Mandžukić, come Pioli potrebbe utilizzare il croato?

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MANDZUKIC – L’arrivo di Mario Mandžukić certifica la volontà della proprietà di dotare Stefano Pioli di tutti i mezzi necessari per centrare il ritorno fra le prime quattro del campionato. Ritorno che varrebbe la qualificazione alla Champions League, competizione dalla quale i rossoneri mancano dal 2014.

Al netto delle perplessità fisiche su un giocatore che non scende in campo da diversi mesi (dopo la fine dell’esperienza in Qatar con l’Al-Duhail) la scelta del croato sembra coerente col progetto tattico avviato dai rossoneri sotto la gestione Pioli.

Infatti, uno dei tasselli mancanti nella rosa a disposizione del tecnico milanista era proprio un vice Ibrahimovic. L’ex attaccante della Juventus va idealmente a colmare questa lacuna.

Finora, in assenza di Zlatan, sono stati Rebic e Leão ad alternarsi nella posizione di riferimento più avanzato dell’undici rossonero ma nessuno dei due ha le caratteristiche per sopperire totalmente allo svedese.

Nel 4-2-3-1 di base costruito da Pioli, Ibrahimovic assume spesso la funzione di pivot offensivo che arretra per giocare in zona di rifinitura (fra le linee di difesa e centrocampo avversarie) lasciando libero lo spazio centrale che viene via via occupato dai compagni per l’attacco alla profondità.

Oltre a ciò, lo svedese funge da riferimento quando il Milan, faticando a costruire dal basso, decide di appoggiarsi a Ibra utilizzando la palla lunga per andare poi a giocare subito nell’altra metà campo.

Rebic e Leão sono invece giocatori più adatti ad attaccare la profondità, spendibili quindi come prime punte quando il Milan si trova ad attaccare difese che non difendono troppo in basso. Entrambi hanno bisogno di campo davanti per esprimersi al massimo, sia attaccando lo spazio alle spalle dell’ultima linea di difesa avversaria sia quando sono chiamati a far risalire il campo palla al piede alla squadra.

Con Mandžukić ora il Milan ha in organico un giocatore che, per caratteristiche (che pure non sono totalmente le stesse), può rappresentare una soluzione alternativa più simile a Ibrahimovic rispetto a quanto rappresentato dal croato e dal portoghese.

Detto questo, non è da scartare l’ipotesi che (in alcune partite o frangenti delle stesse) Pioli decida di impiegare contemporaneamente Mandžukić e Ibra.

Con Allegri, alla Juve, l’attaccante di Slavonski Brod veniva spesso impiegato da esterno offensivo nel 4-2-3-1 bianconero, con compiti anche di copertura e, soprattutto, di invasione dell’area avversaria nella zona del secondo palo quando la manovra bianconera si sviluppava sul lato destro.

Attualmente sembra difficile (ma non impossibile) immaginare una soluzione con Mandžukić allineato a Çalhanoğlu e all’esterno destro nella batteria dei trequartisti, anche perché nel sistema fluido di Pioli i giocatori dietro la punta centrale devono convergere in mezzo fra le linee avversarie. E questo non è un tipo di lavoro in cui l’attaccante croato sembra in grado di poter dare il meglio di se.

Più probabile appare invece (almeno sulla carta) il sacrificio del numero 10 per creare un 4-4-2/4-2-4 con l’ex juventino al fianco di Ibrahimovic.

Una coppia d’attacco del genere, che pur toglierebbe qualcosa in termini di pressione avanzata in fase di non possesso, garantirebbe al Milan di poter contare su due invidiabili corazzieri in grado di imporsi fisicamente a centro area.

Il che sarebbe un’alternativa offensiva per una squadra come il Milan che attualmente è 11° per cross (3° per riusciti) e 6° per traversoni tentati (6° per riusciti).

photocredits acmilan.com

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