparazione estiva permettono ai calciatori, con le dovute differenze interindividuali, di raggiungere una condizione ottimale in momenti differenti. Dunque, in generale, carichi meno pesanti nella “pre-season” consentono di minimizzare il rischio di infortuni muscolari e di mirare ad avere una buona condizione atletica per tutta la durata del campionato, pagando dazio nella prima parte della stagione. È questa la strada che, in linea con la maggior parte delle squadre europee, ha deciso di intraprendere mister Giampaolo con il suo staff atletico.

C’è un aspetto che accomuna le prime quattro partite: la velocità media del Milan è stata sempre inferiore a quella dell’avversario. Ciò è dovuto, prevalentemente, ad una bassa velocità media in fase “run” rispetto agli avversari: nei chilometri percorsi ad una velocità intermedia (inferiore ai 14 km/h) i calciatori rossoneri sono stati mediamente più lenti dei loro rivali. Andando più a fondo ed analizzando il motivo di questo dato, ci si accorge come il fattore più incidente sia rappresentato dal “passo” dei centrocampisti: un esempio eclatante è ciò che è accaduto nel Derby contro l’Inter. Come si può notare dal grafico, infatti, i tre centrocampisti dell’Inter (Brozovic, Barella e Sensi, rispettivamente 8.2, 8 e 7.8 km/h), hanno avuto una velocità media nei chilometri percorsi in fase “run” superiore rispetto ai tre centrocampisti del Milan (Calhanoglu, Biglia e Kessiè, rispettivamente 7.4, 7 e 7 km/h). Impressionante notare come uno dei tasselli fondamentali per la vittoria nerazzurra, Brozovic, abbia percorso più di 13 km totali, di cui circa 11 km tra fase “run” e fase “sprint”: almeno 2 km in più, nel totale delle due fasi, rispetto agli altri 21 calciatori in campo.

 

Altro aspetto interessante da analizzare è quello legato ai chilometri percorsi ad alta intensità: nel presentare la stagione avevo detto che mi sarei aspettato una “massimizzazione dei km ad alta intensità”, ciò perché il gioco di Giampaolo è basato molto sull’aspetto legato alla transizione, quindi recupero palla immediato, per il quale c’è bisogno di alta intensità collettiva. Mi aspettavo dunque meno chilometri totali percorsi dalla squadra, con alta percentuale di km ad alta intensità sui totali. Per ora, ad essere sinceri, questo si è solo intravisto contro Udinese, Brescia ed Inter: circa il 7.5% dei km totali sono stati percorsi in fase “sprint”. La partita a Verona fa, invece, un po’ storia a sé: un match spinoso in cui il Milan è stato chiaramente a disagio nel riuscire a scardinare la difesa avversaria ed ha prodotto pochissimi chilometri ad alta intensità, battendo il record negativo dell’ultima stagione (era il 16 settembre 2018, Cagliari-Milan 1-1).

Ora ci aspetta la difficile trasferta di Torino contro la squadra granata. In queste prime quattro giornate, la compagine allenata da mister Mazzarri, è stata una delle poche in Serie A a far peggio del Milan per ciò che riguarda le performance atletiche, con l’importante eccezione della trasferta di Bergamo, dove il Torino ha prodotto dati notevoli sia per ciò che riguarda i chilometri percorsi ad alta intensità, grazie alle ottime prestazioni di De Silvestri, Meitè, Izzo, Rincon e Ola Aina, che per l’aspetto della velocità media collettiva. Di certo, domani, non sarà una passeggiata: il Torino viene da due prestazioni negative, sia sul piano del risultato che per quanto riguarda l’aspetto atletico, contro Lecce e Sampdoria. Per certi versi, sarà un po’ come guardarsi allo specchio, ma è proprio questo il momento per cambiare marcia ed iniziare, finalmente, la nostra stagione.

Photo Credits: AcMilan.com

Alessandro Molinaro

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Milan Femminile, Rinaldi: la “carta in più” a disposizione di mister Ganz

Milan Femminile, Rinaldi: la “carta in più” a disposizione di mister Ganz

MILAN FEMMINILE, RINALDI – Sabato 21 febbraio, stadio Brianteo, ore 16 circa: il Milan femminile è avanti per una rete a zero sull’Orobica, ma sembra soffrire e non riuscire a rinforzare il risultato. Al 65’ Luana Merli sola davanti a Korenciova sigla il gol dell’1-1: sembra l’inizio di una sciagura per le rossonere, ma quella sensazione si rivela effimera perché pochi minuti prima Lady Andrade ha lasciato il campo per Deborah Salvatori Rinaldi. Ed è da qui che dilaga il talento.

La numero 22 rossonera impiega meno di 2 minuti a ribaltare la situazione, e alla prima palla utile trafigge Pilato segnando il 2-1: veloce, fulmineo ed entusiasmante. La sua esultanza è contagiosa, regala nuova linfa alle compagne, cambia le carte in tavola e soprattutto l’inerzia della partita, poi vinta con il risultato finale di 4-1.

Deborah Salvatori Rinaldi, classe 1991, è certamente una delle giocatrici più interessanti tra gli arrivi in casa Milan femminile nella finestra di mercato estiva: numero 22 sulla maglia a strisce rossonere -dettaglio che già in sé richiama alla memoria buoni ricordi-, esperienza di lunga data in Italia e non solo, personalità da vendere, tempismo, agilità ed intuizione. Un connubio di elementi di cui la squadra ha sentito il bisogno già lo scorso anno, a causa di un attacco senza dubbio formidabile, ma lacunoso in fatto di cambi all’altezza.

La “carta in più” -come lei stessa si definisce- è ciò che finora ha regalato una marcia diversa al Milan proprio nel momento in cui ce n’era più bisogno. Non è certamente un caso che anche al debutto in campionato a Roma il primo gol sia arrivato al 69’, tre minuti dopo l’entrata in campo di Rinaldi: la numero 22 con il suo movimento sul primo palo ha “portato via” il difensore e liberato lo spazio per Nora Heroum, bravissima nell’inserimento per realizzare il gol dell’1-0. Nell’ultima gara Milan-Orobica il suo operato è ancora più evidente, grazie alla firma sul gol del 2-1 che ha avviato la goleada rossonera.

L’importanza del ruolo di Rinaldi inoltre è anche di natura tattica: la sua entrata in campo riesce a cambiare le carte in tavola e far perdere i riferimenti agli avversari grazie alla ridisposizione tattica della squadra, che dal 4-3-3 iniziale arriva a disegnare un 4-4-2, portando in avanti la coppia Giacinti-Rinaldi, duo dalle smisurate potenzialità.

«Sono un attaccante diverso da Vale (Giacinti, ndr), e quindi mi piace pensare che abbiamo una carta in più» ha infatti dichiarato Rinaldi nel post Milan-Orobica, con il benestare di mister Ganz, che apre alla possibilità di vedere la coppia titolare, prima o poi.

E anche sull’essere soddisfatta del ruolo ricoperto in queste due partite Deborah non nasconde umiltà ed ambizione: «Mi piace mettere in difficoltà l’allenatore, in senso buono. È una mia caratteristica quella di essere una carta in più, però ovviamente entrare tra le titolari credo sia l’ambizione di tutti i calciatori, e forse è proprio quella ambizione che fa mettere in campo il “di più”»

Così Alessandro Pennestri, responsabile Italia della LTA Agency ltd che segue moltissime calciatrici professioniste in giro nel mondo: «Di Deborah conosciamo le qualità, sappiamo che una delle sue forze è proprio quella di accettare le sfide e motivarsi nel perseguire i propri obiettivi, quindi siamo sempre stati fiduciosi. Per la sua stagione come per il futuro professionale, siamo convinti che le qualità tecniche ed umane alla fine paghino sempre, serve solo pazienza e molta disciplina. Ormai il calcio femminile anche in Italia ha connotati professionali che trascendono il campo e vedono le calciatrici sempre più atlete nel loro quotidiano. In questo Deborah ha mostrato sempre grande maturità e professionalità».

Photo Credits: AcMilan.Com

Lucia Pirola

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Milan-Inter 0-2: Lavagna Tattica. Game, set and match per Antonio Conte

Milan-Inter 0-2: Lavagna Tattica. Game, set and match per Antonio Conte

MILAN-INTER 0-2 Compito ingrato, ingrato compito. Rivedere il derby è stata una piccola grande impresa per chi come me abbina la passione al lavoro. Un bel respirone e via, proviamo ad analizzare tatticamente la sconfitta di sabato sera.

Nella Lavagna Tattica di venerdì (link) avevo auspicato un atteggiamento coraggioso, propositivo, con un occhio di riguardo a Brozovic e alle palle inattive specie per lo spazio incustodito al limite dell’area di rigore. Ahinoi questi non sono che stati alcuni dei problemi osservati sabato sera. I rossoneri hanno infatti palesato parecchi problemi sia in fase di costruzione che in quella di opposizione al possesso interista.
Partiamo con ordine elencando sistemi di gioco e titolari:
Il Milan si è schierato con Gigio e la classica difesa a quattro con Conti al posto dello squalificato Calabria, Kessiè, Biglia e Calhanoglu in mezzo, mentre in attacco Suso era a supporto della coppia Leao-Piatek. Ha risposto l’Inter con i tre titolari difensivi Godin-De Vrij-Skriniar, Brozovic davanti a loro spalleggiato da Barella a destra e Sensi a sinistra, D’Ambrosio e Asamoah quinti e Lukaku-Lautaro a popolare l’attacco.

E ora partiamo con i piani gara.

POSSESSO MILAN – PRESSIONE INTER
Antonio Conte decide per un pressing ultraoffesivo con queste coppie: Romagnoli-Lukaku, Musacchio-Lautaro, Calha-Barella, Biglia-Sensi, Kessiè-Brozovic. I quinti erano in posizione di attesa pronti a chiudere sui nostri terzini (come nello stamp a lato): se la palla era destinata a Rodriguez saliva D’Ambrosio e Asamoah rinculava lasciando la possibilità di aggredire centralmente anche il nostro trequarti. La nostra scarsa capacità ad uscire da questo impasse ci costerà ad esempio la pressione su Calha quasi vittoriosa di Barella, il retropassaggio corto di Rodriguez con conseguente rischioso rimpallo Gigio-Lautaro e in generale una mancata costruzione dal basso per i primi 19 minuti. Come si poteva ovviare al problema (e come in parte si è ovviato)? Abbassare Suso in quella terra di nessuno (il punto di domanda) poteva essere una ipotesi.

POSSESSO INTER – PRESSIONE MILAN 

Marco Giampaolo decide per una versione più soft di pressing offensivo, sia rispetto a Conte e sia rispetto al collega ceco dello Slavia Praga: mette Suso a schermo su Brozovic (quindi cercando di chiudere le linee di passaggio al croato), Piatek su Skriniar e Leao su Godin. Le posizioni di partenza delle due punte però sono strette in modo da tagliare il giropalla e invitare così i due terzi di difesa alla conduzione della palla.
Problemi:
1. Rodriguez e Conti non scalano in avanti sui loro quinti D’Ambrosio-Asamoah lasciando libera la giocata corta, preoccupati di non abbandonare in 2vs2 i centrali e di non prendere tagli alle spalle da Lautaro-Lukaku (questo però ci costerà i triangoli costruiti con Barella-Sensi che fanno fuori le nostre mezzali prese in mezzo a mò di torello)
2. Biglia in posizione neutra non ha la capacità atletica di scalare con continuità su Brozovic e non chiude la linea di passaggio sulle punte (Lucas sarà invisibile per i primi 20 minuti).
3. A destra la nostra scalata è ancor diversa: Kessiè prende il quinto Asamoah e Conti prende la mezzala Sensi (quando è alta abbastanza da consetirgli di non allontanarsi troppo dalla linea di difesa). Questa versione ci costerà la doppia occasione “piattone di Lautaro-palo di D’Ambrosio” poichè Sensi, bravo a galleggiare in posizione intermedia non verrà preso da Conti e avrà tempo per ricevere, puntare e scaricare sulla punta argentina.
4. Il problema più grande: lo schermo su Brozovic è stato fatto decentemente per i primi 10 minuti da Suso, male per i secondi 10 minuti dallo stesso Suso, malissimo per i restanti 70 da Piatek (ne parlerò poi). Lo spagnolo spesso viene attratto troppo presto dalla pressione su De Vrij (1) e all’Inter basta passare da una delle due mezzali anche con pressione alle spalle (2) per far ricevere Brozovic già girato fronte al campo (3). La pigrizia di Suso (e l’indolenza di Piatek poi) unita alla mancata scalata in avanti di Biglia (?) completano il quadro. Brozovic libero di ricevere può allargare palla ad uno dei quinti e tagliare fuori così ben 6 giocatori milanisti.

MILAN E INTER DOPO IL PASSAGGIO ALL’1-4-3-3 DEI ROSSONERI
Intorno al 20-25esimo minuto Giampaolo toglie il trequartista e schiera i nostri tre attaccanti in linea con Suso largo a destra, Leao a sinistra e Piatek centravanti. Vediamo le reazioni delle due squadre: Conte preoccupato di non lasciare in 3vs3 i suoi difensori, abbassa i quinti in posizione intermedia lasciando più libera la giocata su Rodriguez e Conti, favorita anche dalla salita di Biglia che tiene basso Brozovic (primo stamp). Proprio questa posizione poco chiara di D’Ambrosio e Asamoah consentirà i buoni 15 minuti finali di primo tempo con Leao e Suso liberi di abbassarsi e ricevere nei mezzi spazi, movimento che attira la pressione delle mezzali interiste e crea spazio anche alle nostre mezzali.
Il Milan per paradosso approfitterà poco di questo vantaggio tattico (un paio di volte si cercerà il rilancio lungo sulle punte) e durante l’intervallo Conte riorganizzerà i suoi, scommettendo sulla scarsa atleticità-resistenza-abilità in costruzione di Conti e Rodriguez: i nostri due terzini vengono battezzati, liberi di giocare con spazio, la difesa interista passa a cinque con i quinti che si abbassano, (Asamoah su Suso e D’Ambrosio su Leao) e le nostre mezzali non hanno più lo spazio del primo tempo prese stabilmente da Sensi e Barella non più sviati dai “problemi” Leao e Suso. Il nostro possesso diventa ben presto sterile e senza sbocchi. Giampaolo forse impiega troppo tempo per leggere questo vantaggio sugli esterni bassi, complice con ogni probabilità il dubbio sulla condizione fisica del già ammonito Conti. In 8 minuti il Mister prova a sfruttare lo spazio concesso inserendo prima Paquetà e poi Theo Hernandez, un terzino capace di prendersi il campo. Conte però ha già pronte le contromosse e in quattro minuti inserisce da quel lato Politano largo a destra per tenere basso il francese e Vecino per Paquetà (con spostamento di Barella a sinistra).
Nonostante queste mosse la bravura tecnica di Theo ci consentirà di avere finalmente un minimo di pericolosità. Grande problema del secondo tempo (ultimo stamp): Brozovic non ha più alcun tipo di pressione, nè da Biglia nè da Piatek. Libero di giocare il croato sarà il vero padrone della gara.

 

GOL PRESI 

Brozovic – Il castello difensivo a zona inizia a costarci troppo per come è utilizzato. Sulla punizione del gol interista, il castello perde un uomo per la barriera (Suso) che inoltre non viene affiancato da un secondo uomo che poteva staccarsi per affrontare Brozovic, lascia completamente libero un altro uomo al limite (Asamoah) e concede così un tiro semplice al centrocampista croato. Il gol ha anche un altro vizietto: Leao sulla conclusione di Brozovic si volta e si fa sbattere la palla sul piede (se fosse stato fronte alla palla non sarebbe accaduto), errore ingenuo ma che ci costa caro.

Lukaku – Il secondo gol è invece lo sfruttamento di un nostro antico problema (i mancati ritorni difensivi di Suso), di una confusione su chi, come e su di chi si vada in pressing e dell’ottima lettura tattica di Conte.

L’inter prova ad inizio azione a prenderci sul nostro lato destro ma la partenza troppo bassa dell’azione e la veloce scalata di Kessiè ci consentono di chiudere bene.

 

 

 

 

L’azione quindi si esaurisce e i nerazzurri ripartono da dietro con Skriniar e Brozovic (sempre troppo libero). Barella (l’uomo più vicino a Conte) fa per rientrare anch’esso in posizione di mezzala.

 

 

 

Antonio Conte indica a Barella di fermarsi e di rimanere largo, evitando il rientro in posizione stretta da mezzala. Il centrocampista italiano si ferma e inverte immediatamente la direzione di corsa. Nello stamp non si nota ma anche Asamoah viene lasciato largo ben oltre Conti.

 

 

La palla gira verso la destra interista e tutto il Milan scala pian piano verso quel lato. Così facendo si aprono le distanze tra Suso e Kessiè e tra Kessiè e Barella che poi ci saranno fatali. Leao, Paquetà e Piatek non portano un pressing di squadra ma pressioni isolate che vengono facilmente aggirate con conseguante palla scoperta nei piedi di Godin.

 

Il difensore uruguagio, libero di giocare, si accorge del tanto spazio a sinistra e l’Inter ritenta di prenderci su quel lato. Le posizioni già molto offensive di Barella e Asamoah e le distanze di Kessiè e Suso lasciano Conti in 1vs2 consentendo al terzino solo una difesa passiva in attesa del rientro del compagno.

 

 

Barella non aspetta il rientro di Kessiè, sfrutta la sovrapposizione di Asamoah che gli lascia spazio per un cross corto e trova facilmente Lukaku. Il belga parte in anticipo su Romagnoli e una volta che ha preso lo spazio è quasi impossibile da spostare: 0-2 Inter

 

 

 

Simone Cristao

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Milan-Inter 0-2, the day after! Tra la scelta di Leao, gli esterni e le dichiarazioni di Giampaolo

Milan-Inter 0-2, the day after! Tra la scelta di Leao, gli esterni e le dichiarazioni di Giampaolo

MILAN-INTER 0-2 – È finita come tutti i milanisti temevano, sonora sconfitta che pesa molto, e peserà molto. Un netto senso di smarrimento e paura in ogni situazione di gioco, sia in fase di possesso che senza. La squadra parte con il 4312 e con l’idea di arretrare per prendere campo poi sulle ripartenze, ma proprio qui il Milan pecca.. tutte le seconde palle sono della squadra nerazzura e raramente il Milan riesce a ripartire. Squadra troppo lenta, come nelle ultime partite, e Biglia non riesce mai ad entrare in partita. Proprio lui che dovrebbe dare geometrie e dettare linee di passaggio. L’autorete di Leao spiana la strada all’Inter e Lukaku chiude il match.

Risultato sicuramente giusto che poteva anche essere più largo per quello visto in campo.

LA SCELTA DI LEAO – Mister Giampaolo a sorpresa lancia in campo il talento portoghese, e, malgrado l’autogoal, risulta anche essere uno dei migliori del Milan, o dei meno peggio se vogliamo vederla così. L’idea è chiara, sfruttare la velocità di Leao per le ripartenze e cercare di allargare il più possibile la difesa dell’Inter. Lasciando 3 uomini davanti con Suso libero di svariare, il Milan cerca di andare in 1vs1 contro i marcatori avversari… infrangendosi spesso contro un muro.

Questa soluzione ha lasciato il centrocampo in mano alla squadra di Conte, gli esterni hanno avuto praterie per larga parte del match e un semplice cambio di gioco creava enormi problemi alla linea difensiva del Milan.

Dopo qualche mese di campionato probabilmente l’idea di Giampaolo avrebbe avuto un epilogo diverso, ma in questo momento con la squadra senza certezze è stato un azzardo che ha pagato caro.

GLI ESTERNI – La partita di Rodriguez è una delle peggiori della sua carriera, cerca in tutti i modi di far segnare la squadra avversaria e per poco non ci riesce con un grande passaggio per Lautaro. Emblematica l’azione in cui Suso platealmente indica allo svizzero di andare avanti e sovrapporsi in fascia. I 20 minuti finali di T. Hernandez lasciano un po’ di speranza per i tifosi, il padrone della fascia d’ora in avanti deve essere lui.

Mentre la partita di Conti era largamente prevedibile, si sperava in una rinascita che tarda ancora ad arrivare.

I tempi di Cafu’ e Serginho non esistono più, e i tifosi del Milan ne sono ben consapevoli.

LE PAROLE DI GIAMPAOLO – Lasciano perplesse le dichiarazioni del post-partita del tecnico “Nel complesso, siamo stati sempre in partita….“; continua poi: “Giocando alti, si corrono rischi ma era una scelta che dovevo fare. Aspettare gli avversari sarebbe stato un inutile dispendio di energie per i nostri attaccanti“.

Probabilmente il tecnico ha visto un’ altra gara rispetto ai tifosi rossoneri. La squadra ha dato un senso di impotenza per tutta la partita, non giocando mai alla pari dell’avversario, pochissimi i palloni recuperati in pressione avanzata. I tre attaccanti rimangono alti e non danno quasi mai una mano in fase difensiva soprattutto sugli esterni dove viene decisa la partita.

È giunta l’ora di fare delle scelte per il tecnico del Milan, scelte nette e decise. Sul campo in questo momento la squadra sta riflettendo l’indecisione di Giampaolo.

Photo Credits: AcMilan.Com

Cristian Claretti

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Milan-Inter 0-2, la parola ai protagonisti

Milan-Inter 0-2, la parola ai protagonisti

MILAN-INTER 0-2 – Marco Giampaolo individua nel maggior tasso di esperienza e “vissuto” dell’Inter il motivo principale della sconfitta nel derby.

“Abbiamo iniziato con qualche titubanza di troppo, poi ci siamo assestati – ha analizzato il tecnico abruzzese -. L’Inter ha qualcosa in più sul piano del vissuto e dell’esperienza dei propri giocatori rispetto ai nostri. Siamo anche riusciti a colmare quel gap per buona parte della gara, ma il gol sugli sviluppi di una punizione ha rotto l’equilibrio. Da quel momento in poi non mi è piaciuta la reazione, disorganizzata ed emotiva, ci siamo disuniti. Nel complesso, siamo stati sempre nella gara, ma esperienza e vissuto hanno fatto la differenza”. Sulle scelte di formazione Giampaolo spiega: “Giocando alti, si corrono rischi ma era una scelta che dovevo fare. Aspettare gli avversari sarebbe stato un inutile dispendio di energie per i nostri attaccanti. Ci siamo presi rischi, mi è piaciuto il coraggio di risalire e stare alti, tranne quando ci siamo disuniti. Leao mi è piaciuto, ha velocità nell’uno contro uno, buoni numeri, non è disciplinato in fase difensiva e deve imparare a saper stare meglio nella partita. Ha affrontato un giocatore di grande esperienza come Godin, non era facile. Ho scelto Biglia e non Bennacer perché immaginavo che oggi la difficoltà principale stesse proprio nell’esperienza. Biglia ha più maturità tattica e nei posizionamenti rispetto a Bennacer. Non è stato lucido in fase di possesso ma ha fatto molto bene in fase di non possesso e chiusura delle linee di passaggio”
Ed a chi gli chiede se questo Milan è da quarto posto, il mister risponde: “Non lo so dire. Siamo giovani, se dimostreremo ferocia ed ambizione, ci potremo riuscire, ma dobbiamo lavorare. Da dove si riparte? Allenandoci e lavorando già da domani mattina. La sconfitta è amara, ancor di più in un derby. Ci lecchiamo le ferite ma ripartiamo. Sono tanti i particolari da mettere a posto”.

CONTE

Non nasconde tutta la sua soddisfazione l’allenatore nerazzurro Antonio Conte.

“Il derby è sempre una partita speciale e mai facile da vincere – ha detto Conte a Dazn -. Siamo soddisfatti, i ragazzi hanno giocato una grande gara. Venivamo da una prestazione in Europa che ci ha lasciato l’amaro in bocca ma da quel passo falso abbiamo trovato la carica giusta per oggi. È una vittoria meritata, sono contento per i ragazzi e per i nostri tifosi”. Sull’episodio Lukaku-Brozovic, Conte spiega: “ad avercene di questi problemi, sono ragazzi eccezionali, come tutti. Mi arrabbio spesso con loro perché sono troppo bravi, in campo devono essere più smaliziati. È un gruppo sano, che ha piacere di stare insieme. Hanno sangue nelle vene e voglia di migliorare. Anche a me spesso è capitato di litigare con i compagni, ma la sera eravamo a cena insieme. Quanto è bello vedere i nostri tifosi gioire. Abbiamo lavorato tanto nei due mesi, abbiamo avuto difficoltà nel lavorare con giocatori che partivano e venivano. Ma abbiamo un’idea di calcio, oggi si è visto, abbiamo fatto un pressing da squadra. Si possono avere idee ma i comandanti hanno bisogno dei soldati che vanno in campo. Sono molto contento, era il mio primo derby e volevo fare bella figura”.

Photo Credits: AcMilan.com

Enrico Aiello

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Pagelle Milan-Inter 0-2: sconfitta tra sfortune e ombre

Pagelle Milan-Inter 0-2: sconfitta tra sfortune e ombre

PAGELLE MILAN-INTER 0-2 –  Che il Milan fosse sfavorito per questo derby, era cosa nota. Si tratta, perciò, di sconfitta annunciata, quanto meritata. “I derby non si giocano. I derby si vincono”, recita un vecchio adagio, banale quanto vero. Il problema, però, sta nel fatto che i rossoneri il derby non hanno nemmeno provato a giocarlo. Giampaolo continua a mantenere la promessa di non arretrare di un millimetro e continua con il 4-3-1-2 con Suso alle spalle di Piatek e Leao. La partita è quasi a senso unico, targata nerazzuro dal 1’ al 95’, con solamente 10 minuti a fine primo di buon Milan, che prova ad uscire, mettendo in difficoltà l’Inter. L’Inter la sblocca ad inizio ripresa grazie ad una sfortunata deviazione di Leao su tiro di Brozovic e la chiude al 78’ con gol di Lukaku. Un brutto Milan, con molti giocatori che sembrano ancora corpi estranei alla dinamica di squadra. Ci vorrà tempo. Giampaolo è stato preso per essere l’uomo in più e dev’essergli concessa la piena possibilità di diventarlo, però la luce in fondo al tunnel, al momento, sembra molto lontana.

Donnarumma 7: Se il primo tempo finisce 0-0, gran parte del merito è suo. Due ottime parate tengono a galla un Milan in affanno. Non può nulla su nessuno dei gol. Si conferma il vero campione della squadra, l’unico che avrebbe possibilità di giocare nel Milan del passato, il primo nome da cui ripartire. #Sicurezza

Conti 6: Ottimo primo tempo. Spinge molto bene in avanti, ha buoni tempi di gioco negli scambi coi compagni e dà sicurezza in difesa. Inizia il secondo tempo regalando la punizione dell’1-0 e da quel momento cala. Ha da tenere tre clienti difficili come Sensi, Lautaro e Asamoah. In complesso, un buon esordio. #Fiducia

Musacchio 6: Pochi errori e buona personalità. Tiene bene Lautaro a fasi alterne. Rispetto all’anno scorso, però, dà molta più sicurezza. Perde un po’ di brillantezza rispetto alle ultime ottime uscite, ma forse è colpa del reparto. O del ritorno ai vecchi, banali, capelli neri. #Rifamoselatinta

Romagnoli 5,5: Sul secondo gol si perde Lukaku a un metro dalla porta. Errore grave. Per il resto, poche ombre e pochissime luci. I due attaccanti dell’Inter lo fanno impazzire e lo saltano spesso. Un passo indietro nelle ultime uscite. Al Milan manca anche un po’ di grinta e lui, che ne è capitano, sembra esserne il simbolo. #Grrromagnoli

Rodriguez 4,5: Primo tempo da horror. Prima rischia con un retropassaggio scellerato, poi si perde D’Ambrosio che piglia il palo e Lautaro che insacca, per fortuna dopo un precedente offside. Esce a metà ripresa, dopo molti errori e zero spinta offensiva. Non ci siamo. E Theo spinge #ProfondoRodriguez

Kessie 5,5: Emblema della partita anonima. Pochissima spinta, qualche pallone di troppo perso e tanta flemma. Non certo l’atteggiamento da augurarsi nel derby. Fa una buona sostanza, ma manca spesso di lucidità. Il suo reparto è quello che meno sembra compatto e lui ci mette del suo. #Kessial’ultimavolta

Biglia 5: Il motivo per cui Giampaolo lo preferisca a Bennacer, non è ancora molto chiaro. Probabilmente incide il fatto che sia uno “dei vecchi” e quindi conosca meglio ambiente e allenatore. Però, questa sera rappresenta a pieno le difficoltà e la lentezza del Milan in fase di costruzione. Tra palloni all’indietro e giocate banali, il cervello del Milan è lontano anni luce da quello che ci si aspetta. #Allertafosforo

Calhanoglu 6: Trova il gol, che gli viene annullato per un dubbio fallo di mano di Kessie. A centrocampo sembra quello più in partita. Per lo meno prova la giocata o l’inserimento. Da rivedere la lucidità in alcune scelte, ma conferma di essere uno dei pochissimi ad aver fatto intravedere qualcosa di buono in questo inizio stagione. #Stepbystep

Suso 5,5: inizia il match da trequartista centrale e si rende protagonista di un “coast to coast” che avrebbe meritato miglior sorte. Cala d’intensità nella ripresa riprendendosi la sua mattonella ed accendendo la luce a fasi alterne. #Intermittenza

Leao 6: Parte a sorpresa e a sorpresa è uno dei meno peggio. Salta più volte l’uomo e regala profondità e ossigeno alla squadra. Cala con il passare dei minuti, ma vista la serata negativa, può esserne la nota positiva. Prova a vincerla lottando. E già è qualcosa. #Sperem

Piatek 5,5: Cercato poco, si fa vedere ancora meno. Prova a lottare su parecchi palloni, ma l’intesa con Suso è pari a zero. Si trova praticamente solo contro i tre centrali dell’Inter. Una mission impossible che perde senza sorpresa. Ora serve guardare al futuro. Aiutare e, soprattutto, aiutarsi. #Ritornoalfuturo

Paquetà 4,5: Entra e sparisce. Si nota solo per qualche futile giocata. Per le prossime partite, prendere il Paquetà di stasera e fare tutto l’opposto. Dovrebbe dare fantasia e imprevedibilità, ma finisce per essere il fantasma dell’opera nerazzurra. #BrasiliaNO

Theo 6,5: Entra al posto di un pessimo Rodriguez e crea più azioni lui da solo in 20 minuti che tutta la squadra in 90. Ottimo in fase offensiva, attento dietro. Dalla prossima, titolare fisso per favore #Cambio

Rebic SV

Giampaolo 5: Sceglie di continuare a non arretrare di un millimetro nelle idee. Probabilmente fa bene, ma da Brescia le prestazioni stanno arretrando parecchio. E non è che fossero chissà cosa. Bisogna dargli tempo e fiducia, perciò proibiti allarmismi e futili contestazioni. Ma la squadra ha bisogno di fare progressi, soprattutto caratteriali e di gioco, per avere e dare fiducia. Se i risultati non arrivano, bisognerà quantomeno intravedere qualcosa nel gioco. #Daje

Federico Rosa

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