Antonello (AD Inter): “Niente più esclusiva su San Siro, ci stiamo guardando intorno”

DiDavide Giovanzana

Feb 28, 2022

La situazione del nuovo San Siro continua ad essere problematica: il dibattito pubblico tarda ad arrivare e le società cominciano a valutare altre opzioni.

Come riportato dalla Gazzetta dello Sport, l’idea di base per la Cattedrale rimane sempre quella di San Siro. Sala vuole coinvolgere la popolazione col dibattito pubblico, che è obbligatorio per opere superiori ai 300 mln. Ma il Sindaco vorrebbe fare in fretta. Al massimo in otto mesi, e non in dodici. Stando così le cose, i lavori potrebbero iniziare nei tempi previsti, ovvero nel 2023. Dentro la maggioranza però cresce il dissenso. Possibile che tra settembre e ottobre si tenga un referendum comunale sul tema: la scadenza per la presentazione delle firme è il 5 marzo e, perché sia valido, dovrà andare a votare il 50% più uno degli elettori delle ultime comunali (250mila circa). Anche se basterebbe il dibattito pubblico a “sterilizzare” nei fatti il referendum. L’AD dell’Inter Antonello ha commentato alla rosea la situazione.

Antonello, il sindaco Sala ha detto che la pazienza dei club rischia di esaurirsi. Voi e il Milan l’avete effettivamente esaurita…?
«No, ma i club hanno fatto e stanno facendo tutto il possibile per portare avanti il progetto San Siro, che era la nostra priorità. Ma dall’altro lato, abbiamo percepito forse una scarsa adesione al progetto da parte dell’amministrazione. Ormai da più di tre anni abbiamo presentato il progetto e fatto tutte le varianti ri- chieste, dando disponibilità ad abbassare gli indici volumetrici, ma temiamo che l’iter burocratico si stia allungando. Come in tutti i progetti, però, esistono sempre dei piani alternativi…».

E il vostro si chiama Sesto San Giovanni?
«Intanto, la premessa è che da parte nostra non c’è più “l’esclusiva” su San Siro: non possiamo stare fermi, immobili, per tre anni senza avere delle risposte e, quindi, è giusto guardarsi intorno per dare uno stadio alla città e ai tifosi. Tra le varie ipotesi, su cui non c’è ancora uno screening complessivo, di sicuro resiste quella di Sesto San Giovanni che a suo tempo fu oggetto di valutazione».

In questo stallo, voi e il Milan siete ancora perfettamente allineati o divergete in qualcosa?
«Proseguiamo con la stessa unità di intenti, quella che abbiamo mostrato in tutte le attività progettuali. Entrambi vogliamo un impianto moderno, all’avanguardia, che resti per le future generazioni, che sia all’altezza del blasone dei club. E con tempi precisi…».

Ma c’è una dead line che date a Sala?
«Non vogliamo mettere pressione all’amministrazione o fare aut aut: rispettiamo al massimo tutte le fasi amministrative. Conosciamo che nella burocrazia ci sono intoppi e lungaggini, ma in questi casi è l’incertezza la cosa peggiore: il solo “dibattito pubblico” potrebbe durare un anno. Se tutti gli iter previsti, tra lo stesso dibattito più eventuali referendum e ricorsi, portassero a una estensione della “time line” di esecuzione progettuale, a quel punto i club non potrebbero che valutare altri progetti con una pianificazione più ristretta».

Ma nel dibattito ormai in partenza non sarebbe importante far sentire la vostra voce?
«Siamo ovviamente disponibili a chiarire tutti gli elementi progettuali ai comitati, anche se tutta la documentazione è disponibile agli uffici tecnici. Non siamo contrari a dare voce ai cittadini, anzi, ma non possiamo stare fermi: l’eventuale piano B dimostra la serietà e la determinazione che entrambi i club hanno per dotarsi di un nuovo stadio».

Ma lasciare la zona di San Siro non sarebbe una sconfitta per entrambi i club?
«Se fossimo costretti a rinunciare al progetto originale, sarebbe certamente una sconfitta per tutti. Ma è più importante avere un impianto all’altezza dei top club europei. Ma se si costruisse nell’area metropoli- tana, che possiamo considerare del tutto organica a Milano, Inter e Milan rimarrebbero comunque attaccati ai valori della città e alla loro storia».

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