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Milan-Roma 2-0, the day after! Le prestazioni di Kjaer, T. Hernandez e Rebic

Milan-Roma 2-0, the day after! Le prestazioni di Kjaer, T. Hernandez e Rebic

MILAN-ROMA – Pioli torna in campo con gli stessi undici di Lecce, recuperando all’ultimo secondo Kjaer. Nel primo tempo poche le azioni degne di nota, l’orario del match ed il caldo hanno sicuramente inciso sull’inizio sottotono della partita. Sembra avere poche idee la squadra rossonera nel primo tempo, cerca molto il lancio lungo che, in assenza di un attaccante di peso come Ibrahimovic, finisce spesso in mano alla difesa della Roma con Smalling e Mancini sempre attenti. Per il Milan solo una bella azione che porta al tiro Bonaventura e un’occasione per Calhanoglu che di testa, non il suo forte, spreca un ottimo assist di Theo Hernandez. Anche la Roma dal canto suo ha l’occasione per sbloccare il match con Dzeko che spreca malamente un’ottima occasione di testa da distanza ravvicinata.

Nel secondo tempo il Milan sembra riuscire a prendere minuto dopo minuto le redini del gioco e sfiora due volte il vantaggio. Prima Calhanoglu, ben servito da un ottimo Saelemaeker, si fa ipnotizzare da Mirante. Poi Paquetà impensierisce ancora il portiere della Roma dopo una bella percussione tra la difesa giallorossa.

La Roma sembra in difficoltà e il Milan cerca di alzare il ritmo. Al 76’ la squadra rossonera passa meritatamente in vantaggio. Mirante respinge per due volte, prima su Kessie e poi su Rebic con l’aiuto del palo, ma la palla torna al bomber croato che scaraventa la palla in rete.

Fonseca prova ad inserire forze fresche con Diawara e Pastore, ma la Roma non riesce ad essere pericolosa merito anche dell’ottima fase difensiva della squadra rossonera. All’88’ Theo Hernandez ha ancora la forza di spingere e si procura il rigore, trasformato da Calhanoglu, che chiude il match.

La squadra di Pioli riesce finalmente a vincere una partita contro una grande della serie A e porta a casa tre punti fondamentali per la rincorsa all’Europa League.

KJAER– Una menzione speciale oggi va al giocatore danese. Scende il campo stringendo i denti dopo l’infortunio di Lecce e disputa una grande partita. Neanche una sbavatura, riesce a reggere bene Dzeko quando l’attaccante si trova dalle sua parte e anche in fase di impostazione si fa notare per un paio di aperture preziose. Qualche lancio di troppo nel primo tempo, dovuti forse ad indicazioni ben precise di mister Pioli.

Il suo recupero è stato fondamentale per la partita di ieri. Visto le defezioni di Musacchio, stagione finita, e di Duarte, ennesimo infortunio, Kjaer rimane l’unico centrale affidabile al fianco di Romagnoli. Mancano ancora molte partite fino al termine della stagione e la sua integrità fisica sarà essenziale per le sorti rossonere.

T. HERNANDEZ– Siamo ancora lontani dalle prestazioni alle quali siamo abituati, ma la sua presenza in campo si fa sentire e anche tanto. Nel primo tempo sforna un grande assist per la testa di Calhanoglu che spreca malamente. Nella ripresa, complice anche il calo fisico della Roma, riesce a crescere e impensierire la difesa giallorossa. Si conquista il rigore che chiude il match con uno dei suoi inserimenti.

La sua condizione fisica non è ottimale e si vede. Nelle prossime partite deve cercare di ritrovare la sua miglior condizione per dare al Milan la spinta che serve per rimanere in scia alla Roma e tentare il sorpasso evitando così i preliminari di Europa League.

REBIC – Ancora lui. Ben 8 goal nelle ultime 9 partite di campionato. Dopo un girone di andata con molte ombre, un girone di ritorno da protagonista assoluto. Dopo l’infortunio di Ibrahimovic, che lo ha costretto a saltare le prime partite dopo la ripresa, in molti si sono chiesti se l’attaccante croato fosse in grado di reggere l’intero peso dell’attacco rossonero. La risposta Rebic l’ha data sul campo, subito due goal in due partite e 6 punti preziosi per la squadra rossonera.

Con il rientro di Zlatan, Ante potrebbe aumentare ancora di più la sua pericolosità in zona goal agendo alle spalle dello svedese. Tutti si augurano che il suo momento magico possa continuare a lungo. La dirigenza deve riuscire a riscattare Rebic il prima possibile dopo le ottime prestazioni che lo hanno reso una pedina fondamentale nello scacchiere rossonero.

Cristian Claretti

Photo Credits: AcMilan.com

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Una nuova pagina per il calcio femminile: tutte le decisioni da FIGC ai Mondiali 2023

Una nuova pagina per il calcio femminile: tutte le decisioni da FIGC ai Mondiali 2023

Le giornate che danno l’impressione di cambiare tutto, o almeno di mettere un punto fermo nella storia del calcio femminile non sono di certo molte. Oggi però, giovedì 25 giugno 2020, è senza dubbio una di quelle giornate.

Il Consiglio Federale FIGC ha messo un punto sulla stagione appena conclusa in Itala, fornendo finalmente una risposta univoca alle tante domande ancora aperte tra titoli da assegnare, promozioni, retrocessioni e, rullo di tamburi, professionismo.

Al tempo stesso anche il calcio femminile worldwide ha scritto una pagina di storia indelebile, o per meglio dire ha iniziato ad apparecchiare tutto per un nuovo capitolo: la FIFA ha assegnato i prossimi mondiali femminili del 2023.

Procediamo con ordine, a partire dal contesto italiano.

  • Lo scudetto della stagione 2019/2020 è stato ufficialmente assegnato all Juventus Women: le bianconere sono campionesse d’Italia per il terzo anno consecutivo
  • Rimane intatta la decisione di assegnare il secondo posto per la UEFA Women’s Champions League alla Fiorentina Women’s, che accederà alle competizioni internazionali insieme alla Juventus Women.
  • Retrocesse dalla Serie A alla Serie B Tavagnacco ed Orobica, promosse Napoli e San Marino.
  • La prossima stagione di Serie A inizierà il 22 agosto, la Serie B il 13 settembre.
  • La Coppa Italia si allarga a 26 partecipanti
  • La Supercoppa si giocherà tra 4 squadre, le prime classificate del 2019/20: Juventus, Fiorentina, Milan e Roma.
  • Infine, il professionismo sembra più vicino: sarà avviato un progetto graduale con obiettivo professionismo a partire dalla stagione 2022/2023!

Questo sarà dunque il volto della prossima stagione calcistica: inizio anticipato rispetto alle stagioni precedenti, per permettere lo svolgimento delle rimanenti partite di qualificazione agli Europei Femminili; la Serie A resta a 12 squadre, accantonando l’ipotesi di aumentare a 14; Supercoppa con formula a 4 anche per sopperire alla mancata chiusura della Coppa Italia 2019/20, con una prossima edizione allargata. E poi il professionismo.

Già il professionismo, quel processo – o punto di arrivo – che dovrebbe colmare il gap che ancora a quanto sembra svilisce le Azzurre e il calcio italiano agli occhi di un mondo che corre ad un’altra velocità. Prevedere il professionismo a partire dal 2022/2023 vuol dire attendere ancora oltre un anno, ma vuol dire anche avere a disposizione il tempo necessario per non farsi trovare impreparati davanti ad un passo fondamentale, evitando così che uno dei disegni più lungimiranti possa trasformarsi in un passo a ritroso.

Punto, a capo. Pagina nuova. Il percorso oggi iniziato dalla Serie A femminile sembra collegato alle sorti del calcio femminile mondiale, che proprio in questa giornata ha aperto un nuovo capitolo della sua storia grazie all’assegnazione dei prossimi mondiali femminili del 2023.

Saranno Australia e Nuova Zelanda ad ospitare la Womens World Cup tra tre anni: con una maggioranza di 22 voti contro i 13 a favore della Colombia, le Matildas potranno assistere ad una nuova consacrazione del loro calcio, aprendo insieme ai neighbors della Nuova Zelanda le porte di casa alle nazionali di tutto il mondo.

Il commento a quest’ultima notizia sta tutto nell’immagine postata da Ali Raily, capitana della nazionale Neozelandese, che sui suoi social ha postato questa foto. E sul fatto che “non dimenticherò mai questo momento” non abbiamo alcun dubbio.

 

 

 

Foto credits: https://www.fifa.com/womensworldcup

Lucia Pirola

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#MercoledìMeteora: Pablo Armero, la speranza della fascia sinistra

#MercoledìMeteora: Pablo Armero, la speranza della fascia sinistra

Sembrava quello giusto, sembrava la svolta sulla sinistra.

Dopo alcuni episodi in cui ci siamo focalizzati sul reparto offensivo della storia del Milan, torniamo a parlare di una delle tante note dolenti della rosa rossonera: il ruolo del terzino sinistro. Abbiamo parlato di Mesbah. Abbiamo parlato di Emanuelson. Potremmo parlare di Taiwo.

Dopo tutti questi tentativi (falliti) per la fascia sinistra, arriva un giocatore che avrebbe dovuto risollevare le sorti di quel ruolo. Stiamo parlando di Pablo Armero, arrivato al Milan nella stagione 2014-2015.

Armero aveva già giocato in Serie A. È esploso a Udine, in 3 stagioni ricche di prestazioni positive, assist, qualche gol e tanta corsa. Passa al Napoli ma non convince, e l’incostanza del colombiano spinge la società partenopea a girarlo in prestito prima al West Ham e poi al Milan.

Nonostante il periodo di calo, arriva a Milanello per rilanciarsi e per rilanciare la fascia sinistra del Milan. Sembra una liaison perfetta e proprio per questo le aspettative sono piuttosto alte. Peccato però che si rivelerà essere l’ennesimo buco nell’acqua nel ruolo di terzino sinistro, uno dei numerosi fallimenti fino all’arrivo di Theo Hernandez.

Armero gioca poco, pochissimo. Sole 8 presenze e una chimica mai nata con la maglia rossonera. A suo discapito bisogna considerare che tutta la squadra, in quel periodo storico, ha vissuto momenti nefasti. Se ne andrà a fine prestito e dopo il Milan la sua carriera inizierà a calare a picco, terminando in Sudamerica, passando tra vari club brasiliani e non.

Poteva essere la svolta. È stato l’ennesimo tentativo fallito. Un anno di prestito. Un anno da pura, semplice ed eclissata meteora.

Photo Credits: acmilan.com

Enrico Boiani

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Lecce-Milan 1-4, The day after! Un focus sulle prestazioni di Castillejo e Calhanoglu… e della squadra!

Lecce-Milan 1-4, The day after! Un focus sulle prestazioni di Castillejo e Calhanoglu… e della squadra!

LECCE-MILAN – Mister Pioli ritrova gli squalificati T. Hernandez e Castillejo che prendono il posto di Calabria e Paquetà. Con loro in campo si nota fin dai primi minuti uno spirito diverso della squadra rispetto alla semifinale contro la Juventus. Due tasselli fondamentali che permettono al Milan di essere più propositivo e aggressivo, puntando spesso al recupero palla in fase avanzata, e che garantiscono spesso superiorità numerica saltando l’uomo in velocità o con un dribbling. La partita di ieri sera non deve però illudere, malgrado sia stato un buon Milan, dobbiamo anche ammettere che l’avversario non è stato dei più ostici, riuscendo a creare occasioni pericolose solo grazie ad errori difensivi o d’impostazione della squadra rossonera.

Dopo aver trovato il vantaggio con Castillejo che sfrutta un grande assist del redivivo Calhanoglu, il Milan non riesce a chiudere la partita malgrado le numerose palle goal e nel secondo tempo il Lecce, grazie ad un dubbio rigore, torna in partita con la rete di Mancosu. Non passano neanche sessanta secondi che la squadra di Pioli torna in vantaggio con Bonaventura, che si fa trovare pronto e al posto giusto e ribatte in rete dopo una respinta di Gabriel su tiro di Calhanoglu. Lo stesso Calhanoglu due minuti dopo la rete del vantaggio rossonero lancia Rebic solo davanti al portiere e l’attaccante croato non perdona. Il Lecce non rientra più in partita e il Milan gestisce il possesso palla senza grosse preoccupazioni riuscendo anche a trovare la rete del 4-1 con Leao che di testa insacca su assist di Conti.

Buona prova della squadra rossonera che trova subito i 3 punti alla ripresa di questo mini girone di ritorno. Il calendario ora vedrà il Milan affrontare in serie: Roma, Spal, Lazio, Juventus e Napoli. Sarà un bel banco di prova per la squadra di Pioli e solo dopo la partita contro il Napoli potremo capire se il Milan potrà essere ancora in corsa per un posto in Europa League.

CASTILLEJO – La sua assenza contro la Juventus si è fatta sentire e anche molto. La sua tenacia e determinazione, unita alla sua aggressività e voglia di dimostrare che può essere un giocatore da Milan stanno facendo la differenza nelle ultime partite di campionato. Risulta uno dei pochi in rosa in grado di creare superiorità numerica e riuscire a dare imprevidibilità alle azioni offensive rossonere. Realizza la rete dell’1-0 da attaccante puro, sfruttando un assist perfetto di Calhanoglu. Fino a che il fiato regge si trova sempre nel vivo dell’azione e cerca sempre la palla nei piedi, effettuando anche spesso buoni ripiegamenti difensivi.

Questo ragazzo, partita dopo partita, è uno dei pochi giocatori in rosa che sta dimostrando attaccamento alla maglia… e di giocatori così il Milan ne ha assolutamente bisogno.

CALHANOGLU – Il migliore in campo nella partita di ieri sera. Mette il piede in tutti e 4 i goal rossoneri. Fornisce l’assist per Castillejo e Rebic per il primo e terzo goal, impensierisce con un tiro da fuori area Gabriel sul terzo goal, e libera Conti con un perfetto lancio per il cross che porta al quarto goal di Leao. Oltre a queste giocate risulta sempre nel vivo del gioco, cercando sempre di farsi trovare tra le linee e dando sempre una possibilità di passaggio ai compagni. Quando la squadra si dispone con un 4-2-3-1 e lui alza il suo raggio d’azione di dieci metri riesce spesso ad essere determinate nelle trame di gioco offensive rossonere.

Alla terza stagione con la squadra rossonera non è ancora riuscito ad esprimere tutte le sue potenzialità con continuità. Spesso ci siamo trovati, anche in questa rubrica, a chiederci chi sia davvero Calhanoglu. Il giocatore che ieri sera ha letteralmente preso per le mani il Milan e ha dato saggio della sua tecnica o il giocatore che spesso sparisce dalla partita e non riesce a prendersi delle responsabilità?

LA SQUADRA – Risulta difficile giudicare una partita come quella di ieri sera. Il Lecce non è stato l’avversario che tutti attendavamo. La squadra di Liverani ha giocato sotto ritmo tutta la partita, permettendo alla squadra rossonera di gestire il match a suo piacimento. Nonostante questo la squadra di Pioli è riuscita comunque a commettere alcuni errori che in un contesto diverso, contro avversari di altra caratura, avrebbero portato a subire goal o quantomeno azioni pericolose. Tanti piccoli errori  di concentrazione difensiva, e d’impostazione a centrocampo, che non dovrebbero far dormire sonni tranquilli a mister Pioli.

Come spesso è capitato in questa stagione, e nonostante i quattro goal segnati, il Milan si perde quando arriva a ridosso dell’area avversaria. Manca sempre l’ultimo passaggio, la giocata che taglia la difesa avversaria. Vedremo se nelle prossime partite qualcosa cambierà o dovremo attendere, come ormai facciamo da parecchi anni, la prossima stagione!

 

Cristian Claretti

Photo Credits: AcMilan.com

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#MercoledìMeteora: Mario Pasalic, l’eroe di Doha

#MercoledìMeteora: Mario Pasalic, l’eroe di Doha

Eroe per una notte dell’ultima coppa alzata dal Milan.

Spesso parliamo di meteore che non hanno lasciato alcun segno nella storia del Milan. Giocatori spariti, rinati in altre squadre, giocatori che hanno giocato poco e che non hanno lasciato un buon ricordo nella mente dei tifosi rossoneri.

Il caso di Mario Pasalic è alquanto singolare. Approda al Milan tra lo scetticismo generale, in un periodo in cui il mercato era dettato da operazioni di prestito o di parametro zero. Pasalic veniva dal Chelsea, o meglio era di proprietà del Chelsea. Dopo un paio di prestiti all’ Elche e al Monaco Pasalic giunge a Milano sponda rossonera nella stagione 2016-2017. Sono forse le poche aspettative su di lui a farlo giocare libero e privo di pressioni.

Il centrocampista croato col passare del tempo acquisisce sempre più sicurezza, diventando uno dei perni fondamentali del Milan di Montella. Ha corsa, inserimento, e fisico. Tecnicamente ha tanto da migliorare, ma riesce a ritagliarsi uno spazio importante. Regala 3 punti pesantissimi a Bologna, in 9 contro 11, dopo la magica azione di Gerard Deulofeu, insaccando alle spalle del portiere rossoblù.

Il motivo per cui ricordiamo di più Mario Pasalic è indubbiamente la finale di Supercoppa italiana a Doha contro la Juventus. Dopo una partita estenuante riesce a rimanere lucido e a realizzare il rigore decisivo nella lotteria finale, con una botta di potenza sotto la traversa. Spensierato, deciso, libero. Esattamente come quando era arrivato.

Purtroppo le innumerevoli vicende attorno al contesto Milan di quel periodo (e le richieste non comode del Chelsea) porteranno alla separazione (con la fine del prestito) al termine della stagione. Ora Pasalic è uno dei punti di forza dell’Atalanta di Gasperini e tanti milanisti rimpiangono il mancato riscatto del talento croato, che rimarrà semplicemente una delle tante meteore del Milan.

Photo Credits: acmilan.com

Enrico Boiani

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Milan Femminile, al via il calciomercato: il punto della situazione

Milan Femminile, al via il calciomercato: il punto della situazione

Serie A femminile chiusa, qualificazioni per gli Europei femminili rimandate, posto Champions sfumato: inizia così l’estate per le calciatrici del Milan Femminile, certamente non soddisfatte dell’esito della chiusura della stagione, che ha visto svanire il sogno europeo a favore della Fiorentina Women’s, medaglia d’argento del campionato.

Metà giugno ed un campionato a cui pensare: si aprono così le praterie del calciomercato – patteggiando fin da ora la licenza poetica di usare tale termine, per quanto improprio, non essendoci di mezzo contratti ma accordi economici, non calciatrici professioniste ma atlete dilettanti –: per il terzo anno la dirigenza rossonera si trova a dover progettare per la stagione prossima una squadra ancora più solida, ancora più competitiva, per puntare di diritto ai primi due gradini del podio. Secondo questa prospettiva il bilancio di questi due anni di Milan Femminile possono dirsi infelici ed incoraggianti al tempo stesso: due terzi posti, giunti alla fine di percorsi separati ma neanche troppo diversi, non sono certo soddisfacenti per una compagine che punta all’Europa e con tutte le carte in regola per raggiungere l’obiettivo, ma non possono certo essere considerati un completo fallimento per una squadra che due anni fa ancora doveva nascere.

Su questi presupposti, la situazione in cui quest’estate la dirigenza rossonera si troverà ad operare vede una base di partenza discretamente solida, affermatasi nel corso di queste due stagioni, costituita da un buon mix di giocatrici giovani ed esperte, straniere ed italiane, con una buona prospettiva di progresso grazie anche alla crescita del settore giovanile.

I movimenti sul mercato femminile di quest’estate saranno dunque da collocare all’interno di questa cornice: un cosiddetto “zoccolo duro” di rinnovi su cui lavorare per trovare il giusto accordo economico, un’uscita delle giocatrici che hanno trovato meno minutaggio – o continuità – nel corso dei due anni, a favore di arrivi studiati e ragionati, al fine di alzare il livello complessivo della rosa senza snaturare un progetto già felicemente avviato sotto la guida di mister Maurizio Ganz.

I nomi per il momento più gettonati in uscita sono pertanto quelli di Manieri, Bellucci, Capelli, Zanzi e Mendes, da collocare tra le giocatrici “ai margini” del progetto o perlomeno del fattore campo; Begic, Lady Andrade, Carissimi e Heroum, i quattro nomi che nel corso dell’anno non sono riusciti ad imporsi e più di una volta hanno lasciato un senso di incompiutezza. Si tratterebbe dunque di un rinnovamento non di poco conto dal punto di vista numerico, ma in qualche modo inevitabile sotto una prospettiva progettuale, sia come crescita di squadra sia come crescita di più ampio respiro del settore femminile.

Nell’opposta direzione, quella delle possibili entrate, il contingente sembra già essere stato individuato, ma è ancora presto per fare nomi: le prospettive sembrano portare verso profili in buona parte internazionali, con esperienza e un bagaglio tecnico necessario per alzare l’asticella del Milan Femminile, che intanto dovrebbe mantenere in casa rossonera i giovani talenti tra settore giovanile e prima squadra – come Longo e Tamborini -. Da aggiungere alla prospettiva finora descritta si possono aggiungere due casi, ancora decisamente aperti ma non impossibili: da una parte il possibile rientro di Anita Coda dal prestito al Napoli, ma il suo destino potrebbe vederla per un altro anno in prestito ad un’altra squadra – magari mantenendo la massima serie -, dall’altra parte si potrebbe scorgere il possibile ritorno di una giocatrice certamente ben voluta a Milano e dai tifosi rossoneri.

E siamo solo all’inizio.

 

Foto Credits: ACMilan.com

Lucia Pirola

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Juventus-Milan 0-0, the day after! Si ritorna in campo… o quasi!

Juventus-Milan 0-0, the day after! Si ritorna in campo… o quasi!

JUVENTUS-MILAN – Dopo 96 giorni si torna in campo… ma il Milan aspetta il secondo tempo per farlo. La squadra rossonera sembra spaesata e la Juventus ne approfitta imponendo il proprio gioco fin dai primi minuti. Douglas Costa sfiora subito il goal e dopo pochi minuti ecco il primo episodio chiave della partita.. un’ingenuità di Conti provoca il calcio il rigore, Ronaldo va alla battuta e Donnarumma con una leggera ma decisiva deviazione spedisce il pallone sul palo e nega la gioia al calciatore portoghese tenendo il Milan a galla. Sullo sviluppo dell’azione però, vuoi per la carica agonistica del rigore sbagliato dagli avversari, o per la rabbia dell’ennesimo rigore assegnato contro, Rebic si avventa su un pallone in modo irruento e scomposto e si prende il cartellino rosso. Il Milan già in difficoltà fin a quel momento, sparisce del tutto fino al secondo tempo e lascia il pallino del gioco in mano alla squadra bianconera, che più volte va vicino alla rete del vantaggio.

Nel secondo tempo, complice un inevitabile calo fisico di entrambe le squadre, i rossoneri sembrano riuscire a tenere leggermente meglio il campo. Pioli ci prova mettendo in campo Leao al posto di Bonaventura, ma la storia della partita non cambia. Il Milan non riesce ad impensierire la difesa bianconera e stenta a creare azioni pericolose. La partita svolge inevitabilmente al termine senza grosse emozioni e la Juventus va in finale… con due pareggi tra andata e ritorno.

Le assenze di T. Hernandez, Ibrahimovic e Castillejo hanno sicuramente pesato non permettendo alla squadra rossonera di aver a disposizione gli unici giocatori che avrebbero potuto sbloccare la partita.

DONNARUMMA – La presenza del ragazzo di Castellammare di Stabia tra i pali è una sicurezza per tutta la difesa e per la squadra. Riesce a neutralizzare il rigore di Cristiano Ronaldo tenendo il Milan in partita fino alla fine. Per lui quello dell’altra sera è il nono rigore parato in partite ufficiali, in Coppa Italia oltre al rigore parato a Ronaldo, spiccano i rigori parati contro la Lazio a Milinkovic Savic e Lucas Leiva che hanno permesso al Milan di andare in finale nella stagione 2017-2018 e 5 rigori in campionato (Belotti, Ljalic, Ciano, Chiesa, Babacar). Per ultimo il rigore più importante, quello parato a Dybala che ha permesso al Milan di alzare la Supercoppa Italiana (2016).

Sarà una lunga estate di calcio, con un occhio al mercato, e il rinnovo di Donnarumma sarà un tassello fondamentale per il futuro del Milan.

LA FASE DIFENSIVA – Buona la prova difensiva della squadra. Romagnoli e Kjaer hanno disputato una buona partita non commettendo particolari errori e dando sicurezza alla squadra. E’ la coppia centrale che offre più garanzie a Pioli e alla quale si affiderà da qui al termine della stagione. Calabria, già in difficoltà nelle ultime uscite a destra, è stato proposto a sinistra con pessimi risultati. Soprattutto nel primo tempo un’infinità di palloni persi non hanno mai permesso al Milan di riuscire a rifiatare gestendo il possesso palla. Nel giudizio di Conti pesa sicuramente l’ingenuità che ha portato al calcio di rigore. Per lui qualche bel recupero in fase difensiva e praticamente nullo in fase offensiva.

La mancanza di T. Hernandez si è fatta sentire, e anche molto, ma dalla prossima partita di campionato sarà lui il titolare fisso. Dall’altro lato fino al termine del campionato Conti e Calabria si giocheranno la loro riconferma per la prossima stagione. I dirigenti del Milan dovranno sicuramente intervenire sul mercato per portare in rossonero un terzino destro che finalmente non faccia rimpiangere i giocatori del passato.

LA FASE OFFENSIVA – C’è poco da dire… praticamente nulla. La squadra di Pioli dopo il lungo stop forzato è scesa in campo con tanta confusione in testa, probabilmente sopraffatta anche dall’aggressività iniziale della Juventus che fin da subito ha tenuto alto il ritmo del pressing e del gioco, lasciando al Milan poco tempo per pensare. Avendo poco tempo per ragionare, e soprattutto non avendo un’idea chiara di gioco in testa, la squadra rossonera ha praticamente lasciato per tutto il primo tempo la palla in mano alla squadra di Torino. L’espulsione di Rebic ha condizionato la prestazione offensiva, ma fino ad un certo punto. Anche nei primi minuti, con le squadre in parità numerica, era chiaro che in fase offensiva il Milan sarebbe stato poco pericoloso.

La sterilità in zona offensiva è purtroppo il problema che ha contraddistinto tutta questa stagione. Con soli 28 goal segnati in campionato il Milan è il 4° peggior attacco del campionato dopo Spal, Brescia e Udinese. Serve un cambio di rotta al più presto per cercare di centrare l’ultimo obbiettivo stagionale che rimane, l’Europa League.

 

Cristian Claretti

Photo Credits: AcMilan.com

 

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#MercoledìMeteora: l’inizio della fine di Alessio Cerci

#MercoledìMeteora: l’inizio della fine di Alessio Cerci

Come un figliol prodigo di ritorno dal calcio che conta.

Succede spesso che alcuni giocatori siano baciati dalla fortuna, o dal talento, o da un mix di elementi e nel corso di una stagione sembrino tra i migliori al mondo. Chimica con l’allenatore, con i compagni, con la piazza e con sé stessi.

È successo in quel magico 2013-2014 per il Torino e in particolare per Alessio Cerci. Con Ciro Immobile ha formato la coppia gol più prolifica del Campionato, tanto da portare il Torino in Europa League. Succede anche, in queste occasioni, che i pezzi pregiati dei “one season club” vengono ceduti ai grandi club per fare cassa e ripartire, magari consolidando un po’ tutta la squadra.

Fino a qui sembra tutto normale e difatti dopo la grande stagione al Toro Alessio Cerci passa all’Atletico Madrid, nel “calcio che conta”. Peccato però che tra le file dei Colchoneros veda pochissimo il campo, e nell’auspicio di trovare più spazio decide, un anno dopo, di tornare in Italia, con la maglia del Milan.

La fine (calcistica, s’intende) di Alessio Cerci inizia proprio qui. Dopo il Torino e il seguente passaggio all’Atletico non ha più ritrovato il ritmo, i gol e le prestazioni passate. Nel Milan realizza tante presenze ma incide pochissimo, e negli anni successivi le cose di certo non migliorano. Approda al Genoa, al Verona e infine alla Salernitana, in Serie B.

Una salita veloce seguita da una discesa ancor più rapida. Purtroppo per tutti la parentesi rossonera di Alessio Cerci è avvenuta all’inizio di quella rocambolesca discesa. Forse ne è stata addirittura la causa, fatto sta che l’ala destra ex Torino entra di diritto nel catalogo delle tante meteore passate dal Milan.

Photo Credits: 90min.com

Enrico Boiani

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Dalla FIGC stop alla Serie A femminile. Vale chiamarlo “passo indietro”?

Dalla FIGC stop alla Serie A femminile. Vale chiamarlo “passo indietro”?

Nei giorni dell’anniversario del colpo di scena più sorprendente degli ultimi anni, ovvero la splendida impresa delle Azzurre nei Mondiali Femminili di Francia 2019, un altro tipo di rivelazione coinvolge il calcio italiano: la Serie A femminile non ripartirà.

A deciderlo il Consiglio Federale FIGC, chiamato a stabilire il da farsi all’interno di un contesto molto controverso per differenti volontà di squadre e giocatrici: «Squadre frammentate, calciatrici non hanno mostrato unione nel voler ricominciare» ha dichiarato Ludovica Mantovani, presidente della Divisione Calcio Femminile.
Il bilancio tra volontà di stop e ripartenza cadeva infatti nettamente a favore del primo, con una minoranza di sole 4 squadre desiderose di riprendere il campionato interrotto e disputare le poche partite rimaste da giocare. Nella stessa mattinata di lunedì 8 giugno tutte le giocatrici di Serie A avevano avuto modo di esprimersi attraverso una lettera in cui, a nome di tutte, venivano specificati tutti quei principi che facevano – e fanno tuttora – parte della base comune di accordo: no a playoff e playout («o scendiamo tutte in campo o non ci scende nessuna»), necessità di riforme al sistema, maggiori tutele per far fronte alle fragilità strutturali, avvicinamento al professionismo.

La decisione di non riprendere il campionato non è dunque imputabile ad una presa di posizione pro o contro atlete, pro o contro società, proprio per quanto espresso dalle calciatrici in chiusura della lettera: «Come sempre fatto, non ci esprimiamo in merito alla prosecuzione o meno di questa stagione. Siamo consapevoli che potrebbe essere per noi un’opportunità riprendere, ma crediamo anche che l’opportunità vera emersa in questi mesi, o forse una necessità non più procrastinabile, sia quella di spingere verso l’alto questo sistema, facendolo crescere e mettendo le giuste basi per elevarci come calciatrici, assieme ai nostri club e alla nostra federazione, per dare sostanza e risorse vere a questo pezzo di calcio che già a livello d’immagine è nel cuore di molti».

Ecco dunque l’epilogo della stagione 2019/2020, che ha lasciato di stucco alcuni club, tra cui proprio il Milan femminile: Juventus Women prima in classifica ma non vincitrice dello scudetto, titolo non assegnato, Fiorentina seconda in classifica davanti al Milan, e dunque in Champions League, grazie all’algoritmo. Orobica e Tavagnacco retrocesse, Napoli e San Marino promosse in Serie A.

Tanto si è letto e tanto si è detto su quale colossale passo indietro sia questa decisione per il calcio femminile italiano, sorte quasi ironica nell’anno che avrebbe dovuto invece sancire l’affermazione dell’intero movimento dopo il boom dei mondiali femminili di appunto un anno fa.
Certo, la decisione di chiudere le porte alla ripresa del campionato  – dopo la dichiarazione di un fondo a disposizione delle squadre per concludere le gare rimanenti – suona discordante rispetto all’impegno dedicato alla ripresa della Serie A maschile, pronta a ripartire a giorni, ma al netto della decisione presa dal Consiglio Federale FIGC è complesso dare un giudizio univoco sulla bontà o meno della scelta. Si può definire un “passo indietro per il calcio femminile” una scelta basata sulla fragilità di un sistema che sicuramente avrebbe trovato molte difficoltà se messo di fronte alla disposizione di riprendere allenamenti e campionato, con tutte le necessità della messa in sicurezza delle strutture? Anche la decisione opposta avrebbe suscitato sicuramente controversie, poiché sarebbe stata espressione della volontà di sole 4 squadre su 12, dunque una netta minoranza, senza contare gli stessi fronti interni delle giocatrici non pienamente convinte di avere sufficienti tutele per permettere di scendere in campo senza preoccupazioni.

Ora, al netto delle polemiche già sorte intorno alla scelta espressa dal Consiglio Federale, il da farsi si focalizza necessariamente in un’unica direzione: concentrarsi su ciò che sarà la Serie A femminile 2020/21, cercando di “spingere verso l’alto questo sistema“ quando ormai i tempi sembrano essere maturi.

 

Photo credits: acmilan.com

Lucia Pirola

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Come sarà il Milan che verrà: S.Siro, sponsor e campo con le parole di Casper Stylsvig a Sportcal

Come sarà il Milan che verrà: S.Siro, sponsor e campo con le parole di Casper Stylsvig a Sportcal

 

IL NUOVO S.SIRO – 60.000 posti, un costo di 1,2 miliardi di euro totali per l’intero distretto sportivo e di intrattenimento (di cui 300 milioni per lo stadio vero e proprio): un grande progetto che prosegue e che nemmeno le difficoltà economico-sanitarie degli ultimi mesi hanno frenato.
La prospettiva del Milan (e dell’Inter) è quella di chiudere ogni discorso burocratico entro e non oltre il 2020 (ma si spera entro la fine dell’estate) così da mettere in moto l’intera macchina operativa per il 2021, completare la costruzione dello stadio entro il 2024 e l’intero distretto sportivo entro il 2026, anno delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Tra pochi mesi quindi si conoscerà anche chi avrà vinto tra i due progetti rimasti in gara, “La Cattedrale” di Popolous e “Gli Anelli di Milano di Manica-Sportium.
Qual è dunque l’ultimo ostacolo?
Le celeberrime cubature of course, ma la differenza tra la proposta del Comune e la richiesta delle due società è molto bassa e come per il calciomercato quando entrambe le parti vogliono chiudere la trattativa si arriverà ad un accordo a metà strada che accontenti entrambi.
Ma quanto è importante lo stadio?
Due testimonianze in merito: da una parte Lorenzo Pellegrino, AD di Skrill, nuovo partner rossonero, intervistato da noi un paio di settimane fa si esprimeva così: “tra quattro anni, alla fine dell’attuale contratto, io vorrei rinnovare la partnership anche in vista del fatto che ci sarà un nuovo stadio e di conseguenza la visibilità che otterrò sarà maggiore”.  E qui avverrà un primo cambiamento che farà piacere agli attuali sponsor e sarà attrattivo per quelli futuri, con le nuove aree hospitality dedicate ai partner che ora non sono all’altezza degli standard europei.
L’altra testimonianza arriva dallo stesso Casper Stylsvig, dal marzo 2019 Chief Revenue Officer del Milan intervistato da Sportcal: “avere un nuovo stadio è assolutamente fondamentale sia dal punto di vista economico sia da quello della sicurezza, creerà attrattiva e sarà una spinta per l’economia locale creando anche posti di lavoro. Non ci saranno contraccolpi legati alla pandemia in corso, anzi semmai è diventato ancor più importante ora per l’economia locale questa iniezione finanziaria rappresentata dalla costruzione del nuovo stadio
Il nuovo S.Siro non sarà solo calcio, non sarà solo la casa di Milan e Inter ma verrà circondato da negozi, bar e ristoranti, centri di cultura e tempo libero all’aperto e al chiuso, una pista per correre e una per le biciclette, una palestra all’aperto, uno skateboard park, campi da calcetto e un museo dello sport, la maggior parte di questi gratuiti.
Continua Stylvig a Sportcal:“Quando iniziamo a confrontare i numeri dello stadio con quelli degli altri club, ci rendiamo conto di quanto siamo indietro, è un’area di crescita enorme. Il nuovo S.Siro ci consentirà anche di implementare nuove  tecnologie  che renderanno l’intera esperienza dei fan molto più ampia e molto più interattiva”
Aria di novità quindi, come quella ad esempio di creare legami tra i partner; da questa stagione il Milan collabora con l’agenzia inglese di marketing digitale WePlay, collaborazione che ha portato ad un aumento del 7,5% delle vendite dei biglietti ma non solo, la stessa Skrill consentirà procedure di pagamento legate al ticketing e all’ e-commerce più rapide ed efficienti per quanto riguardo merchandising e biglietti.

AUMENTO DEI RICAVI E RICERCA DI NUOVI SPONSOR – Vi abbiamo già parlato della nuova squadra commerciale allestita da Gazidis tramite lo stesso Casper Stylsvig, squadra che ha come responsabile Maikel Oettle, in precedenza all’agenzia IMG.
Un  gruppo nato per avere un approccio diretto e personale con i nuovi partner: “siamo un club globale e abbiamo bisogno di marchi globali per proseguire nel nostro percorso. I grandi marchi stanno spendendo più soldi che in passato in risorse digitali, quindi gran parte della loro spesa si concentra nel marketing digitale  e se vogliamo attirare alcuni di questi grandi marchi  mondiali, dobbiamo seguire anche noi questa tendenza, investendo e potenziando i nostri social network”, ha detto ancora Stylsvig a Sportcal.
Cosa fare quindi in un momento storico come questo, con un Milan che non attraversa certo una fase di splendore calcistico? Risponde sempre Casper Stylsvig: “Aumentare i ricavi è cruciale perché è uno degli aspetti che possiamo controllare direttamente, un’area che possiamo far crescere in particolare è quella delle partnership. Non possiamo controllare ciò che sta accadendo in campo, ma possiamo controllare ciò che esiste extracampo. Quando osserviamo le varie classifiche commerciali notiamo che non siamo mai nella posizione in cui dovremmo essere per storia, potenzialità e dimensione del club, c’è sicuramente spazio per la crescita indipendentemente dalla parte sportiva. Essere stabilmente in Champions League aiuterà ed è una priorità assoluta per il club, oltretutto consentirà di rafforzare i nostri obiettivi economici. Il successo commerciale non dipende in gran parte delle prestazioni e dai risultati, questa infatti è di solito la prima scusa che si trova, ci sono intere aree che non abbiamo ancora esplorato e sfruttato. Una volta che poi avremo fruito al massimo di queste potenzialità, che già abbiamo, arrivando al limite ultimo, allora sì che per crescere dipenderemo anche dai risultati”.
Sarà un progetto a lungo termine, ci vorranno diversi anni per farlo bene ma si avrà un grande alleato, quello stadio in arrivo che rende tutto più possibile. “Commercialmente, saremo incredibilmente occupati nei prossimi 5-10 anni”, prosegue ancora Stylsvig. “Sappiamo cosa dobbiamo fare, sappiamo su quali aree dobbiamo concentrarci e abbiamo in atto un progetto chiaro. Non stiamo cercando di sistemare tutto in una volta, dovremo procedere lentamente e assicurarci di avere solide basi per poi passare al prossimo step. Digitale, sponsorizzazioni, retail ed e-commerce: una volta fatto questo, dovremo andare avanti e avere un chiaro elenco delle altre priorità.
Il Milan stesso è e sarà il grande asset che renderà più attrattivo per i grandi marchi far parte di questo viaggio e ciò contribuirà anche a trasformare il club portando maggiori fondi da investire sul lato sportivo. Credo non ci sia progetto più attraente e interessante nel mondo del calcio al momento e questo è uno dei motivi per cui mi sono legato a questo club”.

E SUL CAMPO? – L’idea del Milan è quella di creare una rosa più europea o se si vuole più inglese, passatemi il termine. Più rapidità dei singoli, più velocità di gioco, più intensità rispetto alla media italiana. A capo di questa struttura si vuol avere una singola persona, che si occupi di prima squadra ma non solo e qui i dubbi che questo persona sia Rangnick sono praticamente vicini allo zero. Di contro si era provato inizialmente a trattenere anche Paolo Maldini in società offrendogli la possibilità di avere un altro incarico, possibilità che è naufragata al rifiuto dello stesso Maldini.

Photo Credits: Facebook Casa Milan

Simone Cristao

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