Condò: “Milan, era mal di pancia! Le risposte di Adli e Okafor”

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Davide Giovanzana
Nato in provincia nel 1997, Laureato in scienze della comunicazione. Ho studiato e lavorato con un solo obiettivo nella testa, rendere una passione il mio lavoro: raccontare il Milan alla gente del Milan. Ho un debole per le storie difficili e per gli underdog in tutti gli sport

Dalla crisi derubricata a “mal di pancia” al turnover che ha consentito a Yacine Adli di prendersi il Milan: Paolo Condò analizza la 6a giornata di Serie A

Come dopo ogni giornata di Serie A, La Repubblica affida il commento e l’analisi di quello che è successo a Paolo Condò: oltre al Milan e alle prestazioni di Yacine Adli e Noah Okafor, il giornalista ha parlato ovviamente di Domenico Berardi, di Inter, Juventus e Napoli. Dalla crisi post-derby derubricata a “mal di pancia” al turnover di Pioli che ha consentito ad Adli di prendersi finalmente il Milan: l’analisi della 6a giornata di Serie A.

Berardi come Robben

“Nel corso della sua lunga e onorata carriera Arjen Robben ha segnato 255 gol, buona parte dei quali in un modo che è diventato una griffe: sinistro dal limite a rientrare sul palo lontano. Con la rete che è costata all’Inter la prima sconfitta stagionale — un sinistro dal limite a rientrare sul palo lontano — Domenico Berardi è salito a quota 147, e considerato che non ha ancora 30 anni è possibile che a fine carriera i suoi numeri risultino perfino migliori di quelli del modello originale. […] Negli ultimi due anni l’ha chiesto Pioli per il Milan, l’ha proposto Mourinho alla Roma, l’ha indicato Sarri per la Lazio, ci ha provato la Fiorentina, l’ha trattato con un’offerta seria l’Atalanta. In agosto si è rifatta viva la Juve, ma senza i denari necessari: vedremo in gennaio”.

“In attesa di potersi testare ad alto livello — fino a quando non succede in molti continueranno a ritenerlo un fenomeno di provincia — Berardi imperversa. Sabato ha battuto la Juve, mercoledì ha sconfitto l’Inter a San Siro, entrambe le volte con gol alla Robben. Quando sta così bene si muove come una tigre nell’arena, colpisce sostenuto da una squadra che con Dionisi ha battuto Juve e Milan l’anno scorso e tutte e tre le grandi metropolitane due anni fa. Se trova spazi nei quali lanciarsi, il Sassuolo a volte è irresistibile. L’Inter ha pagato pegno nel momento in cui stava spiccando il volo, e non si può dire che Inzaghi abbia sottovalutato l’impegno perché del trittico Empoli-Sassuolo-Salernitana in otto giorni è stata questa la gara in cui ha schierato i titolari (stanchi)”.

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Condò sul Milan: Adli, Okafor le risposte

“L’inchiodata dell’Inter ha permesso a quasi tutte le inseguitrici di guadagnare terreno, e il Milan le si è affiancato. Nulla di sorprendente, ma molte crisi emerse nei turni precedenti sono state derubricate a mal di pancia: giusto così, in una competizione il rendimento degli avversari incide nel giudizio sul tuo. A lungo l’anno scorso il Napoli ha fatto sembrare degli incapaci tutti gli altri. Pioli ha ampliato il turnover — tema del momento in casa Milan — giudicando Cagliari la tappa facile del segmento che proseguirà con Lazio e Dortmund, e ha avuto ragione ottenendo risposte interessanti: Okafor non è un 9 ma all’occorrenza lo sa fare, Adli in mediana non è così male come il lungo ostracismo faceva pensare, Pulisic a sinistra vale il doppio che a destra (ma c’è Leao!) e la coppia di mezzali composta da Loftus-Cheek e Reijnders è di valore internazionale”.

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Juventus, Napoli, Atalanta

“Dietro al Milan pedala di nuovo la Juventus, per quanto non bella con il Lecce, mentre il Napoli è uscito dallo psicodramma dei cambi e dei social — sinceramente: ma si può? — con una prestazione eccitante, e nella quale Kvaratskhelia ha finalmente recitato se stesso nella parte del ragazzo (ex) sconosciuto che va in campo e lascia tutti a bocca aperta. La sensazione visiva è che il chiarimento tra squadra e tecnico abbia prodotto un ritorno (tattico) al futuro. Un punto in più del Napoli ce l’ha ancora l’Atalanta, che sta facendo trascorrere senza troppi danni il periodo di assenza delle punte titolari. Ieri la Fiorentina aveva la chance per un salto in alto a livello Juventus, ma la quantità di palle-gol sperperate le ha lasciato in mano un pareggio insulso”.

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