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#MercoledìMeteora: Bojan Krkic, un talento sprecato

#MercoledìMeteora: Bojan Krkic, un talento sprecato

Il nuovo Messi” dicevano. “Il perno della nazionale spagnola” pensavano. “Un futuro pallone d’oro” credevano. Tutte prospettive fallite, accartocciate e lanciate nel cestino.

Papà serbo, madre catalana. Sembrerebbe la storia di Ajeje Brazorf, in realtà è semplicemente la famiglia del nostro protagonista di giornata, Bojan Krkic. La cultura calcistica del padre e la posizione geografica materna possono portare a un solo destino: Barcellona. E nei primi anni di carriera Bojan pare veramente essere un figlio del destino. Esordi, gol, record su record e tante etichette che iniziano ad essergli attribuite. Iniziano le pressioni e le prime fragilità del talentino catalano vengono fuori.

Dopo un paio d’anni turbolenti è costretto a lasciare il Barcellona di Guardiola. Viene ceduto alla Roma, senza troppe pretese, e nonostante la minore pressione non riesce comunque a lasciare il segno. Sembra quasi un giocatore finito, a soli 22 anni, ma ecco che all’improvviso arriva l’ultima grande chance della sua carriera, il Milan.

Peccato che quel Milan non sia il Milan di qualche anno prima, quello che vinceva lo Scudetto, ma un Milan che da lì a poco si sarebbe affacciato alla prima fase di declino. Bojan gioca veramente poco, per varie ragioni. Concorrenza in attacco, infortuni e peso della maglia segnano (ovviamente in negativo) la sua parentesi rossonera. Per far capire meglio il suo “impatto” basti pensare che sovente veniva rimpianta l’assenza di Robinho. Eppure quando giocava dava sempre l’impressione di tanto potenziale inespresso, incatenato. Mancava l’ultimo passaggio, l’ultima giocata, il tiro decisivo. Chiuderà con 27 presenze e 3 gol, decisamente poco per un “nuovo Messi”.

Le avventure successive di Bojan Krkic, dopo gli svariati passaggi da Barcellona per la fine dei prestiti, dicono Ajax, Stoke City, Magonza e Alaves. Una parabola discendente, senza alcun picco di risalita, culminata con il passaggio oltreoceano al Montreal Impact.

In una recente intervista rilasciata al Guardian ha dichiarato di aver sofferto di attacchi di panico prima di Euro 2008: “al mondo del calcio non interessano questi problemi”.  Il paragone con Messi lo ha schiacciato, bruciato, nel giro di pochissimo tempo. E pensare che il 10 del Barcellona vince ancora palloni d’oro, mentre Bojan è ormai relegato in MLS.

Purtroppo (o per fortuna) lo abbiamo visto (qualcuno sostiene di no, n.d.r.) solamente una stagione in rossonero, ma per tempistiche e prestazioni Bojan Krkic è di fatto una delle grandi meteore del Milan.

Photo Credits: AcMilan.com

Enrico Boiani

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Milan femminile: Lady Andrade e il bilancio dopo un anno di aspettative

Milan femminile: Lady Andrade e il bilancio dopo un anno di aspettative

Tra le giocatrici più attese nella Serie A femminile, il suo è sicuramente il nome più citato tra le possibili “promesse” una volta approdate in Italia: Lady Andrade è stata tutto ciò per diverso tempo, caricando di aspettative il suo futuro prima di impattare contro una realtà diversa da ciò che tanti si erano immaginati.

Il talento della ventottenne Lady Patricia Andrade Rodríguez è certamente genuino, e proprio per questo le aspettative sul suo arrivo sono sempre state molto alte: l’epopea della stagione passata, in cui all’annuncio della sua firma in rossonero era seguito un dietrofront per motivi burocratici, ha in questo caso contribuito ad aumentare quel senso di attesa per vedere nel nostro campionato la cosiddetta “nuova Ronaldinho”, di cui qualche ricordo dei mondiali del 2015 e qualche video su Youtube portavano testimonianza.

Il suo arrivo, nella sessione estiva del mercato di quest’anno, ha rassicurato e fatto gioire i tifosi, ma la sensazione di essere davanti ad un promesso fenomeno si è spenta un po’ troppo in fretta: il talento di Lady Andrade c’è, ma il suo matrimonio con la Serie A femminile non è mai stato troppo convincente, e prestazioni e minuti giocati parlano chiaro.

L’abilità principale di Lady Andrade riguarda sicuramente il rapporto che lei ha con il pallone: una relazione privilegiata, fatta di amore e cura, come si è potuto chiaramente vedere tutte le volte che le sfera le è stata recapitata sui piedi. Dribbling e tocchi di palla da far lustrare gli occhi, tuttavia, non sono bastati a far sì che la sua impronta fosse determinante nel campionato italiano, con un solo gol siglato nel derby di Coppa Italia. Lo stile di gioco improntato da mister Ganz inoltre non si sposa al meglio con le qualità della colombiana, che non sembra prediligere grandi galoppate come invece spesso richiede lo schema di gioco del milan femminile.

Il futuro di Lady Andrade potrebbe essere oggetto di discussione nei prossimi mesi, valutando anche l’importanza del ruolo da lei ricoperto dal punto di vista burocratico: solo due sono gli slot disponibili per ospitare giocatrici extra europee a disposizione di ogni squadra, e proprio per questa ragione sarà molto importante capire se e come la numero 16 potrà convivere meglio con il progetto previsto per le rossonere.

 

Photo credits: acmilan.com

 

Lucia Pirola

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Milan-Genoa 1-2, the day after! T.Hernandez, Ibra e la prestazione della squadra…

Milan-Genoa 1-2, the day after! T.Hernandez, Ibra e la prestazione della squadra…

MILAN-GENOA – La partita di ieri per le note vicende extracalcistiche si è svolta in un clima quasi surreale e la squadra di Pioli praticamente sembra non essere scesa in campo. Il Genoa parte subito bene e trova il vantaggio con Pandev che sfrutta un assist di Sanabria sgusciato via da un’irriconoscibile T. Hernandez. Il Milan tenta di reagire, ma prima Ibra e poi Calhanoglu soli contro Perin sprecano malamente. La partita sembra ormai segnata quando sul finire del primo tempo il Genoa raddoppia con Cassata in una azione quasi fotocopia del primo goal. Nel secondo tempo Pioli tenta la carta Leao, ma la storia non cambia. Ibra accorcia le distanze ma serve a poco, il Milan non riesce più ad essere pericoloso e arriva la seconda sconfitta in questo 2020.

Brutta prestazione della squadra rossonera che perde malamente e sembra fare un enorme passo indietro rispetto alle ultime uscite.

LA PRESTAZIONE– Il Milan sembra aver perso quella grinta e aggressività che avevano caratterizzato le ultime uscite. Lasciando spazio ad un palleggio abbastanza sterile, poca attenzione in fase difensiva, poca incisività nel recupero palla e poca precisione in fase offensiva.

Irriconoscibile la squadra scesa in campo nel pomeriggio di ieri. Ora la necessità è quella di ritrovare la testa e la mentalità giusta per affrontare le prossime partite.

T. HERNANDEZ– Lo abbiamo tanto elogiato nelle scorse settimane, ma ora è anche venuto il tempo delle critiche. Si è sempre intuito che la sua fase difensiva avesse delle lacune e nella partita di ieri le ha mostrate praticamente tutte.
Perde palla malamente sul primo goal e non riesce a recuperare il suo errore facensosi saltare da Sanabria con estrema facilità. Sul secondo goal arriva in ritardo sull’esterno e permette a Biraschi di mettere una palla pericolosa in mezzo che dopo il colpo di tacco di Shöne permette a Cassata di raddoppiare.

Anche la sua fase offensiva ieri ha lasciato a desiderare, troppo impreciso nelle sue giocate.
Partita da dimenticare per lui come per molti altri, deve imparare dai suoi errori e cercare di crescere anche in fase difensiva.

IBRAHIMOVIC– Anche nella partita di ieri ha dimostrato che il Milan non può fare a meno di lui. Talvolta risulta impreciso sottoporta ma tutte le azioni offensive pericolose del Milan partono da lui.
Pesa, e non poco, sul risultato il suo errore davanti a Perin nel primo tempo.

La sua presenza in campo si sente sempre, molti della rosa dovrebbero prendere esempio dalla sua voglia di vincere e cercare di svegliarsi da questo lungo letargo.

 

Cristian Claretti

Photo Credits: AcMilan.com

 

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Milan-Genoa, la parola ai protagonisti

Milan-Genoa, la parola ai protagonisti

MILAN-GENOA 1-2, PIOLI: “NESSUN ALIBI, PERSO PER NOSTRI DEMERITI”

“Il caos societario e le porte chiuse non giustificano una sconfitta maturata solo per nostri demeriti”.

Non cerca alibi, Stefano Pioli, nel commentare il kappaò con il Genoa, in un clima surreale non solo per un San Siro a porte chiuse ma anche per le vicissitudini societarie che in settimana hanno reso incandescente l’ambiente rossonero. 

“Senza tifosi non c’è calcio, ma la sconfitta di oggi è dovuta solo a nostri demeriti – ha affermato il tecnico emiliano -. In settimana avevamo lavorato bene, oggi dovevamo essere più lucidi. Abbiamo fatto 22 tiri centrando la porta solo 3 volte. Le vicende societarie e l’assenza di pubblico contano poco”. 

Analizzando la partita, Pioli aggiunge: “Abbiamo giocato la maggior parte della partita nella loro metà campo ma ci è mancata determinazione sottoporta. Avevamo una grande occasione per sistemare la classifica e provare a reagire in un contesto così delicato. Nel primo tempo Ibra si è abbassato tanto, forse troppo; nel secondo ho inserito Leao perché doveva stare più vicino ad Ibra, ma molto spesso non ci è riuscito. In fase difensiva, invece, siamo stati poco solidi, abbiamo concesso tre tiri in porta e subito due gol”. 

Tornando alle vicende societarie, Pioli è stato incalzato sulle parole di Boban a Il Giornale, secondo cui l’arrivo di Ragnick sarebbe stato definito da Gazidis già nel mese di dicembre. “Ho letto ma devo rimanere concentrato sul mio lavoro. Non penso al futuro, lavoro in club prestigioso e devo finire al meglio la stagione. Al termine del campionato succederà quello che dovrà succedere”. 

Chiosa finale sullo stato mentale della squadra per l’emergenza Coronavirus e le diverse ipotesi di stop al campionato: “Ripeto: la sconfitta di oggi è figlia di nostre responsabilità, ma era la terza volta che rischiavamo di non giocare una partita a ridosso del fischio d’inizio. Siamo partiti da Milanello senza sapere ciò che sarebbe accaduto. In generale – ha concluso Pioli – il Paese sta vivendo una situazione drammatica e di emergenza, ma ci sono persone più adatte di me a prendere decisioni. Noi siamo qui per lavorare e provare a trasmettere positività”. 

NICOLA

Non si è potuto godere l’abbraccio dei tifosi ma, a fine gara, Davide Nicola ha voluto dedicare il successo al suo pubblico. “Il gesto del saluto finale era per salutare simbolicamente la nostra gente – ha detto il tecnico del Grifone -. Faccio i complimenti ai ragazzi, non era facile in un clima così surreale”. 

Mister Nicola ha poi analizzato l’andamento del match: “Ci siamo abbassati troppo per merito del Milan, squadra molto abile nel far girare palla. I nostri due esterni sono principalmente difensivi, questo ci ha portato ad abbassare il baricentro. La scelta di Biraschi esterno era per contenere Rebic e Theo Hernandez. Ibra si sfilava sempre dalla parte cieca e con Romero volevamo avere più struttura difensiva. Abbiamo interpretato bene la gara, ho visto che c’è una squadra di uomini che favorisce ogni progetto tecnico o tattico”.

Battuta finale per la richiesta dell’Assocalciatori di sospendere il campionato: “Ho apprezzato molto l’intervista di Klopp. Non abbiamo competenze su cosa sia giusto fare. Un allenatore non può decidere qualcosa che non gli spetta; dobbiamo solo adattarci”.

Enrico Aiello

Photo Credits: AcMilan.com 

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Pagelle Milan Genoa 1-2: Porte chiuse, stagione anche? Ibra non basta.

Pagelle Milan Genoa 1-2: Porte chiuse, stagione anche? Ibra non basta.

PAGELLE MILAN-GENOA 1-2 – Nell’incertezza generale a causa del coronavirus, il Milan torna in campo dopo 14 giorni contro il Genoa. Porte chiuse quindi a San Siro, si gioca in un clima surreale. Altra partita molle dei rossoneri che pagano l’assenza del fattore campo e la crisi societaria di questi giorni. Giocatori assenti, facce perse e poca voglia di incidere. Squadra aggrappata esclusivamente alle giocate di Ibra che manda un altro messaggio a Gazidis, solo in tribuna. Tra l’emergenza sanitaria e quella societaria, la stagione si può anche concludere oggi.

PAGELLE

Begović 5: Esordio dal primo minuto con la maglia rossonera dopo l’ingresso positivo di Firenze. Non può niente sulle due reti avversarie. Non viene impegnato in altre occasioni. #SenzaColpe

Conti 4,5: Partecipa al pasticcio difensivo arrivando in ritardo su Pandev nell’area piccola. La sua è la fascia dove si soffre di più, e non è la prima volta che accade. Poca intraprendenza quando c’è da attaccare. #CONTIgoNO

Gabbia 6: Preferito a Musacchio per sostituire Kjær. Terza presenza consecutiva per lui fresco di rinnovo fino al 2024. Non fa tanti calcoli e premia spesso la concretezza. Prestazione macchiata dai suoi compagni di reparto. #OK

Romagnoli 5: Si perde Pandev che insacca a porta vuota. Neanche lui, che ha saputo fronteggiare avversari ben più rinomati, riesce a contenere Sanabria. In una situazione del genere, la voce del capitano si deve sentire. #romagNOli

Theo Hernández 4,5: Dorme su Sanabria nell’azione che porta al vantaggio avversario. Non lo contrasta, non lo rincorre. Egoista e poco lucido in attacco. Benzina finita? #disorienTHEO

Çalhanoğlu 5,5: Molto ispirato e al centro delle azioni offensive, manda Ibra in porta senza successo nel primo tempo. Poco dopo si fa bloccare anche lui da Perin da ottima posizione. Sostituito a inizio ripresa, forse uno dei pochi che avrebbe potuto ancora cambiare la partita. #Sfortunato

Kessié 5: In avvio di gara si fa vedere in fase di impostazione, scambiandosi spesso i compiti con Bennacer. Non segue Cassata che firma il raddoppio ancora a porta vuota. Fischi virtuali per lui. #PiccoloTrotto

Bennacer 5,5: Si becca un rimprovero da Ibra in avvio, avrebbe forse preferito l’ennesimo cartellino giallo. Tante conclusioni, non trova mai la porta. Cresce nel finale, ma non trova la giocata vincente. #Impreciso

Castillejo 5,5: Spesso costretto a tappare i buchi dei suoi compagni. Criscito gli prende bene le misure e infatti mancano e tanto le sue giocate offensive. Quando decide di spostarsi verso il centro, si procura e batte il calcio d’angolo che permette ad Ibra di riaprire la partita. #Ingabbiato

Ibrahimović 6: Si divora il pareggio di testa nel primo tempo, uno come lui poteva e doveva fare molto meglio. Restituisce il favore a Çalhanoğlu, stesso esito però. Vince tutti i duelli aerei e trova il goal che riapre la partita. Grazie Boban. #Pensieroso

Rebić 4,5: Giocate forzate e poco sensate. La pausa ha interrotto il suo momento positivo e quello del Milan. #PiediPerTerra

Bonaventura 6: Entra con voglia ed idee.

Rafael Leão SV

Calabria SV

Pioli 5: Non deve essere stato facile preparare questa partita. Situazione surreale e rivoluzione societaria in corso. Ancora una volta però la sua squadra viene messa sotto da un avversario che sta lottando per non retrocedere. Affidarsi sempre ad Ibra nel 2020 non può essere il copione tattico di una squadra che punta all’Europa. Nonostante le tante parole, il suo destino sembra già segnato. #Countdown

Tommaso Dimiddio

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Yvonne Gabriel (Bild) a Radio Rossonera: “Il Milan vuole Rangnick e lui è molto interessato. Trattativa in corso”

Yvonne Gabriel (Bild) a Radio Rossonera: “Il Milan vuole Rangnick e lui è molto interessato. Trattativa in corso”

YVONNE GABRIEL A RADIO ROSSONERA – Aumentano le voci che indicano Ralf Rangnick come il possibile prossimo allenatore del Milan. Nel tentativo di capirne di più e di provare a conoscere meglio lo stesso Rangnick, la nostra redazione ha raggiunto Yvonne Gabriel: giornalista della Bild. Qui di seguito, l’intervista completa:

Nelle ultime settimane Ralf Rangnick è stato indicato da molti media internazionali come il nuovo allenatore del Milan. Quali sono le notizie in tuo possesso? In ogni caso pensi che possa ricoprire entrambi i ruoli di direttore sportivo e allenatore?

La situazione è la stessa che abbiamo riportato alla fine di gennaio. Il Milan vuole Rangnick e lui è molto interessato: la trattativa è in corso. Rangnick è alla ricerca di una nuova sfida e sicuramente non è soddisfatto del suo attuale ruolo di consulente per i Club del mondo Red-Bull. Rangnick ha sempre voluto lavorare in un paese straniero. In realtà lui mirava alla Premier League ma in passato non c’è stata alcuna offerta concreta, solo un contatto con l’Everton. Il Milan, anche se non è l’Inghilterra, rimane il Milan, quindi non una cattiva destinazione. Sono convinta che il doppio ruolo di direttore sportivo e allenatore sia perfetto per lui. Lo ha già dimostrato due volte in passato, all’Hoffenheim e al Lipsia. Rangnick è un personaggio forte e ambizioso, ha bisogno di avere il pieno potere in un Club. Questo è uno dei motivi per i quali ha avuto tanto successo a Lipsia, non è solo un allenatore ma sempre molto di più“.

Pensi che possa applicare i suoi metodi di lavoro anche in un grande Club come il Milan? La pressione di tifosi e media qui è molto alta e non gli sarebbe concesso molto tempo prima di portare i primi risultati…

Sarà eccitante da vedere. Rangnick ha iniziato all’Hoffenhaim e al Lipsia quando i Club erano noti in pratica solo agli addetti ai lavori e le aspettative erano basse. Ha avuto meno successo allo Schalke04, un grande Club con grande attenzione mediatica, grandi aspettative da parte della tifoseria e con una lunga trafila all’interno del Club da dover seguire per prendere ogni decisione. Quest’ultimo aspetto è proprio ciò che Rangnick non vuole. Quindi il Milan deve prendere una decisione: fiducia al 100% a Rangnick oppure il rapporto non funzionerà. Al di là di questo lui porta sempre molta passione, energia ed esperienza lavorativa, non importa quanto grande sia il Club. E dopo un anno lontano dai riflettori sono certa che voglia dimostrar ancor di più ciò di cui è ancora capace“.

Ci racconti qualcosa del Rangnick persona? Come gestisce i rapporti con i giocatori e con i media?

Ralf Rangnick è sempre stato leale e onesto con la stampa. In generale è molto ambizioso e si impegna sempre a fondo. Questo impegno quasi ossessivo può essere difficile da gestire e può essere fastidioso per le persone che lo circondano ma alla fine è proprio ciò che può fare la differenza. Con i giocatori ha relazioni molto strette. A Lipsia, vista la giovane storia del Club quando Rangnick lasciò il Club la scorsa estate c’erano soltanto giocatori portati da lui. Molti di loro come ad esempio Emil Forsberg e Yussuf Poulsen sono molto grati per gli anni trascorsi insieme, anni che hanno permesso un loro miglioramento costante fino a diventare piccole star“.

Ci puoi raccontare qualche aneddoto che spieghi meglio ai tifosi chi è Ralf Rangnick?

Ne racconterò un paio: il primo dimostra cosa intendo per “essere ambizioso ma anche complicato”: in una partita di Coppa contro il Bayern Monaco nel 2017 Rangnick non era soddisfatto di una decisione presa dall’arbitro. Aveva ragione ma era troppo eccessivo il modo in cui stava mostrando la sua rabbia. All’intervallo si precipitò in campo camminando dritto verso l’arbitro, mostrandogli le foto sul suo cellulare che dimostravano quanto avesse ragione. Ma il modo di protestare era talmente agitato che furono gli stessi giocatori del Lipsia a calmarlo. Ha un grande senso della giustizia che a volte lo acceca e lo porta a esagerare, tanto che in quella occasione fu obbligato a pagare una multa. Il secondo aneddoto vuol dimostrare invece cosa intend io per “essere più che un allenatore”: Rangnick vuole sempre controllare tutto nel club. Vuole sempre assicurarsi che i giocatori rimangano umili, con un grande spirito di squadra ed è convinto che questo sia uno dei segreti del successo del Lipsia. Ecco perché ad esempio decise che tutti i giocatori potessero ricevere un’auto aziendale adatta alla loro età: se non superavi i 21 anni potevi avere soltanto un’auto aziendale con una cilindrata non elevata“.

Simone Cristao

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Milan-Genoa, il focus sui nostri avversari della prossima giornata

Milan-Genoa, il focus sui nostri avversari della prossima giornata

MILAN-GENOA – Dopo il pareggio di Firenze, il Milan si appresta ad affrontare un avversario che all’andata costò la panchina a Giampaolo, nonostante la vittoria del Diavolo. Andiamo a scoprirlo meglio.

Ultimo precedente

L’ultimo precedente a San Siro tra Milan e Genoa risale al 31 ottobre 2018 e terminò 2 a 1 per i rossoneri con reti di Suso e Romagnoli, che con autogol propiziò il momentaneo pareggio del Grifone.

Precedenti famosi

Uno dei precedenti più ricordati è quello della stagione 2009/2010, che registrò il maggior numero di gol negli incroci tra le due squadre. Terminò infatti 5 a 2 per il Milan. I rossoneri andarono sotto con il gol di Sculli ma si ripresero con la doppietta di Borriello e le reti di Ronaldinho, Thiago Silva e Huntelaar su rigore, prima del secondo gol del Genoa firmato Suazo.

Ultime gare del Genoa

Il Genoa arriva allo scontro da terzultima in classifica reduce dalla sconfitta con la Lazio, che ha seguito le vittorie con Bologna e Cagliari e i pareggi con Atalanta e Fiorentina.

Ultime gare del Milan

Il Milan arriva allo scontro reduce dal pareggio con la Fiorentina e dalla vittoria di misura con il Torino, con il bisogno di allungare questa striscia positiva.

Occhio a…

Goran Pandev, che partirà probabilmente dalla panchina ma che nei 14 incroci con il Milan ha segnato tre reti e fornito altrettanti assist.

Curiosità sugli avversari

Lo stadio del Genoa, noto anche come stadio Marassi, è intitolato a Luigi Ferraris, centrocampista della formazione ligure che partì volontario durante la Grande Guerra e venne ucciso da un proiettile sul Monte Maggio il 23 agosto del 1915.

Allenatore avversario

Il bilancio di Davide Nicola contro il Milan non è incoraggiante: 4 incroci, nessuna vittoria, due pareggi e altrettante sconfitte per l’attuale tecnico rossoblù.

Sono cinque invece gli scontri tra Nicola e Stefano Pioli con due vittorie a testa e un pareggio.

Storico arbitrio con le due squadre

A dirigere la sfida sarà Daniele Doveri. Il fischietto della sezione di Roma ha diretto il Milan 17 volte, con i rossoneri che hanno ottenuto 12 vittorie, 3 pareggi e due sconfitte di cui l’ultima nel derby di andata di questa stagione.

19 sono invece gli incroci tra Doveri e il Genoa, con i liguri che hanno ottenuto 8 vittorie, 3 pareggi e 8 sconfitte.

A coadiuvare Doveri ci saranno gli assistenti Lo Cicero e Galetto, il quarto uomo Pasqua, il Var Irrati e l’assistente Var Cecconi.

Ex e doppi ex

In panchina con i rossoneri ci sarà Diego Laxalt, richiamato dal prestito al Torino dopo la partenza di Rodriguez, che ha giocato nel Genoa dal gennaio 2015 all’agosto 2018 quando il Milan lo acquista per poi prestarlo l’anno dopo al Torino.

Nell’altra panchina si accomoderanno invece Cristian Zapata, al Milan dall’agosto 2012 al luglio 2019 quando si trasferisce a Genova, e Mattia Destro, al Milan dal gennaio al giugno 2015, e nelle fila del Grifone dal gennaio scorso.

Tra chi invece non ci sarà ricordiamo Suso, al Siviglia dallo scorso gennaio che ha militato nel Milan dal gennaio 2015 al gennaio 2016 quando viene prestato al Genoa dove rimane fino a giungo 2016 quando rientra a Milanello, Luca Antonelli, ora giocatore dell’Empoli ma cresciuto nelle giovanili del Milan e tesserato con la prima squadra rossonera nel 2007-2008 e dal 2015 al 2018 e con il Genoa dal 2011 al 2015, Juraj Kucka, ora tesserato con il Parma e giocatore del Genoa dal 2011 al 2015 anno in cui viene prelevato dal Milan dove rimane fino al 2017 e Andrea Bertolacci, attuale tesserato con la Sampdoria, al Genoa dal 2012 al 2015 e dal 2017 al 2018 e al Milan dal 2015 al 2017 e dal 2018 al 2019.

Giulia Galliano Sacchetto

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Giorgio Perinetti a Radio Rossonera: “Ibrahimovic mossa giusta, Rebic è cresciuto molto. Mi piacerebbe continuare a lavorare nel calcio”

Giorgio Perinetti a Radio Rossonera: “Ibrahimovic mossa giusta, Rebic è cresciuto molto. Mi piacerebbe continuare a lavorare nel calcio”

GIORGIO PERINETTI A RADIO ROSSONERA (ESCLUSIVA) – In vista del prossimo match di campionato tra Milan e Genoa, Radio Rossonera ha contattato l’ex Direttore Sportivo del grifone, Giorgio Perinetti. Qui di seguito, l’intervista completa:

In vista del prossimo match di campionato tra Milan e Genoa, Radio Rossonera ha contattato l’ex Direttore Sportivo del grifone, Giorgio Perinetti. Qui di seguito, l’intervista completa:

Partiamo dal Milan e partiamo da un giocatore che lei ben conosce: Piatek. Al Genoa, voi lo avete scovato, è esploso, l’avete venduto e dopo un periodo buono è crollato. Qual è secondo lei il vero valore calcistico di Piatek e cosa può essergli successo?

Ho sempre parlato di Piatek come di un giocatore dalle qualità importanti, qualità che il Genoa ha valorizzato. Appena arrivato al Milan ha avuto un buonissimo impatto ma alla lunga è un giocatore che fa fatica quando gli allenatori gli chiedono di fare cose diverse in campo. Ad esempio, quando il Genoa è passato da Ballardini a Juric riuscì a segnare solo 1 goal su rigore in 8 partite. Piatek è un terminale offensivo con buona coordinazione e ottime capacità realizzative ma si spende poco per la squadra e non si sa muovere benissimo all’interno di un collettivo che prova a sviluppare gioco

Come si scova un “Piatek”?

Tutte le società hanno una rete di scouting alla quale prestano molta attenzione. Nel caso specifico di Piatek è stata un’intuizione del presidente Preziosi, lui spesso ama fare questo tipo di colpi di mercato”.

Il Milan ha venduto Piatek e ha ingaggiato Ibrahimovic. Mossa giusta per provare a dare una scossa?

Sì! Ibrahimovic è un giocatore straordinario, di spessore e grande personalità. Il Milan aveva bisogno esattamente di questo tipo di giocatore. Lo svedese ha la capacità di centuplicare le forze dei compagni che gli stanno intorno. Complimenti davvero a Boban, Maldini e Massara che lo hanno riportato in rossonero”.

Le sta piacendo il Milan che Boban, Maldini e Massara stanno costruendo?

Sì, ma tutte le cose buone nascono gradualmente. Pensiamo alla Lazio: squadra che ora lotta per lo Scudetto ma che è stata costruita negli anni. Nel Milan degli ultimi anni si sono avvicendate tante persone e certamente la poca continuità non aiuta. Spero che Boban, Maldini e Massara abbiano tempo per lavorare ancora”.

In una sua intervista lei ha augurato a Braida di poter ritornare al Milan

Braida è un amico, ci conosciamo da tantissimi anni ed è una persona che ha dato un contributo enorme nel Milan di Berlusconi. So quanto è legato al Milan e quanto ama il Milan ma il mio era un semplice augurio di natura affettiva”.

Si sarebbe aspettato l’esplosione di Ante Rebic in questa seconda parte di stagione?

All’epoca delle sue prime esperienze in Italia era un giocatore un po’ anarchico e discontinuo, adesso invece l’ho trovato cresciuto sia come calciatore sia come persona. Ha colpi importanti e li sta facendo vedere”.

Cos’è successo secondo lei al Genoa in questa stagione? Col mercato estivo forse era lecito attendersi di più

Il Genoa è una società che non dà molta continuità anche se ovviamente cambia per provare a migliorarsi. Forse nell’ansia di non ripetere la scorsa stagione qualcosa non è andata nel verso giusto. Adesso per con Nicola sembra che la squadra abbia trovato un certo equilibrio. L’euforia di inizio campionato non ha sicuramente portato benefici”.

C’è un giocatore per il quale farebbe follie sul mercato?

Esistono tanti giocatori bravi. L’anno scorso però parlai con Juric di un giocatore che militava in Serie B e che mi sarebbe piaciuto avere: Castrovilli. Centrocampista completo e futuro del nostro calcio”.

Infine, quale sarà il futuro di Giorgio Perinetti?

Mi ritengo un dirigente maturo ma con idee giovani. Mi piacerebbe lavorare ancora nel calcio italiano e poter dare il mio contributo”.

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Fiorentina-Milan 1-1, the day after! Rebic, Bennacer e il calo del secondo tempo…

Fiorentina-Milan 1-1, the day after! Rebic, Bennacer e il calo del secondo tempo…

FIORENTINA-MILAN – Una doverosa premessa, in questo articolo non scriverò degli errori arbitrali che hanno inciso sul risultato, ma solamente della prestazione dei singoli e della squadra rossonera. Il Milan scende in campo con la squadra che ha dato più garanzie in questo inizio 2020 con l’unica eccezione di Gabbia al posto dell’infortunato Kjaer. Il copione della partita è semplice, Milan con possesso palla e alla ricerca della verticalizzazione giusta per cercare di creare azioni pericolose e Fiorentina anche fin troppo remissiva che tenta di impensierire in contropiede, riuscendoci tuttavia poco almeno fino ai minuti finali. Rebic porta meritatamente in vantaggio la squadra rossonera sfruttando un errore di Caceres. L’espulsione di Dalbert al 62′ sembra poter mettere la parola fine alla partita per quanto visto fin a quel momento, ma non è stato così. Nel momento in cui il Milan doveva pensare solo a non rischiare troppo, tenendo palla e cercando di chiudere la partita, lascia incredibilmente spazio ai contropiedi della squadra viola. Proprio da uno di questi contropiedi nasce la rete del pareggio. Cutrone cade in area dopo un contrasto dubbio con Romagnoli, Calvarese fischia il calcio di rigore e Pulgar trasforma dal dischetto riportando il match in parità.

Per l’ennesima volta la squadra rossonera non riesce a chiudere il match quando dovrebbe. Un problema che ha caratterizzato molte partite di questo campionato.

REBIC– Siamo a 7 reti dall’inizio del 2020. Giocatore troppo importante per questo Milan. Riesce a trovare sempre la giocata migliore per la squadra. Tenta spesso il dribbling, forse anche un po’ troppo, ma con le sue giocate riesce a creare superiorità numerica e dai suoi piedi nascono spesso le azioni più pericolose.

La dirigenza deve essere abile a risolvere subito il problema del suo riscatto, Rebic è legato al Milan da un prestito biennale e la cifra del riscatto non è ancora stata fissata. Questione complicata anche perchè il 50% della cifra finirà proprio nelle casse della Fiorentina.

BENNACER– Una partita impressionante del ragazzo algerino. Qualità unita a quantità fanno di lui il miglior centrocampista in rosa e anche uno dei migliori della serie A (Bennacer risulta essere terzo tra i giocatori di serie A per dribbling riusciti alle spalle di Boga e Castrovilli). La sua rapidità di pensiero e la ricerca di verticalizzazioni rendono Bennacer il fulcro del gioco rossonero. Con il 4-2-3-1 e una maggior libertà di movimento le sue prestazioni sono cresciute confermandosi un giocatore chiave per questa squadra.

La sua aggressività lo porta spesso a commettere falli talvolta rischiosi e che portano a cartellini gialli. In questa stagione ha già raggiunto quota 12 ammonizioni, tante.. troppe.. deve cercare di migliorare sotto questo punto di vista. La sua ammonizione contro la Fiorentina al 12′ del primo tempo lo ha costretto a non rischiare per tutto il resto della partita, mentre sul finale della partita la sua grinta e intensità sarebbero state utili per cercare di contrastare alcune azioni pericolose.

IL CALO FISICO– Non possiamo negarlo, la squadra rossonera nei minuti finali delle ultime partite sta avendo problemi di condizione. Dover giocare praticamente con lo stesso undici da inizio 2020 sta avendo delle conseguenze. Il Milan riesce a mantenere alto il ritmo per i primi 60 minuti, dopo i quali tende ad abbassarsi e a lasciare spazio alle squadre avversarie che diventano pericolose.

La rosa dopo il mercato invernale si è accorciata e in queste partite ce ne stiamo accorgendo.

Cristian Claretti

Photo Credits: AcMilan.com

 

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Fiorentina-Milan, la parola ai protagonisti

Fiorentina-Milan, la parola ai protagonisti

FIORENTINA-MILAN, 1-1: PIOLI: “CI SONO NOSTRE COLPE, MA IL RIGORE NON C’ERA”. MALDINI: “INFASTIDITO PER LA DECISIONE DELL’ARBITRO”

Ammette le responsabilità della squadra ma si mostra parecchio deluso dall’arbitraggio, a fine gara, Stefano Pioli.  “Abbiamo dominato la partita per 70 minuti ma non abbiamo vinto: c’è grande rammarico e ci sono nostre responsabilità perché dovevamo chiudere la partita, ma devo anche dire che sul rigore non ci sono dubbi: non c’era e non capisco come si possa non utilizzare la tecnologia – ha subito dichiarato il tecnico rossonero -. Dalla panchina si è visto chiaramente che Romagnoli ha toccato palla, davo per scontato che l’arbitro andasse a riguardarlo ma da qualche partita ci succedono cose strane. Certo, ci sono anche delle nostre responsabilità, siamo stati superficiali nella gestione, avremmo dovuto far girare meglio il pallone e non perdere le posizioni. Non è possibile subire cinque ripartenze in superiorità numerica, bisognava rispettare gli equilibri e non perdere palle banali. Eravamo troppo sicuri di noi ed abbiamo commesso degli errori“. 

Sul suo ritorno a Firenze, invece, Pioli non può che spendere parole dolci. “Firenze mi ha sempre regalato grandissime emozioni, sia nel mio trascorso da calciatore che da allenatore. Quando torno qui sono preparato a vivere queste sensazioni, abbiamo passato una situazione particolare (la scomparsa di Davide Astori, ndr), sono molto legato a questo ambiente. Mi ha fatto molto piacere ricevere questa accoglienza”.

Quanto alle parole di Gazidis, che potrebbero suonare come riconferma per la prossima stagione, il tecnico rossonero non vuol fare voli pindarici. “Cerco sempre di restare sereno, ci metto passione e serietà nel lavoro che faccio ogni giorno, non penso al futuro e neanche i ragazzi devono farlo. Non deve essere questa la nostra priorità perchè c’è ancora tanto da fare in questo campionato. Oggi purtroppo non abbiamo vinto e dobbiamo subito pensare a rifarci”. 

Si affida al suo proverbiale stile ma si dice “confuso e infastidito”, invece, il Direttore dell’Area Tecnica Paolo Maldini. “Le regole ci sono e non possono essere interpretabili – ha dichiarato Maldini -. L’addetto al Var ha detto che perché un rigore ci sia, deve esserci un fallo intenso ma questi sono campi che non conosco. Ho meno certezze di due anni fa sull’uso del Var. La tecnologia ha risolto un sacco di problemi, come per i fuorigioco o i falli di mano. Ma sul rigore il buonsenso avrebbe dovuto imporre di chiamare l’arbitro al Var per valutare. Sono confuso“. 

Sulle responsabilità dei suoi, invece, il Dirigente rossonero ammette: “Siamo una squadra giovane, che negli ultimi due anni non ha mai vinto con le prime 4 in classifica. Siamo giovani ed abbiamo difetti, ma la base che stiamo creando nell’ultimo mese e mezzo è importante e coraggiosa. Siamo contentissimi, sappiamo di dover pagare qualcosa perchè non siamo ancora pronti per competere con le squadre migliori“.

Maldini chiarisce poi il futuro di due giocatori chiave di questi mesi, Rebic ed Ibrahimovic “Rebic è qui in  prestito biennale, il prossimo anno sarà con noi, poi vedremo. Il suo acquisto è separato da quello di Andrè Silva. Per Ibra c’è una clausola di rinnovo automatico in caso di Champions, diversamente ci sederemo al tavolo e valuteremo. Con lui c’è da sempre un dialogo particolare, sempre aperto, diversamente non sarebbe arrivato. Se si fa un discorso daccapo a fine stagione, si butta via ciò che abbiamo fatto finora e vale anche per Ibra: non credo che ci siano in giro molti attaccanti più forti di lui così come non abbiamo la disponibilità economica del Psg per prendere calciatori più giovani e costosissimi. Siamo una squadra in costruzione, lo scorso anno abbiamo fatto il miglior risultato degli ultimi sei anni, quest’anno proveremo a migliorarci anche se abbiamo cominciato molto male”.

Inevitabile chiosa finale sulle parole di Gazidis ed una presunta rottura in società. “Per noi esiste un solo Milan. I problemi ci possono anche essere ma si deve guardare avanti con un solo interesse che è quello di riportare il Milan a certi livelli; certe cose possono accadere in una grande società ed in una grande famiglia. Divergenze sul futuro allenatore? Non ho mai contattato Rangnick, che secondo me non è un profilo adatto per la nostra squadra. Rispondo per quello che so e per quello che faccio, cioè il Direttore Tecnico del Milan“.

Enrico Aiello

Photo Credits: AcMilan.com

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