(ESCLUSIVA) Sormani: “Ho il cuore diviso tra Milan e Napoli! Decisiva la sfida tra Osimhen e Leao”

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

«Al Milan ho vinto tutto, a Napoli ho lavorato 14 anni: è l’unica partita che non posso perdere ma è anche l’unica partita che non posso vincere…». Lo chiamavano il Pelè bianco e con il Milan di Rivera e Prati, e di Schnellinger e Trapattoni, Angelo Benedetto Sormani, brasiliano di Jau ma con nonni toscani e veneti, ha conquistato in tre anni, dal 1967 al 1969, il Grande Slam: cioè scudetto, Coppa Italia, Coppa delle Coppe, Coppa dei Campioni e Coppa Intercontinentale: «Peccato solo che come squadra fossimo un po’ avanti con l’età sennò avremmo vinto molto di più». Radio Rossonera lo ha raggiunto nella sua casa romana e il centravanti racconta come ha visto l’andata e come vede la sfida di ritorno dei quarti di Champions League con il Napoli tra aneddoti, curiosità e analisi tecniche.

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A Milano Sormani ha giocato cinque anni, 45 gol in 134 partite, a Napoli due prima di diventare allenatore delle giovanili per tre lustri. Per lui NapoliMilan è un derby del cuore e su quella che sarà la sfida del Maradona ha le idee chiare: «Le due squadre se la giocano alla pari anche se le due vittorie del Milan pesano soprattutto sul morale che è importantissimo in sfide come queste. Il Milan parte avvantaggiato ma non si deve illudere, il Napoli resta fortissimo, una squadra che ha fatto un campionato fuori della norma. Peccato che una delle due debba lasciare la corsa alla Champions». Conterà la condizione psicologica ma anche il ritorno di Victor Osimhen al centro dell’attacco azzurro: «Lui e Leao hanno velocità e esplosività, se scappano poi ci vuole un lazo dei cowboy per prenderli. L’assenza fin qui ha pesato ma il loro duello potrebbe essere decisivo». Un Milan al contrario che avrebbe bisogno di un centravanti come Sormani: «Io in realtà non ero un centravanti puro ma di manovra che sapeva anche giocare dietro le punte, non ero nemmeno un individualista. Certo fare il centravanti del Milan è difficile, ma è difficile dappertutto». Ha vissuto due squadre diverse e in due mondi opposti: «Milano e Napoli sono due città completamente diverse, io mi sono sempre adattato all’ambiente dove mi trovavo a vivere: a Milano cercavo di fare il milanese a Napoli di fare il napoletano. Così ho sempre vissuto bene ovunque».

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Per vincere, lui che ha combattuto mille battaglie in Europa, c’è bisogno soprattutto di una cosa: «La fiducia in se stessi: non devi pensare sei in forma o no ma quanto sei disposto a dare per la tua squadra, la componente psicologica sarò importante». Confessa un debole «Mi piacciono le squadre inglesi, hanno tutto, un ritmo spaventoso e la capacità di far divertire. Anche il Bayern Monaco mi piace e non da adesso». Ma una semifinale tutta italiana, magari un derby non gli dispiacerebbe per niente. Dice solo: «Sarebbe una sfida interessantissima». Ma al Pelè bianco brillano gli occhi…

di Massimo M. Veronese

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