Abate: “Camarda, altro che sotto età! Chaka cuore d’oro, l’intesa con Pioli e il vice Theo”

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Giacomo Todisco
Nato a Milano nel 1998, muove i primi passi nel mondo del giornalismo all' età di 20 anni. Con esperienza in campo sportivo in generale, sfrutta la sua passione per informarsi su gran parte del panorama calcistico. Appassionato di Premier League e Liga spagnola. Tifoso del Milan da sempre.

Abate si racconta e parla dei suoi ragazzi promossi da Pioli: a Gazzetta anche l’intesa col Mister della prima squadra

Ignazio Abate, allenatore del Milan Primavera, ha rilasciato un’intervista alla Gazzetta dello Sport. Il giovane tecnico ed ex terzino del Milan è intervenuto a un paio di mesi di distanza dalla firma su un nuovo contratto che lo legherà alla società rossonera (almeno) fino al 30 giugno 2024. Dal rapporto con Pioli e il club fino ai giovani che saliranno in prima squadra, riportiamo le parole di Abate, il quale svela anche la situazione di Francesco Camarda, il baby bomber del Milan.

Rinnovo, tattica e Milanismo

Di seguito, l’intervista completa riportata da Gazzetta.it.

Da cuore rossonero, immaginiamo la sua soddisfazione per il rinnovo di contratto.

“Sono contento che mi abbiano dato questa occasione, evidentemente è stato apprezzato il lavoro dello scorso anno. Alla base di tutto c’è stata la crescita dei ragazzi e immagino che la società abbia intravisto in me la persona che potesse portare avanti il loro progetto. Anche perché il focus in questa fascia di età deve sempre essere la crescita dei ragazzi. Su questi concetti con la dirigenza ci siamo trovati subito. Furlani ci seguiva con attenzione già l’anno scorso, e anche Moncada e D’Ottavio sono sempre stati molto presenti”.

Si descriva: che tipo di allenatore è dal punto di vista umano? 

“Iniziamo col dire che la Primavera è una fascia di età non semplice. Iniziano ad avere il procuratore, i primi contratti, magari si affacciano alla prima squadra, però alla fine sono sempre dei ragazzi. Io cerco di essere il più coerente e leale possibile, di instaurare un rapporto schietto, da fratello maggiore. La porta del mio ufficio è sempre aperta, è giusto così. Allo stesso tempo, pretendo tanto in allenamento”.

In termini tattici, invece? Quali sono le sue linee guida del suo calcio? 

“Non mi piace subire l’avversario, cerchiamo di imporre le nostre idee e il nostro gioco. Essere artefici del nostro destino con un calcio propositivo e offensivo, concetti che migliorano la mentalità dei ragazzi e li fanno crescere in autostima”.

Lei è profondamente milanista: avere tanti anni di Milan alle spalle quanto aiuta?

“E’ un qualcosa in più che giova, senza dubbio. Magari anche solo a livello inconscio ti fa dare il tremila per cento. Ed è un aiuto anche con i ragazzi, perché inizialmente ti rende subito credibile. Poi, però, dopo un mese se non funzioni ti smascherano… (ride, ndr) Le nuove generazioni rispetto a prima sono molto più sveglie”.

Un allenatore della Primavera a fine stagione è soddisfatto se… 

“Sarei ipocrita se non dicessi che mi piace vincere. Quindi uno degli obiettivi è il risultato sul campo, però non deve essere un fine, bensì un mezzo per la crescita dei ragazzi. In realtà il massimo della soddisfazione sarebbe vedere uno dei miei approdare in pianta stabile in prima squadra, magari debuttando a San Siro. E quando questo succede, anche solo con un giocatore, significa che il settore giovanile ha fatto bene il suo lavoro”.

Ci diceva che il risultato sul campo conta fino a un certo punto. Ci dà una percentuale?

“Conta tanto, ma dipende anche l’obiettivo che ti poni. Per esempio quest’anno in Primavera sono permessi sei fuori quota 2004 e noi abbiamo una squadra di 2005 e 2006, con qualche 2007 e un 2008. E’ chiaro che la differenza è enorme. Noi partiamo per vincere contro chiunque, ma la realtà dice che i primi mesi incontreremo grandi difficoltà, perché la società ha tracciato una strada precisa: crediamo che accelerare le tappe di qualche ragazzo che ha talento, togliendolo dalla comfort zone e mettendolo alla prova con delle difficoltà, sia un fattore importante. Sempre dando loro il diritto di sbagliare, ovviamente”.

Bartesaghi, Simic, Zeroli e Chaka

E poi ci sono i ragazzi che entrano, stabilmente o meno, nel giro della prima squadra. 

“Tre giocatori della mia rosa attualmente sono con i grandi, e ne sono stra-felice: Bartesaghi, Simic e Zeroli. Sono partiti come aggregati, ma per adesso sono ancora con Pioli. Significa che ci sono riscontri positivi. Traoré invece era già in programma che sarebbe stato promosso a tutti gli effetti in prima squadra”.

Come valuta, Mister Abate, il vivaio rossonero degli ultimi anni? 

“Mi piace tantissimo perché il marchio di fabbrica del club è di qualità. Si batte tanto sul gioco, sui principi, gli danno tante nozioni. Ho trovato i ragazzi molto avanti nei concetti. Dall’under 16 in poi, però, ci vuole anche altro per diventare giocatori, non si vince solo essendo belli e profumati… Occorre imparare la malizia, la cattiveria agonistica. Quando ne hai molti sotto età, è più complicato”.

Come giudica il mercato a livello giovanile? Ci sono club che fanno campagne acquisti quasi come per la prima squadra. 

“Da milanista dico che il sogno sarebbe vedere una squadra che su 25 elementi magari ne ha 20 cresciuti nel vivaio. In realtà il mondo sta andando avanti e il mercato sui giovani non mi scandalizza. Diciamo che occorre moderazione: il Dna di una società alla lunga deve sempre uscire fuori”.

RedBird, la società e il rapporto Abate-Pioli

Con l’arrivo di Elliott e RedBird la parola chiave al Milan è autosostenibilità, che passa anche dalla valorizzazione dei giocatori formati e cresciuti in casa.

“La società crede tantissimo nei giovani, ma devo dire che c’è stata continuità in questo senso. Anche Maldini e Massara ci credevano tanto”.

Moncada ora è il braccio destro dell’a.d. Furlani, ed è il capo dello scouting: com’è la vostra interazione? 

“Lui e D’Ottavio sono i miei referenti. Ci siamo trovati fin dal primo giorno, l’obiettivo e la visione sono i medesimi. Ci sentiamo quotidianamente, un rapporto sincero, loro sapevano già tanto di me”.

Se ne parla ormai da anni: il sistema di gioco della Primavera deve ricalcare obbligatoriamente quello della prima squadra?

“No. Nessun diktat. Non mi hanno mai chiesto questo. Con Pioli mi rapporto quasi tutti i giorni, mi aiuta tanto e lo ringrazio perché è molto attento alle nostre dinamiche. Mi dà tanti consigli e mi fa aprire la testa su molte cose. Ma parliamo di principi di gioco e di interpretazione, non di moduli”.

Abate, con Pioli sono previste riunioni settimanali, o comunque periodiche? 

“In realtà no, anche perché cerchiamo di mettere gli allenamenti sempre allo stesso orario della prima squadra. Noi siamo a disposizione. Giochiamo spesso contro di loro, a volte facciamo allenamenti congiunti nelle prove tattiche. Se gli orari degli allenamenti non coincidono, mi fermo a vedere i loro ed è un’occasione di confronto col mister”.

Il nuovo centro, Bartesaghi e Camarda

La Primavera adesso ha un suo quartier generale all’interno di Milanello, all’avanguardia e completo di tutto: foresteria, spogliatoi, area medica, palestra, uffici.

“Personalmente mi agevola tantissimo, a partire dal mio ufficio. E’ una struttura pazzesca, un valore aggiunto sul lavoro, i ragazzi hanno di tutto e di più. A volte penso anche troppo… Occorre fargli capire che i piedi devono restare per terra e non è tutto dovuto. E poi quando vai in giro, magari in prestito, là fuori non è tutto come qua a Milanello. Ogni tanto bisogna rimetterli in carreggiata”.

Gli allenatori, soprattutto nelle giovanili, non amano parlare dei singoli, ma qui non ci si può esimere: ci racconti Chaka Traoré. 

“E’ un ragazzo molto sensibile, all’inizio con me non si apriva molto, poi ho scoperto un ragazzo dal cuore d’oro. Ha un talento incredibile, un tasso tecnico molto alto, ma deve farlo combaciare con la concretezza, è ancora fumoso, si piace troppo”.

L’altro nome è Bartesaghi, che potrebbe essere promosso vice Theo a titolo definitivo. 

“La carrozzeria per farlo ce l’ha tutta. Ha fisico, ha motore, è elegante, non sa nemmeno lui il potenziale che ha. A me ricorda Bastoni, ma non è ancora ben definito nel ruolo. Può diventare un centrale nella difesa a quattro, può fare il terzino e anche il terzo di difesa. Deve crescere dal punto di vista caratteriale”.

Quest’anno con voi c’è Camarda, talento puro con cascate di gol all’attivo. E ha solo 15 anni

“Altro che sotto età. Lui è sotto-sotto età… La premessa è che è molto più sveglio dell’età reale. Ha la testa sulle spalle, è un grande lavoratore. E’ giusta la linea del club che permette ai ragazzi di velocizzare le tappe, noi però ancora non sappiamo quale sarà il suo impatto in questa categoria. Se l’impatto sarà importante, e non è detto sia così, andrà tenuto coi piedi per terra. Se avrà delle difficoltà, andrà sostenuto. Noi ci aspettiamo che le abbia e il nostro vero lavoro inizierà lì, aiutandolo a non abbattersi. Lui è ben tre anni sotto età. Quindi secondo me non bisogna avere grandissime aspettative su di lui, altrimenti facciamo il suo male. In termini di campo è una prima punta, un finalizzatore che sa anche legare il gioco”.

Abbiamo iniziato parlando di lei, Abate, chiudiamo allo stesso modo: come vede il suo futuro? Sempre con i giovani o si vede fra i “grandi”? 

“Assolutamente con i grandi. E’ un fuoco che sento dentro, non so quando ma vorrei provare. Quest’anno farò il Uefa Pro a Coverciano e poi vediamo, anche in base a quanto sarò cresciuto”.

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ABATE

 

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