Milan, la favola Bartesaghi: il provino con Maldini, la chiamata di Pioli e Baresi

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Piero Mantegazza
Nato in provincia di Como nel 2000, laureato in Economia dei beni culturali e dello spettacolo. Ho mosso i primi passi nel giornalismo a “La Provincia di Como” per poi passare a Radio Rossonera. Raccontare lo sport è la mia passione: calcio e tennis non devono mai mancare. Fin da bambino il focus è il Milan, che è come una seconda famiglia. Innamorato delle bandiere e delle loro ineguagliabili storie, ormai sempre più in via d’estinzione

Davide Bartesaghi ha esordito con la maglia del Milan, il dietro le quinte: il provino, la quarantena e il rapporto con Pioli

Il Milan ha lanciato un altro giovane talento, si chiama Davide Bartesaghi ed è un classe 2005. Il terzino ha fatto il suo esordio in Serie A ieri contro il Verona, ma il Diavolo punta su di lui da tempo e l’anno scorso si è messo in evidenza con la Primavera di Ignazio Abate. Il padre Daniele ha raccontato la storia di Bartesaghi, dal provino al Milan con Maldini e Inzaghi, all’esperienza in tournée con la prima squadra.

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Davide Bartesaghi non è ancora maggiorenne, non ha la patente, ma gioca già nel Milan. La società ha deciso di puntare su di lui come vice Theo: il giovane terzino è dotato di un mancino di qualità e di un’importante struttura fisica, è alto 193 cm. Il padre Daniele ha raccontato a gianlucadimarzio.com questa favola a tinte rossonere:

“L’emozione è fortissima. Già l’anno scorso, quando è andato a Colonia con Pioli e ha esordito, è stato incredibile. L’ho visto entrare in campo e ho sentito il cuore stringersi. Non ci credevo, nulla di tutto questo era calcolatoEra solo un divertimento, un sogno: sta diventando realtà. Caratterialmente è chiuso, timido e rispettoso, non è un ragazzo sfacciato. Ha bisogno del suo tempo, ma sa gestire molto bene l’emozione: mi ha detto che in Youth League i fischi lo caricavano. Ora speriamo che impari molto, è un’opportunità unica. Lui sa che se ha bisogno ci sono sempre: di professione sono un artigiano muratore, lavoro da solo, quindi mi gestisco i tempi. Lo porto avanti e indietro se serve, perché questo è il suo sogno. Ogni ragazzo ha il suo livello di potenziale, non so quale sarà quello di Davide. Ma è arrivato fin qui, mi ha fatto il regalo più bello del mondo .Lo deve al suo impegno. Ricordo che durante la pandemia, un giorno, è venuto da me e mi ha chiesto: ‘Papà, mi servirebbero degli attrezzi per allenarmi’. I negozi erano chiusi. Così, gli ho preparato io dei bilancieri e dei pesi artigianali, con i materiali che avevo. Andava in camera e si allenava da solo, senza dire niente. In quel periodo è esploso fisicamente”.

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“Con Abate non era sempre un titolare, ma la cosa non mi ha mai preoccupato. So che il club ha fiducia in lui, ci vuole pazienza. Intanto, in prima squadra un anno fa lo chiamavano per cognome, ora lo chiamano per nome. È una cosa bellissima. Mi racconta che si trova bene con i compagni più grandi: avere il loro supporto è fondamentale. Sono idoli per me che sono un semplice tifoso, figuriamoci per lui. Pioli lo conosce bene, vuole farlo crescere perché ci vede ampi margini”. E ora, anche Franco Baresi è più vicino alla squadra. Daniele scandisce bene quel nome: l’idolo di sempre, il mito di una vita. “Baresi”: “Racconta ai giovani la sua esperienza, che è storia. Loro devono apprendere, sono lezioni di calcio. Quando aveva quattro anni e giocava all’oratorio mi hanno subito detto: ‘Ha una marcia in più’. Il primo club a cercarlo fu il Milan, ma alla fine, sotto consiglio, lo mandai all’Atalanta. Però, ero nuovo nell’ambiente e non ho mai firmato il cartellino: così dopo un anno e mezzo a Bergamo siamo andati al Milan. Al Vismara, al provino, c’erano Inzaghi, Carbone e Maldini. Mi hanno chiesto se Davide volesse far parte della famiglia rossonera. Io non ho avuto parole per rispondere, ero bloccato. Ci ha pensato lui: ‘Sì’. Sono passati undici anni. E ora siamo qui, lo guardo partire con i grandi”. Storie di calcio, di amore e di Milan. “Vai, impara, sogna”, firmato “papà”.

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