Bellinazzo: “Partecipazione popolare come risposta alla crisi dello sport italiano”

BELLINAZZO

BELLINAZZO – All’ultima videoconferenza tra i rappresentanti delle associazioni appartenenti al Comitato “Nelle Origini Il Futuro” (facebook.com/NOIFnelleoriginiilfuturo) di cui Milanisti 1899 e APA Milan sono parte integrante ha preso parte anche il noto giornalista Marco Bellinazzo, giornalista del Sole 24ore specializzato in sport economy e autore di molti libri sul tema tra cui l’ultimo è proprio “La fine del calcio italiano”.

Ne abbiamo approfittato per trasformare quella che è stata un’interessante chiacchierata con un esperto del settore e grande sostenitore della partecipazione popolare in un’interessante intervista.

Che idea ti sei fatto della cosiddetta “iniziativa Cottarelli” e di Interspac?

“Partirei parlando della vostra iniziativa per dire che mi piace. Guardo con simpatia le iniziative di sostegno e diffusione della partecipazione popolare perché ritengo che l’epoca della proprietà “privata” delle squadre di calcio, intesa come proprietà di un singolo (anche ricco), sia finita. Due sono i fattori che ne hanno decretato la fine: il primo è il Coronavirus che ha costretto il mondo del calcio ad una fase “negativa” per la prima volta dopo tanti anni. Il calcio in questo periodo di pandemia non ha prodotto nessun utile costringendo molti proprietari a fare i conti con questa fase recessiva. 

Ecco spiegato il secondo fattore: l’arrivo di importanti fondi di investimento che si pongono, grazie alle loro imponenti risorse economiche, in contrasto con i proprietari “singoli”. È un fenomeno irreversibile; non è un giudizio di merito ma semplicemente un dato di fatto. Perfino la ricchissima lega di pallacanestro professionistica americana, la NBA, ha aperto all’ingresso dei fondi di investimento al proprio interno.

Questo doppio mutamento, crisi economica e ingresso di fondi di investimento, fa sorgere all’interno del mondo dello sport la necessità di avvicinare tifosi e territorio alle squadre di club. Questo avvicinamento deve avvenire attraverso le iniziative dei tifosi stessi, meglio se organizzati in associazioni e ancor meglio se tali iniziative sono legate al territorio. Questo legame avrà poi ovviamente declinazioni diverse in funzione della diffusione dei tifosi; sarà certamente maggiore per le squadre di Serie B e Lega Pro ma nemmeno i grandi club possono permettersi di dimenticare il rapporto con il loro territorio.

Secondo te a che punto siamo nello sviluppo della questione partecipazione popolare?

Il discorso appena fatto può svilupparsi solo all’interno di una cornice normativa che però in questo momento in Italia pare non esserci così come l’interesse verso lo sport che, a dispetto di questo disinteresse, ha dimostrato di essere non solo un importante volano per l’economia italiana ma anche un fenomeno sociale importantissimo. Purtroppo, il Legislatore sembra spesso dimenticarsi dello sport in entrambe le accezioni, economica e sociale, come ha recentemente dimostrato la vicenda sulla destinazione dei fondi del “Recovery Plan”

Cosa sai della proposta di Interspac? Non sembra essere esattamente una proposta di partecipazione popolare…

È una proposta di cui si è già parlato in passato e da allora non è cambiata. Sembra essere più orientata verso la creazione di un gruppo di tifosi VIP piuttosto che verso la raccolta di un azionariato fortemente diffuso in linea con la proposta del Comitato NOIF. Tuttavia, potrebbe essere un’iniziativa utile sotto vari aspetti come, per esempio, il forte impatto mediatico che potrebbero avere i personaggi famosi. Potrebbe esser una buona occasione per promuovere la partecipazione popolare facendo breccia sia sulla stampa che all’interno del mondo politico.

In tal proposito, non pensi che ci sia una netta differenza tra tifosi VIP e “opinion leader”?

Certamente. I tifosi “VIP” sono utili alla diffusione del messaggio ma si corre il rischio di veicolare delle informazioni sbagliate. Il compito che le vostre associazioni si devono dare è quello di trovare dei “testimonial” che possano essere dei simboli della vostra battaglia ma anche prendere parte agli eventi che potrete organizzare per trasferire il messaggio nella maniera più efficace.

Nella nostra visione le associazioni di tifosi azionisti non devono essere un sostegno finanziario ma un sostegno organizzativo delle squadre.

Concordo anche su questo. Le associazioni di tifosi devono fornire alle squadre le loro conoscenze del sentimento dei tifosi, organizzare eventi e promuovere iniziative che coinvolgano i tifosi. Non si deve pensare solo alle grandi squadre ma anche, e soprattutto, alle realtà più piccole. Uno degli asset più importanti a disposizione delle associazioni è il cosiddetto “C.R.M.”. Spesso le squadre non hanno un database che raccolga i nominativi dei tifosi e permetta loro una efficace comunicazione “verticale” per le loro iniziative di marketing. Le grandi squadre si sono, più o meno velocemente, organizzate nel corso degli ultimi anni ma le piccole realtà sono spesso nell’impossibilità pratica di farlo ed il ruolo delle associazioni può diventare essenziale.

Altri settori dove il nostro ruolo di tifosi può essere importante?

Mi viene in mente in particolare un altro “pezzo” che manca a molti club grandi e piccoli che è quello relativo al “sociale”. Nelle tante realtà dove non esistono istituzioni come Fondazione Milan il ruolo di proposta e iniziativa delle associazioni diventa fondamentale; basti pensare al grande tema del rapporto con la scuola e a quello altrettanto delicato dell’abbandono scolastico. 

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