Attacco da salvezza, difesa da scudetto: il paradosso di questo Milan

Il Milan non sta certamente attraversando il momento migliore della sua stagione. Il rientro dalla sosta per le Nazionali, già molto deludente a causa del fallimento degli Azzurri, è stato un vero incubo fino ad ora per i supporter rossoneri. Il weekend che doveva portare il Diavolo allo strappo decisivo ha invece consegnato due scalpi di primissimo livello alle inseguitrici e un lunedì di amarezza agli uomini di Pioli. Il turno successivo non è stato indubbiamente migliore, se non per lo scivolone del Napoli contro la Fiorentina che ha consentito al Milan, quantomeno formalmente, di mantenere il primo posto in campionato. La situazione però è cambiata. Il vantaggio di avere l’ormai celebre “destino nelle proprie mani” è stato ceduto all’Inter da due prestazioni non totalmente negative in sé ma preoccupanti dal punto di vista del risultato. E non facciamoci trarre in inganno da questi due pareggi: il problema risale a molto prima della sosta. Le difficoltà realizzative del Milan erano sotto gli occhi di tutti, ma il sapore gustoso dei tre punti, che in un modo o nell’altro arrivavano, nascondeva l’amaro boccone di un attacco povero di idee, di alternative e, in alcuni casi, di talento.

A mio personalissimo parere la luce si è spenta dopo i quattro giorni di gloria tra la rimonta nel derby e il netto e sonoro 4-0 alla Lazio in Coppa Italia. Da quel momento il Milan ha giocato 9 partite, 8 in Serie A e il derby di Coppa Italia. Al di fuori dell’Inter e del Napoli, le altre 7 avversarie affrontate dagli uomini di Pioli si trovano attualmente nella colonna di destra della classifica. Il bilancio parla da solo: 4 vittorie, di cui una proprio al Maradona, e 5 pareggi. L’unica sfida con più di una rete messa a referto è il deludente pareggio con la Salernitana, che è anche la sola partita con più di un gol subito dalla discussa sconfitta contro lo Spezia del 17 gennaio. Il bottino realizzativo di queste 9 partite è da lotta salvezza: solo 7 reti messe a segno, una media di 0,77 gol a partita. Se analizziamo solo le ultime 6 gare il Diavolo è andato a segno 3 volte: una con Giroud, mentre le altre due con giocatori non proprio abituati a trasformarsi in bomber, Kalulu e Bennacer, che hanno pescato due jolly dalla distanza del valore di sei punti. Quali possono essere i motivi di questa profonda crisi offensiva?

Sinceramente penso che aggrapparsi alle assenze di Ibrahimovic o di Rebic non abbia molto senso. Indubbiamente i due attaccanti stanno mancando alla compagine di Pioli, ma entrambi sono fuori da lungo tempo e il Milan ha sempre saputo gestire queste assenze. La vera differenza è sulla fascia sinistra. Rafael Leao sembra aver perso l’ispirazione. Senza dubbio in questa stagione il portoghese ha dato delle dimostrazioni che probabilmente nessuno si sarebbe aspettato. Innumerevoli volte è riuscito a trovare una giocata decisiva anche in partite difficili e a sbloccare il risultato. Nelle ultime partite, però, la sua fantasia sembra essersi spenta. Leao esce spesso dalla partita, tocca pochi palloni e soprattutto si muove male sul fronte d’attacco, sia con che senza la palla. Molte volte il Milan si è appoggiato sul talento del portoghese, ma adesso bisogna tornare a fare quel bel gioco di sistema che tanto è stato elogiato da tutti ad inizio stagione.

La situazione, ovviamente, non è da considerarsi perduta. L’attacco certamente ha le polveri bagnate, ma al momento è un altro il reparto su cui il Milan deve appoggiarsi per tirarsi nuovamente in piedi: la difesa. Analizzando le stesse ultime 9 partite, il Diavolo ha subito solo 3 reti. Dal gol (di mano?) di Udogie, i ragazzi di Pioli hanno inanellato una serie di 6 clean sheet consecutivi e stanno dimostrando di avere una difesa assolutamente da scudetto. Se dietro continueranno a giocare così, all’attacco basterà rialzare la testa anche solo un minimo per poter provare davvero a mettere le mani sul campionato.

Photocredit: acmilan.com

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