Ambrosini: “Dopo l’addio dei senatori il Milan era vuoto, ma…”

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Andrea Roderi
Studente universitario, appassionato di radio, podcast e Milan. Aspirante giornalista professionista.

Ambrosini intervistato e messo alla prova su YouTube: la pesante eredità di Paolo Maldini, il colpo subito da Gerrard nel 2007, il difficile addio al calcio

Sul canale di ZW Jackson, da qualche tempo, va in onda una sfida semplice quanto efficace: l’ospite di puntata deve tirare in porta cento volte, chi segna di più, vince. Tra i concorrenti, ovviamente, non mancano gli ex calciatori, da Moscardelli a Rolando Bianchi. Questa volta, però, è toccata proprio al “nostro” Massimo Ambrosini, chiamato a a dire il vero a cimentarsi in un fondamentale in cui non ha mai primeggiato particolarmente, il gol. Tra un tiro e l’altro, Ambrosini ha risposto a diverse domande sulla sua carriera al Milan, sulla sua esperienza da capitano, sulla finale di Champions del 2007.

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Il dolore di lasciare il Milan

Al termine della stagione 2013, Massimo Ambrosini lascia il Milan dopo diciassette anni di militanza. Abituarsi alla nuova vita da ex calciatore non è stato certamente semplice: “Sono quasi dieci anni che ho lasciato il calcio. All’inizio è stato difficile, perdi la tua quotidianità, perdi gli scherzi dello spogliatoio, lo stadio. Per me è stato importante a fare questo nuovo lavoro, che mi ha permesso di lavorare e continuare a vedere le partite”. Il nuovo lavoro da opinionista e telecronista ha reso Ambrosini una delle voci più importanti e autorevoli del calcio italiano contemporaneo. Un anno prima del suo addio ai colori rossoneri, Ambrosini aveva assistito all’addio di tante bandiere del Milan. Un momento di passaggio a cui è stato difficile abituarsi, per tifosi e giocatori: “I senatori sono stati importantissimi per ricostruire il Milan, soprattutto dopo gli addii di Gattuso, Nesta e Inzaghi. Avvertii un senso di vuoto grosso, piano piano ci fu da fare. All’interno l’abbiamo sentita molto, ma non bisogna scappare mai dalle proprie responsabilità“.

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Ambrosini capitano del Milan

Al termine della stagione 2008-2009, il ritiro dal calcio di Paolo Maldini ha elevato Ambrosini al grado di capitano del Milan. Un momento complesso, per la società rossonera: l’Inter andava a un altro passo, le stagioni vittoriose in Champions League cominciavano lentamente a trasformarsi in ricordi. Da lì a poco, dopo la venuta di un’altra grande bandiera, Zlatan Ibrahimovic, il Milan si sarebbe spento per molti anni, abbandonando troppo a lungo le luci dei palcoscenici più prestigiosi. Per Ambrosini: “Essere capitani dopo Maldini, in un periodo così complesso per il Milan non è stato semplice. Arrivi ad ereditare qualcosa di pesante, nel paragone finisci per forza a uscirne diciamo da perdenti. Ognuno ha il suo metodo: Paolo ha vissuto tanti tipi di Milan, io mi sono assunto le mie responsabilità”. Una fascia tenuta stretta al braccio per tre stagioni, alzando un Campionato e una Supercoppa Italiana. Il bottino dei due capitani del futuro, Montolivo e Romagnoli, sarebbe stato ben più magro.

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Nostalgia del passato

Nel 2007, Massimo Ambrosini scende in campo contro il Liverpool nella finale di Atene. A fine primo tempo, le condizioni fisiche del centrocampista non solo delle migliori, ma stringere i denti è d’obbligo: “Durante la finale di Champions del 2007, a fine primo tempo vincevamo 1-0 contro il Liverpool con gol di Inzaghi. Prendo una ginocchiata folle da Gerrard nel polpaccio, ovviamente non di proposito. Ho giocato comunque tutto il secondo tempo, non si poteva uscire”. Visto il dolore fisico, vincere la Coppa per la seconda volta quarantacinque minuti più tardi è stato ancor più gratificante: “In una parola: eccitazione, oppure grande gioia, non solo mia ma di tutta la squadra”. Parlando di grandi centrocampisti, qual è il pari ruolo più forte incontrato in carriera? “Il centrocampista più difficile da affrontare è stato Zidane, affrontato con la Juventus, con il Real e con la Francia. Una volta contro il Real abbiamo fatto 2-2, lui aveva un’accelerazione e un controllo di palla incredibili”. Parlando del calcio di oggi, invece: “Mi rivedo molto nel mio ruolo particolare di centrocampista difensivo e di inserimento nel periodo al Milan di Tonali“. La durata della carriera in rossonero, purtroppo, è stata ben diversa. Per dovere di cronaca, la sfida dei cento tiri per Ambrosini non è andata benissimo. Un infortunio alla caviglia (Ambrosini si opererà tra pochi giorni, ndr) lo ha costretto a essere sostituito dal figlio proprio nei tiri finali. Chissà se, in casa Ambrosini, non si nasconda un altro potenziale campione

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