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Esclusiva, Luis Oliveira: “Milan-Cagliari? Vincerà chi giocherà meglio. Piatek pronto per questa grande società”

Esclusiva, Luis Oliveira: “Milan-Cagliari? Vincerà chi giocherà meglio. Piatek pronto per questa grande società”

ESCLUSIVA, LUIS OLIVEIRA – Intervista esclusiva di Radio Rossonera all’ex attaccante del Cagliari, Luis Oliveira. Tra i temi trattati, non poteva naturalmente mancare un commento sull’imminente match di campionato che domenica sera vedrà proprio i rossoblu opposti al Milan. Qui di seguito, l’intervista completa:

Domenica Milan-Cagliari, un match che sicuramente ti farà affiorare diversi ricordi

Assolutamente sì, in quel periodo il Milan era il grande Milan: la squadra più forte d’Italia“.

Qual è stato il difensore del Milan che temevi maggiormente di affrontare?

Diciamo che Costacurta era uno che picchiava discretamente così come anche Tassotti (ride, ndr)“.

Cosa non ha funzionato secondo te nel rapporto tra Gonzalo Higuain ed il Milan?

Higuain è stato una grandissima delusione per me ma credo lo sia stato anche per se stesso. Credo che lui non si sia mai ripreso mentalmente dopo la cessione dalla Juventus. Higuain è arrivato in un Milan in difficoltà ed è stato chiamato a risolvere il problema del goal e credo che la squadra non è riuscita a giocare per lui come succedeva insieme ai bianconeri. Credo inoltre che quel rigore sbagliato proprio contro la Juventus abbia pesato“.

Via Higuain, dentro Piatek: quanto è importante arrivare in una nuova squadra e riuscire a segnare subito?

Piatek è un attaccante che abbiamo conosciuto quest’anno e ha già dimostrato di essere un grandissimo giocatore giocando in una squadra da media classifica come il Genoa. È pronto per una grande società come il Milan, è arrivato in rossonero con una grande motivazione. Attenzione però: non è solo l’attaccante che deve segnare, il Milan ha bisogno di trovare dei goal anche con i centrocampisti“.

Ti piace il Milan di Gattuso?

Gattuso è stato un grande giocatore ed è un grande allenatore. Con il suo carattere cerca sempre di dare qualcosa in più ai propri giocatori. Il difetto di questo Milan forse è che riesce a giocare bene solo un tempo. I rossoneri in questo periodo stanno cercando di valorizzare tanti giovani ma devono riuscire a cambiare marcia“.

E del Cagliari invece, che ne pensi?

Quello di quest’anno è un Cagliari a due facce: quando gioca in casa è molto attento e sviluppa un bel gioco; quando è fuori casa invece lascia molto a desiderare. Ai miei tempi avevamo Mazzone come allenatore e lui, contro le grandi, ci diceva sempre di evitare di prendere goal nei primi 15′ di gara. Questo Cagliari invece spesso è già sotto di 1 goal nei primi 15′“.

Domenica che partita ti aspetti?

Spero sarà una partita divertente. A vincere sarà chi giocherà meglio“.

Esiste un Luis Oliveira nel calcio di oggi?

Intravedo delle piccole somiglianze sia con Chiesa che con Muriel per velocità e capacità di Dribbling“.

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Calcio femminile: Come si portano 48 mila persone allo stadio?

Calcio femminile: Come si portano 48 mila persone allo stadio?

CALCIO FEMMINILE – Portare quasi 50 mila persone ad una partita di calcio, per quanto si tratti della Coppa nazionale spagnola, non costituisce certo una notizia incredibile. La vicenda assume tutt’altro significato quando si entra nello specifico: la partita in questione è Athletic Bilbao-Atletico Madrid, gara valida per i quarti di finale di Copa de la Reina, la coppa nazionale spagnola di calcio femminile.

Dunque proprio questo è il nucleo della questione: una partita di calcio femminile, quarto di finale di Coppa di Spagna, disputata in uno stadio rinomato come il San Mamés, ha portato 48 mila spettatori, durante una fredda sera di metà settimana.

Per lo scenario del calcio femminile spagnolo, il dato ottenuto per la partita in questione è di certo una piacevole sorpresa, ma non c’è l’incredulità con cui si accoglie invece la notizia in altri stati europei, come in Italia, dove i numeri delle partite di calcio femminile sono ancora molto distanti da queste cifre. Pertanto, mettendo da parte lo stupore, è il momento di iniziare a chiedersi: come si è arrivati a portare 48 mila persone allo stadio? E su questa domanda il calcio femminile Spagnolo, e l’Athletic Bilbao in particolare, ci possono dare grandi e importanti lezioni.

Prima di tutto: l’azionariato popolare.

L’Athletic Club, conosciuto fuori dalla Spagna come Athletic Bilbao, è una delle quattro società spagnole gestite da una forma di azionariato popolare, ovvero una forma di partecipazione al capitale sociale della società da parte di un gruppo di persone che, in base alla percentuale di partecipazione all’investimento, prendono parte ai risultati economici aziendali. Oltre all’Athletic Bilbao, le società spagnole che presentano questo modello cooperativo sono Real Madrid, Osasuna e Barcellona.

Il modello di azionariato popolare dell’Athletic Bilbao, retto da 44.171 soci, storicamente ha sempre generato un forte legame tra club e tifoseria, che sfocia naturalmente in un grande seguito in tutte le occasioni. Questa peculiarità del club ha coinvolto anche la squadra femminile, fondata nel 2002: fin dai primi anni di partecipazione alla massima serie femminile spagnola, il successo dell’Athletic Bilbao è stato immediato, e la tifoseria non ha mancato di dare il suo supporto anche al team femminile, a riprova inconfutabile di un felice processo identitario tra supporter e squadra – qualsiasi sia il genere.

Riportando il quadro storico all’attualità, è facile iniziare a capire il fil rouge che unisce la natura del club ad una cultura del calcio femminile sedimentata nel tempo, e che conduce direttamente al successo di mercoledì 30 gennaio 2019, quando allo stadio San Mamés -stadio di proprietà dell’Athletic Bilbao e sede delle partite casalinghe della squadra maschile- ben 48.121 spettatori si sono radunati per assistere alla partita tra Athletic Bilbao e Atletico Madrid femminile, quarto di finale della Coppa de la Reina.

Se, oltretutto, il club di casa è noto per il grande seguito di tifoseria -basti vedere i festeggiamenti per la vittoria dell’ultimo campionato femminile, nel 2016- certamente l’appeal suscitato dal big match in un grande stadio come il San Mamés non è da meno. Un precedente illustre, risalente al 2003, registrò un record di 35 mila spettatori per una gara di calcio femminile, tenutasi nel vecchio impianto dell’Athletic Bilbao; più recente è invece un altro grande risultato, risalente al 2017 e coinvolgente proprio Atletico Madrid e Athletic Bilbao: la partita si disputò al Calderòn, e portò per l’evento 10.642 spettatori.

(I festeggiamenti per la vittoria dell’ultimo campionato femminile)

In Spagna non è raro che i big match -sia di campionato sia di coppa- vengano disputati in grandi teatri, come gli stadi che solitamente ospitano le squadre maschili: un altro esempio di questa tendenza sarà il prossimo match di Liga Iberdrola tra Atletico Madrid e Barcelona. La partita decisiva per la vittoria del campionato sarà infatti disputata proprio al Wanda Metropolitano il prossimo 17 marzo, e per questa occasione il club madrileno punta a superare i 30 mila spettatori.

Questo “fattore campo” dunque costituisce indubbiamente un incentivo per gli spettatori, invogliati ad assistere alla partita in una struttura già autonomamente portatrice di forti valori identitari e di un’atmosfera difficilmente riproducibile altrove. Coniugare poi questo aspetto con biglietti dai prezzi molto accessibili, con un background di partecipazione già ampiamente consolidato, non può che favorire l’afflusso di pubblico: nel caso specifico del match Athletic Club-Atletico Madrid il prezzo del biglietto è stato fissato a 5 euro, con ulteriori facilitazioni per i soci del club di casa.

Come corona finale allo scenario già descritto, l’ultimo aspetto da considerare nell’analisi dei fattori che portano ad un successo come quello dei 48 mila spettatori di Athletic Club-Atletico Madrid, è la campagna di comunicazione che ha seguito fino all’ultimo momento il big match. Le campagne di comunicazione e pubblicizzazione di un evento possono creare grande seguito, completando un’opera ben avviata, e soprattutto possono accompagnare ed avvolgere l’evento con un’atmosfera emozionale dal valore inestimabile, oltre a plasmare una narrazione dai tratti unici e peculiari.

Su questo fronte la gestione della comunicazione legata alla partita è stata continua e ricca di contenuti, soprattutto sul fronte Athletic Club, squadra padrona di casa. Se infatti l’Atletico Madrid femminile sui propri canali social ha pubblicizzato l’evento in maniera puntuale ma misurata, con le dovute attenzioni ma senza trionfalismi, molto diversa è stata la gestione della comunicazione da parte della squadra di Bilbao. L’Athletic Club ha scelto una campagna più solenne, composta da contenuti riproposti sempre più assiduamente con l’avvicinarsi del giorno della partita. L’esempio più esemplificativo di questa scelta in grande stile è il video riproposto più volte nella home page dell’account unico dell’Athletic -rappresentativo della squadra maschile e femminile-: fin dalla prima visione si viene catapultati in un’atmosfera pienamente coinvolgente, sia per la realtà del Club e dello stadio, sia per l’importanza della partita.

Al fianco di questa generica scelta comunicativa è stata affiancata una narrazione retrospettiva, con video fortemente evocativi che ripropongono le gesta della squadra nel passato, con video di esultanze e vittorie, coinvolgendo in questo modo non solo il valore attuale di una grande partecipazione, ma anche l’importanza di connettere presente e passato.

In conclusione, l’evento dei 48 mila al San Mamés non è da archiviare come una piacevole casualità, ma entra a tutti gli effetti nella storia del Club e del calcio femminile spagnolo come un traguardo raggiunto e non un imprevisto, frutto di scelte, investimenti e background positivi e di conseguenza fertili per una crescita costante e duratura. Nella speranza che, continuando a supportare lo sviluppo del movimento anche in Italia e favorendo ancora di più l’avvicinamento tra calcio femminile e tifoserie, anche il movimento italiano possa tra qualche anno raggiungere cifre e obiettivi che ad oggi appaiono utopistici, ma che un giorno potrebbero davvero concretizzarsi.

Lucia Pirola

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