Ambrosini: “Pioli gravato di responsabilità. Ecco il mio leader”

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Giacomo Todisco
Nato a Milano nel 1998, muove i primi passi nel mondo del giornalismo all' età di 20 anni. Con esperienza in campo sportivo in generale, sfrutta la sua passione per informarsi su gran parte del panorama calcistico. Appassionato di Premier League e Liga spagnola. Tifoso del Milan da sempre.

A tutto Milan: Ambrosini dal mercato a Ibrahimovic, passando da Pioli e gli infortuni. Le parole di chi ben conosce Milanello

L’ex calciatore e capitano rossonero Massimo Ambrosini è intervenuto a La Gazzetta dello Sport per un’intervista a tutto tondo sul Milan di Stefano Pioli. Nel corso della chiacchierata con la rosea, diversi gli argomenti toccati. La benedizione di Loftus-Cheek, la crisi di risultati, il mercato e molto altro. Di seguito, le sue dichiarazioni.

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La crisi, Pioli e Ibra

Parte da una precisazione:

«Non chiedetemi dove sarà il Milan tra due settimane, non leggo il futuro…».

Fiorentina e Borussia Dortmund: è il bivio della stagione?

«Con il Dortmund è la partita dell’anno, c’è poco da discutere. In campionato il tempo gioca dalla parte del Milan, ma con la Fiorentina servirà una risposta “di prestazione”: senza Leao e Giroud sarà un test chiave per capire la reale forza della squadra. Finora, quando il Milan ha rinunciato ai titolari ha faticato perché le alternative non si sono dimostrate all’altezza: Pioli non ha avuto nulla da Jovic, ha avuto poco da Okafor e pochissimo da Chukwueze».

La crisi di risultati in campionato si spiega così?

«È un complesso di fattori, perché anche i titolari hanno attraversato fasi difficili. Penso a Thiaw con la Juve o al calo di Reijnders nell’ultimo mese. Detto questo, dobbiamo ricordarci che il Milan ha cambiato molto nell’ultimo mercato: in rosa c’è qualità ma manca quella consapevolezza che si acquisisce negli anni, come ha fatto l’Inter, che infatti è più strutturata. Il Milan è ambizioso e fa bene ad esserlo. Se allenterà i cali di tensione che gli hanno fatto perdere punti…».

Per molti tifosi Pioli non ha più lo spogliatoio in mano.

«Io non ho questa sensazione. Però penso che un allenatore debba essere bravo a trovare motivazioni forti per mantenere alto il livello di concentrazione: Pioli nell’anno dello scudetto ci è già riuscito. A questo va aggiunto un aspetto a mio avviso determinante: a livello societario il Milan ha deciso di cambiare, dandosi una struttura nuova. E ha delegato a Pioli un compito che prima spettava ad altri, gravandolo di un’ulteriore responsabilità».

L’arrivo di Ibra aiuterà?

«Non so cosa farà esattamente. Quello che posso dire è che, per un allenatore di un top club, sentire la presenza della società nel quotidiano è di grande aiuto».

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Infortuni, leadership e mercato

I tanti infortuni sono figli dello stile di gioco?

«Per me no: il Milan ha uno stile internazionale, come molte big europee».

Lei è stato uno dei leader dello spogliatoio. Per il Milan di oggi le viene in mente qualcuno?

«Avete visto Loftus-Cheek con il Psg? Con un calciatore che gioca una partita così sarei molto esigente: ha tutto per prendere in mano la squadra. È l’ora di battere un colpo».

Bennacer sta per tornare…

«E se sta bene gioca sempre, perché incide. Però non si può chiedere il mondo a un giocatore fermo da maggio. In mezzo il Milan ha ottimi giocatori, ma serve più cattiveria al tiro: Reijnders, Musah, Loftus… Devono sfruttare le occasioni».

A proposito di gol: quale 9 aggiungere a Giroud a gennaio?

«Il centravanti perfetto sarebbe stato Taremi. Jonathan David è senz’altro un profilo interessante. Però mi chiedo: siamo sicuri che in questo contesto Colombo non avrebbe fatto comodo?».

La Fiorentina arriverà a San Siro a -3 dal Milan. Sorpreso? Ambrosini chiude:

«Ha limato i difetti dell’anno scorso, ora concede meno pur giocando un calcio offensivo. Il progetto tecnico è molto simile a quello del Milan. Ma ripeto: la Fiorentina va battuta da squadra. Se non fai le cose per bene rischi, perché i viola evidenziano i tuoi punti deboli. In ogni caso, sia loro che il Borussia concedono spazio a chi le affronta. E quando il Milan ha spazio…».

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