Bennacer: “Infortunio, non ho capito! Al top con Kessié, Pioli…”

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Giacomo Todisco
Nato a Milano nel 1998, muove i primi passi nel mondo del giornalismo all' età di 20 anni. Con esperienza in campo sportivo in generale, sfrutta la sua passione per informarsi su gran parte del panorama calcistico. Appassionato di Premier League e Liga spagnola. Tifoso del Milan da sempre.

Bennacer torna a parlare dopo l’infortunio: nella lunga intervista c’è spazio per tutto! Il recupero, il supporto del Milan, i dettami di Pioli e la vecchia intesa con Kessié e Calhanoglu

Ismael Bennacer è atteso da tutti i tifosi milanisti. Il centrocampista rossonero è infortunato dal maggio scorso e avrà ancora un lungo periodo lontano dal terreno di gioco. Tuttavia, in questi giorni è tornato a Milanello ad allenarsi e ai microfoni del canale Youtube “Le Club des 5” ha raccontato i diversi step del suo infortunio. Di seguito, le sue dichiarazioni riportate da MilanPress.it.

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La mentalità e il supporto del club

Sul recupero:

“Va molto bene, procede tutto bene e sono nei tempi. È un infortunio un po’ particolare nel calcio perché è coinvolta la cartilagine. È uno stop un po’ lungo e onestamente non abbiamo una data esatta per il ritorno. Abbiamo un periodo, tra i 6 e gli 8 mesi, ma poi dipende dalla reazione del ginocchio. Derby di Champions? Era un match particolare per me, tutti lo attendevano: un derby in semifinale di Champions League. Era una delle partite più importanti della mia carriera. Ero frustrato, fa parte del mestiere: ognuno ha dei rischi, bisogna accettarlo. Non ho avuto troppe vacanze dopo, ero concentrato sulla rieducazione. Un infortunio lungo in cui ho trovato qualcosa di buono: quando si affronta qualcosa di così duro nella vita, bisogna vedere sia il bicchiere mezzo vuoto che mezzo pieno. Ne ho approfittato per ottimizzare del tempo nella mia vita, passare del tempo con la mia famiglia. Il campo mi manca tantissimo“.

L’aspetto mentale:

“È quello più importante. Non avevo mai avuto un problema di questo tipo, mi ha aiutato molto, così come essere con la mia famiglia. Ho voluto fare una parte della mia rieducazione in Qatar, perché è un ambiente in cui mi sento bene e che conoscevo già. La mia è stata un’operazione importante, per due mesi non ho potuto appoggiare il piede per terra. Non ho mai dubitato. L’infortunio è arrivato in maniera bizzarra, non l’ho capito. Ho preso colpi ben più importanti nelle partite, ma non si può controllare tutto ciò. Non ho paura. Questa è stata la prima settimana in cui ho ripreso bene a correre e non ho avuto paura. Ho fatto la cosa più dura finora, non resta che trovare la condizione e vedere la reazione del ginocchio ai carichi di lavoro in allenamento. Io voglio tornare al mio massimo livello, ma ci vorranno anche delle partite per farlo. Dicembre, gennaio, febbraio: non posso ancora dire quando rientrerò, dipende dalle prossime settimane. Certo, la Coppa d’Africa è un momento importante e ce l’ho nella mia testa, così come le gare con il Milan. Devi fissarti degli obiettivi quando hai un infortunio così lungo: uno di questi era la Coppa d’Africa, ma anche tornare a giocare con il Milan prima della competizione. Spero di contribuire al massimo, all’inizio anche solo da subentrato“.

Il supporto del Milan a Bennacer:

“Sì, il club mi è stato molto vicino. Già il fatto che un club ti lasci partire, ti segua come successo con me. Mi ha messo tutto a disposizione. Mi ha fatto scegliere il chirurgo per l’operazione e dove poter fare la rieducazione: hanno capito che l’aspetto mentale di tutto questo è fondamentale. Non mi hanno imposto nulla. Parlo molto con i dottori del Milan“.

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Questione di… percorsi (e ruoli)

Sul percorso in rossonero:

“Siamo in progressione costante. Quando sono arrivato nel 2019, l’obiettivo della dirigenza era riportare il Milan in Champions League. Ricostruire una squadra da Champions League dopo anni complicati. Sono arrivato nello stesso anno con Rafa e Theo. Ho firmato un contratto da 5 anni e ciò significava che in 5 anni bisognava riportare il Milan in Champions. Sono arrivato in uno dei più grandi club al mondo, con una storia incredibile, tutto incredibile. È veramente top, lo senti sotto ogni aspetto, è come una famiglia, è vicino a te. Il livello di organizzazione è molto alto. In una realtà del genere vengono fissati degli obiettivi e tu devi raggiungerli. Abbiamo ritrovato la Champions, abbiamo vinto uno scudetto e siamo arrivati in una semifinale di Champions. Dovrebbe essere la normalità per un club come il Milan, deve diventarlo nuovamente. I risultati degli ultimi anni sono stati vissuti come qualcosa di eccezionale perché la maggior parte non ha vissuto ciò, anche il mister non aveva mai vinto lo scudetto o era arrivato in semifinale di Champions. Ci siamo goduti il momento. La vittoria dello scudetto con il Sassuolo? Ce la siamo goduta, ma la stagione dopo è stato tutto dimenticato. Al ritorno dalle vacanze è stato ancora tutto più difficile: eri la squadra da battere, hai il tricolore sul petto, devi raddoppiare le forze“.

Sulla sua avventura da quando è arrivato:

“Io sono arrivato dall’Empoli, sono entrato da una piccola porta, anche se ho vinto la Coppa d’Africa. Molti dicevano: ‘Chi è Bennacer? Arriva dall’Empoli retrocessa?’. A me piace tantissimo tutto questo, perché finisci per sorprendere le persone. È un onore essere parte della ricostruzione di una squadra come il Milan, essere lì dall’inizio. È la quinta stagione, non ho nemmeno visto il tempo passare. Status nello spogliatoio? Il rispetto lo guadagni sul campo, provi sul campo le tue qualità più e più volte e ti guadagni il rispetto. Ho fatto così. Amo il calcio, ma questo è anche un lavoro che aiuta la mia famiglia e voglio eccellere nel mio lavoro. Non ho mai visto un giocatore che la gente rispetta ed è nullo sul campo“.

Sulla sua posizione preferita in campo:

“Posso essere d’accordo quando dici che nel periodo Covid eravamo molto molto forti, mi ricordo che abbiamo fatto 24/25 partite senza sconfitte. Io e Kessié nel 4-2-3-1 dietro a Calhanoglu. Il primo anno non ho avuto tanto tempo per adattarmi, ho giocato subito. Dopo l’Empoli, è stato differente. Non siamo ossessionati dal possesso palla. Ci capivamo benissimo con Kessie e Calhanoglu. Pioli all’inizio dell’anno scorso mi ha messo mezzala destra e ho segnato anche contro l’Atalanta. Non stava andando male, mi ha lasciato libero. Mi diceva che mi dava dei compiti, ma ero più libero. Poi sono tornato a giocare da play perché mancava qualcuno lì. Non dico che non mi piace quella posizione, ma credo che il periodo migliore sia stato quello con Kessie. Da play (numero 6) dipende tutto dal contesto, dalla mentalità del mister. Se ho un mister ossessionato con il possesso palla, prendersi dei rischi, mi piace molto la posizione da play. Da mezzala (numero 8), mi piace molto quando il mister mi dà dei compiti, ma mi lascia libertà. Posso però giocatore in entrambe le posizioni. La posizione contro il Napoli su Lobotka? Era il primo match che giocavo da trequartista, era qualcosa di nuovo per me. Senza pallone dovevo focalizzarmi su Lobotka“.

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