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Pagelle Sampdoria-Milan 1-0: Donnarumma regala, Defrel ringrazia

Pagelle Sampdoria-Milan 1-0: Donnarumma regala, Defrel ringrazia

PAGELLE SAMPDORIA-MILAN 1-0 – Uno dei Milan peggiori della stagione (forse IL peggiore) perde in casa della Sampdoria per 1-0, subisce il secondo ko consecutivo e rianima la schiera delle pretendenti al quarto posto. Pronti via, regalo di Donnarumma per Defrel che non perdona; i rossoneri possono recriminare per alcuni decisioni discutibili (per usare un eufemismo) dell’arbito Orsato ma sono i blucerchiati a sfiorare in ben più di un’occasione la seconda marcatura.

PAGELLE SAMPDORIA-MILAN 1-0 – I voti della nostra redazione:

Donnarumma 4,5 – La papera che regala il vantaggio alla Sampdoria dopo 30 secondi è ai limiti dell’imbarazzante ma è giusto sottolineare come nei restanti minuti di gara sia ampiamente il migliore in campo con la maglia rossonera: neutralizza lo stesso Defrel in 1 vs 1 e compie un’ottima parata d’istinto con il piede destro nella ripresa. A sua discolpa però, bisogna ammettere che se avesse voluto giocare da playmaker forse non avrebbe mai indossato un paio di guanti. #Incompreso

Calabria 5,5 – Finché gioca nel ruolo di sua competenza risulta essere il migliore del pacchetto arretrato; poi, tra il cambio fascia e il ruolo da terzo centrale di difesa, ne combina una più di Bertoldo. #Tuttocampista

Romagnoli 5,5 – Due ottime chiusure in recupero nella ripresa poi davvero poco altro di positivo. Timido ed a tratti impaurito dalle scorribande dei Giampaolo’s Boys. #QuoqueTuAlessio?

Musacchio 5 – Dopo 5′ prova ad imitare il proprio portiere e per poco non ci riesce. È uno degli ultimi ad abbandonare la nave ma la quantità di imprecisioni in chiusura e in costruzione gli garantisce una netta insufficienza. #BruceHarper

Rodriguez 3 – Non ne indovina una neanche per sbaglio. La peggiore partita del terzino svizzero da quando indossa la maglia del Milan. #Irriconoscibile (dal 46′ Conti 6 – Gioca tutt’altro che una gran partita ma è l’unico che riesce a mettere palloni potenzialmente pericolosi all’interno dell’area blucerchiata. #AspettandoBierhoff

Biglia 4+ – Perde costantemente il riferimento di Ramirez, mollo nei contrasti ed impreciso oltremisura sugli appoggi nella media distanza. #VolanteSenzaServosterzo (dal 71′ Paquetà 6,5 – Come volevasi dimostrare: il brasiliano è semplicemente fondamentale per garantire a questa squadra qualità in mezzo al campo, verticalizzazioni e un pizzico di imprevedibilità. #Eureka

Bakayoko 5+ – Lotta in maniera confusionaria interpretando (male) il ruolo di mediano, peccato per lui però che sia stato schierato come mezzala. #Mattonella

Calhanoglu 6 – Per gran parte della partita predica nel deserto. Dimostra di essere sempre propositivo facendosi dare il pallone anche in zone di campo a lui poco congeniali; si spegne ad ogni piccolo-grande errore con il passare dei minuti. #Assolto

Suso 4 – Un buon tiro a giro che quasi porta all’1-1 non può e non deve bastare a giustificare l’ennesima partita consecutiva giocata con (in)sufficienza e imprecisione. #LaPanchinaÈUgualePerTutti (dal 64′ Cutrone 5 – Non si può pretendere che questo ragazzo salvi la baracca in un periodo dove il campo lo vede (forse) col binocolo; ma non si può neanche giustificare ad oltranza l’ennesimo ingresso a gara in corso senza alcun esito positivo. #Letargo

Castillejo 4,5 – Di attaccare non attacca; di difendere non difende; di “centrocampizzare” non “centrocampizza”. Boh… #???

Piatek 5,5 – Gioca meglio che può quei pochi palloni che gli arrivano. Poco “Killer Instinct” in area di rigore ma buona intelligenza tattica nella ricerca (e nell’esecuzione) delle sponde. #LaSolitudine

Gattuso 2 – Qualsiasi allenatore di Serie A sa esattamente cosa fare per mettere in difficoltà il Milan: pressing alto + uomo offensivo tra le linee = Rossoneri che si fanno goal da soli. Basta alibi: non ci sono Messi in questa squadra ma gli interpreti per proporre un calcio diverso rispetto ad una brutta e presuntuosa versione di Tiki-Taka in modalità 4-5-1 ci sono tutti. Con il passare del tempo e dei cambi si notavano chiaramente le facce confuse dei giocatori in campo a caccia di indicazioni sul cosa fare e come farlo. #SabbieMobili

PAGELLE SAMPDORIA-MILAN 1-0 – I voti dei tifosi:

Donnarumma 5;

Calabria 5,5, Romagnoli 5, Musacchio 5,5 Rodriguez 4;

Biglia 4,5, Bakayoko 5, Calhanoglu 5;

Suso 4, Castillejo 4,5, Piatek 5;

Conti 5,5, Paquetà 6, Cutrone 5;

Gattuso 4

Donato Boccadifuoco

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Esclusiva, Pancaro: “Il Milan è magico, come se ci avessi giocato una vita. Gattuso? È carico, ha saputo trasmettere i valori rossoneri”

Esclusiva, Pancaro: “Il Milan è magico, come se ci avessi giocato una vita. Gattuso? È carico, ha saputo trasmettere i valori rossoneri”

ESCLUSIVA, PANCARO – Intervista esclusiva di Radio Rossonera all’ex terzino del Milan, Giuseppe Pancaro. Tra i temi della chiacchierata non poteva ovviamente mancare un riferimento alla bellissima rete siglata dallo stesso giocatore sabato scorso in occasione della sfida tra le leggende di Liverpool e Milan. Qui di seguito, vi riportiamo le sue dichiarazioni:

Pancaro sabato scorso in versione Kakà, goal pazzesco quello che hai segnato contro il Liverpool…

Sì, un gran goal in una bellissima giornata. È stato veramente un piacere rincontrarci tutti ed indossare la maglia del Milan; sono stati due giorni davvero molto emozionanti“.

Che effetto ti ha fatto vivere una giornata di nuovo con la maglia del Milan insieme a tanti campioni e riassaporare le emozioni di un pre partita?

Tra di noi abbiamo fatto questa considerazione: il Milan ha una sorta di alone magico che riesce a creare sensazioni molto piacevoli e grazie alla storia che ha ed anche a quella creata sotto la gestione Berlusconi-Galliani tutte le volte che ci rincontriamo stiamo veramente molto bene insieme con il piacere di scherzare e ridere. Quando andiamo in campo abbiamo proprio il piacere di giocare bene, divertirci e vincere. Sono sensazioni uniche che il Milan ci regala ed è davvero una cosa molto bella“.

Quanta competizione c’era nella partita di sabato? Ai nostri microfoni Massimo Ambrosini ci ha confermato che era molta…

Assolutamente sì, anche se siamo un po’ più avanti con l’età la voglia di vincere questa partita c’era assolutamente, peccato perché ci siamo andati vicinissimo: per pochissimo Kakà non è riuscito a segnare la rete del possibile 3-2 in nostro favore su un mio assist. Detto questo, è rimasta una giornata bellissima in uno stadio pieno“.

A tal proposito, l’accoglienza di Anfield come è stata?

È stata delle migliori, loro culturalmente sono avanti a noi e vivono queste giornate come una festa: stadio pieno, tifosi con la maglia del Liverpool ma c’era anche un nutrito gruppo di nostri tifosi. Poi sull’aereo ci siamo rincontrati tutti, non solo i giocatori: amici, compagne, massaggiatori e magazzinieri; una bellissima rimpatriata“.

Si può dire che proprio questo rapporto è stato il segreto delle vostre vittorie?

Penso assolutamente di sì. Purtroppo io ho fatto parte di questo bellissimo gruppo solo per due anni ma è come se avessi giocato una vita con loro. Proprio questa empatia che c’era tra tutte le componenti era una delle chiavi di tutti i successi del Milan e grande merito va al presidente Berlusconi che è stato il primo a creare questo tipo di ambiente“.

Chi è stato il compagno che ti ha impressionato di più?

Premessa: quasi tutti, nonostante l’età, erano ancora dei grandissimi atleti. Kakà stava benissimo, Costacurta è ancora un grande atleta, Cafù è uguale identico a come giocava, Dida la stessa cosa come anche Serginho. Impressionante che dentro lo spogliatoio la sensazione era che tutti fossimo ancora degli atleti“.

Come hai visto Rino Gattuso, avete parlato anche del Milan attuale? Come lo vedi da allenatore?

Rino lo vedo alla grande, carico! Tempo fa ero stato anche a Milanello, abbiamo un grande rapporto. Ho visto il clima che è riuscito a ricreare, lo stesso clima presente ai nostri tempi. lui sa come bisogna comportarsi, sa cosa vuol dire indossare la maglia del Milan ed è riuscito a trasmettere questi concetti alla squadra. Faccio il tifo per lui e mi auguro che riesca a raggiungere il massimo aiutato anche da Leo e Paolo“.

Sconfitta nel Derby, resteranno scorie o il Milan saprà subito riprendersi?

Solitamente queste partite lasciano delle scorie ma conoscendo Rino non sarà questo il caso, lui riuscirà assolutamente a motivare nuovamente la squadra perché l’obiettivo Champions è troppo importante e ne è consapevole. Ha una determinazione incredibile che riuscirà a trasmettere a tutto l’ambiente“.

Cosa manca a questo Milan per fare un salto di qualità? Bisogna lavorare sulla mentalità o magari su qualche rinforzo in più?

Adesso serve continuità tecnica perché non bisogna dimenticare che due giocatori ad oggi fondamentali per questa squadra sono arrivati solamente a gennaio e quindi bisogna dare del tempo a Rino per lavorare e per fare apprendere a tutti le sue idee. Secondo me c’è già un’ottima base e una discreta qualità; normale poi che l’anno prossimo per poter provare ad alzare l’asticella bisognerà sicuramente aggiungere qualche giocatore di qualità“.

Ci confermi quindi che hai visto un Rino Gattuso super carico?

Sì, e chi lo conosce sa che non c’è alcun bisogno che io ve lo confermi. Se a fine primo tempo della partita di sabato Ancelotti non lo sostituisce, rischia di prendersi un malore in campo (sorride n.d.r.) perché ormai la condizione atletica è quella che è ma la volontà, il cuore e la grande determinazione che ha lo spinge sempre ad andare oltre il limite. Anche a me un paio di volte ha dato delle direttive dalla panchina. Prima di salutarvi voglio sottolineare una cosa: proprio questo amore che quasi subito è scoccato con i tifosi del Milan è un aspetto che secondo me può incidere molto anche per i risultati di questa squadra. Questi giocatori hanno bisogno di un San Siro pieno e di tifosi che possano spingerli come hanno spinto noi all’epoca”.

Infine, hai letto della possibile demolizione di San Siro?

No, onestamente no. Io sono sicuramente a favore degli stadi di proprietà perché è giusto mettersi allo stesso livello dei top club europei; uno stadio di proprietà ad oggi è una necessità economica e sportiva, però San Siro rimane ‘La Scala Del Calcio’ e secondo me va conservato come un bene da tramandare in futuro da tramandare a tutti i tifosi del mondo del calcio“.

Credits Photo: AcMilan.com

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Memoriale Shoah Milano: Milanisti 1899 presente alla mostra su Arpad Weisz

Memoriale Shoah Milano: Milanisti 1899 presente alla mostra su Arpad Weisz

MEMORIALE SHOA MILANO – Nella giornata di ieri (25 marzo 2019) Milanisti 1899, nelle persone del Vice Presidente Vicario Alessandro Jacobone, del Vice Presidente Davide Grassi, del Segretario Generale Pierangelo Rigattieri, del Presidente del Milan Club Radio Rossonera Sergio Pellegrinelli in rappresentanza dei propri associati e di tutti i tifosi milanisti che rifuggono ogni forma di violenza come da statuto dell’Associazione, ha partecipato ad una mostra al Memoriale della Shoah di Milano dedicata ad Arpad Weisz: ex allenatore dell’Inter (con cui ha vinto uno Scudetto nel 1930), deportato ad Auschwitz nel 1942 dall’Olanda insieme alla propria famiglia.

 

Durante il periodo di apertura della mostra, inoltre, l’Inter, partner dell’esposizione insieme a Bari, Novara, Alessandria e Bologna, darà la possibilità a 400 ragazzi del proprio Settore Giovanile di visitare la mostra e incontrare Gianfelice Facchetti, figlio di Giacinto Facchetti, ex calciatore, dirigente e presidente nerazzurro. Gianfelice, attore, drammaturgo e regista teatrale, darà vita per l’occasione proprio ad un monologo celebrativo della figura di Arpad Weisz e contro ogni sorta di discriminazione.

Oggi più che mai dunque vogliamo raccontarvi, tramite la penna di Davide Grassi, la storia di Ferdinando Valletti

La storia di Ferdinando Valletti eroe rossonero dimenticato dal Milan

di Davide Grassi

Una società senza memoria non ha futuro, si usa dire. E per società si può intendere anche una di calcio. Vi raccontiamo la storia di un grande milanista, che i più giovani forse non conoscono: Ferdinando Valletti, calciatore rossonero deportato in campo di concentramento e trattato in maniera indecorosa dalle vecchie dirigenze milaniste.

Per parlare di Valletti bisogna fare un salto nel tempo fino al primo marzo del 1944 quando – sotto l’occupazione nazista – iniziarono gli scioperi nelle principali fabbriche milanesi. Fu una protesta contro le razzie di operai e macchinari da parte dei tedeschi, contro la guerra, la militarizzazione delle fabbriche, le deportazioni. Valletti, calciatore che ha giocato come mediano nel Verona, nel Seregno e, soprattutto, come difensore nel Milan per due stagioni, lavorava all’Alfa Romeo. Anche lui aderì allo sciopero e per questo motivo venne catturato dai fascisti, consegnato alle famigerate SS naziste e rinchiuso nel carcere di San Vittore. Presto venne fatto salire su un treno del binario 21 della Stazione Centrale di Milano e deportato prima nel campo di concentramento di Mauthausen e dopo in quello di Gusen II, dove lavorò nella “squadra cemento” che doveva scavare gallerie per nascondere alcune fabbriche belliche tedesche. A Gusen la vita era durissima e furono in tanti a soccombere presto alla fatica e alle violenze. Ma un giorno a Valletti – marchiato con I57633 – capitò un fatto inaspettato: un kapò entra nella baracca e chiese se qualcuno sapesse giocare a calcio. Il motivo? Strano a dirsi, ma anche le SS di divertivano con il pallone e avevano bisogno di un giocatore.

Valletti si fece avanti: all’inizio nessuno gli credette quando disse di aver giocato nel Milan. Ma gli venne data la possibilità di dimostrare quello che diceva. Gli aguzzini lo fecero giocare a piedi scalzi e Nando si impegnò, dimostrò di essere un vero calciatore. Questo gli consentì di essere esentato dal lavoro massacrante nella “squadra cemento” e di avere il “privilegio” di diventare sguattero in cucina, dove iniziò anche a trafugare cibo da dare ai compagni di baracca, ormai ridotti allo stremo. Qualcuno ce la fece, qualcun altro no: quando arrivarono gli alleati, il 5 maggio 1945, nella sua baracca erano ancora vivi in cinque, tra cui proprio lui. Tornò a Milano, dove fu insignito del Diploma di medaglia garibaldina e gli venne riconosciuta la qualifica di Partigiano combattente. In famiglia all’inizio preferì parlare poco di quello che aveva visto, ma poi finì per tenere conferenze sulla terribile esperienza che ha aveva vissuto.

Il Milan rimase sempre nel suo cuore, tanto che a 80 anni la figlia Manuela pensò di contattare la società rossonera per chiedere un piccolo regalo per il padre. Racconta: “Il Milan aveva completamente dimenticato mio padre, ricordo che al compimento dei sui 80 anni, fui io a telefonare in via Turati per chiedere sommessamente che gli venisse recapitato un qualsiasi oggetto che potesse fargli sapere che la sua squadra del cuore lo ricordava. La mia richiesta cadde nel vuoto e io ci rimasi davvero molto male, ma di questo lui non seppe mai nulla”.

Ferdinando Valletti morì nel 2007, malato di Alzheimer, dimenticato dalla squadra in cui ha giocato e che ha amato per tutta la vita. L’anno scorso, però, a seguito forse anche di una trasmissione a lui dedicata trasmessa da Radio Rossonera in occasione del Giorno della Memoria, la figlia e i nipoti di Valletti vennero invitati a Milanello dove furono ricevuti da Rino Gattuso, che regalò loro una maglia del Milan.
Qui sotto potete trovare il link alla trasmissione.

(tratto da MilanNight.com)

Ascolta qui la puntata di Casciavit su Ferdinando Valletti andata in onda su Radio Rossonera

Ascolta “26-01-2018 Casciavit Lezioni di storia SPECIALE Ferdinando Valletti” su Spreaker.

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Esclusiva, Ambrosini: “Milan, carte in regola per il quarto posto. Gattuso? Lavoro straordinario”

Esclusiva, Ambrosini: “Milan, carte in regola per il quarto posto. Gattuso? Lavoro straordinario”

ESCLUSIVA, AMBROSINI: Intervista esclusiva di Radio Rossonera all’ex centrocampista del Milan, Massimo Ambrosini; intervenuto in diretta nel corso della trasmissione “Lunedìluca” condotta da Luca Serafini. Qui di seguito, riportiamo le sue dichiarazioni:

Sappiamo che a brevissimo (alle 18.30) avrai un impegno

Sì, da settembre collaboro con la Nazionale italiana Under 21 in qualità di capo delegazione ed alle 18.30 inizierà la partita amichevole contro la Croazia. Ricordo che quest’estate in Italia si giocheranno gli Europei di categoria e sarà una bella esperienza e una grande occasione per tanti“.

Puoi raccontarci che esperienza è stata quella di sabato scorso con il match tra le vecchie glorie di Liverpool e Milan?

È sempre bello ritrovarsi in queste occasioni perché si rimette in moto qualcosa che c’era e ci sarà sempre. È stato un evento organizzato in maniera straordinaria in una cornice splendida. La foto in stile Beatles? Secondo voi chi è che ha avuto l’idea (sorride, n.d.r.)“.

In campo eri uno dei più in forma, c’è qualcun’altro che ti ha sorpreso in positivo?

Sì, spesso vado a correre anche se verso la fine della partita mi sono un po’ stirato, ho fatto anche troppo. Mi ha stupito tantissimo Billy, va per i 53 anni e ha fatto una partita pazzesca“.

Quanta competizione e quanto divertimento c’è stato in quella partita?

La competizione c’era eccome, noi siamo competitivi ed è proprio questo che ha reso bello l’evento perché alla fine in partite del genere se non ti impegni non ti diverti. La difficoltà nell’organizzare partite del genere sta anche nel trovare due squadre che si equilibrano per valori. Sabato le squadre erano equilibrate e la partita è riuscita bene“.

Veniamo al presente, che messaggio vorresti comunicare al tifoso del Milan dopo la sconfitta nel derby?

Sicuramente un messaggio di fiducia perché la squadra c’è e ha mostrato di esserci. Sabato il Milan avrà una partita complicata in casa della Sampdoria ma potrebbe usufruire di un turno di campionato favorevole in cui una buona spallata alla classifica rischierebbe di essere decisiva. Il Milan è nella posizione in cui voleva essere: raggiungere il quarto posto non sarà facile o scontato ma certamente ci sono le carte in regola per mantenere questa posizione specie ritrovando gli assoli di qualche solista, Suso ad esempio. Rino sta facendo qualcosa di straordinario in questa stagione“.

Cosa manca al Milan per tornare tra le grandi d’Italia?

Se il termine di paragone è la Juventus manca ancora molto, se invece parliamo di starle subito dietro allora manca un po’ meno. L’anno scorso è iniziato un processo di costruzione che sta continuando quest’anno. Chiaro che il ritorno in Champions League metterebbe in moto un processo che permetterebbe al Milan di migliorare la propria rosa“.

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Pagelle Milan-Inter 2-3: Bakayoko e Musacchio non bastano, vincono i nerazzurri

Pagelle Milan-Inter 2-3: Bakayoko e Musacchio non bastano, vincono i nerazzurri

PAGELLE MILAN-INTER 2-3 – È L’Inter a vincere il 170^ Derby della Madonnina in Serie A. I nerazzurri di Luciano Spalletti battono i rossoneri di Gennaro Gattuso per 3-2. Inter nettamente superiore al Milan nella prima frazione di gara; nella seconda, girandola di emozioni senza soluzione di continuità. Nerazzurri che dunque tornano terzi in classifica mentre ai rossoneri non resta che “accontentarsi” del quarto posto a + 4 sulla Roma.

PAGELLE MILAN-INTER 2-3 – I voti della nostra redazione:

DONNARUMMA 6 – Incolpevole sui due goal nerazzurri, ottima parata su un insidioso colpo di testa di Skriniar. Buone uscite alte e meno buone impostazioni difensive palla al piede. #GigioMaNonGigissimo

CALABRIA 5 – Soffre per tutti e 90′ le incursioni degli esterni interisti. Abbondantemente sotto la sufficienza anche in fase propositiva. #Asfaltato

MUSACCHIO 7 – Serata da leader assoluto per il centrale rossonero. Arricchisce una prestazione sontuosa e di personalità con la rete che regala 25′ di dolci illusioni. #Gladiatore

ROMAGNOLI 4,5 – Dispiace, ma il capitano ha probabilmente disputato la peggior partita in maglia rossonera. Quasi sempre in ritardo nelle chiusure, ha sulla coscienza le prime due reti nerazzurre lasciandosi sfuggire la marcatura di Vecino prima e De Vrij poi. #CoseCheCapitàno

RODRIGUEZ 5 – Bruciato più volte da Politano, appare meno sicuro del solito con il pallone tra i piedi. Non si ricordano proiezioni offensive degne di nota. #GranelloDiSabbia (dal 58′ Cutrone 5 – Il “Veleno” sembra esserci ma al netto di un atteggiamento propositivo, nella pratica poco dialogo con i compagni e pochissima incisività in area di rigore. #SanPatrizioMicaTanto)

BAKAYOKO 7 – Per continuità di rendimento nell’arco dei 90′, sicuramente uno dei migliori in campo. Forza (riuscendoci) alcune giocate e sale in cielo in occasione del momentaneo goal dell’1-2. #Ercole

KESSIÈ 5- – Tralasciando l’atteggiamento con il quale esce dal campo e per il quale merita un segno meno in più, non dà mai l’impressione di essere in partita. Confusionario più del solito con il pallone tra i piedi, lascia vere e proprie voragini a metacampo in occasione delle ripartenze nerazzurre. #Arrugginito (dal 69′ Conti 6+ – 25 minuti di spinta e sostanza offensiva, peccato per qualche cross dosato male ma il suo ingresso in campo ha sicuramente giovato a tutta la squadra. #Linfa)

PAQUETÀ 5,5 – Perde 2 palloni sanguinosi in costruzione ma è l’unico ad impegnare seriamente Handanovic nei primi 45′ oltre  a verticalizzare ogni volta che può. #2Facce (dal 46′ Castillejo 5,5 – La solita prestazione da scheggia impazzita: bene in fase offensiva ma l’ingenuità con la quale regala il rigore del 3-1 all’Inter è disarmante. #CaffèECamomilla)

SUSO 4,5 – Altra serata incolore per l’esterno spagnolo. Al netto di un paio di palloni pericolosi buttati al centro dell’area avversaria, il nulla. #BucoNero

CALHANOGLU 7- – Una delle sue migliori prestazioni stagionali per corsa, capacità ed intelligenza tattica. Unico, vero punto di riferimento offensivo tra le fila rossonere, si fa costantemente trovare tra le linee ed in ogni posizione del campo. #Eclettico

PIATEK 5,5 – Polveri bagnate per il pistolero polacco. A garantirgli un’insufficienza onorevole sono un paio di aperture ed il dialogo (a sprazzi) con i compagni di reparto. #Inceppato

GATTUSO 5 – Prova, senza fortuna, a rimettere in piedi la partita con dei campi tempestivi ma l’atteggiamento trasmesso alla squadra nei primi 45′ è imperdonabile. Non è che a temere troppo gli avversari si finisce per temere se stessi? #8LaPaura

PAGELLE MILAN-INTER 2-3 – I voti dei tifosi:

Donnarumma 6;

Calabria 5, Musacchio 6,5, Romagnoli 5,5, Rodriguez 4,5;

Bakayoko 6,5, Kessiè 5, Paquetà 5;

Suso 4, Calhanoglu 6,5, Piatek 5,5;

Castillejo 6, Cutrone 5,5, Conti 6;

Gattuso 4,5

Donato Boccadifuoco

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Esclusiva, Sebastiano Rossi: “Derby partita speciale, la Sud mi dava la carica. Per domenica sono fiducioso, forza Milan”

Esclusiva, Sebastiano Rossi: “Derby partita speciale, la Sud mi dava la carica. Per domenica sono fiducioso, forza Milan”

ESCLUSIVA, SEBASTIANO ROSSI – Intervista esclusiva di Radio Rossonera all’ex portiere del Milan, Sebastiano Rossi. Argomento principale della chiacchierata non poteva che essere ovviamente l’imminente derby della Madonnina che vedrà opposti Milan ed Inter domenica prossima a San Siro. Qui di seguito, vi riportiamo l’intervista completa:

Tu sei stato icona rossonera, se ti dico la parola “Derby” cosa ti viene in mente? E soprattutto, quali erano le sensazioni nel viverlo sotto la curva sud o sotto la nord?

Il derby è una partita speciale, ho avuto la fortuna di vincerne qualcuno ma è sempre una grande emozione, sicuramente la gara contro l’Inter è una partita diversa, c’è sempre tensione ed a volte la tensione ti fa fare brutti scherzi. Durante i miei derby quando difendevo la porta sotto la Curva Nord mi arrivava di tutto, mentre quando avevo alle spalle la Curva Sud mi dava una carica incredibile ed i tifosi rossoneri sono unici su come ti possono caricare. Contro nessun attaccante interista ho avuto paura di prender gol, nemmeno contro Klinsmann che non segnava da quattro mesi. In generale rispetto per tutti e paura di nessuno“.

Tu sei stato uno dei migliori portieri della storia del Milan. Pensi che Donnarumma sia sulla strada giusta? In cosa deve migliorare?

Donnarumma deve ovviamente crescere ancora, ha sono 20 anni, è quasi “costretto” a crescere. Dovesse farlo anno dopo anno diventerebbe uno dei più grandi di sempre. E poi avere un secondo come Reina ti può render più tranquillo. Di sicuro l’esperienza di Pepe può aiutare la crescita di Gigio“.

Domenica finalmente torna ad essere un derby di Champions, che partita ti aspetti? E chi può essere l’uomo decisivo?

Fare pronostici sul derby non è mai facile ma io sono sempre fiducioso. Conta molto anche l’emotività di una squadra, a volte quella sfavorita tira fuori qualcosa che non ha mai messo prima sul campo. Rino però è capace di gestire questa emotività e di mandare in campo una squadra carica“.

Leonardo, Maldini e in panchina Gattuso: respiri un po’ di quel vecchio Milan vincente?

Con Gattuso, Leonardo e Maldini si comincia a respirare un po’ di quel vecchio Milan vincente. Speriamo bene per domenica sera e ovviamente: FORZA MILAN“.

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Milanisti 1899: un viale intitolato ad Herbert Kilpin

Milanisti 1899: un viale intitolato ad Herbert Kilpin

MILANISTI 1899 – L’associazione Milanisti 1899 si schiera affianco allo storico milanista Luigi La Rocca nella richiesta al comune di intitolare una “location” a Herbert Kilpin fondatore del Milan.

L’associazione Milanisti 1899, da sempre sensibile ad ogni iniziativa riguardante il rispetto e la rievocazione della storia rossonera, ha deciso di sostenere lo storico e saggista milanista Luigi La Rocca nella richiesta al Comune di Milano di intitolare un Viale al fondatore del Milan Herbert Kilpin.

Milanisti 1899 è già stata protagonista lo scorso 13 dicembre con un’azione di rivendicazione toponomastica, con la trasformazione autonoma di Piazza Axum in Piazza Nereo Rocco, gesto atto a sottolineare lo squilibrio a Milano di luoghi dedicati al Milan rispetto a quelli dell’Inter

Ancora una volta Milanisti 1899 ribadisce il suo impegno nel celebrare e rispettare i grandi personaggi che hanno fatto la storia del Milan, con azioni e iniziative concrete, nel rispetto dell’ideologia per la quale l’associazione stessa è nata.

MILANISTI 1899La visita alla tomba di Herbert Kilpin. Questo il video di quanto accaduto lo scorso 9 marzo:

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Pagelle Chievo-Milan 1-2: magia di Biglia, sentenza Piatek

Pagelle Chievo-Milan 1-2: magia di Biglia, sentenza Piatek

PAGELLE CHIEVO-MILAN 1-2 – Una magia di Biglia su punizione ed un goal da vero rapace d’area di rigore di Piatek, regalano al Milan la quinta vittoria consecutiva in campionato e la certezza di affrontare il derby di domenica prossima da terza della classe. I rossoneri di Gennaro Gattuso salgono infatti a quota 51 punti in classifica a (provvisoriamente): + 4 dall’Inter, + 7 dalla Roma e + 10 da Lazio, Atalanta e Torino.

PAGELLE CHIEVO-MILAN 1-2 – I voti della nostra redazione:

DONNARUMMA 6 – Diciamoci la verità: Gigio ci ha talmente abituato bene che sul pareggio del Chievo tutti abbiamo avuto l’impressione che potesse (dovesse?) fare meglio. Ottima padronanza dell’area di rigore sulle uscite alte, fondamentale in evidente miglioramento. #Upgrade

CONTI 4,5 – Perde la marcatura su Hetemaj e non ne indovina una sia in fase difensiva che di costruzione. #SerataNo (dal 64′ Calabria 6,5 – Poche chiacchiere: il titolare della fascia destra è lui! Il suo ingresso in campo dona serenità e garantisce solidità difensiva. #Ingranaggio).

MUSACCHIO 6,5 – Pedina fondamentale per questo Milan. Mateo sprizza sicurezza per tutti e 90′ e non sembra andare mai in particolare affanno contro gli attaccanti clivensi. #Spavaldo

ROMAGNOLI 6,5  – E anche oggi Alessio lo saltate domani! Altra prestazione autoritaria del capitano rossonero. Sempre impeccabile nell’uno contro uno, gestisce discretamente il pallone in fase di costruzione. #AléOhOhAléSsio

LAXALT  5,5 – A grandi linee gioca la stessa mediocre partite del suo collega di fascia ma, oltre che sbagliare molto meno, dopo una smanacciata di Gigio mura un tiro a botta sicura salvando il risultato. #NelPostoGiustoAlMomentoGiusto

KESSIÈ 6,5  – Ha il demerito di non chiudere la gara non approfittando di una ghiotta occasione da rete ma la partita di Franck resta di altissimo livello per corsa, intensità e cuore. Collante assoluto tra difesa ed attacco nei momenti di difficoltà. #Bostik

BIGLIA 7,5 – In occasione delle rete che sblocca l’incontro dipinge una parabola meravigliosa. Perde un solo pallone ma lo recupera 2 secondi dopo con la grinta e la determinazione che caratterizza i più grandi. Equilibratore che rischia di essere irrinunciabile in questo finale di stagione. #Arcobaleno

PAQUETÀ 5 – Le 51 partite disputate in questa stagione (tra Brasile ed Italia) si sentono e si vedono, eccome. Meno spunti di classe, meno corsa, meno lucidità e meno dinamismo rispetto alle prime uscite in maglia rossonera. #Imbruttito (dal 54′ Calhanoglu 6,5 – Interpreta ottimamente il ruolo di mezzala con una serenità a lui quasi sconosciuta. Manca sempre qualcosa in rifinitura e finalizzazione ma i minuti disputati dimostrano quanto possa essere importante. #CrisiDIdentità)

SUSO 5+ – Nei primi 45′ di gioco non viene servito e non riesce a proporsi mai. Quelle poche volte che viene chiamato in causa nella ripresa risponde presente ma è davvero troppo poco. Lontanissimo dai propri standar. #Involuto (dall’84’ Borini s.v.)

CASTILLEJO 7 – Scheggia impazzita della serata. Non brilla per continuità e gioca a tuttocampo rendendo difficile agli avversari la propria marcatura. Ha inoltre il merito di fornire l’assist per il 2-1 definitivo firmato da Piatek. #Furetto

PIATEK 6,5  – Nella prima frazione di gara non riesce minimamente ad imporsi o ad entrare nel vivo della manovra offensiva della squadra. Nella ripresa, migliora il proprio rendimento e trasforma in oro l’assist di Castillejo. #ElSegnaSemperLu

GATTUSO/RICCIO 6,5 – Piccoli passi avanti dal punto di vista fisico e mentale rispetto alla scorsa gara vinta contro il Sassuolo. Ottima la gestione tecnica e psicologica delle forze in campo. #RivincitaTotale.

PAGELLE CHIEVO-MILAN 1-2 – I voti dei tifosi:

Donnarumma 6;

Conti 5, Musacchio 6,5, Romagnoli 6,5, Laxalt 5,5;

Kessiè 6,5, Biglia 7,5, Paquetà 5,5;

Suso 5, Castillejo 7, Piatek 7;

Calabria 6,5, Calhanoglu 7, Borini s.v.;

Gattuso 7

Donato Boccadifuoco

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Milan, Bakayoko: “I rossoneri mi facevano sognare quando ero piccolo. Leonardo e Maldini due grandissime figure”

Milan, Bakayoko: “I rossoneri mi facevano sognare quando ero piccolo. Leonardo e Maldini due grandissime figure”

MILAN, BAKAYOKO – Le dichiarazioni rilasciate a France Football dal centrocampista del Milan, Tiemoué Bakayoko. Qui di seguito vi riportiamo l’intervista integrale tradotta per noi da Alexandre Davidgestore del profilo Twitter RadioRossoneraFR ed al quale vanno i nostri ringraziamenti.

Due anni fa, Tiemoué Bakayoko si accingeva a vincere il titolo di Campione di Francia con l’As Monaco e si preparava a fare il suo debutto con i Bleus (Nazionale francese), ma il seguito non è andato come previsto.  Il centrocampista è abituato alle difficoltà: dopo una stagione sperimentale al Chelsea, un inizio difficile al Milan, dove è attualmente in prestito, ha ribaltato la situazione a suo vantaggio, al punto di diventare uno dei giocatori chiave per la formazione rossonera. A San Siro è diventato persino uno dei beniamini dei tifosi rossoneri.  Gli piacerebbe continuare la sua esperienza a Milano ma non dipende solo da lui.

Tiémoué è un nome poco comune. Ha un significato?

Nessuno. Era il nome di mio nonno, una delle persone più importanti della famiglia. Mio padre lo ha scelto cosicché potessi seguire le sue orme, anche se in un mestiere diverso.  I miei genitori hanno lasciato la Costa d’Avorio per la Francia negli anni 90′, ho sette fratelli e una sorella, sono il numero cinque, giusto nel mezzo! Ho avuto un’infanzia piuttosto difficile ma piena d”amore, ognuno si prendeva cura dell’altro“.

Dove l’ha vissuta la sua infanzia?

Nel XIV° distretto di Parigi. La mia Zona è Porte d’Orléans, Alesia, un po’ Montparnasse, è per questo che porto il numero 14. Non sono mai stato nelle opposizioni di quartiere del tipo “il tuo è meglio che il mio”.  Sono solamente Parigino e sono proprio cresciuto con il PSG. La generazione Ronaldinho, Peter Luccin, anche Nicolas Anelka, quella era la mia squadra“.

Come è arrivato nel Calcio?

Mio padre ha giocato in Costa d’Avorio, nei Dilettanti. Nessuno degli 8 figli è stato risparmiato, siamo stati tutti iscritti almeno una volta in una squadra di calcio. E’ veramente nel DNA della nostra famiglia, é una conseguenza logica, siamo tutti fatti per giocare a calcio, poi a quale livello, questo non lo sappiamo, anche mia madre è un’appassionata ed ha avuto un ruolo molto importante. Lei è il mio bijou (gioiello), mi ha trasmesso molti valori, soprattutto, il superare i propri limiti. Per qualche tempo della mia infanzia mio padre aveva dei problemi di schiena e lei era la sola a lavorare, era molto, molto (sottolinea) difficile sovvenire ai nostri bisogni. Le devo molto“.

Questo forte attaccamento famigliare, lo troviamo anche nella sua carriera ad alti livelli..

Il mio fratello più grande Abdoulaye è il mio consigliere, è il primo che ascolto dopo le partite. Conosce molto bene questo mestiere, è meticoloso nelle analisi e mi conosce perfettamente, mi permette in seguito di fare autocritica.
La mia carriera era cominciata piuttosto male, tutto avrebbe potuto finire già a 13 anni…. Sono stato scartato all’INF di Clairefontaine (centro di formazione per giovani), quando invece mi ci ero preparato già 3 anni prima. Ero sicuramente uno dei migliori sul campo. La delusione è stata grande ed è continuata con un infortunio a tibia e perone. Mi ricordo molto bene l’azione: il portiere esce, il pallone é un po lontano, allungo la gamba per evitarlo, e lui mi mi viene addosso con tutto il corpo. La mia gamba si piega in due, Crack!  C’è stata poi una lunga convalescenza, ma il mio amore per il calcio ha preso il di sopra (è stato più forte), era impossibile abbandonare“.

Lei finisce al Rennes, ma ha riconosciuto di non essere mai stato il predestinato della sua generazione.

All’epoca, era il miglior centro di formazione della Francia, ci sono giocatori di qualità in ogni ruolo. Quando ci sono le prime convocazioni con la selezione dei giovani della Nazionale, non sono il primo ad andare. Quando bisogna far scendere i giocatori dai nazionali ai regionali, sono uno dei primi della lista. Cos’ha fatto la differenza? Ho lavorato in silenzio, la prendevo come una sfida, non mi faceva paura. Questo percorso mi ha comunque enormemente aiutato quando ho avuto delle difficoltà negli ultimi tempi. Mi dicevo:”Tiémoué, non è la prima volta, passerai questo momento e dimostrerai ancora che si sbagliano“.

Anche al Monaco, non tutto è stato semplice…

Quando arrivo nel 2014, resto con una preparazione troncata con il Rennes perché stavo per trasferirmi. Nonostante tutto, durante la prima partita, un amichevole contro l’Arsenal durante l’Emirates Cup, sono il migliore in campo. Di colpo, Jardim mi schiera titolare per l’apertura di campionato, contro Lorient, al posto del Capitano Toulalan. La partita non va bene, stiamo perdendo , ma non ho l’impressione di essere l’anello debole eppure, sono richiamato in panchina dopo 30′. Questo ha condizionato i mesi seguenti, sono passato dalla vetta al fondo in un attimo , bim! (mima con le mani). Questo ha contribuito a ritardare la mia esplosione, dovevo ancora fare esperienza“.

Anche se ha fatto un passaggio lampo come direttore tecnico, l’incontro con Claude Makelele nel 2016 è stato una scintilla per Lei, no?

Non dico che dubitavo delle mie qualità ma sono stato sempre molto critico verso me stesso e non sempre in maniera positiva, anche se facevo molte cose positive. Claude mi ha aiutato a rendermi conto del mio livello.
Ho preso tutto questo e ne ho fatto le mie fondamenta. Luis Campos, l’allora capo-scout, è stato anche lui importante, mi parlava sempre, ha sempre creduto in me, “non ti preoccupare, riuscirai, giocherai in grandi clubs”, mi ripeteva“.

Cosa le resta di quella famosa stagione 2016-2017 finita con un titolo di Campione e una semifinale di Champions League?

Ha creato dei legami, è stato eccezionale, per ognuno di noi ma anche perché abbiamo fatto sognare la Francia. Eravamo giovani, rimarrà per sempre scolpito nelle nostre carriere ma anche nei nostri cuori. Con Jardim ho avuto degli alti e dei bassi, non mi ha fatto giocare la partita che ci consacrava campioni (contro Nancy) e la presi veramente male. Poi però per l’ultima col Rennes mi fece una bella sorpresa proponendomi di portare la fascia di capitano contro il club che mi ha cresciuto“.

Notiamo, che cita volentieri i suoi formatori nelle diverse interviste….

È importante non dimenticare, rimanere umile e semplice, credo molto al Karma e comportarsi nel modo giusto paga sempre“.

Nella stagione del titolo scopre anche la Nazionale francese, che l’avrebbe poi convinta a mettere una croce sulla Costa d’Avorio….

(Scuote la testa) Francamente, quando ho dovuto scegliere, non ho dormito, ho passato una pessima giornata ! In realtà, non ero pronto a prendere questa decisione cosi velocemente, mi ha spiazzato quando il CT mi ha chiamato. Devi per forza deludere qualcuno, ma bisogna prendere una decisione, perché « responsabile », è da « uomo », va aldilà del calcio.  Ho scelto la Francia, per me è logico, ho giocato con questa generazione, ci siamo tutti sfidati da giovani. Quest’estate, andrò in Costa d’Avorio con la mia famiglia, e i miei parenti. Amo questo paese, come la prima volta che ci sono andato con mio padre, a 11 anni. In realtà, sono un po stanco di questo dibattito. Ho scelto e resto su questa scelta“.

Non è stato più chiamato da suo debutto contro la Spagna due anni fa (sconfitta 2-0), che non è andato benissimo.. Le critiche sono state dure!

Avevo cominciato molto bene il primo tempo, me lo ricordo bene ma dopo quel passaggio sbagliato che ha portato al rigore, ho faticato e rimugino ancora. Da allora, ho incrociato il Ct, dei membri dello staff, ma non aspetto notizie, non sono cosi’, mi concentro solo sul campo perché sarà quello che mi farà tornare coi Bleus“.

Non avendo ancora disputato partite ufficiali con la Francia, lei è ancora selezionabile con la Costa d’Avorio. Sono tornati alla carica in vista della Coppa d’Africa?

(Deciso) No, e spero che non torneranno, voglio che questo episodio sia chiuso“.

C’erano cinque francesi titolari con il Monaco campione, quattro sono diventati campioni del mondo a Mosca un anno più tardi ( Mbappe, Sidibé, Mendy e Lemar), manca solo lei. Come l’ha vissuta?

Attenzione, non sono né geloso né amareggiato! Tra l’altro, ero al Chelsea, un gran club, avevo le possibilità di esserci, ma onestamente non meritavo la convocazione. Bisogna farsi le domande giuste, soprattutto sulle mie prestazioni con la nazionale“.

È stata veramente una brutta stagione al Chelsea?

No! Già, c’è troppa gente che dice che non giocavo. Penso che non hanno seguito nulla della mia stagione perché ho fatto una quarantina di apparizioni (43), tra cui più di venti come titolare. Quando non ho giocato, è perché ero infortunato, avevo la fiducia dell’allenatore Antonio Conte“.

Cosa non ha funzionato allora?

Sono il primo a dire che non è andata come volevo. Attenzione, ci sono state delle partite molto, molto buone, non tutto è da buttare, e comunque mi è servito. Se oggi ho questo rendimento, è anche grazie alla mia esperienza londinese. Oggi posso dire che sono un giocatore migliore di Monaco. La coppia con N’Golo Kante in mezzo non era niente male, era un bel progetto ed era anche una delle ragioni per le quali ho firmato per il Chelsea. N’golo è il migliore nella sua posizione. Frequentarlo quotidianamente, vedere gli sforzi che fa, mi anche permesso di progredire, di capire come diventare un giocatore di alto livello“.

Maurizio Sarri, il successore di Conte, non la voleva?

Io penso che sia stata una cosa che sia arrivata da più in alto. Il club ha deciso di intraprendere dei cambiamenti e io non facevo parte di questi piani. Sarri è arrivato e gli hanno detto quelle che erano le loro intenzioni. In più è arrivato un suo uomo come Jorginho. Una seconda stagione al Chelsea mi avrebbe permesso di giocarmi le mie carte, ma ho sentito il bisogno di cambiare aria. È stata una scelta importante, perché quella del Milan è la quarta maglia che cambio. A 24 anni è tanto. È stato Leonardo che mi ha contattato è se avessi dovuto lasciare il Chelsea, lo avrei fatto solo per il Milan, perché è stato un club che mi ha fatto sognare quando ero piccolo. Lo ringrazio sentitamente per avermi dato questa chance“.

Il simbolo del Milan Paolo Maldini al tavolo delle trattative che effetto fa?

Senza mentirvi, fa effetto. Con Leo sono due grandi figure del Club. Vi fa rendere conto dell’importanza del club nel quale arrivate. Ricordo Maldini con la sua fascia di capitano, il suo numero 3, i suoi capelli lunghi…“.

Dopo il suo debutto , a Napoli (3-2), Gennaro Gattuso ha usato parole molto dure nei suoi confronti….

Non ho apprezzato quelle dichiarazioni, e sia io sia le persone che mi stanno vicino le abbiamo prese male. Sono state illogiche. Ha rimesso in dubbio il mio calcio e quello che avevo imparato durante il mio periodo di formazione. Secondo lui avrei dovuto imparare a orientare e modificare la posizione del corpo. Ma lui è fatto così, dice quello che pensa e vuole che gli si dicano le cose in faccia. Non è uno che porta rancore”.

Che tipo di allenatore è veramente?

Francamente credo che tutti i giocatori vorrebbero avere un allenatore come lui. È una figura paterna, con la quale puoi parlare di tutto e di niente. È molto vicino ai suoi giocatori e li protegge. E non sono tanti gli allenatori che lo fanno. È puntiglioso dal punto di vista tattico, sa il fatto suo. Non lascia nulla al caso”.

In seguito l’hanno paragonata a Marcel Desailly.

Per me, Desailly, era molto più difensivo. Non penso che ci siano delle somiglianze tra noi. Ma so anche che ha fatto grandi cose al Milan nel mio ruolo. Sono andato a vedere i video per curiosità. Mi lusinga essere comparato a lui”.

Il suo fisico fa più la differenza in Serie A che in Premier League?

Si, anche se sono più bravo nell’anticipare, analizzo il gioco dell’avversario, mi calo nella situazione. Sono spesso in riflessione durante la partita, cerco di avere un tempo d’anticipo sui miei avversari. Infatti, ho un buon timing, commetto pochi falli, non ho bisogno di andare con tutto il corpo nei duelli, soprattutto perché essendo grosso, si ha più tendenza a darmi “un giallo” e col tempo l’ho imparato“.

È uno dei migliori dribblatori della Serie A, è una cosa che potrebbe sorprendere.

È una qualità che non mi viene associata, oppure non direttamente. Quando mi si vede, si pensa che io sia un giocatore fisico, ma in realtà ho delle qualità tecniche. In fase di formazione, amavo saltare l’avversario dribblandolo. E non faccio dribbling così tanto per farli. Nel mio ruolo non è una peculiarità, ma questo mi permette di mettere in difficoltà gli avversari”.

Le mancano ancora delle statistiche per valorizzare totalmente le sue prestazioni.. (si parla di gol e assist)

Mi stuzzica, ho bisogno di questo, è il limite che devo oltrepassare. Ho le qualità per farlo, forse dovrei essere più vicino alla porta, giocare un po’ più alto. Ci lavoro, vorrei essere decisivo con un passaggio o un gol“.

Lei è attualmente in prestito al Milan con un diritto di riscatto che sarà pagato solo in caso di qualificazione in Champions. E’ difficile pensare al futuro?

Sto facendo una buona stagione e sono molto grato al Milan e sono molto contento qui, anche se all’inizio sono stato molto criticato. Ma è normale, tutti si aspettavano di più, nessuna sorpresa. Non riesco a pensare molto al futuro. Farò di tutto per far sì che il Milan si qualifichi alla prossima edizione della Champions League. Sono cinque anni che i tifosi del Milan non sentono la sua musichetta e io vorrò esserci quando tornerà a risuonare a San Siro. Vedremo come andrà a finire la stagione, anche perché ho un contratto con il Chelsea, che è comunque un club molto importante per me”.

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Milan Highlights (rubrica): goal, partita, eroe e stella del mese di febbraio

Milan Highlights (rubrica): goal, partita, eroe e stella del mese di febbraio

MILAN HIGHLIGHTS – Nuovo appuntamento con “Milan Highlights”, la rubrica di Radio Rossonera che ripercorre gli avvenimenti principali del mese appena conclusosi. Come sempre dedichiamo i nostri piccoli focus a: goal del mese, partita della svolta, l’eroe che non ti aspetti e la stella del mese.

Il goal del mese: PIATEK VS ATALANTA

Allo scadere del primo tempo, Piatek realizza un gol pazzesco con una girata al volo, marcato e spalle alla porta, su un perfetto cross di Rodriguez. Il gol del polacco permette al Milan di agguantare il pari prima dell’intervallo e di entrare con una grande carica nella ripresa, realizzando l’uno-due micidiale prima con Calhanoglu e poi con lo stesso Piatek.

Il gol del Pistolero possiamo catalogarlo senza dubbio come uno dei più bei gol del campionato.

La partita della svolta: ATALANTA-MILAN 1-3

 La vittoria di Bergamo, su un campo veramente ostico, è la partita della svolta del mese di febbraio. Partita di grande solidità difensiva e intensità, dove gli uomini di Gattuso mettono in mostra una prova di maturità, con un Piatek cecchino e con un Calhanoglu autore di una prova di alto livello e di una realizzazione da fuori area che permette alla squadra di passare in vantaggio ad inizio ripresa.

Musacchio e Romagnoli sono praticamente perfetti, molto buona anche la prestazione di Paquetà.

Da Bergamo la squadra esce con 3 punti pesantissimi e con la convinzione di poter lottare fino alla fine per il sogno del piazzamento Champions.

L’eroe che non ti aspetti: CASTILLEJO

Castillejo gioca da titolare contro l’Empoli per sostituire lo squalificato Suso e risulta alla fine essere il migliore in campo. Va vicino al gol nel primo tempo con una grande conclusione a giro di sinistro, sventata in angolo da Dragowski. Nella ripresa recupera un ottimo pallone sulla trequarti permettendo l’1-0 del Milan, realizza l’assist per il raddoppio di Kessie e chiude la partita mettendo a segno il gol del 3-0 su un perfetto assist di Conti. Partita da 8 pieno per lui.

La stella del mese: PIATEK

 Il nuovo bomber rossonero nel mese di febbraio mette il suo sigillo in tutte le partite di campionato, tra queste la doppietta d’autore a Bergamo. Quando arriva un pallone in area lui c’è sempre.

Il popolo rossonero è già innamorato di lui; insieme a Paquetà è indubbiamente l’arma in più a disposizione di Gattuso. Si giocherà fino alla fine il titolo di capocannoniere di serie A.

Andrea Propato

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