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Mondiali Femminili, Giamaica: le “Reggae Girlz”: Il secondo avversario dell’Italia nel Girone C

Mondiali Femminili, Giamaica: le “Reggae Girlz”: Il secondo avversario dell’Italia nel Girone C

MONDIALI FEMMINILI, GIAMAICA – È vero: la prima partita è andata, e anche bene. E non solo è andata bene, ma l’Italia ha battuto l’avversario sulla carta più difficile, gettando in qualche modo il cuore oltre l’ostacolo e aprendo così un mare di possibilità per le prossime partite del girone. Tutto ciò è reale, ma non deve deconcentrare dalla realtà: il percorso dell’Italia è solo all’inizio, e il prossimo avversario è dietro l’angolo.

Si tratta della Giamaica, nazionale alla prima qualificazione ai mondiali femminili. 53^ nel ranking FIFA, reduci da un netto 3-0 subito dal Brasile al debutto: questi aspetti potrebbero dare apparenti sicurezze all’Italia, ma la realtà potrebbe rivelarsi lontana dalle aspettative. In particolare, in fatto di esperienza non sono certo le Azzurre a poter dare lezioni, se non per semplici questioni anagrafiche: con 23.0 anni di età media la Giamaica è infatti la nazionale più giovane del torneo, dotata di talenti freschi, spensierati e soprattutto restii a darsi per vinti una volta subita la prima sconfitta all’avvio.

In campo la Giamaica si dispone solitamente con un 4-3-3 dotato di grande dinamicità e pressing alto: il punto forte di questa nazionale sarà infatti la velocità delle giocatrici, che punteranno ad aprire varchi nella difesa avversaria con dei break improvvisi approfittando degli spazi liberi. Ardua impresa sarà dunque per la linea difensiva italiana: nella scorsa partita contro l’Australia abbiamo visto Gama e Linari inizialmente più di una volta sorprese dalla velocità di Sam Kerr. La dura prova potrebbe dunque riproporsi, lasciando più probabili margini di intervento sul fronte tecnico, dove la coppia di centrali azzurre potrà certamente dire la propria.

Infine, in vista di Giamaica-Italia, ecco i nomi da tenere a mente: Khadija “Bunny” Shaw, centravanti #11 delle Reggae Girlz e talento prodigio della propria nazionale. Fortificata da una tragica serie di eventi personali, non è certo il prototipo di giocatrice facile da fermare, grazie alla sua velocità e alla sua mole di 1.80 cm a soli 22 anni. Un’altra sorvegliata speciale sarà Sydney Schneider, diciannovenne portiere giamaicano, eroina della scorsa partita nonostante i 3 gol subiti da Cristiane: i suoi fatidici interventi hanno salvato la sua squadra dalla prematura debacle, grazie anche alla formidabile parata sul calcio di rigore di Andressa.

Appuntamento per venerdì 14 giugno ore 18.00: Giamaica-Italia è già qui.

Foto FifaImmagini tratte da: https://matstegen.tumblr.com

Lucia Pirola

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Mondiali Femminili, Australia: le “Matildas”. Ecco la prima avversaria dell’Italia nel Girone C

Mondiali Femminili, Australia: le “Matildas”. Ecco la prima avversaria dell’Italia nel Girone C

MONDIALI FEMMINILI, AUSTRALIA – Domenica 9 giugno la nazionale femminile italiana debutterà ufficialmente in questi mondiali di Francia 2019: alle ore 13 le azzurre affronteranno l’Australia, primo e ostico avversario in questo difficile campionato. Quali sono i tratti caratteristici del primo avversario dell’Italia ai mondiali? Che tipo di squadra ci dobbiamo aspettare in campo?

Prima di tutto, quando pensiamo alla nazionale femminile australiana dobbiamo eliminare l’eventuale preconcetto basato sulle caratteristiche della nazionale maschile, conoscenza di vecchia data ma profondamente diversa dalla controparte femminile.

La nazionale femminile dell’Australia, le cui giocatrici sono definite “Matildas”, si trova stabilmente nelle prime 10 posizioni del ranking FIFA: attualmente occupa il 6^ posto, subito dopo le consolidate strapotenze del calcio femminile mondiale. Il palmares di questa squadra sembra però raccontare una storia diversa: sempre qualificata dal 1995, il miglior piazzamento nel campionato del mondo è però il quarto di finale, raggiunto nelle ultime tre competizioni (2007, 2011, 2015), stesso miglior piazzamento raggiunto nei giochi olimpici (2004, 2016). Nella dimensione più “locale” delle grandi competizioni, ovvero la Coppa delle nazioni asiatiche e la Coppa delle nazioni oceaniane, c’è invece molta più dimestichezza con podi e vittorie.

La nazionale australiana del 2019 partecipa ai mondiali con una delle rose più competitive degli ultimi anni, dotata in ugual modo di giovani e di esperienza, con un grande entusiasmo dettato anche dal recente cambio di allenatore: l’esonero -non senza polemiche- di Alen Stajcic ha lasciato spazio all’arrivo di Ante Milicic, che ha portato una  filosofia e un assetto tattico più votati all’attacco. L’Australia potrebbe infatti schierarsi in campo con una sorta di 4-2-4, modulo che ha sperimentato anche nell’ultima partita contro gli Stati Uniti: questo voto al gioco offensivo, con terzini molto alti e transizioni veloci e verticali, è stato tuttavia riservato allo scontro con un avversario forte e di grande qualità come gli USA di Alex Morgan e compagne, dunque la partita inaugurale delle Matildas contro l’Italia potrebbe anche vedere in campo assetti più contenuti. Certo è però, che un eventuale approccio ultra offensivo potrebbe rendere vulnerabile il reparto difensivo, già pesantemente folgorato dalle recenti reti subite contro gli stessi Stati Uniti e contro l’Olanda, partite perse rispettivamente 5-3 e 3-0

In conclusione, ecco i nomi da tenere a mente: Sam Kerr è la leader incontrastata tra le “giocatrici da tenere d’occhio”, dotata di grande intelligenza tattica e personalità, con qualità di finalizzazione fuori dal comune. Accanto a Kerr, sarà bene appuntare sul taccuino anche il nome della trentaquattrenne Lisa De Vanna, dribblatrice seriale e attualmente la miglior marcatrice nella storia delle Matildas. E per non farsi mancare nulla, oltre all’esperienza, c’è la giovane promessa: si tratta di Ellie Carpenter, classe 2000, terzino destro con licenza di spingere e di uccidere – la concorrenza.

Immagine tratta da: Footballs.tumblr.com

Lucia Pirola

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Milan, Franck Kessiè: la legge di “Krenk”. Focus atletico

Milan, Franck Kessiè: la legge di “Krenk”. Focus atletico

MILAN, FRANCK KESSIÈ – Costa d’Avorio, distretto di Goh-Djiboua, dipartimento di Gagnoa: Ouragahio. Una città di 36.364 anime, che il 19 dicembre 1996 vedeva la nascita di Franck Yannick Kessiè. Sì, non sono passati nemmeno 23 anni. Solo 22 anni e mezzo.

Eppure, Franck è già alla fine della sua seconda stagione in maglia rossonera, la terza in Serie A. È un dato notevole. Ma è forse ancor più significativo il fatto che, nelle 38 partite di campionato di quest’anno, Kessiè si è accomodato in panchina solo una volta. Era la 29esima giornata, infelice trasferta di Genova contro la Sampdoria, e, vuoi per il ritorno tardivo dalle partite con la Costa d’Avorio, vuoi per la querelle del derby con Lucas Biglia, è stata l’unica volta in cui mister Gattuso ha deciso, per sua scelta, di rinunciare alla sostanza di Franck in mezzo al campo.

3022’ sui 3420’ totali. Questo il dato, impressionante, dei minuti giocati dal numero 79 in questa Serie A. Quattro le partite, in totale, in cui il Milan ha dovuto rinunciare a lui. Solo 4 i punti raccolti sui 12 disponibili.

Addentrarsi nei dati atletici di Franck Kessiè, è qualcosa che fa brillare gli occhi dei preparatori atletici. Ancora una volta è importante ribadirlo: non sono i chilometri totali percorsi a rendere straordinario il rendimento di questo calciatore. Quelli – ed è bene ribadirlo una volta per tutte – hanno un valore decisamente limitato nel mondo del calcio di oggi. Ciò che invece fa la differenza, all’interno dei 90 minuti e nel corso di un’intera stagione, sono i chilometri percorsi ad alta intensità.

Ci sono alcuni calciatori, come Messi o Salah, o ancora Federico Chiesa, per restare nella nostra Serie A, che percorrono pochi chilometri in totale rispetto ai compagni di squadra. Tuttavia, nella casella dei km percorsi ad alta intensità, sono stabilmente tra i primi della classe. E nessuno mai, ad un calciatore come Lionel Messi, chiederà di correre di più. Inutile spiegare il perché.

Di Kessiè si dice spesso che con i piedi non sia “educato”, eppure sfido chiunque a trovare un centrocampista più preciso, nei passaggi e nei tiri in porta, che percorra i suoi stessi km ad alta intensità nell’arco di una stagione. In giro per l’Europa si contano sulle dita di una mano e sono capitanati da un ragazzo del 1991 che porta la maglia del Manchester City con il numero 17 sulle spalle: Kevin De Bruyne.

Ma torniamo al nostro numero 79: nelle 32 partite in cui ha disputato tutti i 90’, Franck è stato sempre tra i primi 3 rossoneri per km percorsi ad alta intensità. È incredibile, ma è solo il primo tra i dati pazzeschi della sua stagione. Nella metà delle 32 partite, è stato il calciatore del Milan a percorre più km ad alta intensità. Innumerevoli le volte in cui è stato anche il migliore del match, in quanto a dati atletici.


Ciò che rende ancor più significativi questi dati, è il fatto che, spesso, siano conseguenza di secondi tempi nettamente migliori dei primi. Questo significa che, quando le energie degli altri 21 in campo iniziano ad andare sul rosso, Franck scopre di avere un serbatoio di riserva dal quale attingere. Ed ecco che lo si vede ripiegare in fase difensiva, portar palla e ribaltare il fronte quando le squadre sono ormai spaccate, difendere palla come un centravanti di provincia, quando ce n’è bisogno.

Il Milan, si sa, nel corso della sua storia ultracentenaria, ha avuto centrocampisti invidiati da tutto il mondo. Gente capace di dare del tu al pallone come pochi altri. Calciatori tecnici in grado di disegnare calcio. Oggi, il calcio è in rapida evoluzione e sono poche le squadre che possono permettersi di non avere giocatori “di quantità”.

Io, oggi, in questo Milan, farei davvero fatica a fare a meno di un calciatore come Frank Kessiè in mezzo al campo.
E chissà che, vista la sua giovane età e gli enormi margini di miglioramento che ha, tra qualche anno non potremo ritrovarci in rosa un calciatore in grado di abbinare qualità alla quantità. Si tratterebbe di un unicum in Europa, una pietra preziosa grezza resa gioiello: la chiameremo Krenk.

Photo Credits: AcMilan.com

Alessandro Molinaro

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Associazione Piccoli Azionisti Di A.C. Milan: Auro Palomba eletto presidente. Giuseppe La Scala Vice Presidente e Alessandro Dubini Vice Presidente Vicario

Associazione Piccoli Azionisti Di A.C. Milan: Auro Palomba eletto presidente. Giuseppe La Scala Vice Presidente e Alessandro Dubini Vice Presidente Vicario

ASSOCIAZIONE PICCOLI AZIONISTI DI A.C. MILAN – Auro Palomba eletto presidente dell’Associazione Piccoli Azionisti di A.C. Milan. Giuseppe La Scala Vice Presidente e Alessandro Dubini Vice Presidente Vicario

COMUNICATO STAMPA

Milano, 4 giugno 2019 – L’Associazione Piccoli Azionisti di A.C. Milan (“APA”), all’indomani del formale via libera del Consiglio di Amministrazione dell’AC Milan S.p.A. (“Società”) all’ingresso di 50 piccoli azionisti suoi associati nella compagine azionaria della società presieduta da Paolo Scaroni, ha rinnovato i propri organi direttivi che rimarranno in carica per il prossimo triennio.

L’Assemblea di APA ha eletto per acclamazione Presidente del Consiglio Direttivo Auro Palomba, Vice Presidente Giuseppe La Scala, Vice Presidente Vicario Alessandro Dubini e Pierfrancesco Bencivenga Segretario Generale.

Ad Auro Palomba, Giuseppe La Scala e a Alessandro Dubini gli associati hanno riconosciuto il merito di aver condotto con abilità la trattativa con la Società rossonera riuscendo ad ottenere l’ingresso nel capitale di AC Milan di 50 associati ad APA della prima ora.

Con APA entrano nell’azionariato del Milan fra gli altri Nicola Asti, Partner di Freshfields, Marco e Tommaso Dubini, Massimo Ferrari, CFO di Salini Impregilo, Sergio Iasi, Chief Restructuring Officer di Trevi Finanziaria, Roberto Italia, fondatore di Space Holding, Sami Kahale, Direttore Generale di Esselunga, Marco Patuano, Amministratore Delegato di Edizione holding e membro del Consiglio di Amministrazione di AC Milan, Maurizio Tamagnini, Amministratore Delegato del Fondo Strategico Italiano, Pierfrancesco Vago, Amministratore Delegato di Msc, Nicolò Zanon, Giudice della Corte Costituzionale, Marco Sesana, Amministratore Delegato di Generali Italia e ulteriori 40 circa cuori rossoneri esponenti della business community italiana.

Elenco completo degli associati di APA

Cognome Nome
Aguiari Moreno
Asti Nicola
Bencivenga Pierfrancesco
Ben-Yehuda Ramiel
Bestetti Stefano
Cammarata Leonardo
Caramaschi Luca
Carnago Gian Paolo
Casò Angelo
Cefis Davide
Cerveglieri Davide
Cisotto Angelo
Cleopazzo Paride
Corvi Mora Edoardo
Degiorgi Alessandro
Di Liddo Luca
Di Sante Christian
Dubini Alessandro
Dubini Marco
Dubini Tommaso
Ferrari Massimo
Galea Kevin Louis
Ghezzi Matteo
Iasi Sergio
Invernizzi Alberto
Italia Roberto
Gelatti Mach De Palmstein Stefano
Kahale Sami
Mignanego Stefano
Nobili Francesco
Nolli Andrea
Palomba Auro
Papa Franco
Patuano Marco
Pesenti Marco
Pollavini Massimo
Ponzani Paolo
Preti Riccardo
Reboa Stefano
Reboni Roberto
Ricolfi Nicola
Rovello Marco
Rubino Marco
Sesana Marco
Tamagnini Maurizio
Tonon Andrea
Vago Pierfrancesco
Viganò Carlo
Volpi Alessandro
Zanon Nicolò
Zornetta Igor

 

Milanisti 1899 e Associazione Piccoli Azionisti di A.C. Milan

Milanisti 1899 e Associazione Piccoli Azionisti di AC Milan sono le associazioni che riuniscono i tifosi rossoneri che condividono un progetto di sostegno ai colori e all’attività sportiva del Milan, attraverso la partecipazione attiva e consapevole alla vita e alla gestione della società AC Milan Spa – di cui rappresentano – tramite cinquanta suoi associati- il più significativo azionista di minoranza. Le associazioni, inoltre, detengono la quota di maggioranza relativa di El Nost Milan S.r.l., società editrice di Radio Rossonera, web radio che in poco meno di due anni ha superato i tre milioni di ascolti in tutto il mondo diventando la radio sportiva più seguita nel circuito di Spreaker.com. e del neonato quadrimestrale 120Milan (nel 2019 si celebrano 120 anni di vita del Milan), patinato magazine quadrimestrale di duecento pagine, in doppio testo (italiano ed inglese), distribuito in abbonamento o in vendita sul sito radiorossonera.it, che mira a favorire il confronto ragionato sul mondo del calcio, e in particolare sul Milan, la sua storia e la sua cultura alta e popolarissima.

Per maggiori informazioni e per associarsi https://radiorossonera.it/associazioni2019/

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Milan Highlights (rubrica): goal, partita, eroe e stella del mese di maggio

Milan Highlights (rubrica): goal, partita, eroe e stella del mese di maggio

MILAN HIGHLIGHTS – Nuovo appuntamento con “Milan Highlights” la rubrica di Radio Rossonera che ripercorre gli avvenimenti principali del mese appena conclusosi. Come sempre dedichiamo i nostri piccoli focus a: goal del mese, partita della svolta, l’eroe che non ti aspetti e la stella del mese.

Il goal del mese: SUSO VS FROSINONE

Il goal del mese del maggio rossonero decidiamo di assegnarlo a Suso, autore della rete su punizione per il 2-0 in casa contro il Frosinone. Il mancino dell’esterno spagnolo non lascia scampo a Bardi e permette al Milan di chiudere l’ultima in casa con una vittoria, con la dedica finale ad Abate, che esce osannato da compagni e tifosi per l’addio ai colori rossoneri.

La partita della svolta: MILAN-BOLOGNA 2-1

Dopo le terribili prestazioni del mese di Aprile, arrivano 3 ottimi punti in casa contro il Bologna, nonostante un’altra gara sicuramente non all’altezza. In questa partita succede di tutto: accesa discussione tra Gattuso e Bakayoko per il comportamento del centrocampista in fase di riscaldamento, più un’espulsione di Paquetà nel secondo tempo che lascia molte discussioni. Il Milan riesce comunque a portare a casa la vittoria grazie alle reti di Suso e di Borini.

L’eroe che non ti aspetti: BORINI

Per l’eroe che non ti aspetti del mese di maggio decidiamo di premiare Fabio Borini: contro il Bologna porta la squadra sul 2-0, mentre a Firenze nella vittoria contro la Fiorentina, disputa una gara di grande umiltà e sacrificio. Nonostante le non eccelse abilità tecniche, è sempre l’ultimo a mollare, uscendo sanguinante in entrambe le gare.

La stella del mese: CALHANOGLU

Nella posizione di mezzala il turco rende decisamente di più, molto buone nel complesso le sue prestazioni: grazie alla sua rete il Milan espugna il campo di Firenze e inoltre mette anche il suo sigillo nell’ultima vittoria di campionato contro la Spal. In questa posizione, se resterà in rossonero, sarà quasi sicuramente schierato anche dal prossimo allenatore del Milan, magari in un nuovo modulo con il trequartista, con Paquetà alle spalle di due punte.

Andrea Propato

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Esclusiva, Stefano Nava: “Non si può non essere ottimisti per il futuro. Giampaolo è molto migliorato”

Esclusiva, Stefano Nava: “Non si può non essere ottimisti per il futuro. Giampaolo è molto migliorato”

ESCLUSIVA, STEFANO NAVA – All’interno della trasmissione “Lunedìluca” condotta da Luca Serafini su Radio Rossonera, intervista esclusiva all’ex difensore del Milan, Stefano Nava. Qui di seguito, riportiamo le sue dichiarazioni:

Buonasera Stefano, come commenta i 68 punti ottenuti dal Milan in campionato che però non hanno permesso l’ingresso alla prossima Champions League?

68 punti sono tanti ma non sono stati sufficienti. Quel punto che manca rappresenta un solco tra chi è rimasto soddisfatto di quanto fatto in quest’annata e chi no“.

Che ne pensa del “Progetto Giovani” comunicato da Gazidis?

Non c’è dubbio che il Milan abbia una valida base giovane con giocatori già affermati. L’ottimismo non può non accompagnarci in quello che sarà il futuro. Certo è che il progetto giovani deve essere accompagnato da programmazione ed idee“.

Lei che ha lavorato in rossonero accanto a Filippo Inzaghi, può raccontarci quanto è difficile lavorare in una situazione lontana dai fasti di un tempo?

Conosco bene Pippo e ho conosciuto anche i suoi metodi. Nel calcio sono esistite tante situazioni in cui gli allenatori sono dovuti andare incontro a delle difficoltà nonostante i tifosi si aspettano sempre tanto. Spesso molto dipende dalla bravura e dalla personalità dei giocatori; ci sono troppe variabili e non è facile dare una risposta precisa“.

Un commento sulla finale di Champions e sulle due squadre che l’hanno disputata

Il mio pensiero è che nelle grandi squadre bisogna avere solidità. Non bastano 11 giocatori molto forti, per vincere ci vogliono anche delle alternative di primo livello. Quando giocavo io nel Milan, ero in una squadra straordinaria piena di campioni e di alternative: in panchina a quei tempi potevamo permetterci anche palloni d’oro. I nostri risultati derivavano da quello ma anche da società e tecnico molto forti oltre che dallo spirito di competizione che ci contraddistingueva dagli allenamenti alle partite. Quelli di Capello poi furono i primi anni in cui anche in Italia si sentiva già parlare di Turnover“.

Si aspettava la retrocessione della squadra Primavera?

Premetto che non sono stato vicino alla squadra Primavera e posso parlare solo per interpretazione. No, non me l’aspettavo perché in squadra ci sono stati anche ragazzi che ho allenato io e credo avessero le potenzialità di mettere sotto in classifica almeno due squadre“.

Si parla tanto di Giampaolo per il futuro della panchina del Milan, per lei può essere l’uomo giusto?

Difficile al momento trovare un ampio ventaglio di scelte tra gli allenatori disponibili, tra questi pochi però Giampaolo è un allenatore che ho sempre apprezzato fin dai tempi dell’Ascoli. Le pressioni ci sono in tutte le grandi squadre ma su Giampolo posso dire che l’ho trovato sicuramente migliorato nella comunicazione a tutto tondo e le sue competenze tecnico-tattiche sono sicuramente importantissime“.

Photo Credits: AcMilan.Com

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Milan, Hakan Çalhanoğlu: la “colpa” del n°10. Focus atletico

Milan, Hakan Çalhanoğlu: la “colpa” del n°10. Focus atletico

Milan, Hakan Çalhanoğlu– Durante l’estate del 2017, negli occhi dei tifosi rossoneri, c’erano le punizioni calciate dal destro fatato di un calciatore dal cognome difficile da pronunciare, ma che, nei mesi successivi, avrebbero iniziato a vedere sulla schiena del numero 10 del Milan. Gullit, Donadoni, Baggio, Savicevic, Boban, Rui Costa, Seedorf: sono solo alcuni dei nomi che, prima di Hakan Çalhanoğlu, hanno riempito gli occhi dei tifosi rossoneri con il 10 sulle spalle. Si sa, nel calcio, è un numero che fa storia a sé. Quando si pensa al 10, si materializza il trequartista talentuoso che risolve le partite, tirando fuori il coniglio dal cilindro.

In realtà, nel corso di queste due stagioni in rossonero, Hakan ha giocato raramente a supporto degli attaccanti. Il ruolo che ha ricoperto più spesso, quest’anno, è stato quello di esterno sinistro d’attacco e, soprattutto nei momenti in cui mancavano Bonaventura prima e Paquetà poi, è stato schierato mezz’ala sinistra.

La stagione di Çalhanoğlu, vede come spartiacque il Derby di andata: era il 21 ottobre e al 74’ Hakan è costretto ad uscire dal campo a causa di un “pestone” alla caviglia, infortunio che lo costringerà a saltare la sfida casalinga contro la Sampdoria e la trasferta di Udine, rispettivamente decima ed undicesima giornata del campionato. Fino a quel momento, la sua stagione era stata tutt’altro che entusiasmante: schierato sempre come esterno d’attacco, aveva deluso le aspettative sia da un punto di vista tattico, che in quanto a prestazioni atletiche.

Dalla dodicesima giornata in poi, la musica cambia: nelle restanti 27 partite, Çalhanoğlu è per ben venti volte nella top 3 rossonera come chilometri percorsi ad alta intensità nei 90 minuti. È un dato incontrovertibile: Hakan ha portato tanta “legna” a casa quest’anno, prestazioni che, al di là di considerazioni personali, hanno dato spessore e quantità al centrocampo del Milan.

Possiamo dire, senza il rischio di essere smentiti, che sono anche questi dati ad aver portato mister Gattuso a schierare titolare il suo numero 10 per ben 26 partite delle ultime 27 del campionato. E le aspettative non sono state deluse: nella metà di queste partite, Çalhanoğlu ha corso più di 1 km ad alta intensità, un dato significativo, senz’altro da inquadrare all’interno del match, ma certamente indicativo di un’ottima forma fisica e di una buona prestazione globale.

Fa ancor più riflettere il fatto che, quando è stato schierato mezz’ala sinistra, Hakan ha sempre fornito prestazioni maiuscole da un punto di vista atletico. Dunque, sorge spontanea una domanda: siamo sicuri che il numero 10 sia il numero adatto ad Hakan Çalhanoğlu?

È chiaramente una provocazione, parliamo di un calciatore dalla tecnica sopraffina, capace di far stare per diversi secondi i 70mila di San Siro con il naso all’insù, quando disegna geometrie perfette, facendo recapitare il pallone ad un Suso distante quasi 50 metri. Però attenzione a considerare Hakan necessariamente un trequartista: i dati ci descrivono un calciatore con un “motore” decisamente superiore alla media, uno che, quando la condizione fisica glielo permette, corre per 90 minuti e lo fa alla grande.

Un centrocampista “moderno”, con una tecnica pregiata, ma con tanti chilometri nelle gambe: un perfetto numero 8 dei nostri tempi.

È chiaro che i numeri sulle spalle dei calciatori, soprattutto nel calcio moderno, lasciano il tempo che trovano. Ma non lasciamoci ingannare: il futuro del nostro numero 10 potrebbe essere proprio sulla linea dei centrocampisti, e chissà che questa non possa essere la vera svolta del futuro centrocampo del Milan. I numeri dicono di sì.

Alessandro Molinaro

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Pagelle Milan-Frosinone 2-0: Piatek e Suso per 3 punti pesanti

Pagelle Milan-Frosinone 2-0: Piatek e Suso per 3 punti pesanti

PAGELLE MILAN-FROSINONE 2-0 – Il Milan fa il proprio dovere battendo il Frosinone per 2-0: a decidere la sfida una zampata di Piatek al 57′ e un arcobaleno su punizione di Suso al 66′. Tra gli eroi di serata anche Gianluigi Donnarumma che sullo 0-0 para un rigore a Trotta. Prestazioni sottotono invece per Rodriguez e Kessié.

PAGELLE MILAN-FROSINONE 2-0 – I voti della nostra redazione:

Donnarumma 7,5 – Guanti immacolati nel primo tempo, li “sporca” solo per battere una rimessa laterale. Nella ripresa sale in cattedra: si distende sulla propria destra neutralizzando il rigore di Trotta e compie un super parata su Valzania nel finale di gara. #Spartiacque

Abate 6 – La sua ultima partita a San Siro non verrà ricordata per una super prestazione ma per tanta corsa, alcune interessanti sovrapposizioni offensive ed il rigore causato che fortunatamente (per lui e per tutti) non incide sul risultato finale. Bellissimi gli applausi del pubblico al momento della sua uscita #BuonaFortunaIgna (dall’84 Conti s.v.)

Musacchio 6+ – Sicuro e misurato negli interventi nelle poche volte in cui viene impensierito dagli attacchi diretti avversari. #OrdineEDisciplina

Romagnoli 6+ – Inizia il match mostrando grandissima sicurezza nei disimpegni e sui palloni alti. Col passare dei minuti porta a casa una prestazione sufficiente senza particolari lodi. #InCarrozza

Rodriguez  5 – Brutta prestazione per il terzino svizzero. Insicuro in fase difensiva e troppo poco propositivo in avanti. Peggio del solito anche in fase di impostazione. #Bocciato

Bakayoko 6- – Prestazione senza infamia e senza lode. Se il Milan del primo tempo fa fatica a costruire gioco è anche per le mancate giocate immediate del centrocampista francese. #PiccoloTrotto (Dal 51′ Cutrone 6- – Migliora indirettamente l’assetto tattico della propria squadra lottando su ogni pallone e permettendo a Piatek di liberarsi delle asfissianti marcature che l’hanno afflitto per tutta la gara. Quasi nullo però il suo apporto nei 16 metri avversari #ArmaTatticaMaNonLetale)

Kessiè 5,5 – Rispetto ad altre gare la sua prestazione non migliora con il passare dei minuti. Protagonista di un paio di palloni pericolosi persi nella propria trequarti e di convincenti inserimenti offensivi. #Distratto

Calhanoglu 7 – Ha il “demerito” di non partecipare attivamente a nessuna delle azioni salienti del match ma la sua prestazione è decisamente positiva. Gioca una quantità notevole di palloni e svaria lungo il fronte offensivo offrendo sempre il giusto sostegno ai propri compagni. Ottima anche la sua interpretazione del ruolo di regista basso nella ripresa. #Factotum

Suso 7,5 – Dalla sua, la bellissima punizione che sigilla il risultato e una grande quantità di spunti individuali e palloni forniti ai propri compagni di squadra. Tecnicamente è forse una delle sue migliori partite della stagione. #Pittore

Borini 6 – La sua prestazione complessiva è abbondantemente sopra la sufficienza ma sul giudizio non possono non pesare le due reti fallite sullo 0-0 ad inizio ripresa: una di piedi (clamorosa) e una di testa. #DueVolti

Piatek 6 – Nei primi 45′ sbaglia praticamente tutto: movimenti, appoggi e conclusioni. Nella ripresa ha il merito di restare in partita e piazzare la zampata che, di fatto, decide la gara. #1Su1000 (dall’81’ Castillejo s.v.)

Gattuso 6,5 – Vede la squadra in difficoltà all’intervallo e studia le giuste contromisure. L’ingresso di Cutrone regala infatti più soluzioni offensive, poi gestisce le altre due sostituzioni regalando ad Abate il giusto applauso dei 60000 di San Siro. #Bravino(cit.)

PAGELLE MILAN-FROSINONE 2-0 – I voti dei tifosi:

Donnarumma 8;

Abate 6, Musacchio 6, Romagnoli 6, Rodriguez 5;

Bakayoko 5, Kessiè 5, Calhanoglu 6,5;

Suso 7, Borini 6, Piatek 6;

Gattuso 6,5

Donato Boccadifuoco

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Pagelle Fiorentina-Milan 0-1: decide un colpo di testa di Calhanoglu al 35′

Pagelle Fiorentina-Milan 0-1: decide un colpo di testa di Calhanoglu al 35′

PAGELLE FIORENTINA-MILAN 0-1 – Nell’anticipo serale della 36^ giornata di Serie A, il Milan espugna il campo del Franchi battendo la Fiorentina per 1-0; decide la gara un colpo di testa di Calhanoglu su assist di Suso al 35′. Nonostante la vittoria dell’Atalanta contro il Genoa, i rossoneri possono ancora mantenere viva la speranza di acciuffare in extremis il quarto posto finale che vale l’ingresso alla prossima Champions League.

PAGELLE FIORENTINA-MILAN 0-1 – I voti della redazione:

Donnarumma 7 – Preciso e reattivo sulle conclusioni di Muriel e Mirallas; provvidenziale al 73′ nell’evitare una clamorosa autorete sulla scoordinata zampata di Kessié. #Garage

Abate 7- – Nei primi 45′ è sicuramente uno dei migliori in campo; nella ripresa cala fisicamente di rendimento ma riesce costantemente ad aiutare i propri compagni in fase difensiva. #VecchioCuore

Musacchio 5,5 – Soffre maledettamente le scorribande di Chiesa e compagni, spesso viene saltato e colto alla sprovvista ma, ad onor del vero, non commette alcun grave errore. #SudoriFreddi

Romagnoli 6,5 – Tolti un paio di episodi marginali, guida con grinta e puntualità l’intero reparto. Nel momento di massima spinta viola, è autore di due importanti salvataggi difensivi, uno in scivolata davvero spettacolare! #Salvagente

Rodriguez 5+ – Sicuro e concreto con la palla tra i piedi nella prima frazione di gara; nel secondo tempo però sbaglia un pallone dietro l’altro creando notevole apprensione ai propri compagni di reparto. #Ansia

Bakayoko 6 – Si riprende da titolare la zona nevralgica del campo e lo fa senza infamia e senza lode. Se è vero che ha il merito di non strafare, ha il demerito di non tentare mai alcuna giocata potenzialmente pericolosa. #Pastasciutta

Kessiè 6,5 – Fino al 45′ non si registra alcun episodio degno di nota nel bene o nel male. Nei secondi 45′, come spesso fa, si carica la squadra sulle spalle facendosi trovare all’occorrenza in ogni zona del campo. Parte della sua piena sufficienza resta comunque merito di Gigio. #Ubiquità

Calhanoglu 6,5 – Rispetto ad altre prestazioni stagionali mostra una certa continuità di rendimento per tutti e 90 i minuti di gioco. Protagonista di una bella conclusione da fuori area al 24′; 10 minuti dopo esegue un bel taglio al centro dell’area piazzando la palla di testa all’angolo opposto. #ProfessioneBomber

Suso 6+ – Tanti palloni gestiti male ma altrettanti propositivi forniti ai propri compagni come in occasione del cross per Calhanoglu che sblocca e decide la gara. Non è certamente una delle sue migliori prestazioni stagionali ma nemmeno lontanamente una delle peggiori. #BigUp  (dall’81’ Castillejo s.v.)

Borini 7+ – Nulla di trascendentale nella sua prestazione ma i compiti “normali” li svolge in maniera eccezionale. In un secondo tempo di lotta e di governo è il principale protagonista di lunghi ripiegamenti difensivi e spunti offensivi degni di nota. #SangueSudoreEPiedi (dall’88 Laxalt s.v.)

Piatek 6- – Prestazione in linea con le ultime uscite: prezioso punto di riferimento in zona offensiva per i propri compagni ma alla sua “pistola” continuano a mancare i proiettili #LaSolituineDeiNumeri19 (dal 74′ Cutrone 6- – Nei circa 20 minuti disputati riesce ad adempiere al “lavoro sporco” richiestogli, peccato però che nell’unica occasione buona per chiudere la gara pecchi di imprecisione nei movimenti e nella finalizzazione #Innocuo)

Gattuso 6,5 – Il gruppo è ancora con lui e si vede Al di là di espressioni e parole in conferenza stampa si percepisce la voglia di non mollare, voglia che pare davvero aver trasmesso ai suoi. Questo Milan è ancora ben lontano dal trovare la quadratura del cerchio ma nelle ultime due partite abbiamo assistito a qualcosa di simile. #CerchiaturaDelQuadro

PAGELLE FIORENTINA-MILAN 0-1 – I voti dei tifosi

Donnarumma 7;

Abate 7, Musacchio 5,5, Romagnoli 7, Rodriguez 5;

Bakayoko 6,5, Kessiè 6,5, Calhanoglu 6,5;

Suso 6,5, Borini 7, Piatek 5,5;

Cutrone 5,5, Castillejo s.v., Laxalt s.v.

Gattuso 6

Donato Boccadifuoco

Posted by Redazione Rossonera on

Esclusiva, Zaccheroni: “Dopo il Derby il Milan ha perso sicurezza. Suso? Se lo discutiamo non ne veniamo più fuori”

Esclusiva, Zaccheroni: “Dopo il Derby il Milan ha perso sicurezza. Suso? Se lo discutiamo non ne veniamo più fuori”

ESCLUSIVA, ZACCHERONI – Lunga intervista esclusiva di Radio Rossonera all’ex allenatore del Milan, Alberto Zaccheroni. Tra i temi della chiacchierata non manca l’attualità con una valutazione dell’operato di Gattuso e del momento vissuto dai rossoneri; più, un tuffo nel passato con il racconto dello storico Scudetto della stagione 1998/99. Qui di seguito, vi riportiamo le sue dichiarazioni:

Che idea si è fatto del Milan di Gattuso?

Di un Milan che è arrivato con una certa quadratura e consapevolezza fino al Derby e poi ha perso sicurezza dopo averlo perso. La squadra non è più quella di prima, quella in cui l’attaccante segnava sempre e che invece adesso fatica a fargli arrivare palloni. Ultimamente è diventato un Milan più prevedibile e Gattuso sta lavorando per cercare di ritrovare quella quadratura. I problemi non sono dunque dovuti solo a questioni tecnico-tattiche ma anche all’umore dei giocatori ed al rapporto che questi hanno con i compagni di squadra, l’allenatore e la società“.

Mister lei ha spesso utilizzato gli esterni offensivi a piedi invertiti. Come valuta Suso e Calhanoglu in questo Milan?

Se nel Milan di oggi mettiamo in discussione anche Suso non ne veniamo più fuori. Suso è uno dei pochi che sa saltare l’uomo e fornire assist agli attaccanti, è inoltre capace di andare sul fondo o rientrare sulla trequarti: un giocatore che non sa stare sulla trequarti ma ci sa andare. È importante che non riceva mai la palla spalle alla porta perché la tocca 4 volte. Non è un trequartista ma certamente non si può discutere“.

Un allenatore come gestisce all’interno dello spogliatoio un caso come quello di Bakayoko?

Nel caso specifico bisognerebbe conoscere bene le dinamiche. Certamente però vi posso dire che questi episodi accadono ma io ho sempre imposto una regola al primo giorno ovunque io sia andata: il rispetto dei ruoli! Raramente ho avuto problemi con un giocatore ma quando è successo o l’ho risolto subito oppure da lì a poco il giocatore in questione non gioca più: In ogni squadra, se non rispetti i ruoli non puoi giocare. Al Milan ho avuto meno problemi rispetto ad altre squadre che ho allenato perché avevo un capitano come Maldini che magari all’interno dello spogliatoio spiegava come bisognava comportarsi. L’allenatore è il responsabile delle prestazioni di una squadra, nella mia carriera ho avuto più problemi con i presidenti piuttosto che con i giocatori“.

Mister cosa può raccontarci di quella meravigliosa cavalcata che ha portato allo Scudetto nella stagione 1998/99

Innanzitutto avevo uno splendido zoccolo duro italiano formato da questi 3 giocatori: Albertini, Costacurta e Maldini. Tutti gli altri componenti della rosa si sono allineati a questi 3 giocatori che erano i primi ad arrivare e gli ultimi ad andare via. Quella era una squadra arrivata undicesima in classifica con Sacchi e decima con Capello, certamente due degli allenatori più bravi del calcio mondiale. Quell’estate il Milan non acquistò Cristiano Ronaldo o Messi, ovvero giocatori capaci di spostare gli equilibri ma giocatori funzionali. Non è vero che quel Milan era scarso, anzi; era composto però da molti giocatori a fine carriera ed il mio compito è stato quello di ripristinarne le motivazioni e gestirli affinché in campo potessero dare il meglio. Ad un certo punto eravamo l’unica squadra a rincorrere la Lazio che però non ci prese in grande considerazione e così iniziò a perdere qualche punto qua e là. Quando persero in casa contro la Juventus vidi brillare gli occhi dei mie “vecchietti” e io dissi a Galliani: “Non so se vinceremo lo Scudetto perché la Lazio è ancora davanti a noi in classifica ma di sicuro vinceremo tutte e 7 le partite che restano“.

Qual è il suo ricordo più bello dei suoi anni al Milan?

Non ho un ricordo più bello o preferito. Il goal di Ganz? Non direi che è il mio ricordo più bello anche perché è stata una delle partite più sofferte delle ultime 7. Forse Perugia, anche se quel rigore che ha riaperto la partita mi ha fatto morire (Sorride n.d.r.)“.

Cosa pensa della frase “Non contano i moduli, bensì l’interpretazione”?

La cosa importante nel calcio è dare soluzioni, permettere ad un giocatore di alzare la testa e vedere quanti più compagni liberi e pronti a ricevere la palla. Il modulo in realtà è solo la posizione di partenza dei giocatori e l’allenatore deve convincere i giocatori a fare quello che serve“.

Atalanta, Milan o Roma: chi andrà in Champions?

Credo che tra le tre sia l’Atalanta a meritare di più il quarto posto. I nerazzurri giocano un calcio fantastico dove tutti fanno la loro parte. Nessuna primadonna e tanto sacrificio; i tifosi devono esserne orgogliosi“.

Tottenham o Liverpool: quale squadra le piacerebbe allenare e chi vincere la Champions League?

Le allenerei entrambe volentieri ma dovendo scegliere sarei portato ad andare dove non hanno vinto perché la sfida sarebbe più intrigante. Quando allenavo in Italia mi ha cercato qualche club delle Premier League e non sono voluto andare, oggi però andrei perché il calcio inglese ha tanta qualità ed intensità. Klopp o Pochettino? Sono bravi tutti e due ma preferisco il secondo perché è più vario. Sulla carta dovrebbe essere il Liverpool a vincere la finale ma sappiamo bene che il calcio è imprevedibile“.

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