Sacchi commosso alla laurea di Ancelotti: “Non mollava mai”

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Andrea Roderi
Studente universitario, appassionato di radio, podcast e Milan. Aspirante giornalista professionista.

La laurea di Ancelotti, la commozione di Arrigo Sacchi. La sua grandezza e la sua umiltà in alcuni episodi nel Milan del passato.

Nella giornata di ieri, l’Università di Parma ha conferito a Carlo Ancelotti una laurea ad honorem in Scienze e tecniche delle Attività motorie, tra l’entusiasmo e la commozione del protagonista e dei presenti. Tra questi, in particolar modo, spiccava la presenza di Arrigo Sacchi, che Ancelotti lo ha allenato al Milan e che si è avvalso delle sue qualità di collaboratore durante il periodo in Nazionale. L’ex tecnico rossonero (Arrigo) ne ha parlato sull’edizione odierna della Gazzetta dello Sport, rievocando alcuni passaggi fondamentali del rapporto con l’attuale allenatore del Real Madrid.

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Nostalgia

Un tuffo al cuore per i più nostalgici del Milan del passato, fatto di grandi leggende e di grandi allenatori. Sacchi si abbandona al ricordo di alcuni episodi vissuti con Carlo Ancelotti che, qualche anno più tardi, sarebbe diventato a sua volta un altro grande tecnico dei rossoneri. Prima di tutto, la necessità di convincere Berlusconi, piuttosto restio all’acquisto di un giocatore a fine carriera: “Cercai di convincerlo con questa frase: «Se lei mi compra Ancelotti, vinciamo lo Scudetto». Carletto arrivò e pure il Tricolore”. I primi periodi in rossonero, però, non furono positivissimi: “Berlusconi non era contento del suo rendimento. Carletto allora cominciò a presentarsi all’allenamento con due ore di anticipo e lavorava con i ragazzi della Primavera. Non dimentichiamolo: era un giocatore che faceva parte del giro della Nazionale, mica uno qualsiasi. Questo episodio dà idea della sua grandezza e, soprattutto, della sua umiltà“. Ancelotti da giocatore, così come da allenatore, era sempre pronto a lottare senza mollare un centimetro: “Stavamo vincendo una partita per 4-0 ma lui voleva fare a tutti i costi il quinto gol. Per riuscirci si è addirittura rotto un polso. Non si tirava mai indietro, lottava e lavorava con la consapevolezza che soltanto se si fatica si può pensare di raggiungere la gloria”.

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I “segreti” di Ancelotti

La commozione di Sacchi nel parlare del “suo” Ancelotti è piuttosto evidente: “Devo ammettere che mi sono emozionato. Quando il rettore gli ha consegnato il diploma di laurea avevo le lacrime agli occhi”. Come Sacchi, Ancelotti può essere tranquillamente considerato nell’Olimpo dei più grandi allenatori di tutti i tempi, anche e soprattutto dopo gli ultimi straordinari successi ottenuti alla guida del Real Madrid. I suoi principali pregi? “Semplice, lui è una brava persona che fa della genuinità, della generosità, della passione e del buonsenso i suoi punti cardine. Non ho mai sentito un giocatore lamentarsi dei suoi metodi, tutti ne parlando sempre in termini positivi.”. Il suo segreto? “Il dialogo: Carletto cerca di convincere, usa la persuasione e non la percussione. Prossimo step: il Brasile. Per una carriera che vuole arricchirsi anche di titoli con la Nazionale più vincente di sempre.

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