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Pagelle Fiorentina-Milan 1-1: sempre Rebić, pari tra le polemiche

Pagelle Fiorentina-Milan 1-1: sempre Rebić, pari tra le polemiche

PAGELLE FIORENTINA-MILANPer continuare la striscia positiva dopo la vittoria sul Torino, il Milan ha bisogno di altri punti contro un’avversaria temibile e in un buon momento come la Fiorentina, reduce da un 5-1 in casa della Sampdoria. Al termine di una settimana travagliata dal punto di vista delle indiscrezioni dirigenziali, Stefano Pioli ha il compito di compattare la squadra e ottenere bottino pieno in un campo ostico come il Franchi. Formazione confermata con il ritorno di Çalhanoglu sulla trequarti e di Conti sull’esterno; il giovane Gabbia sostituisce l’infortunato Kjær.

Primo tempo intenso e propositivo da parte dei rossoneri, in cui viene annullato un gol magistrale a Zlatan Ibrahimović per presunto tocco di mano; Fiorentina che si fa vedere su diversi calci di punizione pericolosi. Secondo tempo che ricomincia ancora meglio per il Milan con il gol di Rebić e l’espulsione di Dalbert; Diavolo che, sul finire della partita, si affievolisce e subisce il pareggio da Pulgar su rigore molto dubbio. Rabbia e rimpianti nel finale.

Pagelle:

Donnarumma 6: subisce un fallo da Chiesa all’inizio del primo tempo, che lo costringe all’uscita nel secondo. Sempre sicuro su due colpi di testa viola.#Sfortunato

Conti 5: malino nel primo tempo, saltato più volte sulla sua fascia dagli sprint viola. Secondo tempo in cui non migliora e si spegne con tutta la squadra. #Assente

Gabbia 6,5 : positiva anche la seconda prova dopo l’esordio contro il Torino. Sempre attento e applaudito dai tifosi. Esce prima del pareggio gigliato, chissà che non sia un caso. #BuonaLaSeconda

Romagnoli 6: il fallo da rigore commesso sull’ex Cutrone è troppo dubbio da poter essere considerato un errore del difensore di Anzio. Fin quando lavora con Gabbia regge e imposta bene, dopo l’entrata di Musacchio soffre. #Penalizzato

Hernández 6,5: sempre il primo sugli sprint tutto campo, cambi gioco e cross da applausi. Manca ancora qualcosa in fase difensiva. #SoliTheo

Castillejo 6+: si nota per i molti cross dalla destra alla Suso, ma lui lavora molto anche in fase difensiva. Giocatore ritrovato con la gestione Pioli, esce per un affaticamento al flessore. #Redivivo

Kessié 6,5: altra grande partita di Franck, che recupera a palloni e rifinisce anche discretamente, come ha chiesto Pioli in conferenza. #PassiInAvanti

Bennacer 7: grande personalità che, a volte, si tramuta in troppa irruenza. Per il resto prestazione eccellente. #Metronomo

Rebić 7: segna sempre lui, anche se oggi poteva, addirittura, raddoppiare. Con Ibrahimović al suo fianco è tutto un altro giocatore. #ElSegnaSemperLu

Çalhanoglu 6,5: ganglo vitale nella trequarti rossonera. Altra prestazione convincente, in cui manca sempre qualcosa nello step finale. #ForzaÇalha

Ibrahimović 6,5: il suo gol nel primo tempo illumina il Franchi e si procura una punizione con rosso a Dalbert, a dimostrazione che, anche a 38 anni, si può cambiare una squadra. #IronMan

Begovic 5,5: sul rigore poteva fare molto di più, non molto sicuro anche sul colpo di testa di Chiesa. #DaMigliorare

Musacchio 5: entra e il Milan crolla definitivamente. #Male

Saelemaekers SV: gioca gli ultimi scampoli di partita.

Pioli 6,5: Bello il suo ritorno a Firenze dopo la tragedia Astori. Bello l’applauso dei tifosi viola e bello, a tratti, anche il suo Milan. #PerDavide

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Introverso, testardo e con Zlatan come idolo: ecco Ante Rebic

Introverso, testardo e con Zlatan come idolo: ecco Ante Rebic

È il 21 settembre del 1993, nell’ospedale di Spalato nasce il piccolo Ante Rebic, figlio di Bosko.
In realtà ad essere pignoli la famiglia Rebic è originaria di Imotski, una piccola città della Croazia di circa 10mila abitanti, con il lago Creno (Rosso) e il lago Modro (Azzurro) a fare da cornice e lo Stadion con vista lago.

Vista dall’alto dello Stadion di Imotski

Gli anni ’90 da quelle parti non erano semplici per via di questioni geo-politiche, ma il “piccolo” Ante già da bimbo aveva in testa solamente una cosa: il pallone. Non amava la scuola, sapeva che sarebbe diventato un calciatore.
A 9 anni entra nella squadra del paese limitrofo, Vinjani e ci resta per 6 anni dimostrando da subito di essere il più forte per poi passare alla squadra della sua città: l’Imotski.
Proprio qui arriva la svolta.


SLIDING DOORS

Gli occhi degli osservatori croati arrivano facilmente sul giovane Ante, l’Haiduk di Spalato lo prende in prova e lo porta nel 2010 in un torneo in Italia e qui arriva la prima Sliding Door della sua carriera: all’ Haiduk non vedono in lui del potenziale. Gioca col numero 10, a centrocampo (il suo ruolo da ragazzino) ma non convince, al suo ritorno a casa è arrabbiatissimo e si sfoga con papà Bosko: “Non gioco più”. Era deluso Ante ma sapeva quanto non fosse vera quella frase. Questo piccolo intoppo è forse stato il momento fortunato per lui, viene segnalato al presidente della seconda squadra di Spalato, l’RNK.
Maglia rossa, squadra vista come quella del “popolo”, una squadra “casciavit” per dirla in termini a noi cari. Il presidente Slaven Zuzul (una delle persone fondamentali nella carriera di Rebic) accetta di prendere questo ragazzino di Imotski in prova, bastano pochi allenamenti, l’allora allenatore Ivan Matic lo vede come offensivo e non centrocampista e in una telefonata al pres gli dice: “Prendiamolo! Questo ragazzo è un miracolo per la Croazia…”.
Zuzul non perde un secondo e da il via alla vera vita calcistica di Ante Rebic.

Il secondo momento chiave nella sua carriera lo vive in Germania, a Francoforte. Voluto fortemente dal suo connazionale Niko Kovac (che lo aveva conosciuto quando giocava nella nazionale croata under), la sua vita tedesca inizia maluccio con tanta discontinuità e una battaglia contro la mononucleosi. La svolta arriva con il secondo prestito ai tedeschi e con quel 19 maggio 2017 , quando Ante Rebic diventa letteralmente l’idolo dei tifoso dell’ Eintracht. Due gol in finale di  DFB POKAL all’Olympiastadion che rovinano l’ultima di Heynckes con il Bayern, niente doblete per i bavaresi, volano in alto le aquile nel cielo di Berlino e con loro il giovane Rebic da Imotski.
La terza sliding door è sotto gli occhi di tutti: arriva a Milano nell’ultimo giorno di mercato in una trattativa lampo che porta Andre Silva in Germania e Ante in rossonero.
Per 3 mesi con Giampaolo e con Pioli è un oggetto misterioso, gioca pochissimo e quando lo fa (infortunato) risulta spaesato. A fine dicembre si parla già di sicuro ritorno in Germania e poi, come ogni volta, arriva la porta girevole. San Siro, l’Udinese, il primo gol e quello pesAnte come un macigno al 93esimo che regala la vittoria al Milan. Lo stadio è in visibilio, Rebic esulta, si porta le mani alle orecchie. Si gode l’esultanza dei suoi tifosi. Si gode l’ennesima rivalsa.

TIMIDEZZA, MENTALITÀ, CARATTERE E CUORE.
Dalla Croazia ci descrivono Ante  come un “ragazzo timido,  a volte sembra quasi introverso” e ci raccontano del fatto che non ama parlare quando non conosce bene la lingua. Anche in Germania, quando avrebbe potuto farsi tradurre tutto da Jovic…preferiva pubblicamente non parlare troppo.
“Ante ha i suoi amici, ama stare con loro, ama la sua terra, la Croazia… e uno dei momenti più belli della sua vita è stata la festa a Spalato con 100mila persone al ritorno dai mondiali con la Nazionale…” ci racconta Zdravko Reic, giornalista croato.
Chi lo conosce ci dice che Ante ha “un carattere speciale, è un ragazzo di cuore. Se sente la fiducia attorno a lui e se qualcuno riesce a entrare nel suo cuore, darà il massimo per lui. Se crea feeling con l’ambiente, non lo deluderà facilmente. È molto testardo ma ha un grande pregio, sa ascoltare i consigli e non vuol deludere le persone che credono in lui…” e ci aggiungono “non lo ha voluto fare nemmeno con Boban…”.
Proprio lui, Zvone Boban, idolo della Croazia, anche lui della stessa città natale, Imotski. Quel paese dove Ante è un vero e proprio idolo. Donne innamorate follemente di lui, poster dimensione gigante e cartelloni appesi per strada, ma soprattutto quei gesti fatti da Rebic che difficilmente si dimenticano. Il legame con la sua terra è fortissimo, i suoi genitori e le sue sorelle vivono ancora là, nonostante Rebic appena possibile gli abbia regalato due splendidi appartamenti a Spalato. Mai stato un tipo egoista, anzi forse non tutti sanno che un giorno Ante decise di andare in Banca e rimborsare i prestiti di 500 suoi concittadini di Imotski, lo racconta Lovro Shidink, suo amico già dai tempi di Lipsia

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ANTE AI TEMPI DI SPALATO
Per farci raccontare com’era il calciatore Rebic ai tempi dell’ RNK Spalato, siamo andati a intervistare Zoran Vulic, l’allenatore con cui ha reso meglio, 1410 minuti giocati, 18 presenze, 8 reti e e 4 assist.

Zoran, si capiva già che aveva qualcosa più degli altri come calciatore?
Sì, da subito. Era qualitativamente superiore ai suoi compagni, ma soprattutto era un ragazzo che se gli davi fiducia te la ripagava in pieno, mettendoci l’anima. Ha bisogno di sentire la fiducia del suo allenatore, dell’ambiente, dei compagni, della società per rendere al meglio.
Con te giocava come esterno nel tridente se non sbaglio, qual è la sua posizione migliore?
Sì, con me giocava nella fascia sinistra nel tridente, a volte anche come punta.
Mi ricordo contro la Dinamo Zagabria quando da punta ha segnato il gol decisivo. È un giocatore dalla grande forza fisica unita ad un’ottima tecnica di base. Per me comunque la sua posizione è sulla fascia sinistra e poi gli va data libertà, non ingabbiarlo con troppi ordini.
Lui ha avuto un periodo difficile nel Milan, poi nel 2020 è sembrato di vedere un giocatore completamente nuovo. È stato qualcosa a livello di testa? Mentalmente?
Probabilmente sì. Lui mentalmente è un ragazzo molto timido e calmo, ma caparbio. Quando è arrivato alla Fiorentina, ad esempio, era decisamente troppo giovane e acerbo e in Italia è difficile imporsi per un giovane straniero, soprattutto se sei un attaccante e dipendi dai gol.
Quando lo allenavi, ti aspettavi arrivasse in un club come il Milan?
Ne ero sicuro! Già da giovane si vedeva che era di un altro livello e che era un giocatore fuori dagli schemi. E poi se gli conquisti il cuore…da tutto per il club. Ora penso non voglia deludere Zvonimir Boban, vuole dimostrare che è stata una scelta giusta!
Qual è il punto di forza e il difetto di Ante Rebic?
I suoi punti di forza sono il dribbling in velocità, meraviglioso e poi la sua capacità di calciare in ugual maniera col destro e col sinistro. Difetto? fa ancora fatica quando si tratta di difendere. In questo deve migliorare.
Secondo te quanto può ancora crescere e dove può arrivare?
Può crescere tanto, tantissimo, con Ibra poi…
se lui si sente bene e si trova bene crescerà moltissimo! Vi dirò di più, per me Ibra e Rebic non hanno niente da invidiare a Lukaku e Lautaro…
Fuori dal campo che persona è?
È un ragazzo molto timido, ma che si allena sempre molto seriamente. È molto maturato e cresciuto, da ragazzo ascoltava molto meno, ora ha capito l’importanza dei consigli.
È un professionista serio e vero ed è una persona di cuore e meravigliosa. Come tutti in campo ha e avrà degli alti e bassi e momenti in cui non segnerà e bisognerà avere pazienza, ne varrà la pena. Farà benissimo, vedrete.

LE PERSONE IMPORTANTI NELLA CARRIERA DI ANTE
Zuzul, Kovac, Boban, Milutinovic: sono queste 3 le persone fondamentali dall’inizio ad oggi nella carriera di Rebic.

Il primo è Slaven Zuzul, presidente dell’ NRK Spalato, tra i primi ad aver creduto in lui, una sorta di padre putativo calcistico, ha sempre trattato Ante come un figlioccio. Quando iniziò ad esplodere gli promise che in caso di offerta da altri club Europei lo avrebbe lasciato andare e la mantenne: Rebic andò alla Fiorentina per 4,5 milioni di euro, per la gioia delle casse del club croato.
L’uomo fondamentale della vita calcistica di Rebic è Niko Kovac che lo ha allenato sia con la Croazia che all’Eintracht: “Kovac è stata la persona più importante della mia carriera” ha dichiarato Ante al sito della bundesliga in una vecchia intervista, “Mi ha spinto in un momento in cui le cose non andava bene, mi ha sostenuto, abbiamo parlato tantissimo, mi ha aiutato enormemente.” Un rapporto che li ha legati dentro e fuori dal campo, probabilmente l’allenatore che ha conquistato la testa e il cuore di Ante e che lo ha compreso di più, Rebic lo ha ripagato con grandi prestazioni. “È come un padre per me”.
Poi c’è colui che lo ha fortemente voluto al Milan, che nell’ultima giornata di mercato è riuscito a portarlo in rossonero: Zvonimir Boban.
Connazionali, concittadini, entrambi di Imotski e fidatevi, chiunque nascesse li, sognava di poter fare la carriera di Zvone. Tra l’altro ci raccontano di un Ante che già da ragazzino era una sorta di “agente di se stesso”, aveva già deciso che da grande avrebbe fatto il calciatore e così è stato. Quando Boban ha alzato il telefono per offrirgli la maglia del Milan, Ante non ha esitato. Zvone Boban, l’idolo di Imotski, la bandiera della Croazia, lui che proprio Rebic citò sul suo instagram trascrivendo una poesia scritta tempo fa proprio da Zorro Boban. Piccolo dettaglio: se Ante non è tornato in germania, quando sembrava un flop, è stato proprio dopo una chiacchierata con Boban. Non poteva deluderlo, non lui.

 

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Manca l’ultimo, Andreja Milutinovic. L’uomo che “comanda” in background Ante Rebic, come un con un Joystick. Scherzi a parte, in pochi sanno che Milutinovic è il suo personal trainer e che controlla tramite chiamate costanti e whatsapp tutto ciò che Ante mangia, quando e quanto dorme, quanto e come si allena e via dicendo. Un vero e proprio uomo ombra, che da Belgrado monitora la vita di Rebic (come anche con quella di Modric…) che si è affidato totalmente  a lui per rendere le sue prestazioni sempre migliori.

ANTE A FIRENZE E VERONA
Troppo giovane, troppo. Sono state due esperienze sicuramente formative, ma che non hanno lasciato il segno, anzi. A Firenze Rebic era ancora un “ragazzino”, non conosceva la lingua e faceva fatica ad integrarsi, spesso i genitori lo raggiungevano per cercare di stargli vicino. Poi a Verona, dove ha trovato Luca Toni e abbiamo parlato di Ante proprio con lui.
Tu che sei stato il suo capitano a Verona che ricordi hai di lui?
Già a quei tempi era chiaro e si capiva che fosse un giocatore dalle grandi qualità. A Verona non è stato particolarmente fortunato, era giovane. Ricordo però che lavora sodo e si applicava sempre tantissimo durante gli allenamenti..”
Luca, ora gioca nel Milan e lo fa da esterno…è quella la sua posizione ideale secondo te?
Sì, è assolutamente il ruolo giusto per lui e gli sta permettendo di diventare sempre più decisivo, inoltre lasciato libero può colpire anche sotto porta e sta dimostrando tutte le sue capacità”

In tanti hanno cercato di paragonarlo ad altri giocatori, in Croazia si è sempre parlato di lui come il “nuovo Boksic” ma uno degli idoli di Ante Rebic è – rullo di tamburi – Zlatan Ibrahimovic, proprio lui.
Oggi Rebic proprio con il suo “idolo” sostiene l’attacco del Milan, già 6 le reti nel 2020, come Immobile e Cristiano Ronaldo ma con i rigori.
Lui, Ante Rebic, al fianco di Zlatan per conquistare Milano, perchè del resto come dichiarò ad una rivista croata anni e anni fa: “Non mi vedo in Boksic, molto meglio Ibrahimovic..” e quando giochi con il tuo idolo non puoi fallire.
Io ho avuto la fortuna di intercettarlo per primo al suo arrivo a Milano, un mio Ante, Are You happy?” in inglese e un “Sì, sono molto contento di essere qui” in italiano e poi un Forza Milan.
Il primo della sua storia milanista. Era destino.

 

 

Grazie a Donato Boccadifuoco, Yannick Huber, Simone Cristao, Zdravko Reic per la collaborazione e a Luca Toni e Zoran Vulic per la disponibilità

PBP

Photo Credits: acmilan.com

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Fiorentina-Milan, il focus sui nostri avversari della prossima giornata

Fiorentina-Milan, il focus sui nostri avversari della prossima giornata

FIORENTINA-MILAN – Dopo la vittoria con il Toro il Milan si appresta ad affrontare un avversario che all’andata umiliò i rossoneri. Andiamo a scoprirlo meglio.

Ultimo precedente

L’ultimo precedente del Milan a Firenze risale  all’11 maggio scorso e terminò 1 a 0 per i rossoneri con rete di Calhanoglu.

Precedenti famosi

Uno dei precedenti da ricordare è sicuramente quello dell’aprile 2013, terminato 2 a 2, con il Milan che concesse due rigori nel giro di sette minuti permettendo ai viola di agguantare il pareggio.

Ultime gare delle Fiorentina

La Fiorentina arriva allo scontro reduce dallo scoppiettante 5 a 1 rifilato alla Samp che ha seguito le sconfitte con Atalanta e Juve.

Ultime gare del Milan

Il Milan arriva allo scontro reduce dalla vittoria con il Toro, che ha seguito il pari beffa con la Juve in Coppa Italia.

Occhio a…

Federico Chiesa, che in cinque incroci con i rossoneri ha fornito quattro assist e segnato un gol, che è valso alla Fiorentina la vittoria a San Siro lo scorso anno.

Curiosità sugli avversari

L’attuale logo della Fiorentina fu commissionato dalla famiglia Della Valle che per realizzarlo spese ben 2 milioni e mezzo di euro, facendolo diventare il marchio più costoso di tutto il calcio italiano.

Allenatore avversario

Il bilancio di Beppe Iachini contro il Milan non è incoraggiante. Nei dieci incroci con i rossoneri l’attuale tecnico viola è uscito vincitore solo due volte, con un pareggio e ben sette sconfitte. Sono 16 invece gli incroci tra Iachini e Pioli con 6 vittorie a testa e quattro pareggi.

Storico arbitro con le due squadre

A dirigere la sfida sarà Gianpaolo Calvarese. Il fischietto di Teramo ha diretto il Milan 14 volte, tra campionato e coppa italia, con i rossoneri che hanno ottenuto nove vittorie, due pareggi e tre sconfitte, l’ultima a San Siro con la Lazio lo scorso novembre.

14 sono anche gli incroci di Calvarese con la Fiorentina. Ma i viola hanno vinto soltanto cinque volte, con cinque pareggi e quattro sconfitte.

A coadiuvare Calvarese ci saranno gli assistenti Vivenzi e Del Giovane, il quarto uomo Giua, il Var Nasca e l’assistente Var Carbone.

Ex e doppi ex

Sicuramente l’ex più atteso sarà Patrick Cutrone, cresciuto nelle giovanili del Milan e protagonista con la prima squadra dal 2017 al 2019 quando viene ceduto al Wolwerhampton da dove la Viola lo ha rilevato in prestito nell’ultima sessione di calciomercato invernale.

Dall’altra parte è attesissimo Ante Rebic, che ha giocato con i toscani nel 2013/2014 e nel 2015/2016 con in mezzo vari prestiti.

Parlando di panchine, oltre a Stefano Pioli, che ha allenato la viola dal 2017 al 2019 un altro ex è Vincenzo Montella che ha guidato i toscani dal 2012 al 2015 e dall’aprile al dicembre 2019.

Giulia Galliano Sacchetto

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Christian Falk (Bild) a Radio Rossonera: “Rangnick e il Milan hanno un accordo di base ma non è stato firmato alcun contratto”

Christian Falk (Bild) a Radio Rossonera: “Rangnick e il Milan hanno un accordo di base ma non è stato firmato alcun contratto”

CHRISTIAN FALK A RADIO ROSSONERA – Negli ultimi giorni stanno esponenzialmente aumentando le indiscrezioni che indicano in Ralf Rangnick il nuovo allenatore/manager del Milan per la prossima stagione. Nel tentativo di fare chiarezza, la nostra redazione ha raggiunto Christian Falk: giornalista della Bild, testata che già da diverse settimane sostiene l’esistenza di tale possibilità. Qui di seguito, l’intervista completa:

Sia la Bild che l’Equipe hanno lanciato la notizia secondo la quale Ralf Rangnick sarà il prossimo allenatore del Milan. Che novità hai a tal proposito? Pensi davvero che Rangnick possa diventare il nuovo allenatore del Milan? Inoltre, qualcuno ha detto che ha già firmato un contratto che prevede alcune penali…

Secondo le notizie in mio possesso, Ralf Rangnick e il Milan hanno un accordo di base ma non hanno ancora firmato un contratto. Devono decidere nelle prossime 3-4 settimane e penso che dipenda dalla decisione del Milan perché Ralf Rangnick è molto interessato”.

Pensi che Rangnick possa essere non solo un allenatore ma anche una sorta di manager e che eventualmente tale ruolo possa andare in conflitto con quello che attualmente hanno al Milan Maldini e Boban?

Se Rangnick deciderà di legarsi al Milan lui vorrà avere entrambi i ruoli di direttore sportivo e allenatore, quindi sicuramente potrebbero esserci problemi con gli altri manager del Club ma in passato ha sempre avuto successo quando ha fatto entrambi i ruoli. Allo Schalke Rangnick ha fatto solo l’allenatore e non è andata bene come a Lipsia. All’Hoffenheim era allenatore ma con una grande influenza sulle scelte della dirigenza e lì ha avuto molto successo

Pensi che il “modello Lipsia” possa essere replicabile in un club come il Milan?

Non sono sicuro che il “modello Lipsia” possa funzionare al Milan perché i rossoneri sono un Club con grande tradizione come il Bayern Monaco. Anche i bavaresi in passato hanno pensato a Rangnick ma alla fine non decisero di ingaggiarlo. È una situazione nuova per il Milan, se vorranno ingaggiarlo devono essere sicuri di seguire la sue idee”.

Puoi descriverci brevemente le qualità di Rangnick?

In Germania Ralf Rangnick è chiamato il Professore o il Cervello. Le persone devono seguirlo completamente perché se non lo fanno possono esserci problemi. Quindi in pratica devono decidere se gli piace lo stile di Rangnick oppure no”.

Simone Cristao

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Milan-Torino 1-0, the day after! Le prestazioni di Paquetà, Romagnoli e l’esordio di Gabbia…

Milan-Torino 1-0, the day after! Le prestazioni di Paquetà, Romagnoli e l’esordio di Gabbia…

MILAN-TORINO – La squadra rossonera entra in campo con la stessa formazione della semifinale di coppa con l’unica eccezione di Paquetà al posto dell’infortunato Calhanoglu. La prestazione della squadra però non cambia, entra in campo con la stessa intensità delle ultime partite e riesce a dare continuità alle ultime prestazione. Baricentro della squadra alto, aggressività, recupero palla nella metà campo offensiva, buone trame di gioco… possiamo dire che finalmente il Milan è una squadra e ha un gioco ben definito. Mister Pioli è stato bravo in queste settimane a dare la possibilità ai giocatori di rendere al meglio cercando di trovare loro la collocazione tattica giusta. Il passaggio al 4-2-3-1 ha sicuramente giovato a tutta la squadra ed in particolar modo a Rebic, Calhanoglu e Castillejo che riescono ad interpretare questo modulo nel migliore dei modi. La partita di ieri è stata la conferma di quanto di buono visto nelle ultime settimane e finalmente oltre alla buona prestazione sono arrivati anche i tre punti. La squadra rossonera trova la rete che decide il match andando a recuperare palla alta con il pressing di Paquetà e Castillejo, quest’ultimo poi è abile a fornire l’assist per il solito Rebic che insacca alle spalle di Sirigu.

La prestazione della squadra è stata buona, ma partite come queste devono essere chiuse prima, Sono state sprecate molte occasioni per il raddoppio e la scarsa finalizzazione finora vista in questo campionato continua ad essere un problema per la squadra rossonera. Il Milan nonostante il sesto posto in campionato risulta essere ancora il quarto peggior attacco del campionato, peggio solo Spal, Brescia e Udinese.

PAQUETA’- Pioli lo manda in campo al posto dell’indisponibile Calhanoglu e lui sembra un po’ spaesato. Abbastanza bene la sua fase difensiva, mentre in fase offensiva, anche se partecipa all’azione del goal, non rende quanto dovrebbe. Troppo spesso prende la decisione sbagliata in azioni potenzialmente pericolose e Ibra giustamente in alcune circostanze si arrabbia con lui. Il brasiliano sembra aver perso quello smalto che ha contraddistinto parte delle sue prestazioni lo scorso campionato.

Da un giocatore come lui ci si aspetta molto di più, vedremo se nelle prossime partite riuscirà a far ricredere i molti tifosi ormai scettici sul giocatore brasiliano.

ROMAGNOLI– Dopo un inizio di campionato non proprio ad alto livello le sue prestazioni stanno crescendo partita dopo partita come tutta la squadra. La fase offensiva del Torino non è stata certo delle migliori ma Romagnoli è stato comunque abile a farsi notare per un paio di ottimi recuperi e a tenere in guardia tutta la difesa per tutta la partita.

Finora non è ancora riuscito a fare quel salto di qualità che tutti ci aspettavamo da lui, le qualità ce le ha, è ora di dimostrare quanto vale.

GABBIA- Chiamato di corsa in campo al posto dell’infortunato Kjaer ha ben figurato al suo esordio in serie A. Il discorso fatto per Romagnoli vale anche per lui, l’attacco sterile del Torino ha permesso al ragazzo di avere un esordio tutto sommato tranquillo. Si è fatto notare per una paio di buone uscite palla al piede e in fase d’impostazione. Il ragazzo nelle giovanili ha ricoperto più ruoli facendo spesso anche il centrocampista centrale. Per quello visto nelle poche apparizioni stagionali ( oltre all’esordio di ieri, 3 presenze nell’ICC Cup, 1 presenza in coppa italia) il ragazzo è ben strutturato e dotato di buone doti tecniche. Un giovane che può giocarsi le sue carte per rimanere in rosa nella prossima stagione.

Visto il problema al polpaccio che tormenta Musacchio e l’infortunio di Kjaer toccherà ancora a lui contro la Fiorentina?

Cristian Claretti

Photo Credits: AcMilan.com

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Milan-Torino, la parola ai protagonisti

Milan-Torino, la parola ai protagonisti

MILAN-TORINO 1-0, PIOLI: “BENE I TRE PUNTI, FINALMENTE RISCHIAMO POCO”. LA GIOIA DI GABBIA: “IL CORONAMENTO DI UN SOGNO”

Sorride e non solo per il successo ritrovato, a fine gara, Stefano Pioli. Il tecnico rossonero si gode una squadra che, finalmente, sa creare tanto e rischiare poco. “Sono felice per i tre punti ma anche per la prestazione, abbiamo finalmente trovato una nostra identità che ci permette di essere pericolosi ed al contempo rischiare poco – ha spiegato il mister -. Questa sera abbiamo sofferto ma solo per colpa nostra, non siamo riusciti a chiudere prima la partita. Era la terza partita in 8 giorni, poteva starci un calo fisico e psicologico, ma ho scelto volutamente di far giocare sempre gli stessi. A tratti ci manca ancora lucidità, portiamo troppo il pallone e siamo leziosi”.

Dopo averla appesa per settimane in spogliatoio, questa volta Pioli preferisce non guardare la classifica. “14 partite ancora da giocare sono tantissime. Il mio unico pensiero è la Fiorentina, una trasferta durissima contro un avversario in forma; dobbiamo pensare a vincere più partite possibili, poi tireremo le somme. Le parole della società? Noi allenatori siamo sempre sotto esame, dobbiamo meritarci la fiducia ogni domenica. E’ inutile pensare oggi al futuro, dobbiamo ancora fare tanto. Aspettiamo la fine del campionato“.

Pioli spegne invece sul nascere il caso Musacchio. “Non si è rifiutato di entrare, quando l’ho chiamato mi ha detto di aver avuto un problema muscolare al polpaccio durante il riscaldamento. Per questo è rimasto nello spogliatoio anche nella ripresa. Ibra, invece, è uscito dal campo arrabbiato per non aver chiuso prima la partita. Ha ragione, dobbiamo essere ambiziosi e puntare a migliorarci. Sono contento per Gabbia, ha sempre lavorato con affidabilità ed attenzione, anche se non giocava. E’ entrato con la giusta convinzione e coraggio”.

Chiosa finale sull’assenza di Chalanoglu e sulla prestazione del suo sostituto, Paquetà. “Quello di vertice alto di centrocampo è un ruolo complicato, chi gioca lì deve adattarsi ai movimenti di Ibra – ha spiegato Pioli -. Vogliamo sempre due giocatori vicini che lavorino alternativamente. Secondo me quello è il ruolo in cui Chala si esprime al meglio, perché riesce a lavorare in fase di non possesso ma anche ad andare al tiro e lavorare in profondità. In quel ruolo possono giocare anche Bonaventura e Paquetà, che a mio avviso può diventare un grande giocatore. Gli manca ancora un po’ di maturità, ma non dimentichiamo che è un calciatore della nazionale brasiliana”.

ROMAGNOLI

Tra i migliori in campo, questa sera, il capitano Alessio Romangoli. “E’ stata una vittoria preziosa, dopo una grandissima partita – ha commentato a fine gara il numero 13 rossonero -. Nel secondo tempo siamo certamente calati, ma abbiamo mantenuto solidità e compattezza. Dobbiamo continuare su questa strada, il campionato è ancora lungo e ci sono ancora molte squadre da battere. Dobbiamo affrontare una partita dopo l’altra, mettendocela tutta per arrivare fino in fondo. La mia miglior gara della stagione? Ne ho fatte di migliori, ma quando si vince i giudizi migliorano inevitabilmente. Faccio i complimenti a Gabbia, un ragazzo che ci mette tanto impegno in settimana e si merita questa soddisfazione”. 

GABBIA

L’esordio in serie A con la squadra del cuore: un’emozione indimenticabile per Matteo Gabbia, che a fine gara ha ricevuto i complimenti di due bandiere rossonere, Paolo Maldini e Zvonimir Boban. “E’ il coronamento di un sogno dopo tanto lavoro – ha dichiarato a fine gara il giovane difensore rossonero -. Ringrazio staff e compagni, voglio dedicare questa serata ai miei nonni che hanno l’abbonamento a San Siro e mi portavano qui da quando avevo 6 anni. I consigli dei miei compagni di reparto Romagnoli, Kjaer e Musacchio sono fondamentali; ho cercato di rubare tanto, in questi anni, a campioni come Maldini, Nesta o Thiago Silva. Quando sono entrato in campo ero tranquillo perché consapevole del tanto lavoro fatto in questi mesi. Anche Ibra mi ha fatto i complimenti. Titolare a Firenze? Vedremo, farò di tutto per convincere il mister”.

Enrico Aiello

Photo Credits: AcMilan.com

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Pagelle Milan-Torino 1-0: REbic, there’s a new king in town

Pagelle Milan-Torino 1-0: REbic, there’s a new king in town

Pagelle Milan-Torino – Dopo l’ottima prova in Coppa Italia contro la Juve, il Milan si trova davanti l’altra squadra di Torino, affrontata anch’essa in Coppa Italia giusto qualche settimana prima. Alla vigilia la brutta notizia dell’infortunio di Calhanoglu, uno degli uomini più in forma di questo 2020. Per sostituire il turco, Pioli punta su Paquetà, che, nelle prossime partite, avrà la grande chance di far cambiare idea al tecnico di Parma.

Nel primo tempo, i rossoneri prendono il pallino del gioco in mano fin da subito e passano in vantaggio al 25′, con assist di Castillejo e gol del solito Rebic, che firma il quinto gol in sette partite da inizio anno. La prima frazione si chiude in totale controllo, con la nota stonata dell’infortunio di Kjaer, sostituito da Gabbia, visto un contemporaneo problema a Musacchio (perchè la fortuna sarà cieca, ma la sfiga ha un telescopio degno di Galileo). Il secondo tempo inizia in sofferenza e prosegue sulla stessa riga, con il Milan che soffre e spreca due occasioni in contropiede con Ibrahomivic e Castillejo, ma alla fine i rossoneri portano a casa il bottino pieno. Fondamentale

 

Pagelle:

Donnarumma 6: Poco sollecitato, si fa trovare pronto sull’unico pericolo. #Zzzzzzizzo

Calabria 6: Ha tanta voglia di dimostrare che quella maglia e quella fascia se le meriti, ma spesso lo fa con poca lucidità. Torna però più affidabile in fase difensiva. E sarebbe già un buon traguardo. Un passo alla volta. #Daivide

Kjaer 6,5: Sempre attento, buoni anticipi e contrasti. Grande lucidità, soprattutto palla al piede. Un infortunio che può pesare. #Kjaerlhavisto

Romagnoli 7: La miglior partita da tempo. Belotti e Zaza non toccano un pallone, Svetta, anticipa, scivola. Tutto perfetto, anche quando la squadra soffre. #Capitanomiocapitano

Hernandez 6: Da lui ci si aspetta sempre il partitone. Per una volta fa il terzino normale. E va benissimo così, se si pensa ai disastri del passato, su quella fascia. #Theogratias

Castillejo 6,5: Un ottimo assist per Rebic ed un gol sbagliato. Nel mezzo, una partita di sostanza e qualità. Col nuovo modulo, sembra imprescindibile. #SImuel

Bennacer 6,5: Cuper era l’hombre vertical in panchina, lui lo è in campo. Il passaggio orizzontale, per lui non esiste. Non fa mai giocate banali, a volte rischia, ma, se giochi nel Milan, devi farlo. #IsmaelefigliodiAbramo

Kessie 6: Partita di sostanza, ben fatta. Nulla di benissimo, ma nemmeno niente di malissimo. Ed è già qualcosa. #KesSI

Paquetà 5,5: Siamo sempre qui a ripetere le stesse cose. La giocata ce l’ha, ma ha anche poca fiducia. Qualche errore di troppo palla al piede, anche sui tempi di gioco. #Poquetà

Rebic 7: Senza alcun dubbio, l’uomo del momento. Al posto giusto, nel momento giusto, a fare la cosa giusta. Finalmente vediamo il vero Ante. E non fa solo gol, ma è anche uno dei pochi a tentare la giocata, che gli riesce spesso. #Antecipo

Ibrahimovic 6: Sempre fondamentale, anche quando non segna. Viene a prendersi palloni per portare su la squadra e, in area, si porta sempre via due uomini, cosa che permette a Rebic di segnare. Sbaglia un gol abbastanza facile e questo va detto. Ma rimane imprescindibile. #King

Gabbia 6,5: Entra molto bene, ottimo un anticipo in scivolata in area ad inizio secondo tempo. Attento, concentrato, sempre sicuro. I primi segnali sono ottimi ed è bene, visto che dovrà giocarne altre. #Matteoevangelista

Bonaventura 6: Porta lucidità, nel momento in cui serve lucidità.

Leao SV

Pioli 6,5: Nel 2020 la squadra sembra fare un ottimo calcio e fa anche punti. I cambi di modulo stanno portando risultati. Ora rimane solo unire due tempi di gioco. #PadrePioli

Federico Rosa

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Milan-Torino, il focus sui nostri avversari della prossima giornata

Milan-Torino, il focus sui nostri avversari della prossima giornata

MILAN-TORINO – Dopo l’incredibile rimonta beffa nel derby e il pareggio con la Juve in Coppa Italia, il Milan si appresta ad affrontare una formazione in difficoltà, ma che all’andata rimontò e vinse contro i rossoneri. Andiamo a scoprirla meglio.

Ultimo precedente

L’ultimo precedente tra Milan e Torino risale al 9 dicembre 2018 e terminò a reti inviolate.

Precedenti famosi

Uno dei precedenti più ricordati negli ultimi anni è quello del 21 agosto 2016, che termine 3 a 2 per il Milan con tripletta di Carlos Bacca.

Ultime gare del Torino

L’arrivo di Longo non ha dato la scossa al Torino che non vince dal 12 gennaio ed è reduce da cinque sconfitte di fila, tra cui quella con il Milan in Coppa Italia.

Ultime gare del Milan

Il Milan arriva allo scontro reduce dal ko nel derby, che ha interrotto una striscia di sette partite senza sconfitte, e dal pari con la Juve in Coppa.

Occhio a…

Andrea Belotti, che ha segnato sei reti contro il Milan. Le ultime due sono valse la vittoria al Toro contro i rossoneri nell’ultimo girone di andata.

Curiosità sugli avversari

Nella stagione 2017/2018 Tomas Rincon, tesserato del Toro, è stato il calciatore che ha commesso più falli in assoluto: 80 in tutto, saltando però solo due partite per squalifica.

Allenatore avversario

Moreno Longo non ha mai affrontato la prima squadra del Milan. Con i primavera rossoneri ha un precedente, conclusosi con una vittoria. Nessun precedente invece con l’attuale tecnico rossonero Pioli.

Storico arbitro con le due squadre

A dirigere la sfida sarà Michael Fabbri. Il fischietto di Ravenna ha diretto il Milan una volta in coppa italia e cinque volte in Serie A, con i rossoneri che hanno ottenuto tre vittorie, un pareggio e due sconfitte, l’ultima a Torino con la Juve lo scorso anno. Nove sono invece gli incroci tra Fabbri e il Torino, con i granata che hanno ottenuto tre vittorie, quattro pareggi e due sconfitte.

A coadiuvare Fabbri ci saranno gli assistenti Schenone e vaccini, il quarto uomo Sacchi, il Var La Penna e l’assistente Var Peretti.

Ex e doppi ex

Un doppio ex che sarà in panchina è sicuramente Diego Laxalt, al Milan già dall’estate all’estate 2019, quando Vine girato in prestito al Toro per poi essere richiamo alla base un paio di mesi dopo.

Un altro ex che sarà in campo è Simone Verdi, nelle giovanili Milan dal 2003 al 2011 e al Torino dal  settembre 2019.

Tra gli ex che invece non saranno della partita ricordiamo Giovanni Galli, Gianluigi Lentini, Aldo Serena, Matteo Darmian e Alessio Cerci.

Giulia Galliano Sacchetto

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#FaceToFace with Refiloe Jane: l’intervista a Radio Rossonera

#FaceToFace with Refiloe Jane: l’intervista a Radio Rossonera

Prima puntata del nuovo format di Radio Rossonera, un #FaceToFace ricco, molto interessante e stimolante. Il primo “face to face” vede protagonista Refiloe Jane, centrocampista e metronomo del Milan Femminile, ventisettenne di origine sudafricana da quest’anno arruolata tra le fila delle rossonere di mister Ganz.

Di seguito l’intervista integrale, a cura di Lucia Pirola:

Prima di tutto, dicci del tuo soprannome “Fifi”: da dove viene?
È il diminutivo del mio nome di battesimo: Refiloe, diventa Fifi. È sempre stato il mio soprannome fin da quando ero piccola. 

Ci puoi raccontare della tua famiglia? Dove sei cresciuta, se hai sorelle o fratelli…
Sono cresciuta a Kliptown, a Soweto, Johannesburg. In famiglia siamo in 6: i miei genitori, due fratelli ed una sorella. Crescendo mi sono avvicinata al calcio grazie ai miei fratelli: quando la mattina si alzavano per andare agli allenamenti io andavo con loro, perché ero curiosa di sapere cosa stessero facendo.  Così li seguivo, e quando la palla usciva dal campo la andavo a recuperare io e gliela ridavo calciandola, non tirandola con le mani. Alla fine mi sono innamorata anche io del calcio.

Quanto spesso senti o vedi la tua famiglia?
Ora, essendo in Italia, li vedo solo durante la pausa invernale a dicembre. Ma li sento spesso al telefono, facciamo spesso videochiamate.

Qual era il lavoro dei tuoi sogni, quando eri piccola?
Quando ero piccola volevo fare il medico. Oppure la fisioterapista, o la massaggiatrice, qualche professione che potesse aiutare le altre persone.

Mentre con il calcio, hai iniziato molto presto…
Si, ho iniziato quando avevo 5/6 anni circa, e da lì non ho mai smesso. Non ho mai avuto la tentazione di lasciare il calcio, ho sempre giocato.

È stato difficile per te poter giocare a calcio?
La mia famiglia mi è sempre stata vicino, quindi no, non è stato difficile giocare a calcio, nonostante fossi l’unica ragazza in famiglia a giocare. Le persone pensano che io fossi scoraggiata, o che non avessi alcun supporto nel giocare e seguire il calcio, ma la mia famiglia mi è sempre stata vicino e persino nella comunità in cui sono cresciuta giocavo con i ragazzi che mi hanno sempre supportato, e tutto questo ha reso molto facile per me continuare a giocare, perché mi sentivo accettata.

E a te piaceva giocare con i ragazzi? Ad oggi sono moltissime le ragazze che hanno iniziato a giocare con i maschi…
Si mi piaceva, era interessante giocare con loro, anche perché il calcio era solo per i ragazzi, e se una ragazza voleva giocare non era tanto facile: si cercava di metterla sotto pressione o di metterla da parte. Ma per me invece è stato sempre qualcosa a cui puntare, proprio per quello che la gente diceva, e dai ragazzi ricevevo il supporto di cui avevo bisogno.

Qual è la partita che non dimenticherai mai?
Ho un bel po’ di partite che non dimenticherò mai in tutta la mia vita. Prima di tutto, la mia prima presenza in nazionale con la prima squadra: eravamo a Cipro, ho giocato circa 10 minuti giusto per fare una presenza.
Poi, nel 2012, giocando contro la Nigeria con la nazionale nella Coppa d’Africa: le abbiamo battute in semifinale per la prima volta dopo tantissimo tempo, dato che erano molto forti, quindi arrivare in finale battendo loro è una cosa che non dimenticherò mai.
Aggiungo anche la doppietta che ho segnato nel 2018, nella finale di COSAFA Cup: quel weekend non lo dimenticherò facilmente perché stavo per partire per l’Australia, stavo per iniziare la mia carriera lontano dal Sudafrica, è stato una specie di saluto che non dimenticherò mai.
E poi giocare a Milano, i due derby! Sai come sono i derby, come entusiasmano la gente, e avere avuto l’opportunità di giocare i derby è sicuramente un punto forte della mia carriera.

Ti aspettavi così tanto entusiasmo, qui in Italia?
In verità no, non mi aspettavo così tanto entusiasmo in questo campionato, ma quando sono arrivata ho capito l’importanza di vincere, di avere una struttura solida dietro, e di giocare un bel calcio. La serie A non è professionistica, ma per come è gestita è come se lo fosse, e bisogna darne credito a chi la gestisce e ai grandi club come il Milan, per come tratta le giocatrici, in un contesto professionale. Sono molto felice di avere il supporto di tutta la squadra.

Hai un motto, o qualcosa che ti ripeti in situazioni difficili?
Sono una persona molto spirituale, quando sono in difficoltà mi ripeto sempre “Let go and let god”, lascia che sia e lascia che tutto sia nelle mani di Dio.

Quindi la parte religiosa di te ti aiuta molto nei momenti difficili?

Si, perché la religione per me è molto importante, sono cresciuta in una famiglia spirituale, per noi la preghiera è fondamentale. Anche prima delle partite, per me è importante rendere grazie.
Rendo grazie prima di mangiare, quando mi sveglio la mattina e vedo l’alba di un nuovo giorno, e quando vado a giocare lo faccio per la divinità perché mi ha donato il talento: quando questo accade hai la possibilità di “amministrarlo” agli altri, quindi quando vai e giochi lo fai anche per gli altri. Qualcuno ti guarderà e vorrà essere come te, altri ti guarderanno e diranno “Se Fifi è arrivata fino a questo punto allora posso farlo anche io”. Quindi non giochi mai solo per te stesso, ma per un grande pubblico.

Sai, quando sei venuta al Milan ho scritto alcuni tweet sul tuo arrivo e in qualche modo hanno aggiunto i tuoi fans in Sudafrica. Non mi sarei mai aspettata un tale entusiasmo, e ho visto quanto sei amata dal tuo paese, cosa molto bella che non vediamo spesso. Sei cosciente di questo sentimento?
Si, molto! Anche prima di giocare lontano dal Sudafrica, quando giocavo lì, sentivo tutto questo affetto e quanto la gente volesse che io giocassi in nazionale, perché credevano nel mio talento. Quello che hai scritto ha raggiunto tanta gente, ho sentito l’amore nei miei confronti ed era genuino, nessuno fingeva. Riesci a capire quando qualcuno è sincero dalla maniera in cui scrive, e tutti quei messaggi di buona fortuna erano sentiti, ed è stato emozionante per me sapere di essere seguita ovunque io vada. Quando il Milan posta qualche foto vogliono sempre sapere “dov’è Fifi?”, quindi capisci che mi seguono molto, è non è questione di svegliarsi un giorno e decidere chi supportare.

Quindi sapevi di questa cosa dei commenti…
(ride, ndr) Si è ciò che fanno anche con altri giocatori fuori dal Sudafrica! Alcuni giocatori sono andati lontano, e la squadra in cui sono andati d’improvviso è aumentata nei followers! Questo dimostra che abbiamo il supporto dei nostri concittadini ed è una cosa molto bella per i giocatori, sentire questa vicinanza. Quando giochiamo sappiamo che la gente ci guarda, anche se non siamo in televisione, ma in qualche modo arriveranno a loro le nostre storie.

E quando hai segnato il tuo primo gol, qualche settimana fa, sono impazziti!
Si, è stato un bel gol, non importa se fosse un cross o un tiro! Ma già solo che ci fossi anche io tra i marcatori ha creato tanto entusiasmo e mi ha fatto emozionare molto capire che la gente vuole il mio bene.

Recentemente hai anche avuto una bella esperienza in Sudafrica, con la tua fondazione, e anche Valentina Giacinti è venuta con te! Puoi raccontarci qualcosa di questa esperienza?

La fondazione vuole creare un ambiente positivo per i ragazzi in Sudafrica, condividiamo storie di come siamo cresciuti e come siamo arrivati dove siamo, le raccontiamo alle nuove generazioni che vogliono giocare a calcio o che voglio proseguire i loro studi nell’educazione e vogliono fare qualcosa per se stessi. Tanti bambini in Sudafrica crescono in ambienti poveri, dove spesso non hai da mangiare, non vanno a scuola, quindi creiamo un riparo sicuro per loro affinché quando vengono in fondazione possono sentire di valere qualcosa. Insegniamo loro cose utili, l’importanza della preghiera, perché alla fine tutto ciò che abbiamo è l’onnipotente che guarda verso di noi, e se crediamo che le cose andranno meglio lo faranno. Aver avuto Giacinti li con noi è stato di grande motivazione per i bambini, perché se qualcuno può venire da oltreoceano per palare a noi e mostrarci i propri talenti vuol dire che può succedere tutto, e se io voglio raggiungere un determinato step nella mia vita e ho il supporto che mi serve e “azzecco” i giusti canali allora può succedere. Aver avuto Valentina lì con noi è stato molto importante, ha speso del tempo durante la pausa invernale per parlare con noi e condividere le sue esperienze.

C’è stato tanto entusiasmo nel vedere te e Giacinti, il capitano del Milan…
Le persone erano entusiaste perché nessuno ha mai fatto una cosa simile per loro, nessuno ha mai portato una giocatrice della propria squadra, e dobbiamo dare merito a Valentina: è stato un atto di fede, non è mai stata in Sudafrica prima, e ha detto comunque che sarebbe venuta e avrebbe partecipato alla fondazione, è stato molto bello per tutti.

Un’ultima cosa su di te: è il momento della partita: hai una routine, o qualche abitudine?
La mia routine prima della partita dipende dal programma del giorno: se abbiamo il pranzo, oppure la colazione e poi il pranzo. Cerco sempre di mangiare più o meno lo stesso cibo prima di ogni partita, più che altro la pasta perché resta più a lungo nel sistema. Quando inizio il mio giorno lo faccio con una preghiera, durante la doccia ho sempre la musica gospel per entrare nel mood, e per ricordare che ho davanti una grande giornata, e che qualsiasi cosa succeda, se vinciamo o se perdiamo, l’obiettivo ultimo è di raggiungere il divino attraverso le mie azioni. Vado e gioco, lo faccio a cuor leggero pensando: farò ciò che posso, Dio farà il resto.

Quindi ti sei sentita tranquilla anche dopo la sconfitta contro la Fiorentina?
(ride, ndr) Si a nessuno piace perdere, fa parte della natura umana essere tristi quando si perde, ma alla fine guardi l’immagine più grande e dici: ho dato il mio meglio, se la dovessi  rigiocare lo farei dando di nuovo il mio 100%. Quindi vai e giochi sapendo che lascerai tutto in campo, non vai pensando “ho dato il mio 95%, la partita è finita e ho ancora un 5% con me, cosa me ne faccio?”. Quindi per quanto mi riguarda, io do tutto sul campo, e che vinciamo o perdiamo lo facciamo da squadra, ma alla fine sai che giochi per qualcosa di più grande. I risultati sono importanti, si, ma toccare lo spirito di tutto il tuo pubblico è ciò che importa veramente.

Leggi anche: il racconto della giornata con Refiloe Jane

Ascolta il podcast dell’intervista: è disponibile in italiano ed in lingua originale

Ascolta “Face to Face” su Spreaker.

Photo credits: acmilan.com

Lucia Pirola

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Milan-Juventus 1-1, the day after! La prestazione della squadra ed un focus su Rebic e Calhanoglu

Milan-Juventus 1-1, the day after! La prestazione della squadra ed un focus su Rebic e Calhanoglu

MILAN-JUVENTUS – Pioli conferma in blocco la squadra del derby con l’unica eccezione di Calabria al posto di Conti. La squadra inizia alla grande come nella partita contro i nerazzurri, ottime trame di gioco, velocità, aggressività. Chi si aspettava un contraccolpo psicologico dopo la batosta del derby è rimasto deluso, il Milan c’è ed è vivo. La squadra rossonera riesce a creare molto ed impensierire più volte la difesa bianconera. T. Hernandez e Rebic sono una spina nel fianco per la coppia Cuadrado-De Sciglio e dalla loro fascia nascono le occasioni migliori del primo tempo. Nella ripresa arriva meritatamente la rete del vantaggio con Rebic che è abile a trafiggere Buffon sfruttando un assist dalla destra di Castillejo. Al 70′ arriva l’espulsione per somma di ammonizioni di T.Hernandez, che insieme ad Ibra e Castillejo salteranno la gara di ritorno. In inferiorità numerica il Milan sembra comunque riuscire a resistere, ma al 90′ arriva la beffa. Cross in area per Cristiano Ronaldo che si coordina e prova una rovesciata, la palla sbatte sul braccio di Calabria (girato di schiena) e Valeri fischia, dopo la Var-review, il rigore a favore della Juventus. Ronaldo trasforma dal dischetto e rende amara la serata ai tifosi rossoneri.

Un pareggio che sta molto stretto al Milan, la squadra ha dimostrato carattere dopo la sconfitta del derby e ha giocato una grande partita sotto tutti i punti di vista.

LA PRESTAZIONE- Il passaggio al 4-4-1-1 che in fase offensiva si trasforma in un 4-2-3-1 ha dato finalmente un’identità ben precisa alla squadra. Ogni giocatore in campo sa quello che deve fare e riesce a dare il meglio. La squadra sembra più viva e finalmente anche in fase offensiva si vedono grossi miglioramenti. Nel giro di 4 giorni il Milan ha giocato alla pari con le due squadre più forti di questo campionato. Anche sotto dal punto di vista mentale la squadra sta crescendo, dopo la batosta del derby era difficile immaginare una partita come quella di ieri sera, invece la squadra rossonera è riuscita a riprendersi subito ed a dare continuità alla prestazione del primo tempo del derby.

La squadra rossonera ora deve continuare questo percorso di crescita e sfornare prestazioni di questo livello per tornare a competere per le posizioni di alta classifica.

REBIC – Quinta rete per Ante da inizio Gennaio, nessuno poteva immaginare questa crescita imponente del giocatore croato dopo la prima parte del campionato. In poche settimane è diventato un giocatore fondamentale per lo scacchiere di mister Pioli. Importante anche la sua duttilità tattica, malgrado sia un giocatore prettamente offensivo, riesce a dare copertura in fase di non possesso palla e recuperare una discreta quantità di palloni. Deve cercare di migliorare ancora in fase di finalizzazione perché in alcune circostanze perde il momento giusto per provare la conclusione.

Nella semifinale di ritorno tutto il Milan sarà sulle sue spalle vista l’assenza di Zlatan. Sarà una bella sfida per lui e i tifosi del Milan sperano che riuscirà a vincerla.

CALHANOGLU- Con il cambio di modulo finalmente il giocatore turco sembra essersi tolto dal limbo nel quale era finito e partita dopo partita sta ritrovando le giocate che avevano caratterizzato le sue esperienze in Germania. Ora è al centro del gioco, si muove nella sua posizione prediletta, tra le linee, ed è bravo a cercarsi gli spazi giusti per poter far male alle difese avversarie. In questa posizione potrebbe risultare molto più determinante rispetto a quanto visto in questi anni rossoneri.

Se il giocatore dovesse riuscire a trovare la continuità di prestazioni, cosa che gli è sempre mancata, potrebbe davvero essere un nuovo acquisto in vista del finale di stagione e del prossimo campionato.

Cristian Claretti

Photo Credits: AcMilan.com

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