Arnautovic: “Ibra? Paragone impossibile! Io e Balotelli due bambini…”

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

Intervistato dall’edizione di oggi di Sportweek, l’attaccante del Bologna Marko Arnautovic ha parlato del suo passato da “testa calda”: tra Balotelli, Ibrahimovic e… Giroud.

Sul Marko Arnautovic di oggi
“Un padre. Un marito. Un uomo più maturo, sereno, tranquillo. Completamente diverso da com’era dieci o dodici anni fa. Ho due figlie e quindi grosse responsabilità. Il ragazzo che ne faceva di tutti i colori? Ogni tanto viene fuori, soprattutto in campo. Lì rimango più aggressivo. Ma ripeto: sono diverso. Prima, la sera volevo sempre uscire, facevo cazzate, combinavo casini… Adesso sono sempre a casa, non mi vedrai mai fuori”.

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Sul mantenere il controllo e sul comportamento da giovane
“Adesso è facile. Prima no. Prima facevo quello mi passava per la testa. Dalla bocca mi usciva di tutto, senza pensarci. Dalle mie parti si dice: meglio pensare dieci volte prima di dire una cosa. Invece io dicevo dieci cose e pensavo una volta. Ora è il contrario. Pensavo: solo mio padre e mia madre possono dirmi cosa fare. Gli altri no. Soprattutto nel calcio. Se un allenatore mi rimproverava, se mi urlava addirittura, rispondevo: tu non sei mio padre. Ora capisco che il calcio è il mio lavoro, mi pagano bene per farlo, quindi ho il dovere di ascoltare il mio allenatore, il direttore sportivo, il presidente. Anche i compagni: se sbaglio qualcosa e non vedo l’errore, ma loro sì e me lo fanno notare, devo accettarlo e non attaccarli come facevo: “Oh, ma chi sei, che cazzo vuoi?”. Una volta c’era solo Marko Arnautovic. Pensavo a me stesso e non agli altri. Anche all’Inter, non potevi parlare con me: credevo di essere il migliore, il numero uno. Ho sbagliato, completamente. E questo mi ha fregato. Me lo dicono tutti: la tua carriera poteva essere migliore. È vero, se dieci anni fa fossi stato quello che sono oggi. Rimpiango la disciplina che non ho avuto. A darmela ci hanno provato tutti. Ho sbagliato sempre io. Mourinho mi ha aiutato tanto, ma per sei mesi anche a lui ripetevo: tu non puoi darmi ordini, non sei mio padre. È stato David Moyes al West Ham a cambiarmi la vita. Mi ha spostato di ruolo, da esterno a centravanti, e mi ha detto: “Ti metto davanti, ma devi difendere insieme alla squadra”. “Io non difendo”. “Se non difendi, non giochi”. Mi sono sacrificato a difendere per due o tre mesi, dopo lui è tornato da me e ha detto: “Adesso puoi restare fermo lì davanti. Gli altri lavoreranno per te. In cambio, mi devi fare gol o servire l’assist”. Sì, Moyes mi ha cambiato nella testa».

Arnautovic sul paragone con Zlatan Ibrahimovic
“È stato un paragone impossibile. Mi ha fatto felice all’inizio, ma, ragazzi, Ibra è Ibra. Io non sono al suo livello. Mi tolgo il cappello davanti alla sua carriera. Per me è un amico, un fratello, perché anche la sua vita all’inizio non è stata facile”.

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Sul rapporto con Balotelli, che disse “Marko è il più folle che io abbia conosciuto”
“È il contrario. Facevamo scherzi e dispetti ai compagni tutti i giorni. Come i bambini, veramente. Lui di più. Sfrecciava in via Montenapoleone col macchinone per farsi vedere. Lui davanti, io dietro. E i ragazzi e le ragazze, quando lo vedevano per strada: “Uuuuuhhh, Mario, Mario!”. Anche lui pensava di essere il più forte di tutti. Pure lui è cambiato. Ci sentiamo spesso”.

Arnautovic sui tre attaccanti più forti oggi
“Benzema. Haaland. Il terzo… come faccio a non mettere Mbappé, anche se non è proprio un centravanti? E allora devo mettere pure Messi. Sì, tolgo Haaland e dico Messi, Benzema e Mbappé. Il quarto è Giroud: lui è sempre importante. Segna e lavora per la squadra”.

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Marko Arnautovic

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