NEWS

447 Articles

Posted by Redazione Rossonera on

Ufficiale slittamento degli Europei femminili. E il ricambio generazionale?

Ufficiale slittamento degli Europei femminili. E il ricambio generazionale?

È ufficiale lo slittamento di un anno degli Europei femminili: a darne notizia è il Comitato Esecutivo UEFA, che conferma i rumor circolati nelle ultime settimane. Dopo il rinvio di tutte le più importanti manifestazioni sportive previste per quest’anno, compresi gli Europei di calcio maschili, è ufficiale che la stessa sorte riguarderà anche UEFA Women’s EURO. Tempi e luoghi degli Europei femminili rimarranno intatti: si terranno infatti in Inghilterra dal 6 al 31 luglio 2022, e sia città ospitanti sia stadi rimarranno gli stessi già annunciati.

La motivazione di tale slittamento è proprio dovuta ai precedenti rinvii già annunciati: per garantire la massima visibilità degli Europei femminili è stato infatti scelto di evitare di disputarli nella stessa estate degli europei maschili, preferendo separare nettamente le cadenze dei due tornei.
«Quando abbiamo dovuto prendere una decisione urgente sul rinvio di UEFA EURO 2020, abbiamo sempre avuto in mente l’impatto su UEFA Women’s EURO 2021 – ha spiegato il presidente UEFA Aleksander Ceferin – ed abbiamo valutato attentamente tutte le opzioni, con l’impegno per la crescita del calcio femminile come primo punto del nostro agire. Spostando gli Europei di un anno, ci assicuriamo che il torneo di punta del calcio femminile sarà l’unico grande evento calcistico dell’estate, fornendogli così l’attenzione che merita».

Al netto della scelta e delle motivazioni ampiamente condivisibili, gli scenari che si aprono ora sul fronte del calcio femminile italiano, e non solo, prevedono le implicazioni tecniche e sportive di tale slittamento: la nazionale femminile italiana si troverà presto in una situazione delicata per quanto riguarda il possibile e prevedibile ricambio generazionale che investirà presto la rosa, per lasciare spazio alle nuove leve. Se gli Europei femminili della prossima estate potevano infatti essere la degna chiusura di un ciclo definibile come “rampa di lancio” del calcio femminile italiano, lo slittamento ora ufficiale potrebbe realmente porsi in mezzo, rischiando di incidere sui primi timidi accenni già avvenuti.

Si tratterà dunque di una scelta importante e certamente determinante per chi siederà sulla panchina della nazionale femminile al momento di tirare le somme e decidere il bene delle Azzurre. Milena Bertolini, CT della nazionale e probabile condottiera anche della prossima fase, per il momento si è detta felice della scelta fatta in merito agli Europei femminili: «È stata la scelta migliore, ha vinto il buon senso – ha dichiarato. Una decisione presa per il bene del calcio femminile e per favorirne la crescita, garantendo all’evento la migliore visibilità».

 

Photo credits: FIGC.it

Lucia Pirola

Posted by Redazione Rossonera on

Andres Guglielminpietro a Radio Rossonera: “Che emozione quello Scudetto e quel goal contro il Perugia. Bene i giovani ma ci vuole esperienza”

Andres Guglielminpietro a Radio Rossonera: “Che emozione quello Scudetto e quel goal contro il Perugia. Bene i giovani ma ci vuole esperienza”

ANDRES GUGLIELMINPIETRO A RADIO ROSSONERA – Altro appuntamento con i “Face to Face” di Radio Rossonera. Oggi tocca all’ex centrocampista del Milan, Andres Guglielminpietro, uno dei protagonisti dello scudetto del centenario. Qui di seguito un lungo estratto della nostra chiacchierata insieme al nazionale argentino:

Ciao Guly. Innanzitutto come stai? Dove ti trovi?

Io sto bene. Sono in Argentina,chiuso in casa come voi. Qui fortunatamente abbiamo preso in tempo la situazione e chiuso tutto avendo numeri nettamente inferiori all’Italia. Pian Piano però adesso si cercherà di riaprire qualcosa“.

Come stai passando la tua quarantena?

Fortunatamente abito in un appartamento grande e ho un terrazzo dove faccio esercizi infatti ho perso un paio di chili. In casa provo a fare tante cose anche insieme ai miei 3 figli anche se il piccolo di 7 anni sta tutto il tempo davanti alla Playstation mentre io invece non ci gioco perché non sono bravo“.

Mangi più italiano o argentino?

Non sono bravo a cucinare ma durante questa quarantena ho iniziato a preparare qualcosa come gli spaghetti italiano con pomodoro e basilico. Per il resto qui si mangia tanta carne alla griglia“.

Facciamo un salto indietro. Se oggi ripensi al Milan, qual è il primo pensiero che ti viene in mente?

Beh il primo pensiero va sicuramente allo Scudetto vinto. Mio padre ha ancora una foto di quando era a Perugia, considerate che durante quei festeggiamenti lui mi raggiunse negli spogliatoi e mi abbracciò; Ibrahim Ba non sapeva chi fosse e voleva mandarlo via (ride ndr)“.

Quand’è che hai capito che potevi veramente diventare un calciatore?

Io ho sempre giocato a calcio ma non avrei mai immaginato che un giorno avrei giocato nel Milan. Sono andato via da casa a 17 anni e il mio percorso è stato molto difficile“.

Come sei arrivato al Milan?

Feci una grande stagione dove segnai 14 goal. A quel tempo Zaccheroni allenava l’Udinese e mi voleva con lui, poi il mister andò al Milan e mandò qualcuno a visionarmi. Ecco come arrivai al Milan. All’inizio pensavo mi mandassero in prestito ma giocai la mia prima partita in rossonero, presi una traversa e rimasi in panchina per quasi tutto il girone d’andata fino alla partita contro il Perugia. Da quel momento il mister non mi tolse più dal campo. Sono arrivato al Milan in un momento della mia carriera dove in Argentina ero forte e correvo più di tutti; una volta arrivato in Italia mi sono accorto che correvo quanto gli altri e forse meno; ho subito capito che dovevo impegnarmi e migliorare”.

Che ricordo hai di Mister Zaccheroni?

Io al mister voglio tanto bene, ho un grandissimo rispetto per lui. A distanza di tempo riconosco davvero quanto mi ha aiutato“.

Com’era giocare in quel Milan dove in difesa c’era un certo Paolo Maldini?

Ho avuto la fortuna di giocare con Paolo in difesa e davanti campioni del calibro di Weah, Leonardo e Boban. Maldini riusciva a dirti tutto semplicemente con uno sguardo ed era un giocatore che in campo ti aiutava tanto. Ogni tanto io e lui scherziamo, mi ricorda che effettivamente abbiamo vinto insieme uno Scudetto“.

Ti ricordi le emozioni del tuo esordio a San Siro e quelle del tuo primo goal contro il Perugia?

Assolutamente, mi ricordo tutto! Il mio primo goal a San Siro è stato incredibile ma anche la prima volta che sono sceso in campo lì è stata fantastica, guardavi all’insù e quella vista non finiva mai. Ricordo che quando ho segnato la prima persona che ho abbracciato è stata Ayala. L’altro giorno sistemavo casa e ho ritrovato la maglietta del Milan che mi era rimasta, bellissimi ricordi“.

Prima di quelle famose ultime 7 partite mister Zaccheroni disse che le avreste vinte tutte. Puoi spiegarci?

Confermo. Nonostante eravamo a -7 dalla Lazio avevamo capito il modo di giocare per vincere. Al termine della vittoria contro l’Empoli alla penultima giornata ricordo che abbiamo visto la fine di Fiorentina-Lazio nella tv degli spogliatoi. Ricordo ancora l’urlo di gioia di Albertini nel momento in cui finì quella partita. Leonardo quando andammo a Perugia mi disse: “Stai tranquillo, domani si vince“.

Arriva il giorno di Perugia-Milan, segni di nuovo. Cosa hai provato?

Ogni volta che riguardo quel goal mi emoziono. Una volta ho riguardato anche tutta la partita e mi sono sopreso di quanto ho corso. Un ricordo bellissimo, straordinario. Ricordo anche la parata incredibile di Abbiati, una parata che ha fermato il cuore a tutti. Al nostro ritorno siamo usciti tutti insieme e abbiamo festeggiato tantissimo. Quello fu uno Scudetto davvero inaspettato“.

Secondo te quel gruppo aveva un segreto? Quale?

Direi l’esperienza. In quegli anni lì il Milan aveva grandissimi campioni“.

A quei tempi con chi eri più amico?

Con Leonardo molto. Avevo anche un grandissimo rapporto con Gattuso che abitava sopra di me, un rapporto che è rimasto perché ogni tanto ci sentiamo, Rino era fortissimo: un ragazzo in gamba e con la testa sulle spalle. Anche con Cruz e Dida ho avuto un bellissimo rapporto, per non parlare di Bierhoff o Helveg con il quale ogni tanto siamo andati insieme a giocare qualche partita”.

Leonardo o Boban? Chi era più forte?

Non saprei, erano diversi come giocatori; fortissimi entrambi. Certo il mister era in difficoltà perché solitamente tra tutti e due ne mandava in campo solo uno perché Bierhoff e Weah giocavano sempre“.

Entrambi sono tornati al Milan ma è finita… te l’aspettavi?

Aspettarmelo no, ma sia Leonardo che Boban sono due persone molto dirette con cui è difficile mediare; hanno una grande personalità“.

In dirigenza è rimasto Paolo Maldini. Secondo te il Milan deve andare avanti con lui?

Secondo me sì, non ho alcun dubbio. Il Milan in questo momento per me deve investire. Bene i giovani ma bisogna investire anche sui giocatori d’esperienza. Penso all’Inter che compra Lukaku a 80 milioni di euro mentre il Milan spende 80 milioni per tutto il mercato; chiaramente c’è una differenza. Tutte le squadre di oggi investono grandi somme di denaro, il calcio è cambiato“.

Riesci a seguire e vedere il Milan?

Sì, ho visto anche il derby. Un grandissimo primo tempo ma poi è cambiato tutto; sorprendente, ma il calcio è così“.

Al Milan è ritornato Zlatan Ibrahimovic. Lo riconfermeresti per la prossima stagione?

Ibrahimovic è fortissimo anche a 39 anni e ha un grandissimo carattere. Se è riuscito a trasmettere il suo carattere alla squadra allora bisogna andare avanti con lui. Inoltre, insieme a lui possono crescere Leao e tanti altri“.

Che ne pensi di Theo Hernandez? Altri giocatori del Milan di oggi che ti piacciono?

È un ottimo terzino, rispetto a me difende meglio ma io nascevo come attaccante. In questo Milan ci sono tanti giocatori forti ma bisogna comprare i campioni e con quelli comporre lo scheletro di squadra“.

Su Musacchio

Lo conosco bene perché l’ho allenato ai tempi del River Plate. Sa fare delle grandi partite ma, come dicevo prima, un gruppo di campioni potrebbe aiutarlo come i campioni hanno aiutato me“.

Chi era il più casinista di quel gruppo in cui hai giocato?

Direi Ibrahim Ba. Ora è molto più tranquillo ma in quel periodo lì era scatenato (sorride ndr). Anche Sebastiano Rossi era un bel personaggio anche all’interno dello spogliatoio. Il nostro spogliatoio aveva un’impronta ben precisa“.

Ti rendi conto che hai lasciato un’impronta nella storia del Milan?

“Un’impronta non lo so ma mi sono reso conto di quanto i tifosi del Milan mi vogliano ancora bene”.

Su Galliani e Braida

Galliani con me è stato sempre gentilissimo. Poco tempo fa gli ho scritto e mi ha risposto subito. Braida mi ha preso con sé come un figlio. Ho grandissimi ricordi per entrambi. Galliani alla fine di un derby pareggiato mi disse: “Qui tu hai vinto uno Scudetto, questa sarà sempre casa tua”.

Sul suo rapporto con l’Italia

Sono molto legato all’Italia, di solito vengo 2/3 volte l’anno. A Milano sono sempre a mio agio, semmai dovessi andar via dall’Argentina non avrei dubbi su dove vorrei vivere“.

Photo Credits: AcMilan.com

Posted by Redazione Rossonera on

#MercoledìMeteora: Urby Emanuelson, il “nullacampista”

#MercoledìMeteora: Urby Emanuelson, il “nullacampista”

Terzino? Ni. Trequartista? Boh. Mezzala? Forse.

Gullit, Rijkaard, Van Basten, Seedorf, Stam, Van Bommel, De Jong. Poi lui, Urby Emanuelson. Peccato che questi giocatori abbiano in comune tra loro solamente il paese d’origine (ovviamente l’Olanda) e non la resa di prestazione. O meglio, se ci fermiamo ai primi sette potremmo essere tutti d’accordo sul fatto che siano calciatori ad aver lasciato un segno nella storia del Milan: chi indelebile, chi fortemente marcato, chi leggero, chi un po’ sbiadito. L’ottavo invece, tale Urby Emanuelson, di segni non ne ha proprio lasciati. E pensare che è passato da San Siro due volte.

Emanuelson passa quasi un lustro e mezzo tra le fila dell’Ajax. Nasce come terzino sinistro e ci rimane fino al 2008, quando viene spostato ala da Marco Van Basten, allenatore a quei tempi. Questo cambio di ruolo è dovuto a svariate lacune difensive del ragazzo, ma anche e soprattutto dalle qualità offensive piuttosto importanti.

Arriva al Milan nel 2011, sotto la guida di Massimiliano Allegri. Poco campo nell’anno dello scudetto 2010-2011, qualche sprazzo e fiammata nella stagione successiva, ma nulla di più. Il vero problema dell’esperienza rossonera di Emanuelson è proprio la difficoltà della sua collocazione tattica. Era arrivato come “nuova linfa” per la fascia sinistra difensiva, ma fin da subito si capì che forse il Cigno di Utrecht ci aveva visto giusto e che era meglio spostarlo più avanti. Allegri nel 2012 lo schiera spesso trequartista, provando a sfruttare la sua velocità, ma anche questo è un ruolo che non gli si cucì bene addosso, forse per mancanza di visione di gioco e fisicità. In poche parole, un potenziale tuttocampista trasformato in nullacampista, un ibrido senza capo ne coda.

Dopo un anno di prestito al Fulham c’è il ritorno al Milan. Anche qui poche chance, poca roba. Vaga in Serie A nelle stagioni successive, tra Roma, Atalanta e Hellas Verona, per poi finire allo Sheffield Wednesday. Meno di 25 presenze in 3 anni, 2 gol e l’impressione di essere di fronte ad un giocatore incompiuto, una sorta di enigma per allenatori e tifosi.

Ora milita nell’Utrecht, per cui ha firmato nel 2017. Gioca con relativa continuità e sembra aver trovato la sua dimensione. Non è protagonista, non è decisivo, ma sembra aver ritrovato serenità, quella che al Milan non aveva quando era una semplice meteora.

Photo Credits: acmilan.com

Enrico Boiani

Posted by Redazione Rossonera on

La FIFA rassicura il calcio femminile: gli investimenti promessi saranno mantenuti

La FIFA rassicura il calcio femminile: gli investimenti promessi saranno mantenuti

Uno squarcio di luce sul futuro del calcio femminile si apre finalmente in questi giorni, dopo la rivelazione riportata da The Guardian proprio ieri.

A quanto riportato dal quotidiano inglese infatti, la FIFA ha confermato che l’investimento promesso al calcio femminile sarà mantenuto: si tratta di 800 milioni promessi al settore femminile tra il 2019 e il 2022, e il rischio paventato in questi giorni di lockdown e difficoltà economiche aveva fatto prevedere una marcia indietro sull’appoggio economico predisposto.

Il calcio femminile si trova e si troverà nel breve futuro in una situazione molto critica dal punto di vista di sopravvivenza e sostenibilità, essendo ancora fortemente legato agli aiuti economici provenienti principalmente dalle società professionistiche. Un investimento di tale entità da parte della FIFA potrebbe dunque fare davvero la differenza, e la stessa organizzazione sta esplorando le possibilità in merito a come impiegare tale somma.

«Possiamo confermare che tale fondo è già stato impegnato dalla FIFA, e non ci saranno modifiche dovute alla momentanea crisi dovuta al Covid-19» ha dichiarato al Guardian il portavoce della FIFA.
«Tale fondo sarà investito in una serie di aree per il calcio femminile, tra cui le competizioni, la capienza delle strutture, i programmi di sviluppo, governance e leadership, il percorso verso il professionismo e i programmi tecnici».

«La FIFA sta lavorando per fornire assistenza alle comunità calcistiche di tutto il mondo, compreso il calcio femminile. Le modalità e i dettagli di tale sostegno sono ancora oggetto di discussione nelle consultazioni con le associazioni membri della FIFA, le confederazioni e le parti interessate».

Le preoccupazioni in merito al futuro del calcio femminile non sono certo scacciate, ma con queste dichiarazioni sembrerebbe assicurato il sostegno necessario a tutto il movimento, che da questi aiuti potrebbe trarre non solo supporto ma soprattutto una base vitale grazie alla quale sopravvivere alla crisi.

 

Foto credits: acmilan.com

Lucia Pirola

Posted by Redazione Rossonera on

Danilo Gallinari a Radio Rossonera: “Il Milan tornerà in alto. Maldini il mio milanista di sempre, Ibrahimovic ha portato leadership”

Danilo Gallinari a Radio Rossonera: “Il Milan tornerà in alto. Maldini il mio milanista di sempre, Ibrahimovic ha portato leadership”

DANILO GALLINARI A RADIO ROSSONERA – Altro imperdibile appuntamento con i “Face to Face” di Radio Rossonera. Oggi tralasciamo il mondo del calcio per addentrarci in quello della “palla a spicchi” in compagnia del nazionale italiano di basket, e grande tifoso del Milan, Danilo Gallinari. Qui di seguito gli estratti principali della lunga chiacchierata fatta ai nostri microfoni:

Ciao Danilo! Innanzitutto come stai? Come sta andando la tua quarantena?

Sto bene. La quarantena è tosta ma fortunatamente non la vivo da solo, cerco di impegnare le mie giornate in qualche modo. Se penso a tornare in Italia? Sì spero sia possibile tornarci in estate“.

Quali sono i tuoi passatempi?

Durante il giorno mi dedico ad allenamenti e work out poi cucino e alla sera guardo serie tv ma non più di tante. A proposito ho appena finito di vedere Unorthodox una bella serie uscita da poco. Musica? Sì, specialmente durante i work out che faccio in diretta live insieme a mio fratello che sta a Denver; la musica la sceglie lui. Abbiamo 9 anni di differenza, lui preferisce Hip Hop moderno io invece sono vecchia scuola perché preferisco Jay Z e 50 cent“.

Tra i tuoi passatempi ci sono anche i videogiochi?

In realtà sono cresciuto senza giocarci quindi anche adesso li uso poco. Al massimo sono capace di giocare a Mario Kart o Fifa”.

Come vanno le cose a Oklahoma, come hai preso il passaggio dai Clippers? Ti sei sentito tradito o fa parte del gioco?

Fa parte del gioco, è una cosa normale essere mossi come delle pedine: può capitare quando meno te l’aspetti“.

Parliamo un po’ di Nba. Che effetto ti ha fatto avere vicino uno come Mark D’Antoni?

Lui mi ha aiutato tanto, anche solo per il fatto che parlavamo in italiano. Aveva giocato tanti anni in Europa insieme a mio papà e grazie alla sua presenza il mio passaggio in Nba è stato più semplice“.

Com’è stato lavorare con due grandi coach come Karl e Rivers? Quali le differenze e le similitudini tra i due?

Con Karl ci allenavamo di più, in campo si correva come sprinter. Con Doc sviluppavamo un gioco più lento a metà campo. Entrambi però sono allenatori vincenti abituati a lavorare su particolari che devono diventare abitudini nella chimica di una squadra“.

Chris Paul è il compagno più forte con cui hai mai giocato?

Probabilmente sì, è ancora fortissimo. Un ragazzo super e simpatico; un leader positivo dentro e fuori dal campo“.

Pensi di chiudere la carriera tornando a casa in Italia?

Mi piacerebbe. Il futuro è ancora lontano ma mi piacerebbe chiudere la carriera dove l’ho cominciata. Ad ogni modo vorrei star qua ancora per qualche anno“.

Chi è il tuo idolo?

Michael Jordan!“.

Esistono amicizia e riconoscenza nel basket?

Assolutamente sì. Non è detto però che quando c’è riconoscenza c’è anche amicizia. In un ambiente competitivo come il basket c’è molta riconoscenza ma ogni tanto anche qualche vera amicizia“.

Ti senti pronto per competere per il titolo Nba oppure al momento stai bene lì ad Oklahoma?

Stavamo lottando per il quarto posto e se riesci ad arrivare lì poi può succedere di tutto. Chiaro che l’obiettivo di ogni giocatore è sempre quello di vincere“.

C’è stato un momento in cui hai pensato di avercela fatta?

No e non lo penso neanche adesso. Penso a quello che disse Kareem Abdul-Jabbar a 35 anni: “Vado in palestra tutti i giorni perché devo ancora migliorare molto”. Ho ancora tanti obiettivi da raggiungere e ostacoli da superare quindi è una cosa alla quale non ho mai pensato”.

Passiamo al calcio. Ibrahimovic a 39 anni ha deciso di tornare al Milan

Ibrahimovic è un numero 1. Sono un suo fan anche perché l’ultimo Scudetto l’abbiamo vinto insieme a lui. Credo che dal suo ritorno al Milan le cose siano cambiate: ha portato la leadership che serviva“.

Come sei diventato milanista?

Mio papà e mio fratello sono interisti e ciò ci ha portato a vivere qualche momento di tensione in famiglia (ride, ndr). Gli ultimi derby li abbiamo visti sempre insieme tutti e 3 e li abbiamo sempre persi“.

Tu hai mai giocato a calcio? In che ruolo?

Sì quando andavo in oratorio insieme ai miei amici oppure anche insieme ai miei compagni di basket quando l’allenatore lo permetteva. Essendo italiano il calcio è nel mio dna. Ho sempre giocato come portiere e difensore centrale, preferisco però fare il difensore“.

Che tu sappia c’è qualche grande milanista in Nba?

Sì, Patrick Beverley con cui ho giocato a Los Angeles. Un giorno si presentò in palestra con la maglia del Milan e allora io tramite il Milan stesso che ringrazio gli ho regalato una maglia personalizzata“.

Come viene percepito il calcio in Nba? Interessa?

Sì, è un interesse che è cresciuto molto negli ultimi anni. In molti conoscono i giocatori giocando a Fifa“.

In Nba c’era un altro grande milanista, Kobe Bryant. Hai voglio di raccontarci qualche tuo ricordo?

Quando è uscita la notizia della sua scomparsa non ci volevo credere. Cerchi di convincerti che non sia vero poi dopo qualche ora me ne sono resto conto come tutti: momento tosto davvero! Se ho mai parlato con lui di Milan? Sì, lui è stato più volte a Milanello e abbiamo parlato della gestione del campo, degli allenamenti e delle strutture. il nostro primo incontro? Bello ed emozionante, anche lui è stato un mio idolo; già sapere che conosceva il mio nome è stato fantastico. Mi regalò un paio di scarpe firmate da lui che custodisco tuttora nella mia sala trofei”.

La tua top 3 delle partite indimenticabili del Milan?

Difficile ma ci provo. La prima che mi viene in mente è “La partita perfetta”, il 3-0 contro il Manchester! Ho ancora in mente il suono costante della Curva che ha cantato a squarciagola per tutta la partita, io ero in tribuna rossa. A completare il podio direi le 2 finali di Champions League vinte più recenti“.

Il tuo milanista preferito di sempre?

“Paolo, il capitano! Poi anche Kakà che ho conosciuto e incontrato in America. Ad ogni modo Maldini resta il mio preferito”.

Quindi avanti con Maldini in dirigenza?

Assolutamente sì

Questione Boban. Te l’aspettavi un suo addio?

Ho vissuto la cosa da semplice spettatore e dunque è difficile avere un’opinione precisa. Dico solo che è sempre bello vedere persone come Boban e Maldini che dopo esser stati grandi calciatori diventano grandi manager. Per Boban mi è dispiaciuto ma vorrei che Maldini potesse continuare in quest’avventura“.

Che effetto ti fa vedere oggi un Milan non vincente?

Un misto di dispiacere e arrabbiatura. Ad ogni modo nella storia di ogni club ci sono sempre dei momenti difficili in cui non si vince, il Milan tornerà in alto. Quest’anno sono riuscito a vedere qualche partita anche se con la differenza d’orario diventa complicato perché la maggior parte delle volte mi alleno“.

C’è qualche giocatore che ti piace nel Milan di oggi?

Sì. Inizio da Gigio che ha fatto un’ottima stagione: è un leader da tenere assolutamente. Continuo con Romagnoli che ha dimostrato di saper far bene il capitano. Cito anche Theo Hernandez, giocatore talentuoso, e Kessié“.

Hai qualche rapporto d’amicizia con i giocatori del Milan?

I giocatori attuali li ho conosciuti ma parlare di amicizia è difficile, sono più in contatto con “vecchi”, li ho frequentati di più“.

C’è una squadra Nba che paragoneresti al Milan?

Per storia e numero di titoli vinti direi Lakers o Boston Celtics“.

C’è un giocatore di ogni tempo del Milan che avresti visto bene in Nba per attitudine?

Non saprei ma direi Seedorf per capacità fisiche“.

Nel calcio o nel basket, si può vincere con una squadra composta da soli giovani?

L’esperienza è necessaria per vincere. Una squadra di giovani può vincere ma se nella rosa è presente qualche elemento che porta esperienza e leadership“.

La tua ultima volta a San Siro?

Tra i 17 e i 20 anni andavo spesso allo stadio. La mia ultima partita vista a San Siro è stata Milan-Bologna di 2 anni fa. Solitamente riesco a vedere o la prima o l’ultima partita di campionato“.

Si parla di stadio nuovo, saresti pronto eventualmente a dare l’addio a San Siro?

Prontissimo e non vedo l’ora! Mi sono abituato alla mentalità americana del cambiamento“.

Quanto, e se, l’America ti ha cambiato?

A livello personale non mi ha cambiato ma culturalmente sì“.

In America dove si vive meglio?

Denver! Per anni ho vissuto lì, è la mia seconda casa“.

La tua personale top 11 di sempre del Milan è?

Dida; Maldini, Cafù, Costacurta, Stam; Pirlo, Gattuso, Seedorf; Kakà; Shevchenko, Van Basten“.

Chi è il … dell’Nba?

Gattuso? Patrick Beverley. Ibrahimovic? Kevin Durant. Kakà? Anthony Davies. Pirlo? Chris Paul. Shevchenko? Paul George“.

Photo Credits: AcMilan.com

Posted by Redazione Rossonera on

#MercoledìMeteora: Pierre-Emerick Aubameyang, un grande rimpianto

#MercoledìMeteora: Pierre-Emerick Aubameyang, un grande rimpianto

Velocità disarmante. Putroppo anche nel lasciare il Milan.

Quell’album di figurine del 2008 è indimenticabile: Kakà, Ronaldinho, Pato, Seedorf, Pirlo e tanti altri. Quello che mi colpiva di più però era la sezione “altri giocatori”, quelli che non avevano la propria figurina, in cui compariva tale Pierre-Emerick Aubameyang, chiamato da tanti “Albumeyang”, proprio perché sconosciuto e dal nome impronunciabile. “Chi sarà questo Aubameyang?” ci si chiedeva.

Purtroppo lo abbiamo capito troppi anni dopo. Attaccante gabonese dotato di una velocità disarmante, di un fisico statuario che non ne compromette l’agilità e la reattività. Basti pensare alla sua esultanza successiva ai gol: una capriola senza mani, degna del miglior Miroslav Klose.

Dopo il Milan è finito in Francia, più volte in prestito, passando anche dal Monaco, per poi giungere a titolo definitivo al Saint-Étienne. È proprio qui che Aubameyang esplode. Segna, domina e in due anni dimostra di essere un grandissimo attaccante. Si parla di un ritorno in rossonero ma la concorrenza del Borussia Dortmund è troppo alta e l’ex-Milan finisce in Germania.

Il capitolo tra le mura del Sigal Iduna Park è tuttora il migliore della sua carriera. Arriva ad assaggiare il terreno della Champions League, dimostra di essere un attaccante clinico, oltre che rapido. Vive 5 stagioni da puro direttore d’orchestra, segnando più di 100 gol in 144 partite.

È definitivamente pronto a tornare in rossonero. Vuole il rossonero. Se ne parla nell’estate di Fassone e Mirabelli, “spoilera” il suo amore per il Milan in alcune dirette su Instagram. Anche questa volta però finisce tutto in un nulla di fatto. Altre scelte del Milan, un ingaggio monstre offerto dall’Arsenal ed ecco che Aubameyang firma per i Gunners, dove è diventato capitano dopo una stagione da assoluto protagonista.

Arrivato troppo giovane, in una squadra in cui non aveva spazio, composta da tanti campioni. Il successo all’Arsenal. Sono tante le similitudini tra il gabonese e Patrick Vieira, protagonista della scorsa settimana, altro rimpianto, altra meteora della storia del Milan.

Foto tratta da: magliarossonera.it

Enrico Boiani

Posted by Redazione Rossonera on

I messaggi di sostegno al calcio femminile: da Gazidis a Commisso

I messaggi di sostegno al calcio femminile: da Gazidis a Commisso

Il lockdown dovuto all’emergenza Coronavirus sta mettendo in grossa difficoltà attività ed interi settori produttivi, ed in questo scenario il calcio non è certo esente da fragilità. Ancora più esposto sarebbe il caso del calcio femminile, divisione già abitualmente vulnerabile e non esente da debolezze strutturali.

Proprio per questo motivo fa ancora più eco il messaggio che Ivan Gazidis ha voluto diffondere a calciatrici e staff rossonero, rassicurando in merito alle sorti della squadra femminile, nonostante la crisi e i conseguenti comprensibili dubbi e preoccupazioni.

Questo il messaggio dell’AD di AC Milan (fonte: ANSA)

“L’industria del calcio è stata colpita duramente e cambierà molto nei prossimi mesi. Sento interrogativi sul futuro del calcio femminile ma il nostro assetto societario è solido, determinato e appassionato. Abbiamo progetti e ambizioni a lungo termine sulla squadra. Voglio che tutte voi vi concentriate sulle vostre famiglie e sulla vostra salute senza lo stress di immaginare che il futuro del Milan femminile possa essere condizionato da questa emergenza”.

Una vicenda molto simile è accaduta appena una decina di giorni fa in casa Viola: Rocco Commisso ha assicurato che la Fiorentina Women’s sarà tutelata al massimo delle proprie possibilità. Questo messaggio è stato affidato al tecnico delle Viola Antonio Cincotta, a cui Rocco Commisso ha telefonato due volte per garantire il sostegno alle ragazze con una promessa: “a nessuno e nessuna verrà fatto mancare niente”.

È possibile che sarà proprio questa la linea di demarcazione che separerà chi uscirà dignitosamente dalla crisi da chi corre il rischio di non rialzare la testa: avere le spalle coperte da una opulenta e solida società che si preoccupa di assicurare il proprio sostegno ai suoi dipendenti anche nel mezzo della tempesta forse non assicura un futuro florido e brillante a tutti i costi, ma di certo aiuta a tirare un lungo e profondo sospiro di sollievo.

 

Foto credits: Acmilan.com

Lucia Pirola

Posted by Redazione Rossonera on

Scacco Matto: il 4-2-fantasia di Leonardo

Scacco Matto: il 4-2-fantasia di Leonardo

Per sostituire Carlo Ancelotti, al termine della stagione 2008-09, il Milan decide di affidarsi ad un’altra bandiera rossonera, stavolta più recente, nella figura di Leonardo Nascimento de Araújo.

Per il Milan si tratta di un anno di ripartenza. Il club ha appena salutato il ritiro dall’attività agonistica di Paolo Maldini e la cessione di Kaká al Real Madrid (dopo 6 stagioni in rossonero), oltre al ritorno di Shevchenko al Chelsea. I rinforzi (Klaas-Jan Huntelaar, Oguchi Onyewu, Massimo Oddo e Ignazio Abate) non si riveleranno all’altezza dei partenti. Alla fine, il Milan riuscirà comunque ad arrivare terzo in classifica, anche se a dieci punti dalla Roma seconda e a dodici dall’Inter campione.

A segnare in negativo quell’annata ci sono i rovesci nel derby (0-4) e il crollo col Manchester United in Champions, con 7 reti subite nel doppio confronto degli ottavi. Conclusa la stagione, Leonardo saluta e se ne va, approdando sull’altra sponda dei Navigli esattamente come aveva già fatto Ilario Castagner molti anni prima.

Dal punto di vista tattico quella stagione si segnala però per una novità: il modulo utilizzato dal tecnico brasiliano, il cosiddetto ‘4-2-fantasia’. Dopo un inizio di campionato non facile col 4-3-3 (con 6 punti conquistati in 7 partite) Leonardo decide di varare il nuovo assetto per la partita successiva, in casa contro la Roma. I rossoneri vincono (2-1) e inanellando una serie positiva di risultati, tanto da far pensare ad un certo punto a loro come possibile anti-Inter.

In cosa consisteva esattamente il modulo impostato da l’ex campione del mondo di Usa 94? In pratica, la formazione base prevedeva Dida fra i pali; una linea difensiva a quattro composta (da destra a sinistra) da Abate, Nesta, Thiago Silva e Antonini; centrocampo con Pirlo appaiato ad un interno di sostanza (Gattuso o Ambrosini); Seedorf trequartista dietro Pato, Borriello e Ronaldinho. A questi si aggiunse poi a gennaio David Beckham. In pratica, un 4-2-1-3 o, se si vuole, un 4-2-3-1 fortemente sbilanciato in avanti.

L’idea di base (come ebbe a dire lo stesso Leonardo alcuni anni dopo) era quella di utilizzare tutto il talento offensivo a disposizione, senza dover sacrificare di volta in volta qualcuno fra i vari Ronaldinho, Pato, Pirlo o Seedorf.

All’interno di questo contesto tattico, il Milan schierava Ronaldinho e Pato sulle fasce per dare ampiezza e allargare le maglie della difesa avversaria, lasciando Borriello come riferimento più avanzato. In Pato, Leonardo aveva un laterale abile ad attaccare la profondità mentre, nell’ex Barcellona, trovava un giocatore che amava più ricevere palla sui piedi, anche centralmente. Schierando contemporaneamente due esterni di quel livello, i terzini avversari erano inoltre più preoccupati di contenere che si salire.

Una funzione determinante per la fase offensiva rossonera la svolgeva poi Seedorf. L’olandese veniva utilizzato da unico trequartista (contro i due previsti da Ancelotti la stagione precedente) col compito di smarcarsi dietro il centrocampo avversario, fra difensore ed esterno avversario. Quando riusciva a ricevere palla libero, Seedorf utilizzava il suo bagaglio tecnico e tattico per trovare la giocata giusta, avendo tre riferimenti davanti e potendo anche lui inserirsi in zona gol (saranno 5 le reti realizzate dall’olandese in campionato). Inoltre Seedorf poteva abbassarsi per aiutare la fase di primo possesso della squadra, dando così un’alternativa al Milan quando gli avversari schermavano Pirlo. In fase difensiva invece l’olandese aveva il compito di coprire il metodista avversario o di abbassarsi sulla linea dei centrocampisti, in posizione centrale o più esterna.

Certamente, con una squadra ultra-offensiva esisteva qualche rischio in fase di non possesso (soprattutto in transizione, col rischio di difendere con 7 giocatori soltanto), anche se tutti gli attaccanti cercavano di aiutare e, al termine della stagione, il Milan fu comunque la terza miglior difesa del torneo con 39 reti subite. Di contro, in situazione di contropiede a favore la squadra aveva già tre riferimenti sopra palla da poter sfruttare.

La convinzione del tecnico rossonero era che i vantaggi di un tale atteggiamento superassero gli svantaggi, motivando nuovamente una squadra composta da giocatori che in carriera avevano già vinto praticamente tutto. Con una squadra così offensiva, alla perenne ricerca del gol, Leonardo riuscì dunque a stimolare i propri giocatori che ora si trovavano a giocare in un undici costruito per segnare un gol più dell’avversario e nel quale la prospettiva era quella che un po’ tutti fossero messi nelle condizioni di arrivare al tiro Non a caso, furono ben dieci i giocatori a realizzare almeno una rete in campionato.

Michele Tossani

Immagine Articolo tratta da: AcMilan.com

Posted by Redazione Rossonera on

Luca Antonini a Radio Rossonera: “Il Milan è fede pura. Ancelotti un padre, Ibrahimovic spero rimanga”

Luca Antonini a Radio Rossonera: “Il Milan è fede pura. Ancelotti un padre, Ibrahimovic spero rimanga”

LUCA ANTONINI A RADIO ROSSONERA – Ennesimo appuntamento con i “Face To Face” di Radio Rossonera. Questa volta tocca all’ex difensore del Milan, Luca Antonini. Qui di seguito le sue dichiarazioni:

Ciao Luca. Innanzitutto come stai, dove sei e come sta andando questa quarantena?

Bene, sono a casa mia in Versilia da inizio marzo. Cerco di aggiornarmi con Wyscout e faccio un po’ di video conferenze. Il modo per riuscire a lavorare si trova sempre“.

E nel tempo libero?

Nell’arco di 24 ore riesco a prendermi qualche ora libera, soprattutto di notte perché dormo poco; vivo su Netflix. Cosa sto vedendo? Ozark anch’io come Nocerino; poi ho finito in una sola notte La Casa Di Carta. Sto guardando anche 21 Thunder che è una serie sul calcio“.

Playstation sì o no?

No, mai giocato! Sono più i ragazzi di ora che ci giocano anche se so che Nesta e Pirlo ci giocavano molto“.

Cos’è stato il Milan per te?

Per me il Milan è tutto. Da quando avevo 7 anni ho fatto parte di questa famiglia che quindi ha rappresentato la maggior parte della mia carriera e della mia vita in generale. Il Milan è qualcosa che va al di là del calcio: è fede pura!”.

Ti ricordi la tua prima partita a San Siro? Cosa si prova ad entrare a San Siro?

Non ne sono sicurissimo ma credo che la prima fu contro la Sampdoria. Da avversario entrare a San Siro è un emozione che non si può descrivere ma che ti mette anche apprensione, però dopo 2 minuti passa tutto perché la palla inizia a rotolare per il campo“.

15 maggio 2010, Milan Juve 3-0. Quali sono i tuoi ricordi?

Segnai Il mio primo e unico goal con la maglia del Milan alla mia centesima presenza. Nella mia carriera ne ho fatti pochi in generale di goal ma qualcuno di importante l’ho fatto. Qualche giorno prima era nata mia figlia e fu un susseguirsi di emozioni che poi sfogai andando ad abbracciare Leonardo dopo la rete“.

Assist di Ronaldiho… Tu che l’hai conosciuto, puoi dirci com’era in campo e fuori?

Un ragazzo sempre felice, mai una parola fuori posto. Si allenava sempre con grande entusiasmo. Dopo anni di Barcellona in cui aveva vinto tutto è venuto al Milan con grande umiltà. In campo faceva divertire i tifosi ma anche tutti i compagni in allenamento, quando c’era lui Milanello ero un circo“.

Chi è il giocatore più grande con il quale hai giocato?

Kakà! Possedeva tantissime qualità: corsa, resistenza, determinazione, personalità, umiltà, sensibilità… Tutte queste qualità in un singolo giocatore non le ho ritrovate più in nessun altro“.

Una curiosità: quali furono le vostre reazioni nello spogliatoio al termine di quel Milan-Juventus con il goal non assegnato a Muntari?

In campo ci eravamo resi conto che la palla fosse entrata ma durante la partita pensi solo a giocare. Poi abbiamo riguardato le immagini e ci siamo resi conto a posteriori che in quella partita abbiamo perso tanto perché da lì passa gran parte della storia recente del calcio italiano“.

Che ricordo hai di Leonardo? Ti saresti mai aspettato il suo ritorno e poi il suo addio al Milan?

Leonardo è passato in pochissimo tempo da dirigente ad allenatore ma lo ha fatto con uno staff di altissimo livello: Tassotti, Maldera, Castellazzi. Quello stesso staff fece crescere molto sia Leonardo che la squadra tanto che a fine stagione per me Leo era diventato un allenatore molto bravo e sicuramente avrebbe avuto le caratteristiche per aprire un nuovo ciclo vincente dopo quello di Ancelotti. Non so se mi sarei aspettato il suo ritorno al Milan, di sicuro ha dimostrato ovunque ha lavorato di essere un grande dirigente; il suo nuovo addio mi è dispiaciuto“.

Che ricordi hai di Ancelotti e Allegri?

Ancelotti lo ricordo come un padre che ti voleva bene e che allo stesso tempo ti insegnava come stare in campo. Sicuramente uno degli allenatori più grandi a livello europeo: ha vinto ovunque e sta dimostrando la sua bravura anche adesso all’Everton pur subentrando a stagione in corso. Allegri trasmetteva al gruppo grande serenità. Un allenatore che si è consacrato poi alla Juventus prendendo la guida di un gruppo che era già abituato a vincere. Bada sempre al sodo e porta a casa i risultati anche se magari non con un calcio eccezionale come quello di Guardiola o Sarri. Ad ogni modo Allegri è un grande allenatore e sicuramente gli arriveranno presto offerte importanti“.

Su Galliani e Berlusconi:

Di Galliani mi ricorderò sempre la telefonata che mi fece la prima settimana di luglio mentre ero in vacanza con mia moglie. Mi disse: ti riporto a casa. Anche se mi hai fatto spendere un sacco di soldi so che potrai fare grandi cose. Io lo ringrazia e una volta messo giù il telefono feci un urlo di gioia; fu una grande soddisfazione per me. Berlusconi lo ricordo come un padre di famiglia. Quando arrivava a Milanello riusciva sempre a diffondere gioia e buonumore anche raccontando barzellette. Un presidente con la “P” maiuscola! Galliani e Berlusconi sono due icone del calcio degli ultimi 30 anni e adesso al Monza stanno riportando quell’idea di grande calcio“.

Che idea ti sei fatto sul Milan di oggi?

Personalmente non mi piace soffermarmi sulle questioni dirigenziali, però il cambio continuo non ti permette di avere continuità nei risultati. Difficile dunque trovare una strada dritta da seguire. Auguro al Milan di poter presto trovare la quadra e centrare risultati importanti; in Europa manca solo il Milan adesso“.

Da terzino sinistro a terzino sinistro. Ti piace Theo Hernandez?

Sì tantissimo, Theo Hernandez è un grandissimo giocatore! Gran colpo di Paolo Maldini che di terzini se ne intende…

Cosa pensi del ritorno di Ibrahimovic al Milan? Lo confermeresti anche per la prossima stagione?

Ritorno fondamentale e mi auspico la sua permanenza. Un giocatore così toglie pressione agli altri e li fa crescere. In un progetto giovani figure come la sua sono fondamentali; per vincere serve sempre un giusto mix. Il Milan ha giovani di buone prospettive e qualità ma possono riuscire ad emergere solo se nel gruppo sono presenti 2/3 elementi con la mentalità vincente“.

Puoi raccontarci come è nato quel bellissimo legame che hai con la città di Genova?

Un legame nato subito. Arrivai l’ultimo giorno di mercato ed ero reduce da uno stiramento che mi fece saltare la prima partita. Recuperai, non al 100%, per quella successiva che era il derby e segnai dopo soli 8 minuti. I tifosi del Genoa mi hanno sempre dato tanto affetto perché si legano ai giocatori che in campo riescono a dar tutto e io, pur non avendo grandissime qualità, in campo non so cosa voglia dire risparmiarsi. Poi, quando Genova città è stata in difficoltà a causa di quell’alluvione, decisi insieme a mia moglie di dare una mano a degli amici in difficoltà: per una città che mi ha dato tantissimo era un atto dovuto“.

C’è stato un momento in cui hai realizzato che saresti davvero diventato un calciatore?

Sì, al Torneo di Viareggio: Segnai 3 goal di cui uno in finale. Dopo mi resi conto di poter fare il professionista anche se ogni anno è chiaro che devi dimostrare qualcosa. Sono partito dalla C2 vincendo un campionato con il Prato poi ho vinto un campionato in Serie B con l’Ancona. Da lì in poi ho capito che potevo giocare a calcio a buoni livelli“.

C’è un momento della tua carriera che vorresti rivivere?

Più che altro vorrei tornare indietro nel tempo: tornare al Milan con la maturità acquisita oggi perché alcune situazioni le avrei affrontate diversamente“.

Oggi sei un procuratore, com’è nata questa svolta lavorativa?

Nata dal nulla: io volevo fare l’allenatore. Andai anche in Olanda per seguire e studiare da vicino i settori giovanili di Ajax e Az, guardai tantissime partite e mi misi in contatto con ex giocatori come Van Der Sar, Winter e Overmars. Tornato in Italia avrei voluto fare gavetta, non volevo partire da alti livelli, il Prato mi propose di allenare ma in quel momento non ne avevo la possibilità perché vivevo a Genova. Chiamai Galliani per capire se ci fosse qualche possibilità di entrare nel settore giovanile del Milan ma il Milan venne venduto da lì a poco. Tutti segnali forse che mi volevano dire di non fare l’allenatore. A luglio torno a Milano e un mio amico mi propone di fare qualche operazione insieme. La cosa mi è piaciuta, mi sono buttato in questa nuova avventura e qualche soddisfazione me la sto togliendo“.

So che tu e tua figlia siete appassionati di calcio femminile. Secondo te a che punto siamo con il suo sviluppo?

Il calcio femminile sta sicuramente avendo uno sviluppo importante: i Mondiali sono stati bellissimi. Credo che le ragazze abbiano bisogno di sentirsi professioniste a 360 gradi: sono brave, ascoltano e si sanno applicare molto più degli uomini. Mia figlia vuole assolutamente giocare a calcio ed è una grande fan di Valentina Giacinti. Faccio i miei complimenti a Mister Ganz per come sta guidando il Milan femminile: l’ho conosciuto da ragazzino e ho avuto l’onore e la fortuna di giocare insieme a lui all’Ancona e al Modena. Maurizio è un brav’uomo e un bravo allenatore“.

Amicizia e riconoscenza sono due valori che esistono nel calcio?

Amicizia sì. Ad esempio con Favalli anche se non mi sento spesso c’è sempre tanto affetto tra noi quando riusciamo a vederci. Non dico che non ci sia riconoscenza nel calcio ma forse qualche anno fa ce n’era di più“.

Possibile un ritorno di Thiago Silva al Milan?

Me lo auguro! Anche Thiago è un amico, sono molto legato a lui. Non sarà vederlo nuovamente indossare la maglia del Milan ma il calcio mi ha sempre fatto capire che nulla è impossibile“.

Chi preferisci tra?

Beckham o Seedorf? Seedorf. Kakà o Ronaldinho? Kakà. Nesta o Thiago Silva? Nesta. Cassano o Robinho? Cassano. Ibrahimovic o Shevchenko? Ibrahimovic. Risotto in giallo o pasta al pesto? Risotto in giallo“.

Photo Credits: AcMilan.com

Posted by Redazione Rossonera on

#MercoledìMeteora: Patrick Vieira, dal rossonero al rossonero

#MercoledìMeteora: Patrick Vieira, dal rossonero al rossonero

Uno dei Gunners, uno degli invincibili.

Ce lo ricordiamo tutti. Le maniche bianche, il petto rosso, la maglietta sudata. La decade di Patrick Vieira tra le fila dell’Arsenal è qualcosa di indimenticabile. Protagonista assoluto degli invincibili. Metronomo di centrocampo. Fisico, roccioso, perno di un centrocampo di altissimo livello, in una squadra che rimarrà per sempre nella storia del calcio. Henry, Pires, Bergkamp, Campbell e tanti altri, tra cui, appunto, Patrick Vieira.

Dopo l’Arsenal la Juve, dopo la Juve l’Inter. Anche nel campionato italiano sapeva il fatto suo. Certo, più lento, più macchinoso, meno lucido. I segni del tempo sul volto e sulle gambe. Terminerà la carriera al Manchester City, ed è proprio dal Manchester City che rinasce come allenatore, prima delle giovanili e poi del New York City (società affiliata, n.d.r.).

Attualmente è l’allenatore del Nizza, squadra che milita in Ligue 1. I colori sociali della squadra sono il rosso e il nero e non tutti sanno che non è la prima volta che l’ex centrocampista francese ha a che fare con questi due elementi della tavolozza.

Prima di giungere a Londra, Vieira ha infatti trascorso una brevissima parentesi nella compagine rossonera d’Italia, il Milan. Un solo campionato, anno 1995-96, due presenze e una vita in panchina. Considerato acerbo, non pronto, troppo giovane per un Milan pieno di campioni. Nonostante la breve durata e le poche apparizioni, Vieira ricorda sempre con grande riconoscenza quel periodo. Ha vissuto in uno spogliatoio di persone che gli hanno fatto capire come comportarsi dentro e fuori dal campo, che gli hanno insegnato l’etica del gioco e del lavoro.

Dal rossonero al rossonero quindi, dal Milan al Nizza. Da calciatore a allenatore. In mezzo una carriera di assoluto livello. Peccato sia stata solamente una “toccata e fuga”, un classico passaggio da vera e propria meteora.

Immagine tratta da: magliarossonera.it

Enrico Boiani

it_ITItalian
en_USEnglish it_ITItalian