Torino-Milan 2-1: Un’ora di luce e poi il buio alle prime difficoltà

Torino-Milan 2-1: Un’ora di luce e poi il buio alle prime difficoltà

TORINO-MILAN 2-1 – Scusate il ritardo, sono ancora in tempo?
Potrebbe essere questo il riassunto della prima ora di gioco di Torino-Milan, gara ben impostata, ben giocata e ben gestita fino al cambio di sistema di gioco torinista. Gara che ha visto finalmente sprazzi di buon gioco, li vedremo tra poco, ma che ha confermato i limiti di una squadra che fatica ancora ad esser qualitativa e che alle prime difficoltà si disunisce, si impaurisce e inizia a sommare errori su errori. 

Il Torino fotocopia l’Inter cercando una pressione ultraoffensiva creando le coppie come aveva fatto Conte: le due punte su i due centrali, Verdi-Bennacer, Rincon-Kessiè, Baselli-Calha e i due esterni De Silvestri e Aina pronti a far la bilancia (ad esempio con palla a Theo, De Silvestri attacca e Aina rincula sulla linea difensiva e viceversa). Ma se nel Derby non eravamo riusciti a trovare contromisure a ciò, ieri sera Giampaolo dimostra di averci pensato a monte e ha messo sul campo ben due mosse diverse

Nel primo caso si tengono basse le nostre mezzali attirando le loro, Bennacer si alza e lo si cerca per una palla veloce sull’esterno oppure si cerca una giocata profonda per Paitek e soprattutto Leao. Questa variante per l’uscita di palla verrà cancellata dall’uscita di Leao e sarà uno dei problemi del secondo tempo. Fin quando il portoghese è rimasto in campo le sue doti di velocità, fisicità e ricerca della profondità ci hanno permesso di allungare gli avversari e creare spazio in mezzo al campo.
Nel secondo caso la contromossa è ancor più interessante e riprende il suggerimento che mi ero permesso di esporre nell’analisi post Derby (link): far prendere a Suso la zona di nessuno in trequarti. Bennacer e Calha rimangono bassi attirando così la pressione di Verdi e Baselli, Kessiè si alza molto e tiene così basso Rincon e Suso ha così un grande spazio centrale per ricevere, girarsi e giocare a piacimento. Bene quindi in questa occasione il Milan e Mister Giampaolo.

IL TREQUARTISTA NON C’È MA SI VEDE. Spesso ho sentito la frase: “il gioco di Giampaolo non si vede, dov’è? Mi sembra di vedere il Milan dell’anno scorso”. Eppure contro il Torino finalmente qualcosa del modo di giocare del mister si è visto.
Esempio.
Domanda: chi prende lo spazio in trequarti se giocando 1-4-3-3 il trequartista non c’è?
Risposta: la mezzala di qualità, ovvero Hakan Calhanoglu.
Vi porto due esempi che coinvolgono Calha, autore a dispetto di ciò che si dice di una buona gara ieri a Torino. Nel primo caso manteniamo tanti uomini in zona palla (ben 5, metà squadra!), sfruttiamo la superiorità creata per consolidare il possesso e grazie al movimento in avanti di Bennacer (attacca lo spazio appena Suso si libera della pressione: alleluia, abbiamo un mediano che pensa offensivo!) passiamo per il centro del campo e liberiamo spazio in trequarti per Calha che prenderà un buon tiro dal limite senza opposizione: bravi tutti qui, azione di gioco ben sviluppata!

Un paio di minuti dopo la più classica delle azioni di Giampaolo: l’attacco dello spazio in mezzo alle punte.
Ancora protagonista il nostro falso trequartista, Hakan Calhanoglu, qui al limite della perfezione per l’attacco dello spazio nei tempi e modi giusti. Ancora una costruzione a destra con Suso bravo a ribaltare il lato e a trovare Theo. Leao fa un ottimo movimento incontro e ad allargarsi e Calha compie il perfetto movimento contrario ad attaccare il tanto spazio creato: saremmo in porta. Azione ottimamente congeniata quindi, che però ha un difetto: l’errore tecnico di Theo nel controllo della palla fa perdere ben due tempi di gioco, De Silvestri ha il tempo di chiudere la linea di passaggio (questo è il momento dello stamp) e l’azione svanisce. Quando si dice che la qualità a volte non ci supporta…

SCIUPONI IN SALSA POLACCA
La ripresa riparte nello stesso modo, Milan bravo a chiudere in avanti (per 60 minuti bravi a restare alti e aggressivi), Toro in difficoltà e ben tre occasioni nate da recuperi palla e veloci riproposizioni offensive:

1. Veloce recupero della palla nato dal pressing coordinato di Suso e Kessiè, Suso attira il difensore e scarica molto bene a Piatek che ha tempo e spazio per attaccare l’area. Il polacco però porta troppo palla, perde un tempo di gioco e ci fa schiacciare contro la linea difensiva del Toro. Se invece la palla fosse stata giocata correttamente al rimorchio (Calha) sfruttando lo spazio creato da Leao avremmo avuto un tiro facile in posizione molto vantaggiosa.

2. Kris, Kris, Kris… Qui evito l’analisi. Bravi a recuperare palla con Romagnoli, sfruttiamo un erroraccio di Lyanco in pressione e ci presentiamo in area avversaria con uno scarico facile per Piatek che con lo specchio completamente spalancato non prende la porta… errore del singolo ma buona giocata di squadra

 

3. Altro giro, altro regalo: recupero veloce del possesso, Bennacer libero di attaccare, la linea avversaria è scoperta e scappa fino al limite dell’area di rigore. Nonostante la superiorità numerica del 4vs3 non riusciamo nemmeno a concludere in porta scegliendo Bonaventura, l’ultimo a sinistra e sbagliando la misura del passaggio.

 

 

DOPO UN’ORA LA LUCE SI SPEGNE AL PRIMO SPAVENTO
Bravo Mazzarri o noi troppo impauriti? Con l’ingresso di Ansaldi (e poco dopo di Berenguer) il Toro passa 1-4-4-2 e cerca di mettersi in parità numerica sugli esterni: De Silvestri e Ansaldi a destra, Aina e Berenguer a sinistra. Da questo momento in poi le nostre uscite sull’esterno saranno molto difficoltose; Bonaventura, entrato nel frattempo al posto di Leao, fatica a rimanere offensivo e aggressivo sul loro esterno basso. Proprio da questi problemi nascono i due gol del Toro: sul primo, al netto del fallo su Calha a Var spento, siamo molto pigri nelle corse all’indietro, la palla finisce a Belotti che ha modo di poter puntare Musacchio in 1vs1 e l’argentino non riesce a gestire bene il duello, sbagliando sia il lato dove indirizzare la punta e sia gli appoggi difensivi. MAI voltarsi e perdere il contatto visivo con palla e avversario. Proprio quel secondo di non-marcatura sarà fatale, consentendo a Belotti di calciare con la linea di tiro libera. Male in questo caso anche Donnarumma che come si nota da un replay retroporta compie due piccoli balzi a sinistra che gli fanno sbilanciare il peso e non gli consentono di spingere forte a destra tanto che la mano si piega al contatto con il pallone.

Sul secondo gol del Toro (primo stamp) invece influiscono le nostre difficoltà in chiusura: mancata aggressività su Ansaldi che cambia troppo facilmente il lato con un lungo passaggio su Aina, Kessiè è stretto per aiutare su Rincon e non arriva in tempo per chiudere lo stesso Ola Aina che ha la linea di passaggio libera per andare subito da Belotti.
Calabria nel mentre è scivolato in chiusura su Berenguer e Musacchio, non molto aggressivo sulla punta avversaria, viene attaccato ancora in campo aperto da Belotti che ha tempo e spazio che girarsi e puntare l’argentino (secondo stamp). Nello stesso momento Zaza legge bene lo spazio che si è creato tra i due centrali e si butta nel mezzo partendo due metri indietro rispetto a Romagnoli (disattento qui) non appena Belotti attacca Musacchio in 1vs1. Ultimi due-tre errori nell’azione del gol (terzo stamp): Romagnoli, che si è accorto tardi del taglio di Zaza ed è partito in ritardo, perde i due metri di vantaggio e si ritrova con due metri di svantaggio (1) al momento del tiro di Zaza (che avrebbe spazio e modo di far gol già in questa occasione). Calabria si perde il taglio di Berenguer alle sue spalle e anche lui è in ritardo in area di rigore (3). Infine Bennacer, probabilemente sulle gambe, fatica a tornare e a dar protezione sulla seconda palla che Belotti può tentare di calciare ben due volte senza opposizione: la prima verrà sbucciata la seconda ahinoi è la rovescita del 2-1 (2). La partita tatticamente finisce qui, il Milan proverà con l’ingresso di Rebic a bloccare gli esterni avversari e avrà un paio di grandi occasioni intorno al 90esimo ma gli errori dei singoli, Kessiè-Piatek saranno pesanti e consentiranno a Mazzarri di prendere i 3 punti. Detto ciò, il Milan finalmente fa vedere qualcosa di buono in campo, costruisce, va in vantaggio, spreca ma appena trova difficoltà si sfalda. Una strada, semplice e più chiara del recente passato, è però stata tracciata e val la pena di seguirla ancora. Urge far risultato ora e guadagnare quel tempo che Giampaolo ha detto di voler avere per proseguire la crescita della squadra.

Simone Cristao


it_ITItalian
en_USEnglish it_ITItalian